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Crudele destino

Qesta one shot mi è stata richiesta da @FRE603 spero ti piaccia e che piaccia a tutti i miei cari lettori.

Il mondo non era altro che un luogo ingiusto e subdolo, questa verità apparí subito dinnanzi agli occhi smerladini di Izuku, il quale fin dalla tenera età aveva sviluppato una mente stremamente brillante, di molto distante da quella limitata e superba dei suoi simili, convinti di potersi permettere ogni sorta di capriccio riguardo ai mortali, deboli creature dalla vita breve come il periodo di fioritura di una rosa, ignari di vivere in una parte limitata di un modo estremamente più ampio, racchiusi in una bolla di protezione che neppure le divinità potevano rompere, fu forse un atto di gentilezza della prima persona a presentare delle mutazioni genetiche chimate "God's blessing" ovvero benedizione divina e forse perché sapeva che, prima o poi, i semplici umani sarebbero stati visti come animali aveva voluto separare sé e quei pochi che presentavano la mutazione, dagli altri, creando una realtà parallela e molto più impressionante.

I bambini crescevano con numerose storie che screditavano i mortali, i quali venivano trattati come sciocche bestie impotenti e di poco valore, come bambole che potevano essere trattate in ogni modo o addirittura come piccoli ed insignificanti moscerini e purtroppo non erano rari i casi nei quali le divinità, in un momento di noia, si divertissero a dar vita a fenomeni distruttivi all'interno della barriera, giacché avevano scoperto di poter interagire con quel piccolo spazio vergine, ignaro d'esser solo un gioco di persone senza scrupoli, che non avevano mai perso un solo attimo a domandarsi se fosse moralmente corretto agire in quel modo, quando a perdere la casa, a morire durante un'eruzione vulcanica sarebbero potuti esserci loro, la risposta tutte le volte era che era impossibile, dunque perché avrebbero dovuto preoccuparsene? Ecco, fu questo tipo di marciume spirituale condiviso da la maggior parte dei suoi coetanei che spinsero un bambino di appena dieci anni a guardare con disgusto la sua società, svincolandosi in ogni modo possibile da i loro malati giochi o usanze che trovava raccapriccianti, rimanendo fedele solo ai suoi principi che lo avevano reso velocemente vittima di insulti e piccoli attacchi, i quali in lui non lasciarono marchio alcuno.

Ogni volta che l'amarezza lo pervadeva in maniera pungente, egli soleva allontanarsi dalla città nella quale risiedeva, avventurandosi per tortuosi sentieri che percorrevano boschi infiniti, viaggiava senza sosta sopra le sue giovani gambe, sino a giungere dinnanzi ad un piccolo monumento in pietra scura, solitamente illuminato dai caldi raggi solari, solo in quella oasi di tranquillità veniva avvolto da una pace gentile, come le carezze della madre che non avrebbe più avuto modo di sperimentare sulla sua pelle puntinata di lentiggini, purtroppo suo padre era caduto in una battaglia molti anni addietro e la genitrice, a causa di una della sua natura umana, lo aveva abbandonato in giovane età, stroncato da una malattia che il suo corpo non era riuscito a reggere. Ella lo aveva cresciuto al meglio delle sue forze, spiegandogli che non era giusto guardare gli altri in maniera superba, non importa quanto si fosse ad essi superiori, bisognava mantenere un cuore umile ed uno spirito onesto per poter essere davvero migliori e il giovane riccio fu grato agli insegnamenti che ricevette, celando al mondo la sua natura di meticcio, non perché la disprezzare, ma perché sapeva bene che avrebbero tentato d'ucciderlo, ignoranti creature che pensavano all'orrore dell'impurità, senza conoscere il fatto che l'incrocio tra le due razze avrebbe portato ad una superiore grandezza, la quale venne sperimentata da Izuku, solo anni dopo. Fortunatamente la sua maniera di ragionare era stata aveva contagiato alcuni dei ragazzi con i quali era cresciuto, che avevano avuto la possibilità di conoscere il calore emanato dalla sua defunta genitrice, tra questi v'erano Uraraka, Iida, Todoroki, Tsuyu e Mina che come lui cominciarono progressivamente a rendersi conto dell'orrore sul quale si fondava la realtà come veniva loro insegnata, fu questo a peggiorare ulteriormente la relazione, per altro già estremamente complessa, fra Shoto e suo padre, il quale era estremamente rigido e s'era imposto sul figlio per non fargli più frequentare i suoi amici, ritenendoli degli sciocchi che volevano corrompere il suo modo di pensare, tuttavia dopo la sfuriata che l'altro gli fece non ebbe più il coraggio di mettere bocca sulle sue decisioni, intimorito dalla minacciosità e dalla potenza del suo stesso sangue.

Giunti i suoi venti anni Izuku aveva fatto in modo di perpararsi un'abitazione nella profondità della natura, poco distante dal monumento che aveva fatto ergere per sua madre, posizionato lì non solo per salvaguardarlo dalle angherie di altri della sua specie in caso avessero scoperto che Inko era umana, ma anche per permetterle di risposare nel luogo in cui aveva incontrato suo marito, passando per sbaglio la barriera che era lì situata. Gli esseri mortali erano deboli e privi di ogni potere, talvolta però sviluppavano da soli delle caratteristiche molto simili alla mutazione divina, cosa che poteva terminare con il farli ritrovare dall'altro lato, senza che potessero rendersi conto di come vi erano arrivato o del pericolo che correvano, difficilmente riuscivano a tornare indietro e se venivano colti dalla massima sfortuna possibile allora si sarebbero ritrovati preda dei trafficanti di umani, i quali perlustravano continuamente i confini per poi rivendere queste povere anime, trattandoli alla stregua di animali esotici, cosa che aveva definitivamente spinto il riccio a chiudere ogni rapporto con quel mondo. Ecco perché allo scoccare la mezza notte, raggiunta la maggior età, prese le cose che voleva portare con sé  esalutò calorosamente i suoi amici i quali, per quanto desierassero supportarlo, non pensavano affatto che agire in questo modo fosse una buona idea, anche se non erano certi di poter esprimere chiaramente la loro preplessità, la quale però non passò inosservata agli occhi smerlado del nostro protagonista che, con un profondo sospirò domandò: «Cosa c'è che non va?» «Sei sicuro che sia una buona idea quella di lasciare gli studi e la possibilità di avanzare in politica, voglio dire, non sarebbe il modo migliore per cambiare le cose?» lui sorrise amaramente riattendo: «Shoto, di cosa stai parlando? Cambiare le cose? Sapete bene che tra migliaia di persone noi siamo gli unici a pensarla in questo modo in questa città, che poi non è un semplice paesino, ma la capitale del nostro regno, credi davvero che potrei trovare appoggio in gente che prova piacere nel tomentare i mortali, solo perché ne hanno il potere?» ci fu un breve silenzio, nessuno aveva modo di ribattere e giusto per dare un punto definitivo al discorso, egli aggiunse anche: «Per non parlare della mia natura di meticcio, se lo scoprissero mi darebbero sicuramente la caccia, tenterebbero in tutti i modi di farmi fuori, quindi credo che il mio vivere lontano dal marciume dalla soceità sia la scelta più saggia, non solo per evitarmi il voltasotomaco, ma anche per poter aumentare le mie abilità in tranquillità, scoprire se ho qualche cosa di diverso dalle divinità complete e soprattutto per essere più al sicuro di quanto sarei mai circodato da persone dalla mente limtata, senza cuore o sensibilità» «Hai ragione, su tutti i fronti, dunque non posso fare altro che approvare la tua decisione. Non ti fermerò né dirò più nulla al riguardo dato che l'hai ben ponderata e credo che la tua maturità ti permetterà di vivere correttamente anche senza le agevolazioni civili» disse il ragazzo dalla chioma blu, movendo le proprie mani in modo robotico, ottenendo l'approvazione della minuta ragazza castana, che con espressione corrucciata chiese: «Potremmo comunque venirti a trovare di tanto in tanto, vero?» «Per me non ci sono problemi Uraraka, a dire il vero la mia porta per voi sarà sempre aperta, in caso vi stancasse di vivere con loro» «Aww, Midobabe se mi parli così però mi farai piangere, facendomi colare il trucco» disse Mina singhiozzando appena, venendo stretta in un abbraccio dalla più bassa alla sua destra, Tsuyu le passò una mano fra i capelli rosa e con un sorriso fece un segno positivo al ragazzo: «Allora preparati a vederci più spesso di quanto vorresti, kero» Deku a quelle parole non potè trattenere la live risata che riverberò nel silenzio notturno, mentre si voltava, muovendo le braccia per salutare i ragazzi alle sue spalle, per ritirarsi nella solitudine del bosco.

In un paio di anni, aiutato dalla sua incredibile intelligenza e dai numerosi libri lasciatigli in eredità dai propri genitori, Izuku imparò che il proprio corpo funzionava in maniera del tutto differente da quella delle divinità puro sangue, di conseguenza non aveva la maggior parte degli svantaggi causati dalla mutazione divina, cosa che gli permetteva di utilizzare tutta la sua percentuale di potenza, contro il misero cinquanta percento degli altri e fortunatamente la metà di sé che invece presentava la mutazione in purezza, bilanciava la debolezza mortale del suo corpo, in poche parole se solo avesse desiderato farlo avrebbe potuto spingere in ginocchio i governanti del suo regno, prendendo in mano la politica e l'educazione delle nuove generazioni, portando caos e scompiglio in quel mondo malato, dalla moralità distorta, eppure non fece nulladi tutto questo poiché non era mai stato interessato nel potere. In più era certo che cercare di rimuovere certe erronee convinzioni dalle menti dei suoi simili doveva avvenire su un piano ben più profondo che quello offerto dalla pura e semplice paura, poiché altrimenti non si sarebbe eliminata la radice al problema, anzi, sarebbe stato persino peggiore poiché se le divinità avessero scoperto le potenzialità delle generazioni meticce, allora gli esseri umani avrebbero sicuramente incominciato ad essere sfruttati come macchine riproduttive ed i nuovi nati, quasi certamente sarebbero stati cresciuti come macchine da combattimento, armi, ma non come dei figli da amare e questo lui non desiderava permetterlo, ecco perché anche dopo questo importante punto di svolta tacque la sua natura e non si invischiò con quanto facevano i potenti, almeno non direttamente. I suoi amici avevano cominciato a conoscere con i loro occhi quanto fosse profonda l'oscurità e la corruzione fra le alte sfere dell'economia e della politica, cosa che aveva accentuato ancora di più il disgusto che già avevano sperimentato in gioventù, ma l'apice avvenne quando Shoto stava passeggiando con loro nella sua proprietà e per caso scoprì un piccolo corridoio ben nascosto, curioso vi entrò e quanto si parò dinnanzi agli occhi non solo suoi, ma anche degli altri, fece venire la nausea a tutti: v'erano numerose gabbie con degli essere umani, tra maschi e donne, mal nutriti,  gremiti di ferite fresche e vecchie cicatrici, con i volti scavati e gli occhi vuoti che venivano utilizzati come schiavi domestici o ancora peggio sessuali, fortunatamente riuscirono a lasciare quell'orribile luogo prima d'esser stati scoperti e in tutta fretta si divisero con la promessa di ritirarsi nella solitudine con Izuku.

Era frustrante come non potessero parlarne a nessuno, quell'uomo era troppo influente e anche se gli altri lo avessero narrato ai loro genitori, erano certi che questi non si sarebbero preoccupati, senza mostrare neppure un grammo d'indignazione poiché secondo la loro viosone delle cose i mortali erano inferiori e ognuno poteva trattarli come diavolo voleva, a condizione che questi appartenessero a loro e non ad altri. Shoto fu l'unico che non lasciò nulla detto a suo padre, dietro di sé aveva solo abbandonato un piccolo pezzo di carta per sua madre dove diceva di non accettare il modo in cui era costretto a vivere, tutti gli altri invece dichiararono il proprio amore per i genitori, spiegando che però non erano compatibili con quel luogo e di non cercarli. Ecco spiegato come Midoriya si trovò davanti casa la banda di rumorosi ragazzi, con i quali formò un'orgazzione sovversiva che operava lungo il confine, sventando il traffico di mortali, soprattutto se erano alcuni degli appartenenti alle divinità a tirare dentro la loro parte quei poveri umani che, malauguratamente, senza essere a conoscenza della live mutazione nel loro corpo venivano forzatamente fatti attrvaresare, poi imprigionati ed in fine venduti, obbligati ad una vita di abbusi dalla quale non potevano scappare o essere salvati, motivo per il quale Deku comprese che l'unica maniera nella quale potevano aggire era colpire direttamente alla radice e di fatti cominciarono a dare non pochi problemi agli affari della L.O.V., ovvero l'organizazione malavitosa che si occupava delle attività precedentemente citate. Tutto procedeva tranquillamente, i mortali poi venivano rispediti nel loro mondo d'origine una volta che Mina, grazie alla sua abilità, avesse loro cancellato le memorie, ma qualcosa cambiò un giorno d'inverno, con la neva che veniva giù a fiocchi, gli animali s'erano rintanati nelle caverne o nei buchi che s'erano scavati nel terreno per proteggersi da quella che si prospettava una stagione estremamente rigida, tanto che i ragazzi avevano preso l'abitudine di raggrupparsi assieme, stringendosi attorno al camino del salotto, avvolti da delle morbide coperete e nonostante questo il riccio, caparbio come pochi, continuava a vagabondare lungo i confini per assicurarsi di non mancare alcun tentativo della L.O.V. e scorpì d'aver fatto bene a perseverare, trovandosi facci a faccia con Dabi, uno dei criminali più ricercati di tutto il regno, il quale non esitò a scagliare delle potentissime fiamme blu contro l'altro. Izuku le evitò con agile eleganza, lasciando scivolare i suoi occhi smeraldo sui mortali in catene alle spalle dell'uomo colmo di cicatrici, li stava semplicemente contando quando intravide fra loro un giovane ragazzo, aveva circa la sua età, era certamente di bell'aspetto con la vita sottile ma i muscoli ben pronunciati, la chioma scompigliava di un oro brillante, il tutto impreziosito da magnetici occhi, profondi come due pozze di fuoco vivo, ardente di una vitalità invidiabile, quella visione lo assobrì completamente per qualche istante, non sapeva spiegarsi l'improvviso interesse che era scaturito in lui e fortunatamente i repentini assalti del suo nemico lo riportarono alla realtà prima che accadesse qualcosa di irreparabile. «Tu devi essere il capo di quei fottuti mocciosi che continuano a rovinare i nostri affari» sibillò il moro irritato, osservando minacciosamente un Midoriya più composto di prima, diritto, con un portamento fiero e le spalle rilassate, digrignò i denti quando lo vide sgrullarsi i vestiti, in una muta provocazione che si rivelò piuttosto efficace, tuttavia nonostante egli gli avesse scagliato addosso la sua mossa più potente, il riccio ne era uscito indenne, con un sospiro, estingendo quelle che erano note come le fiamme più potenti conosciute, quel viso angelico, puntinato di lentiggini si contrasse in un ghigno divertito mentre chiedeva al malvagio: «Scusa, sto ancora aspettando che inizi il combattimento, hai finito di scaldarti?» «Tu-» il malvagio non riuscì neppure a terminare la frase, che si ritrovò a terra, agonizzante, con gli organi interni che si contorcevano sofferenti, quasi fossero stati esposti ad un'inconcepile pressione, poco dopo dei rivoli di sangue cominciarono a zampillare fuori dagli occhi cerulei, le orecchie, il naso e le labbra, cessando solo nel momento nel quale egli perse la vita.

Deku aveva imparato che la prudenza non era mai troppa, dunque si adoperò per accertarsi che l'organo vitale di Dabi fosse ridotto in poltiglia e come si aspettava, un ultimo rantolo soffocato sfuggì al moribondo, se avesse avuto uno scontro con chiunque altro questo trucchetto si sarebbe rivelato efficace, ma era stato proprio sfortunato. Una volta accertatosi della propria vittori punto lo sguardo attento sui mortali dicendo: «Come avete notato questo posto non è sicuro e voi ora come ora non siete in grado di tornare dall'altra parte della barriera, anzi, temo che a differenza degli altri che abbiamo aiutato voi non potrete fare ritorno al vostro mondo sicuro, purtroppo riesco a percepire distintamente un qualcosa di fin troppo simile ad una mutazione divina, questo schermo protettivo non vi lascerà passare. Sono certo che siate confusi e che soprattutto non riponiate affatto fiducia in me, lo comprendo dato che non avete la minima idea di chi io sia, di quale sia la mia identità o di dove vitroviate, ma considerando la situazione credo che, siate d'accorod con me, se dico che seguirmi per ora, per voi, è l'opzione migliore» tutti annuirno silenziosamente, tranne Katsuki che già ostentava una natura ribelle e difficile da piegare, cosa che inaspettatamente per il gruppo spaesato, non parve infastidire quello che si era presentato come loro salvatore, ma che non erano certi non volesse sfruttarli come l'uomo che precedentemente li aveva fatti ritrovare in quel luogo ignoto. Camminarono un po' per la fitta boscaglia, combattendo il tremore alla mascella che faceva battere loro i denti in maniera incontrollata, non erano vestiti in modo adeguato dato che stavano semplicemente dirigendosi a casa dopo la scuola, in piena primavera, dunque a separarli dalla neve copiosa avevano solo un timido strato di cotone, insomma, avrebbero dovuto cambiarsi o sarebbero sicuramente morti assiderati. Si sorpresero quando davanti ad un'abitazione rurale videro una ragazza dalla carnagione di un rosa innaturale, con due occhi dal bulbo nero e la iride dorata e ancora più scioccante fu per loro vedre delle corna svettare attraverso la sua chioma ricciouta, persino Bakugou si accigliò perdendo la sua facciata imperturbabile e minacciosa, mentre si chiedeva dove diavolo erano finiti, cosa che peggiorò nel notare aggiungersi a lei una minuta ragazza che dall'apparenza ricordava leggermente una rana, soprattutto a causa della sua lunga lingua rossa, i più normali erano il ragazzo con le gambe che ricordavano dei motori, l'altro con la chioma bicolore ed in fine la ragazza dalla chioma a caschetto, castana, che non aveva nulla di strano in verità. «Oh, non posso crederci, Midobabe aveva ragione, credo che stia portando in salvo dei mortali» «Mina, questo è senza dubbio importante ma mi chiedo contro chi abbia combattutto» domandò Todoroki portandosi due dita al mento con fare pensoso, con un sospiro il ragazzo dalla chioma verde spiegò: «Ho incontrato Dabi e potrei o meno averlo ucciso» «Izuku so che lo hai fatto per una buona ragione, tuttavia questo comportamento è altam-» «Todoroki, credo fosse tuo fratello, fiamme blu» l'altro non disse nulla, scosse il capo e tornò dentro, facendo strada ai nuovi arrivati che avevano numerosi interrogativi riflessi negli occhi.

«Qualcuno mi spieghi cosa cazzo sta succendo» ringhiò Katsuki esasperato volendo parere minaccioso, ponendosi con il suo gruppo dinnanzi al camino scoppiettante mentre fissava con gli occhi rubino la figura di Izuku che si versava con tranquillità una tazza di un liquido fumante, a spiegare ci pensò Iida, lasciandoli tutti a bocche spalancate, Uraraka continuava a stringersi attorno al riccio, il quale tuttavia continuava a scombiarsi sguardi profondi con il biondo, che in quale modo si sentiva affascinato da quel giovane uomo alto, dal corpo massiccio, il viso meraviglioso a metà ttra l'angelico ed il sensuale con quei suoi brillanti occhi contornati di lentiggini. Bakugou non aveva mai mostrato apertmente il proprio interesse verso qualcuno prima di allora, questo perché non gli era capitato prima di sentirsi trascinare con cotanta intensità verso un qualsiasi individuo e la cosa non gli piaceva per nulla, significava che non aveva il suo solito controllo, non potendo neppure escludere che non si trattasse dell'abilità del riccio, il quale con voce bassa e mascolina disse: «Se rimarrete qui sarete al sicuro, non inoltratevi da soli nella foresta e non pensate di uscirne, diveneterete subito dei bersagli. Comunque vi dispiacerebbe dirci i vostri nomi?» i primi a presentarsi furono Kirishima, Kaminari, Yayorozu ed in fine Katsuki.

Vissero insime per un paio di settimane e ormai la mutazione s'era come risvegliata nei mortali che tuttavia non avevano abbastanza potere da combattere neppure un bambino, in compensò però alcuni avevano trovato in quella sttrampalata banda di benefattori qualcuno con il quale avevano preso a sbocciare sentimenti preziosi, i primi a trovare assoluta corrispondenza furono la ragazza aliena e il fulvo, che con la loro vivacità riempivano d'allegria l'ambiente, poi Tsuyu e Tokoyami avevano scoperto d'avere molti punti in comune, tanto che passavano ore a disccorrere con tono basso delle letture preferite, di due culture diverse ed estremamente affascinanti agli occhi degli altri, mentre la timida mora era in qualche modo riuscita ad inasturare un rapporto piacevole con il più gelido delle divinità, trovando in lui un appoggio per la sua scarsa fiducia in sé stessa, aiutandolo ad accettare i propri drammi familiari senza lasciarsi consumare dalla disperazione che di tanto in tanto gli annebbiava il cuore  e poi c'erano Midoriya e Katsuki, i due avevano cominciato a passare più tempo assieme poiché il temperamento del biondo non era gestibile per nessun altro che il pacato e forte capogruppo, il quale era stato denominato "Deku" in modo dispreggiatvo, come una sorta di sfida, la quale era stata accettata e ricambiata da un più infantile "Kacchan" e non si può certo dire che i due non litigassero, anzi, lo facevano eccome, solo che tutte le volte il riccio aveva la meglio, placando l'animo del biondo. Uraraka, seccata dall'eccessivo interesse che il ragazzo del quale era innamorta mostrava a Bakugou, pensò di cominciare a punzecchiarlo riguardo le sue continue sconfitte, avendo ormai intuito come il suo punto debole fosse principlamente l'orgoglio che ostentava, riuscì ad infastidirlo a tal punto che si allontanò, non voleva dover fronteggiare quella dannata oca ancora per un solo istante, anche perché non poteva nemmeno minacciarla con il rischio di finirei nei guai, con il caratteraccio che si ritrovava era certo che avrebbero creduto a lei piuttosto che ascoltare la sua versione, dunque alla ricerca di un po' di calma si sedette vicino ad un piccolo ruscello.

Poco più avanti scorse la figura nuda di Deku, il quale presentava un fisico staturaio con la pelle bagnata da piccole gocce che brillavano sotto il sole morente, con tutti i possenti muscoli esposti in maniera divina, lasciandogli intravedere numerosi cicatrici, le quali agli occhi dell'ossevatore, donavano una connotazione più misteriosa e virile al riccio. La sua chioma scompigliata era zuppa, tirata indietro in modo sensuale con qualche ribelle ciocca che penzolava contro la fronte rilassata, le palpebre erano abbassate con qualche gemma d'acqua intrappolata fra le ciglia, i lineamenti marcari lo rendevano ancora più spettacolare, sebbene fossero addolciti dalle piccole macchie aranciare che solo allora notò non essere presenti solo sul volto, ma anzi, queste scivolavano come una cascata di stelle anche lungo il collo muscolose e le spalle ferme, insomma, non c'era molto altro che lui potesse dire, lo trovava bellissimo ed era la prima volta in cui era rimasto incantato da qualcuno, non importa che si trattasse di donna oppure uomo, semplicemente non riusciva a distogliere lo sguardo, deglutendo teso, in un inconscio avvicinarsi del quale si rese conto solo quando due brillanti smeraldi si spostarono sulla sua figura inquieta, con fare apprensivo. «Che ci fai qui? Sei fortunato che ci sia io nelle vicinanze» aveva usato un tono duro che però era stato tradito dallo sguardo gentile che gli rivolse, per una volta l'altro decise di provare a rilassarsi sedendosi a terra, a qualche passo dall'argine rispondendo: «Sono giorni che faccia tonda fa del suo meglio per farmi andare fuori di testa, oggi mi sono stufato e siccome non avevo voglia di sentirla starnazzare ancora mi sono allontanato cercando di calmarmi un minimo, mi sono ritrovato qui e ho deciso di venirti in contro» scrollò le spalle nel tentativo di non  risultare come una vittima degli eventi, non voleva in alcun modo apparire debole, non si aspettava certamente che l'altro fosse dalla sua parte, per questo fu sorpreso di sentirgli dire: «Ultimamente si sta comportando davvero in modo strano, pensavo di averlo solo immaginato ma a quanto pare avevo ragione. Tu teta di ignorarla, non può fare molto di più che parlare dato che le sue abilità sono solo di cura, non ha la possibilità di combattere, ma se peggiora fammelo sapere che la rimetterò in riga» «Non c'è bisogno di trattarmi come un bambino, non ho bisogno di protezione» «Non si tratta di questo Kacchan, si tratta di quello che è giusto e ciò che non lo è» ridacchiò quando, prendendolo con la guardia abbassata, riuscì a trascinarlo nel fiume con sé. «Dannato bastardo» biascicò spuntando fuori dal liquido cristallino, aveva le sopracciglia contratte in un'espressione truce, bene, se Deku voleva giocare in quel modo non si sarebbe opposto, ma prima doveva sbarazzarsi di tutta quella roba che poteva rallentarlo ed i vestiti bagnati erano una di queste, dunque eliminò gli indumenti, lasciandoli a terra nella speranza che si asciugassero, stessa sorte capitò alle sue scarpe e prese ad inseguire a nuoto il più alto, il quale rideva senza alcun contegno e quando Katsuki meno se lo aspettva sparì sott'acqua, riapparendo alle sue spalle, stringendolo con presa ferrea, avvolgendo le sue braccia attorno al suo bacino, per poi sussurrare con voce roca: «Kacchan, ti ho preso» l'altro rabbrividì istantanemanete, trattenne il fiato per un attimo avvertendo la temperatura corporea di entrambi salire alle alle stelle, si voltò e si fissarono in maniera ignota, strana per entrambi, con un trasporto che non riuscivano a spiegarsi o a comprendere, si conoscevano da così poco eppure sembrava tutto così naturale, giusto in quell'istante di paradiso che li colse, spingendoli ad un bacio inaspettato, di natura travolgente che li spinse ad aggrapparsi l'uno all'altro, con il fiato corto, le bocche umide a contatto, le lingue che si scontravano febbrilmente e le mani bramose che tastavano le loro carni libidinose.

Bakugou non aveva alcun controllo in quel momento, ma non prova irritazione, anzi, gli apreva di aver raggiunto finalmente un po' di pace con se stesso, gli piaceva quella sensazione elettrica che lo stava facendo sussultare, la maniera in cui il suo stomaco si contrceva giocosamente, procurandogli una sconosciuta leggerezza che venne presto sostituita da una moltitudine di impressioni ben più carnali, infatti non appena ebbe percepito le curiose dita del riccio esplorare la curva della sua schiena sentì lìimpulso di sospirare, inarcandosi contro i pettorali forti di Izuku, che soccombendo ai desideri inespressi che gli avevano infervorato lo spirito accarezzò lascivamente i glutei dell'altro, il quale infilzò le dita nelle sue spalle, soffocando un gemito in quella scarica di contatti focosi dalla quale le loro labbra bramose avevano tanto faticato a staccarsi. Ansimavano confusi, travolti da quel sentimento di leggera natura, ma pesante in modo incompresibile, nuovo, che i loro acerbi cuori non erano ancora in grado di identificare con i loro cuori acerbi, novizi a questo naturale legame che era nato, come un germoglio in terre considerate aride, nel silenzio della natura bisbigliarono i loro nomignoli estasiati, con un desiderio che sembra impossibile frenare, avrebbero voluto esplorarsi ancora, assaporarsi in ogni centimetro dei loro corpi vicini, inebriarsi dell'aroma celestiale che già danzava nelle loro narici estasiate, non era stato abbastanza quel violento modo di divorarsi, era parso troppo povero, quasi tenero nonostante il vigore che ci avevano impresso ma non poterono, un attacco a sorpresa li scosse dalla loro bolla infrangibile, una risata acuta, malata rimbombò nella foresta ed una scura coltre violacea avvolse il corpo spogli di Katsuki, facendolo svanire davanti lo sguardo truce di Izuku, che con un ringhio ascoltò delle parole riverberare nella solitudine che lo aveva avvolto: «Tra una settimana, nella capitale si terrà un torneo, se vinci potrai riavere il tuo giocattolino, è un vero peccato che tu non lo abbia marcato e sappi che Endevour sa che hai ucciso il suo amato fornitore, Tuoya, se hai il coraggio di presentarti ti aspettiamo» quando tornò il silenziò provò nel suo petto un odio tale che non riusciva a contenere la propria potenza, non c'era nessuno nelle vicinanze, lo sapeva, ma davvero la calma gli era scivolta di mano e improvvisamente la pressione gravitazionale si fece tanto forte che tutti gli alberi e l'acqua stessa si appiattirno contro il suolo, era talmente tanto fuori di sé che riuscì persino a raggiungere la piccola villetta, facendo accasciare tutti al suolo, agonizzanti, contorti sul loro stessi nel tentativo di alleviare il dolore, poi improvvisamente nulla.

«Deve essere successo qualcosa a Midoriya» disse preoccupata la castana, gli altri a conoscienza delle reali abbilità del riccio fecero un cenno di assenzo, si prepararono ad ucire per cercarlo ma prima che potessero farlo egli piombò all'interno dell'abitazione scuro in viso, era completamente diverso dal solito, non stava neppure tentando di nascondere la sete di sangue che si era impossessata delle sue carni e disse, puntando gli occhi ormai di un verde tetro su Uraraka: «Qualcuno ha rapito Katsuki, lo metterano in palio al torneo organizzato ogni anno dall'associazione statale e Uraraka, spero di non dover scoprire che sei stata tu a pralrare di un umano perché se scopro che lo hai fatto per saldare il tuo debito e quello della tua famiglia, allora spera di trovare un posto nel quale io non possa raggiungerti» aveva utilizzato un tono freddo, spietato che le fece rispondere: «Perché lo hai tanto a cuore, non lo conosci nemmeno, non è neppure gentile e ti metti persino ad accusarmi? Io non farei nulla del genere, non import quanto non riesca a sopportarlo» lui le si avvicinò serio, il suo istinto omicida stava dilagando ed i mortali avevano paura che sarebbero stati schiacciati da quell'angosciosa sensazione che non li lasciava respirare, le afferò i capelli fra le mani e la scrutò negli occhi, non mentiva, cercò il colpevole ma nessuno di loro aveva parlato, non era importante, disse che non avrebbero dovuto disturbarlo, avrebbe partecipato a quel torneo e avrebbe salvato il biondo, avvertì chiunque avesse avuto la malsana idea di provare ad ostacolarlo che non si sarebbe fatto alcuno scurpolo a schiaccarli come formiche, poi uscì, rendendo finalmente la situazione sopportabile per gli altri, che tossendo si aggrapparono a alcuni di coloro che avevano la mutazione divina, tenando di rimettersi correttamente in piedi. «Che succede Mina? Ti vedo pensierosa...» domando Shoto con sguardo preoccupato, ella scosse la testa: «Lo so che sembra impossbile ma, che Midobabe abbia avuto il legame con quel mortale, anche se dovrebbe essere impossibile...» «Infatti, il legame può avvenire solo tra due persone che hanno la maggior probabilità di creare una discendenza che abbia una forte mutazione divina, Bakugou è un mortale e per di più un maschio, il suo sistema riproduttivo non può permetterglielo in quanto non presenta una mutazione genitale, con quelli della nostra specie sarebbe già stato raro ma così...» «Eppure mi sembra l'unico motivo per il quale possa essere così protettivo nei suoi confronti, mi pare che da quando lo ha incontrato non gli abbia mai più tolto gli ochi di dosse e parliamoci chiaro, lui non è un tipo che si fida facilmente della gente, non ama avere contatti con gli altri e questo non è stato sicuramente il primo gruppo di mortali che ha salato, certo loro hanno qualcosa di simile ad una vera e propri amutazione, ma non lo è di fatto, troppo debole» rispose velocemente Ashido nei conronti di Uraraka, la quale fu costretta ad accettare la possibilità che l'amica avesse ragione, poi improvvisamente, senza alcun tipo di  preavviso Todorki scivolò nella conversazione dicendo: «Il problema è che ora è fuori di sé, con solo la rivelazione del suo istinto omicida potrebbe far fuori tutti i partecipanti, capiranno subito che è ben più forte della norma e non è forse ciò che lui ha cercato di evitare?» «Hai ragione Todorki, tuttavia non possiamo fare nulla per fermarlo, se è vero che ha sviluppato un legame e noi teneteremo di fermarlo, non saremo risparmiati, tutto ciò che possiamo fare è recarci nel luogo del torneo e sperare per il meglio» concluse Iida ottenendo l'appoggio di tutti, anche dei mortali, i quali turbati avevano capito di non poter intervenire in altro modo.

Nel mentre Katsuki era stato adornato in maniera a suo gusto schifosamente elaborata da una ragazzina bionda di nome Toga, poi Shigaraki, un tizio per nulla raccomandabile, aveva tentato di drogarlo ma era fortunatamente riuscito ad avitare tutti i suoi tentativi, ringraziando il cielo d'essersi impuntato nel voler praticare le arti marziali, tuttavia non era riuscito a scappare quando nella stanza si era fatta spazio anche la ragazza psicopatica che lo aveva preso alle spalle infilandogli l'ago nel collo, improvvisamente egli aveva iniziato a sentirsi male, aveva caldo, troppo caldo, il suo corpo tremava in maniera incontrollata e il suo stomaco era sotto sopra, gli stava venendo una gra voglia di vomitare ma, neppure lui seppe con quale forza di volontà, evitò di liberare il contenuto del suo stomaco su quel pavimento, non voleva mostrare alcun segno di debolezza a quegli animali che lo avevano rapito, pregando che Deku venisse a salvarlo in fretta, non che sapesse spiegarselo, ma non desiderava altri che lui al suo fianco, come se la sua sola esistenza avesse in lui portato quel senso di completezza che aveva cercato per anni e che non aveva creduto avrebbe potuto sperimentare in quella vita. «Questo mortale deve essere diverso dagli altrri, guarda l'afrodisiaco non ha fatto effetto» disse l'uomo indicando la zona del cavallo di Bakugou, il quale non nascose il proprio disgusto dinnanzi ai due, che per altro avevano già indagato la sua purezza fisica quando lo avevano tramortilo per prepararlo ad essere un perfetto premio, prima di uscire dalla stanza i due dissero: «Ah, chi se ne importa, tanto non riuscirà sicuramente a resistere per altri due giorni, poi comincerà il torneo e se Midoriya si presenterà riusciremo finalmente a togliercelo di mezzo» «Però io voglio giocare con il suo cadavere» ridacchio malignamente la ragazza chiudendosi dietro la porta alle spalle, lasciando il biondo terrorizzato, non tanto per la sua sorte quanto per quella dell'altro, aveva compreso che non gli sarebbe stato fatto nulla di male da quegli squilibrati perché il suo scopo era quello di essere un trofeo, ma non spaeva cosa avevano in serbo per il ricco e la cosa lo preoccupava mortalmente, tanto che quel pensiero lo aveva tormentato sino a quando era salito sulla balaustra in marmo, venendo esposto quasi fosse un oggetto, trovando il profondo disgusto di Deku e gli altri decisamente meritato. I suoi occhi sanguigni scesero nella piazza enorme che ospitava nove partecipanti e quel dannato bastardo che aveva ordinato il suo rapimento, Shigaraki era seduto comodamente mentre urlava: «Ben venuti signori e signore al torneo di quest'anno, come vedete i partecipanti sono di numero ridotto poiché hanno tutti un grandissimo livello combattivo, chi riuscirà a sopravvivere e vincere contro tutti gli altri avrà in premio l'umano che abbiamo offerto» terminò indicandomi, io ringhiai minacciosamente sotto le risatine divertite del pubblico, non mi sarei mai aspettato di essere trattato come una bestia sfruttata in qualche circo da quattro soldi che abusa dei propri animali, lui continuò la spiegazione avvertendo che avevano invitando un decimo e misterioso competitore che però non si era ancora mostrato, spazientito un uomo alto e massiccio, con i capelli rossi corti urlò spazientito che era tempo di cominciare non volendo attendere oltre, tuttavia in quell'esatto momento la folla si aprì rivelando la figura minacciosa e cupa di Izuku, il quale non mostrava la dolce vivacità che Katsuki aveva conosciuto qualche giorno prima, il suo cuore si strinse in una morsa, non gli piaceva vederlo in qulle condizioni. Improvvisamente vide tutti i presenti schiacciati a terra che sputavano sangue, sembrava una replica di quello che era successo quando aveva salvato gli umani ma su più vasta scala e una crudeltà ben maggiore, soltanto l'uomo citato poco prima era riucito a reggersi in ginocchio senza presentare troppi danni, urlando adirato: «Non abbiamo ancora cominciato non puoi usare la tua abilità, in oltre colpire il pubblico è un crimine, non mi importa chi sei, non puoi comportart in questo modo, rispetta le regole prima che venga a picchiarti» lui rise sadicamente rispondendo: «Di cosa stai parlando Endevour, non hai notato che questo non è altro il mio istinto omicida? Se avessi già usato la mia abilità sareste tutti morti e poi anche torturare tuo figlio e stuprare tua moglie è un crimine, ma non mi sembra di strati osservando in prigione, anzi, sei un uomo libero» sibillò crudelmente per poi continuare: «Sono troppo infuriato per contenermi, dunque se non riuscite a soopportare l'intensità della mia sete di sangue, quello è un vostro problema, non mio, vogliamo cominciare? Così dopo che vi avrò sconfitti tutti sterminerò la cara L.O.V. magari impareranno a non toccare quello che non devono» Bakugou rabbrividì, l'inaspettata autorevolezza che gli aveva visto ostentare in qualche modo lo aveva fatto fremere, lo guardò rapito trovandosi perso nuovamente in quelle iridi smeraldo, non capiva come potesse improvvisamente sentirsi tanto stravolto da volere che venisse a prenderlo, il suo orgoglio o la sua rabbia sembravano svanite, quasi non si riconosceva.

Un pallore innaturale, raffigurazione visibile del terrore di tutti i presenti, si diffuse per i visi di tutti, compreso quello del possente uomo, il quale dal essere piegato in ginocchio si ritrovò schiacciato a terra doo una più dominante ondata di sete di sangue, provocata a Izuku da Shigaraki che, cercando di non farsi notare, aveva tentato di avvicinarsi al biondo pensando di poterlo sfruttare come una sorta di merce di scambio, inutile dire che debole com'era il suo fisico, si ritrovò con gli organi interni in poltiglia mentre si contorceva pateticamente, agli occhi spietati del riccio la sua esistenza valeva meno di quella di un insetto, si schirì la gola cercando di ricomporsi, s'era infatti messo a riflettere sul fatto che il suo amato probabilmente stava soffrendo a causa della sua ira incontrollata, ma quando riportò i propri smeraldi sulla balaustra rimase sorpreso nello scorgere Katsuki fissarlo tranquillo, con i suoi rubini vispi, gli sorrise caldamente riportando sul suo viso macchiato quel sentore angelico che avrebbe rivolto con tanta purezza solo all'altro e nuovamente parlò dicendo: «Qualcuno vuole per caso opporsi a me?» un ringhio flebile raschiò la sua gola, si disperse attraverso l'aria alleggerita della piazza, per poi risalire meschino lungo le schiene terrorizzate degli spettatori che a gran voce gli confermarono che nessuno si sarebbe piazzato sulla sua strada, solo allorò Midoriya ruotò completamente il proprio corpo erculeo, spalancò le braccia muscolose e con una inaspettata premura si rivolse a Bakugou invitandolo a svivolare giù da quel luogo, l'altro senza un attimo di esitazione scavalcò il parapetto, non provò timore nel percepire la pesantezza delle sue membra a contatto con l'aria poiché sapeva che sarebbe stato presto sorretto dal più alto, che di fatti lo afferrò al volo, rubandogli un plateale bacio dinnanzi a tutti i presenti.

«Kacchan, perdonami, mi sono distratto e per colpa mia sei stato costretto a vivere una situazione estremamente spiacevole» il biondo sbuffò infastidito e afferrò il colletto della sua camicia con fare minaccioso, per poi sorprenderlo con un passionale bacio che fece tornare a gorgogliare i più nascosti istinti del proprio compagno, quando si staccarono sibillò: «Sta' zitto stupido nerd e vedi di non lasciarmi andare» un caldo sorriso, di una bellezza che fece stringere il cuore a tutti, si dipinse fra le caotiche lentiggini del ragazzo: «Non ho intenzione di permetterlo neppure se me lo domandassi tu» soffiò divertitò posando il suo palmo sul cuore del ragazzo esplosivo, invitandolo a contraccambiare quel gesto, sotto lo schermo di Endevour che in qualche modo tentava di recuperare la faccia.

«Vuoi creare un legame con un essere umano, patetico non funzionerà mai, è una questione genet-» non gli fu concesso di proferire ancora una sola sillaba che il cielo s'oscurò e un'anello luminoso avvolse la coppia, completamente immersa nel suo mondo, tanto che ci vollero una manciata di minuti perché notassero quanto accadeva attorno a loro, che meravigliati si sporsero appena per sfiorare con le mani libere quella incredibile emanazione di luce, la quale si sollevò verso il cielo all'avvenuto contatto, roteando elegantemente nell'artificiosa oscurità che aveva lasciato ognuno dei presenti con la bocca spalancata e gli occhi strabbuzzati, poi ancora i nostri due protagonisti vennero travoltì dal brillio che si impose sulle loro pelli, lasciando dei marchi scuri, simili a tatuaggi sui loro polsi, il legame era avvenuto sotto lo sbigottimento di divinità e mortali. «Che significa tutto questo?» «Kacchan, ciò significa che era il nostro destino quello d'incontrarci ed amarci e che nessuno potrà in alcun modo separarci, riusciremo sempe a sapere dove si trova l'altro» «Lo trovo stupidamente cliché e disgustosamente romantico, dove sono finito in un romanzo rosa?» si lamentò esasperato il biondo, coprendo con una pungente ironia il lieve alone purpureo che s'era fatto avanti sul suo viso di rara bellezza, tuttavia quel piano che credeva riuscito parve esser risultato vano dinnanzi alle gemme rapite che lo scrutavano canzonatorie: «Sai Kacchan, sei adorabile quando t'imbarazzi» in risposta ottenne solo un grugnito scontento, mentre trasportava a cuor leggero l'uomo che amava fra le sue braccia, inpaziente nel tastare ad assaporare quelle carni succulente che già lo avevano invitato nel bosco, con solo la gelida acqua a scindere i loro caldi corpi.

Ed infatti appana si chiusero nella stanza di Deku si gettarono l'uno contro l'altro, in un groviglio indistinguibile di gambe allacciate, mani bramose e bocche lussuriose, umide di un desiderio che per la prima fase del rapporto si fece udire solo tramite sospiri tremanti e ringhi trattenuti, poi Izuku fece tesoro del suo desiderio, usando la sua bocca morbida per divorare la pelle d'avorio dell'angelo che si inarcava sotto il suo tocco bollente, amava la maniera nella quale i suoi muscoli parevano flettersi per rendergli più semplice il compito di sparpagliare numeros segni violacei su quella bianca tela. Per giorni tutto quellò che i poveri abitanti della villetta poterono udire furono solo i minacciosi e rauchi ringhi di Midoriya, spesso sovrastati dai gemiti estasiati di pura lussuria o gli urli di piacere incontrollato che Katsuki, nel mare di lussuria nel quale era sprofondato, si lasciava sfuggire senza curarsi della presenza d'altri, d'ascoltatori indesiderati di quel contatto incomprensibile, più necessario e profondo di quanto i due stessi avessero compreso, come d'un appagamento necessario dopo anni d'ignara attesa che si concluse solo quando, distrutti, i due si rannicchiarono dolcemente fra loro, avvolti dalle coperte che aveano calciato via dal materasso e con un sospiro divertito Katsuki disse: «Sei una truffa in piena regola» l'altro si accigliò, non riusciva a capire se aveva sbagliato qualcosa, ma prima che potesse farsi strane idee l'altro continuò: «Con quella faccia angelica che ti ritrovi non puoi rivelarti un fottuto animale sessuale, poi con una roba del genere fra le gambe, se lo sapesse faccia tonda chissà che faccia farebbe» Izuku non potè trattenersi dal ridere in maniera incontrollata, affondando il naso fine tra le ciocche dorate del suo amato bisbigliando: «Credo che abbia intuito visto quanto ti sei divertito a dar voce al tuo stato godereccio e poi mi sono sentito come se avessi aspettato tutta la vita questo momento, come potevo contenermi?»  domandò retoricamente gonfiando  le guancie ancora calde, con sua sorpresa delle dita bollenti, estremamenti delicate contro la sua pelle, danzarono sulle guancie rilassate mentre l'altro parlava: «Capisco cosa intendi, per me è stato strano, per tutta la vita mi è parso di trascinarmi sulle mie gambe alla ricerca di un qualche cosa di ignoto, era disagevole, una gelida sensazione che mi rendeva impossibile trovare conforto persino nei chiassosi amici che mi sono tirato dietro quando sono stato catapultato qui, poi ti ho visto e m'è parso di conoscerti da sempre. Non sono un tipo scaramantico, anzi, sono piuttosto sospettoso quindi puoi immaginare come non vedessi affatto di buon occhio la situazione, eppure queste poche settimane che abbiamo condiviso m'hanno impedito di retrocedere ancora» l'altro annuì, aumentando la stretta che esercitava contro il bacino nudo del più basso: «Non credo sia importante che si tratti di destino o meno, ciò che per me conta è che hai riportato in me quelle emozioni sfergoranti che avevo da lungo tempo dimenticato, come la spenzieratezza, la gioia, l'amore e la trepidazione, dunque non posso fare che ringraziarti per avermi ridato la vita che m'era stata strappata via» a quelle parole così sincere i suoi occhi rubino si fecero lucidi, nessuno aveva mai utilizzato nei suoi riguardi un tale calore nel rivolgerglisi, si sentiva completo, appagato e strabordante di felicità, finalmente capace di rilassarsi e lasciarsi coccolare.

«Se mia madre mi vedesse adesso le verrebbe un colpo, mi stai facendo venir fuori un po' troppo sentimentale, che se continuiamo così a Kirishima verranno fuori strane lacrime» ridacchiò nell'immaginarsi il miogliore amico singhiozzante perché finalmente lui poteva sorridere tranquillo, rabbrividì quando percepì i suoi piedi sfregare contro quelli del riccio che disse: «Come si chiama tua madre?» «Mitsuki e la tua?» non ci fu risposta, preoccupato d'aver riaperto una ferita ancora sanguinante Bakugou alzò il viso, trovandosi dinnanzi un'espressione pensierosa che lo lasciò di sasso, che il proprio compagno di vita non ramentasse il nome della genitrice? Ogni dubbio sparì quando con viso sbigottito l'altro disse: «Eh adesso capisco perché abbiamo potuto condividere il legame, Kacchan lo sai  che Mitsuki viene da questa parte della barriera? Mia madre diceva sempre che era una tipa ribelle con una forte personalità combattiva, in questo vi somigliate proprio, la incontrò per caso e fu lei a permetterle di conoscere questa parte della realtà e mio padre. Non ha più fatto ritorno perché era ricercata per aver pestato i piedi ai politici sbagliati, ma credo che quando capirà che non sei stato rapito da nessuno di quel mondo ce la ritroveremo qui» nel vedere l'espressione stupita del biondo ridacchiò, silenziosamente poiché entrambi, sfiniti, poi s'addormentarono.

Qualche giorno dopo, proprio come Izuku aveva predetto, una donna furibonda comparse a qualche metro della villetta, lì incrociò la familiare chioma scarlatta di Kirishima che la trascinò sino all'abitazione, facendole velocemente un sunto di tutto quello che era accaduto al poprio figlio rumoroso, a lei non importava molto della situazione, voleva sfogare tutta la sua preoccupazione facendo una bella lavata di capo al figlio ma non ne ebbe il cuore quando lo scorse disteso lungo il prato, appoggiato spensieratamente sul petto di Deku, il quale con tocco gentile districava la matassa informe dei suoi capelli, Bakugou era sveglio ma silenzioso, aveva i rubini puntati negli smeraldi del compagno, sorridendogli leggermente in modo così spontaneo da lasciarla senza parole, ridacchiando la donna tirò una schicchera al naso del prorpio bambino troppo cresciuto, lo vide arricciare il naso ma non disse nulla, stranamente: «Cos'è il figlio di Inko ora fa miracoli e ha migliorato il tuo caratteraccio?» domandò divertita la donna nello scrutare Izuku, per tutto identico alla sua vecchia amica mortale: «Non ha un caratteraccio, è solo un po' sanguigno» rispose il riccio facendo con le dita le virgolette su quel poco, ella ridacchiò: «Oi Deku, da che parte stai? Non puoi allarti con la vecchia strega!» «Moccioso vedi di tenere a freno la lingua, non sono affatto vecchia, brutto idiota» «Mi spiace farvelo notare così ma continuando ad insultarvi non è come se steste insultando voi stessi? Siete l'uno la fotocopia dell'altra, anche caratterialmente e lo so perché mi ricordo di tutte le cose che mamma raccontava, anche nei suoi ultimi giorni, ah a proposito, mamma ti ha lasciato una lettera Mistuki» disse con tono nostaalgico allungandole un pezzo di carta ingiallito e leggermente spiegazzato, segno che lo aveva sempre portato con sé volendo esaudire il desiderio della madre di consegnare le sue ultime parole alla sua cara amica. Da quel giorno in poi la bionda casinista decise di farsi viva di tanto in tanto per infastidire il figlio, per il resto le vite dei ragazzi che avevano trovato dimora in quell'abitazione rurale proseguì tranquilla, senza più anima viva che avesse avuto l'ardore di spezzare la quiete che si erano faticosamente costruiti.

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