Quattro
1 Settembre, ore 6:45
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Oggi ci aspetta una lunghissima giornata: è il nostro primo giorno qui ad Indiana e abbiamo un sacco di cose da sbrigare... il trasloco, la mega spesa, la visita dal dottore. Ma prima di tutto far smettere quel dannato rumore che da un po' infastidisce il mio orecchio sinistro...
*driiin* *driiin*
È la sveglia che suona.
Ho passato gli ultimi minuti del mio sonno pensando, nel mio subconscio più profondo, a cosa avrei dovuto fare durante la giornata di oggi.
Beh in effetti mi è stato utile, altrimenti avrei preso coscienza di me stessa e di tutto il resto solo più tardi.
Sono le 6.55, dunque mi alzo e mi dirigo a passo di pantera (non voglio ancora svegliare mamma) verso il bagno della camera.
Ieri sera mi sono buttata sul letto senza nemmeno togliermi i vestiti di dosso e non ho per niente un buon odore, credo sia proprio il caso di farmi una bella doccia per rinfrescarmi un po'.
La doccia mi rilassa davvero tanto: l'acqua scorre sulla mia pelle accarezzandola dolcemente e regalandomi una sensazione piuttosto strana ma assai piacevole, come se fosse un abbraccio.
Improvvisamente sento mamma lamentarsi nel letto. Forse sta sognando ma non ne sono sicura, quindi esco di fretta dalla doccia e mi dirigo verso il letto.
Perfetto. Quello che avrei desiderato più al mondo non accadesse proprio oggi arriva esattamente adesso... uno dei suoi improvvisi attacchi d'asma dovuti al cancro ai polmoni.
<<T-tesoro, le medicine>> dice ansimando paurosamente.
Senza dire nulla mi premuro a portargliele e a chiamare l'ambulanza. Sappiamo entrambe cosa fare in questi casi ma una mano esperta fa sempre comodo, inoltre sono sotto choc e non riesco a dirle nemmeno una parola per tranquillizzarla un po'... non le sono per niente d'aiuto.
<<Dio aiutami almeno tu!>>
Ecco che un altro dei suoi gemiti di dolore si espande per tutta la stanza.
Questa situazione continuò per oltre venti minuti fino ad ora, che sono arrivati i medici e la stanno mettendo su una barella e portando in ospedale.
Io li seguo in macchina coi miei zii.
Sono terrorizzata. Ho paura di perderla.
Arrivati in ospedale chiediamo preoccupati quale fossero le reali condizioni di mia madre e il medico ci spiega, a sangue freddo, che la sua situazione sta peggiorando ogni giorno di più e che sarebbe dovuta rimanere in ospedale per molto tempo, forse fino alla fine.
Il mio cuore manca di un battito.
Questa notizia mi ha sconvolta talmente tanto che, a quelle parole, rimango a bocca aperta e sento all'istante gli occhi molto umidi... scoppio in lacrime davanti al dottore senza accorgermene neanche.
Mia mamma sta morendo, non mi ha dato nemmeno il tempo di farle vedere qualche posto qui in America, per farla divertire un po', per delle nuove esperienze.
Forse è lei a volere così, a desiderare tutto questo, forse spera che non mi abitui troppo alla sua presenza anche qui... comincio a pensare che abbia premeditato tutto solo e unicamente per me.
Già sarà così, ma se è lei a volerlo, lo vorrò anch'io... in un certo senso.
L'ospedale mi mette davvero paura: le pareti sono fin troppo bianche, mi danno un senso di vuoto totale, ci sono ovunque malati, parenti e amici disperati e oltre questo l'odore non è dei migliori. Sa di un pulito nauseante e delle pappette vomitevoli che preparano per i malati. Odio questo posto, voglio uscire subito da qui.
Prima di andare verso l'uscita vado a salutare mia madre che se ne sta seduta sul suo letto malinconica.
<<Hey, cosa credevi di fare? Lasciarmi qui da sola sin dal primo giorno?!>> dico in lacrime.
Sentendo le mie parole accenna ad un piccolo sorriso dolce ma rassegnato: <<Iole, ormai hai quasi diciotto anni e devi imparare a vivere senza me, io sto morendo.>>
<<Ma cosa stai dicendo mamma, non devi dirle nemmeno certe cose, tu devi lottare e uscire con me da questo maledetto ospedale!>>
È proprio come pensavo.
Sto ancora piangendo e sto anche gridando... mi stanno guardando tutti.
<<E voi cosa avete da guardare? Non avete mai visto una ragazza piangere?! Mia madre sta morendo, cazzo.>>
Sono esplosa. Non ce la facevo più a tenermi tutto quel rancore dentro. Odio me stessa per il comportamento infantile e il mondo intero perché è ingiusto. Ingiusto con le persone, con me, con mia madre, con mio padre e col mio fratellino che non rivedrà mai più la sua mamma a soli quattro anni.
Dopo queste riflessioni mi rassegno pensando che è andato tutto come doveva andare e riesco a darmi una calmata, do un bacio a mamma ed esco dalla sua stanza.
Adesso ho un fottuto bisogno di caffè.
Mi dirigo verso la macchinetta e per mia fortuna ho con me qualche spicciolo, ma non abbastanza per un caffè... mi mancano due dime.
Perfetto. Ci mancava anche questa adesso. Bella giornata di merda.
OK Iole, datti una calmata, lì vicino c'è una ragazza che può esserti d'aiuto.
È lei: la ragazza dai capelli rosso fuoco, la simpaticona ribelle che nemmeno Dio sa quanto lo ringrazio per avermela fatta incontrare questo maledetto giorno che tanto maledetto non è. Lei, la ragazza che mi avrebbe aiutata ad andare oltre.
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