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[Sette]

𝐒𝐜𝐨𝐫𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 ➙

Dylan.

Alex mi tirò una gomitata risvegliandomi da quello stato di trance in cui ero, alzai lo sguardo incrociando il viso tondeggiante della professoressa «O'Brien, risponda» iniziai a giocherellare nervosamente con gli anelli metallici come ero solito fare, non avevo ascoltato nemmeno mezza parola in un'ora di lezione. I miei occhi si spostarono sulla lavagna alle sue spalle cosparsa di segni biancastri, la matematica non faceva per me.

Mi osservò con sguardo severo per qualche istante prima di far risuonare la sua voce squillante all'interno della piccola classe «Se continua così rischia di perdere l'anno, se ne rende conto?» annuii non avendo voglia di ribattere a tono, si girò di spalle tornando alla lavagna appesa alla parete.
Delle sensazioni, ormai troppo familiari, presero il sopravvento sul mio corpo indisturbate. Dovevo cercare di controllarle e non lasciarmi sopraffare, mi stavo sgretolando sempre di più.

Iniziavo a fare fatica a respirare mentre le mie mani tremavano senza controllo, mi bastò guardare Alex negli occhi «Professoressa mi scusi, il mio compagno non sta tanto bene..» fu interrotto dalla docente che annuì roteando gli occhi annoiata.
Aspettavo solo di uscire da quella classe con il mio migliore amico affianco, sentivo gli sguardi curiosi ardere sulla mia pelle con prepotenza mentre si alzò un leggero brusio.
Aumentai il passo dirigendomi in quei bagni sudici, almeno nessuno mi avrebbe visto ed era quello che mi importava.

La mia schiena aderiva al muro retrostante, abbassai lo sguardo concentrandomi sulle mie mani. Una lacrima si fece spazio sulla mia guancia cadendo a terra, c'era un silenzio assordante e quasi si udiva il rumore di quella lacrima scontrarsi al suolo. Il cuore batteva sempre più veloce come se dovesse uscirmi dal petto da un momento all'altro, sentivo il respiro mancarmi e farsi pesante. Ennesimo attacco.
Ero terrorizzato dall'idea che potesse ricapitare e puntualmente finiva sempre così, si ripetevano e non riuscivo nemmeno più a controllarli. Credevo di morire ogni singola volta anche se non mi importava più di tanto, non mi restava che aspettare che facesse il suo corso prima di affievolirsi per poi dissolversi totalmente.

Avevo gli occhi di Alex puntati, purtroppo o per sfortuna sapeva come comportarsi in quei casi. Mi era sempre stato accanto e aveva imparato che urlarmi contro avrebbe soltanto aggravato il tutto, appoggiò una mano sulla mia spalla prima di abbracciarmi. Il silenzio regnava sovrano, un lasso di tempo all'apparenza infinito dove mi sentivo semplicemente inerme. Era arrivato all'improvviso e svanì allo stesso modo, mi ripetevo quanto fossi patetico «Non puoi continuare così Dylan, non eri così..» sussurrò le ultime parole ma non abbastanza dato che le sentii, sapevo quanto avesse fottutamente ragione.

Non riuscivo a guardarlo in quegli occhi coperti da un velo sottile di lacrime, stava soffrendo a causa del suo migliore amico, a causa mia. Non potevo perdonarmelo, dovevo darmi una svegliata anche se sapevo che a parole era tutto più semplice. Mi sforzai a rivolgergli un sorriso, mi sciacquai il viso con l'acqua gelida di quei lavandini malandati. Quell'irritante suono metallico si fece largo tra i corridoi della scuola annunciando l'intervallo «Vado da Noah, vieni anche tu?» scossi leggermente il capo prima di diregermi nel mio piccolo posto sicuro.

Attraversai un lungo corridoio ormai affollato e caotico, spinsi la maniglia di una porta verdastra trovandomi una rampa di scale davanti a me. Le salii senza esitazioni accorgendomi che era già occupato, sbuffai rumorosamente infastidito ma decisi di sedermi ugualmente qualche metro più distante. Estrassi il mio pacchetto di sigarette cercando di ignorare il freddo gelido, ne misi una tra le labbra imprecando. Avrei dovuto socializzare.

Mi avvicinai alla ragazza riconoscendola poco dopo, Audrey.
Colei che si sentiva con il mio amico, roteai gli occhi mentre mi guardò infastidita prima di proferire parola «Non so dove sia Lilith» corrugai la fronte «In realtà volevo chiederti l'accendino» me lo porse senza rivolgermi il minimo sguardo. Mi sedetti accanto a lei accendendo quella maledetta sigaretta, si notava chiaramente quanto fosse persa in un'altra dimensione «Qualcosa non va?» sembrava irritata a quella domanda.

Accennai un sorriso spostando lo sguardo sul suo viso «Guarda che non mordo» continuava ad ignorarmi spudoratamente, aspirai profondamente dalla mia sigaretta. Qualcun'altro se ne sarebbe fregato altamente, si sarebbe arreso lasciandola lì, tormentata dai suoi pensieri. Forse ero troppo ingenuo e abbastanza insistente, mi ostinavo ad aiutare le persone perché sapevo come ci si sentisse ad essere soli con sé stessi. Sfilai l'anello metallico dal mio indice iniziando a giocherellarci «C'entra Noah, non è così?» si stupì alle mie parole degnandomi finalmente di uno sguardo.

Continuai a permettere al fumo di entrare nel mio corpo «Sai..» non ero solito ad espormi senza conoscere a pieno il mio interlocutore, quella volta però c'era di mezzo anche Noah anche se non mi sarei aperto completamente con lei «Non so più come ci si senta ad essere innamorati di una persona ma so ancora riconoscere chi prova questi sentimenti, lui è particolare.» sorrisi prima di proseguire. Avevo finalmente catturato la sua attenzione, era una ragazza così ostinata ma riuscivo a intravedere i suoi demoni interiori.

«Farà di tutto per renderti felice anche se non sempre ci riuscirà, avrà una costante paura di perderti quasi insistente, ti accorgerai che il suo carattere non è così semplice eppure.. Non è questo il bello? Non ci si annoia mai» cercavo di impedire alle lacrime di fare il loro corso ma quella volta erano diverse, i ricordi con Julie mi passavano per la testa come un treno in corsa. Ricordavo di quanto fossi stato felice con lei, Audrey interruppe i miei pensieri «Ho paura» i suoi occhi improvvisamente risultavano lucidi, era incredibile come si fosse lasciata andare in così poco tempo.

«È da due anni che vivo nella paura e sai una cosa? Sto iniziando a capire quanto sia normale averne. È dura da accettare ma da sola non ce la farai mai, arrivi a un punto in cui capisci che non ti resta che andare avanti ma.. con qualcuno al tuo fianco» con quelle parole cercavo di convincere anche me stesso non solo lei, buttammo il mozzicone con l'aria gelida che arrivava fino alle ossa. Si mordeva nervosamente il labbro inferiore probabilmente per trattenere le lacrime, era incredibile come sembrassimo apparentemente diversi eppure così uguali allo stesso tempo.

Quella sofferenza che ci logorava lentamente da dentro ci accomunava «Non ho mai avuto una relazione stabile, i sentimenti mi hanno sempre spaventata, credevo che mi rendessero fragile. Eppure mi sto distruggendo con le mie stesse mani e non ho mai avuto nessuno che riuscisse a capirmi fino in fondo. A leggermi l'anima..» udii in lontananza quel rumore metallico ormai familiare, mi alzai porgendole una mano per compiere lo stesso gesto «Non so quanto possa contare ma.. se hai bisogno puoi contare su di me Audrey» intravidi un sorriso sul suo viso coperto dalle lacrime.

×××
Scusate se sono lunga nel pubblicare ma ci tengo a mettere me stessa in ogni parola che scrivo.

Tralasciando i ricordi che mi hanno assalita mettendo quella canzone a inizio capitolo, del lontano 2014 :')

Il prossimo capitolo sono indecisa se farlo dal punto di vista di Audrey o di Noah, ditemi voi quale preferite. Questi capitoli possono sembrare monotoni dato che sono di passaggio ma non temete, proseguendo sarà interessante.

Ditemi che ne pensate di questo capitolo e della storia in generale, se trovate errori fatemeli notare in modo che possa provvedere nel correggerli!

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