Mio destinato compagno
Una donna dai corti capelli castani era seduta sul piccolo sgabello dinnanzi allo specchio, lasciando che la sua migliore amica, giunta alla madre, la pettinassero con tutta la cura di cui erano capaci, facendo in modo di arrangiare una meravigliosa acconciatura con gli accessori tradizionali da matrimonio della tribù dei barbari, prestati in segno di buon auspicio dalla madre dello sposo. «Ochaco, rilassati, se continui così ti trasformerai in un pezzo di legno prima della cerimonia nuziale con il principe...» disse ridacchiando Tsuyu, sistemando l'ultimo oggetto, impreziosendo poi la chioma scura con qualche fiore fresco appena colto, mentre la donna di età avanzata tirava su con il naso, sistemando il trucco pastoso di pigmenti naturali della propria figlia: «Oh la mia bambina, che fortuna hai avuto...» ella sorrise gioiosamente, incredula dinnanzi allo splendore della figura che ammirava riflessa nello specchio, non riusciva a credere di apparire tanto affascinante.
«Si, hai ragione madre, voglio dire, non credo esista uomo più bello...» sospirò sognante, alzandosi in piedi per ammirare l'intricata trama del tessuto che le fasciava il corpo sinuoso e femminile, decorato da della morbida pelliccia e che mostrava la pelle chiara del suo busto, in modo che la madre dello sposo avesse potuto disegnarvici i segni propiziatori per il matrimonio imminente. Uraraka si perse in qualche chiacchiera leggera e gioviale con le due, prima di vederle sparire dietro il drappo di stoffa che separava la sua tenda dal sentiero del villaggio, non riusciva proprio a smettere di sorridere mentre attendeva la reggina dei barbari e di certo non si aspettava di vedere entrare una delle fedeli amiche del suo promesso, soprattutto non con un viso mesto e cupo come quello che le presentò. «Mina, va tutto bene? Siediti pure, dimmi, cosa c'è che ti preoccupa tanto?» era davvero preoccupata, era strano vedere quella ragazza sempre attiva tanto combattuta, con gli occhi neri e ambrati tanto angustiati da un dolore impronunciabile, il tutto mentre mordeva nervosamente il suo labbro inferiore, come fosse incerta se rivelare quel segreto che la stava divorando da dentro: «Ochaco, lo sai che ti voglio bene e non vorrei causarti pena, vero?» «Certo, da quando il regno dei barbari ha preso contatti con il regno dei maghi e io sono stata promessa al principe Bakugou siamo divenute grandi amiche. Ti prego, dimmi cosa ti causa tanta sofferenza, ti prometto che non ti giudicherò e neppure penserò male di te, qualsiasi sia la notizia che mi porterai!».
La ragazza dalla rosea carnagione le strinse le mani con evidente sentimento, come se si stesse preparando a consolare il cuore della castana, ora più agitata che mai e finalmente si decise a confessare: «Il principe non ha mai voluto questo matrimonio, è stato fortemente contrario sin dall'inizio ma i suoi genitori non hanno voluto sentire ragione, hanno fatto pressione sul fatto che c'è bisogno di questa alleanza, che non potevano permettersi di considerare qualche immatura ragione per il suo rifiuto, poiché la guerra con il regno delle fiamme è ormai divenuta una possibilità» «M-ma com'è possibile... Tutte le lettere che ci siamo scambiati erano così dolci. Mina perché mi dici una cosa del genere, perché vuoi frapporti fra noi ed il nostro amore?» la ragazza dai capelli rosa scosse la testa violentemente trattenendo il pianto che le bruciava il petto: «Oh amica, non farei nulla del genere davvero, eppure credo che tu debba conoscere la verità ora che possiamo parlare. Ti avrei avvertita quando l'ho scoperto, qualche settimana fa, ma la sorveglianza delle guardie era troppo alta per evitare che il principe scappasse. Voglio dire, pensaci, non hai trovato strano che non ti è mai stato permesso di incontrarlo faccia a faccia, nonostante queste parole amorevoli di cui hai fatto esperienza?».
Per quanto Ochaco non volesse contemplare l'idea che i sentimenti nati nel suo petto fossero fasulli e frutto di una imposizione, non poteva negare che l'amica avesse ragione e poi la consoceva bene, Ashido aveva molti talenti ma non era mai riuscita a mentire, neppure per le più lievi sciocchezze, come avrebbe potuto guardarla negli occhi e proseguire con un'invenzione del genere con tantà serietà e dolore nel cuore? Sospirò massaggiandosi la fronte e annuì debolmente, il minimo che poteva fare era ascoltare tutta la storia e giudicare come comportarsi e pregava di avere il coraggio di prendere la decisione corretta, senza farsi annebbiare la mente dall'egoismo o dalle pretese altrui, dunque esortò l'interlocutrice a proseguire.
«Vedi, avevo iniziato a notare che il principe si comportava in maniera strana dopo circa qualche settimana dal viaggio fatto nel tuo regno. Avevo sentito delle urla violente fra lui e i suoi genitori ma era una ricorrenza comune , dunque inizialmente non avevo notato nulla di strano, ma poi mi sono gradualmente accorta che non era mai solo, neppure all'interno del castello o nella sua stessa camera, perciò ho iniziato ad insospettirmi. Insomma è normale che un membro tanto importante dalla famiglia reale sia scortato, eppure mentre stavamo parlando nei suoi appartamenti privati c'era uno degli uomini più fidati della regina che ci osservava, come se ci stesse controllando... Da quel momento in poi ho visto Katsuki perdere la voglia di fare qualsiasi cosa, ha persino abbandonato gli allenamenti ed è diventato sempre più insofferente alla presenza dei genitori, prima aveva un rapporto ironicamente vivace con la madre e uno più calmo con il padre, tuttavia ho visto ogni sua interazione con loro cessare e un disgusto indescrivibile solcargli il volto ogni qualvolta li incontrasse. Non hai idea di quanto sia stato terribile, è come se si fosse spento lentamente...» sospirò premendo i propri palmi contro gli occhi per trattenere le lacrime, mentre già la principessa del regno magico intuiva quanto fosse grave il problema se uno fiero e ambizioso come il principe dei barbari abbandonava la propria spada, soprattutto perché rammentava quanto orgoglioso fosse della propria abilità e regime di allenamento, il biondo aveva esposto con un sorriso vittorioso il proprio talento bellico quando si erano incontrati e avevano conversato.
«Sospettavo che qualcosa non andasse e quando è stato annunciato il vostro matrimonio ho creduto che fosse per quello, eppure ti ho sentita dire quanto dolce fosse nelle lettere che vi scambiavate e non sapevo davvero cosa pensare. Almeno fino a qualche settimana fa, quando ho visto il consigliere reale cimentarsi in una poesia a te diretta e non ho udito male, poiché il tuo nome era intessuto nel testo e vuoi sapere cos'è stata la cosa peggiore, che oggi mi ha fatto rischiare la mia stessa vita per venire qui a dirti queste cose?» Uraraka scosse la testa dinnanzi a quella domanda retorica porsale con tono amarissimo: «Katsuki era da solo nei bagni reali, nessuno era con lui ma le guardie erano davanti ad ogni possibile via d'entrata o di fuga del lago termale, sai, quello che si trova nella grotta dietro la capanna dei reali... Ebbene, io ero sulla cima della collina, la stessa in cui quel lago è situato e stavo raccogliendo il necessario per i rituali nuziali, sentendo la voce di Katsuki mi sono avvicinata all'apertura, quella dalla quale fuoriescono i vapori e l'ho sentito singhiozzare. Ochaco, io non ho mai assistito a nulla del genere da parte sua...» «C-cosa ha detto?» «Non ho capito bene, teneva il viso raccolto nei palmi, ma farfugliava delle scuse e di quanto si sentisse tradito, prigioniero della sua stessa famiglia e obbligato ad una vita con una danna che non ama, parlando di alleanze politiche e di possibili guerre. Penso che abbia qualcuno che ha già il suo cuore, non sono riuscita a cogliere il nome ma mi pare che ne dicesse uno che comincia con la lettera I, era maschile e forse questo è uno dei motivi per i quali la sua obbiezione non è stata ascoltata, dopotutto per i barbari la linea di sangue e la discendenza sono molto importanti.»
A quelle parole la promessa sposa ebbe dipinto sul viso un sorriso triste, scosse la testa come a cercare di chiarificare i propri pensieri e con gentilezza disse: «Mina, non preoccuparti troppo. Grazie per avermi detto come stanno le cose in realtà, ora devo parlarne con mia madre ma molto probabilmente il matrimonio verrà cancellato, spero non la nostra alleanza. Vedi, nel nostro regno si dice che che per nessuna ragione ci si deve intrommettere nei sentimenti altrui in quanto l'amore è la fonte per eccellenza di magia e poi nella mia famiglia viene tramandata di generazione in generazione una profezia particolare che, trovo possibile, possa coinvolgere proprio Katsuki...» l'altra sembrava estremamente sollevata ma proprio quando fu sul punto di dimostrare il suo entusiasmo nella tenda spuntò la chioma ispida di Mitsuki, la regina dei barbari, la quale si accigliò subito guardando gelidamente Mina, sapeva che era amica di suo figlio e temeva quello che ella potesse sapere della questione del matrimonio.
Non era importante, dopotutto davanti alla principessa del regno magico non avrebbe potuto fare ne dire nulla, poteva solo sperare per il meglio e fare finta di nulla con un sorriso nervoso mentre domandava alla castana se fosse pronta alla celebrazione che sarebbe avvenuta nel giro di mezz'ora, tuttavia questa rispose: «Mi dispiace Mitsuki ma debbo confrontarmi con mia madre, tu, il principe e il re siete invitati a seguirmi, una questione alquanto delicata potrebbe essere in atto al momento e c'è bisogno di trattarla con il massimo della cura, dopotutto si tratta di qualcosa che riguarda i draghi» gli occhi scarlatti della bionda si sbarrarono: «Ma non erano estinti?» «Così non è, infatti ve n'è rimasto uno solamente che molto tempo addietro cadde in un sonno profondo e non uno qualunque ma-» si interruppe all'udire delle persone parlare dei festeggiamenti, si schiarì la voce e disse che non era il luogo adatto dove parlare della questione.
Così venne data la notizia che il matrimonio era momentaneamente sospeso, Mitsuki non ebbe altra scelta che trascinarsi dietro il figlio, aiutata dal marito che tentò dolcemente di convincerlo, cosa che chiaramente non funzionò, dunque furono obbligati ad usare la forza. In questo modo si ritrovarono in una piccola stanza segreta creata da un incantesimo della famiglia reale del reame magico, questa pareva isolata dal tempo e dallo spazio e le uniche cose presente al loro interno erano interminabili scaffali di libri, un tavolo di legno pregiato e delle sedie intorno ad esso. Sui seggi più sontuosi erano seduti il re e la regina che li avevano convocati, entrambi con sguardo serio sfogliavano quelle che parevano le antiche pagine di un libro conservato con l'utilizzo dei loro straordinari poteri e solo quando ebbero trovato quanto cercavano invitarono gli ospiti ad accomodarsi.
«Innanzitutto vogliamo precisare che le nozze sono cancellate. Abbiamo motivo di credere che Katsuki sia stato obbligato in questo fidanzamento e non è qualcosa di accettabile per il nostro regno. Noi abbiamo una comprensione profonda delle leggi del mondo e posso assicurarvi che nulla di più forte esiste del vero amore, per questo la nostra gente non ricorre ai matrimoni combinati, i nostri poteri ci vengono dalla nostra felicità e dalla capacità di vedere chiaramente nell'animo delle persone che interagiscono con noi. Ora, non voglio credere, così come la mia consorte desidera, che voi abbiate voluto ingannarci, ma che abbiate agito in virtù di quelle usanze tipiche della vostra gente» «Non pensavo che avesse un peso tale, chiedo perdono per il mio comportamento e si, avete ragione riguardo la questione. Sono stata caparbia e non ho prestato ascolto neppure ai tentativi di mio marito di persuadermi, chiedo sinceramente venia e che possiate capire che non era mio intento provocare la vostra ira...» «Bene, ringraziamo Mina che ha rivelato ad Ochaco la verità. Sarebbero potute succedere cose terribili altrimenti, poiché sono i nostri sentimenti a dettare l'inclinazione del nostro cuore e per quanto sia doloroso da ammettere, è facile inquinare l'animo di noi maghi e se l'inganno fosse proseguito oltre forse la nostra adorata figlia si sarebbe convertita in una strega oscura, ma non è solo per questo che siamo qui...» disse il re, stringendo dolcemente la mano della propria figlia.
«Possiamo farti qualche domanda, Katsuki?» chiese gentilmente la castana con un sorriso rassicurante in viso, lui annuì ancora incerto se credere a quello che stava succedendo, dopotutto sua madre non aveva mai cambiato idea tanto velocemente e temeva che fosse una sorta di illusione per condurlo a dire i suoi voti sull'altare, per questo si rifiutava di parlare, si disse che procedere a cenni era la cosa migliore in quanto per la cerimonia nuziale era indispensabile che si facesse uso della propria voce, i gesti, per quanto suggestivi nel loro significato non avevano alcuna valenza; se invece fosse venuto fuori che si trattava di qualcosa che stava davvero accadendo, in ogni caso lo avrebbero compreso e se proprio avessero preteso.
«Bene, per caso da piccolo, all'incirca verso i cinque anni, ti è mai capitato di perderti?» una luce nostalgica accese i suoi rubini, che nelle ultime settimane si erano fatti vacui e privi di vita all'idea di vedersi tradito dalla sua famiglia, da coloro a cui avrebbe affidato ciecamente la sua vita e che invece avevano tentato di obbligarlo a staccarsi da quella promessa fatta anni orsono, un debole cenno con il capo fu tutto ciò che rivolse a colei che stava tentando un dialogo, ignorando lo sguardo severo della genitrice.
«Per caso, mentre cercavi di ritornare sulla strada di casa ti sei imbattutto in un tratto di foresta molto strano? Magari con degli alberi altissimi, i più alti che tu abbia mai visto, tra quali scintillavano fiori d'oro e hai magari incontrato una distesa fiorita di rose scarlatte tagliata da un fiume cristallino, dall'acqua pura e circondato da rocce scolpite come draghi?» quella domanda specifica fece incuriosire la famiglia Bakugou, era davvero una descrizione troppo specifica, come si aspettavano che il figlio potesse ricordarsi una cosa del genere e soprattutto un paesaggio simile non esisteva neppure nel regno della magia eppure il biondo annuì.
«Andiamo Katsuki, rispondi per l'amor del cielo» sbuffò frustrata Mitsuki dinnanzi all'infantile comportamento del figlio «Mitsuki, basta così.» fu la prima volta che Katsuki sentì suo padre parlare a voce alta, in tono adirato e con lo sguardo furioso, probabilmente anche la madre non aveva fatto esperienza di qualcosa del genere e chiuse subito la bocca: «Non vedi quello che stai facendo? Ti stai esattamente comportando come fece tua madre e cerca di capire nostro figlio, abbiamo spezzato la sua fiducia e quello che hai fatto mentre ero in viaggio per obbligarlo al matrimonio probabilmente gli sta facendo credere che questo sia un altro inganno. Ma questa è anche colpa mia, che non mi sono fatto valere per interrompere i preparativi una volta ritornato. Katsuki, ti chiedo perdono e se può farti sentire a tuo agio usa una delle tecniche che ti ho insegnato per spezzare le arti illusorie» così fece e si rese conto che quella era la realtà.
«Puoi usare degli incantesimi?» «Questo non lo è...» spiegò il re barbaro con viso corrucciato «Oh, lo sappiamo ma la nostro domanda rimane» rassicurato dalle parole del padre, Bakugou disse: «Credo di si.... insomma una volta ero arrabbiato, sono passato davanti ad un falò e ho desiderato che l'oggetto della mia ira bruciasse, improvvisamente le fiamme sono cresciute ma quando mi sono calmato sono tornate al livello originario. Tuttavia è qualcosa che capita solamente con questo elemento....» la famiglia reale del regno magico si scambiò uno sguardo d'intesa e all'unisono domandarono se rammentava del suo viaggio da bambino e cosa fosse accaduto.
«Stavo giocando con le solite comparse, devo essere scivolato da qualche parte, non ricordo dove e credo d'aver battuto la testa poiché era il tramonto, ma quando mi alzai il cielo era terso, di un azzurro brillante e il sole splendeva alto nel cielo... Mi guardai attorno spaesato e il paesaggio non riuscivo a riconoscerlo, tutt'ora non so perché, ma non sono mai riuscito a dimenticare quel luogo così surreale» un piccolo sorriso, qualcosa di raro sul suo viso, crebbe sulle sue labbra: «Come avete detto, gli alberi sembravano altissimi, come se fosse stato impossibile raggiungerne le chiome fitte, ricolme di fiori dorati nel pieno della loro fioritura che scintillavano sotto i raggi solari, alcuni erano dritti e dai tronchi larghi, altri arrotolati su se stessi ma tutti parevano abbracciare un distesa di rose rosse come il sangue. Ricordo che sui loro petali bagnati dalle gocce d'acqua provenienti dal fiume impetuoso, ma cristallino, danzavano quelle che mi parvero farfalle, ma ad avvicinarmi si rivelarono fate» sospirò asciugandosi i palmi sulla stoffa dei vestiti, ignoió la saliva ricordando gli aromi deliziosi dei quali fece esperienza ed il suono del vento tra le foglie che pareva chiamare il suo nome.
«Poi? Ti prego, è importante che non tralasci nulla» lui li guardò dubbiosi, era un sogno, cosa aveva di tanto speciale? Lo chiese ma non gli risposero, dunque si arrese e continuò: «Queste strane creature dalle voci acute e armoniche come il suono di una cetra si misero a volteggiare attorno a me, dissero che ero arrivato troppo presto, che ero ancora troppo giovane ma che dovevano sfruttare la loro occasione e dunque mi condussero, quasi danzando e accompagnate da creature che mai prima avevo visto e che dopo scoprii essere folletti, cuccioli di ippogrifi e cavalli alati, in mezzo ai boccioli che aprirono un sentiero affinché potessi attraversare quella rossa distesa senza danneggiare alcuna rosa. Mi lasciarono davanti ad una grotta scura, mi spinsero dentro dato che non volevo entrare e quando mi voltai per uscire notai che non v'era più un'entrata. Non mi sentivo molto al sicuro, la mia abilità combattiva non si era ancora ben sviluppata e temevo che mi sarebbe stato fatto del male, ero cosciente di essere ancora troppo piccolo per badare a me stesso, ma poco prima che venissi colto completamente dal panico delle fiamme verdi si accesero rivelando una distesa brillante di monete d'oro, collane, corone e oggetti preziosi di ogni tipo...» Ochaco gli sorrise come se sapesse e di fatto lo esortò a continuare, convinta che avesse altro da dire.
«Rannicchiatovi sopra c'era un grosso drago verde con la coda biforcuta sulla quale bruciavano due fiammelle simili a quelle che si erano accese attorno a me, le grosse ali erano abbandonate lungo il suo busto allungato e si alternavano fra i toni dello smeraldo e del rosso vivo, era la creatura più bella sulla quale ho avuto la possibilità di posare lo sguardo. Come si mosse distese la coda che mi sfiorò facendomi cadere, a quanto pare il rumore lo svegliò e mi si avvicinò lentamente: non so spiegare il motivo ma ero certo che non mi avrebbe fatto del male.
Mi lasciai annusare e poco dopo mi concesse di accarezzargli il muso, era caldo e scaglioso al tocco, leggermente umido a causa degli sbuffi che aveva rilasciato mentre dormiva. Mi fissò negli occhi con i suoi di un verde luminoso e mi parve di sentire la sua voce nella mia testa dirmi che ero ancora troppo giovane, troppo debole e che dovevo allenarmi molto di più, che quando sarebbe finito il suo sonno sarebbe venuto a cercarmi...» tutta eccitata la madre di Ochaco chiese: «E dimmi, lo hai mai rivisto, che sò, in sogno, con un altro aspetto magari?» sbatteva le mani tra di loro con una contentezza che il principe non comprendeva, tuttavia si fece improvvisamente paonazzo in viso.
«Katsuki cosa diavolo hai sognato?!» domandò scandalizzata Mitsuki immaginando il peggio, subito ripresa dal diretto interessato che livido disse: «Ma cosa diavolo vai a pensare brutta strega... Comunque si, quattro anni fa mentre dormivo mi è sembrato di essere tornato in quel posto, questa volta le rose erano sbocciate ed in piedi tra esse c'era un ragazzo più basso di me, muscoloso, con dei ricci dello stesso colore dei suoi occhi smeraldo. Erano gli stessi del drago, mi si avvicinò, si presentò e dopo aver detto alcune cose mi disse che stavo facendo un buon lavoro e che presto avrebbe reclamato la mia mano...» imbarazzato com'era si premurò di lasciar fuori dal racconto il fatto che il misterioso Izuku, così aveva detto di chiamarsi, gli avesse rivelato di amare quei fiori perché gli ricordavano lo sguardo del biondo e che, prima che si destasse, gli aveva regalato un bacio meraviglioso. Aveva percepito la morbidezza delle sue labbra che avevano spinto con irruenza contro le sue, incerte nella loro prima esperienza. Ricordò di una nota muschiata danzare per il suo naso mentre si aggrappava alle sue spalle larghe e possenti, in balia di quel contatto fattosi ardente nel momento stesso in cui le loro lingue bramose ed umide si erano prese ad aggrovigliarsi insieme, con un irruenza tale che diventava difficile per le loro bocche toccarsi; fu sconvolgente perché a Bakugou parve di venir divorato da una famelica bestia che bramava lui solamente e avrebbe mentito a dire che non gli era piaciuto.
Mio destinato compagno.
Furono quelle le parole che gli riverberarono nella mente quando si svegliò, con quella bellissima figura statuaria, coperta solo nella sua intimità da un gonnellino di tessuto pregiato, impressa a fuoco nella mente e unica a fargli battere il cuore nel petto, a sconvolgere il suo stomaco con quella sensazione di pizzicore piacevole a cui non sapeva dare un nome all'epoca, ma che in seguito comprese essere amore.
Non era certo dell'esistenza di Izuku, però aveva continuato a bramarne la presenza in maniera febbrile e tuttavia mai una volta aveva intravisto quel bellissimo uomo, neppure nel mondo onirico, questo lo aveva portato a tentare di far sbiadire tutto ciò che gli era legato, eppure non riusciva a farlo, aveva compreso che, reale o meno, il suo cuore sarebbe potuto appartenere a lui solamente.
«Ochaco avevi ragione, è lui!» «Di cosa state parlando?» chiese irritato Katsuki, il quale detestava fortemente chi lo escludeva da una conversazione in atto, i reali del regno magico chiesero venia e spiegarono: «Nella nostra famiglia si tramanda da generazione in generazione una storia importante, da quando i draghi vennero creduti estinti. Il nostro popolo ha sempre avuto una relazione molto stretta con queste creature e di fatti nessun altro oltre noi sa che possono persino prendere sembianze umane. Ebbene, tale racconto vuole che un solo drago è sopravvissuto alla grande guerra e non uno qualunque ma il primo, colui che in sé porta il sangue delle divinità, che è amato dalla magia e dalle creature viventi tutte e in sè racchiude il potere di piegare le leggi di questo mondo.
Fu gravemente ferito mentre uccideva All For One, il criminale che aveva gettato il mondo nell'oscurità e che distrusse moltissime creature mitiche, esausto e stremato il grande drago si ritirò nel proprio nascondiglio magico, traendo in salvo alcune creature che altrimenti sarebbero state sterminate e sprofondò in un lunghissimo sonno...» la regina fece una pausa, a quel punto il marito impaziente prese la parola: «Sembra che l'universo, grato al drago che aveva salvato la realtà da quel malvagio potente, gli promise che una volta guarito, si sarebbe destato definitivamente il giorno del diciottesimo compleanno del suo compagno destinato, ma prima di allora si sarebbero incontrati due volte e solo se il cuore di quest'essere umano fosse stato capace di accettare ognuna delle sue parti il legame sarebbe stato indissolubile, manifestandosi con un segno nero che porta incisa la sua iniziale: la lettera "I".»
«Scusate, ma se avete detto che prima del diciottesimo compleanno del suo compagno destinato non è sveglio, come possono essersi incontrati?» «Mitsuki, non è ovvio? Tramite il mondo onirico, dopotutto il grande drago è estremamente legato alla magia e sai bene che noi barbari non possiamo influenzare in alcun modo gli elementi della natura, noi siamo una stirpe guerriera che non ha attitudine magica, il fatto che nostro figlio ce l'abbia è di per sé una rarità» «Re Masaru ha ragione, vedo che il suo amore per le leggende degli altri regni non si è mai spento. Comunque Katsuki quando compi i tuoi diciotto anni?» «In realtà oggi...» disse tristemente, dopo che aveva finalmente creduto di non essersi innamorato di qualcuno di inesistente e di poterlo incontrare le sue speranze erano state demolite da quest'ultimo dettaglio, ma ecco che venne udito il rintocco di un pendolo, il suono della mezzanotte, il che fu strano perché in quel luogo non ce n'erano... Improvvisamente i sei si ritrovarono dinnanzi all'altare del matrimonio, Bakugou guardò male i presenti certo di essere stato imbrogliato in qualche modo, ma presto si rese conto che era l'unico nel luogo celebrativo, gli altri erano disposti ai lati come spettatori, ad osservare la pietra cerimoniale della tradizione barbara brillare di un rosso vivo, quasi stregato, sotto i raggi della luna.
Dei brividi di freddo percossero la pelle esposta di Katsuki, vestito con gli abiti cerimoniali, atti a mostrare tutta la potenza fisica della stirpe guerriera, il vento capriccioso che si era alzato improvvisamente parve spingere gli abitanti del villaggio e i visitatori del regno magico in quella direzione, ad assistere ad uno spettacolo inspiegabile con una melodia soave.
Bakugou la rammentava perfettamente e di fatti il suo cuore prese a battere velocemente quando dalla luna parvero scendere tutte quelle creature che aveva incontrato in giovane età e che con la loro magia agghindarono in maniera più preziosa e solenne quel luogo, cantando in coro in una lingua antichissima, persa nel tempo della grande guerra.
«Ma che sta succedendo?» gridarono preoccupati gli amici di Bakugou, temendo che egli potesse trovarsi in una situazione sfavorevole, eppure i suoi rubini sfavillavano, luminosi come non lo erano mai stati nel fissare lontano nel cielo, da quella direzione dalla quale pareva giungere sempre più prepotente l'alito gelido e giurò d'aver intravisto, sebbene per un solo istante, due grosse ali, rosse e verdi, ma come riaprì gli occhi notò solo il nero profondissimo del cielo e le stelle che brillavano come gioielli.
Stava impazzendo? No, aveva visto bene, infatti qualche secondo dopo alla sua destra apparve lui, in tutto il suo splendore che gli stringeva galantemente la mano, sulla quale depositò un casto bacio: «Mi dispiace averti fatto attendere tanto lungamente, ma per quanto vessi desiderato destarmi, il mio torpore non se ne andava. Non appena sono stato cosciente mi sono precipitato da te» sussurrò magneticamente, con gli occhi che zampillavano di selvaggi desideri impronunciabili, ben percepiti dall'uomo dall'ispida chioma che, rabbrividendo piacevolmente, lo tirò in piedi con fare provocatorio: «Che dici sono abbastanza forte per te, Izuku?» «Perfetto per essere il mio compagno destinato, dopotutto ti chiamano "Dio della Guerra" per una ragione, Katsuki» si fissavano ardentemente nel parlarsi, l'atmosfera tra di loro pareva scoppiettare e caricarsi di emozioni travolgenti che investirono persino la folla, meravigliata da ciò a cui stavano assistendo, davanti a loro c'era il grande drago, ritratti in affreschi rovinati, vecchi di secoli.
«Smettiamola di perdere tempo Deku e dammi quel nome che solo tu potrai chiamare» ridacchiò divertito per la dualità di quello che lui aveva scelto, tra il significato di "inutile" e "puoi farcela" «Certo, Kacchan, ma ora non potrai sfuggirmi sai?» rispose sornione Izuku con quel nomignolo infantile, ricordo di una promessa stipulata molti anni prima, poi si allungò e nonostante fosse di qualche centimetro più basso dell'altro, riuscì a dominarlo completamente in quel bacio ardente, carico di carnale desiderio che fece arrossire anche i più spavaldi della folla di spettatori: «Sai, i draghi peccano di cupidigia» bisbigliò queste parole accanto all'orecchio del biondo, che capendo l'antifona rispose: «Io sono della della tribù dei barbari, non sai che siamo insaziabili?».
Inutile dire che la coppia, ormai legata dal rituale della luna piena e ufficialmente maritata non venne avvistata per una settimana intera, a questo punto Mitsuki, Masaru, Mina e gli amici del principe preoccupati vollero andre a controllare che tutto andasse bene, nonostante fossero stati avvisati dagli Uraraka che avevano velatamente suggerito loro che avrebbero potuto incontrare una situazione alquanto imbarazzante. Kirishima, preoccupato era sul punto di entrare nella capanna dei due quando si udirono degli ansimi e dei gemiti sonori venire dall'altra parte della porta, presto oltre al sinistro scricchiolio forse del pavimento in legno causato dal loro furioso accoppiamento, si aggiunse un lungo ringhio e un urletto acuto ma pur sempre rauco che lasciò gli spioni accaldati. «Io-» Sero non trova il coraggio neppure di processare l'informazione mentre Mina rideva istericamente nel rendersi conto che, per quanto incredibile, quello che stava svolgendo la parte del passivo era sicuramente Bakugou. «Sette giorni sono davvero troppi...» riflettè ad alta voce, scandalizzato Masaru: «Oh, ma sta zitto. Mi sembra evidente che nostro figlio abbia ripreso l'appetito sessuale da me» «Oh mio Dio» urlò il moro tappandosi le orecchie e correndo via sotto le risate degli altri che però lasciarono posto allo sconcerto quando appresero una notizia inaspettata: «Sapete i draghi sono difficili da far estinguere perché alla fine di ogni ciclo di accoppiamento risultano almeno quattro uova...» disse Ochaco fischiettando, trattenendo, insieme all'amica rosa, una risata divertita.
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