Nove
Lara's Pov
1 Settembre, ore 17:30
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Non posso più aspettare.
Iole deve sapere tutto, dal primo all'ultimo particolare.
Potrebbe essere la mia ultima occasione per dirle la verità su di lei e sulla mia famiglia.
So per certo che non la prenderà affatto bene, l'intera faccenda, ma non ho altra scelta. Tra due mesi compirà diciotto anni, diverrà adulta e a quel punto dovrà essere a conoscenza di tutto.
Mia figlia deve sapere chi è veramente, ma solo ed esclusivamente da me: si fida di pochissime persone e una di queste sono io, sua madre.
La conosco fin troppo bene e so che se scoprisse una cosa del genere da qualcun'altro impazzirebbe e non si darebbe mai pace.
Si domanderebbe a vita come mai non le abbia mai detto nulla, perché non sia stata io a dirle la verità e per quale motivo l'abbia fatta soffrire più di quanto non soffrisse già... e questo io non me lo perdonerei mai.
Ha già penato abbastanza a causa mia. E il peggio deve ancora arrivare...
Tra poche ore dovrò subire un delicatissimo intervento ai polmoni per tentare di asportare gran parte della massa tumorale. È un'operazione molto rischiosa, ho solamente il venti percento di probabilità di sopravvivenza. Il mio tumore si trova al III stadio A e c'è una piccolissima possibilità che io mi possa salvare del tutto.
Sapevo dell'intervento ancor prima di partire per l'America, anche mio marito lo sapeva. Non abbiamo detto niente a Iole perché sicuramente non sarebbe stata d'accordo.
Senza fare l'intervento potrei sperare al massimo in due anni di vita, facendolo invece cambia tutto.
O muoio o guarisco.
Una soluzione.
Due possibilità.
Niente di più, niente di meno.
Ho deciso di fare l'operazione perché sono stanca di provare dolore sia fisico che morale. Non posso più tenermi dentro la rassegnazione di chi sa già in partenza di essere morto. L'intervento è la mia unica speranza.
Iole però questo non lo può capire o forse non lo vuole capire. È troppo egoista per farlo.
Così adesso mi trovo qui, sulla soglia della porta della camera numero otto dell'hotel, faccia a faccia con mia figlia che mi guarda con un'espressione difficile da interpretare: nei suoi occhi intravedo un tocco di paura e stupore. La sua bocca invece forma una piccola O dalla quale non esce alcuna parola.
So che non si sarebbe mai aspettata di vedermi qui dato che sarei dovuta essere ricoverata in ospedale...
Sono scappata perché devo immediatamente parlare con lei, prima che sia troppo tardi:
<< Iole, cara... devo parlarti di una cosa importante. Lo so, ti starai sicuramente chiedendo cosa ci faccia qui e perchè stia indossando un camice del genere. Ma di questo ne parleremo dopo, niente domande a riguardo per il momento. Non abbiamo tempo.>>
Dopo aver detto queste parole mi sento in colpa perché vorrei poter far svanire qualsiasi dubbio le passi per la mente. Purtroppo non posso.
<<T-ti ascolto.>>
Le parole le escono in modo forzato e con un tono alquanto sommesso.
Prima di cominciare il discorso noto in secondo piano, dietro Iole, un ragazzo seduto sul letto della nostra camera. Credo abbia la stessa età di mia figlia e cerca di fare l'indifferente, anche se non è così.
Decido comunque di far finta di niente dato che ho una questione molto più importante da "risolvere":
<<Dunque, ti sei mai chiesta per quale motivo hai sempre parlato l'inglese perfettamente, sin da quando eri una bambina?>>
<<Mmh, ho sempre pensato fosse una mia dote naturale imparare le lingue in fretta. E poi tu, mamma, mi parlavi spesso in inglese da piccola...
Aspetta.
Perché mi parlavi in inglese?! Non ci avevo mai fatto caso prima d'ora... cosa sta succedendo?>>
Iole sta per avere uno dei suoi attacchi di panico, li ha da quando ha saputo della mia malattia.
Devo tranquillizzarla prima che succeda.
<< Tesoro avevo detto niente domande. Adesso ti spiego tutto.
Però mi devi promettere che non ti farai prendere dal panico...>>
<<Troppo tardi mamma, mi ha già presa. Comunque ti prego, dimmi tutto, ho bisogno di sapere la verità. Mi aiuterà a stare meglio, forse, un giorno.>>
Basta fare polemiche, abbiamo già perso troppo tempo.
Mi schiarisco la voce e continuo a parlare:
<<La verità Iole è che tu non è la prima volta che vieni qui ad Indiana. Hai passato i primi due anni della tua vita qui. Gli zii ti conoscevano già.
E fin qua niente di così strano, starai pensando.
Però vedi, devi anche sapere che...che...>>
Non riesco a pronunciare le parole.
<<Devo sapere cosa mamma, dimmelo.>>
<<Che tu e Jace siete stati adottati>> dico tutto d'un fiato.
Una lacrima le scende lentamente sul viso.
<<Lara, mamma, non so più come chiamarti... non so più nemmeno chi sia io. PERCHÉ?>>
<<Tuo padre ed io abbiamo provato più e più volte ad avere bambini. Niente da fare. Non ci siamo riusciti, all'inizio...
Anche mio fratello Darrel non è riuscito ad averne con la zia.
Quindi abbiamo deciso di andare dal dottore per degli accertamenti e abbiamo scoperto di avere problemi di fertilità nella nostra famiglia.
A quel punto ero sconfortata: avere dei figli era sempre stato il mio sogno. Quella notizia aveva distrutto sia me che tuo zio.
Così abbiamo adottato rispettivamente te e Jace. Avevate solo due anni, eravate così piccoli... e mano a mano che crescevate non avevamo mai il coraggio di dirvi la verità.
Alla fine Jace lo ha saputo l'anno scorso mentre io non ce l'ho fatta a dirtelo prima d'ora. Mi dispiace davvero tanto Iole, ma avevo paura di perderti... sei come una vera figlia per me e papà.>>
<<Non ho parole>> si limita a dire.
<<Lo so, scusami tanto Iole se te l'ho tenuto nascosto per così tanto tempo...>>
<<Non me lo avresti nemmeno detto se non fosse che stai morendo. Ne sono sicura. Ma va bene così, ti ho chiesto la verità e me l'hai detta...
Jace è mio fratello quindi?>>
<<Oh no, vi trovavate solo nello stesso orfanotrofio. Non siete né fratelli, né cugini.>>
<<E Nathan?>> mi domanda ancora.
<<Lui è veramente nostro figlio. Dopo innumerevoli tentativi siamo riusciti a concepirlo.>>
<<Ah.>>
La verità fa male, si sa. È tagliente come la lama di un coltello affilato. Provoca delle piaghe dolorose, sanguinanti, che prima o poi si rimarginano. Ma qualcosa resta sempre: una cicatrice incisa definitivamente sulla tua pelle o nella tua mente. Quella non svanirà mai. Come anche il rancore e la rabbia.
Già, Iole non smetterà mai di averne nonostante cercherà di comportarsi come prima. Per questo non gliel'ho mai voluto dire. Però è stato necessario farlo oggi.
<<Iole?>> la chiamo.
<<Sì?>>
<<C'è un ultima cosa importante che devo dirti...>>
<<Dimmi pure, ormai non ho più niente da perdere.>>
<<A parte me, forse. Tra poche ore subirò un intervento ai polmoni. Vogliono tentare di asportare parte del tumore. È molto rischioso, ma se riuscirà l'operazione guarirò del tutto.>>
<<Che ti devo dire mamma? Buona fortuna.
Ormai fai tutto di testa tua. Non ti chiedi mai quali siano le conseguenze delle tue azioni. Non pensi a me? Il mio consenso non serve?
Beh, questo vuol dire che non conto proprio niente per te. Comincio a pensare che tu sia venuta qui solo per l'intervento. Sì, è così.>>
Quelle parole mi toccano molto. Non ha tutti i torti. Ho sempre pensato che fosse lei l'egoista della famiglia, quando invece sono sempre stata io.
Non mi sento più le gambe.
Svengo.
Iole's Pov
<< No! Mamma, ti prego non lasciarmi... non pensavo veramente quelle cose. Scusami, scusami, scusami tanto.
Ryan, chiama i miei zii, presto!>>
Non se lo fa dire due volte.
Mia "madre" è appena svenuta.
Le mie parole l'hanno fatta stare male. Sono sempre stata una stronza con tutti, ma proprio lei non si merita tutto questo. Il mio atteggiamento è ingiustificabile.
Sono davvero una brutta persona. Avrei dovuto darle sostegno per il suo intervento e invece le ho gridato contro. Non me lo perdonerò mai se morirà a causa mia.
Tre minuti dopo arrivano gli zii che la caricano in macchina, saliamo anche noi e ci dirigiamo all'IU Health Methodist Hospital. Un'altra volta.
Ora che ci penso è anche scappata dall'ospedale per dirmi quelle cose...
Per arrivare impieghiamo circa quindici minuti e una volta lì, i dottori decidono di operarla d'urgenza.
L'intervento è diventato necessario.
Ci dicono che sarebbe durato circa due ore, quindi di attendere eventuali aggiornamenti in sala d'attesa. Nient'altro.
Un'ora dopo...
Ho lo stomaco in subbuglio. Finora nessuna notizia. L'ansia e la paura non fanno altro che aumentare.
Jace è seduto alla mia sinistra e cerca di farmi distrarre mentre alla mia destra si trova Ryan che non dice niente ma mi stringe fortissimo la mano, in segno di conforto. In questo momento però non mi è d'aiuto nessuno dei due. Non riesco a smettere di pensare che mia madre possa morire da un momento all'altro.
Due ore dopo...
Vedo uscire il chirurgo dalla sala operatoria. Si sta togliendo i guanti e la mascherina dalla bocca. La sua espressione è indecifrabile come quella di tutti i dottori, d'altronde. Non riesco a capire come possano restare impassibili in situazioni del genere. Io non ce la farei.
Si sta avvicinando sempre di più a noi con passo lento.
Il mio cuore sta per esplodere.
<<Signori, vi devo a malincuore comunicare che Lara Brown non ce l'ha fatta. Abbiamo fatto tutto il possibile, ci dispiace.
Se può esservi di conforto, poco prima dell'intervento ha ripreso conoscenza e ha lasciato un messaggio... chi di voi è Iole?>>
Il mondo mi crolla addosso.
<<I-io.>>
Prendo il pezzo di carta e leggo:
"RICORDA: UNA FIGLIA È PER SEMPRE. NON DIMENTICARTI MAI DI ME. CREDI IN TE STESSA E VAI OLTRE.
TI VOGLIO BENE,
LA MAMMA ♡"
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