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Bakugou fu l'ultimo a riprendere conoscenza, non capiva dove fosse e la testa gli pulsava terribilmente, come se non bastasse sentiva le orecchie fischiare continuamente, quasi avessero sparato accanto al suo viso... Fu per questo che gli ci volle qualche minuto per drizzarsi a sedere, sorrgendosi la fronte nel tentativo di aprire gli occhi, senza essere abbagliato dall'illuminazione a suo parere esagerata che percepiva e solo allora si rese conto di trovarsi in un luogo sconosciuto insieme a faccia tonda, quattr'occhi, il bastardo a metà, capelli di merda e il caricatore portatile, i quali si guardavano confusi quanto lui, sebbene i loro occhi impazienti si puntarono sulla sua figura frastornata, come se si aspettassero qualche cosa.
Che cosa era successo? Non lo sapeva, nella sua mente viaggiavano confuse le immagini di uno scontro avvenuto nel centro commerciale, ricordava perfettamente la testa di Deku, perché aveva pensato che i suoi ricci fossero stranamente più scompigliati del solito , aveva motato anche che i suoi occhi smeraldini erano cupi e lo trovò davvero strano. Sarebbe dovuto essere lì anche lui a rigor di logica, per questo si allarmó quando non lo riconobbe tra i presenti, con la consapevolezza che il criminale che avevano acciuffato doveva aver usato la sua unicità su di loro prima di essere trascinato via dalle forze dell'ordine, ma cosa significava tutto quello?
Si stiracchiò pulendosi i pantoni della divisa, scosse il capo puntando lo sguardo rubino sull'enorme distesa candida che li avvolgeva, spezzata solo da un imponente cancello dorato, circondato da fiori vivaci ma dai significati angusti, in una visione che gli parve ironicamente ossimorica: tra i gigli ragno rossi, innegabilmente belli ma simbolo di morte e petali d'ibisco che invece preannunciavano malattia e ancora morte, queste piante si intrecciavamo in una sorta di targa che portava inciso il nome di Izuku.
«Cosa diavolo significa tutto questo?» chiese irritato il biondo con un brivido gelido che gli attraversò la schiena, quei simboli negativi lo avevamo lasciato con lo stomaco capovolto e per quanto non volesse ammetterlo, si stava preoccupando terribilmente per Deku, se gli fosse capitato qualcosa non sapeva come avrebbe fatto a sopportarlo, sarebbe stata nuovamente colpa sua, scosse la testa, non doveva pensarci, doveva solo impegnarsi e cercare di uscire da quel dannato posto per assicurarsi che il nerd stesse bene. «Non lo sappiamo, sembra che questo quirk sia una sorta di "viaggio" con una guida... Almeno questo è quello che ha fatto intendere una strana figura, la quale ha detto che senza di te non si poteva cominciare. In realtà non sappiamo quanto questa informazione sia affidabile considerando che lo strano individuo che ci si è presentato deve essere parte dell'unicità del criminale che abbiamo catturato» spiegò con quanta più calma possible Todoroki, fissando Kirishima che, intanto, s'era avvicinato al ragazzo esplosivo, accentuandone l'irritazione, era dal giorno precedente che gli ronzava attorno come una mosca fastidiosa, però si trattenne dall'imprecare come suo solito per ascoltare una voce strana che proveniva da davanti a loro.
Bakugou si vide davanti una creatura umanoide che mostrava parti di carne in decomposizione, le quali parevano essere state cucite insieme da del filo colorato; questo essere indossava un bizzarro capello cilindrico di un verde cangiante e un cappotto della stessa tinta, spezzato dal giallo spento del completo elegante che copriva larga parte delle sue braccia dalla colorazione cinerea. Ma ciò che più trovava disturbante, era che sul viso era cucita una rigida maschera bianca che ritraeva un sorriso e dai punti di sutura infettati sbucavano delle disgustose larve che fecero risalire un conato di vomito a tutti i presenti: «Benvenuti signori e signore nel viaggio nella mente di Izuku Midoriya, per poter fuggire da questa dimensione e avere salve le vostre vite e quella del proprietario di questo spazio, dovrete scoprirne i più oscuri segreti!» terminò con una risatina inquietante sventolando un bastone in modo plateale, per poi far spalancare quelle porte dorate che, mutamente, presagivano morte. Era ridicolo, perché quella cosa mostruosa si comportava come il presentatore di uno spettacolo del circo?
«Quanto mai potrà essere terribile la mente di Deku...» bisbigliò scettica Uraraka affiancandosi a Iida che annuì tutto contento sotto lo sguardo scuro e consapevole di Katsuki, c'era qualcosa che non andava e poteva sentirselo nelle ossa, ma non disse nulla, era troppo spaventato di vedere quanto fossero gravi i danni che aveva recato al riccio, soprattutto negli anni delle medie, sapeva ormai che non lo avrebbe perdonato e dunque era certo che gli incubi che lo perseguitavano la notte non sarebbero mai scomparsi. Trattenne un sospiro tra le labbra, stringendo le mani in pugni per cercare di rimanere impassibile, non aveva il coraggio di affrontare direttamente il risentimento e gli effetti di quello che aveva detto, domandandosi se avesse avuto senso considerare quegli eventi un'occasione per essere sincero con il riccio, una volta finito tutto.
Todoroki scosse la testa in disaccordo con la compagna di classe: «Non lo so... Quanto conosciamo davvero Midoriya? Voglio dire, ci hai mai raccontato dei suoi problemi o genericamente delle sue difficoltà?» chiese corrucciato, facendo realizzare ai suoi amici che in fin dei conti non era certo che quel ragazzo tanto gentile, dagli occhi smeraldo, non ne avesse di scheletri nell'armadio, il fatto che sembrasse un santo non significava necessariamente che lo era davvero, chi poteva assicurare loro che semplicemente non nascondesse le sue parti più ombrose, Tenya abbassò lo sguardo frustrato, dandogli ragione: «Hai ragione, lui ci ha molto aiutati e sa i pesi che ci portiamo dietro, ma noi non abbiamo mai cercato di scoprire se anche lui ne ha...» «Su ragazzi, stiamo parlando di Midoriya, non può essere così terribile, no?» disse Kirishima, le sopracciglia leggermente accigliate tradivano la sua espressione naturale, Bakugou schioccò la lingua sul palato perché era ovvio che il rosso nascondesse qualcosa, però non aveva tempo per fargli l'interrogatorio e dunque si limitò a guardarlo male, cercando di fargli capire che non era proprio nella posizione di fare quel genere di commenti soprattutto perché non aveva una grande affinità con il soggetto della conversazione, non lo notò, continuando a cercare di convincere tutti che non ci sarebbe stato nulla di troppo sconveniente, o meglio, stava sospettosamente cercando di far credere agli altri questo, ovviamente qualcosa del genere non era stato difficile da notare, infatti i presenti arricciarono il naso confusi, sperando davvero che egli non avesse detto o fatto nulla di cui pentirsi.
«Onestamente Kiribro, noi non ne sappiamo poi molto di Midoriya, soprattutto noi che non passiamo molto tempo con lui e se i suoi amici neppure hanno idea di quello che possa nascondere, dovremmo fare attenzione...» era strano vederlo tanto serio, sembrava quasi fuori personaggio, era comprensibile dato lo stato vulnerabile nel quale erano, perciò l'altro si ritrovò zittito e incapace di aggiungere altro, sotto le risate convulse e scomposte del losco figuro che il incoraggiò ad avanzare e non fu terribile come invece Katsuki si aspettava, anzi, dinnanzi a loro si aprì una distesa erbosa gremita di dolci fiori e uno splendido cielo terso sopra le loro teste, il quale era illuminato dal sole gentile che accarezzava i loro visi, era come alcuni si sarebbero immaginati il paradiso.
La loro guida li trascinò avanti per qualche metro finché una risata acuta e infantile rimbombò in quel posto, successivamente apparve un bimbo mingherlino, con delle vistose scarpe rosse, un cespuglio incolto di verdi capelli e due grandi occhioni luminosi; era chiaro si trattasse di Deku e fu una visione deliziosa: il mondo in cui correva gioiosamente non trovava altro aggettivo se non adorabile e persino il biondo esplosivo non fu capace di trattenere un sorriso, quando il piccolo gli corse incontro, chiamandolo con il suo nomignolo e muovendo le sue gambe più velocemente possibile, il bimbo si fermò solo quando si fu aggrappato saldamente alle lunghe gambe di Katsuki, puntando lo sguardo in quello sanguigno del suo amico d'infanzia, il quale inaspettatamente gli si rivolse con quanto più garbo possibile. Per lui quella era un'occasione per rimediare agli errori del passato, trattare bene il piccoletto gli diede la momentanea illusione di non averlo mai spinto via bruscamente a causa della sua mancanza di unicità, come se quel giorni di tanti anni fa non avesse rifiutato la mano che gli era stata porsa.
Uraraka e Kirishima ebbero confermata la loro idea che la profonda devozione di Izuku doveva avere radici antichissime che non potevano essere estirpate, lo capirono dall'entusiasmo vitale che quella sua versione in miniatura si trascinava dietro ad ogni elogio rivolto al biondo dalla ispida chioma, che tuttavia trovarono sospettosamente incline a distogliere lo sguardo e ad ignorare ogni battuta che solitamente avrebbero potuto scatenare una sua esplosiva reazione. Era strano e l'angoscioso dubbio che forse Bakugou avesse a che vedere con i segreti del riccio invase Denki, Todorki e Iida che notarono la malinconia in quegli occhi rossi e purtroppo sentirono di aver ragione quando il paesaggio attorno a loro diventava sempre più occultato da una nube pesante, la quale pareva dilaniare la gentile atmosfera quel prato fiorito, come se i momenti allegri del loro amico si fossero esauriti tutti nella sua infanzia.
Il biondo dall'ispida chioma era sempre più ansioso e spaventato all'idea di essere messo una volta per tutte durante la cruda realtà, non aveva mai avvertito direttamente l'odio di Deku e l'idea di stare per farlo lo terrorizzò a tal punto da non udire più la voce acuta di quel fanciullo che lo seguiva sorridendo, udiva solamente il proprio battito cardiaco eccheggiare nelle proprie orecchie, con il corpo che si irrigidiva mano a mano che si avvicinavano sempre di più al deperimento, si sentiva come un giovane soldato in trincea con in braccio il proprio fucile, dilaniato dal dubbio di non sapere quando i nemici avrebbero fatto fuoco, venne distratto dal proprio disagio interiore da degli strattoni energici che spinsero il suo sguardo verso il bimbo che li aveva accompagnati tra immagini di giochi e giornate allegre: «Ti prego Kacchan, non andare...» delle gemme chiare si stavano radunando attorno a quei mari verdi e luminosi, piangeva mordendosi il labbro inferiore nel tentativo di sopprimere il pianto che gli risaliva la gola, quello era sempre stato un suo vizio.
«Lì ci sono solo cose brutte, non c'è bisogno che tu le veda... Non puoi semplicemente restare con me ancora un po'? Mi sei mancato tanto» l'amarezza con cui parlò non era quella di un bimbo e questo spezzò il cuore di Katsuki, quand'è che era cambiato e aveva deciso che sarebbestato un bene allontanare l'unica persona che lo avesse mai capito e che si fosse mai preoccupato per lui, infischiandone di quanto fosse forte e fantstico, ingoiò un verso lamentoso, accovacciandosi per essere faccia a faccia con lui, chiedendo: «Deku, perché non vuoi che lo veda?» «Non voglio che Kacchan mi odi...» singhiozzò aggrappandosi alle sue spalle, con tutta la sua poca forza e inaspettatamente lui lo lasciò fare, appoggiando una mano sulla sua schiena gracile, così diversa da quella forte e muscolosa del Midriya attuale: «Deku, non ti odierò» parlò con un tono tanto gentile che chi lo aveva accompagnato non potè fare a meno di strabuzzare gli occhi, non era proprio da lui ma che poteva farci? Lui era sempre stato speciale perciò assecondò il piccolo promettendo con i loro mignoli incrociati che non avrebbe cambiato la sua opinione solo per quello che avrebbe visto là.
Katsuki ebbe giusto il tempo di far scivolare gli occhi rossi da una parte all'altra di quel luogo per sentire il sudore colare giù dalle sue dita tremanti, non poteva dimenticare quelle mura prive di colore, il pavimento in legno leggermente rovinato dei corridoi di quella dannata scuola, poiché continuava a vederli nitidamente nei suoi tormentati incubi: si trovavano nella scuola media Aldera, quel luogo che per il riccio non poteva essere stato altro che l'inferno, quel posto in cui non aveva modo di difendersi, dove anche coloro che avrebbero dovuto vegliarlo lo deridevano e peggio ancora e dove il ragazzo dalla chioma ispida aveva dato il peggio di sé per debellare quelle estranee sensazioni che, in quegli anni, credette debolezze.
L'atmosfera che vi aleggiava era inquietante, anche coloro che non avevano idea del passato di Midoriya avvertirono un peso incomprensibile sulla bocca dello stomaco, con un senso di disorientamento e una leggera nausea che fu sufficente per far loro presagire che qualcosa di pesante stava per passare sotto i loro occhi, magari proprio quei segreti di cui aveva parlato loro la guida all'inizio di quella strana esperienza. Si erano distratti soltanto per una manciata di secondi, tuttavia quando si voltarono per chiedere indicazioni al piccolo Izuku non lo trovarono dove lo avevano lasciato, di fianco alle gambe lunghe del ragazzo esplosivo che fece di tutto per combattere il dolore che aveva cominciato a scuotere il suo cuore con violente morse, no, non era pronto, non sapeva se avrebbe potuto sopportare di vedere cosa aveva fatto, di ascoltare le parole che rivolse alla persona, che ancora non aveva compreso, essere quella per lui più importante.
Non disse nulla, semplicemente spiegò dove si trovavano e propose di porvare a vedere nella loro vecchia classe, tutti acconsentirono e cominciarono a camminare, i loro passi rimbombavano nei corridoi vuoti in modo inquietante, nel mentre riuscirono a buttare uno sguardo fuori da alle finestre e Denki urlò quando vide del sangue collare lungo i vetri, fu un terribile presagio, come l'oscurità angosciante che inghiottiva alcune stanze dall'aspetto sgretolato e decadente, tutto questo sembrava anticipare che avrebbero dovuto fronteggiare qualcosa che certamente non si aspettavano e non sapere esattamente cosa li spaventava. I ragazzi si fermarono davanti all'unica porta aperta dalla quale filtrava una lieve luce, era la vecchia classe di Midoriya e quando entrarono video una scena terribile: il ragazzo era a terra che veniva preso a calci, il suo banco era pieno di scritte con il pennarello, tutte erano insulti e i suoi oggetti personali erano stati bruciati, altri rovinati da qualche bevanda zuccherina che qualcuno ci aveva gettato sopra, il tutto sotto gli occhi del professore che pareva fare finta di nulla e gli altri studenti della classe che ridevano, unendosi in un coro terribile di "inutile", "senza unicità" , "nullità" e "fallimento".
Katsuki nascose le mani perché queste avevano preso a tremare come foglie, c'erano troppi dettagli, quel quaderno bruciato, le parole del professore... erano le stesse di quel giorno, anche se alcune cose differivano da quanto accadde realmente, però si riconobbe, la sua siluette era la più nitida, non era semplicemente una macchia oscura con una bocca, tale apparivano invece gli altri, ma al contrario, ogni suo particolare era perfettamente riportato: i capelli ispidi, la camminata ciondolante e anche la voce risuonava con la stessa rauca mascolinità, tanto che tutti i presenti riuscirono ad identificarlo, per questo lo guardarono increduli e non tutti notarono come i suoi occhi tremassero mentre le parole che non avrebbe mai dimenticato o perdonato a sé stesso rimbombarono come il rombo di un tuono: «Forse c'è un modo perché tu possa diventare un eroe: prega di avere un quirk nella tua prossima vita e salta giù dal tetto» dopo aver supato tali cattiverie se ne andò con il suo gruppo al seguito, ridendo, senza curarsi delle condizioni del riccio, pieno di lividi e con il cuore spezzato.
Faticosamente Izuku si alzò in piedi sulle proprie gambe, ondeggiava dolorante a causa delle ennesime angherie a cui era stato sottoposto, spingendosi contro le mura del corridoio per sorreggersi riuscì a raggiungere il bagno e chiaramente il gruppo lo seguì solo per assistere a qualcosa di doloroso. Lo videro abbassarsi i pantaloni con espressione neutrale, nulla si poteva distinguere del suo inguine, se non delle fasciature insanguinate che rimosse, estrasse dalla tasca destra dei suoi pantaloni una lametta e cominciò a squarciare la sua pelle con tagli profondissimi, tanto che tre strati di garza non riuscirono a bloccare la fuoriuscita dal liquido scarlatto ed il tutto senza fare uscire un suono dalle sue labbra, come se stesse semplicemente seguendo la sua routine. Uraraka distolse lo sguardo stringendo le mani in pugni, era furibonda e non riusciva proprio a capire come Deku potesse amare una persona del genere, Kirishima invece si coprì la bocca indignato, non poteva credere che il ragazzo che tanto gli piaceva fosse una persona tanto terribile, a questi pensieri si aggiunsero i sensi di colpa per quello che aveva fatto il giorno prima, si sentì uno stupido per aver pensato di avere il diritto di farlo.
Fosse stato solo Bakugou avrebbe pianso, disperatamente, però non era il caso e fece del suo meglio per reprimere i propri singhiozzi, resistendo al bruciore insopportabile che sentiva sul punte del naso, sintomo del pianto che non lasciava fluire ripetendosi che era giusto che venesse odiato dal suo amico di infanzia, che lo meritava e che nulla di quello che avrebbe potuto migliorare la situazione, non riusciva a vedere nessuna soluzione per i suoi errori passati, perché mai avrebbe Izuku dovuto amarlo dopo tutto quello?
Il suono della campanella fece fermare il riccio, tornò in classe come se nulla fosse accaduto e il tempo parve prendere a scorrere con estrema lentezza, fu chiaro che dunque il gruppo di aspiranti eroi avrebbe dovuto pazientare fino alla fine delle lezioni, chiaramente ne approfittano per chiedere spiegazioni.
«Cosa diavolo era quello Bakugou?» sputò velenosa la castana «Come hai potuto?» chiese Kirishima senza però il coraggio di guardarlo in faccia «Non c'è nulla da dire, le cose che ho detto sono proprio quelle» egli non tentò di addolcire la pillola oppure di salvare in qualche modo la sua immagine, non gli importava di cose tanto futili, non voleva essere perdonato e soprattutto non da loro, aveva imparato troppo tardi che doveva curarsi solo delle persone davvero importanti e al momento per lui ce n'era una soltanto «Bakugou, perché hai detto queste cose?» intervenne Todorki lo guardava tranquillo, certo, era arrabbiato per come Izuku era stato trattato, eppure sapeva bene di non essere colui che doveva giudicare i suoi comportamenti, sentiva che l'unico ad averne diritto era lo stesso Midoriya.
Non seppe perché però decise di ripondergli: «É cominciato tutto quando eravamo piccoli, non so perché ma mi sono sempre sentito inferiore e mia madre me lo ha fatto odiare sempre di più, ogni volta mi comparava a lui, non importa quanto mi impegnassi o quanti complimenti ricevessi dagli altri, Deku era sempre meglio. Alla fine ho cominciato a sentirmi come se mi guardasse dall'alto in basso anche se non era così, ma non avevo idea di quello che stavo facendo all'epoca, quando ho iniziato a maltrattato nessuno mi ha fermato dicendomi che stavo sbagliando, anzi, gli stessi insegnanti incoraggiavano non solo me, ma anche gli altri a comportarci in questo modo. Ero un bambino idiota che non aveva capito nulla, né cosa significasse essere un eroe e nemmeno il peso delle mie parole, entrare alla U.A. mi ha messo davanti alla realtà, non è stato facile accettare il fatto di aver sbagliato...» sospirò guardandosi le mani, non disse di come, sotto sotto, aveva pensato di fare il suo bene nel non permettergli di prendere quella pericolosa strada, ma poi si era ripresentato con un'unicità della quale lui non sapeva nulla, con una forza d'animo che non aveva mai visto tanto chiamante come durante le superiori, Izuku si stava allontanando da lui, aveva smesso di seguirlo e aveva cominciato a superarlo.
Si rifiuto di esporre la parte più fragile del suo cuore, quella che aveva temuto più di ogni altra cosa di essere abbandonata e che lo aveva fatto finalmente rendere conto di quanto dipendesse dalla presenza di quei due occhi smeraldo e di quanto realmente si preoccupasse per lui, quanto lo amasse.
Iida cercò di consolarlo e spingerlo ad essere più onesto con Deku ma non lo ascoltò, le lezioni erano appena terminate, era curioso il modo in cui il tempo passava, comunque non vi rifletterono troppo, si incamminarono per seguire quella versione di Deku, finché non si ritrovarono davanti alla casa di Midoriya.
Una nostalgia inaspettata travolse Katsuki quando, dinnanzi alla porta chiusa, con una naturalezza che lo lasciò amareggiato, sollevò il vaso di fiori alla destra dell'appartamento per trovare la chiave d'emergenza, ricordava perfettamente il cigolio della porta o lo scricchiolare del parquet sotto i suoi piedi e si perse in quelle sensazioni tanto conosciute da non rendersi conto della sorpresa degli altri o di come, appena varcata la soglia, si fossero tutti ritrovati senza calzature. Il biondo continuò a condurre i suoi compagni fino alla porta chiusa di Izuku, era inconfondibile con quella targhetta a tema All Might, presente lì sin dalla sua tenera età, scosse la testa per non perdersi in quei lontani frammenti di passato che tanto lo addoloravano e con decisione abbassò la maniglia, spingendo delicatamente la superfice lignea, rivelando l'interno, tutto normale e piuttosto anonimo, fatta eccezione per la ridondante figura dell'eroe numero uno che era presente ovunque sotto varie forme: che si trattasse di poster, action figures, cartelloni, volantini o coperte, ma la gioviale visione non riuscì a strappare un sorriso ai giovani, poiché furono costretti a fronteggiare qualcosa di terribile. Qualche passo oltre la porta si poteva intravedere del metallo scintillare a causa della luce aranciata del tramonto, era un gancio di ferro saldamente ancorato al soffitto, ad esso era stata annodata sapientemente una spessa corda, era evidente che il fautore di quel nodo si fosse informato per crearne uno che avrebbe potuto sopportare il peso di un maschio adolescente, dato che tratteneva il corpo di Deku, il quale penzolava ad un ritmo inquietante, con gli occhi smeraldo umidi a fissare il pavimento e le labbra strette tra i denti, come se volesse evitare di boccheggiare, una sorta di rivincita per chi gli aveva detto di essere patetico.
Ad Uraraka non ressero le gambe, crollò a terra fra le lacrime urlando istericamente il nome del riccio che tuttavia non mostrò alcuna reazione, da ciò dedussero che quanto stavano vedendo non doveva essere una manifestazione di una sfaccettatura della personalità del loro amico, ma più un frammento della sua vita passata che era rimasto cucito tra le trame del suo essere, era chiaramente un momento significativo ma il vero motivo di questo lo avrebbero scoperto poco dopo; il panico dilagò tra i presenti anche se Bakugou cominciò a sudare freddo dalle mani tremanti, queste parvero svuotarsi di sangue per il calo di temperatura che manifestarono ed il suo respiro si fece spezzato, irregolare, come se i suoi polmoni fossero in avaria, nessuno dei presenti notò il terrore o la disperazione nie suoi occhi scarlatti che per la prima volta non furono capaci di frenare il suo pianto, silenzioso ma ingente, come due piccole cascate di puro sconforto. Questo terribile stato emotivo venne sollevato leggermente nel vedere che, improvvisamente, il capo del suicida s'era mosso, le sue braccia indebolite si erano arrampicate su per il cappio e nonostante l'esile corporatura, furono capaci di sorreggersi impedendo il soffocamento mentre tentavano di scioglierlo: «Perché mai dovrei togliermi la vita? Non posso credere di aver ascoltato i loro commenti fino ad ora, voglio dire, le loro vite devono essere davvero tristi e vuote dato che non hanno nulla di meglio da fare che rivolgere su di me tutte le loro attenzioni...» notando che con le dita non riusciva a sbarazzarsi del pericolo mortale, allungò le gambe verso la scrivania e dopo numerosi tentativi riuscì ad afferrare con i propri piedi un coltellino che poi utilizzò per liberarsi, seguendo con il suo discorso a voce alta: «Probabilmente non riescono ad accettare che un senza unicità valga molto più di tutti loro messi insieme, sono molto più intelligente di quanto potranno mai essere loro e forse, se mi alleno, riuscirò a raggiungere dei buoni risultati...» un tetro sorriso si dipinse sulle sue labbra, minacciosamente, come se improvvisamente qualcosa in lui fosse cambiato, come quando si clicca un pulsante.
Camminò goffamente verso il tavolo, si sorresse il collo violaceo a causa del tentato suicidio e strinse tra le mani un pezzo di carta: «Non ci sarà più bisogno di questo, non morirò. Perché dovrei arrendermi quando posso semplicemente vendicarmi in seguito? Già, non sarà difficile trascinare quegli idioti nel fango, basterà stuzzicarli un po' e saranno artefici della loro stessa disfatta, non so cosa pensare di me ora, non ho mai creduto che avrei trovato dolcemente invitante l'idea di ferire qualcuno, ma immagino che sia necessario in questo mondo...» dei versi sorpresi si sollevarono in quella stanza, la persona che avevano davanti si comportava in modo completamente opposto al Midoriya che conoscevano, magari era stata la rabbia del momento a parlare, si dissero cercando di mantenere la calma, tutti tranne Katsuki che aveva avuto l'impressione che qualcosa in quegli smeraldi fosse cambiato, se ne accorse solo dopo che la loro relazione era migliorata, tuttavia fu certo di aver intravisto della densa oscurità dove prima dimorava la purezza di un angelo e sapeva che anche quello era colpa sua.
Bakugou venne distratto dalla spirale negativa di pensieri nella quale era inciampato da un sussurro che probabilmente udì lui soltanto: «Per te Kacchan, ho piani ben diversi... Mi domando se riuscirò a costringerti a guardarmi nel giusto modo...» dopo queste parole che nel biondo provocarono ignoti brividi, vennero avvolti da una profonda oscurità e questa volta di Izuku non c'era nemmeno l'ombra, solo un tavolino di vetro ricolmo di crepe, sul quale poggiava un lungo vaso di cristallo, contenente dei rampicanti strani: questi non somigliavano a nessuna specie di pianta che il gruppo avesse mai visto: l'unico frutto che pendeva dal più grosso dei rami, pareva un cuore pulsante, dall'aspetto rovinato, dilaniato e da esso fluiva un preoccupante, denso, liquido nero, il quale stava penetrando attraverso le le scheggiature del supporto, cadendo in terra.
«Qualsiasi cosa sia questa sostanza, direi che è meglio non entrarci in contatto, non abbiamo idea di quali effetti possa avere su di noi» esclamò Iida cercando di riprendersi dal turbamento nel quale era scivolato, Uraraka si guardava intorno cercando di digerire quello che aveva appena scoperto, dunque non si accorse di come quel fluido viscoso le stesse sfiorando i piedi, almeno non fino a quando un dolore lancinante la face piegare su se stessa, con le mani sul petto, gli occhi sbarrati e copiose lacrime che scivolavano lungo le sue guance piene mentre urlava disperatamente rotolandosi a terra, in balia di un dolore che non aveva mai sperimentato prima e che le stava facendo perdere la testa, come se potesse percepire delle mani scavare nel suo cuore, strappandolo in brandelli. Todorki, che le era più vicino, riuscì a mantenere abbastanza la calma da allontanarla da quella strana sostanza e qualche istante dopo, ognuno dei sintomi che la castana aveva presentato parvero scemare progressivamente, lasciandola boccheggiante a terra.
«Cosa diavolo è stato?» domandò sasperato Kirishima controllando le econdizioni della sua compagna di classe, trattenendo per sé il proprio timore, che tuttavia fu impossibilitato dall'ignorare ancora quando una risata alta e pregna di crudele divertimento rimbombò in quello spazio angusto, sembrava provenire da una zona distante, oltre quel tavolo di vetro, dunque strizzarono gli occhi per cercare di vedere oltre quel nero pece, trovando quel Midoriya che credevano di conoscere.
Il ragazzo se ne stava seduto su quella che sembrava una sedia costrittiva, il suo busto era imprigionato da una camicia di forza d'un bianco sfavillante, mentre il suo volto era nascosto da una maschera identica alla sua versione fanciullesca, questa era cucita direttamente contro la sua pelle in una visione estremamente macabra, il tutto reso più inquietante da quel modo convulso di ridere della sofferenza di lei. Il rosso prese a sudare freddo, i sensi di colpa in lui cominciarono a fondersi con il timore di essersi messo contro la persona sbagliata, si maledisse per quando aveva creduto di poter mettersi in mezzo ai suoi desideri, che tanto non avrebbe fatto nulla dato che era il ragazzo più gentile che avesse mai conosciuto, ricordando cosa gli era stato detto il giorno precedente dal riccio: «Kirishima tu non puoi amare Kacchan, non lo comprendi e se lo facessi i tuoi sentimenti annegherebbero. Fidati di me, sei solo abbagliato dalle sue abilità» non ne aveva compreso il senso, ma dopo tutto quello che aveva visto capì e si chiese come diavolo facesse ad amarlo nonostante tutto.
L'atmosfera venne alleggerita, dallo strano figuro che avrebbe dovuto far loro da guida nell'animo di Deku, ciò per qualche ragione li fece calmare: «Siete arrivati dinnanzi alla prova finale. Non temete, lui non può raggiungervi, non può valicare le restrizione che egli stesso ha apposto sulla sua persona, giacché esse esisteranno fino a quando il suo amore avrà vita... Non è romantico?» un sospiro sognatore poté essere udito prima che continuasse a parlare: «L'unico modo che avete per riuscire ad uscire da questo luogo è placare la bestia, solo allora si apriranno le porte, tuttavia non è un'impresa a tutti concessa. Solo uno di voi potrà tentare e se fallirà allora voi tutti morirete qui,l'avanzare di questo mare corrotto sarà il vostro orologio» detto questo, ancora una volta, l'essere sparì da davanti ai loro occhi, dando loro delle indicazioni vaghe, senza spiegare in che modo avrebbero dovuto raggiungere quell'obbiettivo, niente di niente.
«Come diavolo dovremmo fare?» urlò frustrato Eijiro tirando le punte dei suoi capelli «Io partirei dall'essere onesti... Qualcuno ha fatto uno sgarbo a Midoriya?» chiese Kaminari con sguardo cupo verso il fulvo, che preso di sorpresa si limitò a deglutire, teso come una corda di violino guardando il pavimento, come se cercasse di assicurarsi di avere ancora tempo prima della loro dipartita, poi, i suoi occhi scarlatti viaggiarono fino ad Uraraka, la quale rise nervosamente accarezzandosi le ciocche castane che le contornavano il viso: «Cosa c'è Kirishima?» lui sospirò, si passò le mani davanti al viso e poi si decise ad essere onesto, in fin dei conti continuare su quella strada non era praticabile, i suoi sentimenti non erano sopravvissuti alle dure scoperte che aveva fatto e poi non si trattava di qualche azione innocente, c'erano le loro dannate vite in ballo, non poteva rischiarle per qualcosa di tanto frivolo in confronto.
«Io e Uraraka, beh, avevamo notato lo strano attaccamento di Midoriya a Bakugou e non sembrava affatto che la cosa gli facesse bene... Così parlando abbiamo pensato di allontanarli un po' in maniera pacifica, per migliorare la situazione» Katsuki si accigliò, un brivido percorse la sua schiena quando la ragazza lo fissò silenziosamente, sperava di sentirsi dire che quelle parole che aveva udito non fossero vere e di fatti ella, arresasi alla situazione confessò: «Quello che ho detto, non è vero, lui non ha mai detto che non avrebbe potuto perdonarti... Fino ad oggi non avevo nemmeno cosa fosse accaduto fra di voi, ho semplicemente pensato che ci fossero dei trascorsi e così ne ho approfittato.... Lo so, prima che voi lo diciate, che non è stata una cosa eroica ma non pensavamo che la situazione fosse tanto terribile» mise le mani avanti mentre gli altri la guardavano con disappunto.
Il primo a fare sentire la sua voce fu Todoroki, quello che forse si sentiva più legato al ragazzo boccoloso: «Non riesco a credere che ora stiate cercando di nascondervi dietro chissà quali alti ideali, soprattutto considerando il fatto che Midoriya non vi hai mai fatto torto alcuno. Cristo, ma come avete fatto a tacere fino ad ora, dopo tutto quello che avete scoperto?» urlò arrabbiato sentendo le dita tranquilla di Iida accarezzargli le spalle, era furioso proprio come lui, tuttavia non potevamo permettersi di perdere la calma.
«Sapevo che stavate tramando qualcosa, dannazione avrei dovuto realizzarlo prima! Era davvero troppo strano come continuavate a parlare in modo quasi segreto fra voi, soprattutto considerando che non siete mai stati chissà quanto amici. E poi parlare tanto di voler fare il loro bene, ma alla fine avete considerato tutto tranne che i loro sentimenti i-» il biondo elettrico si interruppe quando vide le mani ruvide di Katsuki aggrapparsi al colletto dell'uniforme della ragazza, la fissava dritta negli occhi con espressione impenetrabile mentre le domandava se quello che aveva appena detto fosse la verità, la sua voce questa volta tremava chiaramente tanto che anche quei due, che prima di quel momento non si erano accorti di nulla, lo notarono.
Lei si limitò ad annuire, allora parve che ogni blocco nella mente del giovane uomo di fosse dissipato, la lasciò andare e veloce come un lampo di voltò e puntò dritto verso quella versione tanto terrificante di Izuku, ignorando il colore che lo divorava mano a mano che si inoltrava in quella sostanza oscura, la quale pareva corroderlo dall'interno.
«Bakugou!» urlano preoccupati, ma lui non poteva sentirli: la sua mente vibrava, urlava ad alta voce il suo nome che cominciò poi a scivolare fra le su labbra come una preghiera, non lo odiava, non aveva mai detto che non avrebbe potuto perdonarlo e allora non aveva più nulla che poteva trattenerlo dall'essere completamente onesto con lui, non c'era più un qualche sciocco pretesto che avrebbe potuto usare per nascondere la verità del proprio cuore a quei meravigliosi occhi verdi, i quali talvolta, secondo lui avevano brillato di meraviglioso pericolo ed era certo di poterlo amare, farlo profondamente come nessun'altra persona al mondo. Lo sapeva che non si meritava una possibilità con lui, dopotutto erano state le sue crudeli parole e quelle terribili mani a spingerlo ad atti tanto estremi, eppure Kacchan non aveva ferito solo Deku, ma anche sé stesso, tanto profondamente che il suo animo si era piegato completamente, del fiero guerriero che si mostrava sempre non erano rimasti che gli occhi battaglieri, per il resto gli pareva d'essere dominato da una soffocante disperazione che trovava conforto solo nell'idea di venir punito per le sue azioni prima o poi e chi meglio di lui avrebbe potuto abbracciare la pericolosità ed il dolore che il riccio avrebbe potuto voler infliggere a qualcuno?
Mentre correva sentiva una sensazione inspiegabile addosso, come se una qualche sorta di serpente si disse insinuata sotto la sua pelle viaggiando lungo la sua muscolatura, pungendolo in punti dolorosissimi con un potente veleno che non scemava ma cresceva d'intensità, questa immaginaria creatura era poi scivolata nella zona più sensibile, quella della sua mente, dove aveva fatto il peggio di sé e soffriva, come se stesse per staccarglisi il capo dal collo, tuttavia non permise ad un singolo lamento di fischiare fuori dalla sua bocca, solo un nome che risuonava vivo in quello spazio tetro tra amare lacrime che gli appannavano la vista. Si fermò solo una volta trovatosi faccia a faccia con l'amato, riprese brevemente fiato senza dire una parola, tentennò per brevi istanti prima di liberare Izuku, che in risposta lo spinse contro il terreno, tenendo il corpo massiccio dell'altro sommerso da quel denso liquido, con la sua mano destra ben ancorata attorno al suo collo, obbligandolo a boccheggiare per un poco d'ossigeno nella più completa sofferenza, il ragazzo dai capelli ispidi si aggrappò disperatamente alle sue spalle salde, bisbigliando quel nome che usava per la prima volta: «Izuku» e gli sembrò che le sue labbra fossero fatte per pronunciarlo.
«Ti amo, ti prego semettila di farti del male, mi dispiace. Non ti meritavi nulla di tutto questo. Ti prego, smettila di soffrire per cause mia, ferisci me piuttosto, andrà tutto bene, ma ti prego non smarrirti, non voglio perderti...» biascicò con evidente emozione nella voce, poteva pensare solo a lui, necessitava solo della sua presenza, di essere stretto fra quelle braccia, di sentire la sua voce chiamarlo, parlargli e non importa cosa avrebbe detto, tutto sarebbe stato più gradito di quella mancanza del verdino che ormai lo stava facendo uscire pazzo e gli parve quasi un sogno vedere quella maschera dall'aspetto infantile scivolare giù da quel volto meraviglioso. Quella fu la prima volta che Bakugou fu dinnanzi agli occhi smeraldo dell'altro, spogli di ogni zuccherino artificio, rivelando la loro natura più oscura e perversa che tuttavia strinse disperatamente, ripeté le sue parole con una sincerità che neppure l'incredulo e diffidente Izuku poté ignorare, mettendo su una smorfia compiaciuta che si allargò, non appena notò il biondo sotto di lui rabbrividire nel sentire la sua voce, sensuale come non lo era mai stato prima: «Tu mi ami Kacchan?» «Si» «Credi che non ti farò del male ora che me lo hai detto? Credi che tornerò a comportarmi come un piccolo angelo, solo perché mi stai dando quello che ho sempre desiderato?» domandó inquisitorio, serpeggiando minacciosamente, non si sarebbe fatto prendere per i fondelli.
«No, non è per questo... Se viene da te sono pronto ad accettare qualsiasi cosa, qualsiasi ferita, non voglio più sentire il dolore e la paura di perderti...» soffiò queste parole languidamente, con gli occhi dischiusi ed il collo allungato, esponendo il proprio collo, vulnerabile alle dita allungate di Izuku che si soffermo proprio sull'arteria che pulsava, mimando il suo cuore accelerato nel petto, parve ipnotizzato da tale visione, tanto che la sua bocca fu portata ad affondare in quella tenera carne con una moderata violenza, lasciando ch ei suoi denti perforassero la sua carne dalla quale scorgevano due seducenti rivoli rossi.
Improvvisamente una musica allegra si diffuse in quel luogo angusto, portando con sè dei tenui raggi di luce che parvero varcare la pesante atmosfera nella quale erano immersi, accadde tutto fin troppo velocemente perché si rendessero conto di quello che stava accadendo, a loro parve semplicemente di udire la strana voce di quella loro stramba guida che annunciava la loro vittoria, subito dopo il gruppo si destò confuso, fissando stranito le pareti chiare dell'ospedale, che si fosse trattato di un sogno? No, era stato un vero e proprio viaggio allegorico alla scoperta della strana e spezzata anima di Izuku Midoriya e ne ebbero conferma non appena Katsuki, con una certa urgenza, si fiondò addosso al ragazzo lentigginoso, gettandogli le braccia al collo e ignorando chiaramente gli occhi di tutti i presenti: non gliene importava nulla dei giudizi degli altri, era stato terribile per lui rivivere in maniera tanto diretta ciò che era accaduto a colui che amava, eppure non poté fare a meno che esserne grato in quanto, tramite questo strano evento, era riuscito a trovare la forza d'essere onesto.
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