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Harenchi

Quando tutti attorno a me mi hanno detto che non potevo diventare un eroe mi sono deciso a cambiare il mio obbiettivo perché, in fin dei conti, tutto quello che ho sempre voluto è di essere notato in modo positivo da te, questo perché ti amo da quando ho memoria e non sono mai riuscito ad odiarti per tutto quello che mi hai fatto, per le bruciature ed i lividi che riportavo a casa durante il periodo delle medie, nemmeno per avermi detto di suicidarmi e per le cicatrici profonde che ricoprono i miei polsi. Tu, bel biondo dallo sguardo cinabro, sei stato davvero crudele, alla fine dell'ultimo anno delle medie, quando ti ho raccontato di aver incontrato All Might e che anche lui mi ha detto che ero senza speranza, spiegandoti che finalmente abbandonavo le mie ambizioni, domandandoti se finalmente eri contento perché per come mi sentivo avrei potuto seguire il consiglio che mi avevi dato il giorno prima, ma tu senza preavviso mi abbracciasti, lasciandomi confuso e spaesato.

Le tue forti braccia muscolose mi stringevano con una cura che non ti apparteneva nei normali modi, il mio cuore aveva preso a scalpitare come un cavallo imbizzarrito mentre delle clade lacrime rigavano le mie guance lentigginose, ma non avevo avuto il coraggio di singhiozzare, mi ero semplicemente abbandonato a quel contatto tanto anelato e che ancora non riuscivo a credere reale, ricordo perfettamente che pensai che non mi imprtava se fossi morto in quell'esatto momento, perché avevo appena ottenuto molto di più di quanto avevo mai sperato. Tuttavia, decidesti di regalarmi per la prima volta nella mia esistenza una profonda felicità, la stessa che ora osservo da lontano, immerso nell'oscurità del mio cuore, aggrappandomi al tuo ricordo per non affondare nella crudeltà che sono stato costretto a maturare dagli eventi. Fu la tua voce profonda e rauca a far risalire lungo la mia schiena esile innumerevoli brividi quando dicesti: «No, non farlo. Ascolta, lo so che può sembrarti stupido ed insensato ma mi dispiace, non ho mai voluto che tu facessi sul serio quello che ti ho detto...» spezzasti il discorso permettendo all'abbraccio nel quale mi avevi catturato di stringersi, con l'irrazionale idea che questo avrebbe potuto impedirmi di fuggire, come se io avessi mai voluto separarmi da quel calore che fino a quel momento avevo solo potuto sognare. «Ascolta, lo so che mi sono comportato da fare davvero schifo ma non sapevo come altro fare per dissuaderti dal prendere quel sentiero. Deku senza un'unicità, anche fossi riuscito a diventare un eroe come avresti fatto sul campo di battaglia? Ti ricordi quella volta che io caddi e tu venni e darmi una mano?» io avevo sospirato tremante, come avrei potuto dimenticare il momento in cui avevi cominciato ad odiarmi, certo che lo ricordavo, ma non ebbi il coraggio di fare altro se non stringere con le dita il tessuto della tua uniforme, tu capisti e continuasti: «Io... la sera prima avevo visto un video di un eroe che era morto per salvare gli altri, quel giorno quando tu fosti l'unico a preoccuparti per me ricordo d'aver pensato che avevi proprio l'animo d'eroe e nella mia mente ho visto sovrapporsi quelle due immagini, non ho mai provato tanta paura prima. Lo so che non ha senso, che è stupido ma non avevo idea di come altro comportarmi e quando mi sono reso conto di quanto fossero gravi le cose tra noi era troppo tardi, ho pensato a lungo come cercare di spiegarti, ma agivo prima di potermi fermare. Ti prego, perdonami» e quella fu la prima volta nella quale ti vidi piangere davanti a me.

E da quel momento il calore che pervase il mio cuore aumentò sempre di più, fino a quando ci scambiammo il nostro primo bacio, poi arrivarono i primi appuntamenti e la nostra prima volta: non ero mai stato tanto contento in tutta la mia vita e di conseguenza le canzoni che scrivevo venivano fuori meravigliosamente, tanto che prima che potessi rendermi conto di quello che stava succedendo mi ritrovai ad essere incredibilmente famoso, a dover scivolare segretamente nei dormitori della U.A. aiutato da te, per incontrarci e stare insieme, perché superasti a pieni voti l'esame di ammissione e ricordo che eravamo insieme quando a casa tua quando giunse la lettera, quando vedesti l'ologramma di All Might mi sembrasti davvero infastidito, ma non dissi nulla, quando ti venne rivelata la tua sezione mi guardasti, era come se stessi aspettando che la voce dell'uomo di sotto fondo sbiadisse,  mentre mi complimentavo e di fatti quando accadde mi prendesti le mani e si dichiarasti in maniera estremamente dolce, con un leggero rossore che aveva reso più vive le tue gote normalmente pallide. Allora ero così felice che ti saltai addosso baciandoti, ne rimanesti chiaramente sorpreso, non tanto per il gesto in sé, quanto per la mia inaspettata intraprendenza ma non mancasti di ricambiare, nonostante fossimo finiti contro il pavimento in legno e quando ci separammo mi facesti appoggiare la testa contro il tuo petto per sentire il battito accelerato del tuo cuore, che correva forse più del mio.

Ma tornando alle mie visite notturne all'accademia per eroi, devo dire che era elettrizzate e piacevole stringerci l'uno all'altro nella segretezza della tua camera dalle tinte scure, baciandoci con una travolgente passione che faceva scaldare l'atmosfera fin troppo facilmente, ma in fin dei conti eravamo giovani adolescenti innamorati, era completamente normale e, a dire il vero, quei nostri momenti tanto intimi mi riempivano di contentezza. Era una felicità meravigliosa e credevo che nulla avrebbe mai potuto spezzarla, ma non avevo idea di quanto fossi sciocco all'ora per credere che le persone, potessero tutte avere un buon cuore e che sicuramente gli eroi dovevano avere tutti un animo altamente nobile, non importa che fossero asperanti o ufficialmente professionisti. Perciò non mi preoccupai troppo quando una volta, nel pieno delle vacanze invernali, un ragazzo dagli occhi rossi e la chioma dello stesso colore fece capolino nella tua camera,  senza nemmeno bussare, ci vide mentre ci stavamo scambiando uno dei nostri consueti contatti di fuoco e con le gote un po' rosse e uno sguardo un po' acidulo si scusò andandosene. Fui uno sciocco a non essere più attento a quello che Eijiro Kirishima provava per te, mio amato cherubino, o a quello che avrebbe potuto fare, scioccamente fui conquistato dalla sua gentilezza che non aveva altro scopo che renderlo insospettabile, in modo che quando ti mostrò dove baciavo una ragazza, tu non potesti fare altro che fidarti e credere a lui piuttosto che ai miei sentimenti o a come non avessi fatto che amarti nonostante il terribile trattamento che mi avevi riservato. Fu tutto causato da quel senso di colpa latente che non ti aveva mai abbandonato e mi lasciasti, senza trovare sospetto che poco tempo dopo il bastardo ti chiese di mettersi con lui, nel giro di qualche mese e non avesti il cuore di nasconderlo, perché venni a saperlo un sabato pomeriggio quando accesi il televisore.

Così sono scivolato in una letale spirale di odio e depressione, finendo per cambiare il mio modo di vedere il mondo, abbandonando quella stupida gentilezza che non ha nulla di positivo, abbandonandomi all'indifferenza e alla rabbia che sole potevano aiutarmi a sopravvivere: avevo deciso che avrei fatto e sopportato tutto quello che fosse stato necessario per vendicarmi e avere indietro quella felicità che ora ho dimenticato, questo è il preciso motivo per il quale alla vigilia di natale sono seduto in una sala interrogatori, in silenzio davanti ai Pro heros che sono usciti fuori dalla classe A, sono impassibile difronte a tutti loro e soprattutto davanti a te che non riesci a guardarmi negli occhi e sono certo che tu sappia bene dei continui tradimenti di Kirishima, che non riesce a sopportare di non poterti avere carnalmente dato che continui a rifiutarlo, un po' mi rallegra sapere che non hai condiviso con lui quello che invece hai condiviso con me.

«Avete finito?» domando annoiato guardando l'orologio sulla parete davanti a me, rilasso il collo e fisso senza alcuna emozione Aizawa, accigliato che tiene fra le mani un fascicolo con le mie informazioni, a quella vista trattengo a stento un sorriso, finalmente stai per scoprire quello che mi hai fatto, già pregusto il dolore nel tuo sguardo o le lacrime che tratterrai, ma non saranno abbastanza per riportarti da me. «Signor Midoriya, posso capire che la sua vita sia stata incredibilmente terribile, ma non è una buona idea aiutare dei criminali, qualsiasi cosa le abbiano promesso non la manterranno, molti sono morti in questo modo, la prego di non commettere lo stesso errore...» io scuoto la testa incrociando le braccia al petto: «Non mi interessa eroi, criminali, con un'unicità o meno. Non mi hanno promesso nulla ho semplicemente deciso di aiutarli. Siete voi ad aver deciso che sono delle persone senza cuore che non necessitano di aiuto, poverini, capisco come hanno vissuto e poi mi hanno tirato fuori da brutte situazioni più volte» «Non può sapere che il rapimento con conseguente abuso al quale è stato sottoposto non fosse pianificato, così come la morte di sua madre» ribatte alzando leggermente il tono della voce, io fingo di osservarlo ma di fatto punto gli occhi su di te che sgrani lo sguardo e ti morde il labbro inferiore, io ridacchio e mi appoggio contro il tavolo di ferro: «Anche fosse? Non mi interessa, alla fine non conta essere vivo o morto per me. Ho continuato a vivere solo perché non sono ancora stato ucciso, che differenza fa?» queste parole lasciano tutti a bocca aperta, nemmeno Eijiro è capace di guardarmi in faccia, patetico.

«Lo sa Ereaser Head: la verità è che non sento più nulla, ero così disperato che non mi sono nemmeno ribellato, quando mi hanno torturato e fatto ogni cosa che passasse loro per la testa ancora potevo sentire il dolore, poi mi sono abituato. Ora tutto quello che mi resta è il disprezzo per qualcuno che si crede fin troppo intelligente, come se io fossi un completo idiota che può essere ingannato, come se io non sapessi cosa ha fatto...» faccio una breve pausa alzandomi in piedi per sgranchirmi, ne approfitto per lanciare una pessima occhiata la rosso, sospiro, sono ore che sono seduto su quella scomoda sedia: «Vi concentrate sempre tutti sulle cose sbagliate, immagino che nessuno di voi fantastici eroi abbia notato che ultimamente le attività criminose di questi membri della lega dei villains sia scesa a zero, giusto? Che importa, volete soltanto catturarli, il resto non conta...» nessuno risponde ed io sorrido, mi risiedo e spiego di come io abbia aiutato con i loro traumi, quelle povere vittime di una vita per loro troppo dura e di come siano stati loro a consegnare anonimamente All For One al Tartaro perché sono stato io a chiederlo, spiegandoli che se volevano sperare di migliorare dovevano lasciarsi alle spalle chi ha continuato a manovrarli per anni, peggiorando la loro salute mentale per una mera questione d'interessi.

«Ora devo proprio andare, domani è natale e devo prepararmi per il mio concerto. Non vorrete trattenermi contro l'opinione pubblica, dato il fatto che non avete alcun tipo di prova che sia io a nasconderli o che io sappia esattamente dove sono, sapete solo che li incontro occasionalmente e non credo che in un process-» non riesco a finire la frase che un portale viola appare nella stanza mostrando tutti i criminali che stavo proteggendo, vengo abbracciato da Toga che sorride contenta nel constatare che io stia bene e spiega: «Lo so che ci hai detto di non preoccuparci ma non potevamo! Tomura e Dabi stavano per scannarsi quando è arrivato Hawks che ha calmato quel biscotto bruciato, ma Shigaraki ha quasi fatto una scia nel pavimento» io ridacchio accarezzandole la testa, lei fissa davanti a sé guardando Kirishima con un sorrisetto poco casto dicendo: «Vedo che c'è anche Red Riot, spero di finire per l'ennesima volta tra le tue lenzuola, questa volta senza dover celare la mia identità, va bene? Dopotutto mi piacciono quelli dolci a letto»  ella gli fa l'occhiolino per poi allontanarsi velocemente mentre io blocco la sciarpa del moro. « E questo per cos'era? Non mi pare che alcuno di loro abbia mostrato intenti ostili in questo momento, ascoltate tutti, il non pensate forse che il vero problema sia che anche se dei criminali volessero cambiare non viene data loro alcuna possibilità di farlo? Davvero disgustoso, in fin dei conti a voi non importa della verità, volete vedere solo quello che vi fa comodo e il fatto che magari persone pericolose abbiano solo bisogno di aiuto, che possono essere state manipolate per i loro traumi, non lo considerate affatto» mi alzo e raggiungo i miei nuovi amici: «Eroi? Magari una volta, non più» detto questo sparisco.

«Wow, è andato proprio tutto secondo i piani, la faccia del biondino è stata incredibile e il dubbio che ha attraversato i loro occhi incredibile» dice Dabi mentre finiamo di prepararci per domani, vengo stretto in un abbraccio caloroso da Tomura, Toga, Twice e  il moro, i quali mi sorridono rassicuranti dicendo: «Izuku, sappiamo quanto tu stia soffrendo, con noi non devi fingere che vada tutto bene» a quelle parole sento gli occhi bruciare, mi sforzo di sorridere appena e sospiro, sento che loro non mi abbandoneranno e per distrarmi parliamo un po' e ed eccoci, il giorno di natale a scrutare attorno al palco tutti i pro heros tra cui proprio Endevour, ah, a volte credo di essere fin troppo intelligente per prevedere così bene chi metteranno e dove. Abbandono il backstage e avanzo sotto lo sguardo del pubblico con una maglia nera, un giubbetto di jeans smanicato che mostri le profonde cicatrici sulle mie braccia che portano il tuo marchio, dei semplici pantaloni di pelle nera e le mie solite scarpe dello stesso colore dei tuoi occhi, mi domando se noterai tutti questi dettagli che parlano di te, mentre canto la mia ultima canzone che ti riguarda, l'ultimo tentativo di toccare ancora una volta il suo cuore prima di arrendermi, perché se non dovessi venire da me, se non mi volessi indietro allora penso che sprofonderei in una pazzia senza uscita o forse tornerebbe la depressione che ho soffocato per tentare di sopravvivere, ma una cosa è certa: non sarò mai come prima, ormai ho perso la mia dolce innocenza e questa non tornerà mai indietro.

Stringo il microfono tra le dita, la musica di sottofondo comincia a suonare con la folla che lascia udire le ultime urla, il mio nome da cantante "Deku", poi il silenzio cala, le luci si fanno soffuse per poi lampeggiare a ritmo con la base, sospiro e fisso i tuoi occhi che sono puntati su di me, sussulti quando noti la serietà dei miei occhi e sono certo che tu abbia compreso, sono le mie parole per te e prima di cantare spiego: «Questa è una nuova canzone che ho specificamente composto» ed ecco, è il momento:

«Sono andato a casa perché  non mi hai chiamato, dimmi soltanto che sono l'unico, merda, in questo modo. Ho amato perché volevo vagare. Da li la di la ta ta la la» socchiudo gli occhi mentre mi godo la pausa, per me ora è come se ci fossimo noi due soltanto, nient'altro e non mi distraggo nel vedere Dabi che probabilmente sta rivelando a Shoto d'esser suo fratello sotto lo sguardo distrutto di Enji che tenta di abbracciarlo, ma viene respinto da entrambi i figli, se vorrà davvero un rapporto genuino con la sua famiglia dovrà guadagnarselo, com'è giusto che sia. Posso vedere chiaramente come il fulvo si avvicina a te che non sei più mio, però lo allontani senza rivolgergli mezzo sguardo, sei troppo concentrato su di me e godo di come appari afflitto, io picchietto il piede mostrando alla folla i segni del mio passato autolesionista. Riesci a ricordare della nostra prima volta, quando ti mostrai di quanto fossi stato ferito dalle sue parole e di come "Deku" fosse qualcosa impresso nella mia pelle, magari ora stai rivivendo, come me, quei baci gentili e quelle carezze che ti premurasti di dedicare ad ognuna delle mille cicatrici sparse su di me, accarezzando ogni centimetro del mio corpo, sussurrandomi di come fosse meravigliosamente perfetto.

«L'amore mi sembrava in qualche modo familiare, dunque ho disegnato un fiore, perché sono cresciuto troppo velocemente, stavo giocando con la mia sessualità. Qua e là lascio il mio corpo seguire la corrente, ma sono ancora nulla, nulla, nulla, nulla. Questo chiassoso, chiassoso, chiassoso e frivolo cuore mio, chi potrebbe mai notarlo...» mi chiedo se tu abbia mai scoperto di quelle volte nelle quali ho provato a rifugiarmi nell'alcol fuori casa, in qualche vicolo pericoloso, pronto ad abbandonarmi a qualche disgustoso uomo di mezza età pur di toglierti dalla mia testa o delle droghe che ho provato, sperando di poter offuscare la tua immagine che invece era sempre fin troppo nitida, ma non è mai importato a chi mi era accanto, solo i membri della L.O.V. hanno notato in che stato era scivolato il mio cuore e ora che piangi per me, capendo quanto distrutto mi tu abbia lasciato non posso trattenere quegli spruzzi di dolore che credevo aver esaurito, ma che ora bagnano le mie guance, la voce mi trema ma non voglio fermarmi, desidero che tu conosca il mio inferno e il torturatore che sei stato per me in questi anni di lontananza.

«Ho pianto perché non me ne frega un cazzo, stringi me e il mio confuso cuore, solo dammi qualcosa in cambio da li la di la ta ta la la» ho fatto cosa che non mi sarebbero mai venute in mente se tu non mi avessi abbandonato, magari non sarei finito troppo spesso in ospedale, ma come puoi saperlo tu? «Yeah, yeah, yeah, yeah mi sono dimenticato, non sento nulla, yeah, yeah, yeah, yeah, mi sono dimenticato perché ti ho perso. Va' avanti, portami fuori, mi fa male, il suono di Tokyo, odio la città, le persone sono irascibili e fredde, tutto è frenetico e amabile. Pallido e superficiale ma sono fatto, tutti sono qui ma nessuno è qui» le lacrime abbandonano incontrollate i miei occhi smeraldo, la falsa insensibilità nella quale mi ero rifugiato si sta ora sbriciolando sotto i tuoi occhi che non hanno mai abbandonato i miei pensieri, posso vedere come tu appaia sorpreso dalla gelida solitudine di cui racconto tramite le note della mia canzone, questo perché hai lasciato la mia vita e non sai di come mia madre sia venuta a mancare poco dopo la nostra rottura, era con me quando mi hanno rapito e vederla morire dinnanzi ai miei occhi per proteggermi mi ha spezzato ancora di più, certo ieri il tuo ex professore ha accennato a qualcosa, ma non immagini quanto sia stato terribile da vivere. Lo capirai che il modo in cui mi sono gettato nel lavoro quando te ne è andato non è stato sintomo della mia ripresa, ma della grande disperazione che mi ha portato a cercare infruttuosamente conforto nelle folle acclamanti, così tante persone che mi adorano ma nessuno al mio fianco, come posso stare bene in un clima del genere? Solo da poco ho ottenuto degli amici.

Apro gli occhi mentre stringo con forza il microfono, ingoio i singhiozzi che mi risalgono la gola mentre canto, non voglio mostrare il mio debole cuore in tutta la sua vulnerabilità, non a quegli occhi che non sono certo che non mi rifiuteranno, la possibilità del nulla mi angoscia terribilmente. Perché questo mio amore non vuole saperne di tramontare e perché il mio animo, per quanto si macchi, si laceri e si trasformi in malvagio, forse più crudele e calcolatore che veramente cattivo, non riesce a liberarsi della tenerezza che mi suscitai? Cosa ho mai fatto per meritarmi il trattamento che mi è stato riservato da questa vitata spietata che ha ucciso il me bambino, il quale molto tempo fa viveva in me, eppure ora di lui rimane la flebile luce di questo amore insalubre, che mi consuma e muta in un'ossessione terribile, io la combatto ogni giorno con forza, fa male, il mio corpo non lo reggerà a lungo, ma non voglio essere odiato dal mio Kacchan, non voglio diventare come coloro che mi hanno strappato via la mamma e l'ultimo barlume d'innocenza.

«Dove, dove, dov'è? Non riesco a trovare gratitudine o amore in quello che faccio... Tempo e tempo e tempo ancora, continuo a pensarci, il giorno in cui ho pianto per malizia» non posso fare a meno di pregare che tu comprenda il mio dolore, che venga a salvarmi da me stesso perché non riesco più a riconoscermi in quello che faccio o nel mio riflesso, talvolta non mi sento nemmeno cosciente delle mie azioni e ho capito di aver sofferto troppo, d'essere cambiato in maniera irreversibile, ma forse, se mi tendessi la mano potrei ritrovare quei pezzi mancanti del mio cuore che ti ho lasciato portare via quando mi hai voltato la schiena per scappare, non da me, ma da te stesso. Con questa lieve speranza tiro indietro la testa, assecondo le note che si fanno più dolci e lente, sfilo il microfono dal suo supporto e comincio a passeggiare stancamente per il palco, ignaro delle lacrime dei miei fans, forse anche di quelle che tu continui a versare, ma intravedo chiaramente il senso di colpa che cala su All Might, deve avermi riconosciuto, eppure non riesco proprio a capire cosa gli passi per la mente: probabilmente crede che sarei stato un buon eroe, magari invece si da la colpa di un'occasione mancata per salvare un giovane adolescente da una spirale distruttiva o magari cerca di fare una buona impressione perché consegni alla giustizia i miei amici, chi lo sa.

«Quando la notte ventosa finisce e il tuo odore è svanito, cosa faccio quando sono da solo, da li la di la ta ta la la» in questi terribili anni di lontananza,  credi forse che io sia scivolato gioiosamente tra le braccia di Morfeo, se è così allora non hai idea di quanto ti sbagli. Senza di te al mio fianco non posso fare altro che vagare quando la notte cala sulle mie spalle, rinchiuso nel mio appartamento ben arredato che però non mi accoglie come dovrebbe, mi trascino addolorato fino al mio soggiorno e consumo troppo alcol per qualcuno che ha solo vent'anni, ma non basta a placare la voce che urla il tuo nome dentro di me, dunque mi chiudo nella mia stanza dove ancora ho qualcosa di tuo, alcune di quelle maglie che non sei mai venuto a recuperare e che mi hanno fatto affogare nell'illusione che mi stessi stringendo ancora. Ormai non possono più essermi di conforto, non emano più l'odore di caramello che ti contraddistingue e perdonami, accetta la mia ultima richiesta, ascolta la mia dedica e ti prometto che se anche dopo tutto lo show che ho programmato, tra i tradimenti del tuo ragazzo scoperti, i problemi con l'agenzia, gli amici che hanno scoperto il tuo passato e il mio rapporto con l'unione dei cattivi, mi rifiuterai ancora una volta, allora non dovrai mai più sentire il mio nome. Perdona la mia farsa di prima, il mio essere strafottente e avventato, una vita lontano da te non mi appartiene, dunque me ne priverò, sono egoista, sfacciato e crudele, scusami.

Metto tutto il mio essere in queste note urlate, stringendo con forza il tessuto dalla mia maglia contro il mio petto: «Ho pianto perché non mi hai chiamato, sono tornato a casa perché voglio solo te, ho amato perché volevo essere amato, da li la di la ta ta la la. Yeah, yeah, yeah, yeah mi sono dimenticato, non sento nulla. Yeah, yea, yeah, yeah mi sono dimenticato, perché ti ho perso...» crollo, le mie ginocchia non riescono a reggere il mio peso e torno alla realtà, ti cerco tra la folla e non riesco a scorgere la tua figura, piango confuso perché vorrei ridere della mia ridicola situazione ma non ci riesco, sono una causa persa e dannazione, forse quel giorno di tanti anni fai non avrei dovuto parlarti del mio dolore, così non avrei assaporato la gioia del suo amore e magari non avrei dovuto vivere abbastanza da vederti indugiare sulle labbra di altri, forse mi chiedo se non sarebbe stato meglio per me uccidermi quando l'ho desiderato... Mi rialzo lentamente trabballando, non importa più, non c'è modo di cambiare il passato, posso solo essere onesto un'ultima volta e poi gettarmi completamente nello sconforto, dunque lascio che la musica prosegua, ci mancano pochi istanti perché si esaurisca e io sono pronto ad andare in contro al mio destino, lascio il palco e senza preavviso vengo stretto da due braccia forti che riconoscerei ad occhi chiusi.

«Deku mi dispiace così tanto, non credere che abbia mai smesso di amarti perché non è accaduto, non potevo sopportare il peso di quello che avevo fatto, vederti tremare ogni volta che mi avvicinavo senza farmi notare perché ti avevo ferito in modo irreparabile, è stato troppo. Mi sono detto che lo facevo per te, sperando che avresti potuto trovare qualcuno di migliore ma la verità è che stavo solo cercando di scappare da me stesso, perdonami» m sussurri accanto all'orecchio facendo pressione con il tuo viso contro il mio collo, posso sentire chiaramente le copiose lacrime che scivolano fuori dai tuoi occhi di cinabro e mi sento mancare, non posso creadere a quello che hai appena detto, dunque mi volto, allontanandomi dalle tue braccia per osservarti. Alle nostre orecchie giungono le voci furiose di alcuni tuoi ex compagni di classe che urlano il tuo nome, tuttavia non possono avvicinarsi ed interromperci perché i miei amici stanno facendo del loro meglio, rivolgendomi un cenno del capo come a dirmi che,  dopo averli tanto aiutati, è giunto il momento che ripaghino il favore, sono davvero grato ma non riesco a dire nulla. A causa della mia non reazione ti metti in ginocchio, mi guardi dal basso verso l'alto senza lasciare che le lacrime si fermino, non ti curi del tuo orgoglio, della voce che trema o di star pregando qualcuno per la prima volta nella tua esistenza: «Ero terrorizzato, ho lasciato nel tuo cuore ferite che non guariranno mai e conoscendomi non avevo alcuna garanzia che sarei riuscito ad evitare di crearne altre, dunque mi sono allontanato. Sai mi viene da piangere ogni volta che qualcuno prova a chiamarmi "Kacchan" da quando mia madre ha invitato a casa i miei stupidi amici riproducendo un vecchio video di noi due da bambini, quel giorno ho detto che ero stanco ma la verità è che mi sono chiuso in camera mia a stringere le nostre foto insieme e sai, tutti quegli oggetti che hai lasciato nella mia stanza, li ho tenuti e sono stati il mio unico conforto per anni, come probabilmente lo sono stati i miei per te...» boccheggia per avere un po' d'ossigeno e poi continua: «Ho accettato i sentimenti di quel testa di cazzo di Kirishima solo perché sono un uomo tropo fedele, era il mio modo per impedirmi di fare qualcosa che avrei rimpianto come cercare conforto nelle carni altrui e quei pochi baci che ci siamo scambiati sono stati terribili, disgustosamente terribili perché quelle labbra non erano le tue. Ti ricordi quanto io odi la menta, no?» io annuisco cercando di rimanere saldo sulle mie gambe, non ci riesco perché quello che mi stai dicendo mi rende troppo felice, nonostante il dolore che persiste; tu vedendomi cadere, ti sporgi e mi stringi, impedendomi il duro contatto con il pavimento.

«Eppure la mia casa è piena di tisane alla mente, piante di menta e sacchetti profumati perché mi ricordano il tuo odore, mi dispiace, sono stato ancora una volta un deficiente...» io sorrido e ti abbraccio, respiro a pieni polmoni l'odore di caramello che emani mischiarsi con il dolce della nitroglicerina del tuo sudore, ti accarezzo il viso accaldato asciugando le lacrime che si stanno lentamente esaurendo sotto il tuo sguardo sorpreso ma onestamente innamorato, ora che ti osservo da vicino posso scorgere chiaramente le occhiaie evidenti quasi quanto le mie e ti dico che non sono mai riuscito ad odiarti e che non smetterò mai di amarti: «Kacchan sei tutto quello che mi rimane, se te ne andrai un'altra volta, io non sopravviverò» «Non voglio perdere nuovamente la persona più importante per me, Izuku, non importa quali saranno le conseguenze della mia scelta, rimarrò per sempre al tuo fianco d'ora in poi, sempre che tu me lo permetta» io sorrido genuinamente dopo anni di urla e pianti, mi butto ancora una volta contro il tuo petto beandomi di una delle tue rare risate, rendendomi finalmente conto come i tuoi amici abbiano smesso di tentare di interromperci. Improvvisamente mi afferri le guance, fissi i tuoi rubini carichi d'amore nei miei smeraldi tremanti per poi poggiare titubante le tue labbra sulle mie, accarezzandole appena per poi applicare una leggera pressione, io mi aggrappo alle tue spalle non volendo che questo contatto finisca ed ecco che il casto sfiorarsi di bocche degenera, diviene più carnale ed impetuoso, tanto che gemo più volte, assaporandoti e godendo delle nostre umide lingue che si scontrano veementi, persi in quest'attimo di noi con i nostri cuori che battono pericolosamente, in un angolo di paradiso che mi fa sentire rinato, leggero come una nuvola. Quando l'ossigeno termina ci stacchiamo ansanti, sorridendo come due idioti, travolti dall'amore che ci professiamo, ignari delle telecamere puntate su di noi, almeno finche dall'esterno non sentiamo il pubblico urlare in visibilio, con la folla che applaude e inneggia ad un altro bacio, quando ci rendiamo conto dell'accaduto ci ritroviamo paonazzi, io mi nascondo nel tuo petto e tu affondi il viso tra i miei ricci, con Toga in sottofondo che ridacchia e bisbiglia che inavvertitamente potrebbe essere la colpevole degli eventi e che ora gli eroi possono provare ad arrestarmi se vogliono, io allora biascico qualche parola che nessuno ode, ma che traduci per me: «Izuku ti sta insultando» «Awww ti voglio bene anche io piccolo orsacchiottino» «Eww, che schifo» sento dire a Tuoya che viene zittito da Hawks: «Certo, meglio i nomignoli che mi dai tu tipo cu-» le mani del più alto gli tappano la bocca con una risata falsa.

Tu mi separi leggermente da te, mi tendi la mano e mi aiuti ad alzarmi, così che possiamo fronteggiare Aizawa, il quale con un sospiro si pizzica il naso per poi annunciare: «Ascolta ragazzino, hai fatto qualcosa di davvero pericoloso e stupido ma dopo quello che hai detto ieri l'associazione eroi ha considerato la situazione e è stato implementato un programma di riabilitazione per criminali, se i tuoi amici risulteranno con una buona salute mentale allora non verrai accusato e loro verranno inseriti nel programma, in modo da poter essere reinseriti nella società, anche se potrà volerci del tempo» «Per me va bene, dopotutto ho fatto un ottimo lavoro con i loro problemi, giusto Uraraka» le faccio l'occhiolino e lei arrossisce fischiettando, facendo di tutto per ignorare gli occhi dolci della bionda, che però s'imbroncia, io sorrido avvertendoti appoggiare il mento sul mio capo, oggi ho proprio avuto il mio miracolo di natale.


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