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capitolo 23




MATT

Quando la lezione finì sentii un senso di oppressione stringermi il petto, volevo solo restare occupato, se cadevo preda dei miei pensieri finivo per ripensarci. Pensare a quello che era successo con Nik, ripercorrere quella scena e quelle parole, quel bacio. Ed a quel punto il mio corpo sarebbe stato attraversato dai brividi ed mi sarei di nuovo sentito come quella sera. Così indifeso, così triste, così rassegnato.

Per quanto mi sforzassi la realtà era quella, lui aveva ragione, non era finito nulla fra noi, non avrebbe mai potuto eppure dovevo fare in modo che lo fosse. Dovevo mettermi tutti i ricordi ed i sentimenti alle spalle, prima che quelli ci avrebbero rovinato. Il tempo dei sogni e dei desideri era finito da un pezzo, nella vita reale non avevamo speranza, non c'era un posto per un amore come il nostro. Il nostre era un amore perdente, anche se puro ad i nostri occhi, era solo una scommessa sbagliata. Avevamo tutte le carte in mano per accorgercene prima ma era progredito così in fretta, avevamo preso fuoco prima di renderci conto delle conseguenze ed adesso eravamo rimasti a fare i conti con i carboni ardenti.

Scacciai per la centesima volta il ricordo di Nik dalla mia mente anche se continuava ad apparire insistente, quell'estate stava lentamente riaffiorando nei miei ricordi, ogni gesto, ogni sguardo, infiniti segnali che non ero riuscito a cogliere, persino il giorno in cui ci separammo ed il suo sguardo. Smettila Matt!, mi intimai.

Avevo eretto un muro per separare quei ricordi, per non mischiare i sentimenti a cui erano legati ed adesso mi ero messo a grattare quella superficie, a giocare con la calce e sgretolarlo lentamente. Non puoi permettertelo. Ora sapevo tutto ed avevo deciso, non importava che avessi torto o ragione, se stessi facendo bene o male, bisognava decidere e l'avevo fatto. Mi ero tirato indietro, avevo scelto di continuare sulla mia strada, anche se era amore quello che provavo non potevo dirlo al mondo, non finché stavo con lui. Quindi dovevo solo andare avanti, continuare a calpestare terreno anche se non mi avrebbe condotto a niente perché in alternativa sapevo già come sarebbe finita. Arrendersi di fronte all'evidenza, di fronte alla realtà, conoscere i propri sentimenti e lasciarli lì a marcire in un cantuccio, questo aveva senso?

- Sei di nuovo fuori dal mondo – mi fece notare Juri, le sue parole mi fecero tornare con la mente al presente.

- Scusa ... - mormorai.

- Non scusarti Matty ... parlami! – mi incoraggiò il mio amico – da quando sei uscito da quella casa come un razzo non hai aperto bocca su quello che è successo –

- Non ho intenzione di farlo – precisai – preferisco andare avanti, sollevarmi da terra e riprendere la mia strada –

- Matt ... - la sua voce era un monito misto di preoccupazione.

- No, ho preso una decisione ... non posso tornare indietro, Juri ... non posso sbagliare ancora, questa volta non potrei sopportarlo – mi presi il volto fra le mani e serrai gli occhi, mi sentivo soffocare.

- E' questo che vuole? Vuole riprovare, vero? –

- Sì ... -

- Cos'è successo lì dentro? – insistette.

- Mi ha baciato ... - dissi in un sussurro.

-Matt –

- No! – lo interruppi – non dirmi che è il destino, non dirmi che è perfetto, non dirmi di lasciarmi andare! Qualunque cosa tu stia pensando non dirmela! –

A quel punto mi sorrise, poggiò le sue mani sulle mie spalle ed avvicinò la fronte alla mia fino a farle toccare.

- Quello che si fa per amore è sempre al di sopra del bene e del male .... –

Mi diede un bacio in fronte e poi se ne andò lasciandomi da solo, preda dei miei pensieri e delle mie sensazioni. Sapevo che voleva aiutarmi, ma forse nessuno poteva, forse era solo il conto salato che dovevo pagare per aver chiesto l'impossibile.

Mi misi a vagare per il campus senza meta, nella speranza di disperdere i miei pensieri e ritrovare un po' di concentrazione, vidi l'entrata della biblioteca e così decisi di chiudermi lì per un po'. Entrai e notai che era abbastanza tranquilla e come sempre silenziosa, presi posto e tirai fuori i libri, sbuffai, non ero per niente dell'umore ma mi serviva una distrazione, solo una .

Prima di chinare lo sguardo sui fogli lanciai un occhiata alla sala piena di estranei chissà se qualcuno di quegli estranei aveva vissuto la mia stessa sofferenza, chissà se qualcuno poteva capirmi. Rimasi immobile, fra quelle facce ignote incrociai un paio di occhi a me molto conosciuti, lui era lì e ricambiava il mio sguardo sorpreso. Mi sorrise poi e fece un cenno con la mano per salutarmi, il cuore cominciò a battermi fortissimo. Lo vidi accennare qualche passo verso di me ed a quel punto mi sollevai, raccolsi in fretta le mie cose e fuggii.

Mi ritrovai a fuggire via, correre lungo il campus, che diavolo fai, Matt? Si chiedeva la parte più razionale di me mentre le mie gambe non smettevano di correre. Mi fermai solo quando fui certo di essere al sicuro, per quando non averlo intorno non significasse affatto essere al sicuro, lui era costantemente nella mia testa. Da quel posto non sarei potuto scappare.

- Cugino? –

Mi voltai e vidi il volto preoccupato di Chris che mi osservava. Sembrava uscito da un allenamento di football, i suoi capelli erano ancora umidi.

- Ciao – dissi cercando di tranquillizzarmi.

- Che ti prende? Hai una faccia strana ... –

Scossi la testa – Va ... tutto bene ... -

- Ne sei sicuro? Sai che puoi parlare con me – insistette, avvicinandosi ulteriormente a me.

Sei davvero ridotto così male Matt? Non riesci neanche ad ingannare Chris?

- Solo ... qualche pensiero ...su di lui, sai ... - balbettai.

- Vi siete chiariti? Te lo ha detto, vero?– chiese ed io rimasi stupito, lo sapeva?

Annuii – Quindi tu ... -

- Me ne aveva parlato, non potevo credere che ti avesse davvero trattato in quel modo, infatti ha avuto tutto più senso dopo – mi spiegò.

Io strinsi i pugni – Beh, se ti capita di parlare ancora con lui di qualcosa ... digli di smettere di provarci, digli di lasciarmi vivere in pace ... -

Poi gli voltai le spalle e me ne andai, era già la terza persona da cui cercavo di allontanarmi quel giorno, tutti intorno a me mi sembravano una minaccia. Mi sembrava di essere sotto un incantesimo, qualunque mossa facessi, qualunque azione o pensiero mi riconducevano a lui e mi intrappolavano. Non riuscivo a togliermelo dalla testa.

A distrarmi fu il vibrare del cellulare nella mia tasca, lo presi, era Kayle, inspirai profondamente e mi portai il telefono all'orecchio.

- Matt! Ma che fine hai fatto? Sei sparito da due giorni! Capisco che le lezioni sono un casino ma almeno un messaggio! – disse con il suo solito tono allegro.

- Scusa – il mio tono lo fece tacere per un istante.

- Matt? Che hai? Ti senti bene? –

- Sì ... sto bene ... sono solo ... - cosa? Se solo cosa, Matt? Distrutto? Annientato? Fottuto? – stanco ... parecchio stanco ... -

- Sei sicuro di stare bene? Ti va di vederci un po'? – sapevo di non averlo convinto.

- A dire il vero sì, mi piacerebbe vederti ... se non hai da fare ... - mormorai.

- Sono nella mia stanza, ti va di venire qui? –

- Sì, arrivo subito –

Chiusi la chiamata e ripresi la mia corsa, questa volta non mi stavo allontanando, mi stavo disperatamente avvicinando, cercavo un porto sicuro, un ancora di salvezza.

Quando arrivai davanti alla porta bussai un paio di volte e quando si aprì mi ritrovai il viso sorridente di Kayle. Non gli diedi il tempo di dire nulla, mi gettai su di lui, stringendolo forte ed affondando il viso nel sul petto. Lo sentii spingermi dentro e chiudere la porta, premette le labbra sulla mia testa.

Ogni cellula di me in quel momento urlava: Ti prego, puoi salvarmi da me stesso?

- Va tutto bene Matt ... sei con me adesso, non ti lascerò a nessuno, non aver paura ... - rispose come se in fondo avesse sentito quella muta preghiera.

CHRIS

- Sapevo che avresti cambiato idea – commentò Alexey con la sua solita arroganza nel notarmi in divisa da football – per che ruolo partecipi? -

Non mi importava proprio nulla del ruolo, ero lì soltanto per potermi riavvicinare a Tyler. Era praticamente impossibile beccarlo da solo, nonostante vivessimo nello stesso edificio non era semplice ritagliarci uno spazio per noi. In fin dei conti la Berkeley non era South Gate e forse anche lui stava facendo del suo per evitarmi.

- Fa lo stesso ... - feci spallucce confondendo nuovamente le idee di Alexey.

- Sei veloce, prova come running back – disse quello alla fine.

Non ero mai brillato in modo particolare come sportivo, mi piaceva giocare a basket con i miei amici e andare a surfare, ma oltre questo non avevo mai avuto una vera e propria vocazione. Tuttavia avevo finito per imparare e migliorare, soprattutto durante l'ultimo anno, quando avevo deciso di gettarmi a capofitto nello studio e negli sport, con la speranza di poter tenere sempre occupata la mia mente. Fu grazie agli allenamenti degli ultimi mesi che alla fine riuscii a non far totalmente schifo, ma dopotutto non mi importava.

Seguivo Tyler con lo sguardo quando potevo, non sembrava aver fatto caso alla mia presenza in squadra, ma sapevo che stava soltanto fingendo. Era bravo, forse anche più di prima, in effetti ritrovarsi in una relazione fitta di menzogne come la sua doveva averlo portato ad affinare le sue già smisurate capacità di bugiardo.

Non importava, le parole di Ren continuavano a sostenermi nei momenti in cui dubitavo delle mie stesse intenzioni. Avevo trascorso più di un anno a desiderare qualcosa che non avrei potuto avere, adesso Tyler era lì, a pochi metri da me, sembrava così semplice poterlo riavere indietro ... combattere o lasciar perdere per sempre ... la scelta di una vita. La stessa scelta che avevo eluso per tutto quel tempo.

Gli allenamenti finirono due ore dopo, ero ormai sfiancato quando raggiungemmo le docce degli spogliatoi. Aspettai che Tyler entrasse nel suo box doccia, subito dopo mi liberai della divisa zuppa, dirigendomi nell'abitacolo accanto al suo. Avevo pianificato quella mossa ovviamente, ma Tyler non sembrava aspettarsi niente del genere.

L'acqua calda avrebbe dovuto farlo rilassare, invece vidi subito il suo corpo irrigidirsi non appena mi notò lì. Era dannatamente bello, con il viso bagnato ed i capelli tirati indietro, a lasciare liberi i suoi occhi grigi come le nubi prima di un temporale. Quello sguardo mi fece sospirare appena, ma cercai di tenere a bada il mio amico lì sotto. Non eravamo da soli e benché quella visione mi eccitasse fin troppo non potevo cedere ai miei istinti.

- Che cosa diavolo credi di fare? - la sua voce era bassa, soltanto un sussurro quasi impercettibile.

- Una doccia? - risposi con uno sguardo malizioso rivolto al suo corpo fantastico – o forse no ... credo che tu possa arrivarci da solo se ti impegni. -

Il bel volto arrogante di Tyler era corrugato – Wayright, ti combino peggio di un colabrodo. Non credere che non ne sia capace ... -

- Fallo – lo invitai voltandomi con tutto il corpo verso di lui. Vidi i suoi occhi passarmi in rassegna velocemente, prima di fissare il muro davanti a lui – Hai paura di toccarmi? Credi di non riuscire a resistere ai tuoi impulsi, è così? -

- Fottiti. -

- Stasera ho la stanza libera. I miei coinquilini non ci sono, magari potresti farlo tu. - dissi in un sussurro, studiando il volto incazzato di Tyler.

- Non mi cambia un cazzo. Stai perdendo il tuo tempo. - ribatté con ostinazione.

- Bene, ti aspetterò fino alle dieci, se non verrai avremo chiuso per sempre, Tyler. Votlerò pagina, mi troverò un altro ... non ci sarà mai più niente tra di noi - dissi con estrema serietà.

- Questo dovrebbe farmi cambiare idea? - lo vidi ridere appena di scherno – è quello che ti chiedo da una vita ... lasciami in pace e basta. Trovati un altro, fa quello che diavolo vuoi, ma smettila di assillarmi con i tuoi problemi. Quanto cazzo può essere difficile andare avanti per te? -

- La conosci anche tu la risposta - non avrei permesso a quelle parole di scalfirmi. Conoscevo Tyler, sapevo quanto fosse bravo a dire l'esatto opposto di quello che provava – è l'ultima possibilità, credimi. -

Mi resi conto di star parlando da solo, Tyler aveva finito in fretta e furia, lo vidi prendere un asciugamano pulito e filare via.

Non riuscii neanche ad assorbire quei sentimenti di rabbia e delusione, qualcosa mi colpì dritto al petto, facendomi sobbalzare. Voltai lo sguardo verso la mia destra, Alexey mi salutò con il suo solito sorrisetto irritante prima di infilarsi sotto il getto della doccia. Mi abbassai per raccogliere il tappo dello shampoo che mi aveva lanciato addosso e lo rimisi al suo posto.

- Credi di essere divertente? - gli chiesi, alzando la voce per farmi sentire oltre il chiacchiericcio degli altri ragazzi.

- Non lo credo ... io lo sono. - ammiccò prima di lanciarmi un altro oggetto che stavolta riuscii ad evitare. Ruotai gli occhi al cielo. Sopportare anche Alexey era troppo, pensai, esasperato. Lanciai un'occhiata verso la sua direzione. Avevo notato il suo tatuaggio lungo il braccio ma non ancora quello che si protendeva per tutto il fianco sinistro. Non riuscii a capire cosa ritraesse esattamente, ma di certo non potei evitare di fissare il piercing che portava sul capezzolo sinistro.

- Ti piace? - mi chiese subito dopo, seguendo il mio sguardo - mi ha fatto un male cane, ma ne é valsa la pena. -

- Non ne sarei così sicuro ... - dissi tornando a farmi gli affari miei.

- E tu? Sei come mamma ti ha fatto? Niente tatuaggi da quello che vedo ... -

Scossi la testa – Non ancora, devo prima trovare un soggetto perfetto, qualcosa che abbia un vero significato per me ... -

- Una C! - propose lui.

Lo guardai confuso – Di Chris? E' troppo banale! -

- No, di Coglione – Alexey sghignazzò forte, seguito a ruota da qualcuno dei suoi compagni nelle vicinanze.

Scossi la testa – Ecco cosa si guadagna dal dare corda ad un idiota. -

- Già, Alexey finisce sempre per battere tutti con l'esperienza – era stato Edward a parlare, si era infilato nella doccia accanto alla mia adesso – meglio lasciar perdere. -

- Che avevi da confabulare con quel figlio di puttana di Bradbury comunque? - chiese Alexey un attimo dopo.

- Te lo direi se pensassi che siano affari tuoi, ma ovviamente non lo sono – dissi e fu il mio turno di sorridere.

- Non costringermi ad investigare, Wayright. So essere molto proficuo nelle mie ricerche quando voglio. - commentò quello con uno sguardo che non lasciava dubbi sulla sua serietà – credevo che io e te potessimo diventare amici. -

- Ah sì? E cosa te lo ha fatto pensare? - chiesi, sciacquandomi gli ultimi rimasugli di shampoo dai capelli – il grande rispetto che proviamo l'uno per l'altro? -

- Più che altro la simpatia che Ren e JJ sembrano provare nei tuoi confronti, nonostante non ne capisca il motivo. Inoltre ci sono un sacco di cose che non mi convincono di quel tipo ... tu lo conosci, no? Venite dalla stessa città ... dimmi un po' perché un porco come quello abbia deciso di prendere la via della castità con una come Christine ... -

- Magari il sesso non è tutto. - commentai, facendo spallucce – magari il loro è un amore puramente contemplativo!

- Nessuno crede a questa balla, Wayright ... nessuno dotato di un minimo di cervello almeno. Siamo ragazzi, siamo perennemente arrapati, Cristo. -

- Parla per te – commentò Edward volgendo lo sguardo al cielo – Alexey, non so se te ne sei accorto ma non siamo tutti uguali, ok? Lascialo in pace, dannazione. -

Quello non sembrò neanche sentirlo, continuò a parlare con me - Sai, ci ho riflettuto parecchio. E sono giunto a due possibili conclusioni; la prima è che Bradbury abbia un'altra tipa con cui se la fa – qui si interruppe un attimo – in questo caso è parecchio bravo, perché non sono mai riuscito a beccarlo con nessuna da sei mesi a questa parte e credimi, ho investigato parecchio. -

- E' lodevole notare il tuo impegno nel ficcanasare in cose che non ti riguardano affatto. Che diavolo ti importa di Bradbury? Christine non è tua sorella ... - commentai con una nota di agitazione nella voce. Stavo iniziando ad odiare la piega che aveva preso quella conversazione.

- Ma è mia amica – Alexey mi fulminò con lo sguardo – ad ogni modo, ci sarebbe la mia seconda conclusione che ho dedotto dal suo comportamento. E se Bradbury non fosse poi così tanto interessato alle donne? -

Non mossi un muscolo, cercai con tutto me stesso di mantenere la mia espressione il più neutra possibile, soltanto dopo un lungo attimo di silenzio scoppiai sonoramente a ridere

- Chi?? Stiamo ancora parlando di Tyler Bradbury? - stavo ridendo di gusto – credimi, quello è tutto fuorché gay! Io che ci sono cresciuto insieme posso dirtelo in tutta sincerità, non ho mai visto un ragazzo portarsi a letto così tante tipe alle superiori. -

- Lascia perdere, Chris. Tanto non lo schiodi dalla sua idee – disse Edward – è inutile provare a parlarci. In realtà lo detesta soltanto perché è un asso nel football. -

Alexey era indignato – Non dire stronzate. -

- Se continua così ti soffierà il posto di vice – gli fece notare il suo amico, sghignazzando appena.

Il moro lo guardò in cagnesco – Devo ricordare cosa ha fatto a te, per caso? Segregarti in panchina? Oscurarti con la sua bravura tanto da mettere a rischio la tua borsa di studio per lo sport? -

La situazione si stava surriscaldando lì dentro.

- Cosa vuoi che me ne importi? E' migliore di me, non posso scontarmela con lui per questo! Io lo accetto, ok? Dovresti iniziare a farlo anche tu. - continuò il biondo, animandosi.

- Accettarlo? Tu ti sei lasciato soffiare la maglia senza combattere, dannazione. -

Decisi che a quel punto era meglio andarmene. Presi il mio asciugamani e me lo avvolsi intorno alla vita, seguito subito dopo da Alexey che mi si accostò.

- Stasera sei dei nostri? Ren ti ha detto che usciamo, no? -

- Già, ma non posso. Ho da fare ... - dissi seccamente.

- Del tipo? Porti qualcuno in stanza, per caso? Ren mi ha chiesto di dormire da me, mentre mio fratello è già tornato a casa. -

- E anche se fosse? - chiesi sollevando un sopracciglio - che vuoi, Alexey?

Alexey fece spallucce, ma le sue occhiatacce continuarono – Che fai molli i tuoi amici per il primo che capita? -

- Sei così supponente, ma chi ti ha detto che devo vedermi con qualcuno? - sbottai, esasperato per tutte quelle domande – devo studiare, ok? Se non te ne sei accorto tra un mese inizieranno gli esami. -

- E dai, è venerdì! -

Lasciai il bagno accompagnato dalle urla di protesta di Alexey. Non riuscivo a capire come avesse fatto a raggiungere i ventitré anni. Era una persona terribilmente irritante.

Mancavano cinque minuti alle dieci. Me ne stavo seduto sul letto, con i piedi che picchiettavano sulla moquette, i miei occhi erano puntati sulla maniglia della porta. Avevo trascorso il pomeriggio come se fossi stato inglobato in una bolla che mi aveva diviso dal resto del mondo, avevo fatto finta di ridere e scherzare, come se la tensione che sentivo allo stomaco non esistesse neanche. Adesso ero lì, alla resa dei conti che tanto avevo atteso e temuto allo stesso tempo.

Compresi che non c'era nulla da aspettarmi, soltanto in quel preciso istante capii quanto fossi stato idiota nell'approcciarmi a Tyler in quel modo. Avevo deciso di comportarmi da predatore e non più da preda, ma avevo commesso un grosso errore. Un predatore non aspetta la propria vittima, ma va a prendersela, braccandola fino a quando non cede, ormai sfinita.

Mi alzai dal letto, deciso ad andare fino in fondo. Non mi importava se ci fosse stato anche il suo coinquilino in stanza, sarei andato a prendermelo da solo.

Aprii la porta e per un attimo non credetti ai miei occhi. Tyler era lì, immobile come un pezzo di ghiaccio. I suoi occhi ardevano di rabbia e desiderio, non ebbi il tempo di fare o dire nulla, un attimo dopo mi ritrovai a terra, dolorante per il pugno che avevo ricevuto.

Mi portai le mani sul volto, le mie dita si macchiarono di sangue mentre sfioravo la ferita aperta sullo zigomo. Mi morsi le labbra dal dolore prima di venir preso di peso da Tyler e sbattuto contro il letto come se non pesassi nulla.

Ancora una volta si mosse troppo rapidamente, uno scatto veloce, durante i quali i suoi occhi si illuminarono di eccitazione, proprio come i miei subito dopo. Ci strappammo letteralmente i vestiti di dosso, sentii i bottoni della mia camicia cadere lungo il pavimento, poi a mia volta gettai la sua t-shirt lontano, scorrendo le mani lungo gli addominali perfetti del suo corpo. I suoi muscoli scattavano sotto le mie dita mentre Tyler appoggiava le ginocchia sul letto e si avvicinava a me velocemente, intrappolandomi.

Poi mi bloccò il volto tra le sue mani, la sua stretta era ferrea, lo sentii scendere con le labbra sul mio collo, prima di assestarmi un morso sulla pelle tenera. Urlai di dolore e piacere, cercando di raggiungere con le labbra la sua bocca. Tyler mi baciò con rabbia, sapevo che mi avrebbe morso di nuovo, così fui io a colpire per primo stavolta. Lo morsi, facendolo mugugnare di piacere contro la mia bocca. Sentivo il sapore del suo sangue sulla mia lingua e mi piaceva da impazzire, dovevo averlo ferito anch'io alla fine.

Non c'era tempo per alcun pensiero razionale, eravamo nudi, stretti l'uno all'altro come se fossimo sul punto di fonderci in un unico corpo. I nostri gemiti venivano soffocati dalle nostre stesse bocche. Aprire le gambe fu incredibilmente complicato, ma quando lo feci fu il massimo. Le nostre erezioni entrarono in contatto, facendoci fermare per un attimo. Le mie braccia erano bloccate contro il materasso da quelle di Tyler. Mi impediva di muovermi mentre assaggiava ogni centimetro del mio corpo, cospargendolo di leccate e morsi dolorosi. Sentivo la rabbia in ogni suo gesto, la sua mano che mi serrava forte la mascella dolorante mentre tornava a baciarmi.

- Sei un bastardo – mi sussurrò ad un centimetro dalle mie labbra – è questo quello che volevi, no? -

- E tu? - gemetti affrontandolo rabbiosamente - E tu cosa vuoi, Tyler? -

Silenzio, le mie labbra furono tappate dalle sue che tornarono a baciarmi voracemente, le sue mani scivolavano lungo le mie cosce, palpandomi, spingendomi a divaricare ulteriormente le gambe mentre i miei ultimi pensieri razionali venivano sopraffatti dalle attenzioni di Tyler. Le sue labbra erano vicinissime alla mia erezione, strinsi i suoi capelli lisci e scuri tra le dita, invitandolo a prenderla in bocca, perché davvero ero ormai allo stremo delle mie capacità. Poi successe, i suoi occhi erano puntati nei miei, mi provocavano mentre la sua lingua giocava con quella parte del mio corpo che stava ormai andando a fuoco. Mani e bocca, sospirai forte, stringendo tra le dita le lenzuola disfatte del mio letto.

- S-sì ... così ... -

La sua lingua percorreva la mia erezione pulsante per tutta la sua lunghezza, aiutata dalla sua mano che si muoveva veloce e precisa su di me. Stavo per venire, non sarei riuscito a resistere ancora per molto, lo sapevo, soprattutto quando sentì le sue dita forzarmi con violenza. Inarcai la schiena, mentre Tyler continuava a muoverle dentro di me per prepararmi al resto.

Mi sottrassi alla sua stretta con un gesto veloce. Feci forza sul suo peso per ribaltare la nostra situazione. Tyler sgranò gli occhi quando si ritrovò bloccato sotto il mio corpo. Ero a cavalcioni su di lui adesso, la sua erezione prontissima svettava accanto alla mia. Vedere tutte le sue buone intenzioni soccombere era tutto ciò che desideravo, volevo che Tyler perdesse del tutto la testa, che capisse quanto fosse inutile negare la realtà.

Scesi sulla sua erezione lentamente, cercando di rilassarmi il più possibile. Gettai la testa all'indietro e chiusi gli occhi, invogliato dai gemiti di Tyler. Le sue mani stringevano i miei fianchi, spingendomi ad accoglierlo tutto.

- Dio ... - la sua voce era bassa e roca, sembrava quasi un lamento mentre spingeva la sua erezione nel mio corpo ancora più in profondità – W-wayright, sì ... così -

Il dolore era forte, ma vederlo in quelle condizioni mi fece eccitare in una maniera tale da farmi dimenticare tutto il resto. Ben presto ci fu spazio soltanto per un piacere fortissimo e dilagante mentre continuavo a muovermi su di lui, guidato dalle sue mani, alla ricerca di quel piacere che ci stava letteralmente mandando fuori di testa.

Mi morsi le labbra, temevo che vederlo in quelle condizioni avrebbe potuto velocizzare il processo e non volevo. Finire significava tornare bruscamente alla realtà dei fatti, vederlo dimenticare tutto e ripartire con i suoi buoni propositi del cazzo. Così dopo un'ultima spinta uscii dal suo corpo, incontrando lo sguardo incredulo e confuso di Tyler che mi stava spingendo nuovamente a continuare.

- Che ti prende? - chiese dopo aver ripreso fiato. Si sollevò appena sui gomiti, non potevo fare a meno di notare quando diavolo fosse bello con i capelli scompigliati e quell'aria confusa che poco gli si addiceva.

- Tornerai da lei dopo? - lo sentii sbuffare mentre si spostava di lato e mi permetteva di sdraiarmi accanto a lui.

- Lo sai – aveva le labbra rosse ed uno zigomo sporco del mio sangue, non mi era mai sembrato così cupo.

- La ami? -

Ma non avevo paura di quella risposta stranamente.

- No, non la amo ... - c'era un pizzico di fastidio nella sua voce – puoi smetterla adesso? - la sua mano raggiunse di nuovo i miei fianchi, voleva riprendere da dove eravamo rimasti ma io non mi mossi.

- Non voglio rinunciare a questo – dissi a denti stretti, inchiodando i suoi occhi nei miei – non mi importa come farai, se finirai nei casini o meno, per una volta voglio soltanto pensare a ciò che voglio io. -

- E cosa pensi che abbia fatto io venendo qui stasera? - Tyler parlò con la sua solita ferocia – credi che sia qui perché me lo hai chiesto tu? Tutto quello che faccio lo faccio perché anch'io voglio questo . E' chiaro? -

- Vuoi me? - adesso avevo paura, mi resi conto di quanto pericolosa sarebbe potuta risultare la sua risposta per me.

Ma Tyler era terribilmente bravo ad eludere le mie domande, lasciai che le sue labbra si avvicinassero alle mie. Il bacio fu diverso dagli altri, non c'era violenza stavolta, soltanto un'incredibile voglia di quel contatto che si faceva sempre più dolce e straziante attimo dopo attimo. Rabbrividii quando le sue mani tornarono a toccarmi, mi lasciai ricoprire dal suo corpo caldo e muscoloso, passando le mie dita lungo i suoi capelli lisci e morbidi. Incarcai la schiena nel percepire l'erezione di Tyler sfiorare appena la mia apertura, le sue labbra erano sulle mie, mi impedivano di urlare, i miei gemiti morivano contro la sua bocca che a sua volta soffocava a stento parole sconnesse piene di piacere.

- Dimmi che mi vuoi - sussurrai con la voce mozzata dalle sue spinte che si facevano sempre più profonde ed intense.

- Shh -

Tyler non rispose mai alla mia domanda, forse avrei dovuto capire la sua risposta da quei gesti, ma i miei sensi persero ben presto il loro appiglio con la realtà, gettandomi in un limbo di piacere e disperazione. Tornammo a fare quello che sapevamo fare meglio ed andammo avanti in quel modo fino a quando non fummo stanchi.


ANGOLO DELLE AUTRICI: E rieccoci quiiiii, ritornate dalla nostra vacanza ed ancora più cariche, con un aggiornamento speciale appena postato per tutti voi :D
Che dire, questo è un capitolo che si commenta da solo ... avete avuto un po' di tutto ciò che fino ad ora sembravate desiderare. Momenti di riappacificazioni, chiacchiere nelle docce comuni, Chris che si allena con la squadra di football e poi il gran finale: Una bella scena hot tra una delle coppie più shippate della storia. Adesso non vediamo l'ora di conoscere le vostre ipotesi e idee riguardo a quello che accadrà da questo momento in poi ai nostri poor, poor boys!
Grazie ancora per il vostro sostegno e a presto :)
Bacii baciii


- BLACKSTEEL -

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