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Alibi - Capitolo 23

Buonasera Bellezzeeee,

lo so sono in un ritardo pauroso. Ma non avevo molta ispirazione e dovevo strutturare la seconda parte della storia. Insomma ero bloccata. Chiedo umilmente perdono. Vi lascio a questo capitolo, come sempre spero sia di vostro gradimento! Vi ringrazio per il supporto che mi date, la storia ha raggiunto un numero di letture che mi sarei solo sognata quindi GRAZIE GRAZIE GRAZIE.

Buona Lettura

-Torts-



Aprii con forza la porta della camera da letto. Niall era seduto sul divano e si stava stropicciando gli occhi ancora addormento. "Ma chi cazzo è a quest'ora Lou?" disse il biondo sbadigliando. "Chiunque sia, gli spacco la bocca" dissi arrabbiato.

Ero stato costretto ad alzarmi dal letto e abbandonare le braccia del mio meraviglioso riccio che era avvolto nelle lenzuola del mio letto in tutta la sua bellezza. Quel ragazzo, Mr. Harry Styles, che quando madre natura distribuiva la sensualità, la simpatia, l'eleganza, l'educazione, insomma la perfezione, era in prima fila. Quel ragazzo, che mi aveva fatto perdere ogni lume della ragione, quello che mi stava facendo sentire come una ragazzino con l'ansia da prestazione, quello che era riuscito finalmente a farmi sentire le farfalle nello stomaco, insomma quello splendore, mi aveva appena chiesto di diventare il suo ragazzo. Un sogno. Era sempre viva in me la paura, la paura di non essere all'altezza di quell'uomo tutto ricci. Di non essere in grado di dargli ciò che lui cercava da in una relazione, paura di legarmi a qualcuno che poi potevo far soffrire, o peggio, far soffrire me. So che è da egoisti, ma la vita mi aveva riservato spesso delusioni, molte persone mi avevano fatto soffrire. Proprio come la persona che aveva suonato il campanello di casa mia, a quell'ora di notte.

Meredith, era li difronte a me. Nascosta dentro l'enorme felpa nera dell'Hard Rock Madrid. Il cappuccio le copriva il viso. Abbracciava stretto il suo addome e con entrambe le mani teneva stretto il tessuto tra le dita. Si spostava velocemente e in modo compulsivo, da un piede a l'altro. Quello non era il suo solito atteggiamento.

Quando mi guardò, vidi i suoi occhi gonfi e rossi di lacrime, le pupille dilatate e tutto il trucco colato. Non mi ci volle molto a capire che era completamente fatta.


Era un semplice mercoledì sera e di uscire proprio non se ne parlava. Fuori aveva iniziato a nevicare ed era un freddo glaciale. Meredith erano 2 giorni che non si presentava a lezione e non mi aveva scritto, così avevo deciso di passare la serata a casa davanti a un bel film, accompagnato da quel fantastico cinese take way. Avevo deciso di vedermi "The Avengers" così avrei visto tutti i personaggi dei miei fumetti preferiti,  in un unico film. Anche se devo ammettere che non era solo per la Marvel che lo guardavo. Tra Robert Downey Jr., Chris Evans e Chris Hemsworth, rispettivamente Iron Man, Capitan America e Thor, non sapevo più dove sbattere la testa.

Se non fosse stato per tutti quei pugni, fasci di luci, scudi e martelli magici avrei finito la serata nel bagno a curarmi un' erezione crescente nei pantaloni. Stavo per andarmene a dormire quando il mio telefono iniziò a suonare. Il nome di Meredith comparve sullo schermo e risposi.

"Biondaaaaa" esclamai. Ma dall'altra parte sentivo solo confusione e dei singhiozzi.

"Mer?" iniziai a chiamarla in ansia "Lou... ti prego... vienimi a prendere... ho paura.. ho esagerato.." disse molto lentamente e con svariate pause.

Avevo già afferrato il cappotto e le chiavi di casa e stavo correndo a prendere la macchina.

"Dove sei?" gli chiesi quasi urlando "ehm.. non lo so... da Nick forse... mi gira tutto Lou" disse ancora.

"Arrivo, stai tranquilla" e riattaccai. Grazie al localizzatore del cellulare trovai la sua posizione esatta. Attivai il navigatore e in 10 minuti mi ritrovare a bussare con forza alla porta di un certo Nick Grimshaw. La porta si aprì dopo svariati minuti e svariati cazzotti lasciati su quel legno massiccio. Appena entrai fui investito da un violente odore di erba mista alcool. All'interno dell'appartamento c'erano una decina di persone. Un gruppetto stavano "ballando" se così si po' dire. Fissavano il soffitto, muovendo in modo disconnesso braccia e gambe. Un altro gruppo stava appoggiato alla finestra, incitavano una ragazza con in mano una pipa ad acqua. Ma quello che mi accecò la vista fu vedere Meredith, abbandonata nel divano, affiancata da due ragazzi. Uno stava inalando una delle tante strisce di coca presenti sul tavolino al centro della stanza, mentre l'altro stava cercando di baciarla mentre faceva scorrere la mano sulla coscia della ragazza fin sotto la gonna. In quell'istante mi fiondai su quel ragazzo dandole uno strattone e spostandolo da Mer.

"Non la toccare, brutto pezzo di merda" gli urlai. Lui non si ribello molto era troppo fatto per farlo. "Ehi amico calmati, se vuoi ce la passiamo" disse con nonchalance come fosse una cosa normale. A quelle parole gli tirai un pugno in piena faccia, si accasciò sul divano. Afferrai Meredith per un braccio facendola alzare e si buttò a peso morto su di me. L'altro ragazzo che prima stava tirando, guardò l'amico buttato sul divano e alzò le spalle fregandosene. Poi mi guardò "Amico, vuoi qualcosa? Se vuoi c'è anche un po' di Meth" indicandomi una bustina che aveva in mano.

Si, giusto per completare il cerchio di sostanze illegali, pensai. Ci mancava solo il Peyote e potevamo essere a uno di quei festini di Schifano*. Grande artista per carità, ma lo odiavo come persona.

"Ti ci puoi anche strozzare con quella roba, Amico" gli dissi. Lui alzò ancora una volta le spalle e continuò ad armeggiare con quella roba. Cercai di portare Meredith fuori da quell'osceno appartamento. Lei non si reggeva in piedi e non riusciva a fare neanche mezzo passo, così l'afferrai e me la caricai su una spalla. La portai a casa sua. Le sue condizioni erano penose. I suoi occhi azzurri iniettati di sangue, le pupille dilatate e lo sguardo perso nel vuoto. La buttai in doccia, giusto per farla riprendere un po' e aiutò. Alla fine riuscì a spogliarsi e si infilò sotto le coperte del suo letto. "Grazie Louis" mi disse così l'abbracciai e gli lasciai un bacio sulla fronte "Domani dovrai spiegarmi" gli sussurrai nell'orecchio.

Il giorno seguente mi raccontò, almeno quello che riusciva a ricordarsi prima di iniziare a mischiare erba, coca e alcool. Quello stronzo del padre l'aveva rintracciata ed era riuscito a parlarle. Tutti i ricordi riaffiorarono nella sua mente. Voleva dimenticare, dimenticare per qualche ora tutto il dolore, ma soprattutto l'amore. Quell'amore che doveva cancellare, perché non sarebbe mai più tornato indietro. Così l'avevo abbracciata e le avevo detto che sarebbe andato tutto bene.

 

La stessa cosa volevo fare in quel momento. Soprattutto perché sapevo che lo aveva fatto per me. Perché per un attimo si era sentita ancora abbandonata. Volevo abbracciarla e dirgli che era tutto apposto ma non potevo continuare a prendermi cura di una persona che non voleva prendersi cura di se stessa. Doveva capire che quella non era la strada giusta. Quel modo di fare l'avrebbe portata all'auto distruzione. Doveva buttare alle spalle il passato e andare avanti. Ringraziando il cielo le sue condizioni non erano paragonabili a quella tragica sera ma non era comunque se stessa.

"Sei fatta?" gli chiesi quasi urlando e voltandogli le spalle. "Lou, per favore.." disse singhiozzando.

"Lou per favore un cazzo, Meredith, non ho voglia di parlare con una persona che a trattato tutti i qui presenti di merda" Niall si era rimasto seduto, con le mani giunte e fissava il pavimento. Harry nel frattempo era uscito dalla camera da letto e si era appoggiato con una spalla allo stipite della porta. Aveva le mani incrociate davanti al petto nudo, con in dosso i miei pantaloni grigi della tuta. Non potei nascondere un sorriso nel vedere che quei pantaloni gli erano decisamente corti, non arrivandogli neanche alle caviglie.

"Mer, ti vogliamo bene, lo sai ma non puoi trattarci come tuoi giocattoli." Intervenne Niall.

"io non so.. mi dispiace...per favore.." disse la ragazza con la bocca impastata, facendo un passo all'interno della casa, per poi riuscirne velocemente, come rispinta da una non so, quale energia.

"Dai, entra.." disse Harry, dirigendosi verso di lei. Io e Niall ci girammo di scatto a guardare il ragazzo.

"No, Haz, non è la benvenuta" gli dissi.

"Lou, amore, guardala come sta, sedetevi tutti insieme e parlate. Siete amici da molto tempo, sistemate questa cosa" mi disse afferrando tra le mani il mio collo e il viso guardandomi negli occhi e accennando un leggero sorriso.

Già alla parola amore mi aveva convinto. Mi aveva appena chiamato AMORE e gli lasciai un bacio sulle labbra, facendogli capire che avevo colto quel dettaglio e che avrei voluto prenderlo e scaraventarlo nel letto e baciarlo. Baciarlo dappertutto fino allo sfinimento, se solo non fossimo stati in quella situazione. Harry si allontanò da me dirigendosi verso Meredith. Le portò un braccio intorno alle spalle stringendola e facendola entrare in casa. Chiuse la porta senza sbatterla. ALLELUIA.

L'accompagnò fino alla poltrona e la fece accomodare e le passo la scatola di fazzoletti che erano appoggiati sulla libreria alle spalle del divano. Il ragazzo, mi fece cenno di sedermi vicino a Niall e io obbedì.

"Ti porto un caffè?" disse Harry dolcemente alla bionda che aveva iniziato a mangiarsi le unghie e muovendo in continuazione una gamba sul posto. Fece un cenno ad Harry e lui fece per andarsene in cucina quando lo blocco afferrandogli la mano "Harry, mi dispiace...non volevo... perdonami.."

Il riccio gli fece un sorriso e annuii. "Non preoccuparti per me, anzi sono io che devo ringraziarti" gli rispose il ragazzo mostrando uno dei suoi sorrisi. "Per cosa?" chiese perplessa Mer.

"Se tu non avessi fatto quella scommessa con Lou, non avrei avuto occasione migliore per conoscerlo" gli rispose e mi guardò facendomi l'occhiolino. Meredith, fece un piccolo sorriso e tirò un altrettanto piccolo sospiro di sollievo. Uno di noi l'aveva appena perdonata.

"io, voglio chiedervi scusa... mi dispiace per come ho tratto entrambi." E fece una pausa, mentre continuava a muovere in modo compulsivo la gamba e con lo sguardo fisso a terra.

"So che tu, Niall, sei innamorato di me e mi dispiace aver approfittato di questo.." e fece un'altra pausa e nel frattempo arrivò il MIO bel ragazzo e le porse la tazza di caffè, tornando nel letto della mia camera chiedendosi la porta alle spalle.

"ma ci ho pensato e forse, se ancora ti va, potremmo uscire..." e Niall a quelle parole sbarrò gli occhi incredulo di quello che aveva appena sentito. Si girò verso di me e poi riguardò Mer, che lo stava guardando, sorseggiando quel caffè che teneva in mano, aspettando una sua risposta.

"Ci penserò" gli disse sorridendogli.

Voleva farla stare sulle spine, ma dal suo viso era chiaro che la risposta non era altro che positiva. Era la cosa che più voleva. Il biondo si alzò dal divano per accogliere tra le sue braccia la ragazza che gli aveva fatto perdere la testa. Nonostante i trascorsi, l'irlandese la voleva tutta per se. Io non potevo che essere più contento. Lo sentii sussurrarle qual cosa all'orecchio e gli lasciò un bacio sulla guancia

"Ora vedete di chiarire voi due, ci sentiamo domani belli" ci disse Nial sorridendo mentre apriva il portone di casa e se ne andò.

"Lou, non darò la colpa all'alcol per quello che ho fatto perché non sarebbe la verità e non voglio mentirti.

Lo sai, mi sei sempre piaciuto. Sei l'unico uomo della mia vita che mi faccia sentire protetta, l'unico che mi aiutava quando tutto andava a pezzi. Per questo ho sempre sperato che se fossimo andati a letto insieme, sarei riuscita ad averti tutto per me. Ma era solo un'illusione che mi ero creata. Sei la migliore persona e il migliore amico che il destino mi abbia mai fatto incontrare." Delle lacrime iniziarono a bagnale il viso. Non mi servivano altre parole. Mi alzai, le afferrai una mano facendola alzare e l'abbracciai. Rimanemmo così per un po', mentre lei si sfogò con un pianto liberatorio.

"Promettimi solo che smetterai di fare la troietta e che non farai soffrire Niall.." dissi sorridendo tra i suoi capelli che profumavano d'iris.

"Te lo prometto"




*Mario Schifano è uno dei più famosi artisti ed il maggior esponente della Pop-Art italiana. Era abitudinario alle droghe ed è stato il primo ad essere arrestato per possesso di droga (Marijuana). La sua abitudine alle droghe durò per tutta la vita facendo uso di molte di tutte le sostanze catalogate come droghe leggeri e/o pesanti.

Curiosità: tutti i titoli dei capitoli, sono canzoni dei Subsonica. L'Odore (cap. 17) è la canzone che ha ispirato questa FanFiction.

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