Children
Da fuori, la classe faceva molto rumore, ma appena Nojiko entrò si zittirono tutti e si sedettero ognuno al proprio posto. Nojiko osservò i loro volti; facce di bambini di prima elementare pronti per iniziare un nuovo anno scolastico. Era il primo anno che insegnava in quella classe, così come prima cosa fece l'appello per conoscere i suoi nuovi alunni.
-Boa Hancock.- chiamò Nojiko. Una bambina con lunghi capelli neri seduta in seconda fila alzò la mano.
-Brook.- un bambino alto con i capelli neri e ricci in ultima fila.
-Franky.- un bambino dall'aria vivace con una cresta azzurra seduta di fianco a Brook.
-Koala.- una bimba minuta in prima fila con corti capelli colore carota.
-Monkey D. Luffy.- un bimbo esile con un cappello di paglia in seconda fila.
-Nami.- una bambina con i capelli arancioni.
-Nefertari Vivi.- una bimba con lunghi capelli azzurri.
-Nico Robin.- una timida bambina con i capelli neri e occhi azzurri seduta vicino a Nami. Nojiko rimase stupita leggendo il suo nome. Le suonava familiare...
-Perona.- continuò. Una bambina in terza fila con grandi occhi e lunghi capelli rosa si fece notare.
-Portoguese D. Ace.- un bambino seduto vicino a Luffy con i capelli neri.
-Rebecca.- una esile bimba con una lunga treccia rosa.
-Roronoa Zoro.- un bambino in ultimo banco con corti capelli verdi.
-Sabo.- seduto dietro a Ace e Luffy, era un bambino con corti capelli biondi e un cilindro in testa.
-Tony Tony Chopper.- un piccolo bambino dalla pelle ambrata e uno strano cappello in testa.
-Usop.- un bimbo seduto vicino a Chopper con il naso lungo e i capelli ricci e neri.
-Vinsmoke Ichiji.- un bambino con capelli rossi che gli coprivano l'occhio destro.
-Vinsmoke Niji.- aveva i capelli blu che gli coprivano l'occhio come il fratello.
-Vinsmoke Reiju.- una bambina seduta di fianco a Hancock con capelli rosa e il medesimo ciuffo sull'occhio.
-Vinsmoke Sanji.- seduto vicino a Zoro e con i capelli biondi.
-Vinsmoke Yonji.- aveva i capelli verdi tirati all'indietro con il gel ed era l'unico dei suoi fratelli a non avere il ciuffo di capelli sugli occhi.
Nojiko appoggiò l'elenco sulla cattedra. -Bene bambini, io sono l'insegnante di italiano. Mi chiamo Nojiko.-
Le prime ore della mattinata passarono tra racconti e curiosità per conoscere meglio l'insegnante e gli alunni. Quando suonò la campanella dell'intervallo, Luffy prese dallo zaino una enorme quantità di cibo e merende che appoggiò sul banco e dopo pochi minuti aveva finito tutto. Sanji e Zoro avevano cominciato a litigare, mentre Nami, Vivi, Rebecca, Reiju, Perona, Koala e Hancock fecero un gruppetto e si misero a parlare di cose da ragazze. Solo Robin si tenne in disparte, che si aprì un libro e si mise a leggerlo. Ad un certo punto sentì qualcuno avvicinarsi. Alzò lo sguardo dal libro per vedere chi fosse e subito dopo tornò a leggerlo.
-Che libro è?- chiese Reiju sedendosi vicino a lei.
-Un libro sui frutti del mare.- rispose Robin. Ma in quel momento arrivò Yonji che strappò il libro di mano a Robin.
-Ecco la sfigata che legge! È perché nessuno ti vuole, eh?-
Reiju si alzò. -Lasciala, Yonji. Sei un idiota!-
-Zitta Reiju, non mi faccio comandare da mia sorella.- ma in quello qualcosa colpì Yonji sulla testa, tanto che mollò il libro di Robin che cadde a terra e si portò le mani sulla testa dove stava spuntando un bernoccolo. Dietro di lui c'era Zoro con un bastone in mano.
Yonji scoppiò in lacrime. -Maledetto Zoro, mi hai fatto male! Ora lo dico alla maestra...- si allontanò piangendo.
Reiju raccolse il libro di Robin e glielo diede. -Scusa, mio fratello è proprio un idiota.-
-Non è niente...- rispose Robin. In tutto ciò Zoro se ne era andato perché era stato richiamato dalla maestra. Robin avrebbe voluto parlargli...
Finita la giornata, tutti i bambini uscirono dalla scuola, ad eccezione di Robin che rimase nell'atrio.
-Tu non vai a casa, Robin?- chiese Reiju.
-No, i miei genitori lavorano fino a tardi, quindi rimango qui ancora per un po'.-
-Vuoi venire a casa mia? Mio papà può chiamare i tuoi genitori e dire che ti vengano a prendere da me...- propose Reiju.
Robin sorrise. -Grazie, ma oggi è davvero complicato. La prossima volta.-
-Okay.- disse Reiju. -Ci vediamo domani.- poi aggiunse. -Quando hai finito il libro me lo presti?-
Robin sorrise e annuì. -Certo! A domani, Reiju!-
Quando la rosa fu uscita dalla scuola, Robin si diresse mogia mogia al primo piano, dove si sedette in una delle sedie di attesa davanti all'ufficio della vice preside e riprese a leggere il suo libro. Dopo qualche minuto dalla porta dello studio della vice preside uscì un uomo alto e muscoloso, con corti capelli e baffi neri, e gli occhi gialli.
-Le prometto che terrò d'occhio mio figlio.- disse andandosene. -Arrivederci.-
Quando l'uomo se ne fu andato, Robin rimise il libro in zaino ed entrò nella stanza dalla quale lui era uscito.
-Oh, ciao Robin.- disse una donna seduta alla scrivania che rimetteva in ordine alcune carte. Aveva occhi azzurri e lunghi capelli argentei. -Adesso andiamo a casa, devo un attimo finire una piccola questione...-
Robin annuì. -Okay mamma.-
La mamma di Robin era Nico Olvia, la vice preside della scuola. La bambina non voleva che si sapesse in giro; era orgogliosa della sua mamma ma non andava in giro a sbandierarlo ai quattro venti e a vantarsene.
~
-Quel Roronoa Zoro è in classe con te?- chiese Nico Olvia mentre erano in macchina.
Robin annuì silenziosa.
-La maestra Nojiko mi ha detto che ha colpito un bambino con un bastone...- guardò Robin per vedere se confermava e lei rimase zitta a guardare in basso. Olvia lo prese come un "sì". -Visto che sei in classe con lui, sai dirmi bene cosa è successo? Zoro non ha voluto spiegarmelo.-
Robin si morse un labbro. -Una lite tra maschi.- mentì.
Olvia non chiese altro per tutto il tragitto fino a casa.
~
Il giorno dopo, durante le lezioni Robin di tanto in tanto osservava Zoro, ma di lui non c'era segno di quello successo il giorno prima.
All'intervallo Robin rimase a leggere come la volta prima, isolandosi dal resto della classe. Ma ad un certo punto con la coda dell'occhio vide qualcuno sedersi vicino a lei. Era Zoro che con una mano mangiava il suo onigiri per merenda e allungava l'altra verso Robin con un altro onigiri. Lo sguardo del bambino era rivolto altrove; era troppo imbarazzato. La bambina sorrise e prese il dolcetto offerto arrossendo leggermente.
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