Ivan & Heliza
Una luce. Abbagliante. Intensa.
Un boato. Fortissimo. Violento.
Delle urla. Strazianti. Insostenibili.
Il buio. Estremo. Totale.
Poche ore più tardi...
Piangeva. Ormai non faceva altro da quella mattina. Quando aveva ricevuto la notizia non poteva assolutamente crederci. Insomma, nel giorno del proprio matrimonio, certo non si va a pensare che una tragedia del genere possa abbattersi sui presenti. Ivan non riusciva ancora a concepire il fatto. Tutto ciò di cui era capace era piangere silenziosamente, ma ininterrottamente. Le lacrime precipitavano copiose, attraversando le guance, appena coperte di una leggera barbetta, e arrestavano la loro caduta sulla stoffa pregiata dello smoking, che indossava ancora dalla cerimonia mai avvenuta.
Era tutto organizzato alla perfezione. Gli invitati, il ristorante, la chiesa, i fiori, l'abito... tutto. Non c'era un singolo dettaglio che fosse fuori posto. Heliza aveva sacrificato diverse notti per rendere qualsiasi aspetto del loro matrimonio impeccabile.
La proposta era arrivata totalmente inaspettata. Quel giorno aveva fatto tardi a lavoro, per questo quando era rientrata a casa era estremamente felice di trovare Ivan, il suo compagno, ai fornelli. Si era avvicinata di soppiatto alle spalle, lasciandogli un grosso bacio sulla guancia. Naturalmente il ragazzo si era voltato verso di lei, abbracciandola. Non appena si era accomodata al tavolo, dopo essersi docciata e rilassata, aveva sentito subito una strana atmosfera. E non era solo la musica in sottofondo ad essere insolita, quella sera. Aveva notato vari momenti in cui Ivan era assente o imbambolato e, quando ne ebbe fin troppo, sbottò apprensivamente. Di getto gli uscirono dal cuore due sole parole: vorresti sposarmi? E lei aveva tentennato, in preda alle più forti emozioni, portandosi le mani dinanzi alla bocca, forse per trattenere urla, forse singhiozzi. Poi aveva annuito, sempre più vigorosamente, e in un attimo si era ritrovata con un anello al dito e le labbra del suo fidanzato premute sulle sue. La serata, poi, era passata magica, concludendosi nel migliore dei modi.
Forse era proprio per questo, perché aveva ancora caldo, rovente, il ricordo di quella cena, impresso nella memoria, che non poteva realizzare che Heliza, la sua amatissima Heliza, fosse morta in un incidente mentre veniva da lui. Si sentiva in colpa. Terribilmente in colpa. Per convolare a nozze con lui, la sua dolce ragazza aveva perso la vita.
L'unica cosa che davvero desiderava era ballare con lei. Nei sette anni in cui erano stati insieme Ivan non l'aveva mai invitata in pista. Mai, neppure una volta. Sapeva della passione per la danza di Heliza, ma lui, semplicemente, non era capace. Per questo aveva sempre evitato la questione. Però, per farla felice, per vedere il suo sorriso radiante, aveva preso lezioni. Tutte le mattine per due mesi, alle sette, si svegliava e si incontrava con un istruttore di ballo. Desiderava, così, stupirla e renderla orgogliosa di sé. E invece non c'era stata la possibilità. Era morta ancora prima di diventare sua moglie.
Piangeva tutte le sue lacrime, delle quali non credeva neppure l'esistenza. Piangeva mentre i ricordi gli invadevano la mente. Piangeva mentre fuori pioveva. E sembrava tutto così ironico, da mandarlo su tutte le furie. Scagliava pugni sul pavimento, frustrato. Un miscuglio di emozioni indefinite albergavano nel suo animo inquieto.
Leggera, leggerissima, così bianca da sembrare porcellana e così surreale, avanzava nella stanza una donna in abito da sposa. Aveva poco tempo per terminare il suo compito, anzi era già tanto il tempo concessole dal Superiore. Affrettò il passo e raggiunse il salotto, dove sapeva trovarsi Ivan.
Aveva visto tutto, dall'alto dei Cieli, poggiata su una lieve nuvola. Aveva guardato il volto trasfigurato dalle lacrime e dalla disperazione del suo fidanzato. Le si era stretto il cuore e il Divino, sotto sue insistenti richieste, le aveva dato il permesso di tornare sulla Terra per qualche minuto.
Camminava leggiadra, neanche poggiando a terra, e toccò sulla spalla l'uomo che avrebbe dovuto sposare quella mattina. Lui si voltò incredulo e sbattè ripetutamente le lunghe ciglia, prima di mettere a fuoco la figura di Heliza, anche per via delle gocce salate che gli inondavano gli occhi.
Lei gli tese la mano e gli sorrise. Lui non si pose domande. Solo, stava avendo la possibilità di rivedere la sua amata donna ancora una volta. Probabilmente era un sogno, ma a lui andava bene così. Le afferrò delicatamente l'estremità dell'arto, ricoperta di morbida seta. Con l'altra mano le accarezzò il viso.
« Heliza... amore mio...»
« Ivan... vorresti ballare con me?»
Dire che l'uomo fosse stupito era poco, ma in quella situazione era tutto così anormale da risultare persino... giusto.
L'"Ave Maria" si diffuse nell'aria con una leggerezza spropositata. I due si avvicinarono sino ad abbracciarsi e, passo dopo passo, cominciarono a volteggiare nella stanza.
« Comunque... non sai proprio cosa vuol dire coordinazione e movimento.» ridacchiò la ragazza.
« Ma... io ho frequentato... dei corsi... per due mesi... io... Uffa!» esclamò l'uomo fintamente offeso.
« Beh, sappi che ti hanno truffato... oppure anche l'insegnate era un incapace!» la risata ora era più forte ed esattamente in quel momento iniziò a dissolversi, sbiadendo lentamente.
« Ti amo, Ivan. Sarai sempre nel mio cuore.» sussurrò un attimo prima di svanire completamente.
« Ti amo, amore mio. Ti amo Heliza. Ricordatelo sempre. Ti amo.» si rivolse ormai all'aria davanti a sé l'uomo.
Fine.
Deepred23
Conteggio parole: 850 parole di Word
Ispirazione: seconda immagine proposta dal mio capo team.
Team: Iron-Hide
Giudici: Iron-Hide; MartyMendolicchio; MacConnichS
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