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Legato al passato.

Eren era rinato, come tutti gli altri del resto, in un epoca priva di giganti dove nessuno neppure li ricordava.

Però lui a differenza di alcuni aveva i suoi ricordi che custodiva gelosamente all'interno del suo cuore, si ricordava del suo amato caporale e doveva assolutamente trovarlo, rivelargli i suoi sentimenti prima che fosse, ancora una volta troppo tardi.

Eren era diverso, era cresciuto, aveva i capelli più lunghi, era diventato più forte e muscoloso e aveva sviluppato una mentalità più adulta, non molto diversa dalla sua solita.

Eren lavorava come cameriere in un piccolo bar gestito da suo padre e sua madre, aveva una vita felice con la sua famiglia eppure era stato più felice in passato, accanto all'uomo più forte dell'umanità che solo lui riusciva davvero a comprendere.

Il giovane uomo sorrideva spesso senza motivo, pensando a come solo a lui fosse stato concesso di vedere il lato più fragile di Levi, di come lui soltanto a Eren avesse concesso di dargli sicurezza e consolarlo.

«Buon giorno!» urlo Hanji a pieni polmoni, Eren la riconobbe subito e le sorrise gentilmente comportandosi come se non l'avesse mai vista prima, come un cameriere cordiale e dannatamente sexy.

Ogni volta che lui era di turno le ragazze assediavano il bar a causa della sua bellezza, la sua voce calda e suadente, i suoi bellissimi occhi color foresta, il suo sorriso luminoso, la sua pelle abbronzata e perfetta e quel fisico statuario, era davvero affascinante e sexy, non che avesse fatto qualcosa per esserlo.

«Ti chiami Eren, giusto?» «Mi conosce signora?» «Mh, non si fa che parlare di te qui!» «Sono sorpreso che una grande scienziata come lei, signora Zoe, ascolti i pettegolezzi» lei rise e lo punzecchiò un pò con il dito.

«Su, su avanti Eren, non fare così, non lo dirò a nessuno» «Di cosa parla?» «Eren, sono una scienziata che studia la psiche e il comportamento umano, mi sono accorta che mi hai ricirdata» Eren fece spalucce e si sedette con lei scuotendo la testa per essere stato beccato.

«Perché ti comporti come se non ricordassi il tuo passato?» «Perché così è più facile cercarlo» disse a bassa vice notando sguardi indiscreti su di lui e la donna, quelle ragazze erano fastidiose e appiccicose, convinto che lui appartenesse a tutte loro.

«Mamma, devo parlare in provato con lei, ti dispiace se stacco?» «Oh, fai pure, finalmente ti predi una pausa» scherzò Carla tutta sorridente prendendo il grembiule del figlio.

I due uscirono da locale e si diressero in città mentre parlavano tranquillamente «Stai cercando Levi, vero?» «Già» «tE ricoverato nella mia clinica...» disse la castana abbassando lo sguardo e sospirando.

«Sono venuta a cercarti perché tu sei l'unico che può fare qualcosa per lui, averti visto morire davanti ai suoi occhi mentre lo proteggevi lo ha traumatizzato, lui...» «Mi dirà quello che deve, anche io ho delle cose che non ho fatto in tempo a dire quindi, perfavore, puoi portarmi da lui?»

La donna acconsentì con un sorriso malinconico, lo avvertì che non era come lui lo ricordava e aprì la stanza dove il corvino si trovava.

Era stato infatti deciso che per la sua sicurezza non poteva lasciarla ed era proibito entrare con qualsiasi oggetto esterno per la paura che potesse nuovamente tentare di uccidersi.

Eren entrò senza fare rumore e subito notò la figura esile di Levi che guardava fuori dalla finestra, osservava la pioggia che scrosciava incessante battendo suo vetro come se la stesse studiando in ogni suo minimo dettaglio e infatti non si era accorto che lì c'era qualcuno.

Il castano si sentì male, l'uomo era pelle ossa, più pallido di quanto ricordasse, i capelli erano privi di lucentezza e le mani tremavano appena, fu allora che comprese le parole della donna.

Si diede due piccoli schiaffi sul volto e si riprese spezzando il silenzio solenne che aleggiava in quella stanza mentre, passo dopo passo, si avvicinava al letto candido.

«Levi...» lo chiamò con voce basse e leggermente roca a causa delle condizioni in cui il suo amato caporale si era ridotto.

Appena Levi si voltò a osservare chi lo aveva chiamato incrociò quelle indimenticabili, bellissime e fiere iridi smeraldine che non avrebbe mai confuso e sgranò gli occhi.

Nell'esatto momento nel quale i loro sguardi, uno come un cielo in tempesta e l'altro come il cuore della più bella e incontaminata delle foreste, entrambi i loro sguardi cominciarono a brillare di gioia.

«Eren tu, sei vivo, tu sei...» non riuscì a parlare molto, la sua gola era secca e non parlava da anno oramai perciò si limitò a stringere a se il ragazzo piangendo in silenzio, spiazzandolo.

Eren infatti non si sarebbe mai aspettato una reazione del genere dal caporale e per questo non agì subito, ma poco dopo strinse fra le sue forti braccia muscolose quella esile figura cullandola dolcemente.

«Sai, ti ho cercato tanto a lungo che pensavo fosse impossibile trovati e ora che l'ho fatto devo dirtelo o morirò.

Io sono sempre stato innamorato di te Levi e ti ho sempre rispettato, quel giorno non ho potuto dirtelo perché sono morto troppo velocemente ma ho agito d'impulso, non avrei sopportato di perderti, sai» sussurrò sensualmente all'orecchio dell'uomo per poi baciarlo dolcemente.

Fu un bacio che aveva le intenzioni di essere casto e dolce, le loro labbra erano premute assieme gentilmente, eppure quel contatto non era sufficiente...

Levi dischiuse le labbra allacciando le sue braccia attorno al collo di Eren facendogli approfondire il bacio, così le loro lingue iniziarono ad esplorarsi e cercarsi fameliche in un bisogno disperato.

Sembrava non essere mai abbastanza e questo li portò a baciarsi intensamente ancora e ancora, si staccavano solo per recuperare un pò d'ossigeno.

Quando si staccarono definitivamente a causa della squillante voce di Hanji sempre più vicina Levi prese coraggio e parlò «Eren io ti amo, ti ho cercato e aspettato tante di quelle volte...» «Anche io, ma ricordi la promessa che ti ho fatto prima di morire, ti ho promesso che ti avrei trovato di nuovo e ti avrei detto quello che stavo per dirti prima di partire» «Sono contento che tu lo abbia fatto, Eren» «Già, anche io»

Ci fu un altro bacio profondo e passionale, pieno dei loro sentimenti come la promessa di non lasciarsi mai più.

Non si resero conto della presenza di Hanji finché il "clik" di una macchinetta fotografica non attirò la loro attenzione facendoli voltare «Quatrocchi di merda cancella quella foto» «Neanche per sogno, ne faccio stampare abbastanza da ricoprire la città » «Lasciamene una» rise Eren facendo borbottare il corvino.

«Dai, sarà la nostra prima foto assieme» sorrise dolcemente, come poteva Levi resistere a quel bellissimo sorriso, come poteva arrabbiarsi con lui e dirgli di no?

«Sei sleale» sussurrò in modo tale che solo lui potesse sentire e l'altro rispose baciandolo di nuovo e sussurrandogli a fior di labbra che lui lo era molto di più facendo poi scontrare le loro labbra.

«Ok, Eren come farai a vivere da oggi in poi,ti trasferisci in Siberia? » «Potrebbe essere una soluzione pacifica, però non credo andrebbe bene» Levi li guardava interrogativo cercando una risposta che non tardò ad arrivare...

«O mio dio, Eren Jeager in persona?! Il mio nome è Cristal, perché non usciamo insieme? » «Ho sentito bene; no Eren esce con me!»

«Non uscirò con nessuna delle due» «Perché non acetti mai ?» «Perché esco solo con la persona che amo» disse guardando il corvino sorridendo «Quindi Levi, quando ti sentirai meglio,perché non andiamo al cinema?»

Implicitamente aveva fatto capire alle due galline che era gay e felicemente fidanzato, lo aveva fatto capire anche a qulacon'altro che urlò.

«Hanji non dirmi che loro lavorano qui, ti prego, dimmi di no» «Mi dispiace Eren... »

Tre ragazze esagitate entrarono nella stanza urlando e facendo domande, una di queste si propose per organizzare il matrimonio e in quel momento Eren si vergognava di avere delle amiche così sciroccate.

«Io l'avevo detto che eri gay» «Ma la smetti?!» «Si chiama vendetta stronzo» disse lei ridendo presentandosi.

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