Perfezione - Capitolo 1
Part. 1
"Dai ragazzi non andiamo a lezione, ho voglia di iniziare a bere già da ora...se andassimo a fare un aperitivo?", disse Niall, uno dei miei compagni di corso che, come al solito, non aveva voglia di frequentare le lezioni.
"No Niall, ormai siamo qui, sono solo due ore, passano in fretta...e poi berrai abbastanza questa sera alla festa", gli risposi.
"Si infatti, poi abbiamo i pc, cazzeggiamo un po' su Facebook.. Ah Lou, devo farti vedere il ragazzo che mi ha invitato a prendere un caffè ieri!" Disse Meredith
"Ah si? E chi sarebbe questo scusa!? Non sa che c'è da fare la fila per prendere un caffè con te?" disse Niall con tono di sfida, corrugando la fronte, come se fosse particolarmente offeso e geloso di quella confessione.
"Senti Niall, vatti a prendere un caffè con quelle con il culo perfetto come piacciono a te...non mi pare tu abbia mai adorato il mio sedere..." disse offesa Meredith.
Si punzecchiavano ormai dall'inizio del semestre. Era palese che c'era qualcosa tra di loro, le provocazioni erano ormai all'ordine del giorno. C'era però qualcosa in lui per il quale non si fidava. Niall era il classico ragazzo che solitamente ci provava con tutte, ma se una in particolare gli fa perdere la testa, è finita. Ed era proprio quello il caso. Sfotteva in continuazione Meredith, ci provava gusto a stuzzicarla, ma lei non era da meno.
L'ho conosciuta l'anno scorso quando mi sono trasferito a Londra. Abbiamo instaurato un bellissimo rapporto sin da subito. È una delle poche persone a cui ho confidato di essere gay.
Una sera in preda alla depressione come se ci volessimo mangiare il mondo, tra una confidenza e l'altra, mi sono fatto coraggio e le ho parlato. Non sapevo come avrebbe metabolizzato la notizia. Ero preoccupato. Con mio stupore, però, mi guardo dritto negli occhi, mi fece il suo più bel sorriso e mi disse: "Bene tesoro, vorrà dire che ti parlerò di cazzo più spesso". E ci facemmo una risata da vomitare lo stomaco.
Da quella volta mi racconta veramente di tutto, dettagli dei vari rapporti sessuali, fantasie e perversioni varie. Diciamo che anche io non mi faccio più troppi problemi a parlarne.
"Ma dai tesoro, lo sai che sei la mia preferita anche se hai il culo un po' moscetto", le fece l'occhiolino e le avvolse un braccio intorno alla vita e se la porto su di sé. Lei si dimenò un po' e gli diede un pugno sullo stomaco. Non capivo proprio perché non uscivano insieme quei due. Erano carini, si vedeva che c'era un interesse reciproco, ma Niall come ogni volta, perdeva l'occasione di starsene zitto.
Finimmo di fumare le nostre solite sigarette pre lezione ed entrammo in aula.
Nella confusione di gente che entrava e usciva, trovammo dei posti, Meredith si girò e mi fece cenno di guardare dietro di lei:
"Dietro di me, camicia sbottonata", disse a bassa voce. Mi voltai e vidi un ragazzo. Alto, Moro, ricci a contornargli il viso, occhi verdi e un fisico da paura. Aveva la camicia sbottonata fino a metà petto che lasciava intravedere i suoi pettorali scolpiti, due tatuaggi all'altezza delle spalle e un altro tatuaggio all'altezza dello stomaco, ma non capivo cosa fosse. Mi voltai all'istante verso Mer, che con sguardo compiaciuto mi disse: "Credo di essere rimasta incinta solo guardandolo", e rise.
"Non è anatomicamente possibile, ma credo esserlo anche io", le risposi e scoppiammo a ridere assieme come due scemi. Vidi che si stava dirigendo verso il professore dandoci le spalle e notai come tutte le ragazze del corso lo stavano seguendo con gli occhi. Come biasimarle, del resto? Era sexy da paura, ma il mio sguardo cadde sul suo sedere. Non era un granché, ma ci si poteva lavorare.
"Ma chi è?", chiesi a Meredith, che intanto stava spettegolando con le sue amichette, tutte già eccitate.
"Non lo so Lou, ma lo dobbiamo scoprire; ti do venti sterline se riesci a scoprire come si chiama!", facevamo sempre questo tipo di scommesse e ci divertiva un sacco.
"per venti fottute sterline non mi alzo neanche dalla sedia...La ricompensa per una figuraccia con un tipo del genere vale molto di più...capiscimi, ho degli ormoni anch'io!"
"quaranta"
"Facciamo cinquanta"
"ok, cinquanta sterline, ma voglio nome e cognome..."
"eh certo, pure il cognome vuole! Dai, fatti bastare il nome e non rompere!", sbuffai.
"Ok, affare fatto", ci stringemmo la mano. Intanto avevo notato che "camicia sbottonata" stava salutando il professore, quindi presi velocemente sigarette e accendino e me ne uscii dall'aula, pensando a un modo per parlarci.
Ero appoggiato al muro con la sigaretta alla bocca quando vidi il ragazzo che stava scendendo le scale.
Uscendo dal portone stavo per fermarlo chiedendogli qualcosa di banale, quando gli cadde un foglio dal libro che teneva in mano. La mia mente stava già esultando, visto che mi si era creata una scusa più che perfetta davanti agli occhi.
Presi in mano il foglio, e guardai. Era un disegno a dir poco stupendo. Il soggetto non mi piaceva particolarmente perchè era un gatto Sphynx, di quelli senza il pelo, ma i dettagli del disegno erano a dir poco fantastici.
"Ehi, scusa.." urlai, lui si girò e mi guardò con aria sorpresa.
"..ti è caduto questo", prese il foglio e lo guardò, alzo gli occhi e li puntò verso di me, ma fui catturato da un altro dettaglio: mi sfoderò un sorriso a trentadue denti, a dir poco bello, dolce e sexy, che mi contagiò immediatamente.
"Grazie, sei il mio salvatore..."
"Addirittura? Non ho fatto niente di che, tranquillo!" dissi.
"No, davvero, mi hai salvato...ci ho messo delle ore a farlo ed è il progetto per un esame che devo fare tra poco"
"Ah...allora prego! Comunque complimenti, non ho potuto fare a meno di guardarlo, è bellissimo. Sei molto bravo..."
"Esagerato! Comunque per ringraziati vorrei offrirti un caffè, ma ora ho molta fretta, ti va di vederci stasera?"
Che cosa?? Mer mi doveva dare molto di più di cinquanta sterline. A meno che il ragazzo non fosse stato gay. In quel caso, sapevo che dovevo sborsarli io, per avermi fatto incontrare quella meraviglia, anche se con una scusa.
"Volentieri, ti lascio il mio numero così mi fai sapere dove ci dobbiamo vedere", ero al settimo cielo, la sua bellezza mi faceva bruciare gli occhi.
Mi consegnò il suo Iphone, salvai il numero con il mio nome e cognome e mi feci uno squillo. Glielo riconsegnai, lui lo prese, guardò annuendo e se lo infilò nella tasca del cappotto nero che indossava.
"E' stato un piacere Louis Tomlinson, io sono Harry Styles", allungò la mano, la strinsi e nel momento in cui le nostre mani si toccarono sentii una scarica lungo tutta la schiena che mi fece arrossire.
"P-piacere mio" risposi imbarazzato.
"Starei ancora un po' a parlare qui con te Louis, ma devo proprio scappare, ti chiamo più tardi" e mi fece l'occhiolino.
"Ci conto, ciao Harry" e cercai di fargli il mio miglior sorriso e mi voltai. Avevo assolutamente bisogno di fumarmi un'altra sigaretta e calmarmi.
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