Io e te, come Luna e Sole
«Forza, lavora su quel diretto che continuando così puoi spezzare le difese di qualunque altro pugile» urla a squarcia gola Toshinori tenendo il pugno verso l'altro, osservando il suo discepolo buttare a terra con un gancio il povero pugile che si trovava sul ring, chiamato lì dal biondo per vedere il suo prediletto e unico pupillo dare il meglio di sé, puntava a farlo diventare un nome importante nel mondo dello sport ed è fiero di osservare con quanta grinta e correttezza affrontasse ogni avversario che gli si presentava dinnanzi. Ha gli occhi chiari fissi sulla figura muscolosa che si erge fieramente sul candore del pavimento, una massa incolta di verdi ricci, inumiditi dalle ore di allenamento, ondeggiano ipnoticamente ad ogni affannoso respiro che fuoriesce da quella labbra carnose. Delle piccole lentiggini di tenera bellezza erano cosparse, come stelle o macchie di lacrime che non sarebbero mai state dimenticate, sui suoi zigomi marcati, il collo e la spalle appaiono estremamente saldi, in contrasto con l'apparente purezza che viene fuori dal viso appena descritto, decorato da due magnetici occhi smeraldo, profondi come abissi oscuri, lui è un ragazzo particolare, indubbiamente.
Se quel ragazzo dalla schiena estremamente scolpita, coperta, come tutto il suo corpo, da numerose cicatrici, narranti storie desolanti riguardo alla sua infanzia, viene esaminato solo e soltanto per come appare il suo faccino pulito, oppure a per come cammina con la schiena parzialmente ricurva, in un'istintiva posa protettiva, potrebbe ricordare quasi un piccolo angelo spaurito, tuttavia se si presta particolare attenzione alle sue iridi, ignorando l'abbagliante luce che ne scaturisce, non si incontra un dolce paradiso ma un crudele inferno arso dalle più vive fiamme della rabbia e della violenta natura che poi s'é impossessato di lui.
Il riccio si sfila i guantoni e li getta a terra con noncuranza, il suo sguardo è ancora deliziato dalle ombre dell'istinto combattivo che infervora il suo corpo, il quale tuttavia sta resistendo al richiamo di una più cruda prova di forza, poi si passa le lunghe dita leggermente storte, a causa dei vari pugni che ha sferrato in vita sua, fra la chioma che gli si è appiccicata all'ampia fronte sudata, sospira rilassando le spalle e scioglie le articolazioni del collo puntando lo sguardo sul proprio mentore, il ragazzo appare privo di qualsiasi espressione eccetto quel vago sentore di godimento che solo io posso vedere, io che lo conosco ormai da anni e che gli sono stato vicino abbastanza da esser ritenuto di fiducia, tanto da conoscere alcuni dei più oscuri segreti del suo animo in subbuglio, vedo già un ghigno malevolo nascere sul suo viso al pensiero che tra meno di una settimana tornerà a far conoscere la sua presenza a chi lo aveva dimenticato, più precisamente so che sta già gustando lo stupore e lo sgomento che provocherà al favorito, Katsuki Bakugou e un brivido attraversa gelidamente la mia schiena diritta, povero sarà lui che non sa d'esser quello che tanto Midoriya brama, crederà forse di poter correre via come un capriolo spaurito, ma gli sfuggirà il fatto che ogni suo movimento sarà magistralmente predetto dalla brillante mente predatoria che ora scende dal ring.
«Toshinori, di cosa stai parlando, il mio diretto è già una cannonata, Dabi sta ancora cercando di rimettersi in piedi, la vittoria è mia e non voglio sentire null'altro. Per i giorni che mancano studierò le mosse del mio avversario, non gli permetterò neppure di sfiorarmi» la sua profonda voce muschiata contrasta profondamente con il sorriso angelico che ha dipinto sul viso, prima non era così ma dopo l'operazione che l'ha salvato giusto in tempo, le sue corde vocali si sono rovinate, eh già, la sua vita é stata davvero pessima, nessuno eccetto il nostro coach s'è adoperato per tentare di tirarlo fuori dalla miseria che lo aveva inghiottito in seguito alla morte della madre e lo schifo nel quale era stato risucchiato, vivendo nel difficile mondo della strada. Senza calore, affatto o amore, ricordo ancora quando l'ex campione mondiale AllMight, ovvero Toshinori, mi portò con sé alla ricerca di qualche promettente talento e vedemmo Izuku ergersi vittorioso, fiero fra i corpi incoscienti di una ventina di uomini, con poche ferite sulla pelle già rovinata nonostante la giovane età e uno sguardo spaventoso, seguito da un ghigno che ancora mi segue nei miei peggiori incubi.
Toshinori sospira pizzicandosi il ponte del naso, seguendo con lo sguardo Midoriya, il quale recupera velocemente la sua roba uscendo dalla palestra, io mi avvicino e gli do un'amichevole pacca sulla spalla, capendo bene la sua frustrazione nel non essere riuscito ad ottenere un profondo legame con lui e lo capisco, neppure io ce l'ho fatta è come se nel suo animo ci fossero mura indistruttibili ed invalicabili, di fatto tra io, il coach, Touya e pochi altri samo ciò di più vicino ad un legame affettivo che il riccio possegga, nonostante non ci permetta di conoscere i suoi sentimenti o alleviare il peso che porta. Sospiro tendendo una mano al mio povero fratello che con difficoltà si rimette in piedi barcollando, si massaggia la mascella dolorante allacciando le sue braccia attorno al mio collo, lamentandosi per il dolore scaturitogli dal grosso livido che comincia a formarsi sul suo volto, poi dice: «Usarmi come vittima sacrificale per vedere se il moccioso ha fatto progressi in tecnica è troppo crudele, non importa sotto quale luce lo mettete, andiamo, non avete neppure un briciolo di considerazione per il mio orgoglio da combattente. Mi ha steso con un solo colpo» piagnucola facendosi trascinare da me fuori dal ring, quanto p drammatico, penso ridacchiando leggermente, godendomi le sue dita che mi scompigliano i capelli proprio come quando eravamo piccoli. Dabi si fa incredibilmente serio sedendosi sulla panchina accanto al campo da combattimento, punta lo sguardo ceruleo nel mio etero cromo seguitando nel discorso: «A parte gli scherzi, devo la vita a quel ragazzo e non posso credere che qualcuno abbia avuto il coraggio di rendergli la vita un inferno. Sai, quando l'ho conosciuto era ancora un piccolo angioletto, mi trovò ad un angolo di strada, isudiciato di sangue dopo che m'ero allontanato dalla banda nella quale ero entrato per far dispetto a nostro padre, non che gliene sia mai fottutamente importato nulla. Se non fosse stato per quel broccoletto sarei morto, cazzo, ciò nonostante non sono stato capace di proteggerlo, mi sono distratto una sola volta, ma è stato abbastanza perché venisse rapito e gli venissero fatte delle più terribili cose, tutto perché quel cazzone di suo padre s'era immischiato con la gente sbagliata ed era scappato» stringe le mani in pugni e colpisce il legno sotto di se, con rabbia, io mi siedo al suo fianco con la mia solita espressione imperturbabile, punto lo sguardo fisso dinnanzi a me e rispondo: «Lo so, non si meritava nulla di tutto quello che è successo, ma non possiamo cambiare il passato, possiamo solo aiutarlo ora che ha deciso di tornare nel mondo tramite il pugilato, anche se non sono certo che sia una buona idea per lui incontrare quella persona» Toshinori mi appoggia annuendo preoccupato: «Purtroppo non è molto stabile al momento e so che tentò il suicidio a causa di quel tipo, poco prima d'esser costretto a vivere per strada a causa della morte di sua madre, avvenuta sempre a causa dell'associazione mafiosa contattata dal padre, ma ad essere onesto non è questo che mi preoccupa di più...» incrocia le braccia al petto, incamminandosi verso il suo ufficio, lasciandoci con un'ultima frase: «Quel viscido del padre sicuramente si farà vivo quando Deku prenderà a far vincite serie, ha già stracciato tutte le palestre locali, anche quella di vostro padre Endevour, gli manca solo la sua punta di diamante Katsuki Bakugou e so che punta a fare le cose in grande, togliendosi la maschera nel mezzo del combattimento. Se si presenterà davanti al nostro ragazzo, credo proprio che dovremo prepararci a nascondere un delitto, per quanto non sia etica come cosa, non voglio permettere che qualcuno che ha sofferto tanto vada in prigione a causa dei suoi problemi» a quelle parole io e mio fratello ci guardiamo accennando.
«Non si tratterrà mai, lo sai Shoto, non con la causa prima dei suoi problemi e del suo dolore. E siamo onesti, nemmeno a sparargli qualcuno sarebbe capace di impedirgli di vendicarsi...» «Lo so, penso davvero che dovremo fare attenzione a non farli incontrare e poi se lui andasse in prigione sarebbe ancora peggio per la questione della sua salute» «Più tentano di imporsi peggiore diventa la situazione, penso proprio che andrò a cercare quel vecchiaccio e ci farò una chiacchierata amichevole» io ridacchio scuotendo il capo: «Mh, credo che non serva, se lo trovi consegnalo direttamente alla banda mafiosa a cui deve quei soldi e lascialo morire per mano loro» lui annuisce e raggiunge il coach, solo allora io mi alzo, dirigendomi verso l'uscita dove intravedo una familiare chioma rossa, mi irrigidisco pronto a girare i tacchi ma la sua voce squillante mi raggiunge: «Aspetta, Shoto, dobbiamo parlare!» «Non ho nulla da dire ne a te, ne a Iida o Uraraka» dico gelidamente superandolo, mi getto in strada e prendo a camminare verso l'appartamento che condivido con mio fratello, ma poi punto i piedi e m'arresto, quel testardo di Kirishima mi sta ancora seguendo, sospiro irritato osservando la folla di persone infreddolite allontanarsi dalla principale strada trafficata che stavo abbandonando, giro su me stesso incontrando due iridi sanguigne colme di pentimento, addolorate per scelte che non avrebbe dovuto compiere ma per quanto mi riguarda è troppo tardi per qualsiasi cosa, il mio cuore indurito non gli permetterà ancora di nuocermi, ridicolo, cosa spera di ottenere ora da me? La rabbia infetta la mia mente solitamente razionale, una vampata d'ira infesta la mia voce quando sputo questa sentenza: «Cosa c'è? Ora che hai perso quell'uomo ti ha buttato fuori dalla sua palestra a calci e sei tornato da me con la coda fra le gambe sperando che, magari, spingendomi a riallacciare i rapporti con lui, egli ti faccia tornare fra i suoi pugili d'élite?» lui scuote la testa, la luce aranciata del tramonto c'investe, passando attraverso i piccoli spazi disseminati fra i lugubri grattacieli che ci circondano come soldati di vetro e cemento, così le sue lacrime si trasformano in gocce d'oro liquido che scorrono lungo i suoi lineamenti mascolini, sinceramente deturupati da un tormento profondo che per quanto lo desidero, non posso ignorare.
Si avvicina con passo titubante, solo ora riesco a notare le sue braccia tremare in maniera pericolosamente innaturale, mi acciglio nel notare quei piccoli scatti all'apparenza involontaria che vengono compiuti dalle sue dita chiuse, ma non completamente aderenti ai suoi palmi, aspetta... quelle che vedo sono cicatrici? Un bruttissimo pensiero comincia ad infestare la mia mente angoscia, una goccia di sudore freddo ricade lungo le mie tempie ghiacciate dall'ipotesi che aleggia sulla punta della mia lingua e che io non ho coraggio di trasformare in un quesito da porgli, non voglio scoprire d'aver ragione anche se so che dovrei provare solo una profonda avversione per il mio unico e primo amore che ha avuto la faccia tosta di tradire in questo modo la mia fiducia, eppure ogni goccia d'odio che credevo d'aver pazientemente coltivato si dissipa quando sento le sue dita incerte tentar d'accarezzare le mie guance fredde con decisione, tuttavia non sembra avere un buon controllo sui polpastrelli, i quali scivolano in modo poco consolatorio sui miei zigomi taglienti, trattengo il fiato e lo ascolto dire: «Hai ragione, sono stato davvero pessimo e disgustoso, non ho scusanti per aver scelto la mia carriera rispetto all'amore che mi avevi fatto scoprire e che ancora oggi nutro per te. L'ho realizzato prima di quanto credi, gli ultimi due anni per me sono stati un completo inferno, non solo per il modo terrificante nel quale Endevour m'ha fatto viere, ma soprattutto perché mi pareva che tutto avesse perso di significato senza averti al mio fianco, Shoto, io-» altre perle di puro dolore scendono giù dalle valli fiammeggianti che ha al posto degli occhi, boccheggia per un istante ma non si permette d'interrompersi: «Non potevo semplicemente andarmene, so che probabilmente stai pensando che se mi fossi sentito male abbastanza da esser fedele alle mie parole allora avrei potuto mandare tutto al diavolo, ma non me la sono sentito di abbandonare Katsuki, so che lo odi, non ho idea del motivo ma se lo fai, conoscendoti, porti nel cuore una buona motivazione, gentile come sei, tuttavia lui c'è stato per me anche nei momenti peggiori e se lo avessi abbandonato temevo che sarebbe crollato. Non mi ha mai svelato il motivo, tuttavia sono a conoscenza che sono anni che soffre terribilmente, segretamente, ha scelto di diventare un pugile perché dice che l'unica cosa di cui è capace è essere violento e non sono riuscito a convincerlo del contrario, porta con se un rimorso ben maggiore del mio...» le sue mani abbandonano le mie guance, un blocco si deposita sulla bocca del mio stomaco mentre mi domando se quell'idiota forse non abbia sulla coscienza il peso della vita di Izuku, scuoto il capo, non è bene che io rimurgini sulla situazione o che me ne impicci. Avverto una debole stretta contro le mie mani, abbasso lo sguardo solo per incontrare la pietosa visione di Kirishima che tenta con tutta la sua forza, di chiudere come dovrebbe le sue dita attorno alle mie, allora spaventato torno a fissarlo dritto nei suoi occhi, no, non è possibile... Mi sorride, probabilmente angustiato dall'espressione stravolta che devo aver messo su, poi finalmente decide di rivelarmi la verità: «Due anni fa ho fatto un patto con tuo padre, se ti avessi lasciato, anche se avessi perso uno o più scontri non mi avrebbe buttato fuori dalla sua palestra, tuttavia ho deciso d'andarmene perché sono maturato ne dolore del mio cuore, comprendendo a caro prezzo che non posso vivere senza di te, così quando ho detto di volermene andare lui mi ha detto che avrei potuto, ma non voleva che combattessi mai più su un ring, ho promesso eppure non è stato abbastanza per lui, dunque mi sono dovuto sottoporre ad un'operazione che ha danneggiato permanentemente i i nervi ed i tendini delle mie braccia. Sono uscito dall'ospedale oggi stesso, mi sono fatto una doccia e mi sono precipitato a cercarti per parlarti, anche fosse stata una sola ed ultima volta sarebbe stato abbastanza -piange disperatamente- volevo solo dirti che non ho mai smesso d'amarti e che so di essere stato il peggiore idiota sulla faccia della terra e che darei la mia vita per te, anche per un solo ultimo minuto passato con te», avverto le mie labbra tremare sotto al peso di quanto mi ha rivelato, lo stringo in un abbraccio che spiazza entrambi, non voglio lasciarlo andare, so che non dovrei fidarmi, che c'è la possibilità che mi abbandoni ancora, eppure mi pare tanto cambiato, più simile all'uomo che avrebbe sempre voluto essere e non posso ignorare il male che avverto al cuore, sapendo che è stato privato della sua unica, vera e grande passione.
«Prometti. Promettimi che non farai più una cosa del genere, ti prego...» le sue braccia tentano di regalarmi la forte presa d'un tempo, che tuttavia ora appare come la carezza di una vellutata rosa, piango, permetto alle lacrime di scontrarsi con la pelle nuda del suo collo: «Te lo prometto Shoto, sempre che a te vada bene uno come me, che non può più nemmeno stringerti» mi aggrappo con ancora più forza alla sua maglietta inspirando il maschile odore di pino che tanto m'era mancato e singhiozzo, mi ritraggo leggermente mostrandogli un piccolo sorriso, uno di quelli che non ho mostrato a nessuno se non lui: «Ho cercato di odiarti, ma la verità è che non ho fatto altro che attenderti, Eijiro» lui annuisce stampandomi un timido bacio sulle labbra che fa aumentare ancora di più il battito del mio cuore, veniamo distratti da un fischio e un paio d'applausi provenienti da mio fratello, divento rosso come un pomodoro e mi nascondo nel petto del mio ritrovato ragazzo, tuttavia il tutto svanisce alle parole di Tuoya: «Odio interrompere la ritrovata felicità del mio fratellino, ma credo che il suo caro fidanzatino debba venire a conoscenza di due cose: la prima è che se fai qualcosa a quell'idiota ti spezzo le gambe, la seconda è che forse avresti dovuto convincere il tuo caro amico a lasciare la boxe prima di scontrarsi con "Deku"» io li trascino verso casa dove ci sediamo a parlare. Il fulvo annuisce preoccupato, ci spiega che aveva tentato ma da quando alle orecchie di Bakugou era giunto il nome del suo ultimo sfidante prima dei nazionali eri impazzito completamente, sembra che non parlasse più con nessuno, che non ascoltasse nessuno e peggio, che avesse avuto degli scatti nervosi tanto gravi da far preoccupare i suoi genitori, sospira e aggiunge: «Quando gli ho spiegato che nessuno dei suoi avversari si è mai ripreso completamente lui mi ha risposto che era la cosa migliore, che lui tra tutti era l'unico a potersi prendere le sue braccia, le sue gambe o la sua vita sul ring. Pensavo che si riferisse al fatto che lo ritenesse un degno avversario ma dopo quello che mi avete detto, cavolo, credo che non si difenderà, deve essere questo ragazzo il motivo degli strani comportamenti di Katsuki, ma non c'è modo per me d'intervenire, o per nessuno, non ascolterà e sembra che valga lo stesso per l'altro...».
*Momento dell'incontro, punto di vista dell'autore onnisciente*
La volla era in subbuglio, urla, striscioni sventolati e fischi rimbombavano come colpi di fucile attorno a quel piccolo quadrato bianco, illuminato dai riflettori mentre Katsuki se ne stava con il suo accappatoio verde e arancione addosso, rigido come una tavola di legno, posizionato nel propiro varco, nascosto alla vista dei tifosi. Lo avrebbe rivisto dopo più di dieci anni nei quali non aveva avuto sue notizie, sapeva solo che la vasca di casa sua era piena di sangue, con dei rasoio che presentavano le impronte di Izuku, dunque la polizia ipotizzava che si fosse suicidato mentre nell'altra stanza la madre veniva assassinata da un gruppo mafioso che infestava quella città, le ipotesi che vennero fatte erano disparate, tuttavia avevano tutte un punto comune, probabilmente il corpo del giovane Midoriya lo avevano preso per trascinarlo da qualche parte, senza fargli avere una buona sepoltura, come avvertimento forse, eppure ora sapeva che doveva essere vivo, "Deku" quel nomignolo dispregiativo poteva conoscerlo ed usarlo solo lui. Venne scosso dai suoi pensieri dalla gelida voce del suo allenatore, Endevour: «Vedi di vincere Katsuki, punto molto su di te e ricorda che se perdi non potrai più mettere piede su un ring in vita tua, soprattutto non se perdi contro il discepolo di Toshinori» detto questo l'uomo sparisce, lui lo ignora, non poter più combattere non lo preoccupa, non quando ha già deciso che gli permetterà di vendicarsi di tutto quello che gli ha fatto, anche volesse prendere la sua vita, questo perché era consapevole che anche Izuku si fosse davvero tolto la vita, sarebbe stata comunque colpa sua e della sua immatura reazione a quel miscuglio di emozioni che era troppo giovane e orgoglioso per capire, era stato accecato dal suo ego, dalla paura rispetto a quel suo sentirsi vulnerabile difronte ai suoi meravigliosi occhi smeraldo, i quali lo comprendevano come nessuno era mai riuscito a fare durante la sua vita ed è terribile, ma deve ammettere che il primo anno dalla sua presunta morte lo trascorse quasi bene, in sé trovò un peso costante che non se ne andava mai, la sgradevole sensazione di soffocare che lo pervadeva di tanto in tanto, ma quando all'anniversario della sua scomparsa si recò con i genitori dinnanzi alla lapide che portava inciso il suo nome scoppio in un disperato pianto che inizialmente non comprese e non riuscì a fermare, tuttavia non ci volle molto perché si rendesse conto che l'anno precedente non era riuscito ad affrontare la verità e quando era stato obbligato a farlo era crollato in pezzi. C'era voluto qualche mese perché si rendesse conto che ogni cosa che faceva non gli dava alcuna sensazione, l'unica cosa che desiderava era incontrarlo ancora, tutto quello che voleva era potergli chiedere perdono, era raggiungerlo ma non si sarebbe mai ucciso, era un codardo. Ora la sua unica brama è sul punto d'essere appagata mentre percorre titubante la distanza che lo separa dal ring, le mani gli sudano in maniera incontrollata, deglutisce forzatamente eppure per la prima volta in più d'una decade i suoi occhi parevano pieni di vita nel fissare ossessivamente l'angolo dello sfidante, dove un giovane uomo imponente, con il corpo costellato da lentiggini e cicatrici lo raggiungeva, non indossava la sua solita maschera, sfoggiando invece un terrificante ghigno nel trovare puro tormento riflesso nel viso del suo sfidante. Midoriya freme all'idea che avrebbe potuto umiliare Bakugou pubblicamente, stracciarlo senza farsi colpire neppure una volta eppure una parte di sé pretende che non lo ferisca gravemente e si detesta profondamente per questo, il dolore, la pelle lacerata, il sangue che aveva lasciato sulle stradine nascoste di quella città, la fame e le lacrime non erano bastate, ancora non riusciva ad abbandonate l'ossessivo amore per lui e se non poteva, allora era semplice, lo avrebbe obbligato ad amarlo, distruggendo tutto quello che gli rimaneva a partire dalla boxe, non è forse un piano perfetto? Si risponde fin troppo velocemente, no, non lo è perché l'altro non lo sta attaccando, rimane in posizione difensiva anche se le abilità non gli mancano, non è una tattica e di questo il riccio ne è certo, il modo in cui finge di parare i colpi è troppo debole e moscio per assorbire l'impatto dei forti pugni che gli sta scaricando addosso, dunque rallenta leggermente il passo: «Che succede Kacchan, pensavo saresti stato felice di terminare quello che hai iniziato quindici anni fa» cerca di cogliere la sua reazione, magari rabbi, disgusto ma invece quello che ottiene sono lacrime, chiare ma evidenti contro il suo viso arrossato, gli occhi annebbiati e la fronte contratta in un'espressione di pura sofferenza, non riesce a capirlo, che in verità negli anni abbia continuato a provare rimorso per quello che aveva fatto? Impossibile, cerca di convincersi che a Bakugou non è mai importato eppure sono le parole del biondo a scuoterlo profondamente: «Io non ho mai voluto che succedesse, credevo di capire ogni cosa ma non era così. In questo modo ho perso l'unica persona che non avrei voluto...» «Non sono così stupido, non vorrai mica farmi credere che ti farai massacrare pubblicamente dal sottoscritto come una sorta di espiazione per quello che m'hai fatto passare? Se è davvero questo butta le mani contro i fianchi e rimani fermo mentre ti colpisco» «Se lo faccio mi crederai, Izuku?» il ragazzo dalla chioma smeraldo rabbrividisce, non lo aveva mai chiamato con il suo nome e nel più completo disorientamento annuisce, non aspettandosi di vedere il biondo fare proprio come gli aveva domandato incassando silenziosamente i suoi colpi, sputando sangue, indietreggiando e traballando, incapace di sopportare il dolore delle mosse, le quali hanno lasciato sul suo corpo tagli e macchie.
Non può crederci, Bakugou è stato onesto riguardo il suo pentimento e lo sta dimostrando nell'unico modo nel quale Izuku avrebbe potuto anche solo pensare d'ascoltarlo, in questo modo però il riccio rischia di ucciderlo, dunque gli chiede di arrendersi, non spiega la motivazione, non lancia alcuna frecciatina al suo sfidante che, perso com'è, farebbe qualsiasi cosa pur di alleviare le ferite che in giovane età ha inflitto all'uomo davanti ai suoi occhi, non più innocente come un tempo, dunque urla la resa, sotto gli sguardi infuriati degli scommettitori, dei fan e del suo allenatore, già pronto a trascinarlo con se per fargli avere la stessa sorte del suo migliore amico, è sul punto di far scendere Katsuki giù dal ring, ma contro le aspettative di tutti Midoriya se lo carica in spalla, avendo notato che appena si reggeva sulle ginocchia e che sicuramente non sarebbe andato lontano mal messo com'è. I due fratelli Todoroki si guardano preoccupati, dunque con Kirishima corrono verso gli spoiatoi, pronti a tentare di fermare un omicidio, ma tutto ciò che vedono è Izuku piegato sulle sue gambe che sta controllando le condizioni dell'altro, poco cosciente, dopo aver constatato che non ha nulla di grave medica i tagli superficiali disseminati sulle sue braccia e gli infila la sua felpa, non aveva tempo da perdere in quel posto del diavolo, vuole vere una lunga chiacchierata con lui ma prima deve farlo riprendere. Punta lo sguardo inquisitorio sul rosso chiedendo: «Dove vive?» «...» «Non guardarmi così, coglione, ho visto che hai superato quel cazzone di Endevour e hai recuperato le sue cose, lo porto a casa sua e lo faccio tornare in sé, quindi dimmi dove stracazzo vive, oppure lo porto al mio appartamento e se vuoi che muoia in un mio scatto d'ira fai pure, capelli di merda» deglutisce e gli porge le cose che aveva preso dagli spoiatoi opposti, osserva per un istante la stana cura con la quale Izuku stava rivestendo il suo amico, sospira, si dice che devono risolvere le cose da soli e sente, in modo del tutto irrazionale, che non vuole fargli del male, dunque gli dice l'indirizzo.
Bakugou non è svenuto, ma non sente bene, la testa gli gira e sa già che se apre gli occhi si pentirà della propria scelta, ottenendo in risposta un mal di testa ancora peggiore, che sarebbe stato terrificante aggiunto al fatto che percepisce ogni centimetro del suo corpo dolorante a causa del peggior incontro che aveva fatto, la sua carriera, lo sa bene, è andata a quel paese dopo uno spettacolo tanto pietoso, eppure la cosa non gli interessa, tutto quello che conta è aver potuto vederlo ancora una volta, magari voleva spezzargli gambe e braccia, non avrebbe potuto farlo davanti a tutti quei testimoni quindi era per questo che lo aveva fatto arrendere? Midoriya, giusto, deve sicuramente darsi una svegliata e andare da lui, sente il bisogno di raccontargli tutto e lasciarsi vulnerabile dinnanzi al suo disgusto, a fatica apre lentamente gli occhi trovandosi a contatto con qualcosa di scuro, il suo petto ferito è appoggiato contro quello che riconosce come il ventre di una moto, non ha idea di dove si trovi, riesce a concentrarsi solo sul calore che sentire contro la schiena, percepisce dei muscoli saldi toccarlo attraverso il tessuto della maglietta rendendosi finalmente conto di star venendo trasportato dall'altro, che concentrato sulla strada per evitare di rischiare di far cadere il ragazzo semicosciente, non s'è ancora reso conto d'esser fissato proprio da quest'ultimo, tornato pienamente padrone delle sue facoltà cognitive, lo nota solo quando si ferma per portarlo nel suo appartamento, però non dice nulla, a dire il vero non da neppure al biondo modo di far uscire dalle sue labbra una sola parola, lo prende in braccio ancora una volta, godendosi il lieve rossore sulle sue gote normalmente candide, per poi scaricarlo sul divano del salotto.
«Perché lo hai fatto?» domanda finalmente Deku con le braccia incrociate, sedendosi nella poltrona di fronte al ragazzo dalla chioma ispida, si accomoda con fare rilassato, tuttavia la tensione traspare chiaramente dalle sue spalle rigide: «Cosa?» «Abbandonarmi, rendere la mia vita un inferno, chiedermi di suicidarmi per poi fati massacrare passivamente?» lo vede sorridere rammaricato fra le ciocche dorate, non lo guarda negli occhi, sembra che non abbia abbastanza coraggio, ma la verità è che sta cercando la risolutezza della quale necessita per essere onesto, completamente sincero con il giovane uomo che lo osserva da dietro due iridi smeraldo, meravigliosamente magnetiche, solo dopo qualche secondo di silenzio, poco prima che l'altro si decidesse ad alzarsi, risponde: «Perché ero stupido, stupido e cieco, incapace di riconoscere o accettare quanto fossi vulnerabile davanti a te. Avevo paura, come potevo difendermi da te se tu avessi scelto di seguire qualcun altro? Eri il tipo che si faceva amici troppo facilmente e temevo che presto o tardi saresti riuscito a trovare qualcuno meglio di me, quindi ho pensato che se ti avessi allontanato prima, cercando di obbligarti alla solitudine, questo non sarebbe successo. Questo è un pensiero egoista, ma ero solo un bambino stupido che non aveva capito nulla ne di sé e neppure di chi lo circondava...» si raggomitola sul posto, portandosi le ginocchia al petto e le mani fra i capelli, sentiva il cuore stringersi dolorosamente, le lacrime bruciare per fuoriuscire nuovamente attraverso i suoi rubini addolorati, tuttavia si costringe a non sganciare il suo sguardo da quello dell'altro che lo esamina silenziosamente, senza permettergli di capire cosa gli passi per la testa: «Forse pensi che abbia preso bene la tua presunta morte ma non è stato così, o meglio, tutti lo pensavano, anche io il primo anno, ciò nonostante quando mi sono trovato faccia a faccia con la tua lapide ho scoperto che non era così, ricordo perfettamente quel giorno. Nevicava e io era tra i miei genitori che mi stavano coducendo lungo un sentiero di ciottoli che si distendeva fra alti e mesti cipressi, ci fermammo davanti ad una lastra di pietra che pareva essere uguale a mille altre che avevamo invece superato, solo che lessi incise le lettere del nome di tua madre, poi le tue e ho pensato "uh, quindi è morto per davvero..." quando ciò m'è passato per la mente sono scoppiato a piangere miserevolmente, tanto d'aver lasciato mia madre senza parole, ero inconcolabile. Non riuscivo a calmarmi o capire cosa mi stesse succedendo, perché mi sentissi tanto male per te, certo d'odiarti com'ero e solo dopo qualche mese mi sono reso conto d'essere un deficiente che non aveva compreso nulla di sè, non ti ho mai odiato, mi sono solo convinto che pensarlo fosse la cosa migliore e dopo, quando ho sentito che probabilmente ti eri suicidato, non ho avuto la forza di parlare con nessuno, consapevole d'esser la causa di tale gesto. Sono diventato amico di capelli di merda solo perché lui mi ha praticamente obbligato e ho preso la boxe fra le mani solo perché non sapevo come affrontare la cosa e picchiare duro mi dava modo di abbandonare, anche se per poco, ogni pensiero, anche se l'unica persona che volevo prendere botte era il me stesso del passato...» Izuku lo ascolta stupefatto, non immaginava che provasse quelle cosa e neppure si aspettava di vederlo piangere come invece stava facendo, senza nascondersi, mostrandosi dinnanzi a lui in tutta la sua vulnerabilità, motivo per il quale il cuore che fino a questa sera era stato immobile, ora gli salta allegro nel petto, dopo anni di completa freddezza una fiammella arde nuovamente nel suo busto marchiato da innumerevoli cicatrici, deve sapere un'ultima cosa: «Hai detto che non ti sei avvicinato più alla gente...» «No, non me la sentivo, avrei solo voluto morire ad essere onesto, ma sono stato troppo codardo per fare qualcosa del genere» «Allora, com'è possibile che fin troppi combattenti alla palestra dove mi alleno mi abbia proposto di prendermela con la persona che ami?» Midoriya riconosce, fra le dita in continuo movimento del suo interlocutore, dei chiari segnali d'ansia ma prima che possa pensare ad una grossa bugia, riceve in cambio una confessione: «Mi hanno chiesto se avessi qualcuno che amavo ad un'intervista piuttosto recente, io ho risposto che c'è un'unica persona al modo che amo profondamente, più di qualsiasi altra cosa e per la quale darei la mia vita, ma Izuku, non ti ho mentito, non mi sono avvicinato a nessuno, quella persona è la stessa da anni... parlavo di...te...» ammette livido in viso, distogliendo improvvisamente lo sguardo dall'altro nel momento stesso nel quale sta per parlare, non vuole sentire il suo rifiuto, non è pronto come aveva creduto di essere, ma cos'altro può fare se non piangere silenziosamente con il cuore spezzato quando lo sente alzarsi?
«Mi stai prendendo in giro?» chiede nervoso, lo ama? Se è la verità allora lo avrebbe perdonato per ogni cosa, non perché fosse un angelo o un santo, ma più che altro per il fatto che è la sua unica possibilità di essere felice, ne ha bisogno, nel vederlo scuotere la testa lo raggiunge, lo obbliga a guardarlo, è sincero e può dirlo grazie all'estrema espressività dei suoi rubini tremolanti: «Sai Kacchan, anche io ho continuato ad amarti, nonostante tutto quello che mi hai fatto passare o le cicatrici che ora mostro sui polsi, fre le tante che ho collezionato invece a causa della mia vita spericolata, solo che non sono più quello di un tempo, sono diventato qualcuno che adora più di ogni altra cosa vedere gli altri soffrire, amo primeggiare e schiacciare chi mi ostacola sotto la suola delle mie scarpe come fossero scarafaggi e non ho intenzione di negarlo, non è che non mi sia mai sporcato le mani di sangue, ma in fin dei conti non potevo venir su diversamente dato che ho dovuto crescere in strada. Credi che i tuoi sentimenti resisteranno a questo?» uno sguardo sicuro lo travolge, non c'è un singolo barlume di dubbio in quel mare ardente «So già queste cose, so che hai reso permanentemente disabili la maggior parte dei pugili con i quali hai combattuto e che probabilmente non hai risparmiato la vita di alcuni di quelli che hanno tentato di farti fuori, in me non è cambiato nulla quando sono venuto a conoscenza di questi fatti. La vera domanda è se tu sei disposto ad accettare me, che sono stato la cuasa del tuo male durante la nostra infanzia» Katsuki lo vede sorridere, è diverso dal curudele ghigno che aveva messo su qualche ora prima, il piegamento di labbra che sfoggia ora è sincero, come quelli che faceva un tempo ed il cuore gli si blocca nel petto: «Che ne dici se facciamo un patto? Smetti di combattere, lasci la palestra di Endevour e lavora come mio manager personale, Kacchan. Se accetti ti permetterò di rimanere la mio fianco, ti perdonerò ma non dimenticherò, avrai molto tempo e tante fatiche da compiere per fare ammenda, anche perché ad essere onesto la mia mente non è stabile, ti toccherà porvi rimedio» Midoriya nota il biondo con il respiro sospeso, trema come una foglia mentre gli domanda se può davvero, come se non riuscisse a crederci, dunque con un certo senso di pace ad avvolgerlo, Izuku annuisce porgendogli la mano gremita di cicatrici che viene afferrata saldamente, senza alcun tipo di esitazione e lo tira in piedi fra le sue braccia, godendosi la sensazione di poter stringere contro il proprio petto quel ragazzo che odora di spezie e caramello, come se dopo anni di ingiusta sofferenza la vita abbia deciso di ricompensarlo.
Quel loro momento di beatitudine si interrompe bruscamente quando il trillo del campanello si introduce nelle mura silenziose dell'appartemento, le dita tremolanti di Bakugou stringono con forza il morbido tessuto della maglia del suo ritrovato amore, bisbigliando: «Credo che siano gli uomini di Endevour, chiunque perde o lascia la sua palestra viene privato della possibilità di combattere ancora, devono essere venuti qui per-» si interrompe quando le calde mani di Deku stringono con gentilezza le sue guance nivee, ne accarezza la morbida pelle, un po' gonfia a causa dello scontro, bacia con delicatezza le zone più doloranti dove presenta evidenti lividi, per poi dire: «Kacchan, finché sarai mio non dovrai temere nulla, non permetterò a nessuno di toccarti» «Ti prego, Izuku, non fare nulla di avventato, quella gente non scherza e io non voglio essere ancora la causa del tuo male» una risata cristallina abbandona inaspettatamente le labbra carnose del più basso fra i due, che con velocità abbandona il biondo per aprire la porta: «Oh Kacchan, sono sopravvissuto all'inferno, non c'è nulla che possa farmi cadere ora» preoccupato l'altro si avvicina alla porta in legno, fissando il riccio che con pochi colpi mette fuori gioco gli sgherri mandati da Enji Todoroki, una certa eccitazione lo coglie nel distigure una luce rossastra illuminare il volto lentigginoso dell'uomo che ama, gli sembra un magnifico diavolo nel mandare via l'unico ancora in piedi con un messaggio minatorio nei confronti del mandante. «Allora, Kacchan, accetti di venire imprigionato da me per il resto della tua vita?» «Si» esclama lasciandosi travolgere da un bacio tanto piccante d'averlo incediato e non sa come sia successo, semplicemente si risveglia sul proprio letto, circondato dal calore piacevole delle braccia di del proprio ragazzo, alza ancora assonato il viso, cercando di tornare a prendere conttatto con la realtà, lo fa solo quando due smeraldi lo accolgono con un buon giorno da paura. Karsuki sente i suoi polpastrelli esplorare ogni succhiotto o morso che l'altro gli ha lasciato sulla pelle la sera prima, geme leggermente quando Midoriya scivola fra le coperte, disponendosi fra le sue cosce sode, passando la lingua umida lungo il suo inguine, dove poco dopo addenta voracemente un brandello del suo manto candido, assaporando qualche goccia di sangue che sporca le sue labbra bramose, un tremolante sussulto risale la gola del biondo quando percepisce le lunghe dita del più basso attaccare il suo antro non più vergine, avverte il suo sospiro caldo contro la sua intimità e non riesce più a contenere l'eccitazione, arrossisce nascondendo il suo viso con un cuscino, scatenando un'allegra risata nel proprio amante. «Dopo tutto quello che abbiamo fatto ieri, hai anche il coraggio d'imbarazzarti?» «'Zuku-» stringe quel nuovo nomignolo fra i denti bianchi, inarcando la schiena in preda al piacere quando la sua prostata viene spietatamente bersagliata, butta indietro il capo, allunga le mani fino a stringere i morbidi ricci dell'uomo fra le sue lunghe gambe, permette al guanciale di ricadere a terra, rivelando agli occhi smeraldini che lo fissano tutto il desiderio che lo anima, non importa che si siano entrambi appena svegliati o che la notte precedente siano affogati in un mare interminabile di piacere, è come se l'attesa di quegli anni renda loro impossibile tenere i loro corpi separati, Izuku risale con la schiena, piegandosi fino a baciarlo dolcemente, bisbigliando: «Hey Kacchan, va bene se lo facciamo?» la risposta che riceve è un bacio profondo, con le loro lingue impazienti che si ricercano anelanti e una lieve pressione attorno al bacino che lo spinge verso la sua vita, sorride e lo penetra con una sola spinta di reni, sospirando appagato nel percepire l'interno morbido e caldo del proprio amato attorcigliarsi attorno alla sua asta impaziente. Deku, se deve essere onesto, è costretto ad ammettere che nel modo degenere nel quale è cresciuto ha conosciuto piuttosto presto il piacere della carne, ciò nonstante non importa quante volte si fosse abbandonato alla libidine, nulla trova un degno paragone con il piacere che ha sperimentato e continua ad assaporare tra le braccia di Bakugou, forse perché lo ama terribilemnte, non sa spiegarsi il motivo, eppure trova estremamente appagante il sesso che si sta godendo, ascoltando rapito la voce estasiata dell'altro che geme il suo nome con bramosia, aggrappandosi in maniera estremamente adorabile alla sua ampia schiena, si sente finalmente completo, ha finalmente trovato il suo posto nel mondo, la ragione per la quale tronare a vivere e sorridere, accogliendo nel suo cuore tutte quelle emozioni che aveva abbandonato in passato, lo bacia percependo come entrambi siano sul punto di culminare ed ecco che i liquidi del loro godere si disperdono.
Ansiamano come due bestie selatiche, stretti l'uno contro l'altro, travolti da un'improvvisa tranquillità che dona loro una pace prima d'ora ignota, sorridono ma ecco che Katsuki si fa livido in viso, il suo corpo da rilassato com'era si converte in una tavoletta di pietra, cosa che fa accigliare il riccio, che ridacchia una volta compresa la cusa di questo suo comportamento. Kirishima preoccupato s'è recato, accompagnato da Todorki, all'appartamento del suo migliore amico e non ricevendo alcuna risposta, sapendo quanto pericoloso potesse rivelarsi Izuku, s'è recipitanto dentro con la chiave di scorta che ha trovato sotto al tappetino, senza aspettarsi una scena di libido mattuttino, impreziosita da osceni gemiti poco virili da parte del biondo, il quale ha ormai nascosto il viso nella spalla del proprio ragazzo farfugliando di come odiasse il suo dannato amico iperprotettivo, con Todorki che fa finta di non aver fisto nulla ed Eijiro che non riesce a far altro se non correre fuori completamente paonazzo.
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