Prima prova
L'aria era impregnata di magia. Era come elettricità, si poteva sentire sulla pelle. Il silenzio della notte era come una cappa opprimente, che schiacciava il petto imponente dell'uomo sulla strada. Era lì, immobile e affannato. Stringeva tra le braccia un fagotto di coperte e capelli corvini. Erano entrambi stremati: il piccolo per il pianto, l'uomo per il dolore. Quando Hagrid lo aveva trovato tra le macerie non aveva ancora ceduto al sonno, e il suo volto era solcato dai segni delle lacrime. Ma, ancora più evidente, risaltava sulla pelle tenera un altro segno, quello che lui gli aveva lasciato, e che non avrebbe mai lasciato Harry Potter. Sulla fronte spiccava rossa una cicatrice, l'unica traccia che l'Anatema che Uccide gli aveva lasciato. Hagrid lo stringeva a sé, al sicuro. Ma anche lui aveva bisogno di aggrapparsi a qualcosa. Lo aveva preso ed era uscito il più in fretta possibile. La Morte non aveva ancora abbandonato quella casa, lo aveva sentito, e lo aveva scosso. Perfino il bambino gridava disperato al suo arrivo, solo in mezzo alle macerie. Solamente quando lo aveva preso in braccio aveva cessato le sue grida di allarme. Era davvero allo stremo, e i respiri sempre più profondi lo stavano lentamente portando verso un oblio, tanto tormentato quanto necessario. Hagrid non avrebbe avuto il cuore di trascinarlo per tutto il paese in quello stato, e nel portarlo via da quella casa tra le grida, nonostante lo stesse salvando, gli sembrava di star strappando un uccellino dal suo nido. Hagrid lo osservava intenerito. Povero piccoletto. Sembrava così fragile nella sua presa possente. Era il ritratto sputato di James Potter. A quel pensiero non riuscì a trattenere un singhiozzo addolorato, quando l'immagine dell'uomo ancora accasciato sulle scale gli balenò in mente. Un'altra famiglia distrutta. Altre vite rovinate. E la cosa peggiore era che ci aveva creduto davvero. Il piano di Silente, il nascondiglio, gli era parso la soluzione a tutti i problemi dei due ragazzi. Non riusciva a crederci... Gli sembrava impossibile che il bel sorriso di Lily non lo avrebbe più accolto alle riunioni dell'Ordine, o che le battute di James non avrebbero più animato i loro incontri. Ormai c'erano solo i loro corpi abbandonati nella casa. Uniti in vita, come nella morte. Distrutti da un mostro senza cuore. Come tanti altri: l'Ordine era ormai a pezzi, molti erano stati uccisi, altri ancora... avevano subito una sorte peggiore della morte. Tutti sapevano di Frank e Alice Paciock, torturati fino alla follia da Bellatrix Lastrange, terribile e spietata quanto il suo padrone. Anche loro, come i Potter, avevano un figlio piccolo, Neville, ma lui, a differenza di Harry Potter, aveva ancora dei parenti in vita disposti a prendersi cura di lui. Gli unici parenti dei Potter erano Babbani, ed era da loro che Hagrid stava portando il bambino, secondo gli ordini di Silente. E ora se ne stava lì, davanti a quella casa spettrale, in attesa del suo mezzo di trasporto. Era stato il giovane Sirius Black ad offrirgli il suo aiuto, sapendo che non poteva materializzarsi, aveva messo a disposizione di Hagrid la sua motocicletta. Era stato lo stesso professor Silente ad assicurarsi che gliela portasse in tempo, ma era ormai da un po' che se ne stava al freddo ad aspettare. Black era in ritardo, e non poteva fare a meno di essere preoccupato. Non sapeva cosa stesse succedendo, ma un cattivo presagio aleggiava ancora nell'aria. Non sapeva se fosse dovuto alla vista tremenda di casa Potter, o a qualcosa di ancora peggio. Strinse la sua bacchetta, accuratamente nascosta in un ombrello, che solo in caso di emergenza avrebbe potuto usare. Certo, non avrebbe potuto molto, contro i Mangiamorte, ma nell'istante in cui la sua mano si posò sul manico, sentì il familiare senso di sicurezza che la sua arma gli aveva sempre trasmesso. È successa qualche cosa... Me lo sento io. Un rumore di passi lo riscosse dai suoi pensieri. Veniva dal fondo della via, e attento, Hagrid strinse più forte la presa alla bacchetta. Quando un ragazzo passò sotto la luce di un lampione lo riconobbe come un Babbano. Per la barba di Merlino! Ci sta arrivando Black con la moto volante! Si allarmò, e iniziò ad allontanarsi con qualche passo incerto nella direzione opposta, ma quello tirò dritto, fino a un altro viottolo, sparendo immediatamente alla vista dell'altro. Ora la casa dei Potter era fuori dalla sua vista, ma con gli occhi della mente poteva ancora vedere ogni cosa: l'ingresso semidistrutto, macerie sui tappeti e sulle scale, gli occhi vitrei di James rivolti al soffitto, il volto pallido ricoperto di polvere e cenere, i capelli rossi della dolce Lily sparsi sul pavimento. Per l'ennesima volta abbassò lo sguardo su ciò che restava di loro, non sapendo se rallegrarsi per lui, o provarne compassione. "Hagrid?" si sentì chiamare da poco lontano, e subito riconobbe la voce di Sirius Black. La sua sagoma gli venne incontro, facendosi a ogni passo più nitida. I capelli incolti gli incorniciavano il viso in quello stile trasandato che gli era caratteristico, ma questo era irriconoscibile agli occhi di Hagrid. Una maschera di dolore e confusione aveva preso il posto del suo sorriso ribelle, e la preoccupazione nella sua voce era palese. Lui non avrebbe festeggiato la vittoria. Per lui quella notte non avrebbe mai significato la fine di Tu-Sai-Chi, anzi, gli avrebbe riportato alla mente tutt'altro "Che è successo Black? Ci aspettavo per tanto..." lui non rispose alla domanda "Vieni, la moto è di qua" lo precedette lungo la strada, camminando sotto le macchie di luce sul marciapiede. Non l'aveva sentito arrivare. "Dove andiamo?" "Ecco, ho... avuto qualche problema" "Come? Come un problema?" chiese nuovamente. Il volto di Sirius si rabbuiò, lasciando trasparire tutta la pena che stava provando. Povero ragazzo, deve soffrire proprio tanto... Aveva appena perso il suo migliore amico, suo fratello. Hagrid si chiese per quale motivo Silente non avesse affidato a lui il piccolo Harry, anziché a dei Babbani che non avevano contatti coi Potter da anni. Sirius avrebbe accettato senza pensarci, ne era sicuro. Eppure eccolo davanti a lui, tremante, che camminava a passo svelto e affannato. Non erano molto lontani dalla piazzetta centrale della cittadina, Godric's Hollow non era molto grande, Black però svoltò in direzione di un piccolo parco. A quell'ora della notte era deserto, come lo erano le strade, ma la prudenza non era mai troppa. Il ragazzo si fece largo sotto una piccola macchia di alberi, che nascondevano perfettamente la motocicletta "Bel lavoro, Black" gli sussurrò, mentre lo osservava lavorare per tirarla fuori dai rami. "Tu vieni co noialtri?" domandò a quel punto, del tutto all'oscuro di quello che Silente aveva stabilito col giovane "No, Hagrid, temo che questo sia un addio" sorrise amaramente, mentre le sopracciglia gli si aggrottavano in un involontario gesto di stizza. Poi gli porse la moto in silenzio, e lui vi salì, mentre il mezzo protestava, scricchiolando sotto il suo peso. Hagrid strinse a sé il bambino, facendo per chiudere il suo cappotto sopra l'involucro di coperte, in modo da tenerlo al riparo dalla fredda aria autunnale, ma lo sguardo di Sirius si era posato su di lui, profondamente triste. "Lo vuoi tenere te per un po'?" "Non ce n'è bisogno, siete già in ritardo..." rispose sommessamente, abbassando gli occhi "Non lo so se è un addio questo, Black, però tu lo dovrai salutare a Harry, sei il padrino...". Lui scosse la testa "No..." porse all'uomo gli occhiali, e aggiunse "Non potrà conoscermi, né io potrò conoscere lui... Hagrid" lo guardò serio "Credono... Credono che sia stato io a informare Tu-Sai-Chi sul nascondiglio..." disse in un sussurro, tanto fievole che quasi l'altro non lo udì, ma la disperazione nel suo tono lo faceva sembrare un grido. L'unica cosa che riusciva a pensare era "Come?". Il cuore gli si strinse nel petto. Un'altra vita rovinata. Gli poggiò l'enorme mano su una spalla, stringendogliela in un gesto di conforto, per quanto fosse possibile "Andrà tutto bene, Black, ce la fai, sei forte..." "No..." "Si, sei forte come James... Per Harry" insistette, e quello annuì debolmente. "Devi andare" aggiunse solo, allontanandosi di qualche passo. Hagrid mise in moto, e subito il frastuono riempì la strada. Con un ultimo cenno lo salutò, e Sirius ricambiò allo stesso modo, quando la moto era già distante sulla strada. Addio Black. Un lungo viaggio lo aspettava, molto più lungo del suo, e lasciarlo era stato come abbandonarlo al suo destino: lo aveva lasciato solo ad affrontare il dolore più grande della sua vita. Hagrid si riscosse da quei pensieri, e si concentrò sulla guida. "Non ci avremo problemi, è una pacchia... ci piacerà, vedrai Harry!" disse più per sé, che per il bambino, ormai quasi addormentato. Viaggiò per qualche miglio, finché non fu fuori da Godric's Hollow. Quando si lasciò alle spalle anche l'ultimo lampione, e il buio della campagna era infranto solo dai fanali ingialliti, Hagrid si sollevò in volo. Si lasciava alle spalle una notte di dolore, ma ne portava con sé il ricordo. Entrare in quella casa, e vedere James e Lily, i suoi amici, spenti, e la loro vita distrutta, non se lo sarebbe mai dimenticato. Eppure portava con sé Harry. Portava con sé speranza, per il bambino sopravvissuto, e per il suo futuro. Sarà un lungo viaggio Harry... E quello era soltanto l'inizio.
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