Ritmo Abarth - Capitolo 7
LOUIS’ POV
Quando aprii gli occhi, la stanza era in penombra, doveva ancora essere notte. Guardai la sveglia appoggiata nel comodino ed erano le 4.00 di mattina. Uffa! Mi ero svegliato di nuovo e ancora una volta Harry non stava dormendo. Avevo ancora gli occhi appannati e non riuscivo a capire cosa stesse facendo. Provai ad alzarmi ma ero troppo stanco, così mi ributtai a quattro di spade nel letto.
Cercai di mettere a fuoco e vidi che era seduto sulla poltrona in pelle nera, alla destra del letto. Alzava lo sguardo, mi guardava e lo riabbassava e vidi che aveva in mano un foglio e una matita.
“Ma allora non è colpa del tuo coinquilino…sei proprio tu che soffri di insonnia” terminai la frase sbadigliando.
“Diciamo che di solito la scusa sono i rumori”
“Qui non ce ne sono”
“si che ci sono, tu russi…” esclamò ridendo. Sentivo di essere diventato paonazzo. Per fortuna non c’era molta luce tranne la abat-jour vicino ad Harry. Che figura di merda!
“ma daiii! Io non russo…” dissi cercando di sdrammatizzare e nascondere l’imbarazzo.
“Oh si che russi, ma è stato solo per pochi minuti ed ero già sveglio” disse e tirai un sospiro di sollievo, ma allora perché non dormiva? Che cosa intendeva con “la scusa sono i rumori”?
“ah ecco, ma che stai facendo?” stavo per alzarmi dal letto quando urlò.
“NO NO NON TI ALZARE, TI PREGO.. RIMANI COSI’ CINQUE MINUTI E HO FINITO!!” e capii, mi stava facendo un ritratto. O mio dio! OK, stai calmo Louis! Ritornai così alla posizione originaria.
“Ma…mi stai disegnando?” chiesi sorpreso e un po’ ansioso
“Si…” sorrise soddisfatto, “eri troppo bello e poi…” lasciò la frase in sospeso.
“E poi..?” domandai, incuriosito dalla sua pausa.
“No niente...” e vidi che il suo viso si incupì, forse ero stato troppo invadente ma dovevo capire se avevo sbagliato qualcosa.
“Ho fatto qualcosa che ti ha turbato, ti ha dato fastidio che ti ho chiesto di rimanere a dormire qui?” lui mi guardò, abbasso lo sguardo, senza rispondermi. Poi posò la matita sul foglio, fece dei segni ed esclamò, “Fatto, ora vieni qua” mi ordinò. Io mi alzai e mi fece cenno di sedermi sulla sua gamba e obbedii. Lo guardai e vidi quei ricci vaporosi, ebbi subito la voglia di infilarci le mani, così inizia a giocare con quelli che gli scendevano dietro la nuca sfiorando il suo collo con i polpastrelli.
Guardai il disegno, e rimasi sconvolto. Era di una bravura spaventosa. C’ero io che dormivo prono, con una mano che ciondolava dal letto e la gamba alzata. Ma come cazzo dormivo? Ero con il viso schiacciato sul cuscino e a bocca aperta. Stavo seriamente pensando di andare a prendere una pala, scavare la fossa e sotterrarmi.
“Oddio, è bellissimo”, feci una pausa continuando a guardare e piegai la testa da una parte, “peccato la mia faccia, allucinante”. Harry iniziò a ridere.
“Non è allucinante, eri solo buffo, il più bel modello che abbia mai avuto”, ammiccò, “ e ho in mente qualche altra posa da farti fare”, iniziò a sorridere, posò il disegno sul comodino e si passo la mano tra i capelli. Stavo iniziando a ribollire dentro. Quei due gesti, sorridere e toccarsi i capelli, mi bastavano per farmelo venire duro. Gli tirai i capelli, facendogli piegare la testa all’indietro e mi misi a cavalcioni sopra di lui. Iniziai a baciargli il collo e ad alternare morsi leggeri a piccoli succhiotti. Mi avvicinai all’orecchio e mordicchiai il lobo. Non aveva ancora risposto alla mia domanda e ritentai, “Se c’è qualcosa che ti ha dato fastidio Haz, puoi dirmelo…”, e continuai a baciargli il mento fino ad arrivare all’altro orecchio. “No, Lou, tu sei perfetto e non hai fatto assolutamente nulla…”
Lo sentii irrigidirsi sotto di me, perché gli avevo appena lasciato un morso più forte sulla clavicola. Continuò “Ho solo un po’ di pensieri”.
“Allora scacciamo questi pensieri, conosco un modo che ti farà dimenticare anche come ti chiami”.
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