Non una ma cento volte ancora
Delle alte urla piene di terrore gli rimbombavano nelle orecchie mischiando ad un fastidioso fischio che gli provocò un incredibile mal di testa, strappandogli un gemito e costringendolo a stringere gli occhi confuso, reprimendo un fastidioso senso di nausea che gli stava scombussolando lo stomaco mentre tentava invano di comprendere dove diavolo fosse finito dato che non riconosceva nessuna struttura vagamente familiare. Lentamente con le iridi smeraldo, era riuscito a scorgere delle gelide forme di cemento, grandi ammassi di detriti dall'aspetto poco saldo che lo circondavano, ma era davvero impossibile provare a scernere cosa si celasse attorno al suo corpo dolorante a causa del pesante miscuglio di polvere e particelle che lo abbracciavano come nebbia, in una calma che in qualche modo gli parve in adatta. Sentiva il cuore battere stancamente nel suo petto, lo percepiva arrancare ad ogni spinta nel pompare quel poco sangue che gli era rimasto nel corpo, il tutto accadeva con lui che tentava di raccapezzarsi, sentendosi completamente spaesato e non riuscendo neppure come fosse finito in quello scenario gremito di palazzi distrutti, crateri, sangue, cadaveri e poi c'era una figura dal viso spappolato a terra, poco distante da lui, ciò gli fece corrucciare le sopracciglia con un vago sentore di conoscere quell'individuo, nonostante lo stesse osservando con la visuale sottosopra.
Improvvisamente percepì la gola secca e un forte bruciore alla base del collo, poi con una dolorosa contrazione dell'addome si ritrovò a sputare un grumo di sangue scuro, notando che solo la parte superiore del suo corpo era libera di muoversi, sebbene martoriata e dolente... Perché si trovava in quella che pareva una citta distrutta, in qualcosa che ricordava un campo di battaglia e per di più perché era rimasto schiacciato da un palazzo collassato? Con tutte quelle domande a circolargli per la mente la testa riprese a martellare strappandogli un altro gemito di sofferenza, poi fece una smorfia contrariata stringendo i denti bianchi, espirando con lentezza per evitare di risentire troppo dei crampi che scuotevano il suo ventre e tentò di mettere a fuoco quelle figure che urlavano il suo nome da lontano. Intravide una donna dal corpo flessuoso avvicinarsi più velocemente possibile, poco dietro di lei vide un ragazzo familiare dalla scompigliata chioma dello stesso colore delle spighe di grano mature e due meravigliosi quanto taglienti occhi dello stesso colore del sangue, ne rimase incantato. Sentì la sua voce rauca rimbombare nello strano silenzio che lo aveva avvolto, lo chiamò con tono terrorizzato per poi cominciare a correre abbastanza in fretta da superare la castana, raggiungendolo con il fiato corto e le mani tremanti, poi si abbandonò sulle sue ginocchia stringendo il suo viso lentiginoso con le mani callose.
«Oi Deku, hai sconfitto quel merdoso di Shigaraki ma non provare a morire! Devo ancora farti il culo!» bisbigliò mentre delle piccole gocce illuminate dai deboli raggi dell'alba, risplendendo come meravigliosi diamanti di una bellezza mozzafiato rigavano i suoi lineamenti maschili e rovinati da lividi e tagli, avrebbe voluto rassicurarlo sebbene non lo ricordasse, poiché era certo di conoscerlo da tutta la vita e che fosse una persona estremamente importante, però gli occhi si chiusero.
Quando sollevò nuovamente le palpebre si ritrovò in una scena analoga, un altro campo di battaglia malconcio gremito di ferite e vittime di chissà quale incredibile scontro, si osservò le braccia ferite e dei brandelli di stoffa verde che penzolavano giù da esse, non riconosceva quell'abbigliamento cosa che lo portò a sospirare frustrato mentre si aggirava fra le macerie alla ricerca di qualcuno, non sapeva spiegarselo ma era improvvisamente sorto in lui il bisogno di perdersi ancora una volta ad ammirare quei meravigliosi occhi, tuttavia quando una morsa gli strinse lo stomaco si ritrovò a correre urlando "Kacchan", senza sapere bene cosa significasse. Si fermò solo quando alle sue orecchie giunse un rantolo soffocato e quando notò il corpo del biondo immerso in una pozza di sangue gli parve di sentire il mondo crollargli addosso, il suo corpo si mosse da solo nel raggiungerlo mentre avvertiva le proprie lacrime mischiarsi al sangue rappreso mentre stringeva a se quel corpo troppo freddo, pregando affinché l'ultimo alito di vita non abbandonasse quelle meravigliose labbra rosate.
Poi di nuovo si ritrovò circondato da una densa oscurità che non pareva appartenere a quel mondo, si guardò attorno stringendosi il petto con una mano nel ricordare il soffocante terrore ed il senso di disperazione che qualche attimo prima lo avevano pervaso senza preavviso e in qualche modo si tirò in piedi, instabile sulle proprie gambe tremanti a causa di qualche lieve vertigine. Cha diavolo stava succedendo? Non lo sapeva e sperava che avrebbe potuto ottenere delle risposte il prima possibile, dato che quella situazione lo aveva reso fin troppo irrequieto.
E quasi qualcuno gli avesse letto nella mante una voce distorta che arrivava fra tonalità maschili e femminili disse: «Tu, che hai un animo tanto puro da poter illuminare la tua epoca mi hai incuriosito e sebbene solitamente non mi intrometta nelle questioni degli uomini ho un patto da proporti. Da questa vita in quelle seguenti ti sarà concesso di struggerti d'amore per quel ragazzo, arrivati i tuoi vent'anni rammenterai di questo patto e finché ancora la fiamma del tuo amore arderà allora potrai ricongiungerti alla tua metà. In cambio però sari costretto a vivere cento e più sventure durante la tua infanzia. Accetti?» egli non ebbe un solo attimo di esitazione che colse l'occasione. Ci fu una leggera risata poi un dolore acuto che mai nella sua esistenza aveva mai provato, come se un qualche oggetto incandescente gli fosse stato infilato direttamente nell'animo e da esso la lava si fosse sostituita al sangue, finendo in circolo nelle sue vene.
Si svegliò madido di sudore, con la fronte contratta, le iridi smeraldine strabuzzate, le gote impallidite dall'intensità di quanto aveva creduto essere reale e le lacrime amare che ne percorrevano il viso contorto scivolando lungo le sue labbra spalancate mentre boccheggiava alla ricerca di un poco d'ossigeno. Sospirò piano mentre affondava le dita nella zazzera scura per poi tirarne agitato le punte, no, non si era trattato di un semplice sogno e quell'entità non pareva neppure essere di tipo demoniaco dunque, che avesse fatto quello strano patto con qualche divinità troppo annoiata era la deduzione più probabile, che poté confermare quando abbassandosi lo sguardo sui pettorali definiti vide un simbolo che ricordava un sigillo divino.
Un brivido scivolò lungo la sua spina dorsale e come se un portone fosse stato spalancato dinnanzi agli occhi della sua mente tutti i frammenti di ricordi delle sue vite passate lo sommersero, avvolgendolo con dei dolci e gentili sentimenti romantici che gli donarono quel calore che durante la sua infanzia non aveva ricevuto, trovando del conforto nel sapere che avrebbe potuto crogiolarsi in un'emozione tanto sconvolgente come quella che aveva rammentato se solo avesse trovato anche in quella sua vita quel ragazzo dal carattere impossibile, tanto che le angherie subite gli parvero irrisorie.
Si costrinse a buttarsi giù dal letto, si infilò nella sua uniforme da apprendista esorcista, prese il necessario e come una tempesta irrequieta si buttò nei corridoi dell'accademia, raggiungendo in tutta fretta la propria classe, lasciando tutti i presenti di sasso data la sua strana vitalità. Nelle ultime settimane Izuku si era infatti come assopito in una specie di stato letargico dovuto probabilmente alla troppa noia causata dal suo stramaledetto eccessivo tempo libero legato alla sua implacabile sete di conoscenza che lo avevano spinto ormai a conoscere ogni piccolo segreto dell'arte dell'esorcismo, motivo per il quale era lo studente migliore della scuola e persino coloro che frequentavano l'ultimo anno talvolta erano costretti ad ingoiare l'orgoglio per farsi dare delle ripetizioni, dunque lo sguardo determinato che gli faceva sfavillare gli occhi sorprese tutti.
Ochaco, che puntava di più alla sezione di supporto grazie alla magia curativa legata alla natura, si buttò addosso alle sue spalle con fare leggermente civettuolo che venne però completamente ignorato da Deku: «Ehy, Midoriya-Kun è successo qualcosa di bello?» lui arricciò il naso, non sapeva davvero come rispondere a quella domanda, ma alla fine si limitò ad annuire con un piccolo sorriso malcelato, non poteva trattenere la propria bocca dal sollevarsi dolcemente ogni volta che i suoi pensieri ricadessero sul biondo che tanto amava, ma che a volte non lo rammentava. Sperò vivamente che quella non fosse una delle volte nelle quali avrebbe dovuto affrontare un lungo processo di corteggiamento per farlo innamorare, questo perché la sua esistenza era già troppo pesante di per se, non riusciva neppure a vedere da un occhio a causa della pessima infanzia che gli era toccata, scosse la testa per cacciare quelle ipotesi dalla mente, in fin dei conti aveva imparato che peggiore era la prima parte della sua vita e migliore sarebbe stata la seconda.
Il vociare allegro degli studenti venne interrotto dall'arrivo del professore Aizawa che scrutò la sua classe da dietro le proprie iridi scure facendo loro capire di star attendendo il silenzio. Una volta ottenuto, dopo aver posizionato dei tomi dall'aspetto antico sul legno della scrivania si girò verso la classe con espressione seria, fece scivolare lo sguardo sui suoi studenti godendosi le loro espressioni spaesate ed inquiete per poi sorridere appena divertito. Si porto le braccia incrociate al petto per poi dire: «Ascoltate bene ragazzi problematici. Sono passati tre anni da quando avete cominciato a frequentare l'accademia per esorcisti e alcuni di voi hanno dimostrato d'essere già pronti per delle vere e proprie missioni, dunque oggi scenderemo nei sotterranei della scuola per fare in modo che possiate avere la possibilità di stringere un patto con uno dei demoni lì presenti...» fece una piccola pausa poi continuò dicendo: «Non è detto però che tutti ne sarete capaci e soprattutto se vedremo che il vostro animo non è adatto non ve lo concederemo, ad esempio Uraraka, Asui e Minoru non sono portati per una cosa del genere. O vi manca la determinazione o la durezza d'animo per poter evitare di venir divorati, ma prima vi introdurrò le tipologie di legame».
Ciò detto si voltò verso la lavagna per poi stringere un gessetto fra le mani disegnando uno schema con varie frecce, dimostrando che compiere un legame con un diavolo poteva avere i suoi vantaggi e solitamente le streghe oscure lo facevano per accrescere i loro poteri, ma finivano nella maggior parte dei casi con il soccombere all'oscurità trasformandosi a loro volta in dei demoni. Poi dedicò attenzione nell'esporre tre declinazioni di contratto possibili: la prima prevedeva un legame svantaggioso per l'umano, egli infatti avrebbe dovuto sacrificare una porzione del suo corpo proporzionale al potere demoniaco che era disposto a ricevere ed era un qualche cosa di irreversibile; poi citò il livello intermedio basato su un patto paritario che molto raramente era possibile, poteva avvenire per scelta delle due parti che si consideravano come compagni o perché si ambivalevano in forza e nessuno dei due riusciva a prevalere sull'altro e poi parlò dell'ultimo legame come qualcosa di estremamente raro da ottenere con delle creature demoniache potenti e si trattava della sottomissione del diavolo.
Sospirando spiegò che si sarebbe formato una sorta di tatuaggio sul collo del demone che assomigliava ad un collare e ogni qualvolta questo scatenasse delle emozioni negative o ne nutriva nei confronti di quello che sarebbe diventato il suo "padrone" allora sarebbe stato punito con due possibili varianti: un'esplosione di estasi che lo avrebbe lasciato anelante per il tocco del proprio contraente in un bisogno sessuale inappagabile altrimenti, oppure con una forte scarica di dolore che lo avrebbe fatto urlare, piegandolo a metà sino a farlo crollare sulle proprie ginocchia fino a che non si fosse sottomesso, come la pena sarebbe stata inflitta dipendeva tutto dalla volontà della persona che aveva stipulato il contatto. Ma come Aizawa ci tenne a precisare si trattava di un'eventualità piuttosto rara che poteva verificarsi solo se la forza magica o spirituale dell'esorcista era di molto superiore a quella del demone e in uno scenario simile attuare un contratto paritario, anche se lo si desiderava sarebbe stato impossibile.
Date queste informazioni più che necessarie ai propri studenti, fin troppo eccitati per quello che stava per accadere, li condusse per i corridoi dell'accademia per esorcisti, fermandosi poi davanti ad un pesante portone d'argento con sopra incise delle croci e dei versi provenienti dal vangelo, probabilmente serviva ad impedire che dei demoni estremamente potenti riuscissero a scappare da quella che con tutta probabilità era una prigione. Si voltò a quel punto con volto truce per far intendere tutta la sua serietà per poi avvertire la classe con queste parole: «Stringere un patto con un demone non è uno scherzo. Si tratta di un qualcosa di pericoloso e se avete dell'oscurità nei vostri cuori, dei dubbi o cose che potrebbero permettere ad uno di questi di prendere controllo di voi allora non fatelo. Siete i miei cari studenti e non voglio che a causa della vostra stoltagine moriate» tutti annuirono silenziosamente trattenendo il respiro, fu solo allora che realizzarono costa stavano realmente per fare e dunque sulle loro spalle calò un pesantissimo silenzio, rotto dal cigolio della porta che si apriva.
Una volta che furono tutti entrati questa si richiuse con un tonfo inquietante alle loro spalle, scatenando nella maggioranza un irrazionale terrore che non riuscivano a tenere sotto controllo: «Dannazione non capirò mai come fai a rimanere tanto calmo in situazioni del genere Midoriya» bisbiglio a denti stretti Shigaraki avvicinandosi inconsciamente al riccio che storse il naso, non riusciva a mandare giù che gli parlasse perché anche se non lo rammentava nella scorsa vita aveva rapito Kacchan e come se non bastasse aveva fatto in modo che alla sua morte dei nomu distruggessero quanto più possibile e uno di loro gli aveva portato via il biondo, al ricordo ringhio piano cercando di ricomporsi. Respirò lentamente rilassandosi appena nel rendersi conto che non era la stessa persona, giacché le sue differenti esperienze di vita avevano fatto in modo che crescesse con dei sani valori, dunque si limitò a rispondere con un gesto del capo, sperando che lì avrebbe rivisto quei meravigliosi rubini, doveva essere sicuramente così dato che solitamente riusciva a ricordare il giorno stesso nel quale si sarebbero incontrati.
Mineta, Ochaco, Asui, Toga e alcuni altri se ne rimasero accanto al professore avendo compreso che non erano predisposti ad affrontare una cosa di quel tipo, guardando i loro compagni di corso che si avvicinarono alle celle dei demoni più deboli ma nessuno trovò quello che poteva definirsi adatto a loro, ben consapevoli che avrebbero dovuto avere una certa chimica con l'altra parte, oppure il legame sarebbe stato pessimo. Il primo che trovò un diavolo con il quale stipulare un contratto alla pari fu Denki, che si trovò subito in sintonia con Jiro e incredibilmente i due si comportarono quasi in maniera amichevole l'uno con altro, nonostante la figura femminile tentasse disperatamente di celare la propria attrazione verso il biondo con frasi del tipo: «Lo faccio solo per uscire da questo stramaledettissimo posto.»
A loro seguirono altri contratti stipulati come quello Todoroki e il demone Yayorozu o ancora quello fra Shigaraki e il demone Toshinori e così via, il tutto sotto lo sguardo divertito di Izuku nel notare come, ironicamente, il destino avesse proceduto ad invertire i ruoli di molte delle persone che conosceva, tanto che fra i demoni di basso rango aveva potuto scorgere la familiare figura di sua madre che ringhiava contro quella dello storico nemico di Allmight. Present Mic che monitorava la situazione all'interno della stanza notò come tutti i demoni si fossero allontanati dalle sbarre nelle zone vicine a quelle nelle quali si trovava Izuku, ne ipotizzò dunque che fosse considerato troppo forte motivo per il quale lo invitò, sotto una pessima occhiata dall'amico, a inoltrarsi nelle celle singole dove erano detenuti i diavoli più potenti.
A quel punto scese nuovamente un lugubre silenzio ad accarezzare le loro figure mentre calpestavano il gelido suolo in pietra, inoltrandosi fra i vari cubi benedetti dai quali uscivano rantoli, ringhia e urla furiose di fiere creature iraconde a causa della prigionia che li aveva costretti a chiamare il capo, un qualcosa che aveva calpestato il loro orgoglio di esistenze superiori e motivo per il quale scalciavano come forsennati, tentando futilmente di spaccare le barriere che li tenevano segregati in quello scantinato angusto. Poi si udì un forte tintinnio espandersi lungo le pareti dello stretto corridoio che i due professori ed il riccio avevamo imboccato, si trattava di un allarme che aveva il compito di avvisare Present Mic nel caso il re dei demoni si fosse destato dal suo lunghissimo stato letargico, motivo per il quale il biondo impallidì correndo fino alla cella più profonda ed isolate da tutte.
Al suo interno si trova un trono fatto di ossa e qualche materiale scuro, su di esso era tranquillamente seduto un ragazzo alto, dalle spalle larghe e una scompigliata chioma bionda, in netto contrasto con l'oscura corona posta sul suo capo ondeggiante. Egli sembrava pensieroso nello scrutare l'ambiente circostante, attraverso quegli scorci infiammati che parevano porte affacciate sulle fiamme infernali a causa del loro rosso pieno e magnetico che fece scalpitare il cuore di Deku, il quale lo aveva riconosciuto istantaneamente.
Prima che i due insegnanti avessero anche potuto batter ciglio, Katsuki era scattato in piedi, fissando minuziosamente l'aspirante esorcista che lo scrutava, mostrandogli due meraviglioso rubini scintillanti, sebbene quello destro paresse vacuo, portandolo ad accigliarsi preoccupato, che fosse accaduto qualcosa di terribile al suo riccio? Probabilmente era così dato quanto nitide erano le sue memorie su loro due, cosa che gli portò un formicolio dolceamaro, con la consapevolezza che ogni qualvolta poteva rammentarsi delle sue vite passate significava che la persona che tanto amava aveva sofferto terribilmente. E così i due si ritrovarono a sfiorarsi con le punta delle dita, dopo un'attesa che parve essere stata infinita, lasciandoli senza fiato e con le labbra brucianti di un desiderio inespresso, ma da entrambi ben conosciuto e patito innumerevoli volte.
Riuscirono a stipulare un contratto prima ancora che qualcuno potesse provare anche solo a staccarli l'uno dall'altro, questo perché i loro spiriti erano già legati da tempo immemore e dunque fu abbastanza quel solo live sfiorarsi che si concessero perché quel patto mostrasse i suoi segni sul lungo collo muscoloso del più forte fra i diavoli. Nel rendersene conto Bakugou avvertì le gote bruciare leggermente, tuttavia nascose al meglio l'imbarazzo che lo pervase, attendendo con smaniosa impazienza che gli fosse concesso di scivolare fuori da quel piccolo spazio, per poi stringere fra quelle sue muscolose braccia l'uomo che gli faceva ardere lo spirito d'amore.
Present Mic e il moro fecero del loro meglio per evitare che quel luogo reagisse al contratto fra i due, tenevano infatti che la potenza del demone fosse ancora sopita e che per questo avrebbe potuto successivamente invertire i ruoli di quel patto, tuttavia le cose non erano affatto in questa forma e se ne resero conto quando fu lo stesso Midoriya a frantumare con facilità una potente barriera che si teneva su da anni. A quel punto, quasi febbrilmente, la candida pelle del biondo si scontrò contro le mani gremite di cicatrici del suo contraente, lasciando che questi, con una dolce risata, gli accarezzasse il capo amorevolmente, sotto gli sguardi attoniti dei presenti, che rammentavano i racconti sulla ferocia del Grande Re Demoniaco, che solo aveva distrutto metà della popolazione mondiale, piegato eserciti e affondato continenti, ma che in quel momento, dinanzi ai loro occhi, appariva simile ad un cucciolo bisognoso d'affetto.
«Kacchan?!» domandò divertito il riccio sopprimendo il riso, lasciando che l'altro sbuffasse infastidito dicendo: «Sta zitto nerd di merda! È tutta colpa tua! 535 fottutissimi anni» ringhiò verso la fine della frase, staccandosi dal corpo caldo e confortevole dell'amato, ancora inebriato dal suo odore di menta piperita, per poi gettare inquietanti occhiate ai due professori che lo fissavano ancora attoniti. A quel punto recuperò in malo modo schioccando la lingua contro il suo palato, per poi dirigersi fuori dal corridoio con passo pesante, causando il silenzio di tutti gli altri diavoli che spaventati si rintanarono in un angolo buio dei loro collocamenti.
Izuku lo seguì velocemente, cercando di non inciampare nella lunga veste scura, sopprimendo il dolce sorriso che si era affacciato sul suo viso lentiginoso, per poi godersi lo stupore e l'incredulità dei suoi compagni di classe nel vedere Bakugou sottomesso da un contratto che lo vedeva completamente succube del suo contraente, persino i suoi simili lo guardavano a bocca spalancata, tremando leggermente nello scorgere la figura del riccio che per altro aveva assunto un ghigno sinistro nel minacciare silenziosamente quei diavoli che erano troppo amichevoli con il suo amato.
E dopo qualche minuto di domande alle quali la ritrovata coppia si sottrasse dal rispondere, attimi infiniti di pura incredulità e scetticismo gli studenti furono lasciati liberi di tornare nelle stanze del dormitorio che condividevano, in modo da far ambientare i demoni con i quali avevano stretto un contratto e in modo da poter sviluppare l'inizio d'un legame con essi poiché in questo modo la loro sintonia anche in battaglia sarebbe aumentata, per non parlare del fatto che in questo modo era anche meno probabile che succedessero infausti incidenti.
«MerDeku, questa volta te la sei proprio presa comoda» ringhiò Katsuki buttandosi sul letto, lasciando che l'odore del ragazzo stuzzicasse le sue narici scaldandogli il cuore, con gli occhi che bruciavano nella gioia di essersi potuto nuovamente ritrovare faccia a faccia con Izuku, dopo tutti quegli anni di angosciosa attesa che lo avevano portato a perdere il controllo e distruggere tutto quello che aveva incontrato sul suo cammino, cosa che non sfuggì allo sguardo attento dell'esorcista, il quale con un sorriso lo raggiunse, cingendolo con le sue braccia muscolose e lasciandolo calmare, spingendo la testa bionda contro il proprio petto. Bakugou in quel momento lasciò scivolare la maschera di aggressività che solo quegli smeraldi contornati da dolci lentiggini erano riusciti a strappargli, arrendendosi all'onestà che tanto gli risultava difficile con tutti gli altri e che con colui che amava invece gli era quasi d'obbligo, di fatti anche avesse provato a mentire la lunga coda nera dalla fine biforcuta con delle fiamme blu, lo avrebbe tradito con il suo fiero scodinzolare e con il suo progressivo intrecciarsi fra le gambe ben definite di Midoriya, strappandogli una risatina.
«Mi dispiace Kacchan, ma credo che sia perché l'ultima volta ci siamo incontrati appena nati. Suppongo che ogni volta ci toccherà attendere il giusto o finiremo nuovamente in questo tipo di situazione» sospirò pronunciando queste parole, affondando il naso appuntito fra la morbida chima del re dei demoni, che calmo, si era accomodato sul suo petto, godendosi il dolce tepore di quel momento, cercando di godersi quel presente gioioso per quanto più tempo gli fosse stato possibile, poi però si alzò lentamente, appoggiandosi con gli avambracci sul riccio.
Lo fissò con quelle sue pozze fiammeggianti in modo profondo, tanto che Deku quasi dimenticò di respirare, rapito com'era dall'osservare la meravigliosa figura del suo amato che faceva scivolare le sue mani callose, dalla pelle candida, lungo il suo volto, con espressione affranta, per poi lasciare dolci baci sulle cicatrici che la macchiavano. Deku sorrise gentilmente cercando di scacciare il senso di colpa che ovvio si era posato sulle spalle dell'altro, successivamente gli accarezzò le gote pallide con i pollici, asciugando delle lacrime immaginarie che solo lui poteva scorgere ed infine convertì quelle carezze amorevoli in una presa salda che portò le loro labbra bramose a scontrarsi in un profondo bacio, vorticoso che vedeva le loro lingue umide impegnate in un ballo dalla mortale seduzione che accese la passione nei loro corpi anelanti.
Si spingevano sempre più verso l'altro, alla disperata ricerca di un ricongiungimento fisico che per loro era la forma più forte di comunicazione e prima che le loro menti avessero potuto tornare lucide, le loro mani ansiose si strapparono di dosso quegli indumenti fastidiosamente impedienti in quel momento, mostrandosi nudi nella loro interezza, esposti non solo nel loro fisico ma anche con i loro spiriti, ammaliando per l'ennesima volta il loro partner, in un magico legame che non una, ma cento volte ancora li aveva spinti a vivere, soffrire e poi morire nel ricercarsi, impossibilitati nel separarsi. Loro due erano diversi e in certi versi opposti, eppure erano uno, così simili e complementari nel loro appartenersi, in un piacevole contrasto che li portava a cercarsi febbrilmente, poiché ogni volta che non si appartenevano i loro cuori ne soffrivano, incompleti.
Così Katsuki ansimava con gli zigomi leggermente imporporati, con lo sguardo provocante che già s'era velato di quella irresistibile libidine che poteva risvegliare quella bestia istintiva, solitamente sopita dentro Midoriya, ma che lui riusciva sempre a far scatenare fra le lenzuola. Era seduto sopra l'inguine del riccio, con la schiena fieramente dritta, mostrando a quelle iridi smeraldo, illuminate dal bagliore del peccato, un sé stesso vergognosamente impaziente, tremante sotto gli effetti di quel contratto che aveva accentuato il suo desiderio carnale, non appena aveva pensato di volersi vendicare per la lunga attesa alla quale lo aveva obbligato, dunque era scosso da lievi tremori con la coda attorcigliata alla gamba destra del suo contraente, gli artigli che istintivamente s'erano allungati e le labbra strette in una salda linea nel fallito intento di soffocare un gemito. Izuku lo sosteneva con le dita bollenti, passando affamato la propria lingua sulle labbra, bramando nel poter affondare in quella carne diafana che pareva urlare il suo nome, ma divertito dall'insolita dominanza completa che gli parve d'avere, si limitava a stuzzicare il demonio biondo facendo scontrare i loro sessi nudi, già belli turgidi e bagnati d'anticipazione. Solo dopo qualche istante l'esorcista capì che la maledizione contrattuale doveva essersi attivata e con un ghigno divertito ribaltò le posizioni, torreggiando quel corpo muscoloso ma inerme sotto di se con la consapevolezza che avrebbe fatto uscire le più oscene urla da quella stanza, cosa che però di fatto non gli interessava minimamente.
«Kacchan non dimenticarti che abbiamo un contratto che vede me in vantaggio. Cerca di non avere pensieri sovversivi oppure la maledizione si attiverà riducendoti in questo stato... Non che a me dispiaccia» sussurrò queste parole contro il suo collo giù umido, godendo del rantolo che era scappato alle rosse labbra del diavolo, il quale fremeva e sobbalzava al leggero strusciare delle sue dita lungo quella pelle immacolata. Bakugou boccheggiava percorso da innumerevoli scosse d'elettrico piacere, maledicendo l'indole dominante che aveva inaspettatamente scoperto essere propria di quel cespuglio verde, il tutto mentre percepiva il basso ventre contrarsi, fremere per essere soddisfatto e con un alto ringhio sussurrò il nomignolo che gli aveva affibbiato nella loro prima vita, perdendo sempre di più la ragione che ancora lo stava facendo trattenere. Midoriya ridacchiò passando l'indice della mano destra dalla punta del membro turgido del compagno per poi scendere fino alla sua base, raccogliendo il liquido preseminale che già era colato lungo il suo organo, poi si leccò la mano con fare provocatorio, godendo della perdizione che vedeva riflessa in quei rubini battaglieri, completamente assoggettati a lui in quel momento, allora lo baciò passionalmente, con veemenza nel addentare quei soffici cuscinetti di pelle che s'erano avventati su di lui come le fauci di una bestia, lascando che i suoi polpastrelli curiosi torturassero ancora un poco quel fisico scultoreo, teso e madido di sudore.
Quando si separarono Deku tornò con la schiena dritta ad ammirare Bakugou ansimare in completa sottomissione a quel piacere ineguagliabile che lo stava scuotendo come mai prima, fece scivolare lo sguardo deliziato lungo i suoi capezzoli turgidi, le sue forme perfette, il sesso tremante e l'apertura che si contraeva e rilassava continuamente, in una muta richiesta di vedersi colmata dal sesso dell'altro, intanto lo stuzzicava facendo scontrare i loro bacini, per poi ripiegarsi su di lui, mordendo, succhiando e marchiando ogni centimetro di quella candida tela che nuovamente gli apparteneva, pronta per mostrare tutta la sua possessiva intensità.
In risposta dalle labbra gonfie di Katsuki si levarono dei gemiti alti e ben udibili che si dispersero fra quelle quattro mura che li accoglievano, fremeva eccitato sotto quel tocco ma ciò nonostante non voleva abbassarsi a pregarlo di giungere al dunque, sarebbe stato troppo umiliante e aveva ancora qualche brandello di orgoglio che si trascinava ancora dietro e forse, sebbene non lo avrebbe mai ammesso, quel fare sadico nel godere del suo affanno, rendeva Izuku ancora più accattivante di quanto già non lo fosse, con la muscolatura contratta, gli occhi famelici e i ricci tirati indietro, leggermente inumiditi dal sudore.
Sussultò quando senti quella bocca bollente scivolare su per il suo collo già martoriato, per poi baciare lascivamente le sue orecchie sensibili sussurrando: «Kacchan, ti amo così tanto... Non credo che sarò capace di trattenermi oltre» sibilò infine penetrando con le sue falangi l'antro bollente, strappandogli un urletto strozzato e un profondo ringhio che fece vibrare le pareti, sommerso da un godimento tale da avergli annebbiato i pensieri.
Bakugou si affrettò a mordere il cuscino quando i denti bianchi del proprio contraente azzannarono uno dei suoi capezzoli, percependo allo stesso momento tre delle sue dita muoversi in maniera quasi violenta dentro di sè, stimolando la sua prostata procurandogli fin troppo piacere, non voleva urlare come un animale in calore, ma stava diventando sempre più difficile visto tutto l'impegno che Midoriya stava mettendo nel fargli perdere completamente la testa e quando avvertì l'orgasmo strinse energicamente le cosce contro il bacino del riccio, solo che questi si fermò, facendolo mugugnare in protesta. La sua irritazione però ebbe vita breve dato che le falangi furono sostituite dal suo duro membro umido che lo penetrò lentamente, scavando nella sua carne, facendogli inarcare la schiena mentre buttava fuori un altro terrificante ringhio, che questa volta raggiunse le orecchie degli altri abitanti del dormitori, che con un guizzo di paura pensarono bene di controllare quello che stava succedendo e fu per questo che mentre Deku si sosteneva contro la testata del letto, spingendo vigorosamente, come una bestia affamata causando ringhi continui e gemiti al biondo, il quale aveva affondato i lunghi artigli nella sua schiena possente, creando rivoli di sangue che macchiavano la sua pelle già sporcata da numerose cicatrici, il demone fu costretto ad affondare le zanne nella spalla destra del riccio al raggiungimento del suo orgasmo, sentendo un lieve bussare alla porta della stanza.
«Midoriya-Kun è tutto apposto?» chiese preoccupata Uraraka seguita dagli altri componenti della classe, i quali sentirono solo dei leggeri scricchiolii e qualche ringhio gorgogliato mentre Deku continuava spingere fra quelle pareti contratte, giungendo al suo orgasmo, poi ansimando, con le gambe del biondo che ancora lo cingevano ermeticamente disse: «Si si, non preoccupatevi» e sotto lo sguardo incredulo del proprio demone riprese a muoversi veemente dentro di lui, spingendo con il suo membro ingombrante i suoi punti erogeni, causandogli altri inquietanti ringhi e gemiti che dovette trattenere mordendolo questa volta al lato del collo, con segni che probabilmente si sarebbero cicatrizzati, cosa che parve non dispiacere affatto all'esorcista che divertito si godeva quel momento di pura eccitazione, lasciando che l'odore di spezie e caramello gli deliziasse i sensi, appagandoli completamente. «Ne sei sicuro? Il nostro re ha davvero una pessima personalità e delle terrificanti reazioni quando si infuria. Motivo per il quale centocinquant'anni fa ha quasi distrutto la terra» disse Toshinori preoccupato sotto lo sguardo attonito dei presenti, che sentirono la voce soffocata del verde rispondere: «Tranquilli, è davvero tutto apposto».
E seppur titubanti i ragazzi ed i demoni scesero al piano inferiore cercando di ipotizzare cosa stava accadendo in quella stanza, alcuni fra i diavoli in verità ipotizzarono che si stessero godendo un rapporto sessuale, tuttavia scartarono nell'ipotesi ricordando di come il biondo reagisse irritandosi ad ogni proposta che gli fosse stata fatta, non potevano sapere che non aveva fatto altro che attendere il suo Deku. Il riccio invece poteva eccome, di fatti a causa dell'improvviso flusso di gioia che lo aveva scosso il suo sesso parve gonfiarsi, facendo spalancare le iridi rubino dell'altro, che stretto contro il suo corpo lasciava fuggire qualche lacrima di puro piacere nel sentirsi appagato e soddisfatto all'ennesimo fiotto di liquido seminale che abbandonò il suo corpo, per poi avvertire un caldo liquido inondare la sua intimità in una sensazione di completezza indescrivibile che lo portò a rilassarsi contro le coperte pregne dei loro odori e dei frutti della loro bollente passione.
Izuku sospirando per la stanchezza si tirò fuori da quel meraviglioso corpo e per quanto avrebbero amato restare ad assaporarsi, godere ancora per recuperare il tempo perduto, erano fin troppo stremati per poterselo permettere e con un sorriso il riccio baciò il proprio demone sussurrando: «Mi dispiace di averti fatto attendere tanto allungo questa volta» l'altro arrossì di colpo girando il viso di lato, tentando di scappare a quelle meravigliose iridi che lo lasciavano senza fiato e dopo aver borbottato qualche frase sconnessa che scatenò una giocosa risata, disse: «Se vuoi farti perdonare comincia con il cambiare queste schifose lenzuola, non dormo in questo schifo e poi portarmi in bagno. Dato che ti sei divertito a spingere le mie fottute gambe verso il basso ora mi fanno male le anche, ma che cazzo! Va bene l'elasticità ma non sono una fottuta molla nerd» l'altro lo baciò ridendo nuovamente per poi dire: «Beh non che ti sia dispiaciuto il mio trattamento Kacchan» e dopo aver ammiccato divertito si decise a fare come gli era stato chiesto.
Qualche ora dopo vennero svegliati da un suono fastidioso che si ripetè nella stanza, Izuku mugugnando si stese di lato per afferrare il cellulare che segnava le otto precise, dunque con uno sbuffo si costrinse a separarsi dal caldo corpo del suo amato biondo, ricevendo in risposta un grugnito e la sua coda morbida che lo richiamava ad occupare nuovamente il posto accanto a lui e per quanto avesse desiderato farlo, lo svegliò posandogli un bacio sulla guancia bisbigliando: «Andiamo, è ora di cena. Se non scendiamo Nezu inizierà a fare domande» Katsuki ringhiò in risposta sporgendo le braccia verso l'alto per farsi tirare in piedi, per poi dire: «Non guardarmi, così. Non abituarti a queste dimostrazioni di affetto» il riccio lo abbracciò, baciando dolcemente il suo collo per dire: «Kacchan lo sai che dici così tutte le volte, vero?» il biondo arrossì e dopo essersi vestito si lasciò accompagnare al piano inferiore, ritrovandosi dinnanzi a sguardi indesiderati che lo fissavano interrogativi.
Uraraka si alzò pallida in viso gettandosi contro il riccio, sfiorando la pelle del collo del ragazzo dove svettavano i segni del morso, ormai in via di guarigione, e urlò terrorizzata: «Midoriya-Kun, stai bene? Cosa diavolo ti ha-» venne interrotta dal cupo ringhio di Katsuki che in risposta, ostentando la propria gelosia, tirò vero di sé Deku che ridacchiando gli accarezzò il dorso del braccio che lo stringeva, lasciando che la castana notasse le macchie violacee sul torso nudo del re dei demoni, che fiero camminava con i pantaloni in pelle nera che fasciavano le sue gambe forti e con uno sbuffo infastidito spinse la ragazza indietro, sotto lo sguardo attonito degli studenti.
«Non posso credere che quel broccoletto abbia addomesticato il furioso re dei demoni» disse con sguardo di sfida uno dei professori con una risata di scherno, ignorando come il demone avesse assunto un'espressione divertita e un ghigno che non prometteva nulla di buono e infatti l'espressione di Izuku mutò velocemente, divenendo gelidamente inespressiva nello scrutare l'uomo che neppure si accorse di come i due demoni con i quali aveva stretto un contratto si fossero allontanati da dietro di lui terrorizzati. Il giovane esorcista a questo punto si portò le braccia a petto e con un sospiro gli domandò quale fosse il suo problema e se avesse qualcosa da dirgli o se, contrariamente, aveva abbastanza tempo libero da sfogare la sua frustrazione su uno studente, poi con un ghigno aggiunse: «Oh, adesso mi ricordo di te. Monoma, sei il professore promettente che ha due contratti del terzo tipo con due demoni di alto livello e quello che ha tentato di stringere un contatto con il re dei demoni, che però dormiva e non ha minimamente reagito alla tua entrata» a quel punto si avvicinò all'uomo con sguardo estremamente minaccioso, qualcosa che solitamente non gli si adattava.
Tuttavia mostrava il lato peggiore della sua personalità quando il suo amato era tirato in ballo e disse: «Sei quello scarto che ha tentato di creare un legame forzato , umh» la sua voce venne fuori bassa, quasi tagliente e con un evidente carico d'intento omicida che raggelò l'uomo, portandolo a compiere un paio di passi indietro, notando che i due demoni con i quali aveva un legame si erano di molto allontanati, nascondendosi dietro altri esorcisti ma fortunatamente, prima che potesse accadere qualcosa Katsuki decise d'intervenire evitando che il suo ragazzo compisse un omicidio. Ringhiò piano avvolgendo la propria coda attorno al busto del riccio, esponendo di fatto il suo punto debole in un luogo pieno di esorcisti e demoni ma non sembrava importargli, poi appoggiò il mento sulla spalla destra del proprio contraente richiamando la sua attenzione su di sè. «Andiamo Deku, ho fame» sbuffò con la propria voce rauca facendo dissipare l'oscurità che si era affacciata in quelle meravigliose gemme smeraldo ed in risposta ottenne un luminoso sorriso mentre il ragazzo rispondeva: «Ah. Beh in questo caso allora andiamo Kacchan, sono curioso di sapere cosa hanno cucinato questa volta» «Tch. Se queste comparse si rivelano incapaci anche di cucinare mi arrabbierò sul serio!» «Ma Kacchan, nessuno cucina speziato abbastanza per i tuoi gusti e non mangio il katsudon da una vita» si lamentò il riccio riuscendo a convincere il demone a cucinarglielo.
Questa strana conversazione lasciò tutti completamente confusi, non solo perché nonostante i due non si fossero mai incontrati sembravano conoscersi da tutta la vita, ma anche perché discorrevano tranquillamente e parevano avere una stretta relazione già ben sviluppata.
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