5- In trappola
Si siede per terra a gambe incrociate.
Ormai tutti i ragazzi si sono divisi a gruppetti.
Il loro è particolarmente numeroso perché un ragazzo si è portato dietro mazzi e mazzi di carte francesi che sono stati mischiati per permettere a tanti di giocare.
A Lucy, Mirta, Lilian e Cornelia si sono aggiunti Caleb, Percy e altri tre ragazzi più grandi: Cam, Daniel e Trevor, quello con le carte.
Le arrivano le sue per un altro giro di scala quaranta.
Ancora non ha vinto neanche una volta.
Caleb ha fatto ranplain.
Passa tutto il tempo a guardare le carte e borbottare, ma la sua presenza è anche piacevole.
A metà partita Mirta si rende conto che sta perdendo di nuovo.
Caleb e Cam hanno calato la maggior parte delle loro carte e si rigirano quelle che hanno in mano, ansiosi di chiudere.
Lei ha aperto, ma ormai si è incartata.
È piena di doppioni che non aiutano affatto.
È tentata di mettetersene alcune in tasca per averne meno in mano.
Ci sono così tante carte in gioco che nessuno se ne accorgerebbe.
Sbuffa.
-Cavolo a meno che non pesca una figura Caleb ha vinto.- la voce di Chiara la fa sobbalzare.
È china su di Caleb e sta sbirciando le sue carte.
Il ragazzo deve pescare.
Dannazione, questo vince di nuovo.
A meno che...
Si concentra sugli occhi del ragazzo mentre pesca dal grosso mazzo.
Qualunque carta ci fosse prima lui vede una donna di fiori.
Sbuffa e la scarta.
Mirta freme.
Sa che lei e gli altri la vedono per ciò che è veramente: un 3 di quadri.
Spera che nessuna faccia commenti.
Tocca a Percy.
Pesca. Cala. Scarta e copre il 3 di quadri.
Gli rimangono solo tre carte.
Chiara sta ancora guandando Caleb perplessa.
Tocca a Mirta.
Pesca.
L'ennesima carta inutile.
E a quel punto ha un'idea.
Non l'ha mai fatto prima, ma tanto vale tentare, no?
Espande di nuovo la sua energia, questa volta su tutti.
Si concentra sui loro occhi.
-Allora?- la riprende Cam.
-Si scusa!- ribatte subito aprendosi in un largo sorriso. -Non so quale scartare.- si giustifica.
Fa finta di riordinare le sue carte seguendo un'improvvisa illuminazione.
Le cala a piccoli gruppi cercando di modificare il meno possibile le immagini da mostrare ai suoi amici.
Ma lo fa.
Cambia carte su carte con la sola forza del pensiero.
Alla fine ne scarta una a caso.
-Ma che cavolo fai?- commenta Chira sulla quale non ha fatto nessun incantesimo.
Ma nessuno può vederla né sentirla.
-Non ci credo!- scatta Caleb e Mirta sobbalza, consapevole di essere stata scoperta. In fondo è comprensibile, lei se ne sarebbe sicuramente accorta.
-Perché ti sei tenuta in mano tutte queste carte?- continua il ragazzo e per poco Mirta non sviene per il sollievo.
-Perché in questo modo mi avete scartato carte che mi servivano e che invece vi sareste tenuti. E comunque, sono una pessima giocatrice, non mi ero accorta di alcune combinazioni.- si giustifica velocemente.
Caleb ci rimane male, ma è convinto.
-Basta mi sono rotto.- sbotta Daniel gettando le sue carte su quelle appena calate da Mirta e alzandosi.
Cam lo afferra dalla maglietta e lo riporta giù.
Mirta ancora non annulla il suo incantesimo, ha troppa paura di essere scoperta.
Ma appena Cam mischia di nuovo tutte le carte si sente invasa dall'euforia. Ma non per la partita appena vinta slealmente. Per essere riuscita nell'incamtesimo.
Cam sta ancora mescolando l'enorme mazzo di carte quando Marta fa irruzione nella stanza attraversando la parete seguita da un uomo incappucciato e quello che si direbbe il suo cane. Un enorme animale dal pelo nero lucido e lungo e gli occhi di un luminoso giallo oro.
-Verrete chiamati uno alla volta per prendere le valige con la vostra roba e dopo vi spetterà un turno in bagno per cambiarvi.- esordisce la ragazza nera con tono distaccato -Prima che me lo chiediate, sì, abbiamo frugato nella vostra roba. Ve la ridiamo così passeremo al setaccio tutte le stanze.- estrae dalla tasca un cellulare piuttosto moderno e comincia a chiamare tutti i ragazzi in ordine alfabetico.
-Ci metteremo una vita!- commenta Mirta.
-Forse hanno tempo da perdere.- risponde Lucy nel suo orecchio -O forse è proprio questa la loro intenzione.-
Mirta alza un sopracciglio.
-Credi davvero che non abbiano già comiciato a setacciare le camere?-
-Ma a che scopo? Nessuno sarebbe rimasto tanto a lungo nello stesso posto.- riflette la rossa -La runa?-
-Ci sono tanti modi di nascondersi. Specialmente se sei un allievo della Morte.-
-Quelli hanno l'aria di sapere dove e cosa cercare.- ribatte Mirta, lo sguardo rivolto all'uomo col cane, a dirla tutta a un lupo, che torreggia accanto a Marta.
Talia si alza anche se non è stata chiamata e afferra un borsone dal mucchio.
Marta le lancia un'occhiataccia delle peggiori, ma lei la ignora.
Un ragazzo cerca di fare altrettanto, ma questa volta il grosso lupo gli ringhia contro e lui si tira indietro.
-Quanto resteremo qui?- sta chiedendo uno del quarto anno.
-Fino a quando sarà necessario.- sibila Marta spazientita per poi riprendere con l'elenco.
La sua voce è quasi totalmente sovrastata da quella di tutti i ragazzi che continuano a parlare.
Più di un ragazzo perde il proprio turno di ritiro bagagli e chiede a quelli dopo di prendere anche i loro.
-Tacete!- urla ad un certo punto Marta, la voce che rimbomba nelle orecchie di ognuno per chissà quale stregoneria.
Nessuno fiata.
-Non mi obbliga nessuno a darvi la vostra roba perciò finitela!-
-Perché non ce la prendiamo e basta?- risponde incoscentemente un ragazzo di seconda.
-Perché è anche un modo per fare l'appello.-
Riprende con l'elenco e il brusio ricomincia.
Si fa più forte.
Nel giro di qualche minuto la situazione torna quella di prima.
Mirta vede la ragazza nera rimettere in tasca il telefono e chiudere gli occhi.
Percepisce chiaramente la sua energia impossessarsi in pochissimi secondi di tutta la stanza.
Il pavimento comincia a deforlarsi.
Delle specie di cordoni umidi, flessibili e robustissimi si diramano da ogni singola fessura del parquet senza però danneggiarlo minimamente.
Si avvolgono rapidi intorno ad ogni studente e tutti si ritrovano più o meno immobilizzati. Dei rovi liscii e spessi si deformano sopra le bocche di ognuno impedendo a chiunque di fiatare.
Marta riapre gli occhi e sorride sadica.
-Molto meglio.- conferma sollevata.
Mentre tutti si dimenano per quanto possibile ricomincia l'elenco.
Nessuno può rispondere e lei lancia ogni borsa accanto al proprio possessore.
Mirta non le presta attenzione.
L'energia di Marta è nettamente superiore alla sua, cercare di contrastarla sarebbe inutile e impossibile.
Chiude gli occhi e si lascia sorreggere completamente dai rovi senza spine.
Irvan? Mi senti?
-Forte e chiaro sorellina! E con questa sono due volte che mi chiami. L'ho fatto anch'io qualche sera fa, ma credo che tu ti sia addormentata.-
È probabile. Da te che si dice?
-Ci hanno radumato tutti in palestra. Dafne ha detto che possiamo farci i compiti.-
Vi hanno fatto prendere i libri?
-Ci hanno fatto prendere quasi tutto. Ci hanno dato tre quarti d'ora per svuotare le stanze e ritrovarci in palestre dove all'entrata ci hanno dato un sacco a pelo ciascuno.-
Potremo rimanere così fino a domani? Possibile che in ventiquattr'ore non riescano a combinare nulla?
-Non ne ho idea. Comunque è l'ora di pranzo passata, non manca così poco al tramonto. Considerando che in questo periodo tramonta sempre prima.-
Il tamonto? Ma che ore sono?
-Le quattro e venti. Di pomeriggio.-
Mirta guarda fuori dalle finestre.
Sembra ancora notte fonda. Ma forse sono le finestre ad essere oscurate.
In effetti non si vede proprio niente dell'esterno, sono i disegni sulle vetrate a dare quell'impressione.
Ma perché nascondere che ore sono? Possibile che nessuno abbia un orologio?
Lucy sì. Ha un quadrante rotondo con 24 ore anziché 12 e segna le tre di notte.
Mirta aggrotta le sopracciglia.
Si concentra sul quadrante finché non percepisce come una macchia circolare nel suo campo visivo proprio in corrispondenza del quadrante dell'orologio. È l'energia di Marta, ne è sicura, l'aria ne è quasi satura.
Irvan da noi la situazione è drammatica.
-Fammi vedere.-
Come?
-Lascia fare a me.-
Lo sente entrarle nella sua testa.
Ma non fisicamente.
È come se ci fosse un passaggio che lega le loro menti.
Lei ne viene a sua volta risucchiata.
Intorpidita riapre gli occhi.
Si trova nella palestra che ben conosce.
C'è tantissima luce e circa 250 ragazzi vi si agirano relativamente tranquilli.
Mirta stenta a credere che sia la stessa che usano loro, ma è proprio così.
Riconosce l'intricato mosaico di rune sul pavimento, l'imbottitura delle pareti, le vetrate di solito oscurate, ...
Sul soffitto regna un cielo azzurro pastello tinteggiato da qualche nuvola ovattata e rischiarato da un sole luminossissimo.
Ci mette diverso tempo a capire che si trova nel corpo di Irvan, ma solo come ospite.
Può vedere e sentire come se fosse lui, ma se tenta di muovere una mano sente ancora i rovi stretti intorno al suo polso.
Seguando la silenziosa volontà del fratello si ritrova improvvisamente nel suo corpo.
-Ma che diavolo succede da voi? Che avete combinato per farvi legare in quel modo?-
Non stavamo zitti.
-E ti sembra una cosa normale?-
No, ma non posso farci niente, quindi tanto vale stare buoni. E poi se sto ferma non sto poi così scom~~~
Quando viene colpita alle spalle da una massa informe il collegamento salta.
Cerca di girare la testa, ma il rovo umido che le tappa la bocca la blocca.
Sente la voce di Marta, quasi arrivata alla fine dell'elenco.
Quella alle sue spalle deve essere la sua valigia.
Pensa a come prenderla.
Potrebbe far allungare un rovo fino a sollevare il bagaglio e portarselo davanti.
Ma i rovi sono solo illusioni, non potrebbero mai sollevare un oggetto reale.
Non possono neanche tenerlo fermo.
Non possono tenere ferme neanche le persone.
Non possono bloccarli davvero.
È tutto nella loro testa.
Nella sua testa.
Assottiglia lo sguando fino a vedere di nuovo delle macchie nell'immagine che le mostrano gli occhi proprio in corrispondenza dei rovi.
Ma questa volta è un incantesimo più potente di quello che copriva l'orologio, e che comunque è riuscita ad individuare e non contrastare.
Questo non si ferma alla vista, agisce anche sul tatto e sulle sensazioni trasmesse al cervello.
Chiude gli occhi per non doversene preoccupare.
Si focalizza sul suo polso.
Isola il contatto viscido che sa non essere vero.
Continua a contrapporvi la sua energia finchè non sente che la pelle in quel punto è diventata praticamente insensibile.
Socchiude gli occhi insicura.
Il rovo è diventato una macchia nera e confusa intorno al suo polso che si muove liberamente.
Euforica socchiude anche le labbra, cercando di non farsi condizionare dalla sensazione di viscido, ed espira.
Una boccata d'aria più calda rispetto all'aria circostante compare davani a lei, proprio come se non ci fosse niente davanti alla sua bocca.
Proprio in quel momento però Marta arriva alla fine della lista e i rovi cominciano a sciogliersi e a ritirarsi illusoriamente sotto il parquet.
-Nei vostri bagagli troverete anche un sacchetto con il pranzo, se avete fame potete mangiarlo.- dice svelta la ragazza nera per poi uscire attraversando la parete seguita dall'uomo incappucciato e dal cane lupo.
In fondo è ora di pranzo.
E allora perché nessuno ha fame?
Mirta è abituata a saltare la colazione per dormire fino a tardi, ma a pranzo ha sempre una fame da lupo.
Un dubbio l'assale.
Con orrore sente l'energia di Marta riempirle lo stomaco impedendole di sentire la fame.
È orribile.
Vuol dire che sono totalmente nelle sue mani.
Sarà giorno solo quando lo dirà lei, avranno fame e quindi mangeranno solo quando lo deciderà lei.
Il tempo, all'interno della sala comune, sembra scorrere solo secondo le sue regole.
L'orologio di Lucy segna le tre e dieci.
Non è possibile che siano passati solo dieci minuti!
Irvan! Irvan che ore sono?
-La vuoi smettere di chiamarmi? Tra noi due dovrei essere io l'unico in grado di riuscirci.-
Lascia stare. Pensa a dirmi che ore sono.
-Il mio orologio dice le quattro e mezza del pomeriggio. Ma non possono essere ancora le quattro e mezza, erano le quattro e venticinque quando ci siamo sentiti e sono passati molto più di cinque minuti, ci scommetto.-
Da voi il tempo scorre anche più lento che da noi! L'orologio di una mia amica segna le tre e dieci del mattino mentre prima indicava le tre in punto.
-Magari dovete recuperare.-
Fai meno lo spiritoso!
-Hai pensato che potrebbero essere le tre e dieci del pomeriggio?-
No, l'orologio segna le ventiquattrore.
Silenzio per alcuni lunghissimi minuti, anche se l'orologio di Lucy li classifica come brevi secondi.
-Ci tengono in pugno, non vogliono farci sapere cosa sta succedendo e ci stanno facendo perdere la cognizione del tempo!-
E perché ce ne stiamo accorgendo solo noi?
-Forse gli altri non lo danno a vedere.-
Ne dubito.
Nel frattempo si è messa in fila per il bagno per potersi cambiare.
Aspetta un attimo, Dafne non può creare questo tipo di illusioni.
-Ci stavo arrivando anch'io.-
Fammi entrare di nuovo nella tua testa.
-Perché?-
Te lo spiego dopo.
Si ritrova nella palestra.
Si concentra e sente l'energia di Marta anche lì.
Possibile che sia tanto potente?
Controlla tutta la scuola?
Torna nel suo corpo, ancora in fila.
Per prova espande la sua energia.
Fino ad un paio di metri da lei non succedere niente, ma appena un po' più in là cominciano ad esserci dei problemi.
Per espandere l'energia deve sottrarne altrettanta dal resto di se stessa.
Presto la testa comincia a girarle, i suoni ad arrivarle attutiti, la vista si fa sfocata, le gambe tremano.
Ed è avanzata di solo mezzo metro rispetto a prima.
Cerca di ritirare la sua energia, ma non ci riesce.
È come se ormai i meccanismi si fossero attivati e lei fosse incapace di arrestarli.
Perde sensibilità nelle mani e il borsone sfugge alla sua presa cadendo a terra.
Sente lo stomaco contorcersi e probabilmente starebbe già vomitando se non fosse completamente vuoto.
L'incantesimo di Marta si spezza e sente la fame da lupo che fino ad ora è stata costretta a tacere reclamare la sua attenzione.
Si sta letteralmente prosciugando.
Il respiro si fa affannoso.
Le gambe cedono e lei si accascia a terra.
Non ha la forza neanche di tremare.
Intorno a lei si forma come una bolla vuota di ragazzi spaventati e curiosi allo stesso tempo.
Cerca Lucy con lo sguardo.
La trova, spalla a spalla con Talia.
Nessuna delle due sa che fare.
Loro non lo sanno che si trovano al confine della sua energia.
Talia muove un passo sicuro verso di Mirta.
Con un violentissimo rimbalzo l'energia si ritrae.
All'improvviso tutto torna nitido e definito, le orecchie fisciano, e il suo cervello è completamente disorientato.
Ormai prosciugata perde i sensi in meno di un secondo.
Si trova di nuovo nella sua aula.
È notte fonda.
Sente le falcate del cane lupo che si avvicina.
La nube nera e densa l'avvolge e la immobilizza.
Poi si ritrae e si allontana andando ad aggregarsi nella figura umanoide che già ha visto.
Proprio come ha fatto la notte scorsa indietreggia a va a sbattere contro un banco, ma questa volta non si fa male e non fa rumore.
Come spostati da un vento improvviso e impetuoso mobili e pareti vengono allontanati per poi sparire dalla sua visuale.
Rimane solo il pavimento.
La figura nera le si avvicina.
-Chi sei?- strilla Mirta, la voce suona soffocata, attutita. -Cosa sei?-
-Un'Occultatrice.-
-Una che?-
-Per metà un'Ombra e per metà un'umana.-
-Cos'è un'Ombra?-
-Non è né il momento né il luogo.-
-E allora cosa vuoi?- sta controllando la voce, ma non si può dire che si sia calmata.
-Per il bene di entrambe, non devi dire a nessuno quello che è successo ieri notte. Se scoprono che ti sto coprendo sarà la fine per tutte e due.-
-Cosa ti fa pensare che io abbia intenzione di raccontare quello che è successo?-
-Cercheranno di costringerti a farlo. In ogni modo.-
-Perché? Perché a me se non sanno che sono stata io?-
-Sei svenuta. Il contatto con le Ombre causa effetti diversi da persona a persona. Svenire è uno dei più frequenti. Sei stata tu stessa a far cadere i sospetti su di te.-
-E cosa dovrei fare?-
-Qualunque cosa ti dicano o ti chiedano e chiunque lo faccia tu non dire assolutamente niente. Ma non mentire. Ometti la verità ma non mentire.-
-Ma...-
-Giuralo!-
-A te non giuro un bel niente.-
L'immagine si fa sfocata, Mirta sente la realtà cercare di creare delle crepe nel suo sogno.
-Non fidarti di niente e nessuno!-
Anche il pavimento sparisce e lei inizia a precipitare.
Non c'è atterraggio ma ad un certo punto smette di cadere.
La voce di Irvan la scuote.
-Mirta? Mirta mi senti?-
Spalanca gli occhi.
Il viso del fratello è a pochi centimetri dal suo e per poco non urla.
-Irvan! Mi hai fatto prendere un colpo!-
-Tu mi hai fatto prendere un colpo quando mi hanno detto che sei svenuta.-
-Ti hanno fatto venire qui?- chiede sorpresa.
-Sono venuti a chiamarmi!-
-E dove sono adesso?-
-Si sono allontanati, credevano che saresti rimasta svenuta ancora un po'-
Mirta gli stringe una mano.
-È bello rivederti.- dichiara sorridendo, poco convinta di essere realmente soli nell'infermeria.
-Puoi dirlo sorella!-
-Mirta mi senti?-
Fissa il fratello confusa.
È prudente creare un collegamento quando molto probabilmente ci sono decine di persone in attesa di un loro passo falso?
-Mirta rispondi!-
Alza un sopracciglio.
Irvan fa finta di non capire.
-Di solito non riesci a tenere la lingua a freno e adesso sei così silenzioso...- commenta.
-Ci sono tante cose che vorrei dirti...
-Mirta insomma mi senti si o no?-
-...ma non so da dove iniziare.-
-Prova con qualcosa di semplice.-
-Del tipo?-
-Quale elemento hai scelto?- lo sa bene, ma in teoria loro non si vedono dall'inizio del mese.
Irvan esita.
-Vita.- dice poi -Tu Morte a quanto ho capito.-
Mirta sorride e annuisce.
-Mirta Suspirian, per quanto ancora vuoi far finta di non sentirmi?-
-Irvan Suspirian, per quanto ancora hai intenzione di stritolare la mia mano?- ribatte per le rime.
-Ah scusa!- risponde subito il ragazzo lasciandogliela.
Ci rimane di sasso.
Quella risposta non era affatto di suo fratello.
Avrebbe detto che non gliela stava stritolando, oppure avrebbe trovato una frase con doppio senso per dirle di rispondere.
E poi entrambi odiano essere chiamati per cognome, non è pissibile che non abbia detto niente.
Che gli abbiano fatto il lavaggio del cervello?
Eppure ieri notte le era sembrato quello di sempre.
La sta continuando a fissare senza dire una parola.
Non ha neanche trovato il modo di informarsi sulle condizioni del suo naso.
-Dai Mirta lo so che mi senti. È un'ora che cerco di chiamarti e se fino ad ora ci sono riuscito vuol dire che sei tu che fai finta.-
Mirta resiste alla tentazione di rispondere.
Forse Irvan, seduto davanti a lei sta zitto perché teme quanto lei di fare dei passi falsi e tradirsi.
Questo vuol dire che un collegamento è sicuro?
-Posso almeno sapere dove sei?-
Rimane pietrificata.
Come sarebbe a dire dov'è?
Non sono faccia a faccia in questo momento?
A meno che quello non sia il vero Irvan.
Si da della stupida per non averlo capito prima.
Non avrebbero mai permesso a suo fratello di venirla a trovare in infermeria.
Lui è l'unico di cui si fidi, devono averlo capito in qualche modo, e ora lo stanno usando contro di lei.
Deve essere un'ottima attrice.
Si rita su a sedere e abbraccia il finto Irvan con slancio.
-Non sai quanto mi sei mancato!-
-Anche tu Mirta.-
-E dai Mirta mi sto annoiando a morte qui, voglio solo chiacchierare con qualcuno!-
-Allora,- esordisce il finto Irvan -stai bene?-
Mirta sorride e annuisce.
-E allora perché sei svenuta?-
Il momento critico.
Mirta fa di tutto per non scomporsi.
Deve omettere la verità ma non mentire, comincia a credere che sia il caso di seguire i consigli dell'Occultatrice.
-Non ci crederai.-
-Scommettiamo?- questa è proprio una battuta di Irvan.
-L'energia di Marta controllava tutta la nostra sala comune!- evita accuratamente di dire "tutta la scuola".
-Davvero?- la falsa sorpresa che gli si dipinge in volto è degna di un più che ottimo attore. Se non fosse che questo Irvan già lo sapeva.
Mirta annuisce.
-Ho voluto provare ad estendere la mia energia per tutta la stanza, così, giusto per prova, e invece mi sono sentita male quasi subito. Che figura. Marta dev'essere davvero molto potente.-
-Non sarebbe la Morte altrimenti.- un'altra battuta che Irvan non avrebbe mai detto.
-Già.-
-Come hai fatto a capire che controllava tutta la stanza?-
-Beh, ha fatto spuntare rovi da tutto il pavimento!- Irvan per un attimo sembra deluso da quella risposta abbastanza scontata, ma è solo un lampo che Mirta finge di non notare.
-Tu hai capito cos'è successo stanotte?- lo incalza la ragazza.
-Non sono riuscito a capirlo.-
Mirta annuisce abbassando lo sguardo.
-Nemmeno io.-
-Mirta Mirta è urgente lo giuro!-
Non sa cosa fare.
Rispondere o no?
Chiara arriva nella stanza attraversando la parete.
Rimane un'attimo interdetta.
-Non sapevo che fossi amica di Sarah.-
Mirta finge di non vederla, ma assorbe le sue parole.
All'improvviso ricorda cosa ha detto Marta il primo giorno di scuola.
L'Acqua ti insegnava a trasfigurarti.
Evidentemente Chiara, o forse i fantasmi in generale, possono vedere oltre tutto questo.
-Ehi! Ma quella vicino alla finestra non è Alya? Non si fa la spia sai nonna?-
L'Aria può rendersi invisibile.
-Mirta devi stare attenta, Dafne sta facendo il giro della scuola e lei può leggere nel pensiero!-
Dannazione!
-Ma allora mi senti! Lo sapevo.-
Mirta si da della stupida.
-A che pensi?- chiede il finto Irvan.
Si da della stupida.
-Ho sentito un rumore.- improvvisa.
È sicura che Dafne stia venendo da lei.
Ma come può nascondere i suoi pensieri se le fanno certe domande?
Potrebbe fingere di dormire.
No, se ne accorgerebbe subito.
E anche se dormisse veramente potrebbe sognare qualcosa di compromettente.
Ma forse da svenuta...
Ma come svenire?
Un'idea ce l'ha.
Anche se non ne va pazza.
Espande la sua energia.
Arriva al suo limite e lo sorpassa.
La testa prende di nuovo a girarle, ma non quanto la prima volta.
Suo malgrado si rende conto che può resistere.
Spinge la sua energia ancora più lontano con una spinta improvvisa.
Raddoppia lo spazio che controlla, ma solo per pochi istanti.
Sviene prima ancora di sentire il rimbalzo della sua energia.
Ma il buio dura poco.
Qualcosa di caldo tocca una parte indefinita del corpo.
Dopo qualche secondo capisce che si tratta della spalla e qualcosa le dice che a toccarla è la mano materna di Dafne.
Socchiude gli occhi e viene accecata da un luce che non c'è.
Li riapre e si trova a fissare imbambolata gli occhi castano dorati della donna china su di lei.
I boccoli biondi le ricadono in avanti e sfiorano il corpo di Mirta.
-Siamo un po' inclini agli svenimenti, eh piccola?- chiede con voce calda e rassicurante.
Mirta è ancora troppo intontita per poter pensare lucidamente.
Irvan è il suo primo pensiero coerente.
-Tuo fratello non è qui, lo abbiamo mandato via quando ti sei sentita di nuovo male.- le dice Dafne come se le avesse letto nel pensiero.
Come un fulmine a ciel sereno quella cosapevolezza attraversa la mente di Mirta.
Dafne le ha letto nel pensiero.
Il suo primo sentimento è l'offesa.
È come se avesse appena violato una sua proprietà privata.
Possibile che non si possa essere soli neanche nella propria testa? pensa.
Dafne sorride dolcemente.
-Non voglio farti nulla di male, piccola, sta' tranquilla.- è così gentile che Mirta è tentata di crederle.
-È solo per capire se stai bene.- aggiunge Dafne.
Esci dalla mia testa!
-Calmati, sei ancora molto debole.- il sorriso materno rende Mirta fiduciosa. Ma solo per un momento.
Non vuole nessuno nella sua testa.
Deve impedirle di entrare.
Ma non sente la sua energia, come può bloccarla?
Deve difendere la sua testa, i suoi pensieri, il suo territorio mentale.
Concentrarsi diventa faticoso.
I suoi pensieri vengono dirottati verso ciò che è successo quella notte.
Se ne rende conto appena in tempo.
In un moto di rabbia oscura i suoi pensieri e crea uno scudo impalpabile intorno alla sua mente.
Non sente alcuna pressione da parte di Dafne, ma nei suoi occhi dorati coglie un lampo scuro.
-Cosa nascondi piccola?- il tono gentile fa a botte con ciò che si cela dietro il suo sguardo.
-Come sarebbe a dire cosa nasconde?- ringhia Marta, alle sue spalle.
Per la prima volta Mirta si rende conto che tutte e sei le donne degli elementi sono intorno al suo letto.
Dafne le è seduta accanto e Marta è alle sue spalle.
Sarah e Alya sono ai piedi del letto.
Vicky è seduta con le gambe accavallate su una sedia dall'altra parte del letto, gli occhi marrone scuro che mandano scintille spaventose.
Diana si agira per la stanza con apparente tranquillità.
-Ha creato una barriera intorno alla sua testa.- spiega Dafne.
Marta scatta.
-Stupida ragazzina cos'hai da nascondere?- urla la ragazza nera puntando i pugni sul bordo del letto e sporgendosi verso di lei.
-La mia vita privata!- scatta Mirta,ormai lucida.
La verità è che non sa che fare.
Farsi leggere nella mente equivarrebbe a farsi scoprire, ma non facendolo si accusa da sola.
Preferisce aggrapparsi all'unica scusa che ha: violazione della privacy, per quanto suoni stupido.
-Piccola, credi davvero che io sia così indiscreta?-
-Non voglio mostrarti tutto quello che ho fatto e che ho pensato.-
Senza volerlo Dafne le da un'ispirazione.
-Non c'è nulla di male nel provare sentimenti, è naturale, non vanno nascosti ma...-
-Si, si, molto commuovente.- la interrompe Marta costringendola a spostarsi e inchiodando Mirta con lo sguardo.
-Entreremo nella tua testa, che tu lo voglia o no, capito?-
Mirta appoggia la schiena alla parete.
Lotterà per non permetterlo.
In realtà non capisce cosa ci sia di tanto importante da nascondere, ma a questo punto è diventata una questione di orgoglio.
Sente l'energia di Marta avvinghiarsi al suo scudo mentale.
La vista le si offusca.
Si trova in una foresta, è tutto scuro.
La chimera.
Lei che la uccide.
Che uccide Irvan.
Il suo cuore tra le mani.
Cerca di chiudere gli occhi ma l'immagine non sparisce.
Cerca di distogliere lo sguardo, ma l'immagine non si sposta.
Continua a vedere il buco sanguinante che squarcia il petto del fratello.
Il cuore nella sua mano.
Cerca di lasciarlo ma il corpo non risponde.
O meglio, il suo corpo si muove, ma è ancora seduta sul letto e l'immagine non subisce nessun mutamento.
-È solo un'illusione, è solo un'illusione!- grida.
-E se invece fosse il futuro?- sibika Marta.
-No non è vero! Non farò mai una cosa del genere!- urla spalancando gli occhi, anche se continua a vedere il corpo del fratello.
-Eppure lo hai sognato. Il tuo subconscio l'ha creato. Non si dice che certi siano sogni premonitori?-
-No!- urla Mirta mentre sente le lacrime bagnarle il viso.
Come fanno a sapere cosa ha sognato dopo la lezione nella sala degli specchi?
Ma quando si è svegliata la prima volta c'era Dafne, e lei può leggerle nel pensiero senza che se ne renda conto.
-Basta!- urla disperata, ma non si riferisce tanto a ciò che Marta le sta mostrando quanto a tutta quella situazione assurda. -Basta!- ma sa che non si fermeranno -Non ne posso più!- e poi ha un'idea -Maledetta Occultatrice!-
L'immagine del corpo di Irvan sparisce dai suoi occhi.
-Quale Occultatrice?- chiede Marta.
Mirta alza lo sguardo titubante, deve essere impeccabile.
-Quella che è comparsa in camera mia stanotte. Mi sono svegliata e lei era lì, per la paura sono caduta dal letto.- inventa ricordando la scusa usata con Lucy -Lucy si è svegliata e si è nascosta sotto il letto ed è sparita.-
-Nella tua camera non c'era nulla, che fine ha fatto?- la incalza Marta.
-Dopo che Talia è venuta a dirci di sgomberare le stanze e Lucy si è chiusa in bagno, è uscita da sotto il letto. Non sapeva come uscire, le ho disegnato una runa dei passaggi ed è sparita.- si asciuga gli occhi rossi con la manica del giacchetto.
Tutte sono rimaste in silenzio ad ascoltarla.
-E tu perché l'hai aiutata?- chiede Marta.
-Diceva di essere in pericolo, io... non lo so, mi è entrata nella testa volevo solo che se ne andasse!-
-Ti è entrata nella testa?- ripete Dafne.
Mirta annuisce.
-In sogno. Però non capivo bene quello che diceva, non aveva senso.-
-Sei sicura che quando Talia è entrata fosse sotto al letto?-
-Sì.-
-E sei sicura che fosse un'Occultatrice e non un Occultatore?-
-Abbastanza, lo ha detto lei.-
-E cos'altro ha detto?-
-Che un'Occultatrice è per metà un'Ombra e per metà un'umana.- fa una pausa -Cos'è un'Ombra?-
-Nulla di importante.- taglia corto Marta e Mirta non insiste.
Dafne le accarezza le spalle.
-Come ti senti piccola?- sussurra materna.
-Meglio, ma sono stanca, e ho fame.-
Danfe annuisce.
-È normale.-
La porta si apre ed entrano l'infermiera e Vicky, un'altra Vicky.
Quella seduta alla sinistra del letto si alza e raggiunge l'altra.
Si uniscono diventando una Vicky sola, perfettamente identica alle precedenti.
-Suppongo che non abbiate più bisogno di me.- sibila per poi andarsene.
-Ve l'avevo detto che non aveva fatto nulla di male.- dichiara Diana, in piedi difronte alla finestra.
-Poteva benissimo invece.- la incalza Sarah.
-Se fosse stata Astrid avresti stravolto mari e monti per dimostrare che non aveva fatto niente.-
-Non è vero!- è incredibile quanto Sarah sembri una diciassettenne capricciosa.
-Si che è vero, lo hai fatto.- la incalza Marta.
Sarah fa per risponderle per le rime, ma Dafne le ferma.
-Finitela di litigare come due bambine.- si alza in piedi -La nostra presenza qui non è più richiesta, lasciamo la ragazza nelle mani della sifnorina Chase.-
Escono tutte dalla stanza, Alya per ultima.
L'infermiera le si avvicina.
-Hai fame?-
-Sì, ma ho il mio pranzo.- dice Mirta recuperando il suo borsone ai piedi del letto.
Prende la sacca che contiene due grossi panini con prociutto e formaggio e una bottiglietta d'acqua.
-Se proprio ci tieni a mangiare quelli...- commenta la signorina Chase.
Mirta fa per portare il panino alla bocca, ma qualcosa la ferma.
Annusa il panino.
Il suo naso da poco aggiustato sembra funzionare anche meglio di prima.
-Ha un odore strano.- esclama.
L'infermiera glielo leva dalle mani e lo butta con il resto del sacchetto.
-Non è cibo vero, è qualche oggetto trasformato in cibo da Sarah.-
-Può farlo?-
-Sì e in teoria non ci sono problemi, ma è meglio non fidarsi se a trasformarlo sono stati degli studenti.-
-Studenti?-
-Era un'esercitazione.-
-E lo danno a noi?-
-Li hanno dati a tutti.-
-Ma sono matte?-
-È probabile, così come è probabile che in questo momento almeno due di loro stiano dietro la porta ad origliare.-
Mirta non può fare a meno di ridere.
La signorina Chase le passa due fette di pane con miele in mezzo e le mette sul comodino una bottiglietta d'acqua.
Quando finisce di mangiare Mirta trova finalmente il tempo di cambiarsi, porta ancora il pigiama.
-Posso tornare dagli altri?-
-Non lo so, ma io resterei qui finchè la situazione non torna normale.-
Mirta annuisce e si risiede sul letto.
L'infermiera le da qualcosa da leggere.
-Mi viene spontaneo rifarti la stessa domanda di qualche giorno fa, Mirta: ti hanno portato spesso qui svenuta, sei sicura di stare bene?-
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