🌹 Rose Lips 🌹
Diciamo che ho avuto un po' di problemi a scrivere questa one-shot che poi è il motivo per il quale ci ho impiegato tanto a lungo. Non è che non avessi idee, anzi, ne avevo parecchie ma poi non mi soddisfacevano, dunque ho numerose volte cancellato e riscritto fino a che ho avuto un'illuminazione. Ho aperto pintrest e cercato la Sebaciel fino a che ho trovato una foto che mi ha fatto immaginare una perfetta storia e quindi ho preso mano ad un quaderno, concependo una rozza scaletta che poi si sarebbe trasformata in questa piccola storia. Questa mini introduzione è dovuta al fatto che questo è tecnicamente il mio primo cross-over, mi sono chiaramente inspirata a Kuroshitsuji per alcune dinamiche ed elementi, ma chiaramente tutto elaborato attraverso l'occhio della mia mente, in una visione che in parte riprende un avvenimento dell'anime, ma che di altro non ha della storia originale, spero che vi piaccia.
Una ventata di asfissiante malinconia risalì quel corpo bianco, degno d'esser chiamato Adone che se ne stava ritto sulle sue gambe muscolose, inperlate di sudore, mentre il suo proprietario guardava annoiato il profilo frastagliato di una Londra che stava perdendo la sua identità antica, trasformandosi nella città simbolo della rivoluzione industriale, con le grosse fabbriche situate nei quartieri più malfamati, le spesse nuvole di fumo nero dal pungente odore di carbone che aleggiavano sopra le teste dei cittadini, le nuove costruzioni imponenti che promettevano di soddisfare ogni bisogno di chi avesse avuto il denaro da spendere nei grandi magazzini, sicuramente più convenienti dei vecchi artigiani che dovevano sudare ogni sterlina e pezzo che producevano, un'unica gemma nel mercato che ormai era poco interessante a causa della maledizione della produzione in serie che avveniva a cura dei grandi imprenditori.
I suoi rubini sfolgoranti osservavano quel vuoto grigiore con un peso sulla bocca dello stomaco che ormai aveva preso ad accompagnarlo più spesso di quanto avesse voluto ammettere, scosse violentemente il proprio viso dai lineamenti taglienti, sgrullandosi dalla ispida chioma dorata qualche goccia di sudore, cercava di evitare di pensarci, anche se era piuttosto complicato ora che aveva dovuto necessariamente rimettere piede nella capitale dell'impero britannico e questa consapevolezza lo portò a sospirare pesantemente, dando la schiena alla finestra e rivolgendo un ghigno disgustato all'uomo di mezza età riverso tra le lenzuola di qualità, impregnate di un dolciastro profumo femminile, avrebbe preferito dedicarsi a certe attività con qualcuno più aitante di quel tizio con una propensione esagerata per il cibo, ma doveva accontentarsi ed essere grato di essere un succubo, oppure gli sarebbe toccato andare in giro a fare contratti e mettersi al servizio di qualche insulso umano finché non ne avrebbe garantito il desiderio, solo dopo avrebbe potuto cibarsi della sua anima.
Ecco, quello era un fatto interessante: in realtà i demoni tentatori divisi in succubi, dal latino succumbere (giacere sotto) e gli incubi, dal latino incumbere (giacere sopra) non si nutrivano come gli altri della loro specie delle anime degli esseri umani, ma più precisamente della loro lussuria, il problema era che a lungo andare ad essa si mischiava la forza vitale delle vittime, risultando nel fatto che il soggetto finisse ugualmente per morirne, dando inconsciamente pezzi della propria fiamma esistenziale, ciò però non significava che queste due categorie demoniache non avessero la capacità di formare dei patti con gli uomini, infatti anche loro possedevano ognuno il proprio sigillo, semplicemente non ne facevano praticamente mai uso in quanto era più facile e veloce nutrirsi del piacere che provocavano piuttosto che dell'anima, che per altro per loro non aveva alcun sapore. D'altronde incarnando la lussuria non ne avevano bisogno, differente era però per gli altri che invece avevano un gusto specifico, legato al tipo di vizio che rappresentavano, in base a questo dettaglio erano soliti scegliere questa o quella persona con la quale iniziare un legame, un demone dell'invidia, ad esempio, non avrebbe provato alcuna attrazione verso un'anima pregna di orgoglio, che invece sarebbe risultata deliziosa per un'altra creatura oscura affine a quel tratto.
Beh, a dire la verità, tecnicamente i demoni non sarebbero comunque stati costretti a formare un contratto con delle condizione di equità, se non fosse stato per il fatto che venivano eliminati dagli shinigami, o divinità della morte, qual'ora prendessero l'anima di qualcuno che non sarebbe dovuto morire, per farla breve, era grazie a questa organizzazione esterna che c'erano ancora gli esseri umani e che non erano stati già tutti divorati.
Un timido raggio di luce riuscì a spingere attraverso la fitta coltre di nuvole artificiali che incombevano sulla città, scintillando contro il prezioso metallo attorno all'anulare del cadavere che giaceva in una vergognosa posizione, con il proprio sesso chiaramente esposto ed i segni della passata notte peccatrice sulla pelle, questo e il ticchettio ritmico di tacchi contro il pavimento in legno pregiato della villa, fecero destare Katsuki dal proprio torpore, nel quale era scivolato nel disperato tentativo di non rammentare il passato, dandogli dunque la possibilità di sparire velocemente dal luogo, lasciando che la moglie della sua vittima urlasse a pieni polmoni davanti al coniuge, un po' per il terrore della morte che le si era palesata davanti, un po' per la rabbia nel rendersi conto che l'uomo che le aveva giurato fedeltà dinnanzi a Dio, aveva avuto l'ardore di lasciarsi toccare da altre mani e di indugiare nell'altrui carne. Il biondo dunque so ritrovò a camminare per la strada con portamento fiero, vestendo alla perfezione la propria camicia nera, abbinata al gilet damascato dello stesso colore, in tinta con scarpe e pantaloni, il tutto gli donava un aspetto alquanto elegante oltreché affascinante, tanto che quasi tutti i passanti non potevano fare a meno di lasciar vagare i loro occhi su quel giovane uomo dallo sguardo rosso come del sangue fresco. C'è da dire però che a soffermarsi di più sul suo corpo, ben piazzato di muscolatura ma comunque dalle linee flessuose e la vita stretta, erano gli uomini e persino quelli che ad uno del loro stesso sesso non avevano mai rivolto alcun interesse, erano inevitabilmente attratti da quelle labbra così succose, rosate che parevano esser state create al solo scopo di essere divorate in passionali baci nella notte oscura, al lume di una singola candela e non si sbagliavano.
Il demone proseguì angosciato con la mente che cercava di impegnarsi su ogni minimo dettaglio o conversazione che riusciva a cogliere, tentava di tenersi occupato con un macchinoso susseguirsi di pensieri slegati l'uno dall'altro ma gli fu impossibile continuare a fuggire, come aveva fatto per anni, dalle vivide memorie che bruciavano il suo petto, quando si rese conto che i suoi piedi lo avevano portato nei luoghi più poveri della capitale, più precisamente davanti ad un alto complesso di appartamenti fatiscenti che parevano sul punto di crollare, con il portone in legno leggermente marcito a causa dell'umidità e che sarebbe potuto esser buttato giù facilmente, in caso qualcuno avesse voluto entrarvi, eppure alla finestra del terzo piano non vide, come si sarebbe aspettato, una donna magra, con i capelli verdi raccolti in una crocchia ordinata, intenta a stirare e preparare della biancheria per arrotondare lo stipendio che percepiva lavorando in fabbrica insieme al proprio marito. Al suo posto notò una ragazza di appena vent'anni che sfregava con forza i vetri opachi, buttando in strada degli oggetti che non le interessavano e Katsuki riconobbe, tra la pila malamente abbandonata, un abito semplice di lana grigia che era stato rammendato più e più volte con fili colorati nel tentativo di donare un poco di vita all'indumento, creando contemporaneamente un passatempo per chi lo osservava, nel cercare di capire quante volte fosse stato riparato, quello lo indossava sempre Inko e suo figlio si divertiva a trovare ogni singola nuova cucitura.
Era più che certo che abitassero proprio lì, perciò non riuscì a comprendere la scena che stava accadendo davanti ai suoi occhi fino a quando, una madre che tornava dal lavoro, con il figlioletto per mano urlò: «Brutta donnaccia, abbi un po' di rispetto per gli averi di una buon'anima che è venuta a mancare anni fa. Era un angelo in terra, non una sgualdrina che pensava di fare fortuna con qualche riccone come te!» in risposta la ragazza dalla fluente chioma sciolta si affacciò al davanzale lanciandole degli abiti logori da ragazzo: «Chiudi quella bocca! Io non me ne faccio niente di questa robaccia e dato che nessuno ha avuto il buon senso di liberarsi di queste cianfrusaglie prima di vendermi questa topaia lo faccio io e lo faccio come voglio. Tanto quelli ormai sono tutti morti» poi chiuse la finestra, tanto forte che i vecchi vetri tremarono, come se da un momento all'altro si sarebbero potuti frantumare, Bakugou sapeva che non avrebbe dovuto invischiarsi, ma non riuscì proprio a trattenersi: «Mi scusi signora, ma di cosa parlava quella ragazza?» «Oh, la puttana? Parlava del terribile episodio successo anni fa... Degli uomini vestiti di scuro scesero da una carrozza proprio davanti al portone di questo palazzo, in piena notte e lo buttarono giù, sapevano che anche avessero svegliato qualcuno, nessuno sarebbe intervenuto, tutti avevano troppa paura di fare qualcosa dato che questi criminali erano armati e tanti. Se ne andarono trascinando con loro il figlio dei Midoriya, quel poveretto scalciò, graffiò, morse e gettò pugni finche non venne colpito con il calcio di un fucile sulla nuca ed era coperto di sangue, subito dopo alcuni del palazzo si precipitarono dalla coppia per trovarli a terra con il sangue finito ovunque. L'ho visto con i miei stessi occhi, Hisashi era stato picchiato e poi accoltellato allo stomaco, probabilmente era ancora vivo quando quei bastardi stavano stuprando la moglie, si spera che lo abbiano fatto dopo averle tagliato la gola, strappandole quasi la testa dal collo, non voglio credere che abbia dovuto sopportare anche quello e la cosa più triste è che la polizia fece finta di indagare, per poi concludere il caso dicendo che qualche ladro era entrato e aveva fatto quelle cose, per poi andarsene, ma sapevamo tutti che non era vero» lui la guardò accigliato, afferrandola delicatamente per un braccio, spostandola verso le case, lontano dalla via dove alcuni bambini giocavano fin troppo vivacemente, ignorando le carrozze che talvolta passavano «Oh, grazie gentil signore, dato che sembrate piuttosto curioso sulla vicenda vi farò una confidenza, ma voi potete promettermi in tutta onestà che non rivelerete né a vivi e né a morti quello che sto per dire?» «Certo, avete la mia parola» «Ebbene, quegli uomini sparirono su una carrozza si, ma non una qualunque, era molto decorata e quindi è chiaro che quello che è successo è stato ad opera di uno dell'élite di questa schifosa città, quindi è chiaro perché Scotland Yard non si sia impegnata troppo a riguardo e sospetto che quel povero ragazzo, Izuku si chiamava, sia finito in mano a qualche pervertito. Sa, ho sentito che tra la servitù di alcuni di quei maiali che fingono tanta gentilezza verso i più umili, ci sono tanti ragazzini che mostrano morsi e segni peccaminosi, spero che almeno verranno puniti dall'Ogni potente, alla fine moriamo tutti, mio caro gentil uomo. Beh è tardi, mi scusi ma devo proprio andare ora e faccia attenzione, questi posti sono pericolosi quando calano le tenebre!» ciò detto corse all'interno del palazzo, verso il suo appartamento, assicurandosi che il figlio prima fosse stato troppo distratto per capire la conversazione che aveva avuto, almeno non avrebbe dovuto sorbirsi le lamentele del marito perché spettegolava.
Il succubo rimase poco in quella via, si spostò velocemente dall'altra parte della città perché avvertì una fitta al cuore, strinse i pugni e digrignò i denti cercando di riacquistare la propria calma, mentre rifletteva sul fatto che si era allontanato da Londra proprio perché s'era in qualche modo affezionato al piccolo Izuku, ricordò di averlo abbandonato quando egli aveva appena tredici anni, lo fece piangere a dirotto dicendogli che non lo sopportava più e sparì, la verità era che dovette fuggire perché era un demone ed i demoni come non comprendono il palato umano in fatto di cucina, non provano neppure alcun tipo di sentimento, ciononostante il suo cuore batteva veloce con il solo ricordo di due occhi luminosi come il sole estivo in campagna, dove l'aria era pulita e gli sovvenne di quel sorriso che pareva capace di portare al paradiso anche lui e ora soffriva, un dolore acuto che però lo consolò. Si disse che se quello che gli era stato raccontato era vero, allora Izuku non sarebbe dovuto essere sopravvissuto, conosceva meglio di chiunque altro la selvaggia lussuria dei più disgustosi fra i nobili e ricchi, certamente non erano delicati ed il fragile corpo di un tredicenne non avrebbe potuto resistere a tale impeto, perciò quegli insensati sentimenti che lo facevano infuriare, che non avrebbe dovuto avere, sarebbero eventualmente morti con il riccio.
Però egli non sapeva di come Midoriya fosse stato condotto in una grossa villa elaborata nella periferia, qui era stato picchiato ogni volta che aveva commesso un errore, venendo obbligato a servire l'uomo che era stato cagione della morte dei suoi amati genitori, il succubo non aveva idea di come quella fragile vita avesse dovuto combattere con tutta la sua forza con gli altri bambini per quei pochi pezzi di pane che venivano gettati nelle celle dove venivano tenuti, come animali, non aveva idea di come avesse dovuto dimenticare la bontà che sua madre gli aveva insegnato, sopportando il peso di veder morire gli altri perché lui sopravviveva e questo durò finché arrivarono i suoi quattordici anni. Accadde due anni dopo che il suo amico dagli occhi rossi lo aveva abbandonato, oltre lui nessuno gli aveva più fatto regali, nemmeno i suoi perché non potevano permetterselo ed il suo quindici luglio si chiese cosa avesse fatto di male per infastidire tanto Kacchan, ma presto questo pensiero lo abbandonò presto, poiché venne trascinato nella stanza privata del barone che per altro poteva praticamente permettersi di fare quello che voleva dato che la regina lo aveva sotto la sua protezione per i servigi che le rendeva, il riccio scoprì quel maledetto giorno che il capo di casa preferiva i ragazzini a quell'età, nel mezzo dell'adolescenza ma le cose non andarono come sempre, solitamente le sue vittime erano troppo deboli a causa della malnutrizione per ribellarsi ma Izuku, che sembrava voler sopravvivere ad ogni costo, riuscì a mordere con violenza il suo collo e tirargli un calcio, ma comunque non riuscì ad andare lontano a causa della mancanza di nutrienti e ciò gli causò un fato che per alcuni poteva essere ben peggiore della morta causata dallo stupro, divenne il sacrificio per una seduta macabra, una delle feste perverse dell'alta società vittoriana.
Non seppe come passò dalla cella squallida e buia dove era stato gettato in solitudine ad un altare nel mezzo del nulla, circondato da uomini e donne che tenevano il volto celato perché la loro identità rimanesse segreta, lui era stato legato saldamente a quell'altura di pietra, circondato da candele accese e voci corali che parevano recitare una sorta di formula in una lingua antica che non poteva comprendere, d'altronde era di una famiglia estremamente umile e non aveva avuto alcuna opportunità per entrare in contatto con il latino, poi gli tagliarono la pelle, utilizzando il sangue che scorreva per disegnare degli strani simboli circolari che non riconosceva, aveva paura ma non piangeva, non voleva dimostrarsi debole perché aveva promesso a sua madre che sarebbe rimasto forte fino alla fine, perciò fece del suo meglio per mordere il bavaglio che gli impediva di urlare, pensò che forse sarebbe riuscito a liberarsi se fosse stato capace di raggiungere i nodi accanto alle mani, però le sue dita erano troppo corte e non poté fare altro che maledire nella sua mente quelle empie persone, alimentando sempre di più quel desiderio che era già nato in lui di vendicarsi di tutto quello che aveva dovuto subire. La vita di Izuku Midoriya finì quel giorno, quando la lama d'argento di un pugnale, con un manico estremamente elaborato si avvicinò alla sua pelle coperta da lentiggini e cicatrici, essa rifletté per un istante le fiamme tremolati delle candele poste attorno a quell'altare sacrificale, prima di sporcarsi del liquido scarlatto del quattordicenne, dal cui petto venne strappato il cuore dall'uomo che aveva tentato di stuprarlo e lo aveva condannato a morte che disse: «Questo è il sacrificio che innalziamo al tuo nome, vieni da noi demone del giudizio!» poi depositò l'organo vitale sul cerchio d'i evocazione precedentemente creato, solo che ciò che accadde non era quello che desideravano.
In realtà molti dei presenti trovavano piacevole semplicemente la violenza e il brivido di fare qualcosa di proibito e tanto contro la morale, pochi tra coloro che si erano goduti i gemiti strozzati del ragazzo ucciso pensavano che quella notte dalle nuvole oscure che incombevano su Londra, si sarebbe palesato davanti a loro una creatura degli inferi che, divorando il sacrificio ad essa offerto, avrebbe esaudito il loro volere come ottenere ancora più successo e ricchezze, lo stesso padrone di casa saltuariamente ospitava queste evocazioni per intrattenere alcuni dei potenti del regno britannico, in modo da stringere legami più intimi e avere più occasioni di corrompere chi necessario per continuare i suoi illeciti, perciò fu accolto con urla di paura e stupore il cuore del cadavere che riprese a battere, ritmicamente, come se stesse cercando di dare nuovamente vita al giovane che si era spento.
Quell'avvenimento fu chiaramente sconcertante per tutti quelli che ebbero la sfortuna di assistervi, i loro occhi non riuscivano a distogliersi da quelle immagini che la loro mente razionale non riusciva ad accettare e non si resero conto di un esile corpo che s'era liberato da ogni costrizione, che s'era poi alzato in piedi con i suoi occhi divenuti dello stesso colore del del sangue che fece sgorgare con le sue stesse mani e poi, con un sorriso compiaciuto guardò negli occhi il suo assassino che lo pregava di risparmiarlo, fissando terrorizzato i cadaveri alle spalle del rinato: «Che peccato, sembra tu abbia sbagliato, non hai evocato un demone, ne hai creato uno» detto questo ne divorò l'anima, infilandosi il proprio cuore nel petto e decise che da quel momento in poi avrebbe provato diletto nell'amministrare punizioni in cambio delle anime degli offesi, dopotutto in quel mondo non esisteva la giustizia, perché se così fosse stato lui sarebbe stato cercato dalla polizia, lo avrebbero salvato, avrebbero arrestato gli assassini dei suoi genitori e lui non sarebbe dovuto morire, ma dato che aveva appena imparato come funzionasse davvero la realtà, non vedeva perché sottrarsi alla naturale crudeltà delle cose.
In lui nulla era cambiato, prima era un piccolo angioletto solo perché gli era stato isegnato che comportarsi in tale maniera era la cosa più spontanea che potesse esistere, tuttavia aveva scoperto di essere stato ingannato e si era corretto, le uniche verità erano il privato interesse e la violenza che impregnavano non solo quel posto, ma ogni singola civiltà che avesse mai messo piede sulla terra. Fortunatamente Izuku era sempre stato piuttosto sveglio, perciò impiegò solo un paio di mesi a fare quello che ad altri demoni era servito secoli per imparare: si rese conto ad esempio di essere un demone della vendetta, quella era la cosa che gli riusciva meglio e l'odio mescolato al desiderio di rivalsa era la pietanza più prelibata che avesse avuto modo di guastare e in una manciata di anni rese il suo nome un eco terrificante per gli altri demoni dato che aveva celermente imparato a combattere, rivelandosi un buono stratega capace di adattare il proprio stile di attacco a differenti nemici studiandone in battaglia le caratteristiche, per non parlare del fatto che era riuscito a consumare un largo numero di anime in pochissimo tempo grazie al fatto che non ne nascevano di creature demonica come lui, giacche quello che era stato eseguito era un rituale antichissimo ormai dimenticato e tra coloro che morivano volendo vendicarsi solitamente tutti rinascevano più comunemente come demoni dell'ira, perciò non ebbe molta concorrenza, all'inizio.
Era efficiente e veloce, spesso le persone che accettavano di formare un contratto con lui, il falco, non avevano alcun piacere nel far soffrire personalmente chi odiavano, a loro bastava sapere di essere i responsabili della loro morte o qualsiasi altra cosa chiedessero al riccio per ritenersi soddisfatti, quindi se si proponeva lui insieme ad un altro demone per accogliere la richiesta più oscura del suo animo, un essere umano avrebbe quasi sicuramente scelto il nuovo nato in quanto poteva scoprire con facilità chi aveva commesso degli atti all'apparenza anonimi, qualcosa che quelli di più debole rango non riuscivano a fare, peccando di astuzia.
E quella notte nella quale Katsuki cercava un'altra vittima da far cadere fra le lenzuola, nel vano tentativo di liberare la mente, la moglie dell'uomo che aveva lasciato morto nel suo letto si ritrovò a vegliarlo, vestita di nero, con un fazzoletto con il quale si tamponava gli occhi e fingeva qualche singhiozzo di quando in quando, accogliendo le parole di conforto di coloro che avevano saputo della notizia ed essendo quel pervertito di alto rango, tutte le procedure furono ultimate abbastanza velocemente perché intorno a mezzanotte potesse cominciare la veglia pubblica dove lei era costretta a sembrare addolorata, essendo appena rimasta vedova, non una donna tradita che bruciava dal desiderio di vendicarsi di chiunque l'avesse costretta a tale vergogna e quando le prime luci della mattina presero a filtrare dalla finestra, una volta rimasta sola, non si trattenne dallo sputargli a dosso: «Lurido maiale, sono stata costretta a sposarti dalla mia famiglia ed essere una buona moglie e tu osi tradirmi per farti trovare in modo indecoroso? Figlio di puttana, per colpa tua ora sarò costretta a vestire a lutto per almeno un paio d'anni e verrò derisa perché mio marito ha avuto bisogno di andare da un'altra donna» a quel punto le candele si spensero ed ella sbiancò temendo che lo spirito del defunto avesse voluto farle del male, non si mosse e afferrò prontamente il rosario che aveva lasciato sul comodino, però si calmò in un attimo quando poté vedere nuovamente, sebbene ora le candele ardessero di fiamme nere che illuminavano cupamente la figura di un ragazzino ben vestito, con degli stivaletti neri, coordinati a dei pantaloncini dello stesso colore, impreziositi da delle morbide balze smeraldo e bianche, indossava inoltre una giacca pece, decorata da un colletto a balze candido abbastanza da richiamare il pallore innaturale delle sue palle, in contrasto con il rosso vivo dei suoi occhi, in uno dei quali svettava un simbolo rotondo con degli strani disegni all'interno e dei lucenti capelli verdi, boccolosi, sarebbe stato perfetto se non fosse stato per il sorriso spettrale che aveva dipinto in viso.
«Io sono un demone della vendetta e posso garantire il tuo desiderio in cambio della tua anima» lei lo guardò dubbiosa quando il suono distorto di un carillon invase la stanza, fu allora che vide sul comò quel regalo che le fece la madre tanto tempo fa, nessuno era riuscito a ripararne i meccanismi ma in quel momento le tre ballerine danzavano come vive sul piedistallo, perciò comprese che non si trattava di uno scherzo di pessimo gusto: «Morirò, giusto?» «Gli esseri umani non possono vivere senza anima» lei rise allegra e si abbandonò sul letto dove giaceva il coniuge ormai freddo: «Oh ma si, che importa, ormai la mia vita è rovinata a causa di questo maiale che si è fatto trovare con il suo sesso ridicolo all'aria. Voglio sapere con chi m'ha tradito e in base a questo decidere la giusta vendetta, dopotutto credo sia onesto se ti prenderai la mia anima alla fine» «Certamente, se stipulerai un contratto con me onorerò il patto ed eseguirò i tuoi ordini» ella annuì e disse che accettava, a quel punto Izuku fece un inchino, aveva scoperto che farlo rendeva le persone più predisposte e meno fastidiose, poi le baciò la mano dove nacque un simbolo demoniaco uguale a quello che lui aveva nell'occhio: «Ai suoi ordini, my lady» «Scopri con chi è morto» tuonò truce, sbattendo il rosario che teneva in mano sul legno del comodino con violenza, poi tirò uno schiaffo al corpo, alzandosi in piedi con eleganza come se nulla fosse successo, il giovane allungò la schiena, portandosi la mano destra sul cuore e poi si inclinò verso il basso: «Riposate tranquilla, domani, al suo risveglio avrà le sue risposte» ciò detto scomparve e proprio come aveva promesso, l'indomani, sedendo spensierato sul davanzale della finestra, proprio come un ragazzino nobile un po' capriccioso spiegò: «Ho scoperto che ha avuto svariati rapporti con lo stesso succubo fino alla sua morte, uno maschio per l'esattezza e questi sono piuttosto rari. Comunque so di chi si tratta ma, my lady, se ha in mente di domandarmi la sua morte dovrò deluderla, questa condizione è impossibile da soddisfare perché i demoni non possono essere uccisi se non dalla spada sacra Excalibur che andò persa molto tempo fra, in una faida tra due demoni dell'orgoglio e uno della vendetta» la signora, un po' assonnata, si lavò la faccia e si sedette davanti alla specchiera pettinandosi i capelli, rispondendo: «Peccato, allora desidero che sia impossibilitato nel nutrirsi degli uomini e che la sua libertà sia ristretta» un suono secco invase la stanza quando egli atterrò con i suoi tacchetti sul legno lavorato del pavimento, si pizzicò il mento con un sorriso tetro e ripetendo lo stesso gesto delle due volte precedenti se ne andò, con la sua voce che ancora risuonava nelle orecchie della vedova: «Come desiderate, my lady» e la donna rise a crepa pelle, certo avrebbe perso la vita ma non le importava, già la gente aveva cominciato a riderle dietro le spalle e la sua stessa famiglia pareva incolparla per i peccati del bastardo, almeno avrebbe avuto la soddisfazione di vendicarsi e di lasciare i suoi parenti tra il giudizio degli altri e l'imbarazzo perché sarebbe morta e a Londra si parlava tanto.
Non appena il demone si fu smaterializzato, apparve in una zona d'ombra di una via piuttosto trafficata sulla quale fece scivolare il suo sguardo indagatore, sorrise ancora in modo terrificante, con gli occhi che parvero emanare un bagliore oscuro che solo qualche passante distratto parve notare, correndo via il più velocemente possibile, lontano da quello sguardo che puntava dritto verso il lato opposto, lì il succubo passeggiava con le sue abilità di seduzione ben in mostra, cercando di attirare l'attenzione di qualcuno per divorarlo, finché poteva doveva fare incetta di lussuria dato che aveva sentito di quanto la situazione si fosse complicata, eppure l'aitante giovane che stava per parlarci, si ritrovo fermo in mezzo alla via, con sguardo perso e confuso, chiedendosi il motivo per il quale si fosse rivolto con tanta foga in quel punto, con la sensazione di aver visto qualcuno ma di fatto non c'era nessuno, non ci diede peso, scorollò le spalle e se ne tornò verso casa mentre Katsuki si ritrovò in un luogo ombroso, con una musica da circo distorta che di tanto in tanto strideva, la quale sembrava venir prodotta da un vecchio grammofono tutto rovinato, su un piccolo tavolino in uno dei quattro angoli della stanza, le pareti sembravano inesistenti, ma di un nero profondissimo, con un grosso lampadario a cristalli che penzolava sopra la sua testa, producendo dei poco rassicuranti scricchiolii. Pareva non esserci nessuno nonostante quello fosse chiaramente uno spazio temporaneo creato da qualche creatura infernale, cosa che gli fece accapponare la pelle, d'altronde solo demoni molto forti erano capaci di oscurare quasi completamente la loro presenza, forse aveva invaso il territorio di caccia di qualcuno? Non ebbe il tempo di domandarselo che si trovò legato alla sedia da dei nastri colorati pieni di fiocchi e disegni infantili, poi entrarono sfilando delle bambole, alcune indossavano dei cappelli stravaganti, altre avevano degli ornamenti più delicati a risaltarne le pettinature elaborate, comunque erano tutte ben vestite sebbene la loro eleganza venisse spezzata da segni di cuciture sulla pelle e Katsuki capì subito che una volta quelle persone erano state umane, solo che avevano perso l'anima ed erano state trasformate in altro, però il fulmine della sua sorpresa venne quando entrò un grosso cane, o almeno così credeva, con la faccia di un uomo al quale era stata strappata la lingua e ricucita sopra le labbra sigillate, gli occhi invece erano stati sostituiti da due bottoni di dimensione diversa, come fosse stato un giocattolo e si trascinava dietro un carretto pieno zeppo di cose, le quali vennero afferrate una ad una dalle bambole ricavate dai corpi senza vita di nobil donne che si disposero in cerchio attorno a lui.
Improvvisamente il giradischi grattò sul vinile producendo uno stridore alto e fastidioso che quasi gli fece sanguinare le orecchie, a quel punto delle candele con le fiammelle nere si accesero, tenute in mano ad intermittenza da svariate componenti di quel cerchio inquietante, rivelando una figura mingherlina che sorrideva allegramente, mettendo bene in mostra i propri occhi scarlatti, di cui uno esponeva il proprio simbolo demoniaco, cromaticamente in contrasto con i suoi riccioluti capelli verdi e la pelle puntellata di lentiggini: «Kacchan, per quanto io sia felice di vederti ho una proposta da farti» il biondo era pietrificato con gli occhi fuori dalle orbite, la persona che gli era davanti non sembrava più quella che aveva conosciuto e sapeva che ad aver cambiato l'animo gentile che aveva sempre avuto, non poteva essere stata semplicemente la sua nuova natura demoniaca, perciò si sentì mancare, il cuore gli fece male nel rendersi conto che aveva dovuto davvero subire le cose che aveva pensato, che ora non si trattava più di distanti ipotesi che non lo toccavano, ma di un'amara realtà che avrebbe potuto evitare, se solo gli fosse rimasto accanto senza curarsi di come le cose sarebbero dovute essere, dannazione, era un demone dopotutto e la sua sola esistenza dimostrava che spesso questo mondo funzionava in modi incredibilmente distanti da quelle che erano le aspettative. L'altro ridacchiò coprendosi appena le labbra, vederlo in quello stato confusionale e forse di dolore ebbe un effetto eccitante per il suo intero essere, come una scarica di adrenalina che ne percorse le membra facendolo sentire vivo ancora una volta: «Bene, che ne dici di formare un contratto con me? Sarai il mio servitore e potrai nutrirti solo quando sarò io a deciderlo, staremo ancora insieme e questa volta non potrai abbandonarmi» «Perché dovrei accettare, alla fine non c'è niente per me da guadagnarci-» voleva aggiungere che capiva che ci fosse rimasto male ma da demone doveva pur comprendere quanto fossero irragionevoli le sue richieste, tuttavia prima di farlo provò a liberarsi fallendo, rimanendo sbalordito dalla potenza dei suoi poteri, troppo grandi per un demone nato da pochi anni e lo vide fare un gesto elegante con la mano guantata, come sarebbe stata quella di un giovane lord, a quel punto una delle bambole si mosse macchinosamente allungandogli una bottiglia di acqua santa che egli strinse fra le mani fischiettando: «Oh beh, in caso dovessi rifiutare ti torturerò finché non accetterai, in fin dei conti siamo entrambi demoni e so bene che non morirai, sicuro di voler sfidare un falco, tu che altro non sei se non un serpente?» un brivido di terrore invase il biondo, quel nome lo conosceva e pure bene, la sua terribile nomina lo precedeva e persino i grandi shinigami se ne tenevano alla larga dopo che questi aveva disarmato uno piuttosto esperto dei loro, usando la sua falce per smembrarlo, strumento che poi si era tenuto, premurandosi di disseminare ogni piccolo brandello di quel folle che aveva provato a combatterlo in giro per Londra, ogni volta con un messaggio diverso, eppure, nonostante sapesse tutto questo, non voleva piegarsi davanti a niente e nessuno perciò ribatté con fare di scherno, ricevendo delle gravi ustioni sulla pelle a causa del liquido sacro, cosa che lo spinse ad urlare a pieni polmoni: «Non preoccuparti Kacchan, con me non ci si annoia, ho tante altre cose che voglio provare» affermò giocondo, tradito dalle fiamme delle candele che bruciarono come piccoli incendi a causa della propria ira, come se avesse mai potuto permettergli di rifiutarsi di servirlo per tutta l'eternità, ormai aveva deciso che gli sarebbe appartenuto e non era un tipo che accettava dei no come risposta.
Dopo un paio di mesi la vedova stava diventando sempre più impaziente, ardeva ancora più di quanto facesse prima dal bisogno viscerale di vedersi vendicata, stava per chiamare furente colui al quale aveva venduto la propria anima, ma prima che potesse farlo le apparve davanti Izuku e subito dietro di lui un giovane uomo dalla pelle di porcellana, i capelli brillanti come oro sotto al sole e due labbra rosse, piene e sensuali, la pelle coperta di cicatrici ma il disprezzo la invase quando si accorse di due occhi rossi come l'inferno, capì subito di chi si trattava, però trattenne i propri sentimenti ascoltando la spiegazione del contraente: «Lui è il succubo che ha ucciso suo marito, l'ho obbligato in modo poco carino, come vede, a formare un contratto con me e si fidi, le mie minacce funzionano perfettamente, non oserà disubbidire e sarò io stesso ad occuparmi dei suoi pasti» ella battè le mani estasiata domandando: «Puoi ordinargli di fare qualsiasi cosa?» «Ovviamente» sembrava compiaciuta: «Prima di consegnarti la mia anima ne voglio una prova» la sua richiesta era parsa ragionevole al ragazzo dai capelli smeraldo che dunque esigette da Bakugou che si strappasse il cuore, lasciando alla donna il piacere di calpestarglielo, la conseguenza fu una sua grassa risata e il povero succubo che giaceva agonizzante al suolo, dissanguandosi come un maiale scotennato, immobile a guardare con quanto diletto il suo padrone avesse divorato quell'anima, trattenendo le lacrime di dolore e tristezza che gli appannarono la vista.
Katsuki era forte, sarebbe potuto resistere a secoli di torture per il suo orgoglio, quello che aveva ceduto era stato il suo cuore, non il suo fisico, era stato terribile venire a conoscenza di come a causa dei terribili anni che visse con il barone, la mente dell'altro avesse cominciato a mutare per poi sgretolarsi nel momento nel quale gli avevano strappato la cosa per lui più importante, dopo la famiglia, ovvero la vita che aveva protetto ad ogni costo per tenere fede alla promessa che aveva fatto alla madre e nonostante le terribili ferite che il riccio gli aveva inflitto usando l'arma che aveva sottratto allo shinigami che aveva uccido, danni che non sarebbero mai guariti del tutto sulla pelle del biondo, egli non trovò nel suo essere il coraggio di odiarlo, al contrario, il fuoco del suo amore parve crescere esponenzialmente quando si rese conto del fatto che Izuku stava facendo quelle cose perché lo desiderava al suo fianco, unica brama che ancora nutriva riguardo la sua passata vita e dunque decise che lo avrebbe servito in eterno, chinando il capo solo davanti a lui che era ormai il più temuto fra i demoni.
«Kacchan!» lo chiamò una voce allegra da dietro le sue spalle mentre sistemava con attenzione quasi maniacale i piatti nella credenza di quella casa inesistente che era stata creata dal suo padroncino, al richiamo si voltò celermente, aspettando che Midoriya dicesse o facesse qualcosa, sorridendo dolcemente nel ritrovarsi le sue esili braccia avvolte attorno al busto, cosa che gli fece venire il batticuore, vederlo tanto simile alla sua vecchia spensieratezza lo allietava e godeva del suo buon umore, ormai fu costretto a riconoscere che viveva in sua funzione: «Lo sai che non serve che sistemi tutto, tanto non avremo visitatori tanto spesso, anche se probabilmente il tuo compulsivo bisogno di ordine ti impedirà di non pensarci» Bakugou arricciò il naso contrariato, avrebbe voluto ribattere quanto si sbagliasse però non poteva mentirgli così spudoratamente, cosa che fu chiara all'altro che scoppiò a ridere divertito. Poi improvvisamente strattonò con una violenza inaudita il colletto della sua camicia scarlatta, rubandogli un bacio travolgente che gli strappò un gemito mal contenuto, sia a causa della piacevolezza dovuta al soggetto di quel contatto, sia al fatto che non si nutriva da mesi ormai e quando Izuku si staccò, mordendogli il labbro con tanta violenza da farlo sanguinare, si godette la visione del biondo che ansimava come una bestia famelica, cercando di ricomporsi senza successo, fu ancora più compiaciuto quando vide il demone che lo superava di molto in altezza, si era messo in ginocchio con il busto inclinato in avanti, in una posa di completa sottomissione pregandolo di nutrirlo e in risposta ottenne un ghigno, una lingua che inumidiva delle labbra tirate in un sorriso non giocoso ma tetro e una voce, autoritaria come non si addiceva a quel corpo quattordicenne che disse: «Visto che me lo chiedi così non posso mica rifiutare e poi ti sei comportato così bene ultimamente... Bene Kacchan, seguimi e sappi che ti riempirò così tanto che ti sembrerà di star per scoppiare » al solo pensiero il succubo si sentì bagnato in mezzo alle gambe, cosa che gli provocò un rosso evidente sulla faccia, godendo di quella rara visione del proprio padroncino che assumeva una sensuale forma adulta.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro