5, La vecchia casetta di Zio Bilius
A voi, Ron ed Hermione, che mi avete insegnato quanto potente possa essere l'amore.
Passò del tempo prima che entrambi riuscissero a dormire un sonno non infestato da incubi. Nessuno dei due aveva tenuto conto di come quella guerra avrebbe squarciato le loro notti, ma come biasimarli: avevano altro di cui preoccuparsi. Chi avrebbe mai pensato di ritrovarsi nel proprio letto, sudati e col fiato pesante, così giovani, con l'intera vita davanti. Quella vita era al sicuro per la prima volta da un tempo che era sembrato interminabile, non era più pericolosamente in bilico su un precipizio di cui non si riesce a scorgere il fondo. Qualche volta si erano chiesti se sarebbe mai finita, se loro ne avrebbero mai visto la fine, ma poi, a dire il vero, non se ne facevano neanche troppo un cruccio. Non avevano avuto le forze per pensare ad un probabile e, soprattutto possibile, futuro dopo la fine della guerra e le settimane che seguirono quel fatidico 2 maggio furono un frastuono di emozioni ed avvenimenti. Per fortuna, anche se non proprio solo grazie alla fortuna, avevano l'un l'altra.
Dopo i funerali, non avevano esitato a materializzarsi in Australia per spezzare l'incantesimo e ricondurre i genitori di Hermione in Inghilterra, ora che tutto si era sistemato.
Decisero di doversi prendere una pausa da tutto e da tutti per un po'. La fine aveva segnato le loro menti e anche i loro corpi: era come se sui loro volti gravassero cent'anni, come se fossero invecchiati in un colpo solo. Sentivano di meritarsi un attimo, un momento per poter imparare di nuovo a respirare.
Ron ottenne il permesso di occupare per l'estate la vecchia casetta sulle colline del suo strambo e defunto zio Bilius, dal quale aveva ereditato il secondo nome, motivo per cui sentiva un po' sua quella dimora immersa nel verde.
"Che te ne pare? So che è un po' piccola e dismessa, ma...." Ron, imbarazzato e rosso in volto, non riuscì a completare la frase, perché Hermione, dopo avergli accarezzato la guancia coperta di lentiggini, guardò profondamente i suoi occhi blu e lo rassicurò dicendo che non aveva mai visto dimora più accogliente di quella.
"Alohomora" pronunciò Hermione con sicurezza, una volta giunta di fronte alla porta d'ingresso di legno scuro "Non funziona quell'incantesimo qui, altrimenti potrebbe entrare chiunque" Ron sorrise dolcemente e le porse una chiave bronzea lunga e sottile con su incise le iniziali B e W del vecchio zio.
"Metodo babbano?" disse Hermione divertita "Un'idea di mio padre" rispose Ron, aggiustandosi i capelli "Saprò adeguarmi" rise Hermione mentre apriva la porta.
Era ormai notte fonda, il cielo primaverile era coperto di stelle e la loro luce filtrava attraverso le piccole finestrelle del salotto in cui Ron ed Hermione si erano accoccolati: gli astri erano talmente luminosi che non era necessario accendere il caminetto perché riuscissero chiaramente a guardarsi negli occhi. "Chi se lo sarebbe mai immaginato" stava dicendo Ron, che, sdraiato sulle gambe di Hermione, alzò lo sguardo su di lei "Cosa?" gli sorrise, curiosa "Un anno fa non mi sarei mai neanche sognato di ritrovarmi qui..." parve riflettere "...con te".
Ad Hermione brillarono, se possibile, ancora più gli occhi "Dillo a me" disse cominciando a ridacchiare "Un anno fa eri ancora avvinghiato a Lav-Lav". Ron si sollevò di scatto e si girò verso Hermione, estremamente serio in volto "Un anno fa l'avevo già lasciata" sembrò pensarci su "In realtà non ricordo come sia finita esattamente" si grattò la nuca "Ma ricordo di essere rimasto molto sollevato a riguardo, sono convinto che stesse con me solo perché ero amico di Harry""Non dirlo neanche per scherzo!" Hermione lo rimproverò " Sei un ragazzo eccezionale, una persona coraggiosa, leale, premurosa e umile" lo guardò dritto negli occhi "Anche qualcuno senza cervello se ne renderebbe conto". Ron le sorrise, rosso sugli zigomi "In più eri molto... cresciuto all'inizio dello scorso anno" questa volta fu Hermione ad arrossire. "Cresciuto?" Ron pareva genuinamente sorpreso da questa affermazione "Insomma..." Hermione era color vermiglio "Come dire..." cominciò a arrotolarsi i riccioli con le dita "Eri più alto, robusto dopo l'estate... maturato". Ron rise sonoramente, mentre Hermione sarebbe voluta scomparire. "Stai cercando di dirmi che ero più attraente?" disse Ron con fare soddisfatto "In pratica... direi di si" rispose Hermione sorridendogli imbarazzata, si sentiva le guance in fiamme. Ron allora la baciò d'impulso e le accarezzò i folti capelli scuri. "Non l'avevo notato..." ridacchiò infine Ron, decisamente orgoglioso di aver fatto questa scoperta, mentre Hermione si sfiorava le labbra screpolate.
Rimasero in silenzio per un po' di tempo, rannicchiati, ognuno a ripercorrere i bei ricordi del loro sesto anno ad Hogwarts. Ron, all'improvviso, parve ricordarsi qualcosa "Anche tu eri molto attraente l'anno scorso" e lo disse con una tale convinzione che Hermione non riuscì a non scoppiare a ridere "Dico davvero" ripetè Ron "Ad essere sinceri, lo sei stata per molto più tempo di me, da quanto mi dici""E da quando lo sarei stata?" chiese Hermione sorridendogli "Da quando posso ricordarmi di averti conosciuta, per certo""Ma se mi odiavi al primo anno!" Ron parve estremamente offeso dalla risposta di Hermione "Io non ti ho mai odiata!" le disse "Solo all'inizio ti trovavo un po' irritante, ma ciò non implica che non ti considerassi bella, oltre che intelligente, perspicace, altruista e..." Hermione, non lasciandolo finire, lo baciò allo stesso modo in cui prima lui l'aveva baciata, prendendogli il viso tra le mani. Affondando il volto tra i capelli rossi del bel ragazzo, una lampadina nella testa di Hermione parve finalmente accendersi.
"Avrei dovuto capirlo" disse, staccandosi dalle labbra di Ron per guardarlo meglio, lui era confuso. "Cosa avresti dovuto capire?" le chiese allora "Che eri tu quello che sentivo nella mia amortentia""Sentivi me nella tua amortentia?" Ron spalancò gli occhi "Per settimane ci ho pensato e pensato su, ero sicura di aver già sentito quei profumi e soltanto di non ricordarmi dove. Ora è chiaro, no? Avendoti sempre intorno non prestavo più troppa attenzione al tuo di profumo e ne avevo quasi fatto l'abitudine". A Ron parve che il suo cuore si fosse riscaldato, lo sentiva battere più forte e il sorriso che comparve sul suo viso era tenero e affettuoso.
Si addormentarono lì, sul soffice e grosso divano verde che occupava la maggior parte dello spazio nel compatto salotto in cui sicuramente anche il vecchio Zio Bilius avevo trascorso molte notti, appisolandosi mentre leggeva il giornale. La notte profonda e densa trascorse così repentinamente che sembrò fosse durata un minuto. Il sonno dei due amanti, spesso infestato da incubi, era invece placido e avvolgente quando era condiviso l'uno nelle braccia dell'altra. Come una madre, forte e delicata, stringe a sé la propria piccola creatura, così entrambi fasciavano con i propri corpi quello dell'amato, avviluppandosi intorno alle loro tanto agognate membra.
Le prime cose su cui gli occhi di Hermione posarono lo sguardo la mattina dopo furono le lentiggini che invadevano gli zigomi di Ron. La seconda, furono i suoi disordinati capelli rossi, arruffati dalla notte. La terza furono le sue ciglia chiare, che tremavano ad ogni suo respiro: stava ancora dormendo. Si strofinò gli occhi e, accoccolata sul cuscino, come in un museo una pittrice rimane rapita di fronte ad un immenso e magnifico dipinto, Hermione osservava Ron. Solo da poco aveva veramente realizzato quanto fosse cambiato dal momento in cui l'aveva conosciuto per la prima volta, sull'Espresso per Hogwarts. Ora il piccolo e rosso Ronald Weasley era davvero cresciuto, era diventato adulto: un uomo. Un po', doveva ammettere, le sarebbe mancato l'impacciato e schietto tredicenne con cui battibeccava, ma con cui soprattutto tanto scherzava anni prima. D'altro canto però, non aspettava altro che il futuro in cui vedeva nitidamente anche lui.
Ron, svegliato dalla luce, aprì timidamente gli occhi e si accorse dello sguardo avido di Hermione. Lei, talmente presa dai suoi pensieri, non gli prestò attenzione. Un sorriso divertito comparì sul volto di Ron, ancora abbandonato sul soffice cuscino di piume. "Buongiorno" le disse ed Hermione quasi cadde dal divano per lo spavento "Sei sveglio!" gli rispose affannata, giusto prima che lui le baciasse delicatamente la punta del naso. Hermione, ripresasi immediatamente dallo spavento, era già in procinto di baciargli le labbra quando Ron si ritrasse di scatto, facendole alzare stupita le sopracciglia. "Non mi sono ancora lavato i denti!" si giustificò subito dopo, facendola ridere sommessamente "Ronald, ti ho visto- e assistito- in momenti in cui la maggior parte delle persone non penserebbero mai di vedere il proprio fidanzato, quindi, a dispetto di come siano i tuoi denti, vorrei questo bacio". Gli sorrise un momento prima che lui si sollevasse e si tirasse in piedi "Per lo stesso motivo per cui mi hai chiamato "fidanzato", ora io dovrò andarmi a lavare i denti prima di poterti baciare, Hermione". Detto questo, cominciò a dirigersi verso il bagno, con in spalla un asciugamano arancione "Se voglio cercare di rimanerlo - il tuo fidanzato, intendo- devo cercare di mantenere un certo decoro, no?" Hermione, ancora sul divano, dopo aver messo il broncio per qualche secondo, non riuscì a non arrossire e a sorridergli. "Comunque, mi piace" concluse Ron, già dentro al bagno e con solo la testa ancora fuori, allungata per incontrare gli occhi di Hermione "Il termine "fidanzato", suona ufficiale". Hermione si mise a sedere, appoggiò la guancia rossa al braccio e lo guardò con occhi scintillanti di affetto. "Anche a me piace" disse, mentre Ron, sorridendole, lasciava la porta socchiusa, dirigendosi al lavandino e impugnando il glorioso spazzolino.
"Non impiegarci troppo tempo, però!" urlò alla fine Hermione, passato qualche secondo.
Commento:
Da tanto tempo ero intenzionata a scrivere una pagina del futuro di Ron ed Hermione, il primo vero amore che penso di aver mai conosciuto. Tuttavia, non ci ho mai neppure provato una volta prima di qualche giorno fa. Avevo timore, anzi, meglio dire ero terrorizzata di fare un disastro, di non rendere loro giustizia. La loro storia era stata in gran parte già scritta e mi sentivo - e sento tutt'ora - troppo piccola e insignificante come "scrittrice" per mettere mano nella loro vita, per quanto sì, lo so bene, sia solo fittizia.
Non avevo idea da che parte cominciare, cosa raccontare, quando farlo e, soprattutto, ero già consapevole che non sarei mai stata soddisfatta del risultato. Mi ero persuasa di non esserne in grado, di non essere capace di farveli amare come io amo loro e di cadere nel banale, troppo spaventata di osare. A questo punto, perché avrei dovuto anche solo provare? Mi sono rintanata nella mia comoda e calda culla e ho continuato a immaginarmi e a narrare la storia di Rose, loro figlia, e dei suoi mille cugini. Era più facile, non dovevo confrontarmi con nessuno: la loro storia non era ancora cominciata.
Sono capitata casualmente su questa piattaforma, ancora una volta. Dopo aver ripercorso qualche vecchio ricordo, mi sono immersa nella lettura di qualche piccolo episodio del futuro di Ron ed Hermione scritto da alcuni di voi e me ne sono innamorata, come solito. Non ci ho pensato su, non me ne sono quasi accorta, ma mi sono ritrovata a scrivere di getto questo racconto che forse avete appena terminato di leggere. Il titolo con cui avevo aperto la narrazione era semplice: "Ron ed Hermione". L'innocenza con la quale ho intrapreso questa sfida personale mi è parsa talmente potente che non ho potuto, non sono riuscita a smettere.
Questi piccoli, piccolissimi e svelti attimi della vita di Ron ed Hermione spero vi abbiano strappato un sorriso.
Io, come previsto, non ne sono e non ne sarò mai completamente soddisfatta, lo so. Però credo che questo mio inchiostro si meriti di essere condiviso anche con altri: non lo vorrei vedere ammuffire per anni in uno di quei miei quaderni scarabocchiati e dimenticarmene.
Loro, quindi, sono i miei Ron ed Hermione. Spero siano stati anche un po' vostri.
~Rosaline
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