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***
«Ciao gemello brutto!»
Ho riconosciuto il suo passo da quando era sulle scale. Ho una sorella casinista.
Irrompe in camera, si guarda attorno, trova tutto come sempre e al proprio posto e poi mi pianta lo sguardo addosso preparandosi il solito discorso ma con un'angolazione nuova da cui partire.
«Indovina oggi!» Tutta allegra.
«Lo so.»
«Mi vedrai in Tv?»
«Non credo.»
«Avanti, non fare l'antipatico. Sono la tua sorellina preferita, no?»
Sì, lo sei.
Mia non vuole davvero una risposta, vorrebbe tutt'altro, da me. Vorrebbe che io fossi un altro dei lussi che questa fase storica le permette. Sbuffa e si abbatte scomposta accanto a me, ma sembra occupare tutto lo spazio rimanente in questo divano tre posti.
Mi sorride, la piccola Mia, ma è più un M5 che una fila di denti bianchi e in riga.
«Se non mi guardi mentre divento Capo di Corpo giuro che non ti vengo a trovare per... un mese o due.»
È il massimo che sai fare? Giuro che dentro me, le sto sorridendo. Solo che lei non lo sa.
«So che tanto non lo fai.»
«Ehi, questo è approfittarsi della benevolenza altrui!»
È così una femmina cresciuta libera? Questa frizzante esplosione di entusiasmo ingiustificato? È per questo motivo che le tenevamo in catene? Potrei fare qualsiasi cosa quando la vedo così. Potrei.
«Non mi piace vedere altre persone, non te» le spiego male, spero mi capisca lo stesso.
«Damiano?»
«E il suo compagno.»
Lei sospira, triste, «ha un nome.»
Quello per lei è stato un padre. Non lo so, un altro fratello. Dopo la morte di mamma Sere, invece di crescere con me e Damiano, è cresciuta con quella coppia. Mi dispiace apparirle scortese ma è un dato di fatto che la mia esistenza è stata tagliata in due affinché la sua, la loro, rimanesse integra.
«È ora di superare tutto questo, Dariko» mi dice seria.
«Non puoi capire.»
«Posso.»
«Non puoi. Sei cresciuta in un mondo libero.»
«Me lo ricordo com'era prima. E comunque ho una cosa che si chiama "empatia". Sai, è un super potere che ti fa sentire cosa sentono gli altri.»
Empatia. Quasi ottiene quello che vuole, una bella risata divertita da parte mia. Invece mi contengo, guardo l'orologio, penso che sicuramente in pochi minuti se ne andrà.
Poi il suo sguardo si fa insistente e io mi ritrovo a dover di nuovo sfiorare un argomento che odio.
«Se tu sentissi un centesimo di quello che sento io, avresti usato quella pistola» indico quel ferro appeso al fianco, non ancora una pistola d'ordinanza, ma da domani lo sarà, «su di te, nel momento stesso in cui credi di aver capito.»
«È questo che credi? Che per te sia finita così?» Mia mette un broncio scenico, identico a quello che usava dieci anni fa, quando era convinta che io sarei potuto diventare un suo potenziale complice come Damiano. Poi continua, più seria. «Sei stato una vittima del sistema, Darko. Tu quanto tutti noi. Dovresti smetterla una volta per tutte di piangerti addosso.»
«Io sono stato il sistema. Non una sua vittima.»
«Okay, come vuoi. Ma ora quel sistema non c'è più. Tu sei un altro.»
«Io sono ancora pieno di odio.»
«Non più verso gli altri.»
«Che importanza ha?»
Replay della medesima discussione che si apre tra di noi da due anni a questa parte. Mia stavolta si spazientisce e balza in piedi sui suoi anestetici anfibi da uomo. Forse sta per andarsene e a me viene di dire qualcos'altro per invece allungare il brodo.
«Porco cazzo, Darko! Io non sono una fottuta psicologa e non so ribattere a tutte le tue stronzate da depresso! Là fuori c'è il mondo!» Braccio teso verso la finestra. «Sono morte migliaia di persone dieci anni fa! Per mano tue e non! Tutti noi abbiamo dovuto fare i conti con la storia! Tu sei l'unico ancora piantato nel passato!»
«Io sono l'unico che ha ucciso la persona che amava. Quale bestia può fare una cosa simile?»
Ho trasformato mia sorella in una statua di gesso.
«Hai mai pensato che l'unico modo di riscattarti che hai è uscire e trovare un altro uomo da amare il doppio, il triplo, amarlo come non hai amato niente e nessuno in vita tua e renderlo la persona più felice di questo mondo? Ci hai mai pensato che forse la tua punizione può essere proprio amare di nuovo con la consapevolezza che quell'amore l'hai già tradito una volta?»
E dimostra benissimo i suoi diciotto anni.
«Bel discorso» dico soltanto.
«Già» Mia si spegne nella sua voce. «È solo un discorso.»
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