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Le Cronache di Erion - TRISS

Terza traccia della gara "Torneo Tre Wattpad".

Vincoli: 

Il protagonista dev'essere maschio;

Dev'essere senza nome; è indifferente che alla fine rimanga tale oppure ricordi chi è;

Genere libero.

___________________

Caldo. Un caldo spaventoso che impediva quasi di respirare.

Ondate di dolore in ogni parte del corpo.

Testa dolorante e cervello avvolto nella nebbia più fitta.

Il giovane aprì lentamente e faticosamente gli occhi cercando di mettere a fuoco l'ambiente circostante e di tenere a bada le fitte tremende che sentiva ovunque. Si trovava steso per terra a faccia in giù in un ambiente angusto che sembrava scavato nella roccia. Il pavimento era caldo e probabilmente lo stesso era per le pareti e il soffitto.

Non riusciva a pensare, né a ricordare dove fosse o il motivo per cui si trovava in quella specie di fornace, ridotto in quello stato pietoso. Scoprì di non ricordare neppure il proprio nome e per alcuni istanti dovette respirare molto a fondo per placare l'ondata di panico che stava per travolgerlo.

La cosa certamente chiara era che si trovava in un grosso guaio, anche se non si ricordava come avesse fatto a cacciarvisi.

Cercò di muovere le braccia, nonostante ciò gli costasse un enorme sforzo, ma fece l'ennesima sgradevole scoperta: era incatenato alla parete rocciosa.

'Ma cosa diavolo mi è successo? Chi sono? Dove mi trovo?' pensò cercando freneticamente di scavare nella memoria per ricavare qualche notizia. Invano. Non ricordava nulla. Cercò allora di mettersi seduto, ma un dolore lancinante lo trafisse alla schiena tanto da farlo svenire.

Quando tornò in sé non provò di nuovo a muoversi: la schiena gli doleva ancora terribilmente e in più sentiva di non essere più solo. Per quanto annebbiata, la testa gli urlò che era meglio fare finta di essere ancora svenuto per carpire qualche informazione utile a comprendere qualcosa.

Sentiva passi striscianti intorno al proprio corpo e un respiro greve e raschiante. Nel periodo in cui era stato incosciente era stato girato da colui che ora gli girava intorno, evidentemente incerto sul da farsi. Senza farsi notare, il prigioniero aprì appena gli occhi per vedere chi fosse nella cella con lui. Un brivido gelido gli corse giù per al schiena: aveva intravisto un mostro dalla pelle ricoperta da scaglie acuminate, con occhi rossi sporgenti e mandibole esageratamente grandi dalle quali uscivano scomposti denti lunghi e appuntiti. Al posto delle mani e dei piedi aveva artigli che terminavano in unghie all'apparenza affilatissime.

La creatura continuava a girare intorno al giovane a terra, lanciandogli ogni tanto occhiate, forse per vedere se si fosse risvegliato. Il prigioniero continuava a osservarlo di sottecchi: la sensazione era che stesse aspettando l'arrivo di qualcun altro... e che fosse enormemente preoccupato di vederlo esanime a terra.

Quasi a dar voce a questi pensieri, la porta di ferro della piccila cella si aprì e un'alta figura incappucciata fece il suo ingresso al suo interno.

Non appena il suo sguardo cadde sul prigioniero steso a terra e apparentemente esanime, con un gesto secco si tolse il cappuccio e fulminò con lo sguardo la creatura mostruosa che era ferma di fianco a lui in attesa ed evidentemente sulle spine. Poi si chinò e prese per i capelli il prigioniero alzandogli un pochino la testa per osservarlo meglio. Ciò che vide chiaramente non gli piacque perché mollò la presa e si voltò furibondo verso il mostro. Fortunatamente per il giovane l'incappucciato aveva distolto lo sguardo, perché non appena il capo aveva tovcato terra sbattendovi con forza, non aveva potuto trattenere una smorfia per la fitta lancinante che gli aveva trapassato il cranio.

Il nuovo arrivato intanto aveva iniziato a inveire contro la creatura con una strana voce metallica.

"Maledetto imbecille! Lo hai torturato tanto da mandargli il cervello in pappa! Ora come facciamo a farci dire le informazioni di cui abbiamo bisogno?"

Con un gesto fulmineo da sotto il mantello estrasse un lungo pugnale trasparente e, quasi con noncuranza, trapassò il mostro da parte a parte. La creatura cadde a terra come un sacco vuoto e rimase immobile.

Ripulendo la lama dal liquido nerastro fuoriuscito dalla ferita, si allontanò rapido verso la porta di ferro sussurrando "Così non farai altri danni."

L'inquietante personaggio si appoggiò allo stipite della porta, evidentemente in attesa di qualcuno. il giovane, steso a terra sempre nella stessa posizione, nonostante i dolori sempre più forti che sentiva in tutto il corpo e la debolezza crescente, si sforzò di osservare il suo carceriere per tentare di capirci qualcosa.

Era molto alto e sottile, con il viso affilato, i capelli lunghi e color argento e le orecchie vagamente appuntite. Indossava una tunica argentea e un mantello candido lungo fino a terra che gli fluttuava intorno ad ogni movimento. Sembrava essere una specie di sacerdote o un santone di qualche tipo.

All'improvviso l'essere si staccò dallo stipite della porta e rientrò nella prigione. Dietro di lui fece la sua comparsa un'altra figura incappucciata che a sua volta entrò nella cella.

"Xirat. Finalmente sei arrivato. Utilizza subito le tue doti di guaritore sul prigioniero: quell'idiota di un Perkit lo ha torturato troppo e se non lo recuperiamo possiamo dire addio a tutte le informazioni che potrebbe darci."

Il nuovo arrivato gettò un rapido sguardo prima al mostro abbandonato a terra, per poi soffermarsi sul prigioniero.

"È davvero ridotto male, non so se lo salveremo..."

"Vedi di riuscirci" tagliò corto l'altro.

"Ma che altre informazioni ci servono? Sappiamo che aveva il bastone, che sapeva esattamente come chiudere i varchi, che è un guerriero eccezionale. Che altro ti serve?"

"Voglio sapere chi è e chi lo ha mandato. Voglio sapere quale regno attaccheremo per primo."

"I varchi sono stati chiusi. Come pensi di riuscire a far uscire le legioni di Perkit?" la seconda figura, apparentemente più giovane, era molto perplessa.

"Giovane Xirat." L'altro lo guardò scuotendo la testa. Aveva degli inquietanti occhi quasi trasparenti dalla pupilla allungata che sembravano poter incenerire qualsiasi cosa su cui si fossero posati. Il prigioniero, sempre sforzandosi di restare immobile, drizzò le orecchie per ascoltare tutto: gli stavano dando parecchie informazioni che sperava gli sarebbero servite per diradare la nebbia in cui era avvolto il suo cervello.

"E' vero, i varchi sono chiusi. Ma abbiamo sempre la via di fuga estrema, e quella useremo."

"Non puoi parlare sul serio, Rovat. Come pensi che tutti quei Perkit possano issarsi per quel sentierino? E poi lo sai, i segnali sono chiari: il vulcano sta per eruttare, usare la sua bocca per uscire da qui è praticamente come buttarsi nella lava con un tuffo."

"Mi annoi." Sbuffò l'altro. "Sbrigati a rimettere in sesto il prigioniero. Voglio interrogarlo quanto prima. Entro un'ora le legioni dovranno essere partite. Voglio che il nuovo giorno sorga per illuminare la vittoria dei Plari sui regni di Alvert." Il tono di Rovat non ammetteva repliche e Xirat annuì in silenzio. "Mettiti all'opera, io vado a parlare con i comandanti."

Senza aggiungere altro Rovat uscì rapido dalla cella, coprendo di nuovo il capo lucente con il cappuccio. Xirat rimase per un attimo immobile fissando la ports dalla quale era uscito l'altro, poi con un movimento fluido si girò per dedicare tutta la sua attenzione al prigioniero steso a terra e ancora incatenato alla parete bollente.

Lo osservò da vicino in silenzio scuotendo lievemente la testa, poi chiuse gli occhi e iniziò a passare le mani sul corpo martoriato, tenendole a pochi centimetri di distanza. Un bagliore verde iniziò a vedersi dai palmi aperti e man mano che questo arrivava alle ferite del prigioniero, queste pian piano si richiudevano.

Il giovane, a occhi chiusi, iniziò a sentire i benefici della cura a cui lo stava sottoponendo l'incappucciato: il dolore stava diventando più lieve e le forze sembravano ritornare. Anche la mente era sgombra ora, sebbene perdurasse lo stato di amnesia.

'Almeno riesco a pensare lucidamente.' Pensò un po' rincuorato e, aspettando che l'altro finisse di passare le mani su di lui, rifletté su quando aveva udito poco prima. Evidentemente era arrivato in questo posto allucinante per compiere una missione, che era riuscito a portare a termine sebbene successivamente fosse stato catturato. Non aveva idea di cosa significassero quei riferimenti ai "varchi" e al "bastone", quello di cui era certo era che ciò che aveva compiuto era riuscito a far cadere i piani degli incappucciati.

'A occhio stavano preparando un attacco contro qualcuno e io devo averlo impedito... da quello che hanno detto sono un guerriero. Spero sia vero, perché mi darebbe qualche possibilità in più di riuscire a salvarmi e a impedire che queste fantomatiche legioni di pernonsocosa possano uscire da qui per il sentiero di cui quel Rovat ha parlato. Devo aspettare che questo tizio termini di guarire le mie ferite, poi bisogna che agisca prima che l'altro torni per interrogarmi. Sono strani, questi incappucciati. Probabilmente dovrei sapere anche chi sono... sembrano il prodotto di un incrocio di razze. Di sicuro hanno padronanza della magia, basta vedere cosa sta riuscendo a fare questo su di me... sto molto meglio, per fortuna. Se è vero che sono un guerriero spero che il mio corpo si ricordi ciò che la mente ha cancellato e che riesca a combattere... prima ho visto che l'altro incappucciato ha tirato fuori un coltello da sotto il mantello. Forse ne ha uno anche questo guaritore, sarebbe la mia salvezza..."

I pensieri concitati del giovane furono bruscamente interrotti da Xirat, che in malo modo lo sollevò a sedere tenendolo per i capelli e squadrandolo da capo a piedi.

"Sveglia, uomo." Lo apostrofò mentre il giovane apriva lentamente gli occhi facendo finta di essersi appena risvegliato. "Ti ho guarito, per quanto possibile. Ora dovrai rispondere ad alcune domande. Ti conviene collaborare, se non vuoi finire molto male."

"Dove mi trovo?" sussurrò il prigioniero.

"Non sei tu a dover fare domande!" gli gridò l'altro sbattendolo contro il muro. Il giovane chiuse per un attimo gli occhi per far passare la fitta di dolore che lo aveva attraversato. Con un movimento impercettibile cercò di muovere le braccia: notò soddisfatto che, evidentemente per completare l'opera di guarigione, Xirat lo aveva liberato dalle catene.

Fece un profondo respiro.

'Ora o mai più!' pensò.

Poi fulmineo si gettò su Xirat che, colto di sorpresa, cadde a terra lasciandosi bloccare le braccia prima di poter reagire. Il prigioniero era egli stesso stupito: il suo corpo sapeva esattamente cosa fare per sostenere una lotta corpo a corpo, non gli restava che spegnere la mente e lasciare che l'istinto agisse. Rapidissimo, mise la mano dentro al mantello di Xirat, ancora bloccato, e non poté trattenere un sospiro di sollievo quando le sue dita si chiusero sull'elsa di un pugnale. Lo sollevò e vide che era come quello con cui Rovat aveva ucciso il mostro poco prima. Senza pensarci due volte lo puntò al collo di Xirat.

"Tu ora mi porti al sentiero di cui parlavate." Gli sussurrò ad un orecchio "Se vuoi salva la vita farai in modo che nessuno ci veda. Chiaro?" terminò premendo la punta fino a far uscire una goccia di sangue. L'altro annuì in silenzio, evidentemente sotto shock.

I due si alzarono. Il prigioniero teneva Xirat saldamente stretto a sé con un braccio, mentre con l'altra mano non allontanava il pugnale dal collo del guaritore.

"Bravo, mi hai guarito bene" gli sussurrò con un mezzo sorriso gelido "Ora andiamo e se conosci qualche magia per farci passare inosservati ti consiglio di usarla, se ci tieni all'incolumità." Era sempre più stupito di sé stesso. La sua parte razionale non aveva la più pallida idea di cosa fare, ma sembrava che il suo subconscio lo sapesse benissimo e avesse preso il sopravvento. Non gli restava che spegnere del tutto il cervello e lasciare che l'istinto agisse, visto che a quanto pare sapeva benissimo cosa fare.

I due uscirono di soppiatto dalla cella e si inoltrarono per un corridoio scavato nella roccia. Lì il caldo era ancora più soffocante e dopo poco il prigioniero cominciò ad accusare i primi segni di stanchezza, ma strinse i denti e non lo fece vedere all'altro che invece sembrava indifferente all'alta temperatura.

"Chi siete e chi è il mostro che c'era nella mia cella?" chiese in un soffio senza rallentare l'andatura.

Xirat lo guardò con disprezzo. Evidentemente lo riteneva insignificante perché a sorpresa gli rispose: "Siamo Plari, l'unica razza superiore di Alvert. Discendiamo direttamente dai primi Elfi e dai primi Uomini e portiamo in noi la Magia del Fuoco, che rende voi miseri umani una sottospecie da soggiogare. Cosa che faremo a breve, grazie alle legioni di Perkit, creature del Vulcano come quella che hai visto nella tua cella. Le abbiamo organizzate e sottoposte al nostro volere; contro di loro nessuno di voi potrà nulla!" terminò con uno sguardo da invasato. Aveva iniziato ad alzare la voce e subito l'altro gli puntò più a fondo il pugnale, per ricordargli di fare silenzio.

"Tu con la tua bravata hai solo ritardato l'inevitabile, i Perkit vi distruggeranno!"

"Credi?" una rabbia sorda si era impadronita dell'animo annebbiato del prigioniero. Non sapeva chi era né da dove veniva, ma nell'ascoltare le parole deliranti di Xirat una certezza granitica si era formata dentro di lui, arrivata da un punto del suo animo in cui l'amnesia non era arrivata: Plari e Perkit non avrebbero portato a termine il loro piano. 'Fosse l'ultima cosa che faccio, vi impedirò di distruggere la razza umana!'

Proseguirono indisturbati nel budello roccioso. Ad un certo punto Xirat si fermò e indicò un punto poco più avanti.

"Ecco. Lì inizia il sentiero. Ora puoi proseguire da solo."

"E tu pensi che ti lascerei.." iniziò il giovane allentando per un istante la presa sull'altro.

Gravissimo errore.

Xirat avvertì il diminuire della forza con cui l'altro lo tratteneva a sé e con un strappo violento riuscì a liberarsi mandandolo a sbattere contro la parete rocciosa. Poi lo afferrò per la gola iniziando a stringere sempre di più.
Il giovane iniziò a sentirsi svenire a causa della mancanza di ossigeno e, prima che fosse troppo tardi riuscì a divincolarsi colpendo il suo aggressore con l'elsa del pugnale che fortunatamente aveva ancora in mano.
Xirat mollò subito la presa e l'altro lo spinse via facendolo cadere. Senza aspettare di vederlo rialzarsi, cominciò a correre verso la fine della galleria, dove l'altro gli aveva detto che iniziava il sentiero.

Arrivato in fondo si fermò di botto.

Davanti a lui si apriva una voragine immensa dal fondo della quale arrivava un calore devastante e nelle cui profondità si vedeva muoversi qualcosa di incandescente.

Capì che stava guardando nella bocca del vulcano. E si rese conto che questo stava per risvegliarsi.
Il suo sguardo corse allora al sentiero che, almeno in teoria, avrebbe dovuto portarlo fuori da quell'inferno, e rimase senza parole.

Non era un sentiero, ma un semplice minuscolo cornicione di roccia che si arrampicava per la parete circolare del vulcano. Sarebbe bastato un piede in fallo per precipitare fino al magma sottostante.

Il giovane deglutì a vuoto e si appoggiò per un attimo alla parete dietro di lui.
Il caldo opprimente gli stava tagliando le gambe e inoltre la lotta di poco prima con Xirat, ancora a terra svenuto poco distante.
Ma il tempo stringeva. Fra brevissimo tempo avrebbe avuto migliaia di mostri alle calcagna, doveva muoversi.
Risollevandosi faticosamente, appoggiò per un istante alla roccia la mano che ancora serrava il pugnale. Quando la lama trasparente sfiorò la parete si illuminò per un istante e mille piccoli frammenti di roccia volarono ovunque. La lama, invece, rimase intatta, con gli occhi del giovane puntati su di essa quasi avesse preso vita e si fosse messa a parlare.

'Vuoi vedere che...'

Senza finire la frase fece scorrere la punta trasparente da una parte all'altra della piccola galleria. Subito massi grandi e piccoli inizarono a staccarsi e a cadere per terra ostruendo un po' alla volta la galleria.

"SIII"! Urlo soddisfatto.

Questo almeno li avrebbe rallentati per un po' consentendogli di acquisire un certo vantaggio.

Mentre i massi continuavano a cadere vide Xirat rialzarsi. Si fissarono per un attimo, poi il giovane corse via verso il sentiero e l'altro partì di gran carriera urlando che il prigioniero era scappato.

Quest'ultimo stava salendo, anche se con sempre più fatica a causa del gran caldo. Cominciava anche a sentire di nuovo fitte di dolore sempre più frequenti nei punti in cui c'erano state le ferite.
Che Xirat potesse eliminare gli effetto benefici della guarigione, nonostante la lontananza?

'Non pensarci' continuava a ripetersi mentre saliva.

Dopo un tempo che non sarebbe mai riuscito a quantificare, riuscì ad arrivare sul bordo del cratere.

Era a pezzi ma ce l'aveva fatta, ora non gli restava che scendere dalle pendici del monte e allontanarsi il più possibile.
In sottofondo continuava a sentire rumori di persone che stavano scavando e, più tenue, il ribollire della lava.

Il tempo era quasi scaduto.

Un po' correndo e un po' rotolando scese a rotta di collo fino alla pianura.

Non riusciva più a reggersi in piedi, completamente sfinito dal caldo e dal dolore provocato dalle ferite che si stavano riaprendo.
Incapace di proseguire oltre, crollò a terra e con un ultimo pensiero compiuto si domandò cosa ne sarebbe stato di sé.

Umidità sul viso. Qualcosa o qualcuno stava cercando di svegliarlo. Faticosamente aprì gli occhi e si trovò di fronte il muso di un cavallo che lo stava leccando delicatamente.

"Ciao tu... Mi conosci?" Gli domandò e la bestia gli diede alcuni colpetti affettuosi con il muso.
"A occhio sì..."

Senza pensarci ulteriormente, si alzò con grande fatica in piedi e, dopo vari tentativi, riuscì a issarsi sulla sella.

"Tu che a quanto pare sai chi sono... Portami a casa."

Il destriero sembrò capire e immediatamente si mosse al piccolo trotto mentre il suo cavaliere lottava contro sé stesso per non cadere e per non svenire.

Il tragitto non fu lunghissimo.

Infatti, presto arrivarono vicino ad un castello.
La cavalcatura rallentò il passo e si diresse verso un grande portone piantonato da due guardie che stavano chiacchierando fra loro.

Erano già abbastanza vicini quando uno dei due vide arrivare quel cavaliere solitario che evidentemente faceva fatica a tenersi in sella.
Imbracciò l'arma intimando allo sconosciuto di fermarsi. Questo lo fece e alzò lentamente il capo per vedere chi lo stava apostrofando in quel modo.

Quando i loro occhi si incrociarono, la guardia trasalì dalla sorpresa e colpì il suo compagno, che si era per un attimo girato dall'altra parte, per farlo voltare.

'Adesso mi ammazzano' pensò confusamente il giovane, completamente esausto, mentre si lasciava scivolare a terra perché incapace di reggersi ancora in sella.

L'ultima cosa che vide prima di svenire fu il viso stravolto delle due guardie che si stavano chinando su di lui.

Le ultime cose che udì furono il boato lontano dell'eruzione che cominciava, cancellando anche l'ultima chance per i Plari di sferrare il loro attacco, e la voce di una della due guardie che diceva con tono di urgenza all'altra:

"Presto! Corri ad avvertire Re Fanir e la principessa Ariel... Il Comandante Triss è tornato!"

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