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Paura

La sua bocca lasciava tracce infuocate sul mio collo, mentre brividi di puro piacere scorrevano lungo la mia schiena. Le mie mani accarezzavano i riccoli della sua nuca e la schiena muscolosa. A occhi chiusi, lasciavo che il mio corpo si annullasse in quel vortice di sensazioni travolgenti.
La mia pelle si scioglieva al tocco bruciante delle sue dita attraverso la sottile stoffa dei vestiti. Non sapevo più chi ero né dove mi trovavo... E non mi importava: per la prima volta in vita mia l'istinto aveva preso il sopravvento sulla ragione e ora non esistevano altro che lui e le meravigliose sensazioni che mi stava regalando...
La sua bocca si spostò dal mio collo alle labbra e iniziò su di esse una danza lenta e carezzevole che mi mandò in estasi. Ero creta nelle sue mani... Volevo di più e sentivo che per lui era lo stesso così istintivamente ricambiai il bacio. Senza staccare le sue labbra dalle mie, cominciò lentamente a sbottonare la mia camicetta.
Sollevò il viso dal mio per guardarmi e sussurrò, con la voce roca dal desiderio:
"Sei così bella, piccola... Mi stai facendo impazzire..."
Non so se fu il fatto di non aver usato il mio nome, o semplicemente il suono della sua voce nel silenzio assoluto della stanza... In quell'istante l'incanto per me si ruppe e ricordai di nuovo chi ero, dove mi trovavo e perché ero lì...

Mi avevano convinta ad andare a quel concerto perché era l'evento 'del secolo' per la nostra piccola città: quando mai sarebbe successo di nuovo che un gruppo di fama mondiale avrebbe fatto tappa da noi?
"Mai! Garantito" aveva detto la mia amica Sammy per convincermi. "Per cui tu, da brava, per una volta tanto chiuderai i tuoi amati libri e verrai con noi a sentire un po' di buona musica."
E così quel pomeriggio ci dirigemmo tutti insiene verso lo stadio. Per fortuna non tutti i miei amici erano fissati come Sammy, quindi speravo di poter restare tranquillamente sulle gradinate anziché andare a farmi stritolare sotto il palco da orde di ragazze in delirio.
Errore.
Non appena mettemmo il piede sul primo gradino degli spalti, Sammy mi prese per mano dicendo "Tu vieni con me".
Senza darmi il tempo né la possibilità di rifiutarmi di seguirla, mi trascinò sul prato in direzione del palco.
Seguendo un ragazzo che aveva accettato di farci strada, andammo sempre più avanti, fino a trovarci a pochi metri dalla scena.
Ormai non mancava tanto all'inizio dello spettacolo, per cui erano già tutti ( o meglio, tutte) in piedi. Mi stupii: qualcuno doveva aver organizzato le cose: sembrava che avessero appositamente fatto spostare davanti le persone più basse, per cui sia Sammy che io ci trovammo molto vicine al palco, con davanti a noi solo un mare di teste sulle quali svettavamo per una buona quindicina di centimetri. Visuale perfetta.
Poco dopo entrarono gli artisti, lo stadio esplose in un applauso fragoroso mentre le note della chitarra elettrica volavano verso il cielo...
Io guardai il cantante prendere in mano il microfono e... andai in tilt.
Non mi era mai successa una cosa simile. Fu come se un fulmine mi si fosse abbattuto sulla testa.
Da quell'istante in poi non vidi e non sentii altro, ero in trance. Seguivo i suoi movimenti di danza e le parole delle canzoni come se il mondo fosse tutto su quel palco.
Poi successe, non ricordo esattamente il momento.
Ricordo solo i suoi occhi esattamente nei miei. Il fatto che davanti a me non ci fosse nessuno di più alto faceva sì che dal palco fossi ben visibile...
E lui mi vide.
La prima volta non ci feci caso. 'È normale che guardi il pubblico...' mi dissi.
Poi però successe ancora. E ancora. Verso la fine del concerto si spostò sul palco in modo da essere di fronte a me... e fissandomi intensamente mi indicò.
Avevo sognato? Era successo davvero? Sammy sembrava non essersi accorta di nulla, come pure nessuno degli altri amici.
A concerto finito tutti chiacchieravano e si scambiavano opinioni... tranne me. Ero annichilita e c'era solo una cosa che volevo fare... e che il giorno dopo feci, senza dire niente a nessuno e senza avere un piano preciso.
Andai nell'albergo in centro città dove la band alloggiava.
Prima di cambiare idea, entrai nella hall dell'albergo e mi guardai intorno.
L'arredamento era iper moderno, tutto sulle tonalità del bianco e del grigio. Sulla sinistra c'era il banco della reception dove alcuni impiegati in divisa grigia rispondevano al telefono o ai clienti che chiedevano informazioni. Qua e là c'erano poltrone e grandi vasi di piante. Gruppi di persone parlavano qua e là.
Il mio sguardo fu attratto subito da quello più colorato ed eterogeneo...e mi trovai a fissare quell'uomo incredibile negli occhi.
Probabilmente mi aveva visto entrare. Era appoggiato a una colonna con un bicchiere in mano.
Nel momento in cui il mio sguardo incontrò il suo, un lieve sorriso, non visto dagli altri, gli illuminò il bel viso e alzò impercettibilmente il bicchiere verso di me in un silenzioso saluto.
Mi aveva riconosciuta. Era incredibile ma era così.
Rimasi ferma, inchiodata dov'ero. Lui con un movimento fluido si allontanò dal gruppo e si avvicinò a me senza distogliere lo sguardo dai miei occhi.
Mi arrivò di fronte.
"Ciao. Che bella sorpresa" disse semplicemente con quella voce profonda che mandava in estasi milioni di persone.
Andammo a fare una passeggiata insieme e fra noi si creò una sintonia particolare, ce n'eravamo accorti entrambi pur senza dirlo.
Una danza di sguardi e di sorrisi che continuò per tutta la mattina mentre gli facevo conoscere gli angoli più remoti e suggestivi della città.
Quando tornammo all'albergo, ci guardammo per un lungo istante. Poi lui mi prese il viso fra le mani e mi sfiorò le labbra con un bacio.
"Non andartene" disse semplicemente fissandomi.
Per me non ci fu scampo.
La camera in cui alloggiava era molto bella, grande e moderna come il resto dell'albergo. Non che importasse...avrei potuto essere in una stamberga e sarei stata bene lo stesso, visto che ero con lui.
Il mondo sparì mentre catturava la mia bocca in un bacio appassionato non appena chiusa la porta. I nostri corpi e le nostre anime si fusero in uno solo persi in un vortice di sensazioni che sapevo essere uniche per lui come lo erano per me: nei suoi occhi così espressivi aleggiava un'espressione sorpresa, quasi non si aspettasse di poter provare un'emozione così forte con una ragazza 'pescata' fra le migliaia presenti allo stadio la sera prima...

Le sue parole così carezzevoli mi avevano riportato alla realtà. Una domanda si formò nella mia testa:
'E poi?'
Dolcemente presi le sue mani e le allontanai dalla camicia. Prendendone i lembi per tenerla chiusa mi sciolsi dal suo abbraccio e andai verso la grande vetrata. Allontanarmi da lui mi costava una fatica enorme, era come se l'aria per respirare e le forze si riducessero man mano che la distanza fra noi aumentava.

Già ridotta così sei... E lui è ancora qui con te. Cosa succederà domani, quando se ne sarà andato?

Sentivo il suo sguardo perforarmi la schiena, era rimasto spiazzato dal mio allontanamento. Potevo sentirne i pensieri come se me li stesse urlando.
Guardai fuori verso la città. Le luci della sera illuminavano i palazzi offrendo uno spettacolo incredibile, ma in quel momento non ero in grado di apprezzarlo.
Sentii i suoi passi e un istante dopo avevo una delle sue mani sui miei fianchi mentre con l'altra mi scostava i capelli e iniziava ad accarezzarmi il collo. I nostri corpi aderivano uno all'altro perfettamente, come i pezzi di un puzzle. La sua bocca si avvicinò al mio orecchio e, fra un bacio e l'altro, mi sussurrò:
"Perché hai paura di me? Non scappare via..."
Stavo per essere travolta di nuovo dalla sua dolcezza e dalle sensazioni incredibili che riusciva a suscitare in tutto il mio corpo. Serrando gli occhi deglutii e, con la poca forza di volontà rimasta, mi girai verso di lui mettendo un minimo di spazio fra noi, necessario per riuscire a formulare dei pensieri compiuti.
Guardai ogni centimetro del suo viso, sforzandomi di non accarezzarlo e baciarlo, e cercai di trovare le parole per spiegargli come mi sentivo.
"Non ho paura di te... Sei la persona più incredibile e meravigliosa che abbia conosciuto e non c'è cosa al mondo che vorrei più di restare con te tutta la notte..." aggrottò le sopracciglia e stava per replicare perplesso, ma io gli misi un dito sulla bocca per non farlo parlare.
"No... Fammi finire. Non posso restare... Chiamalo istinto di sopravvivenza, se vuoi. Già così non so come farò a convivere con questi ricordi. Se passassi la notte qui con te... sarei senza scampo. Ti aspetterei per sempre mentre tu già domani, dopo il concerto a Wembley, avrai solo l'imbarazzo della scelta della ragazza con cui passare la serata e di me ti dimenticherai... Com'è normale che sia. Ma non riesco a pensarci... Io sento che fra noi c'è qualcosa di speciale e sono sicura che anche tu senti lo stesso... Ma se resto diventerò uguale a tutte le altre... Io ora vado via ma ti aspetterò e se un giorno tu accetterai ciò che siamo l'uno per l'altra non dovrai fare altro che tornare... Io ci sarò."
Avevo finito e mi sentivo totalmente prosciugata. Non avevo il coraggio di guardarlo negli occhi, così non avevo idea se avesse compreso ciò che sentivo. Ma non ero più in grado di parlare per spiegarmi meglio così feci l'unica cosa che avrebbe potuto trasmettergli inequivocabilmente i miei sentimenti.
Sfiorai le sue labbra con le mie sapendo che forse era l'ultima volta e sentii le sue braccia stringermi per ricambiare il bacio quasi con... disperazione.
Non so quanto tempo passò. Ad un certo punto mi sciolsi dal suo abbraccio e mi diressi verso la porta della stanza. Prima di uscire mi voltai a guardarlo, forse per l'ultima volta.
Era girato verso la finestra, con le mani appoggiate al vetro e la testa china.
Sapevo che questa immagine mi avrebbe perseguitato per settimane, ma la decisione era stata presa... Stavo rischiando il tutto per tutto ma non avevo altra scelta, se volevo sperare che lui tornasse da me.
I prossimi sarebbero stati mesi dannatamente difficili, già lo sapevo...
Faticosamente arrivai all'ascensore e nell'attesa che arrivasse mi appoggiai al muro stremata e chiusi gli occhi.
Al rumore delle porte scorrevoli che si aprivano mi riscossi e alzai le palpebre... per affondare negli occhi di lui.
Era arrivato silenziosamente davanti a me e aveva appoggiato le mani ai lati della mia testa per impedirmi di scappare.
Lo sguardo era risoluto, ma un sorriso piegava le bellissime labbra.
"Tu non vai da nessuna parte... Ti ho trovata, finalmente, e non ho intenzione di lasciarti scappare... Non entrare nel mio letto se non vuoi... ma ti prego, non andare via."

... Come sgretolare la più ferrea delle decisioni con una parola e un sorriso.
Asvoltando quelle parole avevo dimenticato persino il motivo per cui volevo andare via da lui...
Al domani ci avrei pensato. Adesso c'era solo una cosa da fare: spegnere il cervello e vivere ogni singolo istante come fosse l'ultimo.
Lasciai che mi prendesse in braccio e, mentre mi riportava nella stanza, le nostre bocche si ritrovarono.
Stavolta non sarei più fuggita.

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Ciao! Breve intervento per dire che ho scritto questa storia di getto al cell e l'ho pubblicata senza rileggerla...per cui mi scuso per eventuali errori o se risulta noiosa, banale, poco scorrevole ecc. ^_^
La metterò a posto, un giorno...

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