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Capitolo 4

CAPITOLO 4.

In giro per la scuola.

"Questa cosa non è normale" 

Commentai io, completamente da solo, come se Carlotta non esistesse neanche. Quel cielo rosso mi provocava paura anzi, vero e proprio terrore, non avevo mai assistito ad un fenomeno del genere. Nemmeno nei libri che studiavo, parlavano di un fenomeno di questo tipo sulla Terra. 

"Cos'è stato!?"

 Gridò Carlotta in preda al terrore più assoluto, indicandomi un punto vuoto nel giardino della scuola, appena al di fuori della finestra. Avevo uno sguardo al quanto terrorizzato e iniziavo a notare dei piccoli tremolì sulla sua faccia. Mi alzai immediatamente da per terra e iniziai a scrutare fuori dalla finestra, cercando di fare attenziona a ogni più piccolo movimento o spostamento.

 "Io non vedo niente Carlotta... Sarà stata la tua…" 

L'avevo visto! Forse avevo visto pure io lo stesso “coso” che avesse visto lei. Un essere si era mosso là fuori, appena fuori dalla finestra, nel cortile della scuola. Dalla forma sembrava piuttosto grosso, ma soprattutto a forma di fungo. 

"Presto, alziamoci... Dobbiamo muoverci!"

Dissi io, mentre le afferrai la mano, scaricando tutto il terrore che avevo in corpo in quella presa. I nostri sguardi si incrociarono nuovamente, dopo così tante volte che io avevo perfino perso il conto, ed io diventavo, ogni incrociata di sguardo, sempre più rosso in faccia. Ci alzammo entrambi, in completa sintonia, ed uscimmo da quella stramaledetissima infermeria.

 La porta, non appena la aprimmo, iniziò a fare stranissimi rumori. Sembrava di essere in un vero e proprio film dell'orrore, mancava solo l'ululato di un lupo. 

"Lo sai…" iniziò a parlare lei con voce dolcissima, mentre sghigniazzava non so per quale strano motivo.

 "Avevo ragione a pensare che non sei il classico bad boy... Sei dolce e tenero in realtà, ti preoccupi perfino degli altri".

 Mi girai verso di lei, e notai una faccia davvero tanto sorridente quanto carina. Mi fermai per poterla osservare meglio: mi misi davanti a lei, a pochi centimetri dal suo corpo pressochè perfetto, faccia a faccia, e lei mi chiese con faccia preoccupata e rossa allo stesso momento per l’agitazione, ma soprattutto per la timidezza di trovarsi così vicino ad un uomo, con lo sguardo che non si incrociava più con i miei occhi, ma fisso al suolo che si trovava sotto di noi:

 "È successo qualcosa?"

 "No... Carlotta... Volevo solo dirti... Grazie delle belle parole che mi stai dicendo" dissi io, con un tono ancora più timido di quanto già non fossi.

 Pure io stavo diventando rossissimo in faccia. Ebbene sì, mi stavo vergognavo un casino, dopotutto era solamente la prima volta che avevo una discussione con qualcuno in generale, figuriamoci con una ragazza bella e simpatica come lei.

 Continuammo a camminare per tutta la scuola, senza una meta ben precisa, volevo vedere se eravamo i soli all’interno di quest’incubo oppure se si poteva trovare qualcun altro con noi, perfino i professori potevano andare bene.

 "Senti, ma..." iniziai io, dopo vari attimi di silenzio per la timidezza di entrambi.

 "Si?"

Mi rispose lei, incuriosita al massimo da ciò che le stavo per chiedere. Era talmente curiosa che si mise perfino davanti a me, con le mani dietro la schiena e inchinata un pochettino in avanti.

 "Ma tu in realtà… Da dove sei sbucata?"

 Se c'era una cosa che mi aveva colpito, più di qualsiasi altra cosa in Carlotta, erano proprio quei due occhi tondi e marroni... Sembravano due bombe, pronte ad esplodere da un momento all’altro, così aggiunsi, giusto per farmi il figo, una volta tanto.

 "Ma soprattutto... Non è illegale avere due bombe come le tue?".

La mia faccia era uno spasso, stavo facendo la classica faccia da bulletto, occhi chiusi, insieme a un sorrisino stupido stampato sulla faccia. Per qualche strano motivo Carlotta non mi rispose immediatamente, così aprì un occhio e il mio sorriso scomparve dei tutto, tramutandosi in un’espressione preoccupata

 "Tutto... Bene?"

 Chiesi io e quando aprì tutti e due gli occhi, notai lei, che con le braccia incrociate davanti a se, stava iniziando a tenere il suo enorme seno più forte che poteva.

 "Tu... Brutto...Pervertito!".

 Gridò lei, tirandomi una cinquina in piena faccia. Faceva un male. Caddi a terra di sedere, più dallo spavento che dalla botta.

 "Ma ma ma ma... Io in realtà stavo parlavo degli occhi".

 Gli dissi io, mentre cercavi di schivare gli altri suoi ceffoni da seduto.

 "Hai frainteso tutto... Ahia!" un'altra cinquina raggiunse la mia guancia, sempre la stessa per mia immensa sfortuna.

 Dopo 5 minuti di sberle, alcune schivate o deviate, altre finite al loro obbiettivo, proseguimmo con molta calma. Io, con le guance più rosse del fuoco, dovute alle sue svariate sberle, lei invece tono da dura, con le braccia incrociate davanti al petto, forse per nasconderlo, insieme a uno sguardo da duro.

 "Appena è successo il fatto del cielo, senza neanche un minimo di preavviso, anche perché ero in classe ad ascoltare la lezione... Sono corsa subito via, senza guardarmi indietro dall’immenso terrore, e per fortuna, ma anche molta sfortuna, ti ho trovato accasciato per terra. Da lì poi ho cercato di svegliarti e... Il resto già lo sai".

 Mi disse Carlotta, piuttosto tristemente. Aveva risposto alla domanda di poco fa, prima del fraintendimento delle bombe.

 "Guai a te se ti ripesco a squadrarmi le tette di nuovo... Hai capito!"

 "Ma in realtà io..."

 "Ahahahahahaha" scoppiò a ridere senza alcun motivo. Si poteva vedere addirittura delle piccole gocce di lacrime scendergli dai suoi occhi dal suo divertimento.

 "Guarda che lo so che non le stavi squadrando, oramai ti osservo da un bel po'... E posso dire che ti conosco abbastanza bene".

 L'aria era diventata di nuovo allegra, e finalmente i miei attimi di terrore erano andati via, insieme alle mie paure.

 Continuavamo ancora a camminare, senza una meta precisa, dall'ala est, dove si trovava l'infermeria eravamo passati a quella ovest piena di aule, classi, ma soprattutto pieno di macchinette per le bibite e le merendine.

"Ma… Perché vuoi fare il duro?" mi chiese Carlotta con una vocina tenerissima, ma allo stesso tempo preoccupata.

 "Beh, perché mi hanno sempre visto come il cattivo, senza mai conoscermi realmente per ciò che sono io" affermai io, fermandomi e abbassando lo sguardo verso il basso.

 "Quindi hai iniziato a diventare così per colpa degli altri? Dei pregiudizi altrui?"

 "Esattamente".

 Attimi di silenzio, l'aria si era trasformata da divertente a triste in poche frazioni di secondo. Rimasi in silenzio, un silenzio che non avevo mai fatto in vita mia, quasi tombale, un silenzio che solo i morti erano in grado di fare, per colpa del mio passato, di ciò che avevo appena detto. Lei invece, forse triste vedendomi in quella strana maniera, non sapeva più che dirmi: continuava a camminare con le mani intrecciate tra di loro ad altezza vita.

 Intorno a noi si era formato un silenzio che faceva quasi paura, metteva nel vero senso della parola il terrore nell’udirlo, poi un rumore come metallico, appena dietro di noi, iniziò a farsi sentire, in maniera calma e docile.

 "Hai sentito?!" chiese lei. Mise le sue mani davanti al petto come facevano tutte le ragazza per qualche strano motivo.

 "Si e a dirti la verità non mi sembra niente di buono".

 Eravamo ancora girati nella direzione in cui ci stavamo avviando. Carlotta prese la mia mano, anzi il mio intero braccio, senza pensarci su due volte, dalla paura. Era terrorizzata, sentivo il battito del suo cuore pulsare sul mio braccio. Era aggrovigliata ad esso, toccavo tutto il suo corpo, infatti il suo corpo era completamente aderente al mio braccio. Arrosì, senza farlo neanche apposta. Ma in realtà, anch'io ero terrorizzato e lo si poteva notare dal mio sguardo totalmente perso nell'aria, come sbarrato. Mi girai all'indietro, girando poco poco la testa e notai un oscurità dietro di me che metteva ancora più paura. Si sentiva un odore strano, come ammoniaca mischiato alla candeggina. Mi tappai addirittura il naso dal tremendo odore.

 Non si riusciva a vedere niente, l'oggetto o quella cosa che aveva provocato quel rumore era avvolto nell'oscurità più totale.

 "SPOSTATI!" gli gridai io improvvisamente.

 Una strana frusta, ricoperta da dello strano liquido, viscido e appiccicoso ci stava attaccando improvvisamente. In quel momento, la prima cosa in realtà che mi venne da pensare fu quello strano odore, e non ciò che aveva lanciato la frusta. Infatti, secondo me era proprio quello strano liquido la causa di quell'odore così nauseante, perché non appena la frusta, intrecciata con quel liquido, si avvicinò a noi, l'odore si era intensificato di colpo.

 "Dietro di me Carlotta!"

 Cercai di gridare con una voce che desse l’impressione, a chi la udiva, di qualcuno di grande e grosso, ma soprattutto d'istinto, mentre con la mano cercavo di spingerla nella direzione che volevo io. La frusta se ne andò verso un'ombra che si situava a qualche metro di distanza. L'ombra, osservata con la coda dell'occhio, sembrava quella di prima alla finestra dell'infermeria, quella a forma di fungo gigante.

 "Presto, scappa!" gli dissi io, mentre inizia ad avviarmi verso quella cosa, poi aggiunsi

 "Io lo terrò occupato".

 "Aspettate... Presto entrate qua dentro!".

 Era la voce di un altro ragazzo. Ci stava chiamando da una stanza poco più lontana da dove ci trovavamo noi due.

 "Presto, corriamo!".

 Con uno scatto che nemmeno un atleta centometrista si sogna di fare, raggiungemmo l'aula, che si trovava a pochi metti da noi, non con poche difficoltà, infatti quel coso, quel fungo gigante, cercò di colpirci con le sue fruste e per poco non mi colpiva, infatti per un brevissimo istante, sentii un pezzo di frusta aderire sul mio corpo.

 Entrammo e non appena chiudemmo la porta, ci accorgemmo di quante persone ci fossero: si trovavano in tutto una ventina di ragazzi, compreso Luke.

 "Anche lui qui in questo incubo?" pensai immediatamente io.

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