2- Sogni
Non riesce a vederla tutta intera.
È come se sfogliasse delle foto una di seguito all'altra.
Non capisce chi sia, ma non crede di conoscerla.
Un occhio guardingo e in allerta. Nero da far paura.
Una chioma bionda molto bella ricade sulle spalle nude.
Delle mani da pianista con lunghe unghie rosso acceso, quasi arancione. Una catena intorno ai polsi a imprigionarli.
Un ciondolo dorato intorno al collo sottile.
Labbra rosse che si muovono svelte.
Che sussurrano.
Mormorano parole incomprensibili, quasi delle preghiere.
Il biondo che si solleva al vento, che si fa sempre più dorato, finché non comincia a bruciare.
Poi tutto prende fuoco.
Le fiamme consumano lentamente l'immagine come se fosse dipinta su un foglio che si sta incenerendo.
Mentre quel rogo cattura la figura della ragazza cominciano a formarsi dei buchi.
Prima di poter vedere cos'altro succede, della scena non resta altro che cenere.
–Mirta!– si sveglia all'istante sentendo la voce del fratello, chiara come se fosse lì.
Ma non c'è.
È mezzanotte passata.
Tra qualche ora comincerà un nuovo giorno senza di lui.
Si rigira nel letto e guarda giù.
Lucy dorme profondamente, i capelli chiusi in una morbida treccia.
Ma lei ha sentito la voce del fratello. Ne è sicura. Non era un sogno.
Forse ha scelto Aria e può diventare invisibile.
Ma di già?
–Irvan?– chiama in un soffio.
Nessuna risposta.
Sospira e si stende di nuovo.
Guarda il cielo stellato sopra di sé.
–Irvan.– mormora. Non come una richiesta, piuttosto un richiamo.
Di nuovo sente che si sta per riaddormentare.
Un attimo prima di ricadere nel mondo dei sogni sente un sussurro.
La voce sommessa e assonnata del fratello. Che mormora il suo nome.
Questa volta vede un ragazzo.
O almeno lo intuisce.
Lei non è davvero lì.
Può solo vedere qualcosa che non le appartiene.
Vede la schiena muscolosa e abbronzata di un ragazzo mentre si alza e stende la colonna.
Potrebbe contare le vertebre.
I piedi nudi che muovono passi felpati sull'erba ricoperta di foglie secche e funghi.
Rami e foglie che s'intrecciano tra i suoi capelli scuri lasciati un po' a loro stessi.
Degli occhi celesti. Le pupille dilatatissime.
Dei rovi artisticamente annodati tatuati sul polso.
Una voglia a forma di foglia alla base del collo, a destra.
Dei graffi di artigli sul muscolo del braccio.
Poi un serpente.
Sale su per il suo corpo, ma vede solo dei brevi spezzoni. Sfila sul suo braccio, sulle spalle.
Lui solleva la mano da cui si alza la testa dell'animale.
Poi un rumore improvviso.
Dei passi che fanno scricchiolare le foglie.
Il serpente è a terra.
Lui dentro un albero.
I passi si allontanano.
Ma lui è imprigionato nel legno.
Scatta a sedere.
–Stai bene?– chiede allarmata Lucy china su di lei.
Il sole è già sorto.
–Io... sì, era solo un sogno.–
–Parlavi. Mi hai svegliata. Non la finivi più.–
–E cosa dicevo?–
–Ripetevi strane frasi. Sembrava stessi chiacchierando con qualcuno. Pensavo che parlassi con me, ma dormivi.–
Mirta alza un sopracciglio.
Lucy la guarda per qualche istante, poi sorride e scende dal letto.
Si siede sul suo e recupera un libro.
–Non dormi?–
–Sono le 6, non vale la pena di riaddormentarsi.–
Oggi riesce ad arrivare in orario.
Si siede al secondo banco con Lucy.
Non c'è traccia di Marta e dopo poco arriva una donna altissima e magrissima e dall'aria stramba.
Porta dei pantaloni piuttosto larghi e una maglietta color polvere.
I capelli castani sono chiaramente piastrati e cadono dritti e pari fino all'altezza delle scapole. Le stanno bene e la fanno sembrare ancora più snella e alta.
È giovane, sui trent'anni, e molto bella anche se non particolarmente formosa.
Ha la carnagione pallidissima e sul volto spiccano le sopracciglia sottili, gli occhi cioccolato e le labbra con rossetto color terra.
Porta al collo un medaglione argentato dall'aria antica.
–Buongiorno,– esordisce con voce solenne e con un che di intrigante anche se leggermente cupo. –Io sono Rebecca Cooper, la vostra insegnante di latino e rune.–
–Rune?– sussurra Mirta a Lucy.
–Esattamente.– risponde la professoressa e Mirta si sente a disagio. –Farete una sola ora di latino e due di rune.–
–Ha un'udito incredibile.– spiega Lucy.
–Ma è umana?– non può fare a meno di chiedere Mirta.
–Certo.– è di nuovo la Cooper a rispondere. –Mi sono diplomata in questa scuola come allieva della Terra e poi ho continuato con gli studi di rune. Il latino, anche quello comunque molto importante, è la copertura migliore. Dopo il greco.–
–Esistono Università del genere?– chiede una ragazza.
–Esistono professori universitari che possono insegnarti e che intanto lavorano sotto copertura. Quelli di voi che vorranno continuare questo tipo di studi saranno indirizzati verso le giuste università e facoltà. E non è un caso che siano le migliori.–
–E chi non vuol proseguire questo tipo di studi?– azzarda il ragazzo dai capelli biondo cenere che ormai Mirta riconosce.
–La maggior parte di voi. Potete farvi tornare utile ciò che saprete e vivere vite relativamente normali, ma se non saprete tenere la bocca chiusa allora sarete messi a tacere.–
–Messi a tacere...?– fa il ragazzo.
–Viene cancellata loro la memoria. È un'operazione rischiosa e rischiereste di perdere anni di vita se non tutti i vostri ricordi.– replica tranquillamente e con freddezza la Cooper –E questo vale anche per gli studenti quando sono al di fuori di queste mura. A dirla tutta, esercitarsi in luoghi non sicuri può provocare la morte.–
–Ma è assurdo!– protesta un altro ragazzo.
–Chiara Light. Era la mia compagna di stanza. Fu uccisa a 17 anni per essersi esercitata in luoghi non sicuri e davanti al fratello maggiore.–
–È una balla!– commenta una riccia.
–Potete fare delle ricerche se non mi credete.– questo li zittisce.
Al questo punto è Mirta ad intervenire.
–Quali posti sono sicuri per esercitarci?–
La Cooper sorride soddisfatta della domanda.
–Sono qui che entrano in gioco le rune.– comincia a spiegare –Compaiono nella vita di tutti i giorni più spesso di quanto immaginiate. Servono a quelli come noi per comunicare sotto il naso di tutti gli altri senza che nessuno se ne accorga. Non costituiscono una vera e propria lingua, ma possono essere usate impropriamente per questo scopo. Inoltre possono essere usate come conoscenza comune di tutti gli elementi per creare passaggi o anomalie.–
–Cosa sono?– chiede rapida Mirta.
–I passaggi sono delle scorciatoie per arrivare da un posto all'altro. Non possono essere annullati dopo averli utilizzati, ma si esauriscono dopo determinato tempo. Sono però invisibili e introvabili. Per chi non sa cosa cercare. Per aprirli occorrono le rune. Le anomalie servono per creare spazi che prima non c'erano. Ve ne darò una dimostrazione pratica.– con la punta del dito disegna strani segni sulla cattedra. Quando ha finito vi lascia cadere sopra la sua tracolla e quella sprofonda nel legno. Poi la Cooper infila il suo braccio fino alla spalla e la ritira fuori.
–Quanto può essere grande?– chiede la riccia.
–Dipende da quanto sei potente.–
–Tutti possono fare queste cose?–
–In linea di massima.–
–Se ci è permesso scegliere un Elemento vuol dire che in teoria potremmo apprenderli tutti.–
–Non è esatto. All'inizio sì, potreste apprenderne uno qualsiasi. Ma una volta cominciato il corpo subisce dei cambiamenti che rendono sempre più impossibile l'acquisizione di altre nozioni.–
–Perché?– chiede un ragazzo con gli occhi di un azzurro intenso, blu, e i capelli nerissimi.
–Perché cosa?–
–Perché ci insegnate tutto questo?–
–Come ti chiami ragazzo?–
–Caleb Lyton.–
–Vi viene insegnato tutto questo perché nel mondo là fuori ci sono pericoli in agguato da cui almeno qualcuno deve sapersi difendere.–
–Che tipo di pericoli?– insiste il ragazzo guardando la donna dritto negli occhi.
–Cose che tu non puoi neanche immaginare. Creature che girano indisturbate nel tuo mondo e dalle quali non immagini neanche l'esistenza.– sibila la donna avvicinandosi e torreggiando su Caleb in tutta la sua altezza.
–Vampiri? Demoni?– azzarda eccitata la ragazza riccia con gli occhi grigi.
–Il tuo nome?–
–Lilian Hale.–
–Sorella di Cornelia del terzo anno?–
Lilian annuisce distrattamente.
–Sono in molti a definirli demoni ma loro non appartengono a nessun altro mondo che non sia la Terra. Non sono esseri dell'inferno. Si sono evoluti come tutte le altre specie.–
–E allora perché dovrebbero essere cosi pericolosi?–
Gli occhi della Cooper si riducono a due fessure.
–Perché possono entrare nella tua mente e stravolgerla, fomentare i tuoi incubi e nutrirsi delle tue paure. E per loro è come una droga. Più ne hanno e più ne vogliono. Ti si avvicinano e ti restano attaccati come parassiti. Spesso sono la causa di depressione e di certi gesti particolarmente incoscienti. Anche quando non te ne rendi conto. Alcuni appaiono in forma umana, altri sanno nascondersi a occhi indiscreti.–
–Nutrirsi delle nostre paure?– chiede Mirta ripensando a Lucy che piange sotto l'effetto delle allucinazioni.
–Questa è una lezione che riprenderemo in seguito.– taglia corto la Cooper –Vi basti sapere che anche contro queste creature vi saranno utili le rune. La maggior parte delle volte basterà lasciarle discretamente a vista e loro capiranno che è meglio evitarvi. Ma anche questa è un'arte e non dovete farvi confondere con gli umani che le usano senza saperne il significato. Ogni runa indica qualcosa– continua la professoressa.
–Rune è la mia materia preferita. E poi è l'unica in cui vado bene.– sussurra Lucy.
–Io sto ancora considerando l'ipotesi di essere in una specie di sogno o di coma o di essere finita in uno show televisivo in cui ti prendono in giro.–
–È comprensibile.– rispose l'amica sorridendo divertita.
–Sul serio Lucy, non capiscono perché ti abbiano bocciato. Non mi sei sembrata così male.– dice Mirta uscendo dalla classe dopo due ore di matematica.
–Qui le materie di indirizzo sono quelle che contano. Puoi essere un genio nelle altre e poi essere capaci solo di qualche incantesimo elementare e non ti promuoveranno mai. A costo di farti rimanere qui fino a 25 anni.–
–A 16 ci si può ritirare però.–
–Non te lo permetteranno mai. Quelli che ci provano vengono ritrascinati qui con la forza.–
–Perché non cancellano loro la memoria e basta?–
–Perché è qualcosa che non si può fare. Il fuoco può stravolgerti la mente fino a rincitrullirti, ma nessuno è in grado di controllare a pieno questo potere, neanche Viky, solo che è troppo orgogliosa per ammetterlo. La Morte può farti vedere qualcosa di estremamente spiacevole, ma non cancellare ciò che già sai.–
–È tutto così assurdo!–
–È molto più logico di quanto sembri.–
–Dove stiamo andando?–
–In palestra. È lì che Morte tiene le sue "lezioni".–
–Non mi piace chiamarla Morte.–
–Cambierai idea.–
In tutta la scuola ci sono tre grandi palestre. Ognuna deve essere usata da due elementi. È abbastanza grande perché ci entrino benissimo due classi in contemporanea.
Le due prime della Morte si ritrovano nella palestra e si siedono a terra intorno a quella che sembrerebbe la cattedra.
A giudicare dagli sguardi tutti si aspettano che Marta appaia da un momento all'altro sorprendendoli tutti.
Mirta esce per prima dallo spogliatoio e perde di vista Lucy.
In tutto ci sono una sessantina di studenti.
Si siede a gambe incrociate vicino al ragazzo con gli occhi blu e i capelli corvini, Caleb.
Si salutano con un cenno del capo.
Le pareti della palestra sono interamente rivestite di sottili materassi grigi e il pavimento da un'ottima spinta per i salti. Per il resto è sgombra.
Strani segni neri sono disseminati un po' ovunque sul pavimento bianchissimo a formare un complesso ed artisticamente intricato mosaico.
Il soffitto è interamente vetrato e mostra un cielo azzurro ancora estivo.
Ad un tratto però il vetro si oscura e appare l'ormai familiare cielo stellato.
Dall'alto proviene la voce energica di Marta.
–Salveee. Vediamo se sapete sfruttare quello che avete imparato fino ad adesso. Dovete trovarmi.–
–Nascondino?– esclama Caleb –Ma stiamo scherzando?–
–Pensiamo a trovarla.– borbotta invece Mirta –Uniamo le forze?– propone.
–Mi rifiuto! Mi sono iscritto in una delle scuole più prestigiose, non intendo abbassarmi a tanto!–
Mirta scrolla le spalle e comincia a guardarsi intorno.
Qualcuno si è già alzato e sta guardando un po' ovunque: negli spogliatoi, nel magazzino attrezzi che sembra immenso, altri cercano passaggi segreti. I più intelligenti cercano anomalie tentando di non farlo notare.
Mirta individua Lucy seduta a gambe incrociate sulla cattedra e con la testa china a studiare il pavimento. I capelli lunghissimi sfiorano il piano di legno.
Le si avvicina.
–Qualche idea?– chiede.
–L'anno scorso ci ha divisi a coppie e poi ci ha separato. Ognuno doveva trovare il proprio compagno per tutta la scuola, ma nessuno lo vedeva. Ha vinto un ragazzo che ha trovato la compagna perché è restato un'ora affacciato alla balconata che dà sulla sala comune.
La conosceva dalle medie e ha riconosciuto la sua ombra. Alla fine abbiamo scoperto che Morte ci aveva fatto un incantesimo per cui nessuno vedeva il proprio compagno. Ho pensato si trattasse di qualcosa di simile.–
Mirta annuisce e prova ad imitarla nella ricerca, ma è impossibile data la moltitudine di studenti che si aggira per la palestra.
–Quelle sul pavimento sono rune?–
–Sì. Lo hai notato. C'erano anche l'anno scorso. Sono in ordine sparso, non nascondono nessun messaggio in particolare.– risponde Lucy.
Mirta annuisce, ma non può fare a meno di continuare a studiare l'intricato mosaico nerissimo che spiccava sul pavimento immacolato.
Vediamo se sapete sfruttare quello che avete imparato fino ad adesso.
Le parole le rimbombano nella testa.
Cos'hanno imparato?
Le viene in mente una sola cosa.
Regola numero uno: al buio ti muovi meglio e sei al sicuro, quindi porta il buio con te.
Ma dov'è il buio in quella palestra?
All'improvviso alza gli occhi.
Il cielo stellato.
Ma è irraggiungibile.
Mentre continua a fissarlo le sembra che qualcosa cominci a muoversi, così come inizia a farle male la testa.
Si costringe a non distogliere lo sguardo.
Alcune stelle si muovono lentamente fino a formare uno strano simbolo. Tre rombi di grandezze diverse messi uno dentro l'altro.
Sbatte le palpebre e il simbolo scompare.
Si guarda intorno.
Nessuno si è accorto di nulla. Neanche Lucy che continua a perlustrare il pavimento con sguardo concentrato.
Il pavimento.
Le rune.
Subito trova quella che ha visto.
E poi eccone un'altra. E un'altra ancora.
Come tutte le altre rune è ripetuta numerose volte.
Le rune servono ad aprire le anomalie.
Ma tutti passano sopra a quei simboli e non accade nulla.
Rifletti Mirta, rifletti!
La soluzione era sotto, o meglio sopra, il naso di tutti. Deve essere così anche per questa.
Ammesso che questa sia davvero la soluzione.
Abbassa di nuovo lo sguardo.
Vicinissima alla cattedra è rappresentata la stessa runa.
Piccolissima.
Sente come dell'energia provenire da lì ora che sa dove guardare.
Salta a terra, si acquatta e poggia la mano sulla runa.
Prende la scossa, o almeno così le sembra, tutto il suo corpo è attraversato dall'energia come fosse corrente.
Crolla a terra ed è di nuovo il buio.
All'inizio vede solo una scogliera.
È altissima.
Si avvicina lentamente e da molto lontano come in una panoramica.
Solo ad un certo punto si accorge che proprio sul precipizio c'è qualcuno.
Anche questa volta non vede la sua figura intera. Solo degli spezzoni mostrati al rallentatore.
I piedi avvolti negli anfibi sono proprio sul bordo del baratro. Il confine tra terra e aria.
Capelli neri un po' lunghi per un ragazzo che vengono scompigliati dal vento. Le mani che li rilegano in un piccolo codino.
Occhi grigi che sembrano fatti di nuvole soffici, ma cariche di pioggia.
Poi le nuvole vere.
Nere.
Che annunciano l'arrivo di una tempesta.
L'orizzonte nebbioso su cui si dipingono le sagome slanciate di una città.
Si riallaccia la camicia bianca gonfiata dal vento. È bagnata di pioggia che ha appena iniziato a cadere e aderisce al fisico scultoreo.
Allarga le braccia come per mantenere l'equilibrio su una trave.
Si butta.
–Ho il diritto di entrare!– grida una voce maschile in lontananza.
Mirta socchiude gli occhi, ma ha le palpebre pesanti e presto ripiomba nell'oscurità.
–Mirta!– urla intanto la voce di Irvan dalla realtà.
È la stessa scogliera.
Solo che ora vede tra gli scogli.
Non c'è traccia del ragazzo.
Qualcosa di lungo e lucido si muove sotto la superficie, proprio intorno ad uno scoglio.
Sopra c'è una ragazza che tiene le gambe avvolte da un pareo verdeacqua dentro l'acqua.
Gli occhi verdi tendono molto al giallo.
I capelli interamente tinti di verdeacqua le coprono la parte superiore del busto, altrimenti nuda.
Tiene le mani strette a pugno. Intorno ai polsi ha grossi bracciali scuri.
Allarga le dita. Palmate.
Le unghie sono scure. Artigli.
E quelli non sono semplici bracciali ma catene.
Sott'acqua la lunga pinna verde di qualche animale è incatenata allo scoglio.
La sua pinna verdeacqua.
Non c'è nessun pareo.
Guarda in alto verso uno strano uccello affusolato.
Comincia a piovere.
Labbra che sorridono e rivelano denti affilati.
Le catene diventano alghe.
Le mani scivolano e si liberano.
Con un movimento rapidissimo e un verso decisamente poco umani si tuffa.
Ma sott'acqua le alghe la catturano e la ancorano di nuovo allo scoglio.
Ma ora non respira più.
Ha bisogno di aria.
Si dibatte ma è tutto inutile.
Le alghe stritolano anche l'immagine.
–Si sta riprendendo.– sussurra una voce sconosciuta alla sua destra.
Socchiude gli occhi.
Su di lei torreggia un'enorme infermiera.
Ai piedi del letto ci sono Lucy, Caleb e un'altra ragazza, Lilian.
Con voce impastata cerca di dire qualcosa.
–Ir...n–
Nessuno capisce.
–Sta tranquilla piccola va tutto bene.– dice l'infermiera. –Sono cose che succedono alla Victoria Academy.–
La Victoria Academy.
Allora non è stato tutto un sogno.
Si sente morire.
Di nuovo il buio le invade la mente.
È su una torre di un palazzo antichissimo.
C'è qualcuno affacciato imprudentemente.
Una ragazza.
Ha gli occhi grigi e lunghi capelli biondo chiaro.
Porta una felpa grigia lunga, il cappuccio alzato, e dei leggins di una tonalità più scura.
È pallidissima.
E trasparente.
Riesce a vederle attraverso se guarda bene.
Dei rumori di passi per le scale la costringono a girarsi.
Si muove con leggerezza incorporea.
Non si vede chi è appena arrivato.
–Guarda chi si rivede.– dice in un sussurro cristallino –Finalmente qualcuno che fa compagnia al primo fantasma in pantaloni!–
Ma la donna castana la sorpassa attraversandole una spalla senza neanche accorgersene.
La ragazza si rattrista.
Attraversa svelta il pavimento e scompare.
La Cooper rimane sola sulla torre.
Questa volta si sveglia del tutto.
Apre lentamente gli occhi e rimane per qualche lungo istante immobile a guardare il soffitto alto.
Non sembra esserci niente di magico nel dipinto.
Sono raffigurate radici e piccoli animali in movimento. Come se fossero sottoterra.
È notte fonda e dalle finestre si intravedono delle strade buie.
Sul suo comodino, però, brilla una specie di piccola stella, come quella che Dafne ha fatto comparire il primo giorno.
Questa volta non c'è nessun altro in infermeria.
Mirta si solleva sui gomiti.
Porta ancora la sua canottiera gialla e i leggins neri. Ai piedi del letto è piegato il giacchetto nero.
Fa per alzarsi, ma sul pavimento dove sta per poggiare i piedi compare una runa.
La guarda bene.
Sembra che qualcuno abbia disegnato il simbolo dell'infinito usando due penne contemporaneamente e il contorno della figura è doppio. Una linea sottile attraversa i due cerchi passando per il punto in cui si intrecciano.
Si volta e prova a scendere dall'altra parte ma la runa compare anche lì.
Si volta di scatto e la runa scompare dalla destra del letto e riappare a sinistra.
Mentre continua a fissarla scende con i piedi dall'altra parte.
Senza perderla di vista fa il giro del letto e poi si avvia verso la porta.
Nel momento in cui batte le palpebre, però, la runa appare sotto i suoi piedi e lei viene come risucchiata.
Si ritrova in una stanza illuminata solo dal bellissimo cielo stellato sul soffitto.
La ragazza nera è seduta dietro una scrivania e la sta fissando.
–E con questa sono due le volte che mi hai sorpresa.– dichiara.
Senza gomma da masticare e con una semplice tuta nera attillata non sembra la solita Marta e incute timore.
–Sorpresa?– ripete Mirta.
La ragazza annuisce.
–Qualcuno prima o poi mi avrebbe trovato, ma non mi aspettavo che succedesse in così poco tempo. E, poi, non avrei mai puntato su di te.–
–E su chi?– non può fare a meno di chiedere Mirta.
Marta disegna una specie di occhio sulla scrivania.
La runa si illumina e sopra appare l'immagine di Lucy, Caleb e Lilian ai piedi del suo letto.
–Della tua classe su questi tre. Lucy, come saprai, è una ripetente e, anche se non è molto dotata, mi aspettavo che fosse più preparata. Caleb è straordinariamente intelligente e forse ci sarebbe arrivato se non si fosse testardamente opposto di partecipare. Lilian ha una sorella più grande, Cornelia, con cui condivide la stanza. Non mi sorprende che conoscesse già alcune rune e che si fosse messa ad esaminare solo quelle con cui si può aprire un'anomalia o un passaggio. Ero convinta che fosse solo questione di tempo prima che mi trovasse, invece l'hai preceduta. E poi ora, per evitare la runa hai continuato a guardarla e ti sei mossa. Come facevi a saperlo? Te l'ha detto Lucy?–
Mirta scuote la testa. –Non lo sapevo. L'ho fatto e basta. E... stamattina... lei ci aveva detto di sfruttare ciò che avevamo imparato. La regola numero uno: al buio ti muovi meglio e sei al sicuro quindi porta il buio con te. Tutto ciò c'era di buio era il cielo stellato. E poi la Cooper ha spiegato che con le rune si possono aprire anomalie e passaggi.– nominare la Cooper le fa ricordare il suo sogno.
La ragazza nera annuisce soddisfatta. –Scoprirai che una regola tira l'altra.– dice solo.
Segue un momento di silenzio.
–Puoi andare.–
–Perché questa volta non sono svenuta?– chiede invece Mirta.
–Molti perdono i sensi le prime volte che entrano in contatto con le rune e quella delle anomalie è una delle più potenti. Sei solo rimasta svenuta per più tempo del solito.–
Mirta fa per andarsene.
–Tutti quelli su cui avreste puntato erano nella mia classe?– chiede ripensando agli altri ragazzi che cercano anomalie.
La ragazza nera alza lo sguardo e sorride. –No. Ma per ora questi sono quelli che ti interessano.– fa un gesto con la mano e ai piedi di Mirta ricompare la runa simile all'infinito che la porta in camera sua.
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