I tuoi occhi fra la folla
Prima di leggere ho un piccolo sondaggio da proporvi per le prossime os:
1) Bakugou come succubo
2)Deku yandere
3) Deku professore alla U.A. (sarà dunque più grande di Katsuki)
4) Deku vampiro
5) Bakugou cucciolo di volpe (intendo demone)
6) Ballo in maschera
7) Deku bambino (lo so ma sarà comunque seme)
8) Deku demone Katsuki umano
9) Fantasy au
10) Altre idee?
«Inutile scarto, datti una mossa e sali su quel cazzo di palco se non vuoi che te ne dia ancora» urla incavolato quello schifoso grassone del mio padrone, io mugugno infastidito con le mani sullo stomaco, respiro affannosamente con la testa che mi gira leggermente e una gran voglia di vomitare che reprimo, non ho alcuna intenzione di dare spettacolo davanti agli scagnozzi di quel viscido marziano del cazzo, mi lamento rotolandomi sulla mia schiena pensando che almeno il fatto che tra qualche minuto sarò costretto a sculettare come una promiscuo donna davanti ad una folla eccitata di varie razze mi sta salvando da quelle bestie ormonate che mi guardano lascivamente, cosa che per altro non riesco a non percepire come disgustosa. «Dannazione Katsuki, quando impererai a farti gli affari tuoi e tenere il capo basso davanti al nostro padrone, lo sai che più fai così peggio saranno i danni» sospira Todorki preoccupato aiutandomi a rimettermi saldo sulle gambe, ignoro il dolore che risale la mia pelle rovinata da lividi e tagli, arrancando adirato vero l'armadietto dove è nascosto il mio costume di scena, mi cambio mentre rispondo: «Prima o poi uscirò da questa merda di posto e piscerò in faccia a quella palla di lardo e a tutti quei cazzoni che m'hanno messo le mani addosso, dovessi scoparmi qualche cacciatore di taglie e quel che sia» stringo i pugni ricordandomi di come, all'età di dieci anni, vidi i miei genitori essere uccisi da quello stronzo che ora mi tiene come merce, le immagini di quegli istanti pieni di lacrime, urla e sangue sono ancora vivide nella mia mente, porto nel cuore il sacrificio dei miei genitori, ridotti a brandelli di carne solo perché non hanno accettato di vendermi a questo dannato alieno.
«Ti prego, non parlare in questo modo, so che sei arrabbiato e desideri vendicarti molto più di quanto tu voglia essere libero, però questi pensieri non ti fanno bene e dovresti curarti maggiormente di te stesso, non darti un valore così basso...» non rispondo, so che si preoccupa perché siamo diventati amici, aiutandoci e consolandoci dinnanzi ad ogni difficoltà o abuso che siamo stati costretti a superare fin dalla tenera età, tuttavia non s'arrende davanti alla mia ostinazione, aggiungendo: «Devi essere cauto o primo o poi ci rimetterai la testa del collo. Ma parlando d'altro, hai sentito che gira per i vari locali il capo dell'azienda spaziale più prospera della nostra epoca? Ho sentito dire dai clienti che ci sono fin troppi cacciatori di taglie e disperati che si fiondano in ogni locale come questo alla ricerca di una persona specifica e che questo grande capo sia disposto a pagare profumatamente chiunque gliela porterà» io annuisco finendo di allacciarmi quelle scomode scarpe: «Certo che l'ho sentito, ti pare che Denki, Mina e Uraraka si sarebbero fatti scappare la possibilità di spettegolare? Ma figurati...» alzo gli occhi al celo iniziando ad avviarmi verso il palco seguito dal ragazzo dalla chioma bicolore, ponendo un punto conclusivo alla conversazione: «Comunque non credo sia vero, perché un tizio tanto potente dovrebbe darsi tanto da fare?» dal tono che utilizzo lui si rende subito conto che non mi aspetto una risposta, si limita dunque a scuotere le spalle ed avanzare lungo la passerella, si ferma dopo qualche passo muovendo i fianchi con maestria dinanzi agli occhi eccitati di viscidi uomini urlati che sventolano verso di lui numerose banconote di vario valore, storco il naso superando la figura del mio amico, stringo l'ennesimo sospiro fra le dita dirigendomi verso una piattaforma rialzata, purtroppo sembra che sarò la stella di questa serata, disgustoso.
Alzo il naso verso l'ampio soffitto della sala e sorrido leggermente più tranquillo nell'identificare che tipo d'attrezzo dovrò utilizzare questa sera, faccio un paio di passi indietro, estremamente contento del fatto che non dovrò destreggiarmi su quei terrificanti stivali, me ne libero velocemente riponendoli con attenzione e mosse sceniche in un angolo della pedana, prendo dei grossi respiri permettendo al grande cerchio metallico di scendere sino al mio livello, rifrangendo ipnoticamente le luci colorate, soffuse che brillano contro il palco, allungo le mani vero l'alto completamente concentrato, libero la mente da ogni altra cosa che non siano le azioni che dovrò compiere, motivo per il quale lo strepitio del pubblico mi raggiunge come una nuvola ovattata, respiro a pieni polmoni distendendo i muscoli della mia gabbia toracica ed ecco che spicco un memorabile salto, il quale si conclude con le mie mani chiare che s'aggrappano vigorosamente alla parte superiore del cerchio, la mia schiena inarcata all'indietro, poggiata sulla curva dei glutei contro il gelido metallo e le gambe aperte, spalancate e tese in una perfetta forma a triangolo, atta a mettere perfettamente in evidenza le fasce muscolari delle mie atletiche gambe. L'oggetto prende a compiere giri lenti ed ipnotici, dopo qualche istante abbasso le braccia di qualche centimetro, spingendomi completamente indietro con il torso, attraversando il cerchio, in una posizione quasi d'abbandono che viene però tradita dalla parte inferiore del mio corpo, incordata e perfettamente composta, ed ecco che così compio un giro, un altro e un altro ancora in una snervante attesa che solletica l'attenzione degli spettatori, poi inaspettatamente faccio forza sulle braccia, portandomi con un gesto deciso del bacino a sedere tranquillo su quella superfice minuta, ma non mi fermo, infatti faccio scivolare tutto il mio busto attraverso l'attrezzo, allungo il braccio sinistro, stringendo della mano la pianta del mio piede, esibendo una perfetta spaccata di centottanta gradi dinnanzi alla platea che applaude contenta.
«Questa sera siete fortunati spettatori della galassia, siete capitati in un'inaspettata esibizione da parte di un umano che si destreggia in una delle diramazioni della danza acrobatica. Si tratta di una rarità che gli è stata insegnata dall'ormai defunta Olga, la vecchia punta di diamante di questo locale» urla tutto divertito il proprietario, sfregandosi le mani, pronto a gioire di tutto il denaro che pioverà lui addosso tramite le mie abilità, ma non permetto all'ira di pervadermi proprio ora, in questo atto intimo e liberatorio, unico scorcio di libertà nella vita di schiavitù che sono costretto ad affrontare, eppure dubito fortemente che non ci sia una ragione per un cambio di piani tanto repentino, quel tizio preferisca che io mi strusci a terra o cose di questo genere che sono ben più erotiche e attirano maggiormente l'attenzione del cliente medio, di fatti nonostante mi sia stato imposto di continuare a far pratica, non mi sono esibito in questo modo da anni, ah che diavolo m'importa se c'è qualche pezzo grosso? Che qualcuno voglia vedere qualcosa di più raffinato e diverso dal solito per me è solo una grande fortuna, dunque non mi perderò in queste piccolezze e mi godrò questo attimo di tranquillità nell'orrore che mi toccherà riprendere da domani, trattengo il conato di vomito che mi risale la gola a pensare che ci sarà qualche altro ricco tizio dalla provenienza imprecisata che farà quanto vorrà. Scuoto il capo, no, ora basta, è meglio che lasci i pensieri e le cose spiacevoli a quando accadranno, ora sono solo io e questo cerchio che mi sostiene precariamente, non importa nulla eccetto questo.
Volteggio ancora per poco, mi contraggo in una chiara dimostrazione di tutta l'agilità che possiedo, rivoltandomi velocemente attorno al cerchio, il quale ondeggia ubbidiente seguendo i miei movimenti poco delicati ma comunque ipnotici, mi aggrappo ad esso con il ginocchio destro, distendendo completamente verso l'alto l'altra gamba, sono a testa in giù con la mano sinistra aggrappata al cerchio, compio mezzo giro e nuovamente decido di cambiare posizione, lasciando scivolare lentamente l'arto destro inferiore, poi mi do una leggera spinta girando sulla parte posteriore alla rotula, riportando la mia figura dritta, volteggiando all'interno del cerchio per abbandonarlo nuovamente, come un gioco di tira e molla che alla fine abbandono, portandomi con le mani salde a metà della circonferenza e con il collo del piede a sovrastare la struttura circolare, poi mi allungo nuovamente verso il basso con il petto, tengo le spalle strette e apro le braccia, abbassando la gamba sinistra, la quale attraversa l'attrezzo con sensuale tranquillità, si muove meschina avanti ed indietro, prima di scambiarsi di posto con la sua gemella che la imita alla perfezione sotto i fischi ammaliati di chi sta avendo la possibilità di aver gli occhi deliziati dalla mia bravura, ridacchio fra me e me compiendo qualche altra giravolta e distensione della mia flessuosa muscolatura, poi mi do qualche slancio verso il suolo, abbassando con me il cerchio dal quale scivolo via sino a sentire il pavimento con le piante nude, lo faccio con una leggiadria che normalmente non sarebbe mia.
Sono immobile, piantato come una statua in mezzo agli occhi dei curiosi, prendo una boccata d'aria e m'aggrappo nuovamente al cerchio con le mani, zampettando con eleganza ritmica indietro, sto prendendo la rincorsa per lasciare tutti con le bocche aperte ad osservarmi estasiati, saltello e poi mi rigetto con grinta sulla circonferenza, tenuto su solo dalla forza dei miei addominali e mi pare d'intravedere con mia sorpresa un essere umano seduto al bar, mi osserva accigliato da dietro i suoi semplici occhiali rettangolari, come se stesse cercando di farsi un giudizio o confermare le mie abilità, ebbene anche lui cadrà vittima della bellezza di questa danza che m'è stata insegnata dalla donna che m'ha protetto per anni, ah la cara Olga, ha fatto da madre a me e tutti gli altri che hanno dovuto vedersi sottratta la loro famiglia per divenire merce di quel bastardo, a lei dedico questo mio moto, sperando che rimanga fiera di me, con questi pensieri mi raggomitolo e allungo, salto e ondeggio attraverso e con l'attrezzo, fino a staccarmene con un salto mortale che termina perfettamente, sotto glie elogi dei presenti, ormai gli altri ballerini e spogliarellisti hanno perso l'attenzione della folla, anzi, essi stessi si sono tramutati da attori a spettatori muti dinnanzi a questa mia performance, la quale è finalmente giunta al suo termine, punto lo sguardo fiammeggiante sul tizio massiccio che ora è completamente sbalordito, continua per qualche strana ragione a fissare il display del suo dispositivo comunicativo poi la mia figura intenta a chinarsi soddisfatta, le buone maniere sono d'obbligo dopo un numero e dato che è questo che lei m'ha insegnato, non disobbediró.
Finalmente la musica cambia, le note le riconosco perfettamente sono quelle delle ragazze, dunque noi uomini ci riferiamo nel retro attendendo che si faccia nuovamente il nostro turno, io mi do una rinfrescata dato che ho sudato come un dannato maiale, ovviamente la cosa che desidero di meno in questo momento è che capelli di merda mi avvolga con il suo braccio umido di sudore, accaldandomi dopo che mi sono pulito con un asciugamano bagnato, dunque lo spingo via ringhiando, lui si lamenta buttandosi contro Denki che ridacchiando lo consola per essere stato brutalmente scacciato dal sottoscritto: «Dannazione se continui così a noi toccherà subirci i turni supplementari per guadagnare la cuota minima di mance» sbuffa uno fra i tizi che lavorano qui, scuoto le spalle ignorando il suo commento, non m'interessa se il suo pigro culo non è sufficente per evitargli di doversi intrattenere con quelli che usufruiscono della funzione bordello di questo posto: «Questa sera hai rubato a tutti l'attenzione Bakubro, certo che quando vuoi ci sai fare» dice il fulvo seguito dal consenso di Tetsutetsu, Shoto mi guarda e con un sorriso dice: «Il fatto è che sarebbe anche attraente, ma poi apre la bocca» sospira scuotendo il capo con i nostri amici che scoppiano a ridere da veri idioti, sono sul punto di strangolarli che vengo chiamato dal padrone, grugnisco infastidito e comincio ad uscire dalle quinte per sentire un gruppetto di comparse confabulare su come mi stia bene se verrò costretto a fare qualcosa di spiacevole o se me la farà pagare per la scenata di qualche ora fa, ma quanto possono essere patetici a battersi per le attenzione di quel tizio disgustoso?
Mi presento da lui senza nascondere tutta la voglia di picchiarlo che ho, notando velocemente che accanto al grassone c'è quel ragazzo alto e ben piazzato che prima mi stava esaminando con attenzione, sono confuso ma decido di starmene zitto per una buona volta, lasciando a uno di loro due l'onore di cominciare la conversazione: «Bene, sembra che qualcuno di molto molto potente abbia voglia di comprarti, rifiuto, anche se dubito che durerai molto fuori da qua con quella boccaccia sfacciata che porti. Stavo quasi pensando di renderti muto, ma pare che lo farà qualcun d'altro al posto mio, oh e sembra che ti trascinerai dietro i tuoi cari amichetti rompi cazzo, che gioia mi libererò di voi pesi morti e con i soldi che riceverò potrei campare altre tre o quattro vite» afferma ridendo mezzo ubbriaco, io mi sposto verso sinistra mentre cada dalla sua sedia, gli tiro un calcio facendo finta di non averlo fatto di proposito, solo ora mi soffermo sullo sconosciuto, il quale visibilmente a disagio rispetto alle parole di quell'ammasso di grasso che giace ai miei piedi, si alza in piedi piegando leggermente il capo, sono sorpreso dalla cortesia che mi rivolge nel salutarmi, non sono più abituato ad essere trattato come un essere umano invece di un oggetto o un animale. «Tu devi essere Bakugou Katsuki, corretto?» io annuisco stringendo con forza il numero che ho marchiato a fuoco sul braccio, sospiro leggermente teso lasciandolo continuare, non sono più abituato ad avere interazioni così normali: «Bene, ecco potresti andare dai tuoi amici e dir loro di sbrigarsi a preparare le loro cose, è meglio se partiamo il prima possibile dato che sono qui per conto del capo della Interstellar Corporation...» faccio un cenno con il capo dileguandomi fra la folla di persone che tentano di tirarmi giù i pantaloni, tutto questo non mi mancherà per nulla, ugh, finalmente riesco a infilarmi nei camerini e urlo i nomi delle ragazze che sono ora scese dal palco e di quei rumorosi e fastidiosi amici che invece stavano per rimetter piede su di esso, loro confusi vengono verso di me e prima che io possa aprir bocca uno dei ballerini sbotta: «Ma che diavolo, non è perché hai fatto quelle belle piroette su quel cerchio puoi causare problemi a tutti gli altri» io lo osservo con un sopracciglio inarcato ricordandomi la sua brutta faccia da rettiliano: «Senti stupida comparsa, non me ne fotte un fico secco se stai a roderti il sederino perché Olga s'è rifiutata da farti da insegnante ed invece ha scelto me, quindi fatti i cazzi tuoi e vatti a strusciare in modo del tutto sgraziato contro quel palo, io ho cose più importanti da fare» dico alterato fissandolo, sono pronto a spaccargli la faccia nel vederlo avvicinarmisi minacciosamente ma una delle guardie lo percuote con una pistola a corrente elettrica: «Andate in scena, subito! Se uno di loro torna di là con un solo capello fuori posto il capo questa volta ci sgozza sul serio, che non è mica uno scherzo il capo della Interstellar Corporation» dopo di che nessuno ha il coraggio d'aprir bocca e si dissipano come uccelli spaventati, nel mentre spiego brevemente la questione al gruppo di idioti che mi fissano basiti, ancora increduli del fatto che finalmente potremo lasciare questo angolo d'inferno.
«Oh, non preoccupatevi, non sarete costretti a fare nulla diciamo che il capo ha voluto comprare la vostra libertà, tuttavia avrete comunque alcune restrizioni, soprattutto nei primi tempi ma davvero è una brava persona, cerca di prendersi sempre cura dei suoi dipendenti ed amici. Va tutto bene finché non si arrabbia...» interrompe improvvisamente il proprio discorso come se avesse ricordato un avvenimento traumatico, sto seriamente dubitando dell'intelligenza di questo sconosciuto dato il fallimentare tentativo al quale ho assistito di tentare di tranquillizzarci, getto un'occhiata verso il gruppo improvvisamente silenzio notando del comune terrore percorrere i loro visi tesi, fantastico, solo l'unico con un minimo di calma in corpo, non so davvero dire perché ma avverto un sentore familiare accarezzarmi da quando ho messo piede in questa dannata navicella, come se l'aroma di menta che respiro abbia rammentato un qualche cosa di vago alla mia mente stanca, sono frustrato, detesto non riuscire a ricordare qualcosa perché mi fa sentire come un dannato idiota, mi appoggio meglio con la schiena contro il sedile comodo, rilasso il viso cedendo un poco alla stanchezza. Avverto delle mani strangolare vigorosamente una delle mie braccia, ritrovandomi così con Mina che mi fissa in maniera inquietante: «Non so cosa diavolo tu voglia ma io sono stanco, lasciami dormire» sbuffo chiudendo gli occhi cercando di ignorarla completamente. «Andiamo, come fai ad essere così tranquillo! Quello che c'è stato detto dal tizio con gli occhiali non mi rassicura minimamente» «Sono d'accordo con Mina, anche io e Denki siamo incerti sulla situazione, sembra stupido ma mi sto quasi pensando d'aver lasciato quel posto» «Chiudete la bocca, parlare non cambierà nulla» scende nuovamente il silenzio che, finalmente, mi permette d'addormentarmi.
Avverto un calore piacevole contro il corpo, non so cosa sia ma mi piace, motivo per il quale affondo il viso contro una superfice solida e rilassante, godendomi silenziosamente questo odore di menta dal sapore nostalgico e sentimentale, sto così bene che non vorrei davvero svegliarmi ma so bene che le mie percezioni si fanno tanto vive solo quando sono sul punto di destarmi, purtroppo le voci fastidiose che mi arrivano confuse ma continue alle orecchie non mi permettono di crogiolarmi nella quiete che mi si è posta addosso fino ad ora, eppure prima che io possa aprire gli occhi mi vedo davanti una distese verde brillante, erba viva illuminata dai raggi mattutini che ancora rivelano qualche traccia di brina sui fili verdi, sembra tutto così alto da darmi l'impressione d'essere un bambino, sono confuso, non so che diavolo stia succedendo, ma ancora una volta ho il sentore di sapere ogni cosa, solo che mi sfugge: «Kacchan, Kacchan, ah, ti ho trovato» una voce limpida e gentile mi richiama, una folta chioma color foresta ondeggia a causa di qualche dispettoso alito di vento, delle preziose lentiggini si stagliano sulla pelle del bambino che mi corre contro abbracciandomi affettuosamente: «Oh, Deku che ci fai, stavo venendo a casa tua per portarti qui. Lo sai che non sai bene la strada ed è pericoloso, finirai con il farti male di nuovo» lo sgrido con voce infantile, appoggiando il palmo della mia mano fra i suoi ricci morbidi quando lo vedo abbassare gli occhi rammaricato... che questo sia un ricordo della mia infanzia? Avverto come uno scossone, mi sveglio di soprassalto fra le braccia di un uomo alto, dal petto largo e possente che mi trasporta con estrema cura, indago con lo sguardo e noto una sospetta somiglianza con il soggetto del mio ricordo, lo stesso odore, le stesse ciocche disordinate e costellazioni stampate sulle guance, deve essere lui sicuramente.
Mi distanzio dal suo petto ancora un po' intontito dal torpore del sonno, mi guardo attorno vedendo i miei amici tesi come corde di violino, poi il fiato mi si mozza nel petto quando due iridi smeraldo, meravigliosamente brillanti si fissano nelle mie rubino, sento il cuore palpitare nel petto come un cavallo impazzito e ripercorro spaesato ognuno dei tasselli mancanti, brandelli di ricordi e frammenti di sogni sbiaditi: ecco cosa stavo tentando di decifrare da anni, era lui. Mi mette giù leggermente livido in viso: «Scusa Kacchan, non volevo svegliarti ma i tuoi amici hanno davvero fatto un casino...» un sorriso timido ed incerto poi continua: «Sai ho continuato a cercarti per molto tempo ma non potevo fare nulla, quindi mi sono dovuto inscrivere all'accademia interstellare contro la mia volontà, ma non potevo mica lasciar perdere in questo modo, è stato davvero difficile ambientarmi e trovare qualche amico dato che-» continua a sputare informazioni senza alcun freno, sorrido leggermente sotto lo sguardo stranito di quelli che mi conoscono, non m'hanno mai visto farlo ma che posso farci io? Deku lo conosco da quando siamo in fasce, tra di noi c'è una promessa che non potevo ricordare se non volevo cedere sotto il peso della lontananza e degli abusi subiti in quel dannato locale, però sono felice di vedere che non è cambiato di una virgola, ogni volta che è teso o entra in panico comincia a buttar fuori discorsi infiniti, rimane impacciato ed adorabile anche se ora è più alto di me. Intravedo una ragazza bassa dai capelli scuri e il viso simile ad una rana avvicinarsi, probabilmente per interromperlo ma lo precedo: «Deku chiudi quella cazzo di bocca, lo stai facendo di nuovo...» i suoi occhi si mettono a brillare come stelle nel momento nel quale realizza che me lo ricordo perfettamente, mi stringe in un abbraccio troppo stesso urlando il nomignolo che mi diede da bambino, oh andiamo, s'è messo a piangere e non la finisce più di singhiozzare, sospiro dandogli un paio di pacche sulla schiena muscolosa, non ho proprio idea di come si confortino le persone.
«Bakugou, conosci quest'uomo?» domanda la castana preoccupata affiancata da Kirishima, Mina e Todoroki, Denki è troppo impegnato a fissare un punto imprecisato alle mie spalle per capire qualche cosa, mi limito ad annuire per poi rabbrividire quando il riccio mi sussurra all'orecchio: «Kacchan, te la ricordi la nostra promessa» sento il mio viso scaldarsi ma faccio del mio meglio per non soccombere all'imbarazzo, non posso credere d'avergli promesso che lo avrei sposato, la cosa peggiore è che ero troppo piccolo per capire bene la differenza tra marito e moglie, dunque ho accettato l'ultimo titolo, ughhh, vorrei dire qualcosa ma le parole mi si bloccano in gola quando ripenso alle mani estranee che hanno toccato la mia pelle, alla mia prima volta indesiderata e tutte quelle dopo, non ho il coraggio di guardarlo dritto negli occhi ora, respiro piano sperando che una volta a conoscenza della situazione non mi trovi disgustoso, dovrebbe dannazione. Involontariamente mi stringo a me stesso infilando le unghie nella pelle, non mi rendo conto dei rivoli di sangue che sgorgano dalle mie spalle fino a quando le dita maschili del più alto non prendono ad accarezzarmi gentilmente le mani: «Mi dispiace...» bisbiglio con il ponte del naso che pizzica, non voglio piangere proprio davanti a tutti, non è mio desiderio suscitare la pietà di coloro che ora mi fissano straniti, mi tendo angosciato quando percepisco un lieve ringhio uscire dalle sue labbra, solo ora ho l'ardore di sbirciarlo e noto una grande ira infiammare i suoi occhi mentre dice: «Ascoltami bene, qualsiasi cosa è accaduta non è colpa tua, sei stato forte per così tanti anni, ora puoi riposarti, lascia tutto a me, va bene?» mi aggrappo alla sua maglietta ignorando le bocce spalancate del fulvo: «Loro... non sono riuscito a fermarli...».
Si raggela sotto la mia presa, mi stringe saldamente fra le sue braccia forti lasciando dei dolci baci sulla mia fronte contratta, subito dopo chiama con voce cupa uno dei suoi subordinati, un certo Tokoyami, ordinandogli di radere al suolo quel locale, assicurandosi di occuparsi di tutti i tizi che avevano le mani in quelle cose, che lo facesse in modo legale o meno. «Signor Midoriya, ne è certo...?» domanda una ragazza alta dal corpo formoso, Izuku risponde: «Non perdonerò coloro che hanno toccato il mio Kacchan, ora vai e Shinsou, mostra le loro stanze agli altri, prenditi pure tutto il tempo che ti serve» fa l'occhiolino al ragazzo dalla chioma viola che rotea gli occhi al cielo facendo da cicerone ai miei amici, mi sembra d'intendere che Pikachu lo conosca ma ora ho bisogno di concentrarmi sul mio Deku, solo lui può sciogliere il conglomerato di odio e dolore che mi porto dentro da anni. Mi conduce in bagno dove mi lavo strofinando con forza il mio corpo, sospiro, non mi hanno più taccato da un bel po' dato che ho lavorato come un mulo per raggiungere la quota di denaro necessaria a salvarsi dal lavoro secondario di escort, eppure non riesco ancora a liberarmi dal senso di disgusto che mi accompagna da troppo tempo, scuoto la testa e mi tiro un paio di schiaffi in viso, non è da me impuntarmi in maniera tanto disfattista e pessima a certi pensieri, sono fuori da quello schifo e posso finalmente essere felice con Deku, certo che la morte dei miei genitori verrà vendicata. Indosso finalmente degli abiti veri che tengano coperta la mia pelle e mi mostro nella stanza da letto del riccio, il quale m'accoglie con uno dei suoi luminosi sorrisi, ah si, ora ne sono certo, se non avessi abbandonato le memorie che ho spinto in un angolo buio del mio cuore non avrei resistito alla lontananza, avrei tentato di scappare per raggiungerlo e Dio solo sa dove sarei ora, viste le terribili sorti che sono toccate ai vari fuggiaschi, mi scuote dai miei pensieri chiamandomi, io lo raggiungo confuso, sedendomi sul bordo del letto proprio come mi aveva chiesto di fare.
Sparisce per qualche istante, facendosi vivo poco dopo con una scatolina fra le dita che muove nervosamente, che diavolo gli prende? Ha la faccia completamente livida, con tutto il sangue del corpo che pare essere accorso sui suoi zigomi gremiti di lentiggini, si mordicchia il labbro inferiore con titubanza mentre cammina con larghe falcate, fin troppo celeri, verso la mia direzione, butta fuori una gran quantità d'aria e mi raggiunge, si accomoda al mio fianco e afferra fra le sue mani le mie esordendo: «Quella notte, sotto la luna piena quando ti ho chiesto di sposarmi in futuro, ero estremamente serio, anche se quando l'ho detto a mia madre lei ha creduto che fossi troppo piccolo per capire quello che dicevo, ricordo ancora che mi disse "i tuoi sentimenti cambieranno mille e mille volte ancora, sei ancora piccolo". Quando seppi quello che era accaduto mi crollò il mondo addosso e fui intrattabile per mesi e mesi, mi sentivo come se mi mancasse l'aria e non avessi più una ragione per andare avanti, finché non ho incontrato Toshinori che m'ha convinto ad entrare nell'acacdemia interstellare per tentare di raggiungere una buona posizione, mi disse che se avevo una nobile causa ci sarei potuto riuscire e magari avrei potuto trovarti ed ora, che sei qui con me, sono grato d'avergli dato retta...» fa una breve pausa esaminando la mia espressione persa, deglutisco impaziente chiedendomi se questo discorso non sia il preludio di quello che credo, ma non ha intenzione di lasciarmi riflettere poiché continua a narrare: «Quando ho iniziato a crescere, ottenendo uno dopo l'altro gradi sempre superiori, a casa sono cominciate a piovere proposte di matrimonio da varie famiglie promettenti ed io non ne ho aperta nessuna, le ho respinte tutte perché ho continuato a cercarti, disperatamente. Mia madre mi chiedeva perché non mi decidessi e quando le ho ricordato di quella promessa, ancora vivida nella mia mente, ha chinato il capo e ha detto che avrei dovuto lasciar perdere, probabilmente... oh diavolo... non riesco nemmeno a dirlo, so solo che quel giorno ho dato di matto e me ne sono andato, le ho promesso che non sarei tornato se non avessi avuto la tua mano» sorrido a queste parole, mi ha atteso così a lungo...
Lo bacio poggiando le mie labbra sulle sue, mi godo la dolcezza di questo contatto che si fa improvvisamente ardente quando circondo il suo collo con le mie braccia e lui cinge possessivamente la mia vita, spostandomi contro i suoi pettorali definiti, sfiorando con la lingua umida il mio labbro inferiore in una sfacciata richiesta d'approfondire queste stoccate che ci stiamo scambiando con sempre maggior foga, io cedo anelante quanto lui, sprofondando in una sorta di pace di sensi che mi pervade inaspettatamente, dissolvendo il disagio e l'inquietudine che mi portavo dietro da quando avevo memoria, rimedio per ogni mio male, balsamo per la mia anima, ecco cos'è l'uomo che si aggrappa alle mie carni con evidente disperazione, mio amore, amato ed unico bramato amante. Mi stacco ansante dai vari baci che ci siamo dedicati, gli accarezzo la guancia destra rivelandogli: «La verità è che ho allontanato il tuo ricordo da me con velocità. Non ero capace di reggere il tuo pensiero e la consapevolezza che altri mi avevano toccato, la possibilità che non t'avrei più rivisto e dunque ho accantonato ogni cosa ti riguardasse in un angolo remoto del mio cuore ma questo m'ha reso sempre scontroso, inavvicinabile e tutto meno che piacevole, con lo sgradevole sapore di qualcosa che mi sfuggiva e che mi mancava, solo che testardo come sono ho continuato ad avanzare a testa bassa, rifiutando tutti quelli che provavano attrazione verso di me, sentivo che non era con nessuno di loro il mio posto, come se stessi aspettando qualcuno che non riuscivo a rammentare. Lo so, è stato un comportamento egoista ma credimi, ne ho pagato il prezzo con la costante ricerca di ciò che mi serviva e se sei disposto ad accettarmi, dopo ciò che ha lordato me e questo mio corpo, io sarò più che lieto di firmare ancora una volta quel patto di tanti anni fa» sorrido leggermente lasciando che un paio di lacrime accarezzino il mio profilo, anche questa notte c'è la luna piena e proprio come face all'epoca mi baciò spazzando via la mia indecisione, solo che ora ho un anello al dito e non esiste nulla che possa dividerci, poiché il nostro destino è d'essere legati per l'eterno fluire del tempo.
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