Cinque
1 Settembre, ore 10:30
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Mi avvicino alla ragazza che mi sta fissando stupita già da un po' e beh, non c'è da meravigliarsi, avrò sicuramente un aspetto orribile. Ho pianto disperatamente per almeno un' ora senza fermarmi nemmeno un attimo.
I miei pensieri vengono immediatamente interrotti da una voce acuta ed energica: <<Hey Pasticcino, cosa ti succede? Il tuo aspetto non è tra i migliori...>>
Che razza di nomignolo è "Pasticcino"?!
<<N-niente di cui ti importi. E poi non chiamarmi in quel modo per favore, è irritante>> rispondo fredda e leggermente imbarazzata.
<<Okay pastic- ... ehm volevo dire, dire cosa? Come ti chiami?>>
<<Mi chiamo Iole.>>
<<Oh la mia coniglietta si chiama allo stesso modo. Lo trovo un nome davvero carino.>>
Scoppiamo entrambe a ridere. Non è poi così male questa ragazza, anzi a primo impatto sembra proprio simpatica.
<<Comunque io mi chiamo Amanda, piacere di conoscerti.>>
<<Il piacere è tutto mio>> dico divertita.
Rimaniamo per un attimo ferme a fissarci senza proferir parola, poi lei rompe il ghiaccio: <<Bene Iole, adesso ti va di raccontarmi cosa ti è successo?>>
Annuisco, faccio un respiro profondo e inizio a spiegarle: <<Dunque, mia mamma è malata di cancro ai polmoni e sta per morire e ha deciso di trasferirsi in America per passare qui i suoi ultimi anni, mesi o settimane che siano lasciando in Italia mio padre e il mio fratellino che non la rivedranno mai più>> dico tutto d'un fiato e quasi scoppio di nuovo a piangere.
<<Oh, mi spiace.>>
È tutto quello che riesce a dire ma la capisco, non se lo aspettava proprio.
<<Anche a me.>>
Un silenzio imbarazzante cala immediatamente su di noi e stavolta sono io ad interromperlo:
<<E tu invece cosa fai qui?>> domando incuriosita.
Sembra quasi sorpresa della mia domanda dato che non mi degna di una risposta.
<<Allora?>> chiedo nuovamente.
<<I-io devo proprio andare, mi sono ricordata di un impegno... ciaoo>>, gira sui tacchi e se ne va.
Perché ha reagito in quel modo? Cosa ho detto di male?
Cerco di non pensarci più e mi siedo su una panchina fuori l'ospedale aspettando i miei zii.
Mi sono proprio dimenticata del motivo per cui sono qui all'entrata: il caffè.
Ci siamo messe a parlare e ho dimenticato di chiederle delle monetine...
Alla fine decido di prendere una semplice bottiglietta d'acqua, bastano gli spiccioli che ho ed è in grado di rinfrescare la mia gola secca.
Poi vado al bagno, mi guardo allo specchio e sono messa proprio male: ho il trucco tutto rovinato, il mascara che mi cola e gli occhi rossi.
Sembro drogata.
Mi sciacquo il viso e la situazione è decisamente migliore.
Mi rendo conto solamente adesso che sono meglio acqua e sapone...
L'eyeliner non fa altro che appesantire i miei occhi azzurri, nascondendoli e privandoli della loro luminosità e del mascara non credo che ne abbia davvero bisogno: le mia ciglia sono molto lunghe anche senza. Inoltre il fondotinta copre le mie lentiggini che in effetti non dovrei nascondere, dato che molti ragazzi le trovano adorabili.
Perché sto pensando ai ragazzi?
Cavolo Iole, che ti prende? Sempre a pensare ai ragazzi!
Smetto di litigare con la mia coscienza quando sento squillare il mio cellulare dentro la borsa. Esco tutto ciò che ho dentro e riesco finalmente a trovarlo. Guardo lo schermo per vedere chi è: Jace.
Sicuramente mi staranno cercando.
Io: <<Pronto?>>
Jace: <<Dove sei? Ti stiamo cercando ovunque!>>
Io: <<Ehm io...io sono al bagno, scusa ma mi scappava.>>
Jace: <<Sei in bagno da mezz'ora?>> chiede stupito.
Io: <<Si, problemi? Noi donne siamo così>> mento.
Non ho voglia di raccontargli del pianto che mi ero fatta davanti a tutti quando loro erano usciti e nemmeno dell'incontro con la ragazza.
Jace: <<OK, OK calmati. Adesso vieni all'uscita. Ti stiamo aspettando. SBRIGATI!>>
Io: <<Arrivo.>>
Stacco la chiamata.
***
Arriviamo davanti l'hotel e per mia grande sorpresa trovo sul lato opposto della strada la strana tizia dell'ospedale, Amanda mi sembra di aver sentito.
La saluto con la mano e lei si gira dall'altra parte.
Ma che ha?
Decido di scoprire cosa le prende, così mi affretto ad avvicinarmi. Lei aumenta il passo sempre più fin quando non mi ritrovo a rincorrerla.
È davvero svelta.
Quando sono abbastanza vicina le urlo:
<<Amanda! Cosa ti prende? Cosa ti ho chiesto di così strano?! Fermati ti prego, voglio almeno chiarire.>>
Stranamente ascolta le mie parole e si ferma. Si gira verso di me e la situazione sembra essersi ribaltata: adesso è lei a piangere.
<<Scusami per prima, ma per me non è giornata... stamattina ho litigato col mio ragazzo e-ed è tutta colpa mia, solo colpa mia.>> *tira su col naso*
<< È troppo se chiedo quale sia stata la causa?>> chiedo con un filo di voce.
Sta un attimo zitta e poi decide di rispondermi: <<Sono incinta, lui è il padre e appena gli ho detto la notizia è scoppiata la lite...>>
<<No dai, ma che razza di uomo è?! Prima ti mette incinta, glielo dici e se la prende anche? Dimmi chi è che lo faccio pentire di essere nato!!>> Quelle parole mi sono uscite con talmente tanta naturalezza che mi accorgo solo dopo di stare urlando.
Amanda scoppia in una risata sarcastica: <<Grazie per l'aiuto ma non credo serva più, adesso è in coma. Si voleva suicidare.>>
E ora cosa le dico? Ecco perché era in ospedale e si stava comportando in modo strano...
Mille pensieri mi balenano nella mente e improvvisamente mi sento confusa e quasi mi viene da svenire.
<<Ti senti bene?>> chiede preoccupata.
<<Mai stata meglio>> dico cercando di sembrare il più sicura possibile. Peccato che è davvero poca la tua sicurezza.
Shh, sta zitta.
Non voglio farla preoccupare. Ha già tanti problemi.
<<Va bene... comunque lasciamo stare, ti va di pranzare con me? Mi farebbe davvero piacere perchè mi stai molto simpatica e vorrei distrarmi un po'.>>
Un sorriso spunta all'angolo della mia bocca.
È la prima volta che qualcuno mi invita a passare del tempo insieme.
In Italia non ho mai avuto amici, solo conoscenti. A scuola ero la tipica secchioncella della classe che tutti prendevano in giro e che se ne stava in disparte per tutto il tempo. Mi vergognavo anche di parlare.
Eri davvero una stupida, Iole.
Sì, ma ora sono cambiata, sono più matura e sto cercando di aprirmi di più con la gente.
Caccio via quei pensieri e senza esitazioni rispondo:
<<Certo, farebbe piacere anche a me.>>
<<Okay, allora ci vediamo tra un'ora all'Happy Chicken, è davvero un bel posticino ed è a soli due isolati da qui.>>
<<Perfetto, io amo il pollo. A tra poco>> dico.
<<A tra poco>> dice sorridendo.
Per la prima volta qui ad Indiana sono contenta. È il primo giorno e mi sono già trovata un'amica... allora non sono poi così male nel socializzare.
Sorrido e poi vado in camera mia a prepararmi.
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