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[Nove]

𝐒𝐜𝐨𝐫𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 ➙

Audrey.

Mi ritrovai a combattere nuovamente una guerra contro me stessa, stavo perdendo il controllo ed era ciò che odiavo di più. Avevo appena cacciato dalla mia vita l'unica persona in grado di capirmi senza avere un motivo concreto, semplicemente avevo paura. Quella paura che mi stava logorando dentro, era venuto a conoscenza dei miei lati più profondi senza giudicarmi. Ero terrorizzata all'idea di donare l'anima a qualcuno, prima d'ora non mi ero mai innamorata e ciò non faceva che spaventarmi ulteriormente.

Un bruciore si espanse dai polmoni fino al raggiungimento della gola rendendomi difficile un gesto semplice come respirare, i pensieri mi martellavano la mente senza tregua. Iniziai a rendermi conto di averlo perso, probabilmente per sempre. Guardai Lilith seduta di fronte a me su quel morbido materasso in cerca di conforto, nemmeno lei mi aveva mai vista così vulnerabile a causa di un ragazzo. Mi aveva raggiunta a casa mia subito dopo l'accaduto e stavo ringraziando che i miei fossero a lavorare «Sta volta hai esagerato, Audrey.»

Mi guardò con fare severo mentre il mio viso era diventato il letto di un fiume, in fondo però sapevo bene quanto avesse ragione «Mi odierà, vero?» la mia frase fu interrotta da diversi singhiozzi e non ero certa che Lilith avesse sentito dato il mio tono di voce così basso, non rispose ma intuii la risposta dall'espressione dipinta sul suo volto. Mi morsi nervosamente il labbro inferiore rischiando di farlo sanguinare «Fa bene ad odiarmi» mi alzai iniziando a frugare nella tasca del giubbotto.

«Ma non dire stronzate Audrey» sorrisi nervosamente estraendo il pacchetto di Marlboro, mi girai cercando di guardarla negli occhi «Come farebbe a stare con una come me?» non rispose, si limitò a seguirmi sul balcone in silenzio. Ci sedemmo sul pavimento freddo appoggiando la schiena al muro retrostante, accesi la sigaretta osservando il tabacco ardere a contatto con la fiamma dell'accendino. Il fumo si intrufulò nel mio corpo aumentando il bruciore persistente «L'unica soluzione è parlarci sta sera alla festa, ci sarà no?» rimasi sorpresa da quella sua frase.

Tornai a guardare il panorama che si presentava davanti a noi «Non vorrà parlarmi» gli avevo frantumato il cuore e per quanto ci tenesse a me sapevo che pure lui aveva dei limiti, tutti hanno dei limiti. Cercavo di allontanarlo da me per non ferirlo eppure era quello che avevo appena fatto, probabilmente stava soffrendo a causa mia. Mancava un'ora a quella dannata festa ed ero su un balcone a torturarmi con i miei pensieri, Lilith mi afferrò il braccio con forza costringendomi a seguirla. Sbuffai rumorosamente prima di ascoltare ciò che aveva da dire «Dobbiamo prepararci» spalancò le ante dell'armadio iniziando a frugare al suo interno.

Prese un vestito tra le mani che non ricordavo di avere, me lo scaraventò addosso obbligandomi ad indossarlo «Voglio vedere come ti sta» questa era la sua scusa. Mi recai in bagno trascinando i piedi sul pavimento freddo, tolsi i vestiti facendoli scivolare via dal mio corpo esile. Presi quell'abito facendo scorrere le dita su quella stoffa nera pensando che almeno il colore fosse azzeccato, lo infilai prima di osservare la mia immagine riflessa allo specchio. Fasciava perfettamente il mio corpo evidenziando le mie curve, le maniche erano larghe quasi trasparenti stringendosi sui polsi.

Solitamente avrei pensato a quanto apparissi seducente con quel vestito ma non ero dell'umore per festeggiare, tanto meno per accettare la mia figura riflessa. Afferrai la spazzola facendola scorrere tra i miei lunghi capelli castani, aggiunsi un filo di mascara prima di tornare in camera dalla mia migliore amica «Sei una gran figa!» roteai gli occhi sedendomi sul materasso morbido. Mi guardò stranita, solitamente ero in cerca di quel brivido che mi facesse sentire viva, la musica alta, i corpi sudati che si strusciavano uno sull'altro ma non quel giorno. La osservai intenta a scegliere un abito dal mio armadio come era solita fare, cosa avrebbe pensato Noah di me? Si sarebbe presentato alla festa?

Un forte tonfo dovuto alla porta d'entrata mi fece intuire il ritorno dei miei genitori, passarono pochi minuti quando vidi sbucare mio padre «Non ci saluti oggi?» accennò una leggera risata che si spense appena i suoi occhi caddero sul mio viso, Lilith andò a cambiarsi lasciandoci da soli e lui non esitò nel sedersi accanto a me. Sentivo il suo sguardo attento «Cosa c'è che ti turba?» scrollai le spalle con indifferenza «Non puoi ingannare tuo padre» alzò un sopracciglio attendendo una spiegazione che non ricevette. Mantenni quel silenzio che si era creato ma nonostante ciò, anche solo averlo vicino mi rassicurava. Non ero solita a dirgli quanto tenessi a lui, in fondo era mio padre, me ne pentivo amaramente ogni volta senza mai rimediare.

Lilith, raggiante come al solito, fece la sua uscita dal piccolo bagno scrutandomi con i suoi occhi vispi. Indossava un vestito rosso stretto in vita scendendo morbido sui fianchi, le calzava a pennello. Quell'abito non rispecchiava a pieno i miei gusti ma lei era incantevole «Andiamo?» mi fece un sorriso smagliante, annuii solamente come risposta. Prssi dei tacchi neri abbastanza alti cercando di on strapparmi i collant color carne «Vi accompagno in macchina» dopo quella frase mio padre sparì dalla nostra visuale. Afferrai il giubbotto e una piccola pochette riponendoci all'interno il cellulare, uscii di casa seguita dalla mia migliore amica dopo aver salutato velocemente mia madre.

Aprii la portiera della jeep sedendomi sul sedile davanti, allacciai la cintura di sicurezza iniziando a guardare fuori dal finestrino. Il rumore del motore si propagò nell'abitacolo, dalla radio usciva una canzone che credevo di non conoscere dato il suono così basso era difficile intuirlo. Gli alberi scorrevano veloci davanti ai miei occhi mentre la mia mente vagava libera, forse non sarei dovuta andarci ma ormai era tardi per potersi tirare indietro.
Arrivammo a destinazione dopo alcuni minuti, le mie mani tremavano senza contegno «Godetevi la festa!» la forte musica iniziava già a farsi sentire mista a un vociare quasi fastidioso.

Lilith premette il dito sul citofono e il cancello metallico si aprì davanti a noi permettendo di addentrarci, era esattamente come la ricordavo: imponente.
I suoi genitori erano imprenditori di successo e potevano permettersi quel lusso senza problemi, inoltre viaggiavano molto per lavoro ed Avril non perdeva tempo organizzando feste e chissà che altro. Attraversammo il giardino approfittando di quelle pietre incastonate per formare un sentiero, evitando di incastrarci con i tacchi. Avvicinandoci all'abitazione la musica era sempre più elevata, entrando in casa si presentò a noi il solito ambiente simil discoteca.

Adocchiai immediatamente il bancone dove veniva servito l'alcol abbandonando Lilith, sapeva badare a sé stessa anche senza di me. Appesi il giubbotto sull'appendiabiti prima di recarmi dal barman «Shottini di vodka liscia, grazie» il suo sguardo scorreva malizioso sul mio corpo fasciato da quell'abito striminzito «Certo, dolcezza» roteai gli occhi annoiata. Un tempo ci avrei provato sicuramente senza rimuginare troppo, quella sera, invece, il mio sguardo era voglioso di ammirare quegli occhi blu oceano.

Lo notai con il suo solito gruppo, vederlo ridotto in quelle condizioni a causa mia non era di certo piacevole. Ingurgitai senza esitazione il liquido trasparente sentendo l'alcol farsi strada nel mio corpo, attendevo solo che mi notasse.
I suoi occhi si incastonarono nei miei e solo in quell'istante notai quanto gli donasse quella camicia bianca, aveva lasciato i primi bottoni aperti e ciò lo rendeva solo più attraente. Il mio cuore minacciava di uscirmi dal petto e il mio respiro di fece pensante, ingoiai un altro shottino senza pensarci troppo.

Il rumore della musica copriva i miei assillanti pensieri, quel momento sembrava eterno come se tutto intorno a noi si fosse fermato.

×××
Eccoci! Se trovate errori fatemeli notare.

Vi avviso già che i prossimi capitoli saranno più intensi ;)
Ditemi cosa ne pensate di questo capitolo, è leggermente più lungo del solito!

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