Seconda prova
Il Marchio sembrava bruciare. Ma sapeva che era solo paura. Era un traditore. Il suo destino era segnato. Aveva tradito entrambe le parti. Un reietto. Ma lui sapeva. Conosceva il segreto del Signore Oscuro, e non si sarebbe fermato. La paura lo paralizzava, ma si ripeté il motivo per cui era lì. Devi farlo per i Black, per Sirius... Gli sembrò di sentire la sua risata sguaiata schernirlo per essere stato tanto stupido. Il rumore di mare e il sentore Magia Oscura impregnavano l'aria, e quell'impressione non durò a lungo. "Padron Regulus è pronto?" lo richiamò Kreacher. Era così stanco. Per un po' gli aveva perfino creduto. Aveva creduto di poter portare del bene, di star facendo del bene... Ma si era svegliato da quel sogno. Il Signore Oscuro non li stava aiutando, e lui non stava aiutando la sua famiglia. Per anni si era coperto le orecchie alle sfuriate di suo fratello. Per anni si era ostinato a ignorare i suoi avvertimenti. Era colpa sua se i Black stavano sprofondando sempre di più. Solo ora capiva che Sirius aveva avuto ragione. Su tutto. Mi farò perdonare fratello. "Procediamo Kreacher" l'elfo gli porse un pugnale con uno squittio. Lui lo prese, e premette la lama contro la mano sinistra. La grotta era maledetta, ma il tributo di sangue lo avrebbe fatto passare. Vuoi indebolirmi, ma io sarò più forte... Sapeva cosa lo aspettava, ed era il proprio sapere che lo mandava avanti. Sapere che stava facendo la cosa giusta gli dava la forza necessaria a compiere quei passi. Il cuore era come un tamburo nel suo petto, come una clessidra che fa scorrere rapidi gli ultimi granelli di tempo, prima che questo finisca. Marchiò la parete col sangue, scuro sulla pietra, e pian piano, sotto la scia rossa che lasciava, la parete scompariva, rivelando il passaggio. Rimase un istante immobile, fermo a fissare il buio denso che si era aperto di fronte a lui. È questo che vedranno i miei occhi per l'ultima volta... Si mosse, iniziando quella passeggiata verso la morte. Kreacher lo notò, e si avvicinò a lui "Al padrone serve aiuto?" domandò preoccupato, con le orecchie basse, "No, Kreacher, fammi strada". L'elfo annuì tremante, per poi incamminarsi cauto all'interno di quella che ormai aveva riconosciuto come una grossa caverna. Era lui a sapere cosa fare, lì dentro. Lui che era riuscito a fuggire da quell'infernale trappola. E lui solo avrebbe potuto portare a termine quel compito. Si guardò intorno, cercando di distinguere qualcosa, ma senza riuscirci. Lo spazio sembrava infinito, solo in lontananza una fievole luce illuminava la grotta, rivelando la superficie di un lago, più nero della notte. "È qui, padron Regulus, Kreacher non ha dubbi" gracchiò, mentre si avvicinava all'acqua. Alzò in alto un braccio scheletrico, e schioccò le dita. Lo specchio scuro si infranse, e una catena schizzò fuori dall'acqua, dritta nella sua mano ossuta. Continuava a salire, finendo sul terreno di pietra, finché una piccola barca non increspò la superficie con la prua. Sembrava che stesse emergendo direttamente dall'inferno. Poteva immaginare la Morte guidarla, mentre veniva a prenderlo. Inghiottì amara bile, e riluttante seguì l'elfo, che con un balzo era già salito a bordo. Era talmente piccola che anche con le dimensioni ridotte di Kreacher stavano stretti. "Dove siamo diretti?" chiese Regulus "Al centro, padrone... È lì che è stato portato Kreacher" spiegò con voce sottile, turbata dai terribili ricordi della sua precedente visita. "Come ci arriviamo? Non ci sono remi..." constatò con preoccupazione. Ogni istante di tempo che trascorrevano in quella grotta era prezioso, e più il tempo passava più rischiavano di essere scoperti. Si affacciò dal fianco della barca, cercando di individuare cosa ci fosse al di sotto dell'acqua, ma vedeva soltanto nero, nero, nero. Un guizzo bianco si mosse, attirando la sua attenzione. E prima che se ne rendesse conto una mano putrescente emerse, strappandogli un grido. Si riparò, ritornando sulla barca, ma la mano era già scomparsa, tornata al di sotto della superficie. Si rese conto con terrore che ovunque posasse lo sguardo, notava un tremolio, una macchia chiara, una forma muoversi... Erano Inferi, a centinaia, immersi tutt'intorno a lui. Non si era sbagliato riguardo a quel posto. Sono già all'inferno. Il suo cuore doveva ancora calmarsi, quando la barca iniziò a muoversi con un sobbalzo. Rapida fendeva l'acqua, puntando dritta alla luce. La caverna doveva essere più grande di quanto avesse inizialmente creduto. L'unico rumore che sentiva era il sussurro delle onde al loro passaggio. Si avvicinavano velocemente, e la luce si faceva sempre più prossima. Finché non distinse una piccola isola, una sorta di scoglio, dove la luce stazionava, anche se non riusciva a capire da cosa scaturisse. Cozzarono contro la pietra, e la zattera si fermò. Ora distingueva i contorni di quello che sembrava un grande bacile, ricavato direttamente dalla roccia. Kreacher lo precedette ancora una volta, arrampicandosi fino alla sommità. Quando lo raggiunse vide che era proprio il liquido contenuto all'interno a emanare la luce. "La pozione si può solo bere..." disse il servitore. Parlava sempre più piano, o forse, era Regulus che si allontanava sempre più dalla realtà. Un lieve tremore lo scuoteva, rendendo malferma la presa sulla bacchetta. Vuoi indebolirmi, ma io sarò più forte... Estrasse dal mantello la copia del medaglione, porgendola all'elfo "Dovrai scambiarli tu, Kreacher, quando avrò finito di bere..." gli ordinò debolmente "Padrone... Kreacher può bere la pozione al posto suo..." "No. Tu dovrai andartene con il medaglione" riprese, guardandolo dritto negli occhi, impartendo un ordine perentorio "Lo dovrai distruggere a tutti i costi. Hai capito?". L'elfo annuì "Kreacher lo distruggerà" e poi prese dalle sue mani la collana falsa, tenendola come se fosse la cosa più preziosa al mondo. Regulus guardò il liquido verde nel bacile, per niente pronto a quello che sarebbe arrivato. Con un gesto della bacchetta fece apparire un calice. Lo immerse, e questo si riempì di pozione. Ai Black. Poi bevve. Sentì scendere per la gola la pozione, che lo bruciò più di un bicchiere di Whisky Incendiario. Ma non successe nulla. Involontariamente sorrise. Sentiva ancora bruciare l'intruglio nello stomaco, ma immerse il calice per un altro sorso. Bevve ancora, sentendo perfino le labbra andare a fuoco. Era alla terza dose, quando qualcosa andò storto. Sentì l'addome contrarsi in un doloroso spasmo,la vista annebbiarsi, in una confusione di immagini. Sentiva solo la pietra dura sotto le sue ginocchia, e freddo sudore sulla schiena. Kreacher... Doveva fare qualcosa. Qualcosa di importante...
"Vattene da questa casa!" sibilavano le sue stesse labbra. No... non farlo... "Hai portato il disonore nella famiglia Black... sei solo un traditore del tuo sangue" caricava ogni parola con tutto l'odio di cui era capace.
Batté le palpebre, ma c'era solo buio, e una luce verde... La caverna. Ma le immagini danzavano davanti ai suoi occhi, riportando alla mente le sue colpe. Doveva essersi accasciato, perché sentiva la pietra sulla pelle. Non sarebbe riuscito ad alzarsi "Kreacher..." rantolò, quello, già al suo fianco, non aspettava altro che una sua parola.
"Vattene, e non tornare mai più" il volto di suo fratello era impassibile, ma i suoi occhi tremavano di lacrime e tristezza.
"Padrone..." ma Sirius gli era di fronte "Sirius...". Non è reale. Cercò di scrollarsi di dosso quella visione, ma quando tutto sfumò, lui rimase lì di fronte, con quegli occhi tristi, con cui l'aveva guardato l'ultima volta. Se ne stava fermo, immobile, lo fissava, accusandolo semplicemente col suo sguardo. "Smettila... ti prego... N-non volevo... I-io sto cercando..." un singhiozzo gli sfuggì, echeggiando nel vuoto intorno a lui. Vedeva solo buio, e suo fratello, che pian piano sembrava svanire, e, svanendo, quegli occhi perdevano la loro tristezza, riempiendosi d'odio. Mentre le sue peggiori colpe si facevano di nuovo nitide ai suoi occhi...
"Tutto quello che ho fatto è stato per noi..." erano seduti al tavolo in sala da pranzo, sua madre tra loro, a capotavola, fiera come un leone. "Ne vale la pena Sirius..." "Ti stai consegnando a Lui, Regulus, come puoi non capirlo?!" si arrabbiò il ragazzo, diventando paonazzo. "Lascia perdere tutta questa storia, finché sei in tempo...". Si alzò, lanciando il tovagliolo sulla tavola, facendo per andarsene. Anche Regulus fece lo stesso "Sai solo pensare a te stesso, come quel Potter... Per te la famiglia non conta, ma io non sono un codardo come te" alzò la manica mostrando il Marchio che aveva ricevuto. Gli occhi di Sirius sgranarono "Che hai fatto..?" "Molto più di quanto tu avrai mai il coraggio di fare".
Udiva dei lamenti lontani e confusi. Vedeva solo buio. Sentiva solo dolore. Stava bruciando, forse era all'inferno. E il suo cuore era spaccato a metà. "Padron Regulus..." due artigli freddi erano stretti sulle sue spalle "Sirius..?". Erano i suoi stessi lamenti che gli giungevano alle orecchie. Le lacrime gli scorrevano sul viso, e la bocca gli bruciava. Aprì gli occhi, battendo le palpebre più volte "Kreacher... dov'è?" "Ce l'ha Kreacher, padrone". Solo ora riusciva a distinguere la sagoma del suo servitore. A fatica lo prese per il sudicio panno che lo copriva "Vattene. Ora. Non dire a nessuno che sei stato qui, che io sono stato qui, né del medaglione... neanche a mia madre" lui annuiva "Sì, padrone..." se lo portò più vicino, così che potesse sentirlo bene, nonostante la voce rauca "Distruggilo". Dopo un impercettibile segno di assenzo, l'elfo si dissolse fra le sue mani, lasciandolo completamente solo. Un'altra presenza aleggiava nell'aria, ma era qualcosa di impalpabile. Tossì, sentendo il bruciore divorargli la gola. Si guardò intorno in cerca del calice, che trovò abbandonato a terra. Anche la sua bacchetta giaceva a terra, dimenticata. Singhiozzi spezzavano il silenzio, mentre lottava contro qualcosa più forte di lui. Un richiamo remoto e irresistibile. La vita stava lottando dentro lui, si opponeva, gli resisteva. La Morte lo chiamava. Un tremore lo scuoteva, ma, sui gomiti, si trascinò a riva. Intinse il calice d'argento nell'acqua scura, e la portò alle labbra. Una mano bianca e viscida gli afferrò il braccio. Io sarò più forte. Un'altra, e un'altra. L'acqua lo inghiottì nel buio. Non riusciva più a lottare. I polmoni reclamavano aria. Sarò più forte, fratello... Cedette al torpore e al freddo. Sentiva solo freddo. E fu buio.
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