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Chapter Four;

«Attenzione, prestatemi attenzione!» tuonava Kim Hyu Na, con la voce più alta di due ottave, pari a quella di un delfino di fiume. «Ragazzi!» sbottò, per la millesima volta, notando con rabbia che, nessuno dei presenti nella stanza, la stava ascoltando. Dopo aver portato la maggior parte degli sguardi su di lei, continuò a cantilenare, schiarendosi la voce.

Già, e fra quella massa di esseri bipedi, che le stava prestando attenzione, non rientravo sicuramente io.

Avevo ben altro a cui pensare; come, ad esempio, una figura di merda, fatta proprio il giorno prima, con quell'insulsa sgualdrina di Kim Jae Ho.

E non potete darmi torto, Jae Ho era davvero tutto fuorché uomo... almeno, non quando gli conveniva...

«J-Jae Ho, che stai facend–»

Le nostre labbra stavano quasi per sfiorarsi. Mancavano pochi millimetri e, il momento che stavo aspettando da quasi una vita, stava per avverarsi.

Mancava davvero tanto così. Se solo uno stupido ragazzino, alto un metro e un tappo, non avesse fatto quello che non avrebbe mai dovuto fare.

«Ragazzi, riprendiamo con le prove?»

Improvvisamente, sentii mancare l'appoggio che avevo alle spalle, venendo sostituito immancabilmente da un vuoto improvviso, e, subito dopo, dal freddo marmo del pavimento.

La schiena dolorante e il peso di sessanta chili su di me, mi faceva sentire una sardina, spiaccicata al suolo.

In più, gli sguardi persistenti di tutti i presenti della stanza, su di noi, non aiutavano di certo a migliorare la situazione; in quel momento avrei voluto solo sprofondare.

Yi Jeong immobile, vicino alla porta, teneva gli occhi completamente spalancati, come se la sua mente stesse vagando nel vuoto più totale, ipotizzando sul perché – sia io, che mr fantastic boy –, ci trovassimo nello stesso punto, in quel preciso momento.

«Yi Jeong, no. Ragazzi, non è come pensate! - non per qualche motivo in particolare, ma sentivo il bisogno di giustificarmi. Forse era lo sguardo malizioso di Jae Ho a far intendere tutt'altro. - Jay, Kyung Il, toglietevi subito quel sorrisetto dalla faccia! - sguardo fuggente verso la balena spiaggiata, per terra - ed anche tu!» Jae Ho se la rideva come un pazzo, spanciato di fianco la qui presente, rossa come i calzini di natale, di mia nonna.

«Noi non abbiamo detto nulla» mi fece notare Kyung Il, mentre Do Kyun gli tirava uno schiaffo sulla nuca.

Odiavo ammetterlo, ma – almeno per una volta, in tutta la sua vita – la Torre di Pisa aveva ragione.

''Aish!'' imprecai mentalmente, tornando più o meno alla realtà e scuotendo con quanta più forza avevo in corpo, la tesya; cercando in tutti i modi di scacciare via dalla mente, quei ricordi imbarazzanti. Non riuscivo a levarmi dalla mente i trio degli idioti (composto da Jae Ho, Kyung Il e Jay Min), che se la ridevano come matti. Secondo me si erano pure messi d'accordo!

«Eun Chan?» la voce ovattata del professor Seo Joon, risuonava nella mia testa, come solo lui avrebbe saputo fare. Il che stava a significare che non stavo sognando.

Aspettate... «P-professor Seo Joon?!» chiesi, stupidamente; ritrovandomelo a due centimetri dalla faccia.

«Oh, cielo! Eun Chan! Mi hai spaventato!»

''Quella spaventata dovrei essere io...''

Ero talmente presa dai miei pensieri, che non mi accorsi neanche della solita entrata scenica di Seo Joon, pendente da una liana, che andava prontamente a schiantarsi contro il muro, ogni volta.

«Stavo dicendo... - Tarzan boy si allontanò da una me ancora in fase di elaborazione dati, guardandomi con la coda dell'occhio e sgranchendosi da un braccio all'altro. Riprese a parlare solo quando cinque minuti di silenzio imbrazzante non si fecero sentire. – oggi, proverete fino alla nausea. Spero per voi – sguardo fulminando verso me e la capra alpina – che abbiate imparato tutto il testo a memoria»

«Veramente... - Jae Ho alzò l'indice in aria per ribattere. Aprì le labbra per dire qualcosa, ma le parole parvero morirgli in gola, non appena vide lo sguardo da pazzo psicopatico alla Park Seo Joon, guardarlo non male, malissimo. - Certo che lo abbiamo imparato! Vero, Eun Chan-ah?» affermò in fine, prendendomi sottobraccio; il che mi fece trasalire sul posto.

«Spero per la tua incolumità, che tu non lo abbia detto veramente» bisbigliai, stampandomi in faccia il sorriso più falso, della storia dei sorrisi più falsi. Manesco boy mi tirò prontamente una gomitata sullo stomaco, facendomi quasi contorcere in due. ''Ehi, sono una tipa delicata!'' ma, nella realtà, dalle mie labbra usciva tutt'altro: «Jae Ho ha ragione! Abbiamo imparato tutto, senza trascurare nessun dettaglio!»

«Bravi, miei prodi... e adesso cominciamo!» Seo Joon, battendo le mani, andò a posizionarsi nella sua solita sedia da regista, schioccando le dita e schiavizzando il povero Joji, a sventolarlo con un qualcosa, rubato dal club di ''Gucci&Cucito'', probabilmente.

«Grande genio! Adesso come facciamo?! Sai che ci prenderemo una bella sgridata da quel trentenne in costante menopausa, ver-» non ebbi neanche il tempo di finire la frase, che, l'indice del diretto interessato, stava già scivolando lungo le mie labbra, portando prontamente a seguirlo con gli occhi e contorcere la mia faccia in una smorfia che non voglio neanche sapere.

«Si diche ''Jaenio''» in tutto quello, mi corresse.

«E che differenza c'è?» sbottai, quasi esaurita, posando le braccia sui fianchi.

«Comuni mortali come te non possono venirne a conoscenza, così facilmente» e andò, come sempre, a prendere la sua posizione, al centro della stanza.

Che odio...

🎭🎭🎭

«State fermi, uno ad uno, venite qui e fatevi prendere le misure!» esclamava euforico, il professor Tao, intimandoci di formare un unica fila di persone, imitando con le mani un qualcosa, che dovrebbe ricordarla.

«Sarà lui, ed il club di ''Gucci&Cucito'', a preparare i costumi?» domandò quasi affascinata, la piccola e ingenua Ji An.

«A quanto pare...» mi limitai a dire.

In verità, in quel momento, tutto – nel mio cervello – era limitato. Ed era solo colpa di quello strafigo di Lee Jong Suk. A.k.a, l'essere più bello e ignobile della terra.

Adesso... so di essere abbastanza incoerente, ma... per quanto Jae Ho riuscisse ad uccidermi anche con un solo respiro... anche con un solo sguardo... anche con un solo movimento della testa... Lee Jong Suk era – e resta tutt'ora – l'unica persona che riusciva a mandarmi nel pallone, ogni volta che mi rivolgeva uno sguardo.

Non che con Jae Ho fosse diverso ma, sono due esseri che non sipossono paragonare.

Ed eccolo lì, ad alzare gli occhi e sorridermi da lontano, con quel suo fare da-

«Eun Chan, la bava» per fortuna che esisteva Park Jay Min...

''Oh cacchio! - non riuscii a frenare l'impulso di sclerare mentalmente – ecco perché rideva!''

«Io sono mille volte più bello» la voce acuta di Delfino boy, arrivò alle mie orecchie chiara e stridula. «Vero Si Hyoung?» mi voltai a guardare un Si Hyoung mentre annuiva, ormai senza via di scampo, e Jae Ho adirato, battere il piede per terra ritmicamente e con uno strano tic all'occhio.

«Wo-ho! Qualcuno è geloso, mi pare di notare» Kyung Il... stupido essere vivente, il cervello l'hai donato a Yoongi, per caso?!

«Io? Geloso? E di chi, sentiamo?!» chiese Tic man, ormai sull'orlo di scoppiare in un'agonizzante momento di crisi isterica.

«Stavo scherzando...» Kyung Il se ne lavò le mani. Probabilmente voleva evitare il fatto di mettersi contro un Kim Jae Ho alterato come una gazzella.

«E tu che cosa hai da guardare?!» sbottò, nella mia direzione. Per un attimo pensai che stesse parlando con Tao, o chissà chi, e – invece – quel tono da saputello arrogante, era rivlto proprio a me.

«Io non capisco – ammisi, volevo davvero vederci chiaro in quella faccenda – sei bipolare, per caso?! Pensi di poter trattare una persona come ti pare e piace, senza che lei-» stavo davvero per vedermela brutta, quando, una voce – arrivata alle mie orecchie – melodica, mi portò un sorriso sulle labbra e mi fece voltare verso di essa. «Jong Suk-ssi!»

«Madame... salga sulla sedia» disse, porgendomi la mano e aiutandomi a non perdere l'equilibrio e cadere per terra, con il naso spiaccicato al pavimento. Vedevo già il mio povero nasino dolorante... «Stendi le braccia» mi chiese dolcemente. Feci come di disse e allargai le pale eoliche che mi ritrovavo, stile scena del Titanic.

Non potei fare a meno di notare un Kim Jae Ho adirato più che mani, girare la testa dall'altro lato e sbottare qualcosa fra sé e sé... dal labiale, credetti di aver letto ''broccoli'', ma non ne ero fermamente sicura.

Insomma... Jae Ho odiava i broccoli. Vomitava solo al sentirne parlare, figuriamoci a pensarci.

Jong Suk, intanto, con tutto che mi trovavo su uno sgabello di almeno quaranta centimetri; rimaneva comunque più alto di me. ''Questa è un'ingiustizia!'' e non potevate darmi torto... ''Scommetto di essere comunque più alta di Tappetto man'' stavo davvero ridendo da sola, immaginandomi l'intera scena, con tanto di titoli di coda.

«È da tanto che non ci vediamo, eh? Eun Chan-ah» domandò Jong Suk, mentre prendeva la misura del braccio sinistro.

Intanto, altri del corso, facevano salire un Song Kyung Il su una sorta di sedia... il che sarebbe stato scomodo, anche da alzato superava il metro e novanta.

«G-già... - oh, cielo. E adesso perché balbetto?! - Come va la vita?» non biasimatemi, era l'unico argomento decente che mi venì in mente, in quattro e quattrotto.

«Credo... bene. Dopo tre anni negli Stati Uniti, mi mancava tornare a casa» esattamente, Jong Suk aveva passato tre anni in California, per volere dei suoi gentori - a quanto ne sapevo -, era tornato solo due settimane prima e, l'accento, era davvero strano e affascinante.

«Ti trovavi bene, lì?» non sapevo davvero di cosa parlare...

«È stato divertente, ma mi mancava una certa tappetta che mi girava sempre intorno» concluse, tirandomi una guancia, in modo amorevole. «Schiena dritta» mi riprese, nel momento in cui stavo letteralmente per sciogliermi in un brodo di giuggiole. «Hai un bacino piccolo» constatò in fine, scrivendo la misura su un'agenda arancione, poggiata su un banco a pochi metrida noi.

Non potei fare a meno di arrossire come la salsa di pomodoro...

E, solo all'ora mi accorsi di un Jae Ho furioso, correre verso di me e trascinarmi giù dallo sgabello, facendomi schivare per miracolo una brutta caduta.

Silenzio, mentre ci avviavamo – mi trascinava – verso la porta.

«Chi è il prossimo?» sentii Tao domandare

E quella fu davvero l'ultima cosa che sentii, non appena sia io, che quello stupido, ci fermammo, davanti una porta – apparentemente – chiusa.

«Ma dico, sei impazzito?!» sbottai, pressando una mano sul petto e cercando di far calmare i battiti accelerati del mio cuoricino, dovuti alla corsa olimpionica, compiuta qualche secondo prima.

«Quel tipo non è raccomandabile» non connettevo...

«Che cosa stai dicendo?!» ribattei, cercando di non urlare e perdere così la pazienza. Volevo avere un dialogo abbastanza pacato... anche perché ci trovavamo in un corridoio e, molti degli alunni nelle classi, stavano studiando, facendo un silenzio tombale; se avessi urlato, non avrei fatto altri che attirare la loro attenzione.

Ma, a questo, ci pensò Jae Ho. «Cosa ci trovi di bello, in lui?» non stava urlando... stava letteralmente ringhiando come un leone del Madagascar.

«Vuoi calmarti?!» le mie parole risultarono del tutto inutili, ma – perlomeno – aveva abbassato il tono e incrociato le braccia al petto, voltando la testa dall'altra parte.

«Non puoi permetterti di farti piacere un altro ragazzo» disse, senza neanche guardarmi negli occhi.

«Scusami tanto, e per quale arcano motivo?» domandai... ero palesemente sarcastica.

«Perché lo dico io. Chiaro?»

--

Ta-ta-ta-taaaaan *musica macabra*

Ed anche questo capitolo, termina qua.

Spero come sempre che vi sia piaciuto ed insisto nel dire che, arielcarterlawliet, deve farmi un mega spam di Song Kyung Il, per queste ennesime 2000 parole u.u

Adesso vado a mangiare

Xiao!

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