[Trentasei]
𝐒𝐜𝐨𝐫𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 ➙
Noah.
Feci un lungo respiro, incanalando tutta l'aria possibile all'interno dei miei polmoni.
Le mie mani tremavano impercettibilmente, tra di esse era stretta la lettera. Avrei dovuto consegnarla a Dylan quanto prima, non potevo attendere ulteriormente.
Rimasi fermo sulla soglia della porta per qualche minuto, non avevo la minima idea del contenuto.
Ma dopo aver assistito alla reazione di Alex, temevo che Dylan si sarebbe nuovamente frantumato. Mi duoleva ma non avevo altra scelta, non potevo tenerlo all'oscuro.
Lilith era ciò di cui lui necessitava, delle braccia che lo sostenessero nonostante le numerose e ripetute cadute. Finalmente dopo un tempo che mi parve infinito, ero riuscito ad ammirare un sorriso spontaneo comparire sul suo volto.
Leggendo quelle parole incise su un pezzo di carta, tutti gli sforzi compiuti fino a quel momento, sarebbero risultati vani.
Presi coraggio compiendo alcuni passi nel salotto, i miei occhi scorrevano nella stanza alla ricerca del mio amico.
Le mie labbra si incurvarono alla vista della scena.
Dylan dormiva cingendo la ragazza tra le sue braccia, come se avesse il terrore di poterla perdere.
L'espressione dipinta sul viso del mio amico risultava rilassata, in quel momento non era tormentato e ciò mi sollevò.
Puntai lo sguardo sulla lettera, avrei dovuto consegnarla in un secondo momento, non mi sarei mai permesso di svegliarlo. Meritava quella spensieratezza che, potevo osservare soltanto in quell'istante, mentre dormiva.
Mi diressi sul balcone posando il foglio sul tavolo di plastica, la mia mente era sommersa dai pensieri «Anche tu sveglio?» rivolsi la mia attenzione su Alex.
Rimase in piedi qualche istante con il capo rivolto verso l'alto, gli occhi socchiusi e il vento che cullava i suoi capelli. Non potevo nemmeno immaginare cosa passasse per la sua mente, di certo colma di rimorsi.
Prese posto accanto a me «Perché non hai fermato Dylan? Non potevi sapere come sarebbe andata» i suoi occhi erano puntati nel vuoto, davanti a sé.
«Semplicemente perché me lo sarei meritato, in fondo speravo che nessuno intervenisse» quella risposta mi spiazzò completamente, ancor di più l'indifferenza con cui la pronunciò.
Percepivo una piccola speranza ardere nel mio corpo, Aria ce l'avrebbe fatta, sarebbe tornata con noi. Ne ero certo.
Doveva sopravvivere, doveva farlo per i suoi genitori, per Alex, per Dylan e per tutti noi. All'inizio credevo che fosse soltanto un tremendo incubo, che da lì a poco mi sarei svegliato, ma non accadde.
Lei era in ospedale a lottare con tutte le sue forze, aveva preso la sua scelta e noi, non avevamo potere a riguardo.
Dovevamo continuare a nutrire la speranza, niente di più.
«Sai anche tu che la colpa è mia» la voce del mio amico mi riportò alla realtà «Temevo che potesse accadere, ma non riuscivo ad ammetterlo a me stesso. Mi sono comportato da egoista.»
Fece una breve pausa prima di riprendere, tutta la mia attenzione era concentrata su di lui.
«Nell'ultimo periodo la situazione era precipitata, aveva ricominciato ad assumere quelle dannate pillole, chissà da quanto tempo. Questa mattina si è rifiutata di uscire dalla sua camera, non voleva presentarsi a scuola a tutti i costi. Invece che starle vicino, mi sono comportato come se non fosse importante. Se fossi rimasto, probabilmente, sarei potuto intervenire e lei sarebbe ancora qui.»
Il silenzio ci avvolse per qualche istante, non riuscivo a decifrare l'espressione sul viso di Alex. Sospirai prima di dare voce ai miei pensieri «Nessuno poteva prevederlo, è inutile incolparti.»
Portò la testa all'indietro entrando in contatto con il muro, «Sappiamo entrambi cos'è accaduto due anni fa, cos'ha portato a tutto ciò. Non possiamo fare nulla per cambiare il passato, dobbiamo starci accanto e sostenerci.»
Annuì lasciando che le parole abbandonassero le sue labbra, «Mi preoccupa Dylan, se per una mia scelta sbagliata, lui dovesse ricaderci. Non me lo perdonerei mai.»
Abbassai lo sguardo «Alex, perché per una volta non pensi anche a te stesso?» notai lo stupore dipinto sul suo viso, tendeva sempre a trascurarsi.
Da poco aveva già sofferto per Avril, ero consapevole che ci stesse ancora rimuginando sopra. Ma il suo primo pensiero in quel momento, era stato Dylan.
A volte bisogna mettere da parte gli altri, per dedicarci completamente a noi stessi. Non importa che valore abbiano le altre persone, se trascuriamo quelle emozioni che sentiamo ardere dentro di noi, tenderemo a chiuderci.
Esternare i propri pensieri è liberatorio, è in quei momenti che capisci di non essere solo. Eravamo sempre riusciti a sostenerci a vicenda, a starci accanto, però quella volta sembrava che il gruppo si stesse sfaldando.
«Audrey?» solo a sentire quel nome, uscire dalle labbra del mio amico, il mio cuore prese ad accelerare. Sapevo perché l'avesse chiesto, voleva cambiare il discorso e per il momento andava bene anche così.
«Si è addormentata» mormorai lasciando trasparire un sorriso, avevo avuto il timore di svegliarla quando mi alzai. La sua nuca era appoggiata sul mio petto mentre i suoi capelli, ricadevano morbidi sul suo viso.
Era incredibile quante cose fossero cambiate, ero passato dal piangere a causa sua, ad essere perennemente felice.
Lei era diventata la responsabile del mio umore, i ricordi di quella serata in cui si era tenuta la festa, mi balenarono per la mente come un fulmine a ciel sereno.
Avevo il terrore di poterla perdere per davvero, ma era stato anche merito di quel giorno se aveva permesso alla sua corazza di disintegrarsi.
In fondo era una ragazza colma di fragilità «A cosa stai pensando?» la voce di Alex mi distolse nuovamente dai miei pensieri, «Niente di importante» mi limitai a rispondere.
Il mio sguardo si spostò sul panorama di fronte a noi, non sapevo come sarebbe andata a finire, come ne saremmo usciti.
«Non sei riuscito a consegnargli la lettera, vero?» scossi leggermente il capo come risposta, «Non mi va di svegliarlo, sembra tranquillo.»
Calò nuovamente il silenzio per una manciata di minuti, subito dopo Alex mi colse alla sprovvista. Non sembrava trasparire alcuna emozione mentre le parole abbandonavano le sue labbra, «Non trovi che sia da egoisti?» inarcai le sopracciglia.
«Aria ha compiuto quel gesto, perché lo desiderava. Continuava a ripetermi che non si sentiva parte di questo mondo, dunque, non trovi sia da egoisti sperare che lei sopravviva?» sgranai gli occhi scrutando il suo volto impassibile.
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