Distant Desire - Kim Jonghyun
Titolo : "Distant Desire"
Protagonista : Kim Jonghyun (SHINEE)
Storia richiesta da: Jillian_Mako (infondo so che l'avrebbero richiesto nel loro profondo cuore)
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Vi prego di leggerla ai minimi dettagli :
So che vedere il suo nome scritto in questa pagina bianca un pugnale vi ha aperto nuovamente le cicatrici al cuore e le lacrime si sono riaperte come un rubinetto.
Non lo sto facendo con dispetto, ma per affetto.
Quando ho pubblicato questo libro di collezioni di ONE SHOTS avevo subito voglia di fare una storia tutto per lui, poi una persona cara me l'ha richiesta e lo farò più che volentieri, sappiate che avevo questo volere di regalargli una storia tutta per Jonghyun e spero che la persona che me la richiesto sia soddisfatta di questo lavoro e spero vivamente che anche voi siate soddisfatti di questo piccolo regalo per lui.
Questa richiesta l'abbiamo richiesta nei nostri cuori e questo lo so.
Sappiatelo, lui non vi ha mai abbandonati, il palco non é vuoto....c'è lui davanti ai vostri occhi. Sarà sempre nei nostri cuori a cantarci quelle bellissime canzoni.
Solo una semplice storia, dove la protagonista sarete voi, con mille emozioni.
Grazie di aver letto questo messaggio.
Sapete la bellezza di viaggiare in un aereo, in treno, in auto o semplicemente pedalando una normalissima bici?
Quella sensazione di poter raggiungere qualunque capo al mondo e persone che più desideresti incontrare.
Si può sentire dentro al tuo cuore una forza sovrumana di scoprire ancora un mondo fuori dalle tue mure.
Dei posti a dir poco fascinosi ai tuoi occhi, soprattutto quando si ha una persona peculiare davanti ai nostri tenaci occhi; un mondo di cui tu non sei mai stata, ma solo visti attraverso uno schermo o sui pezzi di carta delle riviste.
Questo vuol dire la bellezza di viaggiare, di voler desiderare una vita più agitata e magica, intoppare persone diverse e forse provare anche dei sentimenti intimi; far vaccilare il proprio cuore a solo vedendo un ragazzo alla cui non sai neanche l'iniziale del suo nome.
Cambiare una città, incontrare una persona che hai avvistato solo da lontano e già ti fa battere il cuore a mille?
Forse questo é il vero significato di viaggiare e di andare a capo al mondo pur di rivederlo nuovamente.
Viaggiare significa anche amare, anzi ogni cosa che tu pronunci e che fai contiene dietro la parola semplice: "amore"
Questa é solo una storia semplice semplice, sperando che sia anche toccante allo stesso tempo.
Una ragazza molto comune e altrettanto semplice, si trasferisce in una nuova città da sola lasciando i suoi genitori per imparare nuove cose in un alloggio tutt'altro che comunemente diverso dal suo.
Uno di quei treni neri del 900 a vapore si fermò proprio alla stazione, dove tanta di quella popolazione gironzolavano nella fermata dove Park Misoo scese con il suo trolley nero e il suo cane di razza Yorkshire, che è dentro alla grande borsetta che teneva alla spalla.
Le portiere, abbastanza arrugginite, del treno si aprirono facendo scendere tutti i passeggeri, compresa Misoo con il suo Yorkshire marrone accompagnato da qualche pelo nero.
Appena toccò la fermata di Busan, assunse un sorriso.
Il suo sorriso era perfettamente abbinato ai suoi vestiti; maglietta blu scuro, giacca color bianco, jeans e delle belle ballerine comode rosa carne.
«Sei contenta Kiko? Siamo arrivati a Busan. Qui, faremo una nuova vita e nuovi amici.» fa Misoo parlando con la cagnolina, che mostra come al suo solito la lingua bavosa e la sua eccitazione.
Afferra il suo trolley con la sua piccola cagnolina, che era comoda nella borsa della sua padroncina.
Ma prima di avviarsi all'uscita della stazione di Busan, il cellulare cominciò ad squillare.
Prese il cellulare dalla tasca della giacca e lesse di chi si trattasse.
«Pronto mamma?» rispose Misoo rispondendo alla chiamata.
«Tesoro mio, sei arrivata a Busan?»
«Sono appena arrivata mamma, tranquilla. Adesso devo andare. Ti richiamo quando arrivo all'appartamento.»
«Certo, tesoro. Non te ne dimenticare eh.»
«Si si, mamma.»
Riaggancia la chiamata e mise nuovamente il cellulare nella tasca, ma subito dopo Kiko salta fuori dalla borsa e corre via.
«Kiko!! Torna qui! Kiko!» la rincorre la padroncina inseguendola portando il trolley con sé dietro.
«Kiko!!! Fermati!!» urla, ma la cagnolina continuava a correre a quattro zampe finché non si fermò davanti a qualcuno che gli diede un biscotto dalla piccola confezione di plastica e gli accarezzò la testa, mentre mangiava scondinzolava la coda.
«Kiko!! Non scappare mai piu!» rimprovera Misoo con il fiatone, a causa della rincorsa con il trolley a portata.
Kiko abbaia e scodinzola la coda contenta.
«Vieni Kiko.» la cagnolina va in braccio alla sua padroncina subito dopo aver finito di fretta il biscotto.
Quest'ultima rialza lo sguardo per scusarsi con la persona che ha davanti.
«Mi scusi tant-» non riuscì a finire la sua frase, che si incanta vedendo un bel fanciullo vestito con colori chiari: camicetta bianca, una poulover color latte soia intorno alle spalle, pantaloni bianchi e delle scarpe del medesimo colore.
Persino i capelli erano tinti di un bianco giallino.
Ha in mano un libro arancione.
Era semplicemente affascinante.
Sembrava un angelo sceso in terra con quelle combinazioni di colori perfettamente compatibili.
Era come stato un colpo di fulmine per Misoo a solo vedere per un solo istante il ragazzo.
«Non preoccuparti.» fece il ragazzo, utilizzando il suo strumento, cioè la voce, per rispondere.
Ma non riusciva a vedere un minimo di felicità dentro ai suoi occhi, solo indifferenza e freddezza.
Misoo non rispose per ammirare la sua rara bellezza. Era il ragazzo più bello che avesse mai visto in tutta la sua esistenza.
Non ottenendo nessuna risposta da parte della ragazza, se ne va senza aggiungere altro.
Misoo ritorna nella realtà e si accorge che se ne stava andando, ma ella voleva conoscerlo e sapere il suo nome, almeno l'iniziale.
«A-ah no....a-aspetta.....» volle fermarlo, ma lui non la sentì più ormai.
E così se ne va in un posto, che forse Misoo, non sarebbe mai riuscita a incontrarlo nuovamente.
Sarebbe stato un po' impulsivo corrergli dietro solo per chiedere il suo nome, l'avrebbe considerata una pervertita.
Così lasciò stare e lascia che quell'incontro sia solo stato un caso come tante che verrà dimenticato molto presto col tempo.
Riprese la sua amatissima Kiko e il suo trolley.
Uscì dalla stazione chiamando un taxi, alla cui la porterà al suo alloggio nella capitale di tutta la Corea del Sud, nonché la grande città Busan.
Mentre guardava, attraverso il finestrino, tante di quelle macchine passare e grattacieli imponenti della città, pensava nuovamente a quell'incontro così veloce, ma così piacevole alla stazione del treno.
Quel ragazzo così tanto affascinate, ma allo stesso tempo troppo misterioso.
Voleva rincontrarlo, ma non era possibile questo suo desiderio....o così lei credeva.
Chi lo sapeva cosa sarebbe successo.
Arrivata davanti al condominio paga al taxista per poi entrare nella sua nuova dimora prendendo l'ascensore.
L'ascensore si fermò al quinto piano del corridoio e cerca il numero del suo appartamento.
Lo trovò e con la chiave, che gli aveva dato prima la proprietaria del condominio, aprì la porta.
Quando spinse la maniglia vide un bel appartamento tutto sommato; c'erano già tutti i mobili. Mancavano solo da mettere i vestiti di Misoo e del cibo da mettere in frigo ed sarà pronta per alloggiare tranquillamente.
Iniziò subito ad disfare la sua roba, mentre la sua cara cagnolina continuava ad abbagliare e correre per tutta la stanza tutta pimpante.
«Se mi fai finire di disfare i miei vestiti, ti porto da mangiare e faremo una passeggiata al parco, va bene? Ma a una condizione; che starai buona e tranquilla senza fare casino. Così finisco prima e ti porto immediatamente da mangiare.» fa Misoo sorridendogli.
Come risposta ebbe un suo abbaio e dopo quello finalmente non sentì più nessun rumore, manco una mosca volare.
Grazie al silenzio e la tranquillità, riuscì subito a finire di disfare i suoi vestiti nell'armadio.
Ma entrando nella cucina, si ricordò una cosa molto importante, che si era quasi completamente scordata.
«Ah già! La spesa! Aish! Il frigo è ancora vuoto.» si lamenta Misoo appoggiando la testa sulla portiera grigia del frigo.
Portò Kiko a fare prima una passeggiata fino al supermercato per comprare del cibo per riempire il frigo.
Dopo aver ricevuto due buste pieni di alimenti, va a casa, ma all'improvviso sente già la stanchezza portando quelle buste di plastica abbastanza pesanti, così decise di entrare in un parco più vicino per trovare un posto vuoto su una di quelle panchine, fortunatamente erano tutte libere.
Si siede proprio nella panchina sotto in un bel albero, dove la riparava dal sole.
Kiko giocava e correva per tutto il parco, mentre la sua tenera padrona si riposava per recuperare le energie.
Kiko cominciò a correre daperttutto, finché non si avvicinò a un qualcuno che gli accarezza la testolina.
La cagnolina abbaglia felice e scodinzola la coda.
Misoo si era persino addormenta sulla panchina.
Si era proprio lasciata dalle braccia di Morfeo.
«Signorina? Si svegli.» quella voce così dolce che la chiamava.
Sentiva una voce come se fosse uno strumento che suonava un brano.
Chi sarà mai il padrone di questa meravigliosa voce da angelo?
Così sentendo quella voce chiamarla decise di aprire lentamente gli occhi per svegliarsi dalla piccola dormita.
Aprì lentamente gli occhi e quando furono completamente aperti, vide la persona che più desiderava incontrare una seconda volta e si era realizzato il suo desiderio.
«Questo è il tuo cane, giusto? Lo stesso cane della stazione e anche tu, se non erro.» disse lo stesso ragazzo della stazione di questa mattina.
Teneva il solito libro dalla copertina arancione con una bibita piccola e con l'altra lo usava per tenere in braccio Kiko.
Misoo arrosisce vedendo nuovamente quel viso così freddo e indifferente, ma molto angelico.
Si alzò dalla panchina e si riprende dalle sue braccia la sua cagnolina.
Si dimostrava davvero un ragazzo molto intellettuale, fin troppo intelligente e soprattutto principesco.
«S-sì, s-sono io. G-grazie e mi scuso nuovamente per Kiko.» balbetta per la vergogna e si inchina per scusarsi.
«Allora sai parlare di più. Alla stazione ho aspettato che parlassi, ma putroppo non mi hai parlato e rischiavo di perdere il taxi che avevo prenotato.» fa nuovamente il ragazzo senza cambiare la solita espressione indifferente.
Era questo che più colpiva Misoo....era la sua indifferenza e freddezza, che allo stesso tempo sembrava un angelo caduto dalle ali dei cieli azzurri.
«A-ah già....scusami, m-mi ero addormentata in piedi all'improvviso.» spiegò molto imbarazzata che si grattò la nuca abbassando il capo.
Non rispose.
C'era il sole che batteva forte appeso nel cielo azzurro riempito da nuvole bianche morbidi come lo zucchero filato.
Il tempo scorreva veloce, ma è come se si fosse fermato all'improvviso.
«Kim Jonghyun.» finalmente uno dei due decise di parlare dal lungo asso ti tempo di silenzio tombale.
Gli porse la mano in segno di saluto.
«Ah?...Oh, scusami. Piacere, io sono Park Misoo.» prese con imbarazzo la sua mano e lo strinse premendo contro la sua di mano.
Era una bella mano calda, nonostante si dimostrasse fredda.
Finalmente sa il suo nome.
«Vedo che ti sei imbambolata nuovamente prima. Per caso lo fai spesso?» alza un sopracciglio il ragazzo sempre con la solita espressione di sempre.
A quell'affermazione arrosisce.
Succedeva ogni talvolta che incontrava un bel ragazzo, e lui decisamente ha raggiunto le sue aspettative, ma chissà se era anche dentro bello come il suo aspetto esteriore.
«N-non farci caso.» provò a dire facendo di tutto pur di non incrociate il suo sguardo profondo.
«Sei nuova di qui?» cambiò argomento.
«S-sì.»
«Vedo che sei stanca.» gli porse una piccola bibita energetica che teneva in mano insieme al libro.
Guardò la sua mano porgerle una bibita, dopodiché si spostò su quello del ragazzo.
«G-grazie.» prese la bibita facendo attenzione a non sfiorare la sua mano, invece lo toccò per sbaglio e si sentì così imbarazzata sentendo il suo tatto sulla sua pelle.
«Ti do il benvenuto in questa città. Spero di incontrarti ancora.» fa Jonghyun senza sorriderle, ma per Misoo le sue parole sono le sue espressioni e emozioni che prova in quegli istanti.
Anche lei, più di lui, sperava di rivederlo un'altra volta e un'altra volta ancora, anzi tutti i giorni vorrebbe rivederlo.
Lo guardò allontanarsi sempre di più dal parco.
Le sue spalle erano larghe e sicuramente avrebbe dato una sensazione di protezione a qualsiasi ragazza.
Il suo sguardo si spostò sulla bibita che stringeva nella mano.
Sorrise a solo pensare che fosse stato un angelo a regalarglielo.
Kiko abbaiò, e così interrompe i pensieri della sua padrona.
Quest'ultima si sveglia e guarda il suo cane che la guardava, come per dire che si era presa una bella cotta di quel ragazzo che a malapena lo conosceva.
«Non mi guardare in quel modo.....È davvero un bel ragazzo, desidero rivederlo tutti i giorni, anche tu lo vorresti vero Kiko? Ti sta simpatico quel ragazzo, no?» fece conversazione con Kiko, che abbaglia una volta come per dire "sì".
Misoo sorrise capendo la sua risposta.
«Andiamo a casa che devo ancora chiamare mamma.» sbuffa a solo pensando di avvertire sua madre che era già arrivata.
Era stata già una fantastica giornata il primo giorno a Busan.
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Era un'altra splendida giornata e Misoo sperava fortemente di incontrare anche oggi Jonghyun.
A solo pensarlo faceva sorridere come un ebete la ragazza e ogni volta Kiko la guardava divertita.
Decise anche oggi di fare una bella passeggiata con il suo cane nelle strade di Busan.
Gironzolava tra negozi e ristoranti della città con Kiko che tirava il guinzaglio.
«Vai piano Kiko. Mi sembri abbastanza agitata.» ordinò al suo cane confusa, ma ovviamente non ascoltò l'ordine e cominciò a tirare sempre di più.
È come se avesse trovato qualcosa o forse qualcuno.
«Kiko!! Piano! Kiko che ti prende!?» era costretta a correre per inseguirla.
Misoo continuava disperatamente ad ordinargli di fermarsi, ma non serviva a nulla; Kiko tirava sempre il guinzaglio.
Come se adesso Misoo fosse la cagnolina che deve passeggiare e Kiko la accompagna per il guinzaglio.
Finalmente si fermò e Misoo poté prendere aria.
«Kiko, non correre mai più! Aish, mi stai facendo impazzire completamente in questi giorni.» la rimprovera con il fiatone nei polmoni.
Si guarda intorno e l'unica domanda che si porse era:
«Dove diamine siamo?» si guarda intorno non conoscendo abbastanza le strade di Busan.
Si era abbastanza allontana dal suo appartamento.
Il suo sguardo si soffermò su un uomo, dall'aspetto fin troppo severo, che controllava un ragazzo che scriveva qualcosa su un mazzo di fogli.
Si trovavano in un'altro parco più fiorito e verdastro rispetto l'altro che ci è stata ieri.
Adesso che guarda meglio il ragazzo che scriveva, era fin troppo familiare per i suoi gusti; e poi i colori dei suoi capelli.
«Ma...quello non è....Jonghyun!?» alla fine riuscì ad identificarlo.
Effettivamente era lui e Kiko è riuscita ad trovarlo un'altra volta.
Era come se Kiko fosse il Cupido dei due giovani fanciulli.
A guardarlo non era per niente felice, quell'uomo continuava ad rimproverarlo e dandogli qualche colpo sulle braccia con un bastone sottile e lungo.
«Sarà suo insegnate?» si chiese Misoo continuando a guardarli senza farsi notare.
Ad un certo punto l'uomo si infuriò completamente che gli strappò i fogli in cui ci scriveva e gli diede delle bastonate sulle mani. Jonghyun non reagiva per niente, anzi lo subiva senza far niente.
Vedeva i suoi occhi sopportare il bruciore di dolore.
Misoo non poté continuare a guardare quella scena.
Si avviò lì e sequestrò il bastoncino tra le mani dell'uomo per proteggere Jonghyun che si stupì di rivederla in questo momento poi.
«Non mi sembra questo il modo di insegnare a un suo studente signore? Non crede che sia fuori luogo strappare dei testi tutti scritti a mano e bastonarlo?» si intromise la ragazza guardando male l'insegnate di Jonghyun.
«Non credo che siano affarri tuoi ragazzina. Questo mio studente è mio nipote, sono suo zio. Lo cresciuto io, quando non ebbe più i suoi genitori, quindi io sono come suo padre in questo momento. Non studia abbastanza e non sono affarri tuoi ragazzina. Sparisci da qui!» fa l'uomo con serietà.
Si vedeva che non aveva mai sorriso in vita sua.
«Senta, suo nipote è mio amico e non gli permetto di fargli del male.» replica continuando a proteggere Jonghyun che non aprì bocca in quella discussione, perché era troppo impegnato a stupirsi delle parole e azioni della ragazza.
«Tsk! Non ha amici mio nipote. Lui deve studiare per essere uno scrittore di fama mondiale, ma è davvero un incompetente.» sbuffa lo zio con aria deluso e superiore.
«Io credo che non sia giusto il modo che lei insegna.» sputa la verità Misoo.
«Cosa insinui!? Che sono scadente!?» si arrabbiò l'uomo guardandola male a solo sentire le sue parole dette.
«Se proprio vuole definirsi come questo termine.....allora sì....scadente, proprio così.»
Queste parole fecero infuriare moltissimo l'uomo.
«Stupida ragazzina!!!! Tu, Jonghyun, come puoi avere dei amici come lei!? È davvero una vergogna per la nostra famiglia. Sei troppo inutile. Finché non mi scriverai un buon testo degno della nostra famiglia, oggi non provare a rientrare in casa, sennò ti prendo a bastonate.» indica suo nipote con l'indice in segno di disprezzo per poi andarsene via senza aggiungere altro.
Dopo assicurati che l'uomo se ne fosse andato, ella si avvicina a Jonghyun.
«Stai bene?» chiese Misoo prendendo le sue mani per guardare se c'erano segni di ferite per le bastonate di prima.
«Grazie....non dovevi.» rispose Jonghyun guardandola, mentre ella si preoccupava.
«Scherzi!? Come fa a essere tuo zio!? Cioè, è davvero cattivo.» fa Misoo.
A solo pensare quell'uomo assumeva una sensazione di rabbia.
Jonghyun per un attimo provò a sorridere per la buffa espressione che aveva assunto Misso.
Non le si addiceva tanto l'espressione da arrabbiata, era più abituato alla ragazza che arrosisce.
«Stai sorridendo?» si incuriosò guardandolo sorridere.
Era ancora più affascinante quando sorrideva.
«Può darsi.» rispose Jonghyun.
«Continua solamente a sorridere però. Non ti vedo spesso sorridere da quando ti conosco da un giorno praticamente.»
Lui sospirò e provò a sorridere di nuovo.
«Ho avuto problemi in famiglia e in un sogno, cioè la scrittura.» spiegò lui guardandosi le mani che suo zio li picchiava molto spesso quando ello faceva errori sulla scrittura.
L'uomo è uno scrittore di una grande fama sulla letteratura coreana, ecco perché è molto severo.
Pretendeva davvero troppo su Jonghyun.
Misoo prese le sue mani doloranti e li accarezza per fargli passare il dolore.
«Nessuno può essere perfetto in un lavoro, ma col tempo si può acquisirlo. Tu devi scrivere un testo alla cui solo tu vorresti scrivere, perché le pagine bianche sono tue....non di tuo zio.»
Quel tatto così affettuoso e quelle parole appena uscire dalle sue labbra sottile colpirono profondamente Jonghyun, che la guardava in modo di ammirazione.
Raccolse i fogli che aveva strappato quell'uomo e li diede al ragazzo.
«Dovrei scriverne uno che voglio io?» chiese.
Lei annuisce facendo un sorriso a trentadue denti.
Quel bellissimo sorriso, che solo una volta nella la cura l'aveva vista Jonghyun.....sul volto della sua amatissima famiglia, ma oramai erano già dal al di là.
«Ho già un idea! Grazie, Misoo.» fece anch'esso un sorriso radioso facendolo mostrare volentieri a ella.
Quest'ultima fu davvero colpita dal suo sorriso e il suo unico fascino.
Il tempo scorreva e i due fanciulli erano sempre nello stesso punto con Kiko che si era addormentata sulle cosce della padrona che era seduta per fissarlo per il proprio fascino mentre scriveva su un pezzo di carta.
Arrivò la sera. I primi raggi di sole si nascosero dietro le montagne della città.
Jonghyun ebbe finito anche il suo testo. Era fiero del suo lavoro questa volta, perché era il suo testo.
Prima che se ne vadano, Jonghyun sorrise un ultima volta a ella e gli sussurrò all'orecchio.
«Non tutto può essere gradito, ma io lo gradito e per questo che sono già molto fiero della mia vita. Grazie. Che almeno tu riesca a vivere in questo mondo.» detto questo se ne andò via lasciandola di stucco.
Non capiva il senso delle sue parole.
Prese Kiko e si dirige dal suo appartamento per stendersi sul suo morbido letto.
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La terza giornata a Busan, sempre sole bello alto nel cielo che sorrideva.
Misoo si alzò dal letto molto presto e si stiracchia un po'.
Si mise a preparare una semplice colazione sia per lei che per Kiko.
«Kiko!!» lo chiama e la cagnolina arrivò subito sentendo l'odore della sua ciotola piena.
Misoo prese una fetta tostata con della marmellata sopra e accesse la TV con il telecomando sul TG.
Morde un pezzo del pane croccante.
«Ieri notte, fu trovato un ragazzo morto sul marciapiede sanguinante. Sembra che si sia caduto dal balcone della sua stanza. Il ragazzo fu identificato come Kim Jonghyun.
È stato un suicidio.
Furono trovati nella sua stanza una lettera, un romanzo e un libro."
Sentendo quello che aveva appena detto il TG, il suo cuore si fermò. La fetta di pane cadde per terra sporcando il pavimento con la marmellata.
Non poteva crederci che si è suicidato, ma se ieri era tutto sorridente.
Forse stava ancora sognando....era ancora nel suo letto caldo.
Forse stava davvero sognando.
Cominciò a pizzicarsi per svegliarsi, ma non funzionava e delle lacrime calde uscirono.
«No....no. Non non può essere!» mise le sue dita tra i capelli come se dovesse strapparli.
Scoppiò in un pianto di disperazione.
Nonostante lo conosceva per un giorno, lei la conosceva e ci era affezionato a lui.
La campanella suonò.
Si asciugò in fretta e va ad aprire la porta.
Mostrò due poliziotti.
«Buongiorno signorina. Siamo della polizia. Abbiamo trovato tre oggetti alla cui Kim Jonghyun vi ha lasciato prima di suicidarsi.» parlò uno dei due agenti venuti a casa sua.
Gli porse i tre oggetti che aveva fatto nome anche al telegiornale.
Prese con le braccia tremolanti e li ringrazia.
«Ci dispiace davvero signorina. Spero che sia felice il ragazzo in questo momento.» anche gli agenti si dispiacquero per la piccola Misoo vedendo che aveva gli occhi rossi.
Dopo che se ne andarono aprì la lettera che gli aveva scritto.
"Per Park Misoo.
Cara, Misoo.
Leggendo questa lettera, vuol dire che non sono più in questo mondo.
Ho dovuto farlo per starmene finalmente in pace.
Per favore, dimmi che ho lavorato sodo e lasciami andare.
Voglio che almeno tu sia felice.
Sorridimi sempre quando mi pensi.
Ti voglio bene"
Leggendo quel piccolo foglietto altre lacrime minacciarono di uscire e fu così.
Prese tra le mani lo stesso libro arancione che aveva sempre in mano Jonghyun.
E poi un mazzo di fogli messi in ordine come un libro.
Era il testo che aveva scritto ieri.
Toccò la normalissima copertina fatta di cartoncino.
Le sue lacrime bagnò il libro.
Sperava che fosse venuta da lei per risolvere la sua depressione, ma non l'ha fatto putroppo.
Si era sentita incompetente e inutile....non ha fatto nulla per non causarlo.
Il giorno seguente ci fu stato il funerale di Jonghyun, putroppo Misoo non era stata invitata, ma aveva deciso di fare un favore a lui, non poteva morire in questo modo.
Il giorno seguente ancora, il libro che aveva appena scritto Jonghyun quel giorno al parco con accanto ella fu pubblicato e fu davvero un successore.
Tutti lo leggevano e rimpiansero che era notte l'autore di questo bellissimo libro.
Il libro parlava esclusivamente di una ragazza che sorrideva sempre e un ragazzo che non sorrideva mai e che non potrà mai stare insieme con ella.
Questo libro è stato proprio dedicato a Park Misoo, la ragazza alla cui Jonghyun ammirava e soprattutto voluto amarla, ma era impossibile.....lui non era abbastanza per una come lei e soprattutto soffriva di una depressione che avrebbe causato problemi alla piccola Misoo.
Due persone che sono diversi, perché uno sorride e l'altro non sorride.
Forse il suicidio è stato un errore per lui?
Misoo lo pensava così e si sentiva male per non essere stata utile.
Ma per Jonghyun era stato la cosa migliore da fare. Desiderava finalmente stare in pace e incontrare nuovamente la sua amata famiglia.
Non avrebbe mai detto di chi era la causa della sua depressione, perché voleva che la causa ci arrivasse da solo.
Un amore oramai impossibile da mostrare al mondo.
Un amore metà vivo e morto.
Un amore che sempre continuerà a palpitare nonostante ciò.
Jonghyun muore felice e vuole che il mondo migliori, che nessuno faccia il suo stesso errore. Lui desiderava solamente fare al meglio il suo lavoro.
Per questo lo ricorderemo nei nostri cuori, lui non è mai morto.
Il suo libro faceva davvero molto furore con il titolo "Distant Desire".
Un sogno e desiderio troppo lontano oramai quello di Jonghyun, ma Misoo farà di tutto pur di farlo felice, cioè vivere per Jonghyun.
The End
•Spero che sia stato del vostro gradimento.
•È una storia molto semplice come vedete. Così semplice che può essere che non vi piaccia.
•È una storia che rispecchia in qualche modo la vita reale di Jonghyun.
•Ricordate che Jonghyun non ci hai mai lasciato, nessun morto ci ha mai lasciti, è sempre nel nostro cuore.
•Spero in qualche modo vi sia piaciuto questa storia fin troppo semplice e forse anche noiosa, ma era importante.
•Vi scuso già in anticipo se non vi è stato di gradimento.
•Mi scuso già per i ritardi ONE SHOTS.
•Ricordate che Jonghyun è sempre stato nei nostri cuori, non è mai morto. Spera solo che noi stiamo felici per lui.
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