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Capitolo 2



CHRIS

- E' parecchio caotico il campus, a dire il vero neanch'io credo di averlo visitato tutto nonostante viva qui da un anno ormai, posso portarti a vedere i dormitori e le strutture sportive. Le aule sono tutte in quel complesso enorme alla fine della strada. - spiegò Matt con aria attenta trascinando una delle mie valigie.

- Non voglio essere un peso, mi dispiace se mia madre ti ha rotto le palle, Matt ... ci sono già stato qui, posso orientarmi senza problemi. - commentai a mo' di scusa per il disturbo. Ricordavo bene la mia prima volta alla Berkeley, in realtà non avevo visitato il campus, mi ero limitato a discutere con quel folle di Scott per cercare di salvarmi il culo contro quello psicopatico di Lewis.

Quello fece spallucce – Tranquillo, anche Monica è felice di saperti qui, non hai idea di quanto possa essere stressante quando ci si mette. -

- Credo di averla invece. E' stata mia madre a scegliere il College che avrei frequentato alla fine ... - perché io non ero stato capace di prendere una decisione, avrei dovuto aggiungere, perché ogni posto valeva l'altro per me, perché non aveva senso perdersi in scelte che non avrebbero cambiato proprio un cazzo nella mia vita – ha scelto quello più vicino a casa, quello dove c'era anche un parente ... insomma, come puoi ben notare ha piena fiducia in me. - Scherzai facendo comparire un sorriso fugace sul viso di Matt.

Il campus era enorme e caotico, da troppo tempo non frequentavo un posto così terribilmente affollato ed in men che non si dica provai una strana sensazione di disagio mai sviluppata nel corso di diciannove anni. Strinsi il manico del mio trolley e continuai a camminare, incurante dei ragazzi che salutavano di tanto in tanto mio cugino. Quella era la mia nuova vita adesso, avrei fatto bene ad abituarmici il prima possibile.

- Che dormitorio ti è stato assegnato? - mi chiese Matt quello dopo esserci fermati di fronte ad una grossa struttura a più piani.

- Edificio B, secondo piano ... -

- Ah, io sto nell'edificio accanto, hai scelto una camera doppia? -

- Avrei voluto, ma erano già tutte occupate quando hanno deciso per la Berkeley. Sono in una tripla ... -

Matt annuì – Mi dispiace, avrei potuto ospitarti io se non avessi già la stanza piena ... comunque solitamente le matricole dividono la stanza con altre matricole, non dovresti avere problemi. -

- Non importa ... - non avevo comunque intenzione di stringere amicizie. Ero lì per studiare, pensai mentre ci dirigevamo verso gli uffici amministrativi.

Vidi un gruppo di uomini camminare insieme, avevano tutta l'aria di essere degli insegnanti. Mi chiesi se Scott fosse ancora da quelle parti, se Lewis fosse riuscito a superare i test di ingresso e se magari me li sarei trovati tra i piedi anche in questo contesto. Sperai di no, non avevo alcuna voglia di incontrare gente appartenente al mio passato.

Ci mettemmo in fila e tirai fuori i miei documenti, lentamente il caos si diradò e fu il mio turno di chiedere le chiavi della mia camera. La donna analizzò in fretta i miei dati.

- Ecco a te le chiavi, ti chiedo di visionare attentamente le severe regole del dormitorio prima di apporre una tua firma qui. - indicò con la penna un punto alla fine del foglio.

Le regole erano piuttosto semplici: Niente fumo e alcool all'interno del dormitorio, niente animali domestici, niente visite nelle stanze del sesso opposto oltre le ventidue di sera e così via.

Firmai e un attimo dopo eravamo già fuori.

- Ovviamente è tutta una cazzata ... l'importante è non farsi beccare - commentò Matt con un sorrisetto sulla labbra, poi sobbalzò appena, sorpreso dal ronzio del cellulare in tasca. Guardò il display – senti, adesso devo proprio andare ... io ed il mio partner di laboratorio dobbiamo assolutamente completare un esperimento prima dell'inizio delle lezioni. - si scusò quello.

- Ti ringrazio, Matt ... va senza problemi, ci vediamo domani ... -

- Certo! Continueremo il giro se ti va! A più tardi! - lo vidi allungare il passo e immergersi nel caos generale.

C'era comunque qualcosa che non andava in lui, pensai, incamminandomi lentamente verso l'interno dei dormitori. Una strana aura di tristezza e malinconia che non riusciva a camuffare a dovere, tutti quei sorrisi potevano anche sembrare reali a chi non lo avesse conosciuto prima di quel momento, ma di certo non potevano convincere me. L'aveva detto Monica, sapevo che anche lei aveva pregato mia madre affinché scegliessi la Berkeley e stessi più vicino a Matt, ma anche lui, come me, aveva deciso di andare avanti come meglio poteva, mettendocela tutta per dimenticare qualcosa che non poteva essere dimenticato.

Con tutti quei pensieri in testa per poco non sbattei contro un ragazzo, il tipo mi fissò malissimo

- Matricola, bada a come cammini. - mi fulminò con i suoi occhi scuri prima di scuotere la testa ed oltrepassarmi sbuffando.

Non gli risposi neanche, continuai a camminare fino a quando non raggiunsi l'ascensore e ci salii sopra spingendo con me le due valigie. Avevo caldo e cominciavo a sentire una strana sensazione alla pancia, doveva essere ansia. Una di quelle emozioni che avevo finito per mettere da parte insieme alle altre. Era un bene che fossi preoccupato, quanto meno significava che ero vivo o qualcosa del genere ...

Scesi e mi feci strada tra i ragazzi sorridenti e chiassosi che camminavano per il corridoio. Giunsi alla mia porta, la numero ventitré e infilai subito la chiave nella toppa.

Aprii aspettandomi una stanza più grossa, ma a quanto pare le foto sul sito della Berkeley mentivano. Era piccola, ma in tre ci si poteva stare bene. La tappezzeria era scarlatta, i mobili in legno spesso, continuavo a guardarmi intorno quando un ragazzo venne fuori dall'altra porta della stanza, quella che doveva dare sul bagno.

Era alto e magro, aveva i capelli chiari, tendenti al rossiccio ed un sorriso tranquillo sul volto.

- Ehi, mi chiedevo quando sarebbe arrivato il terzo coinquilino – commentò allungando una mano verso la mia – piacere, io sono Vyech Romanov. -

- Chris ... Chris Wayright ... - strinsi la mano del ragazzo ed abbozzai un sorriso – sei russo? Vyech ... che nome strano ... -

Quello rise forte – Russo di padre, americano di madre e non hai ancora sentito il mio nome per intero! Meglio se non te lo dica, non riusciresti comunque a ricordarlo. Per gli amici sono semplicemente Vyech, facciamo così. -

Annuii, sperando che con quella parola non avesse davvero voluto intendere amici. Soltanto in quel momento mi resi conto che anche il letto in fondo alla stanza era occupato da un tipo. Se ne stava immobile, il suo corpo era coperto dal lenzuolo quindi non potei vederlo in viso, ci fu un attimo di silenzio durante il quale percepii una musica lieve che doveva provenire dalle sue cuffie.

- Quello l'ho trovato già lì quando sono arrivato ... - sussurrò Vyech notando il mio sguardo confuso – non ha detto niente, è soltanto rimasto lì per tutto il tempo ... ma non credo sia una matricola.

Poco importava, mi diressi verso il mio letto, posto a sinistra dalla porta d'ingresso e lasciai lì lo zaino che si stava facendo sempre più pesante. Avevo evitato che i miei mi accompagnassero fino alla Berkeley, ero riuscito a mantenere intatta la mia dignità, almeno per quella volta nonostante le continue pressioni di mia madre.

- Senti, dopo che avrai finito di disfare le valigie ti va di farci un giro? Il campus è enorme e non ho ancora visitato praticamente niente ... - propose il russo abbozzando a un sorriso.

- Scusami ma sono stanco dal viaggio – dissi cercando di non suonare troppo scortese – magari più tardi ... -

- Ci conto! Tra l'altro stasera abbiamo anche il ballo di inizio anno ... sono un po' agitato, lo ammetto. -

- Perché dovresti esserlo? Basta non andarci, no? -

- Già ... credo tu abbia ragione, non voglio neanche immaginare cosa accadrebbe se incontrassi quello stronzo di mio fratello ... - commentò il rosso con tono preoccupato – avrei voluto evitare la Berkeley giusto per non doverci avere a che fare anche qui, eppure non potevo voltare le spalle ai migliori corsi di economia dello stato. Tu che studi, a proposito? -

- Ingegneria informatica -

- Wow, è tosta. Devi essere un genio ... -

Un genio che non è riuscito ad evitare di perdere la testa dietro il tipo sbagliato, pensai, amaramente. Volsi le spalle al mio coinquilino ed iniziai a disfare la prima valigia.

- Da dove vieni? Sei californiano? - chiese ancora occupando il suo letto posto proprio di fronte al mio.

- Sì, è una cittadina piuttosto piccola ... South Gate ... tu? - non mi interessava davvero, ma il volto allegro del mio coinquilino mi spingeva ad essere quanto meno civile.

- Io vengo da San Francisco ma ho vissuto per un po' in Russia quando ero più piccolo, i miei stanno ancora lì. Sto con i miei nonni ... -

- Che strano, come mai? -

- I miei sono sempre in giro per lavoro, hanno una grossa catena di Hotel praticamente ovunque ... è più comodo per noi rimanere dai nonni e non dover cambiare scuola ogni anno ... -

- Deve essere bello viaggiare molto ... -

- Non proprio, alla fine ti impedisce di creare qualsiasi legame. -

Lo guardai, serio – Infatti è questo il bello. -

Vyech era stranito, ma alla fine sorrise appena e si zittì.

Non avrei dovuto uscirmene in quel modo, pensai, amareggiato. Parlavo come un vecchio uomo distrutto dalla vita e non era quella l'impressione che volevo dare di me ... dovevo concentrarmi sul presente, mi ero promesso, niente distrazioni, niente porte lasciate aperte sui ricordi ... ero alla Berkeley adesso, stavo per iniziare una nuova fase della mia vita e non c'era posto per i risentimenti del passato.

- Senti, se non hai cambiato idea possiamo farci un giro appena finisco ... non sono poi così stanco. -

Sentii Vyech festeggiare con entusiasmo – Certo che mi va! Chiamo la mia ragazza e sono pronto! -

Un po' di positività non mi avrebbe fatto male.

MATT

Me ne stavo seduto sul letto intento a capirci qualcosa dei miei complicatissimi esercizi di chimica, il Professor Iggins era un assassino ed aveva promesso per l'inizio delle lezioni un esame per testare chi si fosse "impigrito" durante le vacanze. Che bastardo, pensai sbuffando su quelle pagine, dovevo assolutamente venirne a capo prima di lunedì. Ad un tratto sentii un forte boato nel corridoio, una voce che si levava allarmata.

- LARGO!!! –

Mi sollevai a sedere sul letto due secondi prima che un corpo entrasse in camera mia sfrecciando. Richiuse la porta alle sue spalle con tre passate di chiave e poi si gettò su di essa per cercare di contrastare i colpi che provenivano dall'esterno.

- Feberssss!!! Figlio di puttana! Apri questa dannata porta!!! – urlava lo sconosciuto tirando calci e pugni.

Eravamo alle solite.

Lanciai un'occhiata torva al mio coinquilino che di rimando mi sorrise amabilmente.

- Alle prese con la chimica Matt? – chiese con la sua solita voce delicata da ruffiano patentato, come se non mi fossi accorto dell'energumeno che stava sfondando la porta.

- Alle prese con i casini JJ? – chiesi con lo stesso tono, quello scosse le spalle ridendo.

JJ Febers era la persona più strana che io avessi mai conosciuto, era già da un anno che dividevamo la stanza ma forse neanche fra dieci sarei riuscito a capirlo a pieno. Era alto e magro, sempre sorridente, i capelli biondi che tendevano all'ossigenato e gli occhi di un azzurro penetrante. Indossava spesso pantaloni molto stretti ma i suoi maglioni e T-shirt erano sempre inspiegabilmente svariate misure più grandi. Aveva un fiore stilizzato intono all'ombelico ed era sempre, costantemente nei guai. Il motivo? Beh, lui era il motivo.

Quando il bestione smise di dare cornate alla porta il mio coinquilino tirò un sospiro di sollievo e si andò a stravaccare sul suo letto esausto.

- Che hai combinato stavolta?- chiesi distrattamente mentre sfogliavo il manuale.

- Io? Chi ti dice che sono stato io? – ribattè con voce lievemente offesa.

Lo guardai attentamente e lui tentò di mettere su un'espressione di pura innocenza, ci somigliavamo parecchio a primo impatto, purtroppo spesso e volentieri i suoi problemi diventavano i miei.

- JJ ... se un uomo, a giudicare dalla forza con cui sbatteva la porta, direi di circa un metro e novanta arriva urlando alla porta della mia camera e ti minaccia di morte ... beh, vorrei i dettagli -

- Uff ... - sbuffò portandosi indietro il ciuffo biondo – ma che ne so ... blaterava sul conto della sua ragazza ... ma che ne so io chi è la sua ragazza? –

Eravamo alle solite – Forse la rossa di ieri sera? – azzardai.

- No, ieri ero con Mark ... -

- Intendo dopo che hai finito con Mark – dissi quasi stremato.

Quello mi guardò torvo, ci rifletté per qualche istante e poi un'espressione che voleva dire EUREKA! Gli comparve sul viso.

- Cazzo, la rossa! – urlò – mi aveva detto qualcosa a proposito di un fidanzato ... -

Poi portai le mani al viso – prima o poi ci farai ammazzare JJ ... sono stanco di gente appostata fuori dalla nostra camera, messaggi minatori e di dovermi guardare le spalle dall'intero campus –

- Su ... coraggio Matt ... mi farò perdonare ... - cominciò a mugolare, JJ in modalità cucciolo di gatto abbandonato era anche peggio.

Si stravaccò accanto a me sul letto e cominciò a strusciarsi, guardandomi con gli occhi grandi e spalancati.

- JJ ... piantala ... -

- Maaaatt .... Lo sai che mi dispiace ... non lo faccio apposta ... - sussurrò dolcemente – Maaaatt .... Daiiiii –

Sospirai – Sì, sì, va bene ... santo Dio, la prossima volta fai attenzione, vedi di piantarla con la gente impegnata! –

A quel punto si sollevò con un balzo dal letto e cominciò a cambiarsi canticchiando, era molto semplice risollevare il morale a JJ. Ad un tratto qualcuno bussò.

- Chi va là!? – chiese lui urlando.

Io mi sollevai ed andai ad aprire, sapevo già chi fosse, la porta rivelò la figura di Kayle, che mi sorrise e mi lanciò una delle sue occhiate piene di interesse.

Sotto la parola inaspettato nel mio dizionario mentale c'era la sua foto, non mi sarei mai aspettato di trovare qualcun altro dopo i fatti dell'estate dell'anno prima, eppure Kayle era entrato silenzioso nella mia vita, con garbo. Forse non era amore, anzi sicuramente non lo era ma quello che provavo per lui era reale, era il mio galleggiante, la cima che teneva saldo il precario Matt, altrimenti in balia della tempesta nella sua testa.

Venne avanti e mi baciò, facendo scivolare le mani lungo la mia schiena e stringendomi appena, stavamo insieme sul serio da quasi quattro mesi ormai.

- Ma guarda chi c'è – borbottò JJ – la spina sul fianco del genere umano ... -

- Parla per te herpes genitale – ringhiò l'altro.

- Siamo sul serio alle solite? – chiesi già sfinito, fra Kayle e JJ non correva buon sangue, per non dire che si odiavano ferocemente.

Il mio coinquilino fece un gesto rapido con una mano e si buttò sul letto mezzo nudo – cambiando argomento .... Ci sei stasera? –

- Stasera? –

- Alla festa di inaugurazione di inizio anno! Non fare il finto tonto Matt! L'anno scorso eri tipo uno zombie e non ti sei mosso di qui, ma quest'anno ti ci trascino! –

Ad un tratto un flash mi attraversò la mente, la dannata festa, avevo promesso a Juri che ci sarei stato, non avevamo avuto modo di salutarci come si deve e gli avevo promesso tutti i dettagli. Voleva conoscere le persone di cui gli avevo parlato ed anche JJ era fin troppo curioso di conoscerlo.

- Sì ... è vero ... beh, non ho scelta, ci sarà anche Juri stasera – fu una frase di profonda sconfitta – tu ci sarai? - chiesi a Kayle.

- Certo ... andiamo insieme –

- E ti pareva – bofonchiò JJ.

Al pensiero di doverli gestire per tutta la sera mi venne la pelle d'oca.

Una promessa è una promessa si dice, fu in virtù di questo detto che svariate ore dopo mi ritrovai nel grande salone del rettorato. La sala grande per le conferenze era stata privata delle sedie ed abbellita, rifornita di tavoli per il buffet e musica, tutto sommato c'era una bella atmosfera, peccato che fosse stracolmo di gente.

- Come lo troviamo il tuo amico! Dov'è, lo vedi? È quello? –

JJ era come un bambino iperattivo, per di più la sua curiosità gli impediva di restare calmo per più di cinque secondi, questo infastidiva Kayle.

- I tuoi amici fattoni non ci sono? Perché ti sei aggregato? – sbottò proprio quello rivolto al mio amico.

Prima che mi venisse un attacco isterico notai una sagoma inconfondibile fra la folla, pantalone di pelle, giacca leopardata, matita ben accentuata ed uno dei suoi assurdi foulard scarlatti. Juri e tutto l'altarino mi corsero incontro a dispetto della gente che si accalcava intono a noi, aprii le braccia giusto in tempo per accoglierlo.

- Matty!!!! – urlò continuando a stringermi – finalmente! Mi sei mancato un sacco! –

Ricambiai la stretta ed un leggero calore sorse da qualche parte nel mio petto – anche tu mi sei mancato Juri ... -

Poi si staccò appena e catturò le mie labbra con uno dei suoi proverbiali baci a tradimento, Kayle rimase senza parole mentre JJ era ancora tutto emozionato.

- Loro sono ... il mio coinquilino JJ – gli indicai il primo e Juri non perse tempo nell'abbracciare e baciare anche lui – e lui è il mio ragazzo, Kayle –

Juri cercò di fare lo stesso ma sfortunatamente qualcosa andò storto, prima che potesse avvicinare le labbra, Kayle lo fermò bloccandogli il viso fra le mani, leggermente stranito. Juri lo fissò attentamente, poi piegò il labbro all'ingiù in un gesto di disapprovazione.

- Tu non mi piaci – gli disse riempiendo di stupore gli occhi di Kayle.

Io scossi le spalle era l'unica cosa che riuscii a fare, ad un tratto mi sentii trascinare con vigore, sembrava che JJ e Juri avessero già stretto amicizia.

- Andiamo a bere qualcosa Matty – disse il primo – ho bisogno del mio migliore amico ... mi sento spaesato e intimidito. –

- Non credo che queste due parole abbiano mai fatto parte del tuo vocabolario –considerai mentre ci immergevamo nella folla.

Cominciai ad ascoltare i racconti di Juri, della band, del tour e del modo assurdo in cui aveva passato il suo ultimo anno, JJ era incantato mentre io ringraziavo Dio che il mio amico fosse ancora vivo per poter raccontare quelle storie.

Ad un tratto mi voltai, alla ricerca di Kayle che era rimasto indietro chissà dove, un'occhiata generale nella sala e lo vidi, fu un attimo, un battito di ciglia, una frazione di secondo in cui credetti di essere pazzo. Puntai di nuovo lo sguardo nella folla, come per cercare prova della mia sanità mentale e lo rividi, questa volta chiaramente. Nikolaj era in fondo alla sala, leggermente coperto dalle persone che gli camminavano intorno, appoggiato alla parete intento a parlare con un uomo.

Nikolaj era lì, davanti a me ... stai impazzendo bello, disse una voce dentro di me, mi voltai indietro verso Juri quasi d'istinto e lo vidi guardarmi, stava sorridendo, un sorriso calmo e fiero. Lo sapeva, non avevo idea di come fosse possibile ma lo sapeva, forse persino l'incontro a quella serata non era casuale.

- Tu ... - fu tutto quello che riuscii a dire.

- Perdonami Matty ... rivoglio solo indietro il mio migliore amico ...- mi disse calmo – e per farlo dovevo costringerlo a guardarsi dentro. –

Ero incredulo, la mia testa ruotò ancora verso quella direzione, adesso la folla era diminuita e potevo vederlo chiaramente, ero certo che non lo avrei mai più visto con i miei occhi. Poi accadde l'impensabile, anche lui fece vagare il suo sguardo per la sala, un gesto distratto ma fatale, volevo fuggire, nascondermi ma i miei piedi rimasero inchiodati a terra e quegli occhi scuri si posarono su di me. Stupore, timore, meraviglia, paura, tutto questo si alternava sul suo viso mentre il suo corpo sembrava protendere verso la mia direzione ed un movimento di labbra sibilava una parola.

"Matt"

Non potevo sentirlo ma sapevo perfettamente persino il tono che stava usando, la mia pelle si accapponò e le mie ginocchia tremarono appena quando lo vidi muovere il primo passo tentennante. Stava venendo da me ... no, si disse una parte di me, avete chiuso Matt, hai toccato il fondo per lui, se il destino è così crudele da fartelo ritrovare così, taglia la testa al destino.

Mi voltai senza dire niente, fuggii, mi misi a correre lungo la sala, lungo i corridoio, poi fuori dalla struttura dritto verso il dormitorio. Mi fermai solo quando fui certo di essere al sicuro in camera mia, quando fui certo di aver messo metri di distanza fra noi. È tutto sbagliato, pensai portandomi le braccia alle spalle, non può essere vero, non può essere giusto. Perché ora che mi sto facendo una vita? Perché adesso che per la prima volta mi sono dato una possibilità? La furia cieca prese possesso del mio corpo e mi gettai sulla piccola libreria della camera. Un gesto feroce e la catapultai a terra spargendo i libri e producendo un rumore assordante, mi portai le mani al viso e cominciai a respirare lentamente.

- Matt ... - la voce di JJ era un sussurro – questo è strano ... -

Mi voltai verso di lui, mi guardava dubbioso ma allo stesso tempo preoccupato e comprensivo.

- Vuoi un abbraccio? – chiese alla fine.

Mi lasciai cullare, per un momento tornai il più fragile degli esseri umani


ANGOLO DELLE AUTRICI: Buon pomeriggio e ben ritrovati *-* passate bene le vacanze di Pasqua? Speriamo di sì! Come regalino per questi giorni di festa non avrete un uovo di cioccolata da parte nostra ma un nuovo capitolo di Overcome :D non è proprio uguale, ma almeno questo non vi farà ingrassare, al più solo disperare un po' T_T sigh.
Eccoci ritrovati con i piccoli di casa Wayright, i due che tra l'altro ne erano usciti anche peggio degli altri. Era chiaro che entrambi meritassero un pov ciascuno in questo nostro spin-off, quindi diamo il via alle sventure di Chris e Matt parte seconda ahahah quanto siamo cattive? U_U
Speriamo che il capitolo vi sia piaciuto, è ancora un po' introduttivo, ma la situazione ha già preso una piega drammatica con l'incontro fugace tra Matt e Nik! Fatevi sentire, non vediamo l'ora di leggervi :)

Baci e a presto


- BLACKSTEEL -

'Qp8

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