Un pretesto delizioso
Non ho riletto quindi chiedo venia nel caso ci siano degli errori. Spero che questa os ti piaccia e che io sia riuscita a cogliere quanto desideravi ElisaMinas e perdona la lunga attesa.
La vita era proprio strana delle volte, Katsuki ancora si chiedeva come diavolo fosse possibile che il suo gentile e timido migliore amico d'infanzia, nel giro di un'estate, fosse cresciuto in altezza, avesse messo su un fisco che chiamare statuario sarebbe stato riduttivo, arrivando a far sbiancare persino Venere stessa. O meglio, non era esattamente questo che aveva lasciato il biondo dalla chioma ispida con un sapore agrodolce sulla propria lingua, si trattava invece dell'improvviso e a suo avviso ingiustificato precipitare del suo modo di comportarsi rispetto agli altri: aveva perso quel grosso sorriso gentile che a Bakugou, sin da quando erano piccoli marmocchi, aveva sempre fatto venire le farfalle nello stomaco; ora dove un tempo era sempre stampata una gentile espressione angelica, si trovava per la maggior parte del tempo un ghigno sensuale, se non crudele. Sospirò pizzicandosi il naso, con gli occhi rosso rubino puntati davanti a lui, lungo il corridoio della scuola dove assisteva ad una delle numerose, ormai tristemente consuete, scenate del lunedì mattina e sbattè la fronte contro l'armadietto frustrato, costretto a subirsi le urla isteriche di una delle altre ragazze con le quali Deku era andato a letto per qualche giorno, o forse settimana, per poi stancarsene e scaricarla, noncuraante dei suoi sentimenti e ogni volta che questo tipo di avvenimento si ripeteva, non poteva fare a meno di chiedersi come diavolo faceva a nutrire ancora dei sentimenti romantici verso di lui.
Si rimproverava, giunto ai suoi amici, dicendosi che doveva smettere di permettere al suo cuore di sperare in qualche miracoloso sviluppo amoroso fra loro due, perché sapeva bene che era qualcosa di impossibile, in fin dei conti il suo amato a quanto pare aveva pendenze puramente eterosessuali e anche fosse, per grazia divina, riuscito ad ottenere per qualche fortuito allinemaento di pianeti, la sua attenzione, nulla gli avrebbe garantito che sarebbe stato trattato diversamente da quei "giocattoli" che Midoriya utilizzava per svagarsi fino a quando non ne diveniva annoiato. Si diede degli schiaffetti sulle guance dicendosi che non avrebbe certamente potuto sopportare qualcosa del genere e che se il ragazzo avesse mai cominciato un flirt con lui avrebbe dovuto rifiutarlo fermamente, senza scivolare nei propri sogni irrealistici, perchè alla fine quello dei due a rimanere ferito nell'animo non sarebbe sicuramente stato il riccio.
Bakugou non era il classico omosessuale effemminato la cui tendenza sottomessa svettava chiaramente dai suoi atteggiamenti o dal suo modo di parlare, non abbracciava affatto il classico stereotipo di quello gracilino ed intelligente negato per lo sport, anzi, era molto alto, di soli pochi centimetri inferiore a Izuku. Era molto bello, con la pelle chiara che non mostrava segno di imperfezione, i capelli spettinati che giunti agli occhi di un raro porpora lo rendevano di una bellezza eterea, resa più reale dal naso alla francese, la mascella scquadrata e i linementi fortemente maschili, i quali si aggrappavano al collo largo. Le sue spalle erano medie, di muscolatura ben definita che aveva fatto arrossire almeno una volta tutte le ragazze della scuola, le quali non erano mai state tanto grave d'esser passate per il campo da baseball a vedere i ragazzi allenarsi, come quando invece avevano avuto la possibilità di buttare uno sguaro su Katsuki e i suoi addominali definiti, percorsi da piccole gocce di sudore che provocavano pensieri poco casti a quelle fanciulle, del tutto ignare che quell'Adone non fosse interessato né ad Afrodite e né a Persefone, ma più al bellissimo Ares*.
Bakugou era chiaramente estremamente popolare, non solo perché la sua bellezza era innegabile, ma anche perché era estremamente intelligente oltre che abile in qualsiasi cosa di fisico, tuttavia aveva un unico dettaglio che gli aveva fatto guadagnare occhiate sospettose dai suoi coeatanei, ovvero il fatto che rifiutasse categoricamente chiunque avesse avuto l'ardore di dichiarare i suoi sentimenti, di come non avesse mai accettato un singolo invito a partecipare ad una festa o ad unirsi a qualche gruppo di ragazzi che semplicemente andavano a divertirsi. Chiaramente questo aveva generato un gran chiacchiericcio sul perchè l'unica persona che raramente otteneva delle risposte negative da parte sua fosse Izuku, il ragazzo cliché che prendeva di mira i secchioni, andava alle feste e si godeva la propria meritata gloria. Ebbene queste voci giunsero anche agli altri membri del club di baseball, i quali, incrudli ma comunque stuzzicati da questi pettegolezzi infondati, decisero che prestare un poco più di attenzione al modo nel quale il biondo si comportava quando nelle vicinanze c'era o no l'amico, non avrebbe sicuramente causato danni: se avessero scoperto che erano tutte fandonie si sarebbero limitati a scrollare le spalle e ridere dell'immaginazione di qualcuno della scuola, altrimenti avrebbero sfruttato l'occasione per farsi qualche risata alle spalle del poveretto, che ignaro s'era comportato come faceva sempre.
Il fatto è che Katsuki non era mai stato capace di occultare completamente le proprie reazioni, almeno non quando a causarle era Deku, infatti quando egli lo abbracciava tranquillamente, tendeva sempre a mostrare un timido rossore sugli zigomi maschili, la sua voce muschiata e roca, solitamente dal tono abrasivo e perennemente irritato, tendeva inevitabilmente ad addolcirsi in una carezza per l'udito quando conversava con l'amico d'infanzia e a ciò si aggiungevano i rari, ma presenti, balbettii mentre parlava. Midoriya, oemai aveva fatto il callo da anni a tutti questi dettagli, perciò non ci aveva mai davvero fatto caso, diverso fu per quei membri del loro club sportivo che, osservarono vigili questi cambiamenti e avendo avuto a che fare con la versione normale del ragazzo esplosivo, notarono piuttosto velocemente che questi doveva per forza avere una colossale cotta per il bel battitore, playboy delle scuole superiori e siccome a quanto pare, non avevano nulla di meglio da fare che godere della sofferenza altrui, oppure di coloro che riuscivano in qualche modo a rendere ridicoli, calpestando i loro sentimenti, decisero di non lasciarsi scappare quell'occasione d'oro e quale miglior modo di cominciare un sadico gioco alle spalle di Bakugou, se non in quel momento nel quale lui, non essendo presente, non avrebbe potuto scoperire della crudele scommessa che fecero.
Era sabato sera e Izuku si era ritrovato all'ennesima festa caotica di uno di quella scuola, non aveva idea se fosse un compleanno o chi l'avesse organizzata, tuttavia ci era andato comunque per potersi divertire e buttare giù qualche bevanda alcolica senza troppi problemi, pianificava magari di infilarsi fra quei corpi sudati ed accaldati per rimediare qualche bollenta compagnia per la serata, ma i suoi piani andarono in fumo tra le teste ondeggianti a ritmo di musica, fin troppo alta per le sue orecchie, riconobbe i suoi così detti amici, i quali lo trascinarono momentaneamente fuori da quella baraonda iprnotica di sensazioni ed il primo ad intavolare il discorso fu Monoma: «Ehy Midoriya sai cosa si dice in giro di Katsuki?» lui scosse la testa confuso, non stava molto ad ascoltare i pettegolezzi e anzi, si sarebbe stupito di sapere che qualcuno aveva trovato qualcosa da ridere sul biondo, dopotutto passavano la maggior parte del tempo insieme, si intende quando lui non era impegnato tra le mutande di qualche ragazza ed era certo che l'altro avesse una condotta esemplare. Il biondo davanti a lui rise, Izuku odiava come lo faceva, beh non che quel gruppo di idioti gli andasse particolarmente a genio ma li sopportava comunque, perciò lo ascoltò dire: «A quanto pare il bel mistriorso della scuola è un finocchio». Non petva credere alle sue orecchie, il suo migliore amico era omosessuale?
«Vero, quando Monoma ce lo ha detto ci siamo detti che bastava semplicemente vedere come si comportava, non che c'avessimo nulla da perdere e pare proprio che il principino abbia una bella cotta per te» scosse la testa violentemente, negando con forza, non era semplicemente possibile, era certo che i ragazzi avessero preso un abbaglio, tuttavia non potè rifiutarsi di rendersi conto della situazione quando il gruppetto portò dalla propria numerosi comportamenti di Bakugou che in presenza del riccio erano ben più meti e dolci rispetto ai modi bruschi e irrascibili per i quali aveva acquistato una certa fama all'inerno della scuola. SEmbrava proprio che il biondo esplosivo non sopportasse la presenza di nessuno eccetto quella del proprio amico d'infanzia, per il quale però si ritrovava spesso a diventare paonazzo, cosa che di certo non poteva essere dovuta ad un semplice sentimento di amicizia oppure affetto fraterno. «Beh, non è solo per questo che ti abbiamo chiamato qui fuori» disse uno del gruppo ridendosela tutto contento, questo non diede ben da sperare al ragazzo dalla chioma smeralda che di fatti poco dopo si sentì proporre una sfida che non poteva permettersi di rifiutare, non se non voleva perdere tutto quello che aveva ottenuto: «Infatti, ti proponiamo una scommessa Midoriya: devi uscire con lui per un intera settimana come suo ragazzo e se riesci anche a farci qualcosa ti compreremo tutto quello che vuoi; ci stai?» la sua coscienza lo stava spingendo a dire di no, ma alla fine non ne fu capace e si rirtovò a lasciare quella festa iracondo con se stesso, dopo essersi passato una tizia senza riguardo alcuno per la poveretta, cercando di convincersi che sicuramente erano tutte stupidaggini e che il biondo non avrebbe ceduto al suo flirt, dunque non rischiava nulla di nulla.
Oh quanto diavolo si sbagliava....
Il giorno dopo egli puntò dritto verso l'amico d'infanzia che se ne stava tranquillamente appoggiato contro il proprio armadietto ad armeggiare con il proprio cellulare, scrutando con la sua solita indifferenza chiunque avesse provato ad intavolare con lui una conversazione e quella fu la prima volta nella quale Deku si rese conto di quanto egli fosse più spensierato ed onesto nelle proprie reazioni con l'amico, tuttavia si costrinse a respingere la consapevolezza che mano a mano strisciava dentro la sua mente, convincendosi che questo non significava nulla, era solo perché loro due si conoscevano da moltissimo tempo ed era dunque naturale per loro mostrarsi senza le maschere che avevano indossato negli anni. «Hey Kacchan, che fai di bello?» due occhi scarlatti si posarono su di lui velocemente, poi un cenno di sorriso spezzò la solita espressione irritata del biondo che rispose: «Pff, Deku sei fottutamente cieco? Penso che i tuoi occhietti abbiano visto che sto cazzeggiando allegramente prima di entrare in classe» l'altro rise divertito a quella pungente ironia che aveva sempre adorato: «Dai non essere cattivo Kacchan, volevo solo chiacchierare un po' con te» sbuffò gettando le braccia attorno al collo dell'altro, cominciando a cercare di ottenere l'interesse romantico del ragazzo, questo comportò un maggior livello di attenzione alle reazioni di quest'ultimo che non erano diverse dal solito eppure Izuku prima di quel giorno non aveva mai notato il rosso tenue che gli colorava il viso quando erano vicini, si trovò a pensare che era adorabile addosso a lui quel modo doi fare tanto timido.
Continuò per tutta la settimana ad essere schifosamente ammicante e provocatorio nei confronti dell'amico di infanzia, il quale aveva già inteso il tentativo del riccio di portarselo a letto e davvero non riusciva a capacitarsi del motivo per il quale lo stava facendo, sospirò e decise che gli avrebbe chiesto spiegazioni, ragion per la quale percorse ad ampie falcate tutta la scuola durante la pausa pranzo, alla ricerca di quella inconfondibile chioma con una piccola speranza che non avrebbe voluto far crescere nel suo cuore, ma che non riusciva a soffocare, almeno non per sola forza della propria volontà. Si fermò dietro un angolo quando sentì la voce di Midoriya, a dire il vero era sul punto di chiamare il suo nome ma poi aveva sentito una conversazione sospetta star avvenendo e curioso com'era, s'era detto che ascoltare cosa stesse succedendo non sarebbe stato poi così grave, certo, non poteva mica interrompere un discorso tanto coinvolgente come quello che stava avvenendo, sarebbe stato scortese. Beh queste furono le scuse che accampò per darsi una ragione di considerarsi un po' migliore di quelle inquietanti ragazze del club di giornalismo che si infilavano persino negli armadietti degli spoiatoi maschili pur di carpire qualche informazione privata dei ragazzi più chiacchierati della scuola.
E fu grato di essere rimasto ad origliare quando il suo nome venne tirato in ballo: «Oh Midorya, che c'è non riesci a giocarti bene le tue carte con Bakugou? La settimana è quasi finita e non sei ancora riuscito a portartelo a letto...» rise Monoma divertito appoggiato da quel gruppo senza cervello: «Già, eppure è così evidente che Bakugou ti muoia dietro, andiamo amico, basta qualche parolina dolce e potrai farci quello che ti pare ahahhah» «Magari quei cento dollari non li vuoi veramente» all'udire quelle parole il biondo giurò d'aver sentito qualcosa spezzarsi dentro di sé, lo sapeva bene che Izuku non si stava comportando in modo tanto seduttivo senza uno scopo, la sua mente gli aveva ripetuto fin dal primo giorno di quella schifosa settimana che non doveva cadere ancora di più ai suoi piedi, che nulla di buono ne sarebbe potuto venire fuori eppure il suo cuore lo aveva tradito. Non riusciva a digerire che tuttoil tempo che avevano passato insime in quei giorni, anche fuori da scuola, era stata tutta una fottuta montatura per il divertimento di qualche idiota, peggio fu per lui rendersi conto che quello che doveva essere il suo migliore amico, sarebbe stato disposto ad umiliarlo, a spezzargli il cuore solo per cento dollari e mantenere quella sua pessima reputazione, la quale tuttavia lo rendeva tanto popolare; strinse i denti adirato, ignorando il bruciore che dagli occhi si diramò fino al suo setto nasale, non avrebbe sprecato neppure una lacrima per quel bastardo e i suoi amichetti, sbuffò e se ne andò senza ascoltare oltre, non gli importava, non dopo che in quelle ultime ore aveva confidato al riccio il proprio orientamento sessuale e quanto terribilmente i suoi genitori l'avessero presa, cacciandolo fuori di casa. Ripensò a quanto si era sentito confortato e protetto tra le braccia forti di Midoriya che lo avevano stretto gentilmente, oppure alle sue mani che avevano accarezzato esitanti la sua chioma ispida mentre gli sussurrava che andava tutto bene, che in lui non c'era nulla di sbagliato e se la sua famiglia non riusciva a vederlo era perché erano degli idioti e si setì tradito, domandandosi se in verità l'altro, nel prendersi cura di lui, avesse semplicemente sfruttato l'occasione per ridere alle sue spalle e magari finire tra le lenzuola.
Ma aveva fatto male i suoi calcoli, Katsuki Bakugou non si faceva trattare come un giocattolino e lo dimostrò quello stesso pomeriggio durante gli allenamenti di baseball: Izuku era entrato negli spoiatoi con un occhio nero, gli altri membri del gruppo lo avevano seguito più malmessi di lui eppure non una singola parola era scivolata fuori dalle labbra di quello che era il vice capitano del team, peggio era stato quando Deku aveva provato a parargli poiché dopo avergli diretto una pessima occhiata, gremita di un profondo odio, gli aveva voltato le spalle, uscendo dalla stanza per andarsi ad allenare da solo nel campo, sotto gli ordini del coach, il quale per altro provò una certa inquietudine dinnanzi al nero umore del ragazzo. L'atmosfera era più che tesa, Kirishima, Mina, Sero, Kaminari e Jiro se ne accorsero subito, infatti non appena fu data al gruppo una breve pausa, questi si precipitaron da dall'amico chiedendo spiegazioni e una volta che le ebbero ottenute furono pronti a picchiare quel bastardo che aveva osato tattarlo come se non valesse nulla, ma dovettero starsene fermi quando delle urla li raggiunsero.
«Oh Mr. Popolare vediamo come te la cavi ora: ehy gente ascoltate tutti!» urlò Monoma raggiungendo l'obbiettivo di far focalizzare su di sé gli occhi di tutti, anche quelli di Katsuki, il quale era pronto a vedersi prendere per il culo, ma si sorprese quando invece udì: «A quanto pare Midoriya è un finocchio bello e buono» a quelle parole il riccio non ebbe nessuna reazione, continuò a bere dalla propria bottiglia d'acqua come se nulla fosse, ignorando le grida delle ragazze che dicevano che era impossibile perché avevano tastato loro stesse tutta l'eterosessualità del capitano della squadra di baseballa. «Oh, beh, vedete noi abbiamo fatto una bella scommessa con il caro Midoriya, doveva portarsi a letto K-» solo allora reagì sferrando un pugno al volto del ragazzo, con un preoccupante suono, presagio del naso rotto di Monoma che agonizzante cercava di non urlare, con Deku che sibilò minacciosamente verso il gruppo: «Potete dire quello che diavolo volete su di me, non mi interessa, ma non provate a parlare male di lui, sono stato chiaro?» il gruppo annuì terrorizzato trascinando via il compagno, sperando che l'infermiera della scuola avesse potuto fare qualcosa, non ci fu tempo di dire altro che il coach dovette trascinare in presidenza Midoriya, il quale lo seguì in silenzio.
Un mormorio continuo prese piede tra persone incredule e altre indignate, Izuku sicuramente aveva la fama del playboy quello era vero, tuttavia mai prima di quel giorno era rimasto coinvolto in qualcosa che avesse a che fare con la violenza, certo aveva preso per i fondelli il gruppo di studiosi ma aveva sempre fatto in modo di non calcare troppo la mano a livello verbale e anzi, era ben noto perché ogni volta che qualche delinquente o bullo cercava di passare alle mani, con lui nelle vicinanze, egli si intrometteva senza problemi impedendo un qualsiasi scontro. Era stata prorpio strana la sua reazione, sembrava completamente tranquillo nell'essere esposto dinnanzi a un grandissimo numero di persone per la sua sessualità eppure non appena Monoma era stato sul punto di fare il nome di qualcuno era scattato come se fosse stato posseduto dal demonio, insomma, era piuttosto bizzarro; non era insolito che i tipi come lui si vantassero delle proprie avventure, tuttavia per qualche ragione voleva proteggere l'idendtità di uno specifico qualcuno e solo Kasuki capì davvero perché era stato pronto a mandare all'aria la propria borsa di studi sportiva, nemmeno i suoi amici conoscevano la situazione familiare del biondo dopotutto.
«Ti prende per il culo e poi fa l'eroe? Non mi stupirei se questa fosse un'altra mossa per cercare di abbassarti le mutande» ringhiò Kirishima adirato, al suo commento tentarono di unirsi anche gli altri prima che Bakugou li fermasse: «Chiudete le vostre fottute bocche, quell'idiota di merda me la paga» ringhiò stupito correndo verso l'ufficio del preside, inseguito dal gruppo confuso che domandava spiegazioni, le uniche poche parole che egli rivolse loro furono su come forse quel riccio non aveva fatto completamente lo stronzo con lui e che probabilmente s'era cacciato dai casini per tenere il suo nome lontano dalle bocche dei loro coetanei. «Dai Katsuki, smettila di cercare una scusa per l-» «Ma ce la fai a stare zitta Mina, ci sono cose di me che non sapete ma che lui sa, quindi vi concederò di dire la vostra quando potrete giudicare la situazione con tutti gli elementi, dunque fatevi i cazzi vostri e rimanete fuori dalla faccenda» detto questo bussò nervosamente contro la porta dell'ufficio del rettore e dato che lui era stato presente al momento dell'aggressione, fu lasciato entrare e provò una certa soddisfazione nel vedere l'amico d'infanzia con lo sguardo basso, incapace di alzarlo verso il suo, consapevole d'aver fatto qualcosa di terribile nei suoi confronti, il biondo conosceva l'altro, sapeva che non era un emerito idiota, dunque aveva probabilmente intuito che l'unica ragione per la quale egli lo avesse potuto odiare era quella scomessa, anche se magari non ne era certo.
«Bene Bakugou, potrebbe dirci il perché delle azioni di Midoriya, non vuole dire una sola parola e non vorremmo trovarci costretti ad espellerlo dalla scuola date le sue potenzialità, non solo sportive ma anche intellettive» Katsuki si sedette con i palmi sudati, sospirò leggermente valutando la situazione e poi parlò: «A quanto pare Monoma pensava che fosse divertente prenderlo in giro dicendo che è finocchio, cito letteralmente. Ma poi, dato che nessuno gli ha creduto stava per dire qualcosa riguardo una scomessa, è stato allora che lo ha colpito» l'uomo fece cenno con il capo guardando il coach Toshinori che preoccupato fissava il suo pupillo, ancora incredulo rispetto a quello che aveva visto accadere sotto i suoi stessi occhi. Va bene, si disse il biondo tirandosi leggermente i capelli, si sarebbe comportato da idiota, magari avrebbe rimpianto per tutta la vita la sua decisione ma non poteva semplicemente starsene buono, non quando il suo cuore era tanto in subbuglio e rischiava di rimpiangere il proprio silenzio.
«Se posso permettermi preside Nezu, avrei qualcosa da aggiungere...» l'uomo con espressione corrucciata gli diede il permesso di parlare: «Ebbene, oggi ho sentito parlare Monoma, Izuku e i loro amichetti -marcò il disprezzo sull'ultima parola- di una scomessa. A quanto pare Midoriya avrebbe dovuto riuscire a portarmi a letto visto che i miei sentimenti per lui sono tanto evidenti. Nessuno apparte loro ne era a conoscenza e Monoma poco fa stava per spifferarlo al mondo intero, sono fermamente convinto che lui lo abbia fermato a causa della mia situazione familiare...» «Cosa intendi, Bakugou?» il biondo sospirò dondolando le gambe nervoso, sotto lo sguardo sbarrato di Deku che faceva di no con il capo, eh no, non avrebbe perso l'occasione per dimostrargli quanto era migliore di lui e spiegò: «I miei genitori sono a conoscenza del mio orientamento sessuale e diciamo che non l'hanno presa proprio bene, ieri l'ho raccontato a Midoriya e credo che abbia pensato che se la cosa diventava di dominio pubblico a scuola, avrei potuto subire qualche ripercussione da parte dei miei genitori. Per ora a loro sta bene mantenermi fino a quando non finisco gli studi, basta che stia lontano da loro.»
I due adulti nella stanza sembravano sul punto di far uscire fumo dalle narici per quanto sembravano adirati per la situazione, soprattutto il preside che normalmente era un uomo estremamente pacato e tranquillo, il quale posò rassicurante una mano sulla spalla di Bakugou assicurandogli che non doveva assolutamente preoccuparsi e che si sarebbe preso cura della situazione, spiegò che avrebbe mandato la signornina Midnight, la psicologa della scuola, a fare delle ore di terapia obbligatorie ai suoi genitori, che aveva tutte le giuste conoscenze per fare in modo che ascoltassero e forse sarebbe riuscito ad avere indietro un sano rapporto familiare con loro, anche se non poteva garantirglielo; per quello che invece riguardava Midoriya, egli fu sospeso dalle attività del club per un mese, le sue azioni avevano un buon fine ma rimanevano comunque sbagliate e sarebbe stato costretto a frquentare delle ore extracurriculari con la signorina Midnight, ciò detto furono entrambi lasciati liberi di uscire.
«Non capisco perché Izuku si sforzi così tanto per farsi piacere dagli altri, anche se deve comportarsi in modi che non lo calzano affatto...» «Toshinori, in realtà ho i rapporti di Midnight, lui già andava da lei, o meglio, lei lo ha trascinato con sè obbligandolo ad aprirsi e a quanto pare cerca solo di non dare pene a sua madre... Nonostante egli stesso sia il primo a credere che non valga la pena di mettersi addosso una maschera che non lo rappresenta» «Eppure Inko lo amerebbe comunque...» «Lo sa, ma non vuole più vederla piangere, in passato è finito in ospedale a causa del bullismo quindi...» i due continuarono a discutere della situazione e di come avrebbero potuto agire perché tutto si risolvesse, mentre nei corridoi ormai deserti della scuola i passi di Bakugou e Midoriya rimbombavano. «Kacchan, perché, pur sapendo la verità tu...» l'altro si voltò a guardarlo, ormai incapace di sopprimere le lacrime che da ore prima si era costretto a non far cadere, ora queste scivolavano giù dai suoi occhi cinabro come piccole gemme preziose, tutavia la sua voce rimaneva salda e ferma: «Perché non sono uno stronzo pezzo di merda che gioca con i sentimenti delle persone che gli vogliono bene Izuku e se invece tu lo sei, allora smettila di usare quel nomignolo e di essere un mio amico, non valgo nulla per te no? Sono solo qualcuno da prendere per il culo!» tirò su con il naso mentre cercava di asciugare i lasciti del suo pianto, era furioso, triste e irritato, non sapeva nemmeno come diavolo avrebbe dovuto sentirsi.
«Non è così, ti prego, lascia che ti sieghi... Ti giuro che per me, sei la persona più importante della mia vita» mentre urlava queste parole disperato, ora anche lui affogando nel proprio dolore, gli amici del biondo osservavano la scena senza essere notati, riuscendo appena a trattenersi dal saltare addosso al riccio. «Non ti sei divertito abbastanza alle mie spalle, Deku?» l'atro tremava, aveva paura che non sarebbe stato perdonato e sentiva di non poter reggere una cosa del genere, dunque avanzò instabile sulle proprie gambe, stringendo tra le sue le mani del più basso: «Ti prego non parlare in questo modo. So che sono stato uno stronzo solo per l'aver accettato quella stupida scomessa ma non era mia intenzione vincerla. Non credevo che tu avessi dei sentimenti per me e mi sono detto che quello era il modo più veloce per lasciar cadere il loro intento di prenderti in giro, anche se non nego che temeo di tornare alla situazione delle medie sotto sotto. Quindi si, è vero, ho cominciato a provarci con te per questo, ma Kacchan, non è la ragione per la quale hia continuato a vedermi correre verso di te ogni volta che avevo la possibilità di vederti» le sue labbra tremavano mentre parlava, in più, come se non bastasse, percepiva il proprio muscolo vitare saltellare violentemente nella propria gola, non era in questo modo che aveva pianificato di dirglielo.
«C-che significa questo?» «Kacchan, la verità è che è da molto tempo che so di avere dei sentimenti per te, solo che ne avevo paura, continuavo a cercare di dmenticarli fra le braccia di qualche ragazza che però inevitabilmente mi portava a pensarti. Ho iniziato a punzecchiarti, in questi ultimi giorni, perché non mi ero mai accorto delle differenti espressioni che mostravi solo a me e delle quali sono poi divenuto avido. Non trovavo però il coraggio di tirarmi indietro da quella crudele scommessa, poi però ieri mi hai detto quelle cose e io non potevo continuare a nascondermi dietro questa o quella scusa... Oggi quando mi hai sentito parlare con loro, probabilmente non sei rimasto ad ascolatre, altrimenti sapresti che ho rotto la sfida e ho confessato di avere dei sentimenti per te, dopo che hanno iniziato a prenderti in giro non c'ho visto più e ci siamo picchiati, ho vinto anche se ho qualche livido sotto la maglia. Ma siccome Monoma non l'ha presa molto bene ha deciso di mettermi in ridicolo, di quello non mi è importato, ma non potevo rischiare che la mia caparbietà ti mettesse in difficoltà» le lacrime che colavano giù dai suoi smeraldi si fecero più copiose: «Kacchan, mi dispiace tanto, però io ti amo davvero».
«E come faccio a fidarmi di te? Cosa mi assicura che tu non mi stia mentendo di nuovo?» urlò ferito l'altro, onesto come non lo era mai stato prima, aveva paura che la felicità che stava provando fosse l'ennesima balla che lo avrebbe lasciato spezzato nel profondo, tanto che nulla avrebbe mai potuto aggiustarlo, a quel punto, Izuku spostò le mani dell'altro affinché potessero sentire come il suo cuore batteva agitato, a come si facesse più rapido ogni volta che gli stringeva fra le labbra un "ti amo" e allora si abbracciarono, stringendosi come se la loro vita dipendesse da quella vicinanza e da quel bacio che fu lo stesso Bakugou a cominciare. Con le dita si era aggrappato al colletto della maglia di Deku, tirandolo verso il basso, ne aveva catturato la bocca tremolante assaporandola, giunta con il salato del loro pianto ormai mischiatosi e dal canto suo Midoriya lo aveva stretto contro il suo corpo, con le proprie braccia si era aggrappato a lui con una gestualità che lo pregava di non abbandonarlo, questo mentre spingeva quel bacio, troppo vuoto, troppo casto per il fuoco che animava entrambi e che presto esplose grazie alle loro lingue umide che si cercavano disperatamente, ancora ed ancora, per i cinque minuti più lunghi, ma allo stesso tempo corti, della loro vita. Si separarono solo quando i loro polmoni non furono troppo affaticati per continuare quel vorace scambio di ardenti contatti, eppure sembrava che nessuno dei due avesse la ben che minima intenzione di lasciare l'altro scivolare dalla propria presa.
«Non ti perdonerò di nuovo» «Va bene, non voglio farti mai più del male» «Ti amo» «Ti amo» «Ti amo» «Non mi importa di niente, voglio solo te» «Non abbandonarmi, non voglio lasciare mai più la tua mano» le loro parole erano confuse, come se provenissero da una sola anima e si sentivano insoddisfatti, deprivati di quella vicinanza che avvertivano necessaria e che faceva ribollire i loro cuori sofferenti, di più, volevano di più, quel bacio lussureggante era stato per loro come l'acqua che bagna appena le labbra di un assetato. Si guardarono affamati ed inaspettatamente fu proprio Bakugou a strattonare il più alto affinché lo seguisse e non guardarono niente e nessuno in faccia, corsero a perdifiato fino al piccolo appartamentino vicino alla scuola che la mani poco salde del biondo riuscirono appena ad parire, tra un bacio e l'altro, poi scivolarono nel silenzio di quel rifugio chiudendosi alle spalle l'entrata di quel mondo che sarebbe stato loro solamente; Katsuki si ritrovò ansimante con la schiena contro il legno gelido, le mani strette nelle spalle del più alto che assediava di continui succhiotti la sua pelle candida, di un etereo pallore che pareva sussurrargli di una tentazione ben più grande di quella che sorprese Eva, spingendola al primo peccato e giurò di non aver mai provato tanta eccitazione prima, non importa quante volte avesse indugiato nel piacere delle carni.
«Deku...» Katsuki strinse quel nomignolo fra le labbra con una lussuria inesprimibile a parole, con una brama dell'altro che quasi lo spaventava per la sua intensità e dalla quale però non si sarebbe mai sottratto: «Kacchan, sei sicuro... di voler...?» ansimò a fatica l'altro che pareva regredito ad una bestia priva di raziocinio e cedettero, si amarono ancora e ancora, lasciarono altenrare il tramonto alla sera e poi nuovamente al sole che sorgeva timidamente, che si fece via via più cangiante quasi fosse rimasto imbarazzato dalle dolci carezze e le amorevoli parole che vennero pronunciate fra quelle due metà di un solo essere* e trovarono il loro riposo quando ormai era scoccata la metà del giorno. Chiaramente sapendo che Bakugou era andato con Izuku, gli amici del biondo si preoccuparono terribilmente, temevano che gli fosse accaduto qualcosa dato che non aveva risposto a nessuno dei loro messaggi, erano dunque pronti a presentarsi a casa sua quando finalmente, verso le sei di sera, il biondo si decise a risopondere al cellulare con voce assonata: «Che diavolo volete, stavo dormendo magnificamente, ma le vibrazioni del cellulare mi hanno svegliato...» grugnì infastidito, tornando subito dopo di buon umore quando vide le braccia muscolose del suo ragazzo stringersi attorno al suo addome in modo estremamente adorabile, cosa che gli fece scappare un sorriso mentre gli accarezzava la chioma scompigliata. «Va tutto bene, come mei non sei venuto a scuola? Ci eravamo preoccupati che ti avesse fatto qualcosa...» «Chi?» «Chi se non Midoriya?» «Pff, non mi farebbe mai del male, mentre lo stavamo facendo contnuava a chiedermi se faceva male» «Aspetta cosa? Lo avete fatto, mai sei scemo?» urlarono quasi in coro tutti, giacché il biondo era stato messo in viva voce, fu Mina poi a dire: «Ma sul serio? Io ho sentito che è quasi disinteressato quando si fa qualcuno...» «Davvero? Immagino che con mia sia tutta un'altra storia perché posso assicurarti che è stato tutto meno che disinteressato» «Ti ha baciato?» «Non ha smesso un attimo» «Beh allora magari le cose con te sono davvero diverse, comunque-» la ragazza continuò a parlare ma Katsuki venne distratto dalla voce rauca e sensuale del suo uomo che lo chiamava, a metà fra sonno e veglia.
«Kacchan, torna a dormire...» sbuffò alzandosi a sedere, sfilò il cellulare dalle sue mani per poi sussurrare: «Parlate domani, ora dormiremo» e chiuse la chimata noncurante di chi si trovasse dall'altro capo del telefono, poi si abbandonò completamente addosso all'altro che ridendo bibigliò che era troppo pesante e non riusciva a respirare, Izuku ringhiò leggermente rotolando di lato, facendo appoggiare il suo amato Kacchan sul proprio petto: «Meglio?» ottenne in risposta un mugugnio di apprezzamento e dopo qualche bacio tornarono a dormire.
NOTE:
Adone: Adone nacque dall'amore incestuoso di Mirra con suo padre Cinira, re di Cipro. Innamoratasi del padre, la fanciulla si finse una delle mogli mediante un sotterfugio. Quando Cinira venne a conoscenza dell'atto incestuoso, Mirra fu costretta a fuggire e gli dei, per salvarla, la tramutarono in una pianta resinosa dall'amaro profumo, dalla cui corteccia nacque Adone. Secondo alcune fonti il neonato fu raccolto da Venere, che lo affidò a sua volta a perché lo allevasse. Una volta divenuto adulto, Venere si recò negli Inferi per riprenderselo, ma incontrò l'opposizione di Proserpina. Per risolvere la rivalità fra le due dee, Giove stabilì che Adone avrebbe passato metà dell'anno negli Inferi con Proserpina, l'altra metà sulla terra con Venere e Ares, geloso di Adone, lo fece uccidere da un cinghiale.
Anime gemelle: Una delle immagini classiche associate all'idea di "anima gemella" è quella riportata nel di , in cui viene riportato ed elaborato il degli androgini. Secondo questo mito, all'origine dei tempi gli esseri umani non erano suddivisi per genere, e ciascuno di essi aveva quattro braccia, quattro gambe e un solo busto. Col tempo gli ermafroditi cominciarono ad essere insolenti nei confronti degli dei e questi, per punizione, li separarono in due parti con un fulmine , creando da ogni essere umano primordiale un uomo e una donna. Come conseguenza, ognuno cerca la propria metà.
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