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*Non ho revisionato il capitolo per tanto potrebbero esserci degli errori*
Bakugou crescendo aveva imparato dagli adulti attorno a lui che era normale trattare tanto bruscamente Deku, perciò non si era mai chiesto se fosse davvero giusto obbligarlo a mortificazioni continue e maltrattamenti vari, dopotutto gli era stato insegnato che era semplicemente normale che chi non aveva un'unicità venisse degradato senza sosta e ne fu convinto per anni, finché un giorno piovoso fu costretto a rimanere a scuola più a lungo di quanto faceva di solito, non aveva con sé l'ombrello e per di più quando era scoppiato quel violento diluvio si trovava nel campo sportivo, aveva pensato di tagliare la strada verso casa sua passando per di là, ma la sfortuna lo aveva colto costringendolo a ripararsi nel capanno degli attrezzi, che almeno il custode si era scordato di chiudere a chiave.
Aveva informato della situazione sua madre che ovviamente lo aveva insultato in ogni modo possibile considerando che quella stessa mattina, ella si era raccomandata affinché egli si portasse dietro qualcosa per ripararsi dal brutto tempo preannunciato dalle previsioni, però non ebbe il tempo di lamentarsi fra sé e sé con piccoli borbottii come faceva sempre, poiché udì delle urla provenire da poco distante e tra loro riconobbe quella familiare di Deku, questo lo portò ad affacciarsi per vedere quello che stava succedendo e fu la prima volta che si rese davvero conto cosa significava per Izuku vivere un normale giorno di scuola, fu allora che provò un forte disgusto verso sé stesso per la prima volta, prima volta che lo stomaco gli si contrasse terribilmente in una morsa di paura, la quale fece tremare le sue mani normalmente ferme.
Il povero ragazzino di tredici anni se ne stava ingobbito, la posa di chi ha imparato per necessità ad incassare dei colpi, il poveretto era circondato da tre ragazzi dell'ultimo anno che avevano preso ad insultarlo e spintonarlo, ma se si fossero limitati a questo non ci sarebbe stata alcuna ragione per il biondo di vedere le fondamenta del suo mondo tremare, infatti quello che gli fece gelare il sangue nelle vene, fu vedere con quanta violenza il riccio veniva picchiato, grumi di sangue che risalivano continuamente la sua bocca e le risa di quei tizi: «Ricordate di non colpirlo in faccia, potrebbero esserci problemi se si vedono dei lividi, anche se è un inutile senza unicità» e quando i suoi occhi rubino videro come Izuku fosse crollato a terra, tremante a causa del dolore, con le palpebre che faticavano a rimanere aperte, la realtà gli piombò addosso come una doccia ghiacciata, doveva sbrigarsi, doveva fare qualcosa o lo avrebbero ucciso ed intervenne, onestamente non fu davvero cosciente dell'incredibile potenza di fuoco che scatenò nonostante il clima avverso, o di come avesse portato il ragazzo incosciente sulla sua schiena fino a casa sua, nemmeno ricordava chiaramente il momento in cui aveva implorato sua madre di fare qualcosa.
Quello per lui fu un vero e proprio trauma, ci mise circa mezz'ora per riprendersi, per quel periodo parve completamente dissociato dalla realtà e questo era stato causato dalla sua profonda incredulità, ma come biasimarlo? Gli era sempre stato insegnato che era normale trattare male quelli che non avevano una abilità, perché non avevano speranze di successo nella loro vita, non ci sarebbero state conseguenze eppure, quello stesso giorno, si era reso conto di quanto tangibili fossero le azioni che aveva compiuto, di come in realtà quella marcia società avesse continuamente esposto a pericoli il giovane ragazzo che riposava inerme sul suo letto, fu la prima volta che si domandò perché era ingusto maltrattare quelli con un potere ma non quelli senza e quando ne parlò con sua madre, questa non lo sgridò come pensava e forse avrebbe preferito, semplicemente lo abbracciò.
Bakugou non pianse, eppure la donna che lo aveva dato alla luce sapeva che il suo stato d'animo era in profondo subbuglio, gli disse che era stato bravo a capire che quello che stava avvenendo non era giusto, che era stato importante che fosse intervenuto perché Izuku era ricoperto da chiazze nere su tutto il corpo e se avessero continuato, forse, ci avrebbe lasciato le penne, ma fortunatamente non aveva nulla di serio e gli insegnò qualcosa di profondamente importante: «Ascolta Katsuki, devi imparare che qualcosa che fanno tutti non è necessariamente giusta, sei tu a dover giudicare, proprio come hai fatto oggi. Putroppo le persone senza unicità non vengono viste come esseri umani...» ella scosse la testa, poi si alzò e andò a parlare con Inko, che abitava lì vicino, la fece sedere prima di spiegarle tutta la situazione, confortandola dicendole che finché non si fosse calmata era meglio che non vedesse il figlio, se egli si fosse svegliato e lei si fosse mostrata in quello stato, il riccio sarebbe sicuramente finito in panico, sapeva che Mitsuki aveva ragione, dunque si fece aiutare a calmarsi.
Katsuki rimase seduto a vegliarlo finché non lo vide svegliasi, l'ifortunato si massaggiò la testa dolorante senza rendersi conto di essere nella camera del suo amico d'infanzia, ma quando lo vide sussultò con un misto di preoccupazione, sorpresa e quella che era indubbiamente paura, il biondo ebbe una fitta al petto, come aveva potuto comportarsi in quel modo, come aveva fatto a non realizzare prima cosa comportavano le sue azioni? Strinse i denti e tra essi quei pensieri, cercando di non prestare troppa attenzione a come il minuto compagno di classe si fosse spostato verso il muro, sorreggendo lo stomaco dolorante: «Come ti senti?» quella domanda fu completamente inaspettata e questo fece sentire ancora peggio il biondo: «Se ti fa male qualcosa, intendo davvero tanto, dovremmo portarti all'ospedale. Cerca di calmarti non ho... non ho intenzione di farti nulla» e come se fosse stato folgorato, Deku parve ricordare cosa era sucesso, a dire il vero pensava di aver sognato di essere stato salvato dall'amico di infanzia e si limitò a sorridere contento quando capì che era successo davvero: «Non preoccuparti Kacchan, sto bene e grazie per prima» «Non dovresti ringraziarmi, Deku io non mi sono comportato in modo poi così diverso» «Questo non è vero, dopotutto non mi hai mai colpito con la tua unicità direttamente, non tu» un brivido percorse la schiena dell'altro, qualcuno aveva usato deliberatamente la propria abilità su di lui?
«Tu... ci sei abituato?» il riccio annuì: «Si, sono debole e non posso difendermi, quindi immagino che sia un po' colpa mia...» «No, non lo è. Siamo noi che ci comportiamo come dei criminali...» strinse i pugni distogliendo lo sguardo in maniera impercettibile, non lo stava guardando direttamente negli occhi ma una delle sue ciocche lì vicino, questo non sfuggì però agli occhi attenti di Izuku: «Deku, mi dispiace, io non pensavo di star facendo niente di male, onestamente non ho mai davvero riflettuto sulla faccenda, vedere che tutti lo facevano mi ha fatto semplicemente credere che fosse normale, ma non lo è» si vergognava terribilmente, tuttavia fu costretto a riportare la propria attenzione sul più basso, quando dei singhiozzi mal trattenuti sfuggirono dalle sue labbra tremanti, non si aspettava di vederlo piangere tanto disperatamente mentre cercava di asciugarsi le lacrime che scorrevano più velocemente di quanto le sue dita sobbalzanti potessero gestire, il biondo si chiese se avesse detto qualcosa di sbagliato, con una paranoia che non poteva mitigare, non aveva idea di come comportarsi, non c'era più un "canone" da seguire e onestamente non aveva neppure dei veri e propri amici con i quali poter fare il paragone, sapeva che quei tre idioti che lo seguivano ovunque lo facevano solo per popolatità.
Ad un certo punto lo vide darsi un pizzicotto sul braccio medicato: «Deku ma che diavolo fai? Sei praticamente a macchie nere e blu, non hai bisogno di altri danni, ci voranno mesi perché si riassorbano gli ematomi!» esclamò sorpreso: «Scusa Kacchan, è solo che pensavo di star avendo un'allucinazione» tirò su con il naso: «N-n-non pensavo che m-mi avresti mai chiesto s-scusa o che mi a-a-avresti più parlato in questo modo» un live panico si diramò per il petto di Katsuki domandandosi quanto terribilmente doveva averlo fertito emotivamente, negli anni e non aveva la più pallida idea di come avrebbe potuto agire per tranquillizzarlo, probabilmente avrebbe dovuto abbracciarlo ma non lo fece, si limitò a stringere la sua mano, era incerto di quanto gli era concesso fare e si promise che da quel momento in avanti non avrebbe più permesso a nessuno di toccarlo.
Inutile dire che il giorno successivo a scuola si scatenò letteralmente il panico, non perché i tre agressori avessero detto nulla, date le ferite riportate e lo sguardo stravolto che il biondo aveva mostrato non avevano il coraggio di dire anche solamente mezza parola a riguardo, il problema fu che tutti cominciarono a prendere per i fondelli Izuku come di consuetudine, perciò rimasero basiti dinnanzi alla voce profonda di Bakugou che intimava loro di tacere, beh, a meno che non avessero avuto care abbastanza le loro vite, in quel caso erano liberissimi di fare come credevano, con la consapevolezza però che avrebbero poi dovuto far i conti con la sua ira funesta. A dirla tutta Midoriya aveva temuto quella mattina come nient'altro nella sua vita, quando era rincasato accompagnato da sua madre che non aveva fatto altro che scusarsi, aveva tentato con tutto sé stesso di non addormentarsi nonostante fosse sfinito, questo perché nella sua mente c'era l'irrazionale idea che quando si sarebbe svegliato si sarebbe reso conto che era stato tutto frutto della sua immaginazione e decisamente non desiderava che la situazione con il suo amico d'infanzia tornasse come era sempre da anni, perciò quando vide che Katsuki era serissimo nei suoi intenti non poté fare a meno di tirare un sospriro di sollievo.
Tutti impararono in fretta che era meglio tenere la bocca chiusa, soprattutto quando Mitsuki si presentò fieramente a scuola con quella sua carismatica personalità, minacciando il preside di denunciare la scuola per atteggiamento discriminatorio contro i quirkless, indulgenza, complicità e appoggio verso comportamenti violenti e oppressivi nei confronti degli studenti e così via, quella donna sapeva bene come farsi ascoltare ed il fatto che Bakugou avesse una forte unicità significava che anche il suo peso nella società sarebbe presto diventato rilevante, perciò l'uomo non ebbe altra scelta che fare dei controlli approfonditi e richiami ufficiali al corpo docente, cercando di tenere a bada la situazione il più possibile.
Fu per questo che Deku potè passare il resto delle medie in pace, godendosi la vicinanza che non senza fatica era riuscito a conquistarsi verso il biondo, il quale per altro, era diventato estremamente espansivo nei suoi confronti in un modo alquanto comico, sotto il punto di vista del ragazzo lentigginoso, il più alto infatti non aveva affatto migliorato il suo colorito vocabolario o la maniera poco gentile nella quale si rivolgeva a lui, insultandolo più o meno ad ogni frase, questo però avveniva mentre lo abbracciava da dietro o mentre incosciamente appoggiava la sua testa sulla spalla del più basso, seduti da qualche parte a chicchierare e ben presto il riccio aveva imparato a comprendere che la vera lingua di quell'ammasso di rabbia e nervosismo era il suo stesso corpo e che era meglio che ignorasse la sua boccaccia.
Izuku si ritrovò a saltellare allegramente dalla gioia alla viglia di natale, quando scoprì che la sua famiglia e i Bakugou avevano deciso di passare tranquillamente le feste insieme e che dunque avrebbe potuto spendere ancora più tempo con l'aggressivo adolescente, ovviamente questo lo portò ad impegnarsi in modo quasi disumano per assicurarsi di potersi procurare un regalo degno da presentargli il giorno successivo, capì di aver fatto una buona scelta quando si ritrovò impriggionato tra le sue forti braccia muscolose per l'intera giornata, con la madre del biondo che lo punzecchiava dicendo che sembrava una piovra o cose del genere, in un'allegra atmosfera familiare che trovò di un conforto unico. Perché pensare a quello che era stato quando il suo cuore era stracolmo di calore e galoppava veloce all'interno del suo petto, con un formicolio inspiegabile che sembrava rivoltare il suo stomaco in un misto di piacere e fastidio?
Alla fine giunse l'ultimo anno delle medie che li obbligava a predere delle scelte importanti per il loro futuro, accompagnato dal continuo fastidio che Deku provò causato dalle continue confessioni amorose che il suo amico riceveva da parte da innumerevoli ragazze, anche se fece di tutto per nascodere a sé stesso quella verità che conosceva da tempo e che tuttavia aveva ignorato ormai da anni, consolato dal fatto che Kacchan non avesse guardato nessuna di loro, tornando sempre da lui. Non ci pensò troppo fino a quando una ragazza, irritata dall'ennesimo rifiuto urlò: «Ma non è assurdo che Bakugou dedichi tutta la sua attenzione a quell'inutile senza unicità?» il ragazzo dai grandi occhi smeraldo fece finta di non star prestando attenzione alla conversazione, pregando che l'altro tornasse presto dalla mensa dato che aveva caparbiamente insistito nell'offrirgli il pranzo per sorprenderlo considerato che era il suo compleanno: «Uh, abbassa la voce, se ti sente ti fa saltare in aria» bisbigliò uno dei ragazzi che avevano continuato a fomentare Katsuki in passato durante le sue azioni di bullismo, aggiungendo: «Beh è piuttosto improvviso se è quello a cui ti stai riferendo, però se ci penso bene...» il ragazzo dai capelli argentei venne interrotto dal suo amico: «Vero che sembra come tornare alla nostra infanzia?» egli annuì convinto: «Già, ti ricordi che se lo trascinava dietro ovunque? Era esilarante, se qualcuno provava a giocare con Deku si intrometteva sempre» «Che abbia avuto un'illuminazione ricordandosi dei bei vecchi tempi?» tuttavia la conversazione rimase sospesa al rimbombare cupo dei pesanti passi di Kacchan, il quale si trascinò dietro la borsa di plastica della mensa, fino al banco del riccio senza degnare di un solo sguardo le altre persone, sembrava quasi che per lui non esistessero: «Vieni con me nerd» il più piccolo sospirò facendo ciò che gli era stato praticamente ordinato e così si ritrovarono da soli sul tetto della scuola.
A dire il vero Izuku era profondamente convinto che l'altro avesse qualcosa per la testa, per tutta l'estate lo aveva trovato distratto, qualche volta lo aveva persino beccato a fissarlo incantato, perso in peniseri di chissà quale natura e conseguentemente a quello che probabilmente lo angustiava tanto, si era mostrato più protettivo e quasi possesivo nei suoi confronti quando una clada sera, con una picevole brezza serale a scompigliare i suoi capelli scomposti, alcuni uomini loschi avevano cercato di adescarlo per qualche lavoro nel mondo dello spettacolo, la cui natura non avevano voluto specificare, perciò in quel momento la completa attenzione di Midoriya era focalizzata sulla figura al suo fianco.
Mangiarono in silenzio, avvolti da una strana atmosfera che sapeva di disagio e tensione, Katsuki aveva continuato a giocherellare con la confezione del suo panino alla soba fra le dita, finché alla fine si era deciso e aveva voltato completamente il torso verso il più basso, chiamandolo con un tono di voce esageratamente alto, una serie di insoliti comportamenti che esulavano dal suo solito personaggio ma Deku non si sentì di porgli alcuna domanda al riguardo, sentendo che finalmente stava per scoprire cosa aveva monopolizzato i pensieri del suo meraviglioso amico d'infanzia: «Tu... uh, sei mai stato innamorato?» chese titubante, con lo sguardo scarlatto fisso in quello smeraldo, senza farsi sfuggire l'adorabile rossore che aveva infiammato le gote lentigginose del minuto adolescente al quale aveva posto il quesito: «B-b-bhe ecco, s-si... p-perché me lo chiedi?» «Uh... io... credo che mi piaccia qualcuno ma non ne sono davvero sicuro. Prima di dire nulla voglio, uh, sincerarmi di provare davvero quel tipo di sentimenti» una fitta dolorosa strozzò il cuore del riccio che tuttavia in qualche modo rese invisibile il proprio dolore, non poteva credere che gli piacesse qualcuno, certo sapeva bene che quel momento sarebbe arrivato, ma non era pronto ad accettarlo e fu travolto dai propri sentimenti come fossero stati un fiume in piena, dannazione, forse respingerli e far finta che non fossero lì non era stata una brande idea...
«Quindi?» «Se sai come ci si sente, ecco, potresti spiegarmelo?» davvero non avrebbe voluto aiutarlo, egoisticamente, ma il tremore imbarazzato delle sue iridi sanguigne, non salde e furenti come il solito, non gli diedero la forza di pensare a sé stesso, dunque cominciò a parlare: «Non so se è la stessa cosa per tutti, ma per quanto mi riguarda quando sono vicino alla persona che mi piace sento il cuore battere veloce, come quando faccio troppo sforzo fisico, credo anche che non mi riesca di smettere di sorridere o sparare frasi senza senso, per quanto ci provi. Quando sento la voce della persona che mi piace mi si riempie la pelle di brividi, mi si rizzano tutti i peli e non posso fare a meno di compiere piccoli sussulti, anche se ho imparato a nascondere bene i sintomi del mio imbarazzo. Credo che il fatto che io tenda a diventare paonazzo a causa della mia poca esperienza sociale mi aiuti a mitigare il rossore che mi imporpora le guancie quando siamo insieme e a volte mi pare di stare sulle montagne russe per come mi si contorce lo stomaco» l'altro annuì concentrato, aggiungendo: «Però ecco, riguardo al desiderio ad essere vicino alla persona che ti piace? Ce l'hai?» ancora più livido in viso Izuku fece un cenno con la testa senza dire un'altra parola, temeva che dicendo altro avrebbe potuto in qualche modo finire per rivelare troppi indizi su quanto profondamente fosse innamorato proprio di lui, che gli stava chiedendo queste cose.
«Allora credo proprio che questa persona mi piaccia fin troppo ma... ah, al diavolo» strinse le mani in pugni tornando al suo solito sguardo determinato, come se avesse raccolto il coraggio necessario per essere apertamente onesto, Midoriya fu piuttosto sorpreso quando venne stretto in un forte abbraccio, non che la cosa non gli piacesse, solo che sussultò impercettibilmente contro il suo fisico scultoreo, con i palmi premuti contro i suoi pettorali a sostegno che potevano sentire il ritmo accellerato dei suoi battiti: «Io... De- Izuku, la persona che mi piace sei tu» a dirla tutta non avrebbe sopportato di guardarlo negli occhi mentre diceva quelle cose, né voleva mostrargli come fosse diventato paonazzo anche sulla punta delle orecchie, però si rese conto che in quel modo non aveva potuto vedere la reazione altrui alla propria confessione, sentì solamente come le dita lunghe ma tremolanti del riccio si fossero aggrappate con forza al tessuto della sua uniforme e i lievi respiri che lasciava fuoriuscire dalle sue labbra parzialmente screpolate, a quel punto aveva solamente paura di sentire la sua risposta perché dopo quello a cui lo aveva sottoposto per anni, le probabilità che potesse ricambiarlo erano davvero basse, perciò sospirò stringendo la presa sulle sue spalle, cercando di scivolare fuori dai propri pensieri negativi per concentrarsi su quel momento.
Prendendo dei respiri profondi riuscì a calmarsi, ignorando i propri palmi sudati a causa dell'ansia, abbassò lo sguardo sulla figura minuta tra le sue braccia e trovò due enormi occhi luminosi a fissarlo incredulo, con la faccia colorata in maniera adorabile e le sue labbra, dall'aspetto così morbido e delizioso, leggermente dischiuse: «Non mi stai prendendo in giro vero?» domandò stringendo in una presa ferrea la camicia del biondo, lui annuì corrucciandosi, perché diavolo avrebbe dovuto scherzare su una cosa del genere? Non ebbe il tempo di dar voce ai questi pensieri che si trovò immerso in un bacio meraviglioso, le loro bocche erano febbrilmente premute l'una contro l'altra con un fervore che nessuno dei due si sarebbe aspettato dal loro primo contatto, i loro corpi intrecciati con le mani che avevano trovato saldo appiglio nell'altrui carne, con il desiderio di non separarsi più e poi, come spinti da un nuovo impeto la lingua di Katsuki, audace, si spinse all'internò di quelle succose labbra che ancora sapevano di soba, fece scivolare il proprio umido organo lungo i suoi perfetti denti bianchi, poi contro il suo palato ed in fine si calò fino ad incontrare la lingua vivace del riccio che si mosse in un ballo senza riposo insieme alla sua.
Non seppero per quanto tempo rimasero avvinghiati l'uno all'altro, né si resero conto del momento nel quale le loro dita si erano mosse, seppero solo che quando riaprirono i loro occhi avevano le mani immerse nei capelli dell'altra persona, i loro sguardi erano lucidati da un velo di passione ignota ad entrambi prima di allora, avvolti da un senso di soddisfazione e contentezza che li faceva sentire leggeri come due nuvole, il momento parve spezzarsi quando il brusco trillo della campanella che segnava l'inizio delle lezoni li raggiunse, sarebbero dovuti tornare in classe ma si guardarono, sorrisero e decisero che potevano permettersi di mancare quando avevano i voti migliori. Bakugou fu più che felice di poter passare il resto del pomeriggio, fino alla fine delle lezioni su quel tetto, seduto con le gambe lunghe distese sul pavimento e la schiena poggiata contro il muro, le braccia saldamente attorno alla vita di Izuku, che riposava con la testa poggiata teneramente contro la sua spalla mentre parlavano e ridevano, in preda all'euforia del momento: quell'amore che avevano continuato a credere senza speranza, inaspettatamente aveva dato il più dolce dei frutti.
Izuku era felice come non lo era mai sato prima in vista sua, sulle labbra aveva stampato un radioso sorriso a trentadue denti che non accennava a sparire, al contrario Bakugou aveva la sua solita espressione, almeno cercava di tenerla su, considerando che ogni volta che i suoi occhi si spostavano sul ragazzo al suo fianco non riusciva a fare a meno di piegare le proprie labbra e quando i loro sguardi si incrociavano era come se delle scintille nascessero tra loro, con tutti questi detagli fu impossibile per Mitsuki non notare la cosa e con quel maligno ghignare che il figlio aveva ereditato disse: «Quindi finalmente mio figlio ha tirato fuori le palle e ha deciso di dichiararsi» queste parole fecero strozzare il riccio con l'acqua che stava bevendo per mandare giù l'ultimo boccone, Inko, preoccupata iniziò a dargli leggeri colpetti lungo la schiena per assicurarsi che tornasse a respirare: «Cosa? Pensavate che non si notasse? Posso dire che è stato semplicemente doloroso guardarvi in questi mesi soprattuto, voglio dire era così ovvio che Izuku non aspettasse altro e che Katsuki volesse dirgli dei suoi sentimenti ma non ne aveva il coraggio...» rise nel vedere il proprio figlio diventare di una tonalità cangiante di rosso, dalla base del collo alla punta delle orecchie, reazione non molto diversa la ebbe l'altro ragazzo, che abbassò gli occhi imbarazzato sulle sue mani agitate, la donna sospirò, si alzò e pose una mano sulla spalla di Izuku: «Prima che sia troppo tardi ripensaci, sei un così bravo ragazzo, così gentile e adorabile, sei proprio sicuro che vuoi metterti con quel botolo ringhioso?» Katsuki la guardò seriamente male, ma si rilassò quando egli scosse energicamente la testa: «Non ci ripenserò zia, dopotutto Kacchan è il migliore» poi esibì uno dei suoi migliori sorrisi ed improvvisamente la donna dai capelli dorati si ritrovò a combattere per non cadere dopo un brusco spintone subito.
Kacchan infanti, senza badare a dosare la propria forza, l'aveva allontanata dal più basso, poi gli si era gettato addosso abbracciandolo, con il viso contro il suo collo, lasciando che le altrui mani strisciassero gentilmente tra la sua fola chioma scomposta, provocandogli qualche suono di contentezza e scatenando una lieve risata al proprio ragazzo, questa scena lasicò basiti tutti quelli che erano nella stanza perché non si era mai comportato in maniera così adorabile con nessuno nella sua vita, cosa che fece sospirare sua madre, costringendola ad arrendersi e dunque smise di punzecchiarlo.
Dopo circa mezz'ora si rintanarono nella camera di Bakugou, il quale si buttò sul letto a braccia aperte, si era davvero trattenuto da quando aveva capito i suoi sentimenti e non aveva più alcuna intenzione di farlo, delle risatine allegre lasciarono la gola di Deku che si gettò contro il suo petto, lasciando che le braccia e gambe del ragazzo dallo sguardo scarlatto si avvinghiassero a lui: «Hey Deku che cosa hai intenzione di fare per le superiori?» l'allegro sorriso che il lentginoso aveva sulle labbra sfumò velocemente, sospirò e ammise: «Non ne ho onestamente idea, per tutta la vita ho voluto fare l'eroe ma che speranze ho? Guardami, sono debole, non ho un'unicità e le uniche cose nelle quali sono davvero bravo sono l'analisi e le materie matematiche o teciniche» la stretta di Katsuki attorno a lui si fece più salda, non disse nulla, ma chiaramente si sentiva parzialmente responsabile per quelle parole sconsolate: «Kacchan andrà alla U.A. no?» lui fece un cenno del capo poco convinto, l'altro gli dava le spalle ma percepì il movimento: «Senti Deku... che ne dici di provare ad entrare nel corso di supporto della U.A.? Forse potrebbe essere un buon modo per mettere in partica le tue capacità ed inoltre saresti comunque una sorta di eroe, dopotutto nessuno può combattere al proprio meglio senza l'quipaggiamento adatto, inoltre...» fece una breve pausa incerto se continuare, normlamente sprizzava sicurezza da tutti i pori, solo che quando si trattava di esprimere i propri sentimenti non sembrava mai certo su cosa dire, Izuku si voltò sorpreso guardandolo curioso: «... non mi piace l'idea di non poterti vedere più così spesso» l'espressione del più basso parve brillare nuovamente di felicità, annuì allegro prima di strusciare il suo naso contro il collo del proprio partner godendosi il suo odore di caramello, sorrise pensando che probabilmente era uno dei pochi che conosceva questo dettaglio del biondo.
Alla fine Bakugou insistette perché Midoriya partecipasse alle sue sessioni di allenamento, sottolineando che non poteva essere certo che non si sarebbe ripetuta la situazione delle medie e che voleva che imparasse a difendersi, in caso non avesse potuto essere con lui per difendersi e non se ne pentì affatto, soprattutto quando il caldo estito aveva fatto aderire una delle sue orribili magliette bianche al suo corpo che, nel corso dei mesi, si era fatto estremamente tonico. Katsuki mentirebbe se dicesse che non aveva sfruttato qualche occasione per allungare lo sguardo su quei bicipiti gonfi o la tartaruga così incredibilmente prominente, con una certa acquolina in bocca che lo spinse a preoccuparsi, non per i desideri poco casti che poi si palesarono sotto forma di sogni, ma più per l'idea che lontano da lui, era certo che Deku sarebbe stato corteggiato e la cosa, ovviamente, non gli andava a genio.
Fortunatamente entrambi entrarono nella prestigiosa academia per eroi, Izuku fu contento di aver ascoltato il suo ragazzo considerando che il primo giorno, avevano cercato di farlo cadere perché senza quirk e ridere di lui, ma aveva intercettato lo spintone e aveva ribaltato la situazione, tutti poi si erano ammutoliti a riguardo non appena lo studente che aveva sfidato tutti quelli della sezione eroi e che era arrivato primo nell'esame di ammissione per la facoltà si era presentato nella sezione di supporto, rivolgendo la sua completa attezione al riccio, rivolgendo sguardi di fuoco a chinque lo guardasse troppo a lungo, in verità era sempre lì, ad ogni pausa. Il biondo non ebbe partcolari problemi in classe considerando che non degnava praticamente nessuno della sua attenzione e non era particolarmente aggressivo, almeno finché qualcuno non cominciava a infastidirlo abbastanza da titrarlo fuori dai suoi pensieri che coinvolgevano sempre ed inevitabilmente quell'adorabile ragazzo dalle guance spruzzate di lentiggini, dato che spariva misteriosamente i curiosi membri invadenti della sezione A decisero di pedinarlo per scoprire dove andava, o almeno, provarono a fralo un paio di volte ma venivano inevitabilmente scoperti, considerando che non erano né discreti né silenziosi.
«Ehy Izuku, come mai hai due cestini per il pranzo?» confuso il ragazzo guardò nella cartella e strabuzzò gli occhi: «Oh grazie Mei per avermelo fatto notare, Kacchan deve aver messo il suo per sbaglio nella mia borsa, almeno ora ho una scusa per andarlo a trovare in classe» ridacchiò allegro, eccitato alla possibilità di poter incontrare dal vivo altri aspiranti eroi e conoscere magari qualche professore del più alto, dunque saltellando si diresse da Bakugou e aprì la porta con un sorriso raggiante, senza rendersi conto degli sguardi sorpresi ed incantati che alcuni gli rivolsero mentre il biondo cercava freneticamente il proprio pranzo, spazientito perché nella sua ottica stava perdendo del tempo prezioso che avrebbe potuto spendere con l'altro, che gli si avvinghiò contro nonoappena lo vide. «Kacchan!» «Deku? Che ci fai qui?» «Kacchan ti sei reso conto di aver messo due cestini per il pranzo nella mia cartella oggi?» lui aggrottò le sopracciglia quando gli venne mostrata la ragione della sua irritazione, dunque si rilassò e semplicemente tirò il riccio sulle sue gambe, abbracciandolo, senza curarsi degli sguardi sconcertati che ricevette.
Ovviamente vedere quanto docile e ben disposto si fosse dimostrato verso quell'angelo dagli occhi smeraldo, permettendogli di imboccarlo e per sino di fare qualche battuta fece nascere una valanga di domande persino in Aizawa che aveva guardato tutta la scena dal suo sacco a pelo giallo, ma Baugou rimase muto come una tomba almeno fino a quando la L.O.V. non attaccò gli studenti al campo di allenamento e tutti furono costretti a vivere nei dormitori, senza poter uscire a piacimento e con delle regole molto rigide sul ricevere visite, sebbene si trattasse di qualcuno all'interno dell'academia e nel giro di due settimane Katsuki era diventato ingestibile. Durante gli allenamenti non si rispermiava per niente e più di una volta qualcuno aveva rischiato grosso, appena qualcuno diceva una singola cosa egli iniziava a sbraitare in maniera disumana e passava tutto il suo tempo ad allenarsi nella speranza di calmarsi un minimo, ma come biasimarlo? In una situazione critica come quella non poteva vedere Izuku, certo, poteva vederlo in video chiamata e sentirlo per messaggio ma non poteva avere la certezza fisica che stesse bene, aveva l'irrazionale paura che i villains potessero in qualche modo fargli del male e questo non lo lasciava dormire la notte, restava sempre vigile controllando che non suonasse l'allarme.
Così si arrivò ad un sabato pomeriggio, nell'area comune del dormitorio della sezione A Sero, Kirishima e Iida cercavano di tenere a bada Katsuki che si dimenava come se avesse avuto il diavolo in corpo, con Uraraka che si era nascosta dietro Todorki, che completamente indifferente a quello che stava succedendo, magiava la sua soba: «Come mi hai chiamato? Vieni qui e ripetilo così quando ti strappo la faccia vediamo come ridi» aveva gli occhi sgranati e le vene che pulsavano pericolosamente lungo il suo collo, cercando di liberarsi dai mille strati di scotch che preventivamente Hanta gli aveva gettato addosso nella speranza che Aizawa tornasse presto e come se il cielo avesse ascoltato le sue parole, l'uomo dalla chioma scura si presentò accompagnato da Mei Hatsume e Izuku, infatti i due studenti avevano ricevuto come esame straordinario di creare dei miglioramenti per l'quipaggiamento della classe A date le loro spiccate abilità.
Vendendo quella scena caotica si pizzicò il naso ma prima che potesse intervenire un ammasso verde corse direttamente verso quella bestia caotica che ringhiva rabbiosamente liberandolo da ciò che lo tratteneva, poi abbracciò Katsuki che nel giro di qualche secondo ricambiò il contatto con un sospiro, guardando male la castana: «Kacchan è da un bel po' che non ti vedo più così arrabiato che è successo?» chiese calmo, muovendo le dita tra i capelli isidi dell'altro, che in risposta lo aveva trascinato sul divano, sedendosi con il più basso sul suo bacino, strofinando il proprio naso sul suo collo: «Faccia tonda ha detto che sono un cane rabbioso e un bullo...» il ragazzo sorrise in modo glaciale guardandola, non ché qualcuno di loro eccetto Mei a vesse notato il cambio di atmosfera: «Perché ?» «Cazzo ne so?» ridacchio leggermente confortandolo sapendo bene che per lui essere definito "bullo" era ancora come colpire un nervo scoperto.
«Chiunque sia stato morirà oggi» bisbigliò la studentessa del corso di supporto al professore, il quale intrigato decise semplicemente di godersi la scena, aveva sentito dire che Midoriya era uno degli studenti più promettenti e che aveva messo al tappeto persino Monoma della classe B, dopo che era andato ad infastidirlo perché a quanto pare era un perfetto bersarglio per lui e come se non bastasse lo aveva anche umiliato in pubblico, dannazione, avrebbe voluto esserci, ma forse si disse che quella volta avrebbe potuto vedere qualcosa di simile.
«Qualcuno può raccontarmi che è successo?» la voce calma del riccio fece venire avanti colei che aveva scatenato la rabbia del suo ragazzo: «Mi sono stufata dei suoi comportamenti, urla sempre contro gli altri e usa la sua unicità, quindi ovviamente l'ho chiamato per quello che è, un bullo» «E immagino che nessuno di voi lo abbia infastidito prima di avere quelle reazioni da parte di Kacchan, giusto?» tutti abbassarono lo sguardo colpevole: «Come immaginavo, scometto anche che ha solo usato al sua unicità per intimorirvi ma non l'ha usata direttamente su nessuno di voi, è esatto?» «Vero» disse Kirishima, uno di quelli che aveva cercato di fermare Bakugou ma che aveva sgridato duramente Uraraka: «Questo-» Midoriya le fece segno di stare zitta e continuò: «Cos'altro hai da dire visto che i tuoi argomenti sono stati demoliti? Non sarai mica la tizia che continua a lasciare lettere romantiche a Kacchan, perché questo spigherebbe la tua rabbia, deve essere davvero brutto venir rifiutati in maniera tanto plateale» lei non disse nulla rossa in faccia: «Come immaginavo, comunque ti consiglierei di stare alla larga dal mio ragazzo, non credo gli interessino persone così sciocche da non sapersi nemmeno difendere a livello verbale» «Amen fratello» urlò Mei fomentatissima, spezzando il pesante silenzio che ormai era calato nella stanza.
Alla fine nella loro vita alle superiori, esclusi gli attacchi della lega dei villains, non ci furono troppi problemi considerando che Izuku ora veniva rispettato più o meno da tutti dato che, in qualche oscuro e misterioso modo, era riuscito a convincere il preside Nezu a dargli libero accesso al dormitorio della sezione A e quello che spaventava tutti è che nel giro di qualche minuto tirava fuori il gadget perfetto per rendere inefficacie l'abilità di qualcuno. Bakugou al contrario si godeva tranquillamente il modo in cui i suoi compagni di classe avessero quasi paura ad interagire con lui quando c'era Deku e doveva ammettere che lo trovava fottutamente sexy, si, non c'era nessuno di più adatto di Izuku per lui.
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