Capitolo 33
JURI
Niente occhiatine strane da parte di Tyler stavolta. Aveva sempre qualcosa da ridire su di me, soprattutto quando tiravo fuori la matita nera per gli occhi e iniziavo a passarne un sottile strato davanti al nostro specchio comune. Niente "potresti essere meno checca di così, per favore?" quella volta.
- Il tuo silenzio mi spaventa ... sei ancora incazzato con Christine? - mi informai, lanciando un'occhiata dallo specchio a quel viso perfettamente privo di alcuna espressione – ieri sera è passata da qui, mi sono dimenticato di dirtelo. Le ho detto che eri uscito con qualche amico, anche se sono quasi certo che tu non abbia amici ... che sta succedendo? Perché continui ad ignorarla? -
Per un attimo pensai perfino che non avesse sentito, alla fine si voltò verso di me – Tu perché continui a rompermi le palle, invece? E' una sorta di hobby il tuo? Tipo la pittura o il bricolage? O che diavolo ne so. - sbottò quello in un sussurro pieno di nervosismo – fatti i cazzi tuoi, Leineau. -
Bene, quello era uno di quei giorni quindi, mi zittii subito. Tyler non era mai particolarmente loquace o simpatico, ma in certi momenti della giornata era davvero impossibile averci a che fare. Decisi di lasciarlo perdere mentre finivo di prepararmi e indossavo la mia giacca nera elegante. Quella mattina ero stato chiamato per lavorare come fotografo in un locale, avevo accettato, un po' per cambiare aria e non pensare ai miei problemi, un po' perché ero alla ricerca di nuovo materiale per le mie storie. Un nuovo soggetto, un nuovo interesse o semplicemente una nuova avventura in cui imbarcarmi.
- Ci vediamo dopo allora ... - presi le chiavi della mia auto e mi spruzzai un po' del mio profumo. Tyler non si degnò neanche a rispondere. Non poteva essere così incazzato per Christine, pensai, anzi non sembrava pensarci neanche a lei nonostante fossi certo che avessero litigato. Mi chiesi che diavolo stesse succedendo a quel ragazzo.
Niente pensieri depressivi però, avevo giurato quella stessa mattina mentre mi costringevo a mettermi in piedi e ad atteggiarmi come se niente fosse. Il post sbronza era stato devastante ma l'avrei rifatto, dopotutto avevo bisogno di sfogarmi almeno in quel senso.
Il Rushmore era un bel locale a trenta minuti di auto dal nostro campus. Solitamente era frequentato da gente piuttosto chic, niente ragazzini della mia età o collegiali. Non potevo fare a meno di sentirmi una sorta di privilegiato quando misi piede all'interno dell'edificio. Sorrisi all'uomo che mi aiutò a liberarmi della mia giacca scura, ci conoscevamo di vista quindi non dovette neanche presentarmi.
- Juri, eccoti! - John Rushmore sorrise quando mi vide entrare – prego, vai a servirti pure qualcosa da bere prima di iniziare. -
- La ringrazio, signore - ammiccai come al mio solito prima di continuare a camminare lungo il corridoio stretto e poco illuminato della struttura. La musica mi avvolse subito dopo, doveva essere un quartetto jazz o qualcosa del genere, la gente sembrava gradire parecchio, poi andai a sedermi al bancone dove Marissa mi sorrise non appena si accorse di me.
- Juri, caro! - iniziò – le foto dell'altra volta erano davvero bellissime. Sei riuscito a coprire tutti quei dannati brufoli che mi erano venuti fuori inspiegabilmente, complimenti. Prendi sempre il solito? -
- Sì, grazie – dissi guardandomi appena intorno. Senza volerlo incontrai il mio viso arrossato sull'enorme parete a specchio dietro le spalle della donna. Dovevo ammetterlo, vestito in quel modo sembravo davvero molto più grande della mia età. Non era soltanto la camicia scura e sobria che indossavo, forse ancora di più l'espressione pensierosa sul mio viso tutt'altro che innocente.
- Malibù e coca per te con una spruzzata di succo di limone! -
- Ti ringrazio, Mari – dissi in un sussurro, prima di percorrere il bordo del mio bicchiere con l'indice. Mi piaceva farlo, forse quella sera avrei scritto di un ragazzo triste e senza più alcuna speranza rimasta, che amava osservare gli altri per perdersi in realtà che facessero meno schifo della sua esistenza. Buttai giù il contenuto in due lunghi sorsi prima di sollevarmi da lì ed iniziare a lavorare. Fotografavo chiunque, concentrandomi spesso su un volto più particolare di un altro, un'espressione nuova, una risata veramente spontanea, qualsiasi cosa attirasse la mia attenzione più di un'altra.
Stavo per fotografare un gruppo di donne quando improvvisamente una figura conosciuta sfilò oltre le loro spalle. Tolsi subito l'obiettivo dal volto e puntai gli occhi tra la folla, dove Scott si stava immergendo. Il mio cuore perse un battito mentre cercavo di combattere con quel nuovo senso di euforia che soltanto vederlo mi aveva provocato. Era lì! Proprio quando avevo deciso di lasciare che le cose andassero da sé, lui era lì ... doveva essere un fottuto segno del destino quello.
- Va tutto bene, tesoro? - la voce di una delle donne mi riportò bruscamente alla realtà. Le guardai, poi mi portai in fretta la fotocamera davanti al viso e scattai qualche foto. Lasciai che le guardassero, ma ero del tutto sordo ai loro commenti, i miei occhi continuavano a scandagliare la sala in cerca di Scott. Fino a quando non lo vidi di nuovo. Era al bancone questa volta, seduto accanto a due donne molto avvenenti. Stavano ridendo, lo avevano palesemente puntato ed adesso stavano anche bevendo insieme.
Dovresti fare qualcosa, disse una vocina maligna dentro di me, dovresti andare lì e marcare il territorio. No, mi sussurrò un'altra vocina, forse ancora più maliziosa della precedente, lascia che prima si ubriachi un po' ...
Non aveva tutti i torti, se quello era davvero l'unico modo per averlo ... non mi sarei fatto neanche mezzo scrupolo. Così continuai a vagare per la sala, fotografando qui e lì gli avventori del locale, senza mai perdere di vista Scott però.
Quella sera era indescrivibilmente bello, pensai, lasciando scorrere il mio sguardo su quel corpo perfetto. Aveva una camicia blu scura e sbottonata appena sul collo, doveva essere di seta a giudicare dalla brillantezza del tessuto, portava un pantalone nero un po' troppo stretto dietro che metteva in mostra quel sedere dannatamente sodo e pronunciato come quello di una statua greca. Quel quadro era stato completato dalla barbetta sexy che doveva aver ignorato per qualche giorno ed i capelli ondulati tirati appena all'indietro. Era davvero il sogno erotico di qualsiasi ragazzo gay della Berkeley, pensai, mordendomi le labbra.
- Ehi Juri, prenditi quindici minuti di pausa, ok? -
Il signor Rushmore mi diede una pacca gentile sulla spalla prima di passare oltre. Dovevo agire, era arrivato il mio momento. Stavo per raggiungerlo al bancone quando Scott scomparve dalla mia vista. Cercai di non farmi prendere dal panico e sperai con tutto il cuore che non se ne fosse andato con quelle due tipe di prima. In effetti era andato via, ma non così lontano fortunatamente. Lo ritrovai in una zona appartata della sala, stava ridendo, aveva gli occhi lucidi, doveva aver bevuto parecchio a giudicare dal suo incedere tutt'altro che stabile.
- E così sei un professore ... - sussurrò la più alta tra le due, una biondina piuttosto interessante – magari ci darai qualche lezioncina stasera ... -
L'altra rise forte – Casa mia è libera ... perché non ci spostiamo? -
- Mi piacerebbe lasciarvelo fare, ma vi assicuro che adesso è il mio turno. - mi intromisi, appropriandomi gentilmente della vita di Scott, lo spinsi verso di me, allontanandolo in fretta dalle ragazze che rimasero troppo sorprese dalla mia entrata in scena per reagire.
Scott sgranò appena gli occhi, non c'era alcun segno di protesta in lui mentre si aggrappava a me, barcollando appena – Dove vuoi andare? -
- A casa tua – dissi guardando quel suo viso appena arrossato dall'alcol e forse anche dall'eccitazione che i nostri corpi vicini dovevano provocargli. Scott non replicò, uscimmo più in fretta possibile dal locale, avrei rifilato una balla al signor Rushmore, non potevo permettere a quel lavoretto sporadico di mandare a monte l'unica occasione che avevo con Scott. Era più alto e muscoloso di me, il mio braccio gli cingeva la vita mentre l'altro gli sosteneva le spalle ... era del tutto perso.
Subito ci dirigemmo verso la sua auto, lo vidi barcollare appena mentre tirava fuori le chiavi dal taschino – Guiderò io. - dissi, prima di appropriarmene velocemente.
- Un ragazzino alla guida della mia Audi? - Scott scosse la testa, ma alla fine cedette. Non c'era rabbia in lui, né quella preoccupazione persistente che lo agitava quando si trovava con me. Sembrava quasi che avesse accettato la cosa, come se avesse capito anche lui quanto fosse inutile resistere. Non mi importava, era mio adesso, forse per una sera soltanto, ma avrei fatto di tutto per averlo almeno una volta nella vita. Scott mi ossessionava ... lo faceva senza rendersene conto dal momento stesso in cui lo avevo incontrato, ormai più di un anno fa.
- Non ti preoccupi di Nikolaj? - gli chiesi, ormai a pochi isolati da casa sua.
Scott rise appena – Nik dovrebbe essere l'ultimo dei miei problemi a questo punto, Juri ... non trovi? -
- Mi piace questo nuovo Scott – ammisi, lanciandogli un'occhiata piena di desiderio. La sua mano si posò sulla mia gamba, soltanto quel tocco mi stava mandando a fuoco. Deglutii, accelerando appena adesso. Smontammo dall'auto velocemente, mi aggrappai alla sua vita mentre Scott stringeva la mia con un braccio, lo vidi aprire la porta in fretta prima di immergerci nell'oscurità totale del salotto. Mi lasciai guidare da lui fino alle scale che davano di sopra, il silenzio più assoluto albergava per tutta la casa. Non ci fu tempo per pensare a nient'altro, Scott si gettò sul mio corpo facendo aderire le mie spalle alla morbidezza delle sue lenzuola. Le sue mani vagavano lungo il mio viso mentre le nostre lingue si incontravano, danzavano come scie di fuoco in un camino ardente. La mia pelle andava a fuoco, sentivo la mia erezione premere in maniera fastidiosissima contro il cavallo stretto dei miei pantaloni. Iniziai a spogliarmi, anche Scott si stava liberando velocemente dei suoi indumenti adesso. Non potevo crederci, lui era lì, mi stava toccando, accarezzando, baciando senza darmi un attimo di tregua.
- Ho lasciato che ti ubriacassi prima di venire da te, sai? - sussurrai ad un centimetro da quelle labbra bellissime – niente è affidato al caso con me, Scott ... farei di tutto per averti, anche giocare sporco. -
Quello rise appena, i suoi occhi si assottigliarono in un'espressione tutt'altro che casta – credi che non lo sappia, ragazzino? Pensi di essere furbo ma non hai ancora chiaro chi hai davanti. Credi che non ti abbia visto? Sei stato l'unico ed il solo che io abbia notato entrando al Rushmore ... - spiegò, sghignazzando appena e quel gesto bastò per farmi accapponare la pelle.
- Q-quindi tu sapevi che ... -
- Certo, - mi interruppe, bloccandomi appena sotto al suo corpo – ho pensato che ubriacandomi avrei potuto trovare un alibi perfetto con il quale mettere a tacere i sensi di colpa che mi sarebbero piombati addosso il giorno dopo. Ho bevuto così tanto che adesso sono fuori di me, ogni azione è giustificata per stasera ... non credi? -
- Tu sei ... sei – non avrei mai trovato la parola esatta, né ce ne fu bisogno. Mi lasciai spogliare, lasciai che Scott si occupasse di me senza più alcuna remore, guidato unicamente dalla sua voglia di avermi, un desiderio maturato giorno dopo giorno che lo aveva messo alla prova all'inverosimile. Allargai le gambe per permettere al suo corpo di farsi spazio, mi aggrappai con le cosce intorno alla sua vita in una presa ferrea. Baci bollenti sparsi lungo il mio petto, la sua lingua leccava e stuzzicava la mia pelle, concentrandosi particolarmente sui miei capezzoli. Scott succhiò il mio piercing, tirando appena con i denti e subito una scarica di piacere e dolore mi pervase il corpo, risalendo lungo la mia spina dorsale. I nostri gemiti stavano riempiendo la stanza mentre Scott allargava le mie cosce con un gesto violento e ficcava il suo viso perfetto sul mio inguine.
- D-dio - avevo urlando quando la sua bocca bollente si era stretta intorno alla mia erezione, ancora di più quando aveva iniziato a muoversi su e giù con forza. Artigliai i suoi capelli mossi tra le dita, li strinsi per gestire il ritmo di quei movimenti, stavo muovendo il bacino per andare incontro alle sue labbra. Era fantastico. Era da perdere la testa.
Scott riemerse per prendere respiro, il suo viso era rosso e pieno di piacere, le sue labbra umide e quasi evanescenti, le volevo. Ci baciammo, lo attirai a me con forza, cercando la sua lingua con la mia in un bacio passionale e lascivo, lo stavo divorando, adoravo il suo sapore che quella notte sapeva di alcol e di me. Scott fu il primo a sciogliersi, vedevo la smania nei suoi occhi, quella voglia di andare avanti per soddisfare i suoi bisogno il più presto possibile. Lo sentii trafficare per qualche attimo prima di trovare quello che cercava, mi passò il preservativo che aprii con un piccolo morso, prima di posizionarlo velocemente sulla lunghezza della sua erezione.
Scott si stava versando una dose abbondante di lubrificante sulla mano mentre mi preparavo psicologicamente a quello che stava per accadere. Ci baciammo, le sue dita si muovevano dentro di me prima lentamente, poi con più forza, fino a farsi spazio. Gemetti, Scott era fenomenale, era esattamente come lo avevo immaginato, forse ancora meglio. Allargai le gambe ulteriormente, portandole alle sue spalle per permettergli di penetrarmi il più possibile, i suoi occhi erano del tutto persi nella contemplazione del mio corpo nudo e pallido ... steso lì per lui.
- Posso? - Scott aveva sussurrato con voce roca, sentivo la sua erezione spingere appena sul mio sedere. Ero confuso, non riuscivo neppure a parlare, mi limitai ad annuire e a prepararmi quanto più potevo.
- Dimmi se ti faccio male, ok? -
- Sì ... - ma il dolore era troppo simile al piacere per provocarmi davvero fastidio. Lasciai che Scott entrasse lentamente dentro di me, continuavamo a baciarci senza prendere un attimo di respiro. I suoi gemiti contro le mie labbra si facevano sempre meno controllati a mano a mano che affondava dentro il calore del mio corpo centimetro dopo centimetro.
L'eccitazione era alle stelle per entrambi, troppa attesa, troppa voglia mal trattenuta per tutto quel tempo. Mi lasciai andare, Scott era dentro di me interamente adesso e lo sentivo eccome, stava ansimando, mentre io boccheggiavo e mi lasciavo afferrare i fianchi con violenza per permettergli di prendere possesso del mio corpo del tutto. Mi aggrappai alle sue spalle possenti mentre le sue spinte mi donavano un piacere mai raggiunto fino a quel momento.
- S- sei ... sei perfetto, Juri ... - la sua voce era rotta dall'eccitazione – s-sei perfetto ... lo sapevo. -
Avrei voluto rispondergli, ma per la prima volta nella mia vita non ci riuscii, i miei mugolii di piacere dovevano essere più che indicativi però. Le spinte di Scott si facevano insostenibili, eravamo raggiunti al limite dell'eccitazione ormai, mi strinsi ancora più forte al suo corpo mentre venivo scosso dall'orgasmo, seguito un attimo dopo da Scott che gemette forte prima di accasciarsi contro il mio corpo. I battiti del mio cuore erano assordanti così come quella fantastica sensazione di appagamento che scuoteva ancora il mio corpo.
- M-mio Dio ... è stato ... - la sua voce era bassa, il respiro affannoso.
- Pazzesco – conclusi io, con un sussurro roco – è stato anche meglio di quanto avrei mai potuto immaginare, Scott ... -
Lui rise appena – Sono ancora un po' sbronzo, quindi preparati per il secondo round.
- Sono già pronto, Scott ... - dissi ad un centimetro dal suo viso prima di baciarlo con passione.
Quella notte era nostra, pensai, ne avrei approfittato fino all'ultima goccia.
JJ
Alla fine l'adesione alla festa di Alexey era stata così numerosa da costringerlo a cambiare location e quando entrai capii il perché. Tutta quella gente non sarebbe mai entrata nella sua camera e nemmeno nel corridoio dell'intero piano, fortunatamente Roman aveva acconsentito a prestargli il suo locale, dato che era il giorno di chiusura. I ragazzi ballavano e saltavano in ogni centimetro della sala, la musica era assordante e l'alcol scorreva a fiumi.
Mi ci volle un po' per farmi strada in quella bolgia ma con fatica riuscii a localizzare i miei amici, Alexey e Ren se ne stavano seduti su un divanetto circondati da bottiglie e cicche di sigarette. Alla mia vista il primo spalancò le labbra in un sorriso sfavillante.
-JJ! – urlò – mancavi solo tu! Che te ne pare?-
- Epico Alexey – risposi divertito dalla sua soddisfazione – ti sei davvero superato ... parleranno di questa festa per generazioni intere –
- E questo non è niente, lascia che la situazione si scaldi davvero ... -
Poi mi sedetti e lui mi porse subito da bere, io accettai e poi passai lo sguardo brevemente su Ren, non aveva detto una parola, se ne stava per conto suo a fumare con lo sguardo perso nella folla. Sembrava non essersi accorto nemmeno del mio arrivo, anche se io sapevo bene che stava deliberatamente ignorando la mia presenza, questo mi faceva male.
- Beh? – mormorò Alexey stranito – solo io ho voglia di festeggiare stasera? –
Io scossi le spalle distogliendo lo sguardo dal mio amico – Forse solo tu sei assurdamente di buon umore ... che ti è successo? Hai finalmente lasciato Bridget? –
A quel punto il suo sorriso si tese tanto da sembrare quasi una caricatura – Ancora meglio, caro mio ... potrei avere qualcosa di scottante per le mani ... -
Quelle erano pessime premesse, scossi la testa – In che senso, che vuoi dire? –
- Non fare quella faccia, biondino ... non hai niente da temere ... soltanto che il mondo non smette mai di sorprendermi – concluse bevendo l'ultima goccia del suo liquore.
Conoscevo bene il mio amico, era successo qualcosa di allettante anche se lui si era subito precipitato a minimizzare. Non era sfuggita neanche a Ren quella strana allusione ed ora fissava Alexey attentamente.
- Ma guarda la tua faccia Romanov, sembri un gatto che punta un uccellino ferito! – rise Ren facendo brillare i suoi occhi neri.
- Ah davvero? - ribatté l'altro con un sorriso misterioso sulle labbra.
- Ti va di movimentare un po' le cose? – lo sguardo di Ren era sempre più intenso e Alexey lo sosteneva senza battere ciglio.
- Chissà ... -
- Magari qualcuno passerà da queste parti ... - continuò Ren – e lo inviteremo a restare ... -
Mi ritrovai a fissarli sgomento – Ehi, non ho idea di quello che avete in mente, ma lasciate perdere. -
Alexey mi diede una pacca sulla spalla – E dai, JJ ... non è niente di che, sarà che sono un po' brillo e straparlo – rise.
- Già – si associò l'altro – non si sa mai cosa potrà portare un bicchiere di troppo -
Non riuscivo a stare calmo, nonostante quei due continuassero a voler sembrare tranquilli e sorridenti a me apparivano di più come due draghi, maligni e cospiranti, non avevo mai guardato i miei amici e pensato che fossero spaventosi.
- Questa cosa non mi piace ... me lo dite di che parlate? Sembra che io sia l'unico a non afferrare il punto! Si tratta di Chris? Che diavolo è questo mistero adesso ... - insistetti.
Quello rise scuotendo la testa – Non c'è niente per cui tu debba avere quella faccia preoccupata! -
Io mi voltai dall'alta parte e mi sforzai di credere a quelle parole, sapevo che non era un tipo cattivo , eppure c'era qualcosa nel loro modo di fare che mi faceva temere il peggio. Avevano scelto di nascondermelo qualsiasi cosa fosse e questo mi rendeva tremendamente inquieto, come se mi stesse mancando qualcosa, forse la loro fiducia.
Nel lasciar vagare il mio sguardo intono alla sala, notai una testa bionda e confusa farsi largo fra i ragazzi ubriachi ed euforici, era Lyonel. Mi sollevai a quel punto e gli andai incontro sorridente, alla fine era venuto davvero, Matt aveva deciso di stare con Kayle e studiare per una verifica mentre Juri aveva ricevuto un'offerta di lavoro, ero contento che almeno lui fosse lì.
- Ce l'hai fatta! – dissi io a mo' di saluto.
- Stavo per perdermi qui dentro in effetti – rise – mai vista tanta gente –
- Alexey si è superato – concordai – te lo faccio conoscere –
- D'accordo ma prima di offro da bere –
- Non serve, sul serio! – risposi imbarazzato.
- Dai! Mi hai invitato qui, sono uscito con te ed i tuoi amici e mi sono divertito un casino, da quando ti conosco mi diverto come mai in vita mia ... - ammise sorridente – fammi sdebitare –
A quel punto ero sull'orlo dell'imbarazzo più totale – va bene, allora una birra –
Quello parve soddisfatto – una birra in arrivo –
Così si fece largo verso il bar, il che non fu semplice vista tutta quella calca, io rimasi fermo a chiedermi cosa diavolo mi fosse preso. Non mi ero mai sentito in imbarazzo con nessuno, anzi Matt mi rimproverava sempre la mia totale mancanza di pudore e vergogna.
- Nelle serate in cui siamo insieme non mi pare fosse permesso portare distrazioni – quella voce bassa fu così penetrante da fendere il suono acuto della musica ed arrivare dritta al mio cervello.
Mi voltai e mi ritrovai a fronteggiare Ren, eravamo quasi della stessa altezza ma lui sembrava sempre più imponente di me, i suoi occhi neri mi stavano scrutando con intensità e con quella sottile patina brillante dovuta di certo a qualche canna o le sue pasticche di morfina.
- Cosa? – sussurrai flebilmente, tanto che non seppi se avesse sentito.
- Le distrazioni non sono ammesse in serate dove siamo insieme – ripetè con un tono che si faceva più aggressivo, rimarcando accuratamente la prima e l'ultima parola.
- Distrazioni? – ero frastornato, non capivo, ed ogni istante lui si faceva più vicino e quello sguardo più furioso.
- Ti sei fottuto il cervello, Wùxìao? – mi chiese scuotendomi una spalla con la mano – o forse non capisci quando ti parlo ... quel tipo, che diavolo ci fa qui? –
- Lyonel? –
- Non me ne fotte un cazzo di come si chiama! – sbraitò.
A quel punto mi scossi, riallacciando le fila del mio intelletto e retrocedendo di un passo, mettendo una distanza di sicurezza fra noi.
- Non è come pensi ... io e lui non adiamo a letto insieme – precisai- siamo amici. –
Quella risposta non lo calmò, anzi servì solo a farlo avanzare ancora più irritato -Amici? E da quando? Credevo che noi fossimoamici ... te ne servono altri? –
- Noi?! – mi ritrovai ad urlare più forte di lui, all'improvviso quel discorso mi aveva mandato in bestia – chi ? tu ed io? Tu che non ti fai sentire da giorni? Che mi ignori! Mi hai scritto un messaggio di merda per dirmi che la festa si era spostata, non hai neanche fatto lo sforzo di chiamare ... tu saresti amico mio? – avevo il fiatone – sono uscito con Lyonel e Matt per tutta la settimana mentre tu facevi chi diavolo sa cosa, senza neanche rispondere alle mie chiamate ... -
- Oh è questo il problema? – mi schernì – il piccolo Wùxìao si è offeso?-
- Vaffanculo non è mio il problema ... guardati, fino a due minuti fa ero seduto davanti a te e neanche mi hai degnato di un'occhiata, quando sono arrivato non ti sei neanche girato a salutarmi - scossi la testa nel tentativo di scacciare quella profonda irritazione – fai finta che io non esista tutto il tempo e poi vieni qui e ti lamenti se ho invitato un altro alla festa ... -
Quello sollevò le mani ridendo – per carità, se ti va di farlo ... passati il tempo con quel tipo, chi sono io per giudicare ... -
- Che cazzo, sei sordo? – sbottai – ti ho detto che non ci vado a letto –
- Sai dovresti farlo – assottigliò gli occhi – dovresti trovarti qualcuno ... magari tutta questa rabbia repressa uscirebbe fuori –
Toccò a me ridere questa volta, prendermi gioco di quella provocazione idiota – perché non dici le cose come stanno Ren, perché non la pianti di fare il bambino per una volta ... fai tanto il superiore ma non superi mai niente ... – eccola, quell'espressione arrabbiata e incattivita, quella di qualcuno pronto a saltarti alla gola se solo avesse sentito un'altra parola - dillo che quello che ha detto Chris ti brucia ancora, hai ripetuto mille volte che va bene, che non è stato niente, hai persino sistemato le cose con lui ... ma non è vero niente! Sei ancora aggrappato a quella frase, ci rimugini giorno e notte ... scommetto che lo fai anche mentre scopi con i tuoi passatempi ... non sono io quello che dovrebbe cercarsi qualcuno ... è a te che questo sistema comincia a non andare bene – lo vidi fare un passo verso di me, il buon senso mi imponeva di indietreggiare ma non mi mossi – mi sembra che tu stia dando tanto peso ad una cosa senza importanza –
Mi ritrovai le sue mani che mi afferravano i polsi e stringevano forte, era sul punto di colpirmi ma non lo fece, a distrarci dal nostro momento spaventoso fu il ritorno di Lyonel.
- Niente birra, tutto quello che ho rimediato sono due shots di rum – mi informò ma si bloccò nel vedere Ren e la sua espressione.
Ci fu un istante di silenzio, quasi come se il tempo si fermasse, i loro occhi si incrociarono e si studiarono per una manciata di secondi. Ren era di pietra, rigidico come una roccia e le sue dita saldamente aggrappate ai miei polsi. Lyonel continuava a tenere la sua posa rilassata e spaesata, nonostante stesse soppesando la situazione.
Io con uno strattone mi liberai dalla sua presa, mi voltai vero Lyonel prendendo un bicchierino, lo feci tintinnare con l'altro e poi bevvi tutto d'un fiato, il biondo parve incerto ma fece lo stesso. Presi i bicchieri vuoti e mi voltai verso Ren un'altra volta, ci stava fissando ancora incazzato, accanto a lui si era materializzato Alexey, la scenetta non doveva essergli sfuggita.
- Grazie per la serata – dissi proprio al secondo e gli diedi i due bicchieri vuoti – ce ne andiamo, divertitevi –
Vidi Alexey sul punto di dire qualcosa ma la mia attenzione era rivolta a Ren che aveva ripreso a far finta che non esistessi, voltando la testa e annulandomi dalla sua vista. Così mi girai, afferrai Lyonel per un braccio e lo condussi fuori.
In pochi minuti eravamo all'aperto e camminavamo lungo il viale costellato di locali e pub, l'aria fresca stava lentamente facendo svanire le vampate di rabbia.
- Cos'è appena successo? – chiese Lyonel con un mezzo sorriso.
- Mi dispiace – dissi rammaricato – ti ho trascinato via dalla festa ... -
- Non me ne frega niente della festa JJ ... che è successo a te? Stai bene? –
Io annuì, abbassando appena gli occhi.
- Era il tuo migliore amico quello? Ren? Il tipo di cui parli sempre ... - non era proprio una domanda ma io feci segno di sì comunque – avete litigato? C'entro io? Mi ha dato un' occhiata come se volesse che sparissi. Non dovevi invitarmi se ... -
Lo interruppi – sì abbiamo litigato ... ma tu non c'entri, chi invito sono affari miei, se ha problemi esistenziali meglio che gli passino, niente giustifica il modo in cui mi ha trattato ... -
A quel punto sentii il suo braccio intorno alle mie spalle e poi una stretta salda e confortante – forza, non deprimerti, vedrai che le cose si sistemeranno, siete amici da tanto, gli passerà qualunque cosa sia –
Non sapevo se Lyonel avesse ragione ma mi sentivo stanco, quel confronto con Ren mi aveva distrutto, il suo tono accusatorio, quegli occhi furiosi, non volevo più pensarci. Così passai la serata con Lyonel, mangiammo un gelato e guardammo l'ultimo spettacolo di un film al cinema, ridemmo e scherzammo per tutta la sera finchè ci accorgemmo che era schifosamente tardi e decidemmo di rientrare.
Era da tanto tempo che non mi sentivo così bene con qualcuno, così tranquillo e con un'atmosfera tanto rilassata. Era stato bello provare di nuovo quella sensazione, da quando fra me e Ren si era incrinato qualcosa non riuscivo più a sentirmi bene, avevo sempre una sensazione dolorosa addosso, come se in qualche modo fosse colpa mia. Fu meraviglioso per una sera respirare liberamente.
ANGOLO AUTRICI
Carissime, eccoci qui con un capitolo piuttosto spumeggiante! Il nostro caro Juri si commenta da solo XD che dire? Finalmente ha coronato il suo sogno e Scott non ha decisamente deluso le aspettative! Che ne pensate delle scuse che si racconta il caro Prof? Poi il nostro JJ ha vissuto una serata parecchio particolare, il suo rapporto con Ren sembra decisamente ai ferri corti anche a causa del comportamento del moro! E Lyonel? Potrebbe essere l'alternativa che JJ sta cercando? A voi l'ardua sentenza! Grazie a tutti coloro che leggono la storia e che partecipano così appassionatamente capitolo dopo capitolo!
Un bacio
BLACKSTEEL
sn-v\
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