capitolo 27
TYLER
Quindici di ottobre. Una ricorrenza strana quella, il compleanno di mio padre che ormai non sentivo da più di un anno. Non potei fare a meno di perdermi nei miei pensieri, chiedermi che cosa ne fosse stato di lui, se fosse tornato sul fronte o se, invece, fosse rimasto in America. Non avevo mai chiesto di Luis a mia madre, né a Rachel ... il ricordo di come ci eravamo lasciati bruciava ancora dentro di me, soltanto pensarci mi faceva venire la nausea.
- Dovresti chiamare a casa di tanto in tanto ... - Christine sembrò leggermi nel pensiero, aveva appena riposto il libro che stava leggendo e si era stesa sulle mie gambe, toccando il prato verdissimo con i piedi nudi. Fece un sospiro di puro piacere – E' giusto che sappiano che te la stai cavando bene ... potrebbero essere in pensiero, anzi lo saranno di sicuro. -
- Non ho voglia – era vero. I rapporti con mia madre e mia sorella non erano più quelli di prima. La mia lite con Rachel aveva cambiato tutto, così come la decisione di lasciare casa un anno prima. Sapevo che mia madre ne era rimasta profondamente scossa, nonostante facesse finta di nulla quelle poche volte che ci sentivamo per telefono. Ma South Gate non era più un'opzione per me, quella città era troppo intrisa di ricordi deleteri per poterci tornare.
- Ty, quella è la tua famiglia, non fare niente di cui potresti pentirtene in futuro ... - Christine tornava spesso sull'argomento e la cosa mi procurava un certo fastidio che nascondevo a malapena.
- Da dove l'hai pescata tutta questa saggezza? Dalle sedute con la Wellington? -
Christine mi guardò malissimo – Dovresti venirci anche tu, hai fatto soltanto due sedute mesi fa, non cambiano nulla e lo sai bene. -
- Ma dai, mi hanno permesso di conoscere te però! - sghignazzai lasciandola accucciarsi contro il mio petto. Mi misi gli occhiali scuri, infastidito dal sole penetrante pomeridiano – e poi non c'è proprio niente da fare con me ... questo è quello che sono. -
- Ne parli come se fossi il diavolo – aveva commentato lei, scuotendo la testa – Tyler, tu hai una visione completamente distorta di ciò che sei. -
Non era così, era lei a non avere idea di quello che ero capace di fare. Pensai a quante cose di me non sapesse, a tutte le mie macchinazioni che avevo portato avanti pur di ingannare la sua percezione. Mi chiesi perché avessi faticato così duramente per nascondere il mio vero io, perché mi fossi battuto con tutte le mie forze per ingannare una donna ... ma sapevo già la risposta. Christine era tutto ciò che mi impediva di tornare ad essere ciò che Luis odiava. Ancora una volta mi piegavo alla sua volontà ... mi chiesi se mio padre avrebbe mai smesso di influenzarmi o se invece avrei continuato a vivere dietro la sua ombra.
- Tu mi hai fatto bene, Ty. -
- Cosa? - mi riscossi e tornai ad osservare il viso emozionato di Christine.
- Prima di conoscerti non avevo più fiducia nel genere maschile. Dopo quello che mi era successo non riuscivo neppure a stare in compagnia di un gruppo di amici, neanche con la gente con cui ero cresciuta ... ero nella merda, Ty. Mi hai conosciuta in quel periodo, lo sai anche tu – Christine parlava a fatica, il dolore traspariva ancora dalla sua voce, ma la forza che possedeva era disarmante – poi le cose sono cambiate. Ho capito che c'è ancora del buono nell'essere umano ... l'ho capito grazie a te, mi hai sostenuta senza mettermi mai alle strette. Sei stato un amico fantastico ...
E ci saremmo dovuti rimanere, pensai, cercando di cacciare via quella terribile irrequietezza che provavo dal momento stesso in cui la nostra relazione aveva subito quel cambiamento. Avevo cercato in tutti i modi di non far evolvere quell'amicizia, ma non avevo esperienza in merito. Quello non faceva parte della mia natura.
Alla fine era successo, eravamo di ritorno da una passeggiata quando Christine mi aveva baciato inaspettatamente.
Le cose erano cambiate, lei aveva ritrovato la forza di avvicinarsi ad un ragazzo dopo due anni di lotte interiori che l'avevano divorata.
- Hai avuto pazienza con me ... mi sei stato vicino quando ogni altro ragazzo avrebbe lasciato perdere e lo hai fatto in modo disinteressato. -
Perché non sono per niente attratto dalle donne, Christine, pensai, sollevando lo sguardo sul cielo terso. La mia incapacità di portarmi a letto una donna era passata come bontà di animo e perseveranza, ma la cosa peggiore è che ero stato io a permettere che quella versione di me venisse fuori. Avevo illuso Christine, ma avevo illuso anche me stesso.
- Quindi smettila di comportarti come se fossi il diretto discendente di satana e chiama tua madre in questi giorni ... -
- Lo farò, ma adesso smettila di rompere – acconsentì sbuffando per la frustrazione. Christine rise allegramente, poi mi diede una manata in pieno petto che non evitai neanche. Alla fine balzò in piedi e mi strinse appena
- Ti accontenterò, devo andare da Bridget. A quanto pare ha litigato di nuovo con Alexey e adesso è in camera a piangere. Non capisco perché continuino ad andare avanti in questo modo ... dovrebbero farla finita – si lamentò Christine.
- Forse perché sono due idioti – le feci presente.
- Alexey lo è, ma Bridget è soltanto innamorata ... non hai idea di quanto mi dispiaccia. Prima o poi gli farò il culo a quello stronzo! -
Mi venne da ridere, l'idea che uno scricciolo come Christine andasse a piantar grane ad uno come Alexey non stava né in cielo né in terra – Beh, buona fortuna, Dottor Stranamore. Io me ne starò un altro po' qui a prendere il sole ... ci si vede più tardi. -
Christine si piegò su di me e mi baciò appena prima di allontanarsi a passi veloce verso gli edifici del campus.
Cercai di mantenere la calma, strinsi i denti con tutte le forze per impedire che lo schifo che provavo per me stesso mi assalisse di nuovo. Era inutile, sapevo di aver toccato nuovi vertici di abiezione andando di nuovo a letto con Chris.
Presi una sigaretta dal taschino e l'accesi, sperando di calmare i nervi. Non potevo rinunciare a lui ... Wayright rappresentava l'unico aggancio con il Tyler reale, quello che tentavo inutilmente di soffocare. Odiavo quella parte di me, ma per quanto ci avessi provato non potevo neppure liberarmene. Esisteva ed io dovevo imparare a conviverci.
- Sembrate usciti da una pubblicità della mulino bianco – la voce di Chris giunse da vicino, un attimo dopo apparve davanti a me – dovrei regalarti un cane per completare il quadretto perfetto. - disse con un tono acido ma allo stesso tempo divertito.
- Ce l'ho già un cane – commentai, certo che la mia frecciatina avrebbe colpito il punto giusto. Chris non se la prese, anzi si avvicinò a me, fino a crollare sul prato a pochi centimetri dal mio corpo. A giudicare dal viso stanco era appena uscito da lezione, ma nonostante tutto i suoi occhi verdi brillavano di vita, esattamente come i miei non lo avevano mai fatto.
- Se il tuo intento era quello di offendermi non ci sei riuscito. Sai, a volte il padrone pur avendo il comando della situazione finisce per creare una sorta di dipendenza verso il proprio animale domestico. -
Lo guardai, c'era un sorrisetto malizioso sul suo volto – Dipendenza, eh? - ci pensai un po'. Non c'era mai stato niente di sano nel nostro rapporto, in effetti.
- Già, è un po' come quando inizi a fumare e non riesci a smettere – disse, prendendo la mia sigaretta con un gesto veloce. Se la portò alle labbra e tirò una boccata – soltanto che nel nostro caso la dipendenza ha effetti ancora più devastanti. Non è con un cerotto che riuscirai a liberarti di ciò che desideri ... -
Il cerotto era Christine, non ci voleva poi molto a capirlo – Allora cosa mi consiglia, dottore? - chiesi, genuinamente interessato.
Chris rise ancora, i suoi occhi brillavano di quelle cattive intenzioni che mettevamo in pratica sempre più spesso – Di lasciar perdere questi metodi blandi e di darci dentro con le sigarette. -
- Ma fanno male! Dovrebbe saperlo! -
- Un po' di dolore non ti ha mai dato problemi – commentò lui catturando i miei occhi nei suoi – quando ti deciderai a mettere da parte questa maschera, Bradbury? -
Quella domanda era terribilmente seria, lo capii dallo strano tono usato da Chris
- Mi metti sempre alle strette alla fine ... -
- Non lo sto facendo per me stavolta, Tyler. Lo dico per te, lo dico per lei ... prima deciderai di mettere un punto a questa storia, prima riuscirà a farsene una ragione. So cosa le è successo, so che provi affetto per lei o forse pietà ... ma qualsiasi cosa sia non ti aiuterà a stare con lei. -
- Quindi dovrei stare con te, no? - gli chiesi, genuinamente interessato.
- Non ho detto questo ... a me non cambia nulla, sai? Non mi illudo più. Mi basta stare con te di tanto in tanto, so che non potrebbe essere diverso da così a questo punto. -
Non c'era alcuna emozione nella sua voce adesso, pensavo di trovarvi dolore, forse rassegnazione, in realtà Chris era terribilmente freddo in quel momento. Ero stato io a renderlo così duro? Troppe delusioni ... troppe speranze infrante giorno dopo giorno.
- Beh, la vita è tua. Fa come meglio credi. Stasera usciamo? - Chris cambiò tono e discorso velocemente, stava sorridendo appena adesso.
- Credo sia d'obbligo. - non aveva idea di quanto mi stessi trattenendo dal molestarlo davanti a tutti. Cercai di non guardarlo troppo, qualsiasi cosa in lui mi mandava fuori di testa ormai. Dal suo profumo a quel corpo magro ma atletico ... quelle labbra, la sua lingua, il suo sguardo malizioso e quella postura che rivelava quanto le sue intenzioni fossero terribilmente simili alle mie.
- Perché non lasci perdere? -
- Che cosa? - chiesi confuso.
- Con questo – Chris allargò le braccia – te lo leggo in faccia quello che stai provando adesso. Lascia perdere e saremo liberi di fare ciò che vogliamo ovunque vogliamo o quasi ... non sarebbe una terribile liberazione? -
- Non posso – dissi con semplicità – non riesco. Non è quello che voglio. -
- Ti preoccupi di quello che penserebbe la gente? - Chris era attento.
- Sono cose dalle quali non puoi tornare indietro. - dissi seccamente.
- Quindi non sei sicuro che valga la pena farlo per me? - non c'era rabbia nella sua voce, ancora una volta ne rimasi stupito – credi che sia una cosa passeggera? Che potrai ignorare più avanti? -
No, in nessuno universo parallelo avrei mai potuto incontrare uno come Chris ed ignorarlo, ma era meglio che lui credesse questo. Era meglio che mi odiasse un po' di più di prima, pur di non dargli quelle certezze che lo avrebbero spinto a mettermi con le spalle contro il muro e a farmi capitolare una volta per tutte.
Un attimo di silenzio carico di tensione, poi Chris parlò - Che cosa accadrebbe se incontrassi un ragazzo che mi piace e a cui piaccio? Uno di quelli che sarebbe disposto a vivere una storia alla luce del sole, senza problemi ... -
Come se non ci avessi già pensato ... Chris non aveva neppure la pallida idea dei problemi che mi ero fatto nel corso di quell'anno ...
- Sinceramente? Non credo che riusciresti a stare con un altro. -
Chris era sorpreso dalla mia risposta ed anche un po' infuriato adesso – Ah, quindi mi stai dicendo che non riuscirò mai a superare questa cosa? Bene! Hai proprio una bella opinione di me -
Mi ritrovai a ridere e a combattere con quella terribile voglia che avevo di baciarlo – Chris, l'hai detto tu che mi ami ... non io. Sono parole venute fuori dalla tua stessa bocca. - gli ricordai.
- Ma anche l'amore passa, Tyler. Si arriva ad un punto in cui qualsiasi cosa può mutare ... -
- Già ... dovrei proprio fartela grossa però. Sono andato via per un anno dopo averti pestato ed eccoti ancora qui ... - non avevo voglia di litigare, tanto meno di offenderlo, eppure volevo che capisse – l'unica cosa che non mi perdoneresti è un omicidio probabilmente. -
Avevo superato il limite, me ne resi conto quando vidi il viso di Chris mutare – Stai cercando di dirmi che ti terrei con me a qualsiasi costo? - c'era amarezza nel suo volto – hai ragione. Lo farei e l'ho fatto, ma non vuol dire che sarà per sempre così. Sto con te perché so che in fondo al tuo petto alberga qualcosa di simile ad un cuore gelido e rattrappito ... -
- Non ci contare troppo, vivo con me stesso da diciannove anni e non sono certo di averlo mai incontrato. -
- Non dire cazzate, so quello che provi quando sei con me, smettila di atteggiarti. - sbuffò.
- Bene, allora stasera ti aspetto al solito parcheggio così saremo entrambi felici di vederci -
- Già, tanta azione e poche parole, ti prego. Parlare con te è sempre peggio – Chris scosse la testa, estenuato.
- Tranquillo, ci sarà ben poco da dire, non ti tengo mica per le tue fantastiche doti di oratore. -
Chris mi dedicò una smorfia prima di colpirmi la scarpa con la sua – Fanculo, Tyler. Continua così ed invece del sottoscritto ti farò recapitare una bella ragazza. -
- Sei un bastardo! - commentai, ferito nell'animo – vattene prima che diventi violento. -
- Come se fosse un problema per me! - disse, malizioso.
Lo vidi allontanarsi con un nuovo sorriso sul volto. Non ero l'unico ad aver messo a tacere un bel po' di domande scomode, capii. Tacitamente avevamo deciso di vivere la nostra vita in quel modo, senza pensare troppo a quello che sarebbe successo in futuro. Mi chiesi quanto ci avremmo messo prima di ritrovarci con un bel cumulo di polvere tra le mani.
MATT
Sentii bussare alla porta, mi diressi ad aprire e la figura familiare di Kayle comparve , lui mi sorrise ed io ricambiai. Ultimamente mi stavo sforzando di sembrare normale, non avevo visto Nik in quei giorni e nonostante Juri me lo nominasse sessanta volte al secondo, cercavo di vivere come se nulla fosse successo. Mi sarebbe piaciuta più collaborazione da parte del mio amico, ma avevo preso una decisione, niente più distrazioni.
Uscimmo per passare il pomeriggio insieme, prima al cinema e poi saremmo andati a prendere qualcosa in un locale non lontano.
- Posso invitare anche lui? – chiesi con un mezzo sorriso.
Kayle non parve molto felice – Devi proprio? Era la nostra serata!- puntualizzò.
Tirai fuori il mio sguardo più smielato – Ti preeeego! – lo implorai – credo sia successo qualcosa fra lui e Ren, ha una pessima cera. Il fatto che non sia impegnato a fare baldoria stasera la dice lunga ... -
Quello sbuffò di nuovo – Come ti pare Matt ... -
Lo abbracciai forte – Grazie! –
Kayle rinsaldò meglio la presa su di me per poi farmi aderire al suo petto, in un attimo unì le nostre labbra in un bacio che mi prese totalmente alla sprovvista. Lo ricambiai dopo un attimo di smarrimento e mi aggrappai assecondando il suo desiderio di avermi più vicino. Quando ci staccammo stavamo ansimando entrambi, io ero certo di essere arrossito appena vista l'espressione con cui mi guardava, mi adorava, quel ragazzo mi adorava.
- Chiama il tuo irritante coinquilino prima che ci ripensi – mormorò sfiornadomi la mano.
Io annuii e sorrisi, poi composi il numero di JJ, ci fu una lunga attesa prima che rispondesse, la sua voce era strana, cupa, come non l'avevo mai sentita.
- Pronto? –
- JJ? Ti senti bene? – chiesi stupito da quel tono.
- Certo ... sto bene ... - rispose.
- Senti, sono in giro ... volevo prendere qualcosa in un bar più tardi, ti va di venire? – continuai cercando di ignorare quel tono tanto strano.
- No, preferisco stare in camera –
Questo era davvero strano – JJ ... che succede? Si tratta di Ren? –
Ci fu una lunga pausa – Sì ... no ... non proprio – mormorò – ci siamo chiariti ... insomma , credo! – un'altra pausa – si tratta di mia madre ... verrà qui –
Rimasi in silenzio, sua madre? JJ parlava molto poco della sua famiglia, sapevo che aveva un fratello ed una sorella più grandi, ma dei suoi non sapevo molto. Se la passavano bene, a giudicare da quello che avevo dedotto erano pezzi grossi ma JJ non aveva molto a che fare con loro. Mi aveva detto che era entrato alla Berkeley con una borsa di studio che copriva l'intera retta, visti i suoi ottimi voti alle superiori, non aveva intenzione di accettare soldi dai suoi per nessun motivo. Non mi ero mai permesso di indagare oltre, vista la tensione nella sua voce ogni volta che li nominava, non mi sembrava il caso.
- Sei preoccupato? – domandai tentennante.
- Non voglio vederla ... non voglio ... sentirmi giudicato – ammise.
- Non puoi inventarti una scusa? – insistetti.
- Lascia perdere –
Chiuse la chiamata, io fissai per un attimo il telefono in silenzio, JJ stava decisamente passando un momento di merda. Guardai Kayle che non aveva distolto lo sguardo da me, fu lui a parlare ed interrompere il silenzio.
- Guai? –
- Non lo so, credi di sì, JJ era così malconcio ... – ammisi.
- C'entra quel suo amico strano? Quello che sembra un serial killer? –
Scossi la testa con un mezzo sorriso – Beh ... non del tutto, credo che abbia a che fare con la sua famiglia ... ti dispiace se passo a controllare? –
Mi fece cenno di andare e così ci dirigemmo verso i dormitori, JJ era sempre stato un tipo particolare, difficile da decifrare ma estremamente forte, in quelle parole ed in quel tono non c'era nulla di forte, nulla che sembrasse appartenere al vecchio JJ, questo mi spaventò.
Mentre attraversavamo il campus il cellulare di Kayle squillò, lui sbuffò e prese la chiamata fermandosi.
- Che vuoi? – bofonchiò – No ... come non li trovi? Gli appunti sono lì! – una pausa sembrava irritato, doveva essere il suo compagno per gli esperimenti – ma perché ogni volta che esco da quel laboratorio tu perdi qualcosa? –
Risi e mi allontanai di qualche passo mentre lo osservavo cominciare a camminare nervoso, doveva essere successo qualche casino di nuovo.
Mi appoggiai ad un albero e gettai lo sguardo lungo la folla mentre aspettavo che Kayle terminasse di parlare, c'era un via vai di studenti intenso come sempre, poi lo vidi. Un tipo immobile che fissava in direzione del palazzo del rettorato, mi staccai dall'albero per avvicinarmi di qualche passo, non credevo possibile che fosse lui, quei capelli, quel fisico magro, quella posa, come se stesse aspettando qualcosa. Quando ad un tratto si voltò e mi fissò non ebbi dubbi, Seth era lì.
- Matt – il mio nome gli uscì dalla bocca senza nessuna sorpresa, come sempre, come se nulla potesse stupirlo.
-Seth? Sei proprio tu, che ci fai qui? – io di contro ero sbigottito.
- Sto cercando mio fratello- continuò in tono tranquillo.
- Ma tu ... insomma, da queste parti ... avevo capito che vivessi fuori – o almeno quelle erano le notizie che mi aveva dato Wes: Seth ed il suo ragazzo vivevano insieme, viaggiavano molto ed erano felici.
- Sono di passaggio, do un'occhiata in giro ... - mormorò saettando con lo sguardo fra la folla – Koll ha un impegno in zona ... -
Deglutii mentre cominciavo a sentirmi in imbarazzo, non sapevo nemmeno per cosa, ma Seth aveva il potere di incutere soggezione e dal suo sguardo sembrava essere arrivato con uno scopo.
- Comunque non hai beccato Chris per poco ... aveva lezione fino alle sei ... dovresti fargli un colpo di telefono ... - buttai lì.
Lui restò in silenzio ancora un po', poi aggiunse – Lui non mi ha visto, ma io ho visto lui –
Raggelai a quelle parole, dallo sguardo con cui mi osservava capi subito di chi stava parlando, Nik.
- Curioso – rise fra sé – contro ogni probabilità siete di nuovo in gioco ... -
- Fatti gli affari tuoi – lo interruppi – non c'è niente in gioco ... voglio vivere la mia vita in pace, senza complicazioni, senza sofferenza! L'ho detto a lui e lo dico a te, lasciami in pace –
Quello mi fissò attentamente, tornando in silenzio per qualche secondo, i suoi occhi erano penetranti e mi fissavano come abissi – La follia e la sofferenza che spingono una persona ad odiare ... non sono mai paragonabili a quelle che spingono una persona ad amare – sentenziò, poi voltò le spalle – non farti ingannare dalle apparenza, la realtà è sempre una sola –
Andò via senza dire altro, con passo spedito, come se sapesse già dove dirigersi, sembrava un predatore a caccia più che un visitatore alle prese con un campus enorme. Le mie ginocchia in tutta risposta non smettevano di tremare, quelle parole mi avevano scosso, quell'intensità mi aveva turbato come solo Seth poteva fare. Come sempre sembrava riuscire a leggere dentro la gente, oppure i miei segreti non erano nascosti come credevo, anzi erano in bella vista sul mio volto.
- Scusa la seccatura – disse Kayle attirando la mia attenzione ed affiancandomi – chi era? –
- Mio cugino Seth, il fratello di Chris – spiegai.
- C'è una specie di riunione di famiglia? – chiese quello con un mezzo sorriso.
- Non è mai solo quello quando si tratta di Seth – ammisi a me stesso.
- Mi sa che devo lasciarti per qualche ora ... quel coglione di Andrew ha fatto un casino di nuovo ... ci sentiamo più tardi, la cena non è per niente saltata – mi informò dandomi un bacio sulla tempia.
- Ok, andrò da JJ per capire che succede – dissi – ci sentiamo dopo –
Così mi scossi per cercare di tornare alla realtà e mi diressi verso il mio dormitorio, salii le scale e mi accostai alla camera. La porta era chiusa, strano mi dissi, lui non la chiudeva mai, usai la mia chiave per entrare e l'interno era al buio. Per un attimo credetti che non ci fosse nessuno ma poi mi resi conto di un fagotto rannicchiato sotto le lenzuola, JJ era lì.
Mi accostai al letto e mi sedetti sul bordo, poggiai la mano su di lui e quello si scosse appena senza uscire dal suo nascondiglio.
- Stai bene? – sussurrai.
Il cumulo sotto di me si scosse.
- Vuoi che chiami qualcuno? – non sapevo cosa fare.
- Lasciami solo – una voce rauca raggiunse il mio orecchio.
- Questa mi sembra una pessima idea – affermai, cominciando a massaggiare la sua gamba, nel tentativo di confortarlo – quando io sono stato di merda tu sei stato al mio fianco, scordati che ti lasci solo. Dimmi che succede –
Un altro scossone.
- Si tratta di tua madre? – insitetti – questo incontro ti preoccupa così tanto? –
A quel punto venne fuori dalle coperte e si getto su di me, le sue braccia mi stringevano forte le spalle ed il suo viso era nascosto nell'incavo del mio collo.
- E' difficile Matt! Stare davanti a lei – gemette.
- Non ci vai d'accordo? –
- Lei mi odia! – sbottò – io ... la mia esistenza la offende, offende tutta la mia famiglia –
Quelle parole mi fecero stringere il petto e capii quanto infondo si sentisse solo – JJ ... -
- Sin da quando sono nato ... sono sempre stato troppo diverso ... il mio aspetto, il mio modo di fare, non c'entro nulla con loro ... i miei fratelli hanno reso mamma e papà fieri! Mentre io ... sono sempre stato quello strano ... quello scomodo ... e quando mi guardano, tutti loro, sembrano sul punto di vomitare – fece una pausa ed io mi sentii malissimo, il mio amico soffriva molto sotto quello strato di apparente indifferenza – adesso lei verrà a giudicarmi e resterà delusa del notare che nonostante il tempo passi io sia ancora così spiacevolmente ... me ...-
In quel momento mi resi conto di cosa significasse davvero Ren per JJ, sia lui che gli altri del gruppo erano la sua vera famiglia, loro non lo disprezzavano, lo facevano sentire al sicuro ed accettato. Nonostante fossero persone strane, a volte spaventose parlando di Ren, JJ li considerava un' ancora di salvezza, un' ancora per sentirsi normale.
- JJ ... non so cosa lei voglia da te ... ma per me sei la persona migliore del mondo, sei coraggioso e leale, sei divertente ed hai sempre una parola gentile per tutti... sei un bravo ragazzo JJ, dovresti essere fiero. Non starli ad ascoltare ... tutti coloro che ti diranno il contrario sono solo ciechi ... anche la famiglia sbagli alle volte ... quindi ti prego, asciugati le lacrime – gli sussurrai all'orecchio.
Lui sollevò al testa e mi fissò con il viso bagnato e disperato, mi fissò per un tempo infinito, poi sorrise e quel gesto spazzò via la malinconia da quel volto.
- Sono felice di averti incontrato Matt ... - disse asciugandosi con una manica del maglione – sei un vero amico –
- Anche io sono felice JJ .. esistono davvero poche persone come te, così leali e sincere ... incapaci di fare soffrire gli altri. Non farti calpestare –
- Non lo farò – disse con voce più ferma – non mi farò mettere i piedi in testa ... da lei ... -
Era strano come mi sentissi sicuro in quel momento, stare a fianco di JJ mi faceva sentire forte, dargli una mano in un certo senso aiutava anche me. Ma perché allora non ero tanto pronto quando si trattava della mia vita? Perché mi sentivo tanto spaesato nel prendere decisioni, dove finiva la mia saggezza? Tutto era più dannatamente complicato quando si trattava di me, poi la frase di mio cugino e quello sguardo continuavano a tormentarmi incessantemente:
La follia e la sofferenza che spingono una persona ad odiare ... non sono mai paragonabili a quelle che spingono una persona ad amare ...
Era davvero così? Per quanto avessi mai potuto soffrire i sentimenti che provavo per Nik sarebbero comunque tornati a galla, sovrastando tutto? Rispondere a quell'interrogativo mi spaventava da morire. Non percepire a pieno i miei sentimenti era quello che mi salvava dall'impazzire sul serio.
ANGOLO AUTRICI:
Carissime questo capitolo si commenta da solo ... non so per cominciare dall'arrivo di Seth XD il nostro rosso preferito è decisamente a caccia di fratelli minori! Qualcuno ha pronostici al riguardo? Cosa ne pensate di quello che ha detto a Matt? Per chi è in pena per JJ presto avrete l'onore di conoscere la donna che sta generando tanto scompiglio! E non è la sola .... Chris ancora continua a perpetrare la sua campagna alla conquista di Ty ... quello fra Tyler e i Chris ormai è un triangolo in piena regola :P Vi ringraziamo tutti per le letture, i commenti affettuosi e i complimenti per questa storia. Ci fa piacere che nonostante la lunghezza non vi stiate annoiando! Vi aspettiamo come sempre ansiose di scoprire cosa pensate di questa intricata matassa di gente XD
Un bacione
BLACKSTEEL
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