5. Bechi/Ian
POV'S BECHI
Ci stiamo dirigendo verso un parcheggio sotterraneo, era abbastanza inquietante, ma non vedevo l'ora di ispezionare il nostro alloggio! Ancora non ci credo.
Stavo parlando con Cassy e il professor Crox, mi sembra si sia presentato così, non è così severo come sembra, anzi sa essere davvero simpatico.
Raggiungemmo l'auto, una mini couper, niente male prof, un punto per lei!
Era affiancata da un'audi R8, pochi soldi il proprietario eh, non era niente male perciò mi ritrovai a fissarla, fino a quando il mio occhio si soffermó sul finestrino
<Ma un po' di contegno non esiste a New York?!> Urlò Cassy.
Quando i due alzarono la testa io persi circa dieci vite.
L'uomo dallo sguardo intenso era lì, con la ragazzina sopra le sue gambe, i capelli scompigliati ed un aria frustata, forse per il fatto che lo avevamo interrotto.
Quando mi vide non potei fare a meno di notare la sua espressione sorpresa.
'Bechi non è nessuno per te, non essere delusa, nemmeno lo conosci cazzo! Come cazzo fa ad essere sorpreso se non sa nemmeno della tua esistenza'
<Cassy lascia perdere dai, siamo noi le antiche a quanto pare> riuscii a far uscire una risatina isterica e montai in macchina dopo aver caricato i bagagli nel baule.
<Non so seriamente come ci siano entrati lì dietro!> Mi disse Cassy.
<Già> risposi soltanto, facendo salire curiosità alla mia amica, la quale, conoscendomi, non fece domande.
Ti amo.
POV. IAN
Quando la vidi presi un colpo, credevo di avere le allucinazioni.
Ho notato il suo sguardo incupirsi mentre mi guardava!
Ma che voleva da me quella rossa? Nemmeno mi conosce!
Eppure appena se ne andò mi levai la bionda ossigenata dalle gambe, sotto la sua aria interrogativa.
Non fece domande e la ringraziai mentalmente, perché non avrei saputo risponderle.
La accompagnai nella sua stanza e me ne andai.
Senza salutare.
Senza fare nulla.
Appena salii in auto spinsi al massimo l'acceleratore, lasciandomi trasportare dell- brezza della velocità, L'unico modo che permettesse al mio cervello di disconnettersi da quella chioma rossa fissa sulla mia testa.
Il giorno dopo avrò la giornata libera, un momento perfetto per andare in palestra, il mio pensiero verso quegli occhi verdi stava crescendo, dovevo fare qualcosa!
Tirai un paio di pugni al sacco, alzai un po' di pesi e mi feci la doccia, così 4 ore dopo uscii dalla palestra, nemmeno mi accorsi dell'ora!
Per pranzo mangiai un panino al volo e successivamente mi diressi verso il mio appartamento per programmare la lezione del giorno successivo.
Non mi spiego ancora come io, 'ragazzino problematico', come dicevano i miei genitori, sia riuscito a diventare insegnante di matematica.
Eppure le formule, quella serie di numeri e di lettere riuscivano ad entusiasmarmi ogni giorno in ogni istante; lo psicologo diceva che la matematica fosse la mia valvola di sfogo verso quella famiglia assente che mi aveva concepito, io preferisco descriverlo come 'vi ho fottuti e sono arrivato dove non credevate fosse possibile' è più stimolante.
Così mi ritrovai nel mio salotto, con una serie di definizioni ed esercitazioni preparate da me, che avrei fatto svolgere a quegli inutili studenti.
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Angolo Autrice
Tadadada
SGAMMATO!
Ho lanciato qualche accenno sul carattere di Ian e sul suo passato.
Non mi avete mai fatto sapere se vi piace :(
Eddai fatelo qualche commento
_Fenny_💕
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