♕₁₇
16th october
9:14 am
Sospirò sentendo la porta dell'appartamento del più grande chiudersi dopo che i due si erano salutati.
Schiacciò il pulsante dell'ascensore, che nel frattempo era stato usato da altri condomini e non si trovava più su quel piano. Tutto quello a cui riusciva a pensare, mentre aspettava che le porte metalliche si aprissero, era il bacio che aveva dato a Kyungsoo, pochi minuti prima.
Era stato solo un semplice sfiorarsi di labbra, ma sentiva ancora quel contatto bruciargli sulla pelle. Allontanarsi dall'altro ragazzo gli era sembrata la cosa più difficile che avesse mai fatto in tutta la sua vita.
Avrebbe voluto approfondire il bacio, eppure non ebbe il coraggio di alterare qualcosa che gli pareva perfetta così com'era. Non se lo immaginava in nessun'altra maniera se non quella, il loro primo bacio. Delicato era l'aggettivo giusto per descriverlo, e non avrebbe potuto chiedere nulla di meglio.
Quando fu fuori dal condominio, si incamminò verso la casa di Sehun, per andare a riprendersi i suoi vestiti. Nel frattempo guardava i balconi della palazzina, cercando quello di Kyungsoo, forse nella speranza di intravederlo dalla finestra.
Arrivò a destinazione in una mezz'ora, camminando con un passo molto più rilassato rispetto a quello con cui era giunto da Kyungsoo. Si stava godendo l'aria fresca del mattino dopo la pioggia della sera precedente, mentre si sentiva come se si fosse tolto un enorme peso dopo aver chiarito con il maggiore. Era talmente felice che si sarebbe messo addirittura a saltellare, ma doveva darsi un contegno almeno in pubblico.
Ad ogni modo, questa sua spensieratezza svanì in pochi secondi, una volta davanti all'abitazione del suo migliore amico.
Suonò il campanello ma nessuno gli rispose. Ebbe come un déjà vu, visto che era la seconda volta che gli capitava nello stesso giorno, nonostante fossero solo le nove del mattino. Se non fosse stato per come si erano risolte le cose con Kyungsoo, avrebbe detto che quello non era decisamente il suo giorno fortunato.
Premette di nuovo il pulsante, ma ancora niente, così lasciò perdere, pensando che il più piccolo stesse ancora dormendo - magari con Luhan - e non gli sembrava carino disturbare. Anzi, sarebbe stato decisamente imbarazzante. Decise piuttosto di andare a casa sua e farsi una doccia; sarebbe tornato lì più tardi.
Solo a due isolati di distanza da casa sua, però, si rese conto di non avere le chiavi. Le aveva lasciate in una delle tasche della sua felpa, che era ancora nell'appartamento di Sehun.
— Cavolo Jongin, ma dove hai la testa? — mormorò, tornando indietro. Avrebbe voluto picchiarsi da solo per non aver preso nulla quando poteva.
Suonò il campanello per l'ennesima volta, ma ancora niente da fare.
Si lasciò sfuggire un verso di frustrazione. Stava per dare di matto. Era una situazione davvero assurda, e non poteva nemmeno chiamare il più piccolo per chiedergli di aprirgli, visto che pure il cellulare era nella tasca della felpa.
Tutto ciò stava cominciando a mettere a dura prova la sua pazienza, e non poteva nemmeno avere la soddisfazione di dare del coglione a Sehun, perché aveva fatto tutto da solo. Era stato lui l'idiota che aveva lasciato lì le sue cose.
Tirò un calcio ad una lattina abbandonata sul ciglio della strada e guardò la facciata del condomino davanti a lui. Fu in quel momento che gli venne un lampo di genio - come lo definì lui -, ovvero citofonare alla signora che viveva sullo stesso piano di Sehun, dall'altra parte del pianerottolo. Lei lo avrebbe fatto entrare di sicuro. La conosceva fin da quando era bambino, quindi era certo che, se le avesse spiegato la situazione, lei lo avrebbe aiutato.
— Sì? Chi è? — domandò una voce quando lui premette il pulsante del campanello.
Sospirò sollevato, contento che almeno lei gli avesse risposto — Buongiorno Signora Lee, sono Jongin. Ho lasciato delle cose da Sehun ma non risponde al citofono. —
La donna sembrò esitare un attimo, poi disse: — Aspetta, ti faccio salire — dopodiché, con un suono meccanico il portone d'ingresso si aprì.
Lui velocemente entrò e salì le scale fino al terzo piano e lì, ad attenderlo, c'era la Signora Lee. La salutò con un cenno del capo e le rivolse un veloce inchino per ringraziarla, poi si diresse verso la porta dell'appartamento di Sehun. Stava per bussare, ma la donna lo fermò. — Non è in casa — gli disse.
Il ragazzo la guardò con aria confusa, allora lei si spiegò meglio: — È uscito questa mattina presto per andare all'ospedale, ma, se hai bisogno di entrare, ho una copia delle chiavi. —
E ora Jongin era ancora più smarrito. E preoccupato, per di più.
— C-cosa intende con «all'ospedale»? Sta bene, vero? — domandò, con un groppo alla gola.
— Sì, Sehun sì, ma non posso dire lo stesso del ragazzo che era con lui — disse, scuotendo la testa.
— Luhan, intende? —
Lei annuì — Credo di sì. —
E con questo, Jongin si sentì una persona davvero pessima, perché aveva provato un senso di sollievo nel sapere che a stare male non era il suo migliore amico, ma il ragazzo cinese. Ma non fraintendete: lui non aveva mai augurato nulla di brutto a Luhan, ed era comunque preoccupato. Allo stesso tempo, però, era sollevato, non poteva farci nulla. Teneva a Sehun più di quanto non tenesse all'altro ragazzo, ovviamente. Non poteva essere imparziale.
— Cosa gli è successo? — chiese, dopo essersi schiarito la voce.
La donna, a questo punto, assunse un tono pacato, pensando che il ragazzo in questione fosse un amico di Jongin — Ieri sera un auto l'ha investito, ma non è nulla di troppo grave. Me lo ha detto Sehun prima di uscire per andare a trovarlo. —
— I-ieri sera? No, m-ma io ieri se- — tutto questo gli sembrava assolutamente senza senso. Davvero era rimasto lì a dormire non accorgendosi di nulla? — Com'è successo? — chiese, in fine, non riuscendo a trovare una soluzione logica per conto suo. Non ricordava praticamente nulla della sera precedente.
— Non ne ho idea. Li ho sentiti discutere mentre scendevano le scale, poi più niente se non l'ambulanza arrivare, una decina di minuti dopo. Dalla mia finestra non si vede quella strada, e quando Sehun è uscito stamattina non me la sono sentita di fermarlo più del necessario — spiegò la donna.
Il ragazzo invece si sentiva ancora completamente spiazzato, quasi perso.
— N-no, certo, capisco — mormorò — Devo entrare a prendere il mio cellulare, ha le chiavi? — aggiunse poi, con un tono piuttosto basso. Doveva recuperare il suo cellulare e andare da loro all'ospedale.
La signora annuì — Certo — ed entrò nel proprio appartamento, uscendone poi con un mazzo di chiavi in mano. Gliele aveva lasciare il padre di Sehun in caso di emergenza, se per caso lui perdesse le proprie. Con quelle aprì l'ingresso del quadrilocale e il ragazzo vi entrò, ringraziandola prima di chiudersi la porta alle spalle.
Una volta dentro, sentì subito qualcosa di metallico tintinnare e dei passetti svelti avvicinarsi, e si ritrovò un piccolo cagnolino che aveva cominciato a saltare accanto ai suoi piedi. Jongin si chinò a terra ed iniziò ad accarezzargli il morbido pelo bianco.
— Ah Vivi — sospirò — Sehun ti ha lasciato qui da solo, eh? — poi si alzò ed andò verso il divano. Lì trovò le sue cose esattamente come le aveva lasciate quella mattina, come se in quella casa non ci fosse stato nessuno da quando lui era uscito.
Raccolse la sua felpa da terra e tirò fuori il cellulare, dopodiché tornò all'ingresso e afferrò la maniglia della porta, ma si fermò. Diede un'occhiata alle sue spalle, dove il cane sedeva scodinzolandogli. Non sapeva se fosse una buona idea lasciarlo lì da solo perché avrebbe potuto fare chissà quali danni, come cominciare a mordere le federe del cuscino, ma non poteva certo portarlo con sé, quindi non aveva molta scelta.
— Bada alla casa, Vivi — disse, prima di uscire.
—-
scusate la lunga assenza (praticamente un mese, rido ma la faccenda è tragica e mi faccio schifo da sola), non odiatemi troppo ahah
chiunque dice cose tipo "eh ma d'estate puoi aggiornare di più perché hai tanto tempo libero" non sa quello che dice
btw, forse mia madre mi compra il biglietto per il concerto dei victon ai "magazinni generalli" e niente, sono troppo felice
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