capitolo 29
MATT
Il mio nuovo motto era andare avanti. Qualunque cosa questo significasse, resistere alle tentazioni, continuare a vivere la mia vita come sempre, smettere di preoccuparmi. Volevo voltare le spalle a tutto ciò che rodeva la mia anima, ne sarei stato capace? Nessuna sembrava crederlo, né Seth, né Juri, né Nik ... nessuno sembrava davvero considerarla un'ipotesi plausibile, possibile che apparissi tanto debole?
- Esiste un modo per toglierti dalla faccia quell'espressione? – la voce di Kayle mi riportò al presente, dannazione lo avevo fatto ancora, mi ero lasciato coinvolgere.
- Scusa – mormorai dispiaciuto.
- Non devi scusarti ... basterebbe che tu mi parlassi, che mi spiegassi – insistette – mi sembra di essere dannatamente inutile! -
- Non c'è molto che tu possa fare! – ribattei con tono pungente, me ne pentii ma ormai era tardi.
- E' successo qualcosa fra voi? – chiese cupo – mi stai lasciando? –
Un brivido gelido mi si arrampicò lungo tutto il corpo, sentivo la gola secca eppure non volevo arrendermi, non volevo rinunciare, Kayle era il simbolo, era l'ultima ragione di vita del nuovo Matt, l'appoggio stabile.
- Non è successo niente di che ... abbiamo parlato, sono solo in difficoltà ... - mentii.
- In difficoltà per cosa? – insistette, mi scrutava curioso, pronto a cogliermi in fallo.
- Mi sento preso d'assalto e di certo il tuo tono inquisitorio non mi aiuta – gli feci notare, lui alzò gli occhi al cielo – e poi ... lui ha detto che ha intenzione di riprovarci, anche se io ho rifiutato ... lui insiste –
Il volto di Kayle era una maschera di irritazione – Gli è dato di volta il cervello? Cazzo, deve essere pazzo ... non si rende conto che è un professore? Non può farlo! –
- Credimi ... - mormorai più a me che a lui – ci sono tante ragioni perché non dovrebbe farlo ... ma questa volta non ha intenzione di considerarle ... -
- E tu? – mi chiese alla fine – di che opinione sei? -
- Sono qui mi sembra – risposi secco.
- Sei qui ... ma non con la testa, ci stai pensando sì o no? –
- Forse –
- Cazzo! – sbottò irritato.
Era dolce Kayle, comprensivo, onesto, ma non era un idiota, sentiva quando una cosa puzzava da chilometri di distanza. Non era confuso, allarmato o sopraffatto come me, lui aveva una chiara idea di ciò che voleva e capiva che gli stava venendo portato via. Non di netto, ma subdolamente, perché ogni giorno la mia mente era sempre più proiettata verso Nik. Immersa nei ricordi che avevamo in comune, in quei sentimenti profondi e combattuti, in quel bacio così travolgente.
- Devi capire che sono successe tante cose – cercai di spiegare.
- Cose per cui tu sei stato male – mi interruppe – non fingiamo che io non abbia capito quanto quel tipo ti abbia segnato, Matt ... eri distrutto ... te ne sei stato per i fatti tuoi mesi interi, senza che rivolgessi la parola a nessuno ... -
- Possiamo smetterla di parlarne adesso? - ribattei stremato – questo doveva essere un appuntamento ... dovevamo divertirci, invece abbiamo finito per parlare di lui ancora ... sono stanco – mi sollevai dal tavolo – torno al dormitorio –
Prima che lui potesse dire o fare niente mi allontanai precipitandomi verso l'uscita, l'aria fuori era fresca, aveva appena smesso di piovere ed il profumo di terra bagnata mi investì le narici. Prima che potessi mettermi in marcia verso la mia stanza mi sentii afferrare, Kayle mi aveva raggiunto e mi teneva il braccio con una presa sicura.
- Aspetta –
Quel tono, quegli occhi, Dio, Kayle sapeva come incatenarmi a lui quando voleva, non resistetti a quella presa e lasciai che si avvicinasse. Posò le dita sul mio viso, sentii le guance avvampare, mi guardava con quel velo spesso di desiderio negli occhi.
- Mi dispiace ... se ti faccio tutte quelle domande ... - soffiò a pochi centimetri dalle mie labbra – è perché, al solo pensiero di perderti, vado fuori di testa ... -
Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quegli occhi blu, erano così profondi e magnetici, mi sporsi appena verso le sue labbra.
- Non vado da nessuna parte ... sono qui ... -
Fu lui a suggellare quel bacio, a circondare i miei fianchi con le sue braccia, mi ritrovai immerso in un profondo calore, nonostante il vento stesse diventando freddo, l'abbraccio di Kayle mi riscaldava. Eravamo fuori, dove tutti potevano vederci e non dovevamo preoccuparcene, non dovevamo correre a nasconderci in qualche angolo buio, perché non stavamo facendo nulla di male. Potevo dire lo stesso di Nik? Ero pronto a rimettere sul mio cuore quel peso? Il peso della colpa ...
Solo quando le mie spalle sbatterono contro il muro mi resi conto che eravamo già arrivati al corridoio del dormitorio, non ci eravamo ancora staccati, non del tutto. Facevamo delle brevi pause tra un bacio e l'altro per riprendere fiato ma poi ci gettavamo l'uno sull'altro feroci. Sentivo le dita lunghe di Kayle sotto il mio maglione, mi sfioravano la pelle nuda e questo mi faceva rabbrividire ed emettere leggeri sospiri. Ci trascinammo a fatica fino alla porta della sua camera, lo vidi tirare fuori dalla tasca le chiavi ed aprire. Dentro era buio.
- Non c'è ... - mormorai tra un bacio e l'altro.
- No – rise lui.
Ci lasciammo cadere sul suo letto ed al contatto con il materasso mi rilassai, lasciandomi completamente andare alle sue carezze. Sentii le sue labbra sul mio collo, con un gesto rapido liberò entrambi dei maglioni, le mie mani si aggrapparono disperate alle sue spalle. Poi sentii ancora una volta le sue dita sfiorare la pelle sotto la linea dei jeans, mi vennero i brividi quando slacciò i bottoni.
- Kayle ... - gemetti ormai preda dell'eccitazione, la mia pelle era in fiamme.
Lui rise – Vuoi che ci vada più piano? – mormorò umettandosi le labbra con la lingua, poi mi poggiò un bacio leggero sul basso ventre – vuoi ... qualche altra attenzione prima ? –
Sospirai stremato, quella domanda rimase a galleggiare per qualche secondo, mentre io facevo i conti con l'eccitazione che mi mozzava il respiro e mi impediva di mettere insieme due parole.
- No ... - riuscii a sillabare alla fine – Kayle ... ti voglio ... -
Il suo sguardo si affilò ancora ed il suo sorriso divenne più famelico, lo aiutai a liberarmi dai pantaloni e dai boxer. A quel punto lo spinsi invertendo le posizioni, rise quando si ritrovò schiacciato dal mio peso, mi ero messo a cavalcioni su di lui e le nostre erezioni si toccarono. Altri brividi, altre scariche di adrenalina, ogni secondo perdevo sempre di più il controllo, chiusi gli occhi mentre sentivo Kayle posizionarsi meglio sotto la mia apertura. Io allungai una mano verso il comodino dove sapevo di trovare il lubrificante, ne misi una dose abbondante sulle mie dita ed iniziai a massaggiare dentro di me.
- Matt ... Matt ... - sussurrava il mio nome mentre mi baciava e mi attirava a se.
Avevo cominciato anche a massaggiare la sua erezione ma non mi permise di farlo per molto tempo, avevamo entrambi troppa voglia di sentire un altro genere di piacere. Quando fu dentro di me smisi di ascoltare, smisi di fare caso al mondo esterno, ai rumori, mi ritrovai come intrappolato in un'altra dimensione. Avevo le sue mani sui fianchi che guidavano i miei movimenti, sentivo la sue labbra sul mio collo e l'eccitazione di entrambi crescere. Ad ogni spinta, ad ogni prolungarsi di quella sensazione la mia mente scivolava, correva lontano verso ricordi che avevano quella stessa intensità.
Così ad un tratto non era più in una camera ma in un auto ed era una notte torrida, il mio corpo era cosparso di salsedine, le sue mani era grandi e possenti, si aggrappavano a me come se temessero che sparissi all'improvviso. Io mi muovevo sempre più freneticamente su quel corpo che era totalmente sotto il mio controllo ed io lo adoravo, adoravo quel tipo di potere. Adoravo che quegli occhi scuri apparissero impauriti e spaesati in mia presenza, adoravo sconvolgere quell'uomo, adoravo possedere la sua mente.
Nikolaj ...
Nikolaj era lì, Nikolaj era tutto, era ancora come prima, eravamo insieme stretti in quell'abbraccio bramoso e disperato. Quegli occhi totalmente persi nella mia contemplazione, adoravo quella visione, la vista del suo volto in venerazione, della sua confusione. Mai come quella notte fui tanto onesto con me stesso da capire cosa davvero adorassi di noi due, a cosa non ero disposto a rinunciare. Amavo il modo in cui lui mi faceva sentire, il modo in cui quegli occhi mi facevano sentire, il potere che avevo sulla sua volontà. Nikolaj era mio ed io ero tutto ciò di cui lui aveva bisogno, era così perfetto, era come doveva essere.
Eravamo ormai al limite, ancora poche spinte ed il piacere supremo avrebbe inondato i nostri corpi lasciando le nostre menti vuote. Ed accadde, un altro movimento, un affondo che il mio corpo fece ormai senza più controllo, le sue dita che affondavano nella mia carne, non riuscii a trattenermi dall'urlare gettando indietro la testa ed accogliendo il suo seme bollente.
Caddi sul suo corpo stremato mentre lui mi adagiava piano accanto a se, riaprii gli occhi lentamente e la realtà mi investì violenta. Non c'era nessun Nikolaj lì, non c'era mai stato, era solo nella mia mente. Era con Kayle che avevo fatto l'amore, c'erano le sue braccia a stringere le mie spalle ed il suo corpo nudo accanto a me. Che hai combinato Matt?
- Matt ...- la voce di Kayel si levò dall'oscurità – è stato ... incredibile ... così ... diverso ... -
Il petto mi si strinse appena – Diverso? – la voce mi tremò.
- Sì ... insomma in senso buono ... - rise – scusa se ti snervo alle volte ... so che la mia gelosia non ti aiuta, ma ... se lo faccio, è solo perché non voglio che fra noi due finisca ... non voglio rinunciare a te, sono pronto a combattere per quello che abbiamo –
Mentre lui mi stringeva fra le sue braccia, io mi facevo ogni istante più piccolo ed insignificante, la vergogna si insinuava in ogni cellula del mio corpo. Come avevo potuto fare una cosa del genere? Pensare a Nik in quel momento ... usare Kayle. Mi venne il volta stomaco ma restai in silenzio, come se quell'abbraccio mi avesse paralizzato, rimasi zitto ed in silenzio fingendo di dormire, finchè anche lui non si arrese alla stanchezza.
Solo quando constatai che dormiva profondamente mi mossi, mi misi a sedere sul letto e mi nascosi il viso fra le mani, come avevo permesso che una cosa del genere accadesse?
Sgusciai via attento a non svegliarlo, mi rivestii e lasciai quella camera in tutta fretta, non riuscivo a fare finta di niente. Mi serviva aria ma per quanto sarei potuto andare lontano non sarei riuscito ad allontanarmi abbastanza dalla mia testa e da quella sensazione schifosa che provavo verso di me.
Ad un tratto sentii dei passi ed a svoltare l'angolo fu Juri, la sua camera non era lontana. Ci fissammo per una manciata di secondi, poi il suo sguardo mutò. Dalla sorpresa alla preoccupazione ed io non resistetti, gli corsi incontro gettando le braccia al suo collo e stringendolo spasmodicamente, lui ricambiò la stretta prontamente.
- Va tutto bene? – chiese sottovoce.
- No ... - mormorai – non va bene per niente, sono merce avariata Juri ... sono ... una persona meschina ... lui ... mi ha marchiato, è parte di me, mi perseguita sempre ... ed io gliel'ho permesso! – nascosi la testa nell'incavo del suo collo prima di lasciarmi andare a quell'ultima confessione – perché a me piaceva come mi faceva sentire ... mi piaceva averlo in pugno, essere la sua ossessione ... ed ora ... lui è la mia .... -
JURI
Cercai di concentrarmi sul senso di quelle domande in colonna. Scrissi qualche risposta, scartando quelle di cui non ero ancora del tutto certo. Un altro esame di filologia ... Scott amava metterci alla prova con test scritti con i quali monitorava l'andamento generale della sua classe. Ne avevamo già fatto un altro devastante per la maggior parte di noi, i risultati erano stati molto scarsi secondo Scott, aveva preso molti dei miei compagni ad uno ad uno, fronteggiandoli nel suo ufficio per chiarire alcuni concetti che nessuno di loro sembrava aver capito. Ovviamente io non ero stato contattato, avevo strappato la sufficienza ma non avevo ricevuto nessuna spiegazione sul perché il test fosse andato in quel modo. Non mi aspettavo niente da lui, mi sentivo piuttosto spento in quel momento della mia vita, preferivo starmene in stanza a scrivere o dipingere piuttosto che immergermi nel caos delle lezioni. Mi capitava raramente di stare così di merda, ma quando succedeva sembravo quasi trasformarmi, come mi facevano notare tutti.
Mi stavo imbambolando e non andava affatto bene, cercai di concentrarmi portandomi la mia solita penna piumata alle labbra in un gesto automatico. Scribacchiai un'altra risposta quando iniziai a sentirmi osservato. Alzai lo sguardo verso la cattedra per notare gli occhi chiari di Scott fissi sul mio viso. Non battei ciglio, sostenni quel suo sguardo preoccupante senza muovere neanche un muscolo. Avevo ancora la punta della penna tra le labbra, la mordicchiai appena con i denti senza volerlo. Scott mi stava fissando in un modo intenso e del tutto inatteso ... il mio cuore stava accelerando i battiti dal momento stesso in cui i nostri sguardi si erano incontrati qualche istante fa.
Persi la concentrazione inesorabilmente, forse Scott se ne rese conto perché subito abbassò lo sguardo sui suoi libri e riprese ad appuntare qualcosa sulla sua agenda. Faticavo a respirare, non era semplice tornare alla realtà e impedire ai ricordi del nostro unico ma intensissimo incontro di tormentarmi perfino in quei momenti. Dovevo stringere la morsa su Scott adesso o mai più, mi dissi, ignorando ormai del tutto il compito mezzo scritto e mezzo vuoto sotto il mio naso. Era il momento giusto di agire e provocare Scott un'ultima volta prima di mollare la presa eventualmente. Sapevo dove viveva ormai, non sarebbe stato complicato beccarlo da solo o costringerlo ad invitarmi ad entrare. Dopotutto era quello che voleva anche lui, no? Altrimenti come avrei mai potuto spiegare quelle occhiate infuocate? Io non ero pazzo e soprattutto non gli ero indifferente, questa era una certezza, l'unica che possedevo.
- Avete ancora dieci minuti prima della consegna. -
Poi la voce secca di Scott mi riportò alla realtà e, a malincuore, mi costrinsi a concentrarmi di nuovo su quelle domande.
Uscii da lì poco dopo, avevo consegnato il foglio lasciando scorrere lo sguardo sul volto adesso impassibile di Scott che lo aveva afferrato velocemente e senza aggiungere nulla. Alcuni studenti erano ancora nelle vicinanze, quindi non mi arrischiai a dire nulla e fui costretto a lasciare la stanza.
Ero profondamente frustrato quando mi diressi verso l'esterno dell'edificio. Quella bella giornata di sole mi infastidiva, ancora di più le risate insensate dei ragazzi stesi sui prati verdissimi del campus ... non c'era proprio un cazzo da ridere invece.
Stavo per rinchiudermi in stanza quando notai due figure conosciute in avvicinamento. Kayle stava raccontando animatamente qualcosa a Matt, gesticolando e sorridendo, l'altro sembrava perso nei suoi pensieri come sempre più spesso accadeva. Li raggiunsi aumentando il passo ed infilandomi tra la calca di gente in corridoio, poi posai una mano sulla spalla al mio amico che si voltò con la confusione nello sguardo
- Dobbiamo parlare! - gli dissi incurante delle occhiatacce di Kayle che sussurrò qualcosa come "ma era con me ... "
- Di cosa? Che ti prende? - Matt era confuso, ma non c'era tempo per quello, lo trascinai davanti, spingendolo a camminare nonostante le sue proteste. Piantammo Kayle dall'altra parte del corridoio e soltanto quando raggiungemmo una zona tranquilla mi fermai, mollando la presa.
- Stasera io andrò da Scott a prendermi ciò che mi spetta di diritto. Tu verrai con me? - gli dissi senza preamboli.
Per un attimo pensai di aver parlato troppo velocemente perché Matt non sembrava aver afferrato nulla, soltanto qualche istante dopo mi resi conto che aveva sentito eccome, eppure non sembrava intenzionato ad articolare neanche mezza frase.
- Matt, basta stronzate, ok? Ieri sera me lo hai detto chiaramente, Nik ti piace per come ti fa sentire e non voglio più vederti così abbattuto ... questo non sei tu, quindi, per favore, smettiamola di prenderci per il culo e fingere che le cose vadano bene così come sono perché non è vero. -
- Per favore Juri ... non coinvolgermi in ... quello ... - Matt non riusciva a trovare la parola giusta tanto era scosso.
- Non vuoi che ti coinvolga con Nik? - gli andai incontro con tono aggressivo – Svegliati! Tu sei già coinvolto e lo sai fin troppo bene! - allargai le braccia – intendi portare avanti questa farsa con Kayle ancora per molto? -
Matt era a bocca aperta – E' complicato ... e fingere che non lo sia non migliorerà le cose! Devo qualcosa a Kayle, Juri. Qualcosa di meglio che piantarlo a causa delle mie fantasie marce -
- Bene, ok! Allora rimani con lui per sempre! Dimostragli la tua riconoscenza a sfavore dei tuoi fottuti sentimenti, perché non credere che non lo sappia ... sarebbe evidente anche ad un cieco. Non ha già iniziato a fare le prime domande? Non ci credo ... è così sveglio lui ... che scuse stai inventando per giustificare il nuovo Matt?- non gli impedì di rispondere, ormai ero partito e avrei anche finito – Ma no, Kayle, è tutto come sempre ... sono soltanto stanco per via delle lezioni! Io voglio stare con te! - aggiunsi con una vocetta irritante che fece incazzare Matt ulteriormente.
- Vai a fare in culo, Juri. Tu non sai niente. Non mettermi in mezzo, smettila di usarmi per ottenere un lasciapassare per quella fottuta casa. Ti ho confidato i miei sentimenti perché ho paura! Ho bisogno di capire cosa mi succede quindi smettila! Vedi di trovare un altro modo per entrare nelle grazie del tuo professore, ma non usare me. -
Matt mi aveva perfino spintonato mentre passava oltre infuriato. Mi morsi le labbra, stringendo tra le mani le maniche troppo lunghe del mio maglione sformato. Non volevo usarlo affatto ed il solo pensiero che Matt potesse crederlo mi aveva ferito. Avevo cercato di svegliarlo da quel finto torpore in cui si era costretto a cadere pur di non far soffrire nessuno, tornai in stanza pieno di parole inespresse e con un peso enorme sul cuore.
Tyler era lì, portava soltanto il pantaloncino nero della nostra squadra di football.
- Per fortuna esisti tu. Dovresti accogliermi ogni giorno così, giuro che ogni malumore andrebbe via – commentai lanciando un'ultima occhiata al fisico statuario del mio coinquilino adesso con un'espressione assassina sul volto.
- Ma andrebbero via anche i tuoi occhi perché te li caverei – sbottò incazzato prima di ricoprire tutto quel bel di Dio con il resto degli indumenti della squadra. Sospirai, sognante, quella Christine doveva essere la donna più invidiata dell'universo.
- Sono sordo alle tue minacce, Ty-Ty, dovresti saperlo – lo rimbeccai, prima di stendermi pietosamente sul mio letto ancora sfatto – e poi oggi mi sento quasi svuotato da ogni cosa ... -
- Ti ho mai fatto intendere che fossi interessato ai tuoi problemi, per caso? -
Ancora una volta lo ignorai, la sua cattiveria non mi aveva mai neppure sfiorato davvero – Il punto è che tutti vogliono essere felici ma nessuno fa niente per esserlo davvero! La maggior parte della gente che conosco preferisce nascondere la testa sotto la sabbia e fingersi soddisfatta invece di combattere per ciò che vuole davvero. Ecco perché alla fine siamo sempre tutti così orribilmente infelici ... -
- A chi stai cercando di fare la predica, Juri?Perché prendersi la briga di preoccuparsi del resto del mondo? Cerca di pensare a te stesso. Ognuno fa quello che cazzo vuole indipendentemente dalle tue parole, per fortuna. - sbottò quello, irritato.
- Parli da egoista adesso. -
- Ma guarda, mi becco due insulti uguali da due persone diverse nel giro di appena tre giorni. Che scoperta ... Tyler Bradbury è un egoista figlio di puttana ... siete proprio acuti voi. - quello rise appena, ma non c'era alcuna gioia in quel gesto, soltanto una lieve amarezza.
- Non doveva essere un'offesa, l'egoismo fa parte della nostra natura, alcuni di noi sono semplicemente più bravi a soffocarlo ... vorrei soltanto che il mio amico la smettesse di fingere ... non si può mentire a se stessi e agli altri per sempre, prima o poi si finisce per star male, male davvero ... -
- Credimi, questo tuo amico può fingere quanto gli pare, ma prima o poi si troverà comunque ad affrontare la merda che gli spetta, che lo voglia o meno. -
- Parli per esperienza personale? - gli chiesi, cercando di incontrare i suoi occhi che però sfuggirono dai miei subito dopo.
Tyler non rispose e subito il silenzio calò subito su di noi, c'erano così tante domande che avrei voluto porgli, eppure non osavo, mi trattenevo con tutto me stesso dall'irrompere con violenza nella vita di una persona così ostinata ... con Tyler funzionava in quel modo, avevo capito nel corso delle settimane.
- Io vorrei soltanto che la smettesse di mettere davanti il bene degli altri a discapito della sua felicità, perché questo è quello che sta facendo - parlai ad alta voce senza neanche volerlo.
- Ti sbagli, questo è il gesto più onorevole che possa fare.-
L'amarezza con cui aveva parlato mi lasciò senza parole, lo vidi prendere il suo borsone sportivo e lasciare la stanza senza che fossi stato capace di rispondergli. Tyler stava passando un momento di merda e per quanto non sapessi nulla di lui ero certo che ci fossero in ballo delle scelte troppo importanti. Mi sollevai da lì piuttosto scosso, decisi di fare una doccia calda e prepararmi per uscire.
Avevo deciso di farlo, presentarmi a casa di Scott e provocarlo fino a quando non avrebbe ceduto o mi avrebbe buttato fuori di prepotenza. Quel suo sguardo era stato come un invito per me, una sorta di sprone a provarci ancora un po'. Che Scott lo avesse fatto consapevolmente?
Non credevo ... eppure dentro di lui voleva qualcosa da me ...qualsiasi cosa fosse ero pronto a dargliela. Soltanto pensare a lui mi diede i brividi, si espansero lungo la mia schiena e neanche l'acqua bollente riuscii a mandarli via. Anch'io ero egoista dopotutto, avrei fatto perfino un patto con il diavolo pur di strappare Scott al suo ragazzo ... se questo non dimostrava quanto fossi egoista ...
Mi vestii con cura quella sera, scegliendo un paio di boxer di pelle lucida, con dei fantastici lacci di stoffa che si chiudevano sui fianchi. Mi piaceva il profumo del cuoio sulla pelle, così come quella sensazione di ruvidezza che mi dava. Presi una camicia scura dall'armadio e l'abbinai con un pantalone di pelle lucida, così stretto da lasciar ben poco all'immaginazione. Sapevo che Scott avrebbe apprezzato ... il total black mi donava, pensai, incontrando il mio riflesso allo specchio. Il nero dei vestiti metteva in risalto la mia pelle diafana, facendo splendere ulteriormente il castano scuro dei miei occhi che sembravano quasi neri quel giorno. Mi passai le dita tra i capelli lisci e spettinati per dare un po' di volume, alla fine presi le chiavi della mia auto e lasciai la stanza.
La gente mi fissava con un certo interesse, alcuni non avrebbero mai fatto l'abitudine a me, pensai, sospirando. In fondo ne ero felice, differenziarmi dagli altri era sempre stato qualcosa di naturale, una sorta di ricerca della mia personalità che seguivo da quando ero un ancora un bambino. Mi diressi verso i parcheggi, incurante delle occhiate per poi salire in macchina e mettere in moto.
Non riuscii a frenarmi, mi accostai un attimo vicino al marciapiede per scrivere un ultimo messaggio da inviare a Matt.
"Mi dispiace, non avrei dovuto dire certe cose, ma sappi che penso soltanto alla tua felicità. Io sto andando da Scott ... spero che tu mi raggiunga. "
Non sapevo come l'avrebbe presa, con ogni probabilità avrebbe ignorato quel messaggio. Forse aveva dei piani per quella sera, Kayle non avrebbe mai mollato la presa su Matt e questo, in un certo senso, gli faceva onore.
La villetta di Scott e Nik si ergeva in fondo alla strada, così decisi di parcheggiare ad una certa distanza dal loro vialetto. Non ero agitato, non avevo mai avuto paura di mostrare i miei sentimenti a nessuno. Pensai che non fosse normale, dopotutto il timore di una delusione d'amore era la cosa più naturale per qualcuno che si trovasse nella mia stessa situazione. Raggiunsi la porta d'ingresso, poi citofonai. Soltanto in quel momento sentii qualcosa muoversi nel mio stomaco, un piccolo senso di agitazione ... ma niente di ingestibile.
Nella mia mente pensavo che sarebbe stato Scott ad aprire quella porta. Mi avrebbe guardato con quel suo cipiglio arrogante per poi chiedermi "Che diavolo ci fai qui?", io avrei risposto qualcosa che lo avrebbe mandato su tutte le furie. In realtà non andò proprio così.
Il volto di Nikolaj apparve in tutta la sua confusione ma ci volle soltanto un attimo prima che si trasformasse semplicemente in rassegnazione – Juri ... che ci fai qui? -
Sorrisi e mi appoggiai allo stipite della porta con il corpo – Sto cercando Scott ... è in casa? - la mia gamba era già dentro, Nikolaj non aveva neppure fatto in tempo a rispondere.
- Permesso! - chiesi intrufolandomi all'interno dell'abitazione nonostante le proteste dell'uomo preso alla sprovvista.
- Juri, aspetta! Non puoi fare così! Arrivare all'improvviso, irrompere a casa nostra ... -
- Sei stato tu ad aprirmi e poi ad invitarmi dentro – dissi io, incurante delle sue proteste. Avevo sbattuto appena contro un mobile e sapevo che il rumore avrebbe allarmato Scott, eppure il salotto era vuoto, mi guardai intorno, notando che anche la luce della cucina era spenta – Allora? Dov'è?
- Juri, non è il momento più adatto ... -
- Che sta succedendo qui? -
Ci voltammo entrambi verso le scale, con mia grande sorpresa mi resi conto di essere sul punto di conoscere Lewis. Il ragazzo stava scendendo i gradini, era chiaro che si fosse rivestito proprio in quel momento dato che i suoi capelli erano scompigliati e il maglioncino aveva tutte le cuciture in bella vista. Vederlo in quello stato me lo fece odiare con tutto il cuore, che cosa aveva Lewis più di me?
- Oh, J-juri è un nostro studente ... - fu Nikolaj a prendere la parola – v-volevi dei chiarimenti per il test di oggi? Beh, siamo proprio occupati adesso come vedi, magari domani ... -
Decisi di stare al gioco, non ero assolutamente intenzionato a lasciare il campo di battaglia però – E tu chi saresti? Un altro studente in cerca di chiarimenti? - chiesi, rivolto verso il viso cupo di Lewis. Quello sorrise appena, si credeva furbo probabilmente a farsela con Scott in quel modo.
- Già, il professor Fields è proprio ferrato ... -
Fu proprio lui ad irrompere in stanza in quel preciso istante. Scott scese le scale, il suo viso bellissimo era allarmato da far paura, mi lanciò un'occhiata di rabbia pura che riuscì a controllare un attimo dopo, non appena Lewis si voltò verso di lui. Era uno straordinario attore, non potei fare a meno di notare, mentre sorrideva con espressione indulgente al suo ragazzo.
- Chi è lui? - chiese Lewis a Scott, lanciandomi un'occhiataccia.
- Perché non te lo fai spiegare da Nik? - Scott rise appena, divertito prima di rivolgersi al professor Wayright, del tutto confuso – devi smetterla con tutta questa segretezza. Sai che Lewis non fiata con nessuno ... con lui non devi fingere, Nik, davvero. -
Avevo appena capito che cosa Scott stesse cercando di fare pur di salvarsi il culo – C-che cosa? - ma Nik non doveva aver afferrato il punto.
Fui io ad andargli incontro – Nik, rilassati ... non volevo metterti in imbarazzo, credevo che non ci fosse nessuno, altrimenti non sarei venuto a trovarti ... scusami. -
Mentre parlavo fissai Scott dritto negli occhi, fu come se tutti avessero tirato un sospiro generale, eccetto Nik che continuava a guardarmi con un'espressione agghiacciata.
- Non sapevo avessi il ragazzo, Nik – Lewis sembrava aver ritrovato il suo vecchio spirito, non c'era più sospetto nei suoi occhi adesso – beh, non preoccuparti comunque. Sono il primo a stare con un professore, di certo non devi farti problemi se vuoi far venire a casa il tuo ragazzo mentre ci sono anch'io. -
- I-io ... - Nik era sconvolto, suo malgrado ormai faceva anche lui parte di quella terribile farsa -o-ok. Beh, mi sono lasciato prendere dal panico, ecco tutto. -
Scott rise forte – Come sempre d'altronde. - poi fissò il suo cellulare e sobbalzò - Mio Dio, è tardissimo Lewis. Se non ci diamo una mossa perderai il treno di ritorno. Va a prendere il borsone, ti porto io alla stazione. -
- Dannazione, è vero. Come diavolo è passato così in fretta il tempo? - disse quello con un tono tutt'altro che entusiasta, poi lo vidi filare sopra e fu quello il momento in cui lo sguardo di Scott tornò ad essere spaventosamente preoccupante.
Mi puntò il dito contro mentre scuoteva il capo con rabbia, ma non osava pronunciare nulla per paura che Lewis potesse sentirci dal piano di sopra. Nikolaj aveva sospirato forte, adesso ci fissava con un'espressione di puro sconforto sul volto.
- Tu, non muoverti da qui. - sibilò Scott incenerendomi con lo sguardo – al mio ritorno faremo i conti. -
- Non vedo l'ora – dissi con un filo di malizia nella voce che non sfuggì a nessuno.
Nikolaj si nascose il volto tra le mani, poi sussurrò qualcosa simile ad un "Mio Dio, perché vivo ancora in questa casa?"
Alla fine mi ritrovai perfino a salutare Lewis mentre usciva di casa accompagnato da Scott.
Rimasi lì, con il cuore palpitante per troppi motivi diversi, a chiedermi quanto incazzato sarebbe stato Scott al suo ritorno.
ANGOLO DELLE AUTRICI: Eccoci qui con un nuovo capitolo :) Con questo capitolo ci spostiamo sul versante Reed e Leineau con le loro ossessione più o meno proibite. Matt non ce la fa proprio ad ignorare Nik, nonostante faccia di tutto per non pensarci o vederlo, mentre Juri, invece, non ha alcun timore di ciò che gli potrebbe accadere, anzi sta cercando disperatamente di mettere Scott con le spalle al muro!
Speriamo che il capitolo vi sia piaciuto ... non vediamo l'ora di sentirvi :)
Un bacione e alla prossima!
- BLACKSTEEL -
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