Solo uno sguardo ~ Juleka x Nath
Era un giorno di scuola come tanti altri. Interminabili e noiose ore passate a prendere appunti, senza contare le monotone spiegazioni dei professori e le fatidiche interrogazioni. Tutto ciò richiedeva una particolare attenzione degli studenti, che scrivevano, sottolineavano ed evidenziavano, cercando di essere il più possibile concentrati per avere meno lavoro a casa e godersi il pomeriggio. Soltanto un ragazzo, e il suo caschetto color pomodoro, sembravano trovare la lezione non abbastanza interessante da essere seguita. Nathaniel aveva la testa completamente in un'altra dimensione. All'inizio aveva preparato il quaderno e le penne per scrivere, ma dopo pochi minuti si era ritrovato a scarabocchiare sul foglio delle linee di cui nemmeno lui sapeva l'origine. Semplicemente era arrivata l'ispirazione, silenziosa e misteriosa, e la sua matita scorreva morbida sul foglio, descrivendo circonferenze, creando forme tutt'altro che geometriche, sfumando e scurendo qua e là. Non era la prima volta che si sorprendeva a disegnare quasi guidato da una forza superiore. Spesso succedeva quando andava al parco a passeggiare oppure visitava una mostra d'arte particolarmente bella, ritornava a casa e le sue mani creavano dei capolavori -come li chiamavano i suoi amici- di cui nemmeno lui conosceva il significato.
Come quella volta in cui si era trasformato in Evillustrator, non si ricordava nulla di ciò che gli era successo, ma era riuscito a dare vita ad uno splendido scorcio della Senna, dove una grande barca illuminata era stata decorata con una rappresentazione minuscola della Tour Eiffel e una piccola luna splendente che le donava un'atmosfera particolarmente romantica.
Era ritornato nel mondo reale a causa delle urla della sua professoressa di inglese che intimava ai ragazzi di non saltare il giorno del compito, come era già successo in precedenza. Si era di nuovo perso nei suoi pensieri, non aveva ascoltato una parola della spiegazione e oggi pomeriggio ne avrebbe pagato le conseguenze, per non parlare del presagio mortale sul compito. Poi si accorse di aver concluso la sua misteriosa opera. Si trattava del volto di una ragazza e la cosa meravigliò non poco il rosso, anche perché non c'era ombra di codini ai lati della testa e ciò stava a significare che non era stata Marinette la Musa ispiratrice di quel disegno. Sbattè le palpebre, stranito, e si mise ad esaminare il foglio di carta. La ragazza raffigurata aveva due grandi occhi, adeguatamente messi in risalto dalla pupilla, evidenziata da un sottile strato di grafite, e una lunga ciocca di capelli copriva uno di essi. La bocca era sottile e inclinata in un sorriso sghembo, ma pieno di dolcezza. Era molto carina, doveva ammetterlo.
Ad un certo punto, alzò lo sguardo per controllare se la professoressa fosse entrata o meno in classe e i suoi occhi incrociarono quelli di una timida ragazza che lo stava osservando. Ebbe un tuffo al cuore.
Juleka. Aveva disegnato Juleka.
I suoi occhi color acquamarina si persero in quelli nocciola della ragazza, che dopo qualche secondo si riscosse e scappò via imbarazzata in un fruscio di capelli viola. Nath rimase spiazzato, rimase immobile, incapace di reagire, mentre nella sua mente era ancora chiara l'immagine della ragazza, che gli dedicava quel suo solito sorriso. Avrebbe voluto parlarle, magari anche dirle che da un po' di tempo era diventata lei a ispirare le sue creazioni, ma non ne aveva il coraggio e lei aveva la fama di non essere una ragazza molto loquace. Si abbandonò sulla sua sedia, riordinando le sue matite colorate per completare il disegno, che in bianco e nero non rispecchiava per niente la bellezza della ragazza che vi era raffigurata, in attesa che iniziasse la successiva ora di lezione. Dal canto suo, Juleka era rimasta tutto il tempo con lo sguardo fisso sullo specchietto da trucco fucsia acceso di Rose, suscitando più volte domande all'amica che aveva passato l'intera mattinata a prendere appunti su appunti. La ragazza non fissava propriamente il suo riflesso, come si poteva supporre, d'altronde lei non era mai stata una persona vanitosa o fissata con il bell'aspetto, semplicemente lo specchietto aveva un'angolazione tale da permetterle di osservare un certo ragazzo dai capelli color pomodoro concentrato sul suo foglio da disegno. Era da qualche giorno che si sorprendeva spesso ad guardarlo, trovava i suoi movimenti aggraziati e il suo comportamento dolce e tranquillo molto più interessanti delle parole dei professori. Non avrebbe mai ammesso che si era presa una cotta, non sarebbe stato da lei, ma le piaceva studiarlo, questo sì. Era davvero impressionante come, con la sua matita, riuscisse a creare dal nulla dei veri capolavori, senza nemmeno dover cancellare o ripetere dei tratti. Era tutto perfetto, come lui. Ebbe un sussulto. Da quando definiva un maschio perfetto?
Vide la professoressa uscire dall'aula, fece ruotare il bacino per stirare i muscoli intorpiditi e si fermò ad osservare il ragazzo, stavolta non da un riflesso. Il rosso alzò lo sguardo, che si illuminò non appena i loro occhi si incrociarono attraverso le ciocche di capelli che li coprivano, si persero una nei sentimenti dell'altro, smettendo di pensare. Si amavano, ma non l'avrebbero mai riconosciuto. Si amavano, ma erano troppo timidi per dirselo.
Dopotutto però ci sono cose che necessitano di tempo, pian piano quei due si sarebbero avvicinati, avrebbero accettato le loro emozioni e finalmente, al collège Françoise Dupont, tutti avrebbero visto una Principessa delle Tenebre passeggiare mano nella mano con un Principe dai Capelli Rossi.
~Luna🌙
Dedicata a Nathanoir ✒
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