capitolo 30
JJ
La tensione nel mio corpo era alle stelle, sentivo i muscoli farmi male per quanto erano rigidi, camminavo dritto verso la caffetteria ma ogni parte di me mi urlava di andare dalla parte opposta. Era lì il nostro appuntamento, sapevo che la mamma mi stava già aspettando, lei era sempre in anticipo. Sospirai, il bar era affollato, i tavolini pieni di studenti, ma io sapevo che lei era lì, da qualche parte in quella folla.
Feci il mio ingresso nella struttura ed il nodo allo stomaco si strinse tanto che credetti di vomitare, poi mi bloccai un istante e la vidi. Era seduta ad un tavolo vicino la parete, i capelli raccolti elegantemente, il completo nero ben stirato, gli occhiali da lettura fissi sul naso, stava consultando l'agenda. Per un attimo mi accorsi di essere ancora in tempo per fuggire, ma quando i suoi occhi azzurri si spostarono nella mia direzione, capii di essere in trappola. Il suo sguardo mi inchiodò ed io, persino a quella distanza, potei percepire il senso di disapprovazione che permeava quegli occhi. Ormai ero spacciato, così terminai la mia avanzata ed in silenzio mi sedetti davanti a lei. Mia madre chiuse l'agenda e si portò la tazza alle labbra, bevve e poi poggiandola sul tavolo mi dedicò la sua intera attenzione.
- Jordan, ti trovo bene –
Non c'era un tono particolare, non c'era niente in quella frase, c'era solo quel nome, Jordan Jackson Febers, era il mio nome completo, odiavo quel nome.
- Anche io ti trovo bene – risposi con tono incerto.
Era miserabile quella situazione, patetica, un grosso predatore che mette all'angolo la sua preda e prima di spolparla ci fa due chiacchiere per prolungare l'agonia.
- I tuoi studi? – continuò.
- Vanno bene, la mia madia mi consente di mantenere la borsa di studio – assicurai, se non fossi stato tanto impaurito ci sarebbe stata stizza nella mia voce.
Loro non approvavano niente di me, nemmeno i miei studi, se non fosse stato per l'estremo impegno che avevo dedicato alla realizzazione delle mie ambizioni non avrei neanche potuto frequentare quel college.
- C'è qualche novità degna di nota? Hai realizzato qualcosa di recente? –
L'interrogatorio continuava sempre con quel vago disgusto di sottofondo, stavo cominciando a provare un disagio fisico e mentale significativo, tanto che dovetti distogliere per un attimo lo sguardo da lei.
- Io non faccio mai niente degno di nota, lo sai ... - risposi consapevole che qualunque mio traguardo non le interessasse comunque.
- Questo perché ti ostini a sprecare la tua vita – ci tenne a precisare - a comportarti in modo inappropriato come se dovessi per forza ostentare te stesso, come se il mondo non ti riservasse già abbastanza attenzioni –
Era arrabbiata adesso, non che servisse niente in particolare per farla infuriare con me, il mio modo di essere, il mio aspetto, avevano sempre attirato troppo l'attenzione degli altri e questo aveva messo di cattivo umore la mia famiglia, troppo rigida per tollerare la mia singolarità.
- So bene cosa pensi di me, nessuno ha mai fatto mistero di cosa pensasse di me in vent'anni, quindi cosa sei venuta a fare qui? Sono certo che nessuno di noi vuole restare a questo tavolo più del necessario – precisai.
Quella sollevò un sopracciglio, se non fossimo stati in un bar probabilmente mi avrebbe dato uno schiaffo, ero stato insolente e lei detestava l'insolenza.
- A Novembre ci sarà il tuo ventunesimo compleanno, credi di volerlo passare a casa? – chiese con voce sottile.
Sarebbe benissimo potuta essere una domanda retorica - Non hai mai festeggiato i miei compleanni, non dai sei anni in poi ... -
- Bene – si tolse gli occhiali e puntò nuovamente lo sguardo su di me – questo Dicembre tuo fratello Samuel si sposa. Ha detto che gradirebbe la tua presenza a casa, ma ci tengo a precisare che deve essere consona al contesto -
Mi stupii persino di essere stato invitato – Che vuol dire consono? –
- Smettila di indispormi Jordan, tuo fratello ha insistito perché te lo dicessi ed eccomi qui, ma sei pregato di non accettare l'invito se hai intenzione di farti notare come al tuo solito. – precisò con voce tagliente - ci saranno molte persone, amici di famiglia, gente di un certo calibro e stile ... preferirei che tu non fossi il solito fenomeno da baraccone –
Ahi ... sì, questa faceva male, persino dopo tanto tempo.
- Allora ci penserò ...- continuai – vi farò sapere se accetto –
A quel punto si sollevò – Molto bene ... - si apprestò a lasciare il tavolo ma prima mi lanciò un'ultima tremenda occhiata, di quelle che ti sciolgono la pelle – e tingi quei capelli per l'amor di Dio, altrimenti in casa mia non entri. –
Poi andò via.
Rimasi fermo, non provai neanche a tentare di alzarmi, non ce l'avrei mai fatta, le ginocchia mi tremavano troppo. Ormai sapevo cosa lei pensasse di me e per quasi tutto il tempo non mi importava, ero circondato da persone che mi volevano bene anche se ero diverso, mi accettavano. Eppure, quelle rare volte che la incontravo tutto spariva ed io crollavo in un baratro buio e spaventoso, il senso di disagio che riusciva a trasmettermi mi marchiava la pelle ed era così difficile mandarlo via.
Mi accorsi che a rimpiazzare la figura di mia madre, d'un tratto fu qualcun altro, proprio di fronte a me si sedette Ren, in silenzio. Doveva essere rimasto nei paragi, giusto per accertarsi che lei non mi avrebbe accoltellato anche fisicamente, dal punto di vista mentale ero un colabrodo, doveva essergli evidente.
- JJ ... -
Il mio nome rimase in sospeso per un po', a galleggiare nel silenzio, doveva essere particolarmente preoccupato per chiamarmi per nome.
- Cosa voleva? – continuò.
- Un matrimonio – risposi – dovrei essere consono ... per andarci –
Altro silenzio, ma Ren riprese in fretta – Lo sai che sono solo stronzate. Tu vai bene così, non hai niente che non va –
- Davvero? – chiesi più all'universo che a lui – perché per lei non sembrava ... devo davvero essere una visione raccapricciante. –
Il mio amico sbuffò – Cristo Santo, JJ! Tu sei perfetto, non metterti a dare di matto –
A quel punto sollevai lo sguardo, gli occhi neri di Ren mi fissavano ardenti, sembrava irritato ma riuscivo a specchiarmi in quelle iridi, riuscivo a vedere il mio riflesso, circondato da quel nero sembrava brillare. No, non sembrava affatto male.
- E' così che tu mi vedi? –
Quella domanda non ebbe risposta, vidi Ren sollevarsi dal tavolo e fare cenno di seguirlo, così lo feci.
Ci dirigemmo fuori, dove tutto sembrava migliore, il giorno più luminoso, l'aria più fresca, il mio animo più leggero. Mi aggrappai a lui e sentii il suo braccio passarmi sulle spalle, lo guardai ma il suo viso era distante.
Quando mia madre mi parlava correvo sempre da Ren dopo, per stare meglio, la sua presenza, i suoi gesti mi davano conforto. Ma quella volta Ren era distante, per quanto sentivo il suo copro vicino la sua mente vagava ed io forse sapevo dove. Aveva detto che era tutto risolto quello che era successo fra noi e Chris, aveva persino cominciato a parlargli ma io spevo che qualcosa ancora non andava.
Alle volte lo sguardo di Ren si perdeva per minuti interi e dopo, al suo ritorno nel mondo reale, lui sembrava circondato da una strana aura, fra l'irritato ed il deluso. In realtà non era finito niente, lo sapevo, forse ancora quel paragone lo faceva arrabbiare, forse era anche colpa mia, ero troppo opprimente.
- I preparativi per la festa? – chiesi per farlo tornare alla realtà.
Quello sbattè le palpebre come se si fosse scordato di me – Vanno bene, Alexey è molto gasato all'idea –
- Se hai il progetto di divertirti con qualcuno posso non venire – aggiunsi, con una sensazione che mi era del tutto nuova nel petto, sembrava quasi irritazione.
- Lo sai che mi diverto in altre occasioni ... il tempo non mi manca – rispose secco.
Fra le regole che avevamo c'era quella che riguardava le altre persone, io e Ren avevamo delle distrazioni ma dovevano restare fuori dal tempo che passavamo insieme, non volevamo che interferissero con la nostra amicizia. Proprio lui aveva messo quella regola, potevamo vedere i nostri amanti quando non eravamo insieme, loro dovevano sempre restare al margine.
- Dicevo nel caso volessi prenderti dello spazio ... mi sembra che ultimamente ti stia soffocando – precisai – non vorrei annoiarti ... dopo Mark non ho ancora trovato nessun altro passatempo. –
- E' la festa di Alexey, Wùxiào, non essere noioso ... ci sarai. Non ho voglia di perdere tempo con altri –
- Allora ci sentiamo più tardi – commentai – devo visionare i risultati di un esame, magari mi chiami stasera –
- Certo – disse allontanandosi da me.
Sapevo che non l'avrebbe fatto, non voleva dirlo ma aveva bisogno di starmi lontano, era pessimo il tempismo di certe situazioni, proprio quando hai davvero bisogno d'aiuto, d'un tratto nessuno può aiutarti.
Tornai in camera mia e mi buttai sul letto, sentivo un enorme peso che mi schiacciava a terra.
SCOTT
Inaccettabile. Quella era l'unica parola che fossi riuscito a formulare nella mia mente per un periodo di tempo quasi secolare. Quel ragazzino aveva trovato il barbaro coraggio di presentarsi a casa mia senza alcun preavviso, rischiando di rovinare la mia vita che stava di per se andando già a puttane. Nikolaj mi aveva avvisato, "Finirai per trovarti tra due fuochi, Scott, Juri è pazzo ed il tuo ragazzo ... beh, Lewis finirà con l'accoltellarti dopo un amplesso particolarmente focoso ... "
Ed era così che stava andando per me, soltanto il mio ingegno ed una buona dose di fortuna mi avevano impedito di colare a picco come il fottuto Titanic.
- Stai correndo come un pazzo, va tutto bene? -
La voce del mio ragazzo mi riportò alla realtà, lo guardai un attimo prima di sforzarmi a sorridere per tranquillizzarlo – Certo, ho soltanto paura che finirai per perdere il tuo treno ... -
- Si direbbe quasi che tu non veda l'ora di liberarti di me dal momento che mancano ancora dieci minuti buoni e noi siamo quasi arrivati ... - disse quello, acido.
- Smettila, non cominciare con questa storia. Vorrei soltanto che tornassi a casa in tempo per riposare almeno qualche ora, domani hai le lezioni, no? -
Lewis sbuffò sonoramente – Già, non ricordarmele. Piuttosto, - qui iniziò a ridere appena – quel tipo ... come hai detto che si chiama? -
No, no, no. Ecco le dannate domande di Lewis! Dovevo eluderle, non potevo permettermi un interrogatorio.
- Juri – borbottai cercando di non mostrare tutto il risentimento che provavo per quel dannato ragazzino rompipalle – Juri, il ragazzo di Nikolaj – aggiunsi di nuovo.
- Sai, non mi sembra proprio il suo tipo! E' così provocante, hai visto com'era conciato? Mi ha ricordato uno di quei feticisti del sadomaso. Credevo che Nik fosse un tipo posato ... tutto libri e buoni propositi. -
- Ti stupirebbe sapere che tipo sia in realtà Nikolaj! - dissi mostrandomi quanto mai elusivo – e poi si sta soltanto divertendo un po',... non credo sia una storia troppo seria, ma a volte passa a trovarlo, sono molto scatenati ... mi serviranno dei tappi prima o poi. -
- Ho capito – Lewis sembrava sinceramente convinto oltre ad essere fin troppo divertito– da quello che mi hai raccontato vedo che Nikolaj sta già meglio dopo quella brutta storia con il suo ex ... mi fa piacere, il fatto che stia andando avanti è positivo. -
La nostra conversazione morì in quel modo, si stava facendo tardi sul serio, così ci limitammo a lasciare l'auto e dirigerci velocemente verso la stazione ferroviaria. Lewis si strinse appena a me, di rimando mi limitai ad accarezzargli appena la spalla. Nonostante fosse tardi e la stazione fosse del tutto vuota o quasi non volevo farmi notare da possibili studenti nei dintorni e lui lo capiva.
- Scrivimi quando arrivi, ok? -
Lewis annuì, sorridente – La prossima settimana tocca a te venirmi a trovare. Sappi che stavolta lo farai davvero, non mi importerà nulla dei tuoi impegni, ok? -
- Certo – lo rassicurai prontamente – sarò libero, vedrai che ci divertiremo. -
Lewis aveva colto la malizia nella mia voce perché i suoi occhi si illuminarono di cattive intenzioni, tuttavia si costrinse a non cedere alle sue voglie. Alla fine il treno si fermò davanti al binario e ci salutammo con un semplice abbraccio.
Quel problema era bello che andato, pensai, sospirando forte mentre percorrevo nuovamente la strada verso la mia auto e mi ci infilavo dentro con una nuova ondata di rabbia che si spargeva per tutto il mio petto.
- Quel bastardo ... - non riuscivo a smettere di pensare a quel dannato, a quello che stava facendo con la mia vita, continuando a premere per farsi spazio un po' di più giorno dopo giorno. Ma quella volta aveva oltrepassato ogni limite, pensai, premendo il piede sull'acceleratore che rombò forte. Eppure se non lo avessi provocato, forse niente di quello sarebbe mai accaduto. Provocato? Ma come poi? Fissandolo come si fissa un dannato ghiacciolo alla fragola nel giorno più caldo di agosto?
Perché io a lezione lo avevo fissato proprio con quello sguardo intriso di desiderio, come uno che non vedeva l'ora di posare le sue sporche manacce su quel corpo esile e perfetto.
- Sono un coglione! - mi dissi, incontrando i miei occhi incazzati nello specchietto retrovisore – sei un coglione, Scott Fields. Qualcuno dovrebbe ricordartelo ogni secondo della tua vita, lo sai? -
Ero arrivato a casa, smontai dall'auto con tutto l'ardore che possedevo e mi diressi impettito verso i gradini d'ingresso, aprendo la porta con le chiavi. Stavo per urlare al bastardo di farsi vedere quando incontrai il volto di un secondo ospite tutt'altro che atteso. Matt era in imbarazzo proprio come Nikolaj quando mi videro entrare in casa. Se ne stavano entrambi in piedi, nel bel mezzo del salotto mentre il mio amico sorreggeva due tazze colme di qualcosa che fumava.
- Emh, ciao ragazzi. Io stavo proprio andando via, a dire il vero ... - dissi sorridendo alla volta di quei due che impallidivano attimo dopo attimo come due bambini delle elementari.
- Prima dovresti portare con te quello che hai lasciato in stanza – mi fece notare Nikolaj, facendo un cenno verso le scale. Perfetto, Juri mi aspettava lì. Passai oltre, rabbrividendo appena al solo pensiero di quello che stava combinando lì dentro. Avrebbe ficcanasato in tutti i miei fogli vaganti e volanti, probabilmente avrebbe perfino letto i risultati del test di quel giorno. Ero stato uno stupido ad intimargli di rimanere qui ... dopotutto conoscevo l'alto tasso di pericolosità di Juri. Perché non l'avevo fatto andare via? Perché sei un coglione, Scott Fields, ecco perché!
Entrai in stanza con una furia nonostante fossi anche abbastanza timoroso. Juri era lì, stravaccato sul mio letto con un'espressione beata sul volto che si aprì in un sorriso non appena mi vide
- Ti aspettavo ... gran bella stanza, un po' disordinata, ma ti descrive alla perfezione. -
- Scendi subito dal mio letto – gli intimai, puntandogli il dito contro, non volevo avvicinarmi troppo. Juri sembrava essere stato messo al mondo per stare in quella stanza. Ogni cosa di lui si sposava alla perfezione con la cupezza dei mobili che avevo scelto per la mia camera da letto. Le tende scure e pesanti, il copriletto color porpora, di seta, per non parlare della poltrona di pelle nera, dall'altra parte della stanza.
- Perché? Mi sento proprio a mio agio qui – disse quello allargando le braccia lungo il materasso e sospirando beatamente – inoltre credo di aver appena fatto un ritrovamento di grande interesse. - disse maliziosamente prima di mostrarmi un paio di slip scuri.
- Scott, non dirmi che ti sei rivestito senza questi ... - Juri stava sussurrando con voce provocante – e non dirmi che non porti proprio nulla sotto quel pantalone perché davvero, il mio piccolo cuore potrebbe esplodere ... -
Mi sentii avvampare, adesso dovevo sembrare io la scolaretta alle prese con la sua prima cotta – Qualcuno non mi ha dato il tempo neppure di rivestirmi come si deve, perché se non te ne fossi accorto sei entrato in casa mia senza invito né preavviso. -
- Invito? Non sono mica un vampiro ... - gongolò quello, adesso con i miei slip ad un centimetro dal suo viso, poi diede una bella sniffata e rise – mmm, questi sono miei ora. -
- Tu hai dei gravi problemi! - dissi, con le gambe tremanti ed una strana sensazione al basso ventre. Vedere Juri rigirarsi i miei slip tra le mani era devastante, cercai di concentrare la mia attenzione altrove – adesso alzati subito, devi andare via. E non ti permettere mai più di piombare qui come hai fatto stasera. -
- Vorrà dire che farò in modo di farmi invitare la prossima volta – disse quello inchiodandomi con i suoi occhi scuri, si stava sollevando lentamente dal mio letto fino a raggiungermi.
- Esci – dissi con enorme fatica nella voce.
Juri scosse la testa, tra il divertito ed il confuso – Sei proprio strano tu, sai? Oggi a lezione ho notato come mi guardavi, sembrava che mi stessi spogliando con gli occhi ... mentre adesso hai deciso di atteggiarti ad integerrimo professore ... perché? Perché non lasci perdere? -
La sua bocca era rossa e carnosa, un perfetto cerchio a forma di bocciolo di rosa che si avvicinava attimo dopo attimo al mio viso.
- Perché non accetti la voglia che hai di me? - Sentii le sue mani esili aggrapparsi appena al bordo della mia camicia mentre Juri continuava ad avvicinarsi a me ed io non riuscivo a muovere un solo muscolo per oppormi a lui, a quell'avanzata terribile ed inarrestabile.
- So che lo vuoi ... so che mi desideri, lo vedo nel tuo sguardo, lo percepisco dalla tua tensione ... - la sua voce era bassa, sentivo il suo fiato lieve sul mio viso tanto era vicino.
Lo volevo, desideravo ardentemente quel corpo minuto e pallido, composto da quella pelle perfetta e diafana, il suo profumo mi stava avvelenando l'anima, non riuscivo a respirare, tutto ciò in cui riuscii fu aggrapparmi con forza al suo corpo. Lo spinsi contro il muro, mentre le nostre labbra si univano in un bacio pieno di desiderio e passione. Assaporai la sua bocca, mi persi nel calore delle sue labbra, spingendo la mia lingua contro la sua, facendole danzare, mordendoci a vicenda. Mi sentii improvvisamente meglio, stringerlo a me mi stava risvegliando da quel terribile periodo di impasse in cui ero caduto. Ce lo avevo, finalmente Juri era tra le mie mani, stavo cedendo ad ogni mio desiderio e perversione e non potevo che tornare a respirare una nuova aria priva di paure.
Gli stavo sfilando via la camicia, le mie mani passavano in rassegna il suo petto esile e pallidissimo, attirato dallo sfavillio di un piercing al capezzolo sinistro. Rimasi un attimo a fissarlo, quasi ammaliato, prima di scendere con il viso su quella pallina di metallo e succhiarla. Juri stava gemendo, il suo corpo era in fiamme almeno quanto il mio, continuavo a succhiare, disturbato adesso dal tessuto troppo stretto dei pantaloni sulla mia erezione. Mugolai quando Juri iniziò a toccarmi, le sue mani scivolarono lascivamente lungo il rigonfiamento dei miei pantaloni, premendo, giocando con i bottoni senza osare toglierli di mezzo. Mi abbassai ancora di più sul suo corpo lasciando baci umidi lungo la sottile linea di peluria che portava in basso, dove i suoi pantaloni di pelle mi impedivano di arrivare. Juri sospirava forte, anch'io stavo facendo più rumore del dovuto. Soltanto in quel momento pensai a cosa sarebbe successo se l'avessimo fatto lì, su quel letto, a pochi metri dal piano terra, dove Nik e Matt stavano discutendo.
Mi bloccai improvvisamente, nonostante Juri continuasse a muoversi contro il mio corpo, facendo entrare in contatto le nostre erezioni ancore fasciate nei pantaloni.
- Aspetta – gli dissi, boccheggiante, poi con mani tremanti lo allontanai dal mio corpo – f-faremo troppo rumore ... non possiamo qui. -
Il viso di Juri era rosso di eccitazione, aveva le labbra gonfie per i nostri baci violenti ed i capelli scompigliati, era davvero una visione paradisiaca, pensai, sconvolto dall'eccitazione.
– Perché? Che ti importa? -
- Sei pazzo? Nikolaj mi ammazzerebbe se lo scoprisse! -
- Ma hai trent'anni! Facciamo piano, ti prego ... - Juri tornò a baciarmi con foga e per un attimo cedetti, mi lasciai riportare sul bordo del letto che cigolò non appena ci sedemmo sopra. No, non potevo. Non lì dentro, non con Nikolaj a portata d'orecchio pronto a balzarmi addosso con le sue paternali sul sesso con i propri studenti a discapito della propria relazione consolidata.
Mi allontanai da lui, spingendolo via. Juri mi fissava sgomento, non mi era mai sembrato più sexy di quel momento. Tutto accaldato, a petto nudo, con i pantaloni di pelle mezzi sbottonati sulla sua erezione evidente e quell'espressione adesso corrucciata sul volto. Lo desideravo, ma come l'avrei messa con Lewis poi? E Nikolaj? E con il mondo?
- Devi andare via – dissi con un tono deciso, molto più di quanto lo fossi in realtà – sei un mio studente ed io sono impegnato. Sei terribilmente sexy, Juri, ok ... lo ammetto, stamattina potrei aver fatto pensieri poco puri su te e me insieme, ma adesso non posso andare fino in fondo. -
- Ma perché? Ho la mia auto a qualche metro da qui se non vuoi farlo in stanza ... -
Mio Dio, non devi cedere, mi dissi, stringendo i pugni con tutta la mia forza. Non guardai più il suo corpo bellissimo ed in attesa, mi costrinsi a fissare il tappeto porpora della stanza senza muovere un solo muscolo. Dovevo calmarmi, smetterla di pensare al suo sapore, a quel calore terribile, ai suoi tocchi fantastici e a quel sedere che doveva essere terribilmente sodo e pallido e perfetto ...
- Devi andare via, Juri, non farmelo ripetere e smettila di insistere. Trova qualcuno della tua età, non ti risulterà difficile. -
- Non voglio nessun altro. Ti risulta così difficile capirlo? – ribatté lui con una certa furia negli occhi adesso.
- Non è un mio problema, dannazione! Sono famoso per mandare a puttane qualsiasi cosa nella mia vita, ma stavolta non andrà così. Vuoi capirlo? Non andremo a letto insieme, Juri. Né oggi, né mai! Esci subito da questa fottuta stanza o saranno davvero guai per te! - stavolta toccò a me parlare con un tono rabbioso che non ammetteva repliche. Ero ancora il suo dannato professore e avrei giocato su quel punto se quello era l'unico modo per farlo andare via.
Alla fine fece come gli avevo chiesto, lo vidi rivestirsi velocemente, le sue dita agili si occupavano dei bottoni, poi passò alla cerniera dei suoi jeans e la tirò su.
- Ti ringrazio. -
- Io no, non puoi avermi fatto assaggiare un po' di te e poi pretendere che io la smetta di ossessionarmi ... non è umanamente possibile, sai? Forse stai soltanto giocando ad un gioco sadico ... - disse lui con gli occhi lucidi di indignazione - forse è soltanto il tuo modo di provocarmi e spingermi a tornare sempre e comunque da te!
- Non lo sto facendo – dissi spazientito - sono soltanto le tue fantasie perverse queste. Lo capisci? -
- Allora sei incoerente! Eri geloso di Muriel, mi lanci occhiate infuocate nel bel mezzo del test, poi mi baci e mi sbottoni i pantaloni ... e alla fine mi pianti! Mi lasci così, insoddisfatto ed incazzato ed anche confuso! Credevo fossi io quello immaturo, ma non è così. Vedi di fare un po' di chiarezza nei tuoi pensieri, Scott. -
- Che cosa stai dicendo? Non vorrai fare la predica tu a me! Sei piombato a casa mia mentre c'era anche il mio ragazzo! Il tuo comportamento è inaccettabile! -
- Eppure lo stavi facendo portandomi a letto pochi istanti fa. E sarebbe stata l'esperienza più gratificante della tua intera esistenza, tanto per la cronoca. – Juri era sulla porta adesso, i suoi occhi neri erano fiammeggianti. Non lo avevo mai visto incazzato, mi resi conto, mentre seguivo i suoi passi oltre il corridoio senza conoscerne un motivo preciso.
- Juri, aspetta ...
- Aspetta? Per fare cosa? Lasciarmi prendere per il culo ancora e ancora? Prima mi scacci via come se fosse la reincarnazione delle sette piaghe d'Egitto e adesso mi dici di aspettare? Hai l'alzheimer, Scott? Sei veramente così vecchio e rincoglionito?
Senza rendercene conto eravamo scesi fino in salotto. Matt e Nik ci stavano fissando con espressione imbarazzata ma tesa, era chiaramente visibile dal volto del mio amico che dovevano aver discusso.
- Emh ... Juri, ero venuto a cercarti ... - iniziò il biondo con una certa tensione nella voce.
- Bene, mi hai trovato, adesso devo levare le tende. La primadonna non desidera compagnia per questa notte. - disse Juri incazzato.
- Togliti dalle palle! Bravo! - urlai continuando ad andargli dietro – e non tornare mai più soprattutto! Puoi far finta di non sapere dove vivo? -
Non ricevetti risposta, Juri aveva sbattuto la porta dietro le sue spalle ed era scomparso. Il silenzio si protrasse per tutta la casa, mentre una nuova ondata di imbarazzo mi si riversava addosso.
- Gli ho fatto una bella predica – dissi rivolto a Nikolaj – adesso vedrai che non si permetterà mai più di farsi vedere. -
- O-ok ... - rispose lui, pallido in viso – emh, noi abbiamo finito. Accompagno Matt a casa ... -
- No no, rimanete pure qui voi due. Io andrò a farmi un goccio da qualche parte perché ne ho un fottuto bisogno. - dissi prendendo subito la giacca. Dopotutto non volevo rovinare la serata anche a Nikolaj, non quando finalmente sembrava sul punto di poter chiarire con Matt o quantomeno mentre tentava di farlo. Non aspettai che dicessero nulla, presi le chiavi dell'auto sulla mensola del salotto e andai via.
Proprio in quel momento vidi l'auto scura di Juri sfrecciarmi davanti. Un ragazzino pericoloso ed arrogante ... mi ricordava qualcuno ... eppure non ero mai stato così sfacciato, neppure alla sua età. A volte mi ero comportato da idiota, ma anch'io avevo finito per innamorarmi, una terribile sbandata durata troppi anni ... ma lui non poteva essersi innamorato di me. Era troppo giovane per sapere cosa volesse dire amare davvero, presto la sua ossessione sarebbe svanita, forse perfino in quel momento stava iniziando a detestarmi. Preferii che fosse così. Niente problemi, niente ragazzini pericolosi disposti a tutto pur di prendersi quello che vogliono.
Avevo già Lewis io.
ANGOLO AUTRICI:
Carissime rieccoci qui! Che ne dite di questo nuovo capitolo? Abbiamo assistito ad un incontro molto atteso! Cosa ne pensate della madre di JJ? Vi ha fatto paura tanto quanto a lui? Invece dall'altra parte c'è ancora ostilità! Un altro confronto fra Scott e Juri che ha messo in seria difficoltà il nostro prof! Il caro Scott è deciso a non venire meno alla relazione con il pazzo e geloso Lewis! Non vediamo l'ora di sapere cosa pensate di questa storia! Speriamo che continui ad intrigarvi come sempre!
Un bacio
BLACKSTEEL
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