Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Prova 2 || Tema: Amicizia e dolore.

La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno e, sempre come un fulmine, ha dato uno scossone alla mia vita.
Vita, che nome esagerato per un qualcosa di così breve e fragile, che un niente riesce a strappare.
La gente si preoccupa sempre di vivere al massimo, carpe diem e cavolate varie. Deficienti. Non capiscono che tutto quello che dovrebbero fare, che tutto ciò in cui dovrebbero impegnarsi, è sfuggire alla morte.
Perchè la morte, si sa, è sempre dietro l'angolo, pronta ad aggredire anche la più innocente delle creature di Cristo. O di Allah. O di Buddha. O di chiunque ci sia lassù.
Al momento la cosa non mi interessa. Le religioni, gli dei, i santi... Se fossero tutti buoni e cari come dicono e profetizzano, di sicuro non avrebbero costretto Agnese Shameless, la persona che mi è stata accanto in ogni occasione, nonché l'amica che tutti vorrebbero, a un cancro terminale.
Ripenso per un momento a stamattina, quando tutto sembrava filare liscio. Stavamo sorseggiando un thè e ridendo del commesso che aveva provato a farmi la corte, con scarsi risultati, quando Agnese ha posato la tazza e sospirando mi ha dato la notizia bomba.

- Tessie, io... Devo dirti una cosa. No, aspetta, non dir nulla. Non potresti mai immaginare cosa hanno scoperto i medici.

Lí per lí avevo pensato a un bambino. Agnese aveva una relazione stabile da parecchi mesi, poteva anche esser questa la "scoperta". Ma i suoi occhi segnati dal dolore non sembravano esattamente quelli di una donna in attesa.

- Ho il cancro.

"Ho il cancro", aveva detto senza giri di parole nè metafore, dopo un altro lungo sospiro.
E poi, mentre io ancora sbattevo gli occhi per lo shock, lei aveva preso a piangere.
Agnese, quell'Agnese forte, pura e buona. Agnese, la mia Agnese, che non meritava alcun male... Era scoppiata in lacrime di fronte a me, e io non ero stata in grado di consolarla.
Come si può consolare chi è destinato a morire?

- Signorina? Non può stare qui, è il posto riservato alle famiglie dei pazienti. Venga, la accompagno nella sala d'attesa - mi dice un'infermiera con degli occhioni blu e un sorriso tirato.
- Mi scusi - borbotto - Ma io rimango qui.
- Ma... È il posto riservato alle famiglie...
- Io sono la sua famiglia! Agnese non ha nessuno oltre me! Quindi io rimango qui.
Era vero. I genitori di Agnese erano morti quando lei era ancora piccola e la mia famiglia si era presa cura di lei. Anche perché i suoi nonni si trovavano dall'altra parte del globo e non avevano alcuna intenzione di avere un marmocchio tra i piedi, che impedisse loro di compiere gli abituali e fantomatici giri per il mondo.
- Vado... Vado a chiamare il dottore - esclama irritata l'infermiera.
- Faccia come vuole - le rispondo in malomodo.
Sono di cattivo umore.
Agnese era stata ricoverata dopo pranzo. In pratica era venuta da me solo per avere un ultimo momento di svago e per darmi la notizia di persona.
- Signorina... - dice qualcuno, schiarendosi la voce.
Alzo lo sguardo. Un uomo sulla cinquantina mi osserva da una porta bianca come il marmo, con cipiglio curioso.
- Evans. Tessie Evans - gli suggerisco.
- Bene, Tessie - continua, avanzando da quella porta e fingendo di leggere qualcosa dal suo taccuino - Lei non può stare qui.
- Devo rispiegarle la situazione? - ringhio.
- Non può stare qui perché la paziente Agnese la vuole dentro. Dentro con lei - risponde con tono asciutto.
- Ah... Bene, vado subito.
Con le guance ancora arrossate per l'imbarazzo, entro in una stanzetta totalmente gialla, ma di un giallo pallido. Un giallo morto.
Agnese è distesa sul lettino e, appena entro, apre gli occhi.
Non sembra tanto cambiata dalla mattina, ma in quel momento mi rendo conto di diversi particolari a cui non avevo mai prestato attenzione: il pallore, le occhiaie marcate, il sorriso spento, i capelli trascurati. Quando era venuta da me si era messa un cappellino e cosí aveva nascosto quasi il 90% dei suoi bellissimi capelli color rame. Ora quei capelli sono solo un ricordo.
- Tessie! Son contenta che tu sia qui.
E spalanca le braccia.
Io non esito a tuffarmici dentro, e in quel momento qualcosa dentro di me si spezza. Ancora poco tempo e non avrei più potuto compiere quel gesto.
Presa coscienza di ciò, mi concedo finalmente di piangere.
- Ehy, ehy, che succede? - mi domanda Agnese, con un sorriso esausto.
- Quanto... Quanto ti manca? - le domando mentre le lacrime continuavano a scendere.
- Non lo so - sospira lei - Non lo voglio sapere. Ma non sto bene, ecco.
No che non stai bene, dannazione, hai il cancro!, penso.
- E da quanto lo sai?
Lei mi passa un fazzoletto e risponde: - Da un po'.
- E perché non me l'hai detto subito?! Ti sarei stata accanto...
- Io... Pensavo che sarei guarita. Inizialmente la cosa non era grave, anzi, era quasi curabile. Solo che...
- Che? - la incalzo.
- La cura è andata storta e le cose son peggiorate.
Sospira. Un sospiro stanco.
- Omar lo sa? - le chiedo incerta.
- Si... Mi ha accompagnata all'ospedale, sempre. È un amore di ragazzo, mi... Mi dispiacerá tanto lasciarlo.
Ora vedo più chiaro.
Le sue assenze, i "non posso uscire, oggi ho da fare", le disdette all'ultimo minuto, il tono esausto che ogni tanto le sentivo al telefono, o il rumore di macchinari ospedalieri che ogni tanto la accompagnava in sottofondo, i numeri dei medici sparsi ovunque, lo shopping compulsivo, le vacanze last minute, Omar che la portava a cena una sera sí e l'altra pure...
La mia amica sta morendo.
Aveva tentato di tutto, aveva perso e infine aveva deciso di godersi gli ultimi attimi della sua vita al meglio.
E io non mi sono accorta di nulla.
Stupide, stupida, stupida.
- Tessie, va tutto bene, davvero...
- No che non va bene! Io non ce la faccio senza di te! Sei la mia migliore amica, abbiamo vissuto insieme ogni momento della nostra vita, ci siamo rialzate ogni volta sostenendoci a vicenda... E ora?
Ripenso a scuola e a quante volte le maestre avevano tentato di separarci. A quando il mio primo ragazzo mi aveva lasciata e lei mi aveva trascinata a fare shopping compulsivo per distrarmi. A tutte le serate al cinema finite con un flirt con il venditore di biglietti e popcorn sparsi ovunque. Alle nottate passate a casa mia, che era anche casa sua, a ridere e creare castelli in aria. A tutte le volte che lei c'era stata per me.
La guardo negli occhi, spaventati ma fieri al tempo stesso.
Ora era lei ad avere bisogno di me.
- Io non ti lascio - le dico convinta.
Mi abbraccia ancora.
- Ti voglio bene, Tess - sussurra.
- Anche io, Agne. Anche io.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro