Carla Tsukinami- diabolik lovers
Vi preavviso che questa storia contiene, come protagonista, un personaggio con caratteristiche specifiche e con una propria storia.
(t/n) continuava a camminare nei giardini della villa.
Ancora non riusciva a dimenticare le crude e fredde parole che le erano state rivolte da quel ragazzo il giorno prima.
Carla Tsukinami,
questo era il suo nome.
Il nome di uno degli ultimi fondatori, quel fondatore che, senza alcun ritegno, l'aveva offesa per quello che era e che non poteva cambiare.
"Sporco Vampiro" l'aveva chiamata.
"Sudicie Mani" le aveva detto.
«E tu, sporco vampiro, cerca di tenere quelle tue sudicie mani lontane da me, ed ora, vattene».
Ma lei ancora non riusciva a capire, i giorni prima era stato gentile con lei, e mai aveva osato mancarle di rispetto o approfittare della sua gentilezza.
L'aveva fatta sentire speciale, ed ora, l'aveva mandata via senza alcun ripensamento.
Se ne stava a curare le rose, ad assicurarsi che, almeno loro, potessero dar dimostrazione di tutta quella bellezza che contenevano e a fare in modo che fossero felici...
Per quanto era possibile...
«Allora sei qui (t/n)» disse una voce alle sue spalle.
«Oh, ciao Kanato» rispose lei sorridendogli.
Non le dispiaceva affatto passare del tempo con la sua famiglia, tantomeno con Ayato, Laito e Kanato, i suoi tre fratelli.
«È successo qualcosa in particolare?» chiese lui stringendo maggiormente l'orsacchiotto al petto.
«Perché lo chiedi?» chiese lei.
«Abbiamo notato che ultimamente sei un po' triste e volevamo sapere il perché» chiese rivolgendole uno sguardo dispiaciuto.
«Oh, non è niente, sono solo un po' giù di morale... Tutto qui...» rispose abbassando lo sguardo.
«Non sei brava a mentire» le risposte sorridendo leggermente.
«È per colpa di quello Tsukinami?» chiese mettendosi davanti a (t/n) e guardandola diritta negli occhi.
Lei abbassò lo sguardo sapendo di non riuscire a mentire al fratello e si limitò ad annuire con la testa.
Con quel gesto Kanato sembrò capire subito quello che passava per la testa della sorella e, appoggiandole una mano sulla spalla, le disse:
«Tu sei speciale, sei l'unica tra di noi che riesca a provare dei sentimenti, ma non devi lasciare che questi ti rendano triste»
«Lo so è solo che non mi aspettavo una reazione simile da parte sua...» disse.
«Io non so quale tipo di rapporto vi sia tra voi due, ma stai pur certa che qualcosa lo prova anche lui» rispose mostrandole un dolce sorriso.
(t/n) arrossì di colpo accorgendosi, solo in quel momento, che il fratello aveva perfettamente capito cosa provava nei suoi confronti.
«Non ti aspettavi che me ne fossi accorto, vero? Beh, non sono l'unico, sai? Più o meno tutti nella villa lo sanno, è piuttosto ovvio, non credi?»
In quel preciso istante un colore bordeaux prese possesso del volto della giovane, che subito cercò di nascondere il rossore premendo le mani contro il viso e allontanandosi leggermente dal fratello.
Lei udì una risatina e d'istinto mise il broncio.
«Su, non fare così... Teddy non vuole vederti triste» disse lui allungando l'orsacchiotto nella sua direzione.
«E va bene» rispose lei.
(t/n) era l'unica persona alla quale Kanato lasciava interagire con il suo pupazzo.
Persino con i suoi fratelli, che conosceva da più tempo, si metteva ad urlare se anche solo provavano a toccarlo.
«Su, ora andiamo, non voglio certo ricevere una predica da Reiji per essere arrivata tardi a cena» disse dirigendosi verso la villa.
«Non penso esista qualcuno capace di apprezzare questo onore» rispose Kanato seguendo la sorella.
Arrivati a tavola si sedettero l'uno vicino all'altra e si misero a mangiare.
Reiji era molto bravo a cucinare ma nessuno sembrava farglielo notare più di tanto... Forse perché vi erano abituati...
Poi Reiji cominciò a parlare.
«Come ben sapete domani sera si terrà il ballo di gala e mi aspetto che voi tutti vi farete trovare pronti per questa occasione» disse rivolgendo ad ognuno uno sguardo severo.
«Ballo di gala?» chiese (t/n) poiché non era stata informata prima dell'avvenimento.
Da poco si era trasferita in questa villa. Da bambina non aveva mai avuto occasione di incontrare la sua famiglia e nemmeno, fin quando non cominciò a dubitarne, di averne una.
Sua madre, Cordelia, non le voleva permettere di scoprire dell'esistenza dei suoi fratelli per riuscire a manipolarla e controllarla meglio, utilizzando l'ovvia scusa che fosse l'unica bambina femmina della corte.
Questo suo giochetto però non era andato molto lontano vista l'estrema curiosità della bambina.
"chi è mio padre?"
"perché non è mai qui?"
"perché lo zio è sempre qui?"
"perché tu non sei sempre qui?"
"perché, se sei una nobile e hai sposato una persona molto importante, non hai una casa con quella persona?"
"perché io me ne devo stare qui?"
Ovviamente tutte quelle domande l'avevano portata a parecchi guai ed altrettante punizioni da parte della donna, ma lei non si era data per vinta e, approfittando di un'eclissi lunare, si era messa a seguire la madre, fino ad arrivare alla villa, dove aveva visto, nel cortile, altri sei bambini.
Non ci volle molto a collegare le due cose e, notando le varie somiglianze ed il modo nel quale i bambini si atteggiavano verso le donne, capì subito quello che non le era stato detto.
Anche da piccola era perfettamente a conoscenza della natura di Cordelia, molto facile da intuire osservando i suoi "metodi di insegnamento".
Non era facile per (t/n) dimenticare...
Non era facile scordare quel momento nel quale la donna che l'aveva data alla luce l'aveva spinta senza rimorsi dentro ad un lago...
Non era facile dimenticare quella "poesia" che era costretta a ripetere quando non dava il meglio di sé:
“Se non riesco ad essere la migliore a scuola non sono degna di essere considerata figlia di mia madre,
Se non riesco ad essere la migliore nelle prove del gran galà non sono degna di essere considerata figlia di mia madre,
Se non riesco ad essere la migliore tra le pretendenti non sono degna di essere considerata figlia di mia madre.
E se non sono degna di essere considerata figlia di mia madre, merito di restare sola, al freddo e al buio nel fondo del lago e di cadere, visto le mie scarse abilità, nel vuoto più profondo, nel gran burrone...
E allora cos'è che devi fare?
Devo diventare la migliore in modo da portare solo onore alla mia grande madre...
Bravissima tesoro, ed ora corri a studiare, più tardi ripasserai per bene il regolamento del gran galà...
Non riusciva a dimenticare, né tantomeno a far finta che niente fosse mai successo, ma con il suo arrivo alla villa aveva quasi subito trovato conforto.
Seppur non fosse riuscita, all'inizio, a collegare i sei ragazzi alla parola famiglia.
Più tardi però aveva trovato prove certe di questo suo sospetto, prove che, oltre a confermare gli evidenti legami di parentela, le facevano capire che lei non era l'unica ad aver subito gli abusi della madre, e tutto grazie ad una persona...
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