Clessidra
Un vento caldo soffiava tra le fronde degli alberi, ed i raggi del sole inondavano di luce dorata il pomeriggio torrido.
Una donna guardava, seduta sul prato, il mare sconfinato che si estendeva fin oltre l'orizzonte.
Un mare di sabbia.
Su quell'isola, nessuno aveva mai visto, dal momento della propria nascita, nient'altro che quel mare, e nient'altro avrebbe visto fino alla propria morte.
Era lecito pensare che quel mucchio di fango che chiamavano "balena" fosse l'unica cosa che, per qualche strana ragione, in quel mare non sprofondasse, e che nulla si trovasse oltre di esso.
Gli abitanti si erano abituati all'idea di essere soli al mondo, e pareva che neppure si dispiacessero troppo.
Avevano altri problemi.
E quella donna che con tanta nostalgia osservava l'orizzonte, trattenendo lacrime amare, lo sapeva bene.
In fondo, era una di quelli.
"Quelli" erano i cosidetti marchiati, coloro che volenti o nolenti, erano nati con una grande benedizione e contemporaneamente un terribile destino: avevano la capacità, del tutto estranea ai comuni uomini, di controllare, come con una specie di telecinesi, gli oggetti inanimati grazie alle emozioni.
Questo potere era chiamato "thymia".
Ma era proprio questa peculiarità a garantire loro una vita di non più di trent'anni:
intorno a quella data, le loro forze si sarebbero indebolite, e nel giro di poco tempo non sarebbero più stati capaci neppure di muoversi, per poi spirare definitivamente.
Il loro corpo sarebbe stato deposto in una bara, circondato da fiori, per poi venire gettato in mare e divenire parte del misterioso fondale.
Proprio poco prima si era tenuto uno di questi funerali.
Non che fosse una cosa particolarmente anomala, ma per quella donna, perdere proprio fratello, era stato un evento inaccettabilmente doloroso.
Non aveva pianto, non poteva piangere, o "sarebbe stata trasportata nel mare di sabbia insieme a lui."
O almeno, dicevano così.
Strinse le mani più forte nel tentativo di trattenere i propri sentimenti, ma dopo l'ennesimo fallimento, lasciò completamente libere le proprie emozioni, mentre le lacrime scorrevano lungo le sue guance e bagnavano le vesti leggere.
Poi una voce l'allontanò dai pensieri tristi, riportandola alla realtà.
"Hanji-san!"
Una ragazzina correva verso di lei.
Coi grandi occhi verdi spalancati e tristi, le saltò addosso, abbracciandola.
Anche lei era una marchiata.
"Il signor Mike non c'è più..."
La donna sorrise dolcemente.
"Eh no, Isabel... anche lui fa parte della sabbia ormai." disse, volgendo lo sguardo verso la grande distesa.
La ragazzina annuì col capo, stringendo forte il braccio di Hanji.
"Ce ne andiamo tutti così presto, noi marchiati...
Hanji-san, non te ne andrai mica anche tu?"
Un brivido scosse il corpo della donna, ma prima che potesse rispondere una voce maschile la interruppe:
"Su Isabel, basta così, torna a giocare con gli altri..."
La ragazzina si alzò in piedi e, scrollandosi di dosso l'espressione afflitta, rispose con un sonoro "sì", per poi andare dai suoi amici, girandosi a guardare Hanji ogni tanto.
Il ragazzo si diresse verso Hanji e ci si sedette accanto.
"Alla fine..."
"Già. È stato tutto così improvviso... io... non ero pronta."
"Non lo saremo mai."
L'uomo, a cui apparteneva il nome di "Levi", era il marchiato con la thymia più potente dell'isola, nonché l'amico più stretto della donna.
Erano cresciuti insieme, e avevano pressoché la stessa età.
"Ormai, non riesco a fare a meno di pensare al fatto che un giorno anche io mi sveglierò e mi renderò conto di non avere le stesse energie di prima."
Le lacrime ripresero a scendere sul viso della donna.
"Non capisco... credevo di averlo accettato, sono stata abituata a questo da sempre...
L'ho sempre saputo, ho visto morire amici e parenti...
Ma non avevo mai pensato seriamente che potesse riguardarmi così da vicino...
In fondo, i nostri genitori sono morti quando eravamo molto piccoli, e neppure me li ricordo.
Ma mio fratello..."
L'uomo la guardò per qualche istante, con un'espressione dolce che mostrava solo a lei, poi le asciugò le lacrime col dorso della mano e disse:
"Non possiamo pensarci, se ci pensassimo, non saremmo più in grado di andare avanti."
La donna annuì.
"Eppure, non riesco a smettere di chiedermi perché.
Per quale motivo dobbiamo vivere così poco?"
L'uomo assunse un'aria un po' più dura.
"Se lo sapessimo, non ci troveremmo in queste condizioni.
Comunque, sai bene che non possiamo lasciarci abbattere.
Siamo noi la loro forza."
La donna si girò a guardare Isabel giocare con gli altri bambini allegra, ignara, o meglio, non curante, del destino che l'attendeva.
Ma effettivamente, era meglio così.
Non si può vivere la vita come un grosso conto alla rovescia.
"Hai ragione...
È che a volte, guardando tutta questa sabbia, mi sembra di trovarmi in un'enorme clessidra..."
La donna si alzò in piedi, guardando il cielo.
"Ma forse, non è malissimo vivere così.
E poi non posso assolutamente lasciarmi andare: prima di morire, devo ancora scoprire cosa si trova oltre il mare di sabbia!"
Anche l'uomo si alzò in piedi.
"Beh, a quanto pare dovrò per forza venire con te.
Da sola faresti solo sciocchezze."
Hanji sorrise.
"Può essere."
Ci fu qualche istante di silenzio.
Hanji assunse di nuovo un'espressione triste.
"So a cosa stai pensando... pensi che avendo trentaquattro anni, e questione di giorni prima che l'orologio rintocchi anche per me, ma sta certa che non me ne andrò tanto facilmente.
Che poi che importa quanto tempo ci resta?
Che debba vivere ancora un anno, un mese o un giorno, l'importante e che fino ai mei ultimi istanti, tu resti accanto a me.
E comunque, se questa vita è come una clessidra
come hai detto tu, e noi siamo granelli di sabbia, dopo la caduta ci ritroveremo insieme dall'altra parte, giusto?
E quando sarò di là, io ti aspetterò sempre.
Non temere, prima o poi ci ritroveremo comunque, Hanji."
Appoggiarono le loro fronti l'una contro l'altra, creano una bizzarra sagoma scura di fronte al rosso fuoco del tramonto che si rifletteva sulla terra, sulle nuvole, sulle case.
E sotto quel cielo drammatico, la vita delle persone andava avanti ugualmente.
Seppure consapevoli di essere solo granelli di sabbia in una gigantesca clessidra, si scambiavano promesse che non avrebbero mai potuto mantenere.
Ma forse avevano ragione.
Forse, certi legami potrebbero davvero abbattere le leggi che governano questo mondo, le anime si sarebbero ricordate l'una dell'altra nell'altro mondo, e sarebbero state insieme di nuovo.
Levi diede ad Hanji un lungo e dolce bacio, continuando a stringere le sue mani.
Nessuno poteva dire quanto sarebbero rimasti ancora insieme, ma sapeva per certo che non le avrebbe mai lasciate fino alla fine.
Fino alla fine.
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Due Parole All'Autrice
Ciao prodi lettori!
Inaspettatamente, invece di scrivere nuovi capitoli delle mie due storie, che faccio?
Scrivo one shot che invento all'una di notte quando non riesco a dormire! :)
Sono consapevole di aver fatto un crossover molto strano, con un anime che probabilmente pochi hanno visto (per chi non lo ha fatto, consiglio vivamente di cercarlo, il titolo intero è Kujira No Kora Wa Sajou Ni Utau/ Children Of The Whales), ma ho pensato che il contesto e l'atmosfera di quel mondo fossero molto belli e che mi sarebbe piaciuto scriverci sopra.
Beh, non ho nient'altro da dire, spero che abbiate apprezzato, e alla prossima!
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