Ho bisogno di sapere
Ormai erano passati tre lunghi anni da quando lavorava con Yato. Il 'lavoro' era il più delle volte monotono e lui non sentiva più il brivido del pericolo, quella scintilla che gli faceva dare il meglio di se stesso. Almeno c'era Hiyori che attutiva la fastidiositá di quel padrone decerebrato, anche se doveva ammettere che si dava davvero da fare con gli esorcismi sempre meno frequenti. Al contrario, il lavoro a domicilio aumentava e le mattonelle da scrostare dalla muffa maleodorante erano moltiplicate! A questi pensieri prese un lungo respiro, anche se aveva la tentazione di prendere a calci il Dio della Muffa. Sollevò la penna dal foglio scarabocchiato di numeri ed equazioni che Hiyori gli aveva dato da fare, come ogni giorno, spostando gli occhi color miele verso il cielo pulito da ogni abbozzo bianco con forme indefinite. I ricordi gli passarono alla mente, facendolo sorridere di quelle azioni o parole di persone che aveva accanto. Ma ad un certo punto i ricordi si fermarono, come un treno che aveva frenato di colpo dopo un viaggio a velocità della luce. Ci aveva messo davvero poco a riordinarli tutti. Il perché era che aveva solo quelli. Prima non c'era niente, o almeno, che lui ricordasse. In effetti Yato aveva accennato che gli spiriti, di qualsiasi si tratti, non hanno alcun ricordo del loro passato. Si chiese se lui ne sapesse qualcosa... Bhe, era possibile visto che era capace addirittura di sentire quello che provava lui! E sapeva anche che quel pensiero non gli avrebbe dato pace, facendo insospettire Yato. Decise di scendere al piano di sotto in sua ricerca. Come sempre, Koufuku stava curando le proprie piante in giardino, Daikoku stava ai fornelli e il Dio, in punta di piedi e con il solito sorriso da ebete, cercava di non farsi notare arraffando nel frigo, baccandosi un pugno in testa che lo abbassò di dieci centimetri. Il ragazzo sospirò nuovamente. "Se continui così finirai per abbassarti alla mia altezza" "Yukine, già finito i compiti?", chiese l'uomo ignorando uno Yato dolorante. "Solo una pausa" "Hai voglia di mettere qualcosa sotto ai denti?" "No grazie, ero venuto solo per Yato" "Uuuu, Yukine che viene solo per meeee~ Hiyori si è dichiarata?". Magicamente, il Dio era dietro di lui con una 'pervy face' che fece girare di scatto il ragazzo leggermente paonazzo. "Ma non eri quasi morto??" "Non cambiare discorso, furbetto!" "Ah, e va bene! Ti volevo chiedere solo se sapessi qualcosa sul mio passato". In un battito di ciglia, il sorriso di Yato scomparve e due occhi freddi presero il suo posto. Stupito di quel cambiamento improvviso, il ragazzo si girò verso Daikoku e capì che anche lui sapeva qualcosa. "Yato, dimmelo. Qualunque cosa, anche la più piccola". I due uomini si scambiarono un solo sguardo, quando lo Strumento Divino annuì socchiudendo gli occhi con aria grave. "Vieni con me". Il suo tono era calmo ma aspro, come infastidito, e gli prese frettolosamente il braccio senza che lui lo ritraesse. Cominciava ad avere paura. Le poche volte che Yato era serio non erano certo situazioni da poco. Era davvero così terribile il suo passato? Prima di arrivare alla porta, la presa attorno al braccio si allentò fino a che non scomparve, facendo fermare il Dio proprio a due passi da essa. Aveva percepito la sua insicurezza. "Ne sei sicuro?" "Si, devo sapere Yato". Si sorprese del suo stesso tono. Si rese conto che era davvero risoluto a voler sapere chi era stato. "Ti dirò una cosa, allora: non sarò per niente delicato", e detto ciò entrò seguito dal ragazzo teso come un ghiacciolo. Yato si sedette a gambe incrociate, invitandolo a fare lo stesso. Si guardarono negli occhi, seri, e lui si sorprese di quella situazione insolita, come un padre che aveva trovato il figlio a fumare e voleva dargli una bella strigliata. La divinità prese un respiro profondo a occhi chiusi, facendolo deglutire corroso dalla curiosità incontrollabile. "Da bambino", iniziò subito, "tua madre e tua sorella se ne andarono di casa, lasciandoti solo con un padre ubriacone e violento. Oltre al picchiarti, abusò di te, portandoti alla depressione e all'autolesionismo. Nonostante ciò, in pubblico ti imponevi di sorridere, portandoti a morire solo per mano di tuo padre. Il tutto l'ho saputo la prima volta che ti misi nelle mie mani, l'ho visto. Non pensavo che me lo avresti mai chiesto". Il suo tono era rimasto calmo ma la postura era tesa e i suoi occhi erano.. malinconici. Non si sarebbe mai aspettato di essere stato quel tipo di persona. Il proprio respiro era regolare ma i propri occhi spalancati per la sorpresa. Non sapeva proprio come reagire, era stato come la prima volta che si ritrovò davanti Yato. Era confuso e inerme, indeciso sul da farsi con di fronte un uomo con una tuta che gli spiegava che lui era un Dio e lui un'arma divina. Era palesemente assurdo, ma era vero. Ma quello non poteva essere surreale. "In questo caso...sono felice di essere morto". Le parole uscirono da sé, facendo spalancare gli occhi felini del Dio stesso. "Cioè, insomma...se dovesse esistere un Paradiso, per me sarebbe questo. Se fossi ancora in vita avrei continuato a soffrire e non avrei mai incontrato tutte le persone ora a me care...in più non ricordo niente. Già...questo è davvero il mio Paradiso". Aveva abbassato lo sguardo per paura della sua reazione ma allo stesso tempo aveva sorriso. Si sentiva davvero un adulto, era quello che pensava davvero. Si sentiva leggero, come se un masso sopra di lui si fosse trasformato in farfalla. Ma il calore improvviso di un abbraccio lo destò, facendogli alzare il volto. Delle grosse gocce calde gli ricaddero sulla spalla, facendogli scrollare leggermente la testa divertito. "Dovrei essere io a piangere, scemo" "Sei diventato davvero forte...Yukine". Lui sospirò, dando pacche sulla schiena al proprio padrone sentendosi leggermente ridicolo. "...E mi sa che ti ho anche smoccicato sulla maglietta" "Ma che schifo, Yato!"
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