Capitolo 25: Amens nemo magis quam male sanus amans.
Amens nemo magis quam male sanus amans è una locuzione latina che significa letteralmente:
"Nessuno è più folle di un innamorato folle."
▲▲▲
⚠️⚠️Attenzione: questo capitolo contiene lemon ⚠️⚠️
Il resto della serata, tra una portata e l'altra, sembrò passare in un lampo: assaggiarono cibi di cui neanche immaginavano l'esistenza, scoprirono gusti nuovi mai provati prima, alcuni dei quali fecero storcere loro la bocca e altri invece li tentarono di ordinarne ancora.
Bevvero poco e risero tanto, si scambiarono occhiate complici, di rimprovero o semplicemente di affetto, di amore.
Anche se di quest'ultimo, lei, non si era ancora resa conto.
Giunti ai piatti dei secondi, quei due erano sicuri di aver visto la signora del tavolo accanto, con una lucente collana di perle al collo, sorridere verso di loro scambiando due parole con il marito incravattato, che annuì ridacchiando.
Alla fine, nonostante la loro stonante presenza in mezzo a tutta quella galanteria ed eleganza, si erano conquistati la simpatia dell'intero salone.
Quando la città, in fondo, molto in fondo, ai piedi dell'immenso grattacielo sotto di loro cominciò a farsi silenziosa, in attesa di quel tradizionale countdown che avrebbe sancito l'inizio del nuovo anno, solo allora il personale addetto cominciò ad abbassare le luci, ad accendere le candele sui tavoli e il pianista, fino a quel momento allegro e pimpante, cominciò a suonare una ballata più lieve, ma via via che passavano i minuti sempre più incalzante.
Tutto sembrava muoversi in punta di piedi, i commensali quasi sussurravano per paura di disturbare l'arrivo del nuovo arrivato, come se potessero spaventarlo e quello fosse in grado di rivoltarsi contro di loro per tutti i suoi successivi trecentosessantacinque giorni.
Solo un tavolo pareva non essersi accorto dell'imminente arrivo del nuovo anno: la gatta e il gufo, infatti, erano troppo impegnati a godersi l'un l'altro, a mangiarsi con gli occhi e sfiorarsi le mani di tanto in tanto, giusto quando prendevano il calice per bere e le loro dita si cercavano.
C'erano così tante cose da fare, piuttosto che prestare attenzione ai numeri sul telefono che ora segnavano le ventitré e cinquantacinque minuti.
Per farli uscire dalla loro bolla fin troppo romantica fu necessario che tutto il resto degli ospiti si alzasse per affacciarsi alla grande vetrata che dava sul quartiere di Sumida, proprio in direzione della spettacolare Tokyo Sky Tree.
Fu il rumore di tacchi sul marmo del pavimento che li risvegliò dal loro torpore, facendo sì che si accorgessero della prepotenza con cui il giorno uno per eccellenza si stava facendo avanti in quella serata così diversa.
«Andiamo Y/N-chan, ci perderemo i fuochi!»
Bokuto Kōtarō si era alzato di scatto dalla sedia attirando, di nuovo, l'attenzione su di sé, dato che era quasi riuscito a rovesciare tutto ciò che era rimasto sul tavolo.
Poi, prima che lei potesse anche solo azzardarsi a lanciargli un'occhiataccia delle sue, l'aveva afferrata per il polso e l'aveva costretta a seguirlo.
Y/N ricordava come, quando aveva poco più di tre anni, aveva acciuffato allo stesso identico modo suo fratello Daichi e l'aveva scaraventato contro il miasma di gente facendosi largo tra la folla per essere in prima fila a vedere lo spettacolo di fuochi d'artificio.
«Gomen nasai!»
Dopo l'ennesima scusa rivolta ad uno sconosciuto, la gatta della Nekoma si domandò se il cervello di Bokuto non fosse per caso rimasto a quella tenera età.
Quando finì tutto quello sgomitare, si ritrovarono esattamente al centro della vetrata e, ovviamente, davanti a tutti: era la posizione migliore di tutta la città, Y/N ne era assolutamente certa.
Sulla facciata del grattacielo di fronte a loro era stato allestito un enorme display su cui lampeggiava l'ora esatta: le ventitré e cinquantanove e quarantasei secondi.
Bokuto le aveva preso la mano e lei, voltandosi verso di lui, gliel'aveva lievemente stretta: il capitano della Fukurodani guardava, con i suoi grandi occhi gialli, dritto nella direzione dell'orologio digitale.
In quelle pupille scintillanti Y/N provò ad indovinare a che cosa stesse pensando, con quell'espressione di chi, sicuro del suo operato, non poteva essere più felice.
Probabilmente aveva scelto quel posto raffinato e distinto solo per la vista che offriva su Tokyo e sullo spettacolo pirotecnico che di lì a poco avrebbe avuto inizio.
Pareva in trepidazione, quasi tremava d'eccitazione mentre l'eco del countdown nelle sottostanti strade della metropoli si faceva strada nelle orecchie di tutti i presenti.
Durante gli ultimi cinque secondi, Y/N non poté fare altro se non continuare ad ammirarlo e, quando con un boato capì che la mezzanotte era scoccata, chiuse gli occhi, ricordandosi di dover esprimere un desiderio.
Non chiese niente di veramente particolare: solo di poter continuare a stringergli la mano ogni volta che Bokuto Kotaro avesse avuto quello sguardo pieno di felicità, meraviglia e tremenda frenesia che gli aveva visto su quella che, adesso, le sembrava la cima del mondo.
Quando risollevò le palpebre, il primo fuoco d'artificio era stato lanciato nel cielo stellato.
Era tutto perfetto, anche più di quanto aveva sperato e immaginato: avevano riso, scherzato, mangiato e bevuto come nei film e, per finire, la vista era più bella di come l'avevano descritta quando aveva chiamato per prenotare.
Erano state le sue sorelle maggiori a consigliargli quel posto: aveva parlato loro con spontaneità e naturalezza come era solito fare sempre, aveva raccontato di quella ragazza che aveva faticato tanto a conquistare e che solo poco prima di Natale era riuscito a poter definire sua.
Loro, civettuole e con gli occhi grandi come quelli del fratello minore, l'avevano preso un po' in giro per qualche parte del racconto, avevano ridacchiato tutti insieme nel salotto di casa, ma poi l'avevano ascoltato e raccomandato quel luogo da favola.
Se la misteriosa ragazza di cui parlava Bokuto non fosse rimasta sorpresa da quell'atmosfera, allora non sarebbe riuscita a sorprenderla niente.
A vederla in quel momento però, quando i quattro zeri apparvero sul grande display che ora si rifletteva nelle sue iridi e/c, Bokuto poteva scommettere di averla sorpresa come niente prima di allora.
Il suo profilo era illuminato dal bagliore dei fuochi che, in confronto, non erano minimamente paragonabili alla sua bellezza.
«Y/N-chan...»
Osservandola ripercorse mentalmente il fiume di eventi che l'aveva portato a quella sera, rendendosi conto di aver aspettato quel momento perfetto fin troppo a lungo.
«Hai?»
La gatta della Nekoma si voltò lentamente, aveva un'aria sognante ma i suoi occhi erano attentissimi, lo scrutavano con quello sguardo al contempo dolce e capace di allontanare chiunque altro in un millisecondo, tanto poteva diventare temibile.
Da lei, dopo tutto, non si sapeva mai che cosa aspettarsi.
Era bella, bella da amare come non aveva mai amato prima, da stringere forte sotto le coperte mentre fuori c'è un temporale, da riderci insieme come avevano fatto per tutta la sera.
«Sto per baciarti.»
Gli capitava spessissimo di parlare ancora prima di collegare quegli unici due neuroni che dovevano essergli rimasti: quello ne era un esempio.
Ma che ci poteva fare? Lui, in fin dei conti, era fatto così: la persona più sincera e spontanea che esistesse in tutto il Giappone e, forse, in tutto il mondo.
Si era già sporto verso di lei, le palpebre avevano già iniziato a socchiudersi per gustarsi appieno quel bacio tanto desiderato, che la sentì scoppiare a ridere.
«Bokuto!»
Si era piegata su sé stessa con le mani appoggiate sull'addome, ridendo come una pazza.
Adesso chi era ad attirare tutta l'attenzione su di sé?
«Che c'è?!»
Lui, sconvolto e anche leggermente indispettito, si era ritirato indietro alzando le mani come se volesse accennare a delle scuse.
O, magari, era solo il suo modo di dire che ci rinunciava, si arrendeva ecco: sarebbero rimasti insieme tutta la vita senza mai baciarsi, ormai sembrava questo il loro destino!
«Queste cose non si dicono, si fanno e basta!»
Tra una risata e l'altra aveva introdotto abbastanza ossigeno nei polmoni da riuscire a mettere insieme due parole.
Bokuto alzò un sopracciglio.
«Hai rovinato il momento.»
Y/N sembrò darsi un tono, incrociando le braccia al petto e tentando di rimanere seria mentre lo guardava negli occhi.
Il sopracciglio del gufo, dopo le sue parole, era arrivato tanto in alto da sfiorargli l'attaccatura dei suoi capelli drittissimi: era lei ad aver rovinato il momento.
Lo vide squadrarla da capo a piedi per una manciata di secondi, poi dare un'occhiata svelta intorno a sé e, infine, mostrarle un sorriso ambiguo.
«Bokuto cos-»
Ancora prima di poter fare qualsiasi cosa, il capitano della Fukurodani le aveva circondato la vita con un braccio, mentre con l'altro le sollevava le gambe prendendosela tra le braccia a mo' di sposa.
«Anche questa penso che rientrasse nelle cose da non dire e da mettere in atto immediatamente.»
Nonostante i loro volti si trovassero a pochi centimetri l'uno dall'altro, Y/N stentava a credere che l'avesse fatto davvero.
Rimase pochi attimi a fissarlo, poi gli angoli della sua bocca si incresparono fino a diventare per primo un sorriso, poi una risata più forte di quella di prima.
Lui, infischiandosene delle ennesime occhiatacce di quei pomposi signoroni, sorrideva soddisfatto e fiero mentre si faceva largo verso la parte opposta del salone.
«Sei un pazzo, mettimi giù!»
Rideva e si dimenava, riprendeva fiato e cercava il modo di liberarsi da quelle braccia muscolose e tornite.
«Bokuto!»
Inutili le lamentele e le spinte sul suo petto allenato: non aveva alcuna intenzione di lasciarla andare.
Alle loro spalle, intanto, il resto degli invitati sembrava indeciso se ritenersi contento dell'imminente uscita di scena di quei due, oppure dirsi dispiaciuto: sicuramente avevano animato la serata.
La coppia di anziani che fino a poco prima sedeva al tavolo di fianco al loro se la rideva della grossa: chissà se anche loro, in gioventù, avevano avuto gli stessi momenti di follia.
«Piano terra, per favore.»
Bokuto aveva chiamato l'ascensore, il dipendente che li aveva accompagnati all'andata era ancora là, anche se la sua divisa, adesso, emanava un lieve profumo di brandy.
Anche il sorrisetto divertito che gli sfuggì quando vide uno dei migliori assi di tutto il Giappone trasportare una povera sciagurata tra le sue braccia indicava che, giustamente, aveva brindato anche lui al nuovo anno.
«Mi spieghi dove stiamo andando?»
Sawamura Y/N aveva deciso che arrendersi fosse la cosa più saggia da fare e così, non appena le porte automatiche dell'ascensore si chiusero su quella sala magnifica che di certo non avrebbe mai dimenticato, allungò le braccia al collo del gufo, guardandolo con un sorrisetto sornione.
«A casa.»
Aveva l'espressione furbastra di chi si stesse divertendo un sacco con tutto quel mistero e le sorprese che sembravano non dover finire mai.
Lei restò un momento in silenzio, chiedendosi quale fosse l'assurdo motivo di quella decisione.
Poi, quando sentì sghignazzare sotto voce il giovane uomo addetto all'ascensore, che non era riuscito a trattenersi, pensò ingenuamente che Bokuto la stesse semplicemente prendendo in giro.
«Buon anno!»
Se l'era immaginato o quell'impiegato e Bokuto si erano appena scambiati un cenno d'intesa, con tanto di occhiolino?
Sì, se l'era sicuramente sognato per via del vino.
«A casa?!»
Un po' gli dispiaceva vederla sbraitare contro di lui tentando disperatamente di indovinare quali fossero i suoi prossimi piani, ma se le avesse confessato di avere semplicemente, puramente e dal profondo dell'anima un'incredibile voglia di averla, chissà come l'avrebbe presa.
«Continuo a sorprenderti, è quello che volevi no?»
Quel maledetto rapace aveva qualcosa in mente, questo era certo, ma Y/N non riusciva davvero a capire come mai sembrava avere una gran fretta: l'aveva mollata non appena arrivati di fronte al guardaroba, si era infilato la giacca e aveva preso a camminare, quasi correre, verso l'uscita.
Chissà che diavolo aveva organizzato, ora.
«Oh, buon anno signore!»
Presa dalla foga di stare al passo di quelle gambe lunghe finì per andare a sbattere contro il portinaio.
Quello, fortunatamente, seguì a ruota la risata di Bokuto, che si era goduto tutta la scena.
«B O K U T O!»
Rossa in volto e strillante, ma troppo felice per arrabbiarsi, si appuntò mentalmente di fargliela pagare...prima o poi.
☆☆☆
Naturalmente le strade erano affollate di clacson che suonavano all'impazzata e ad intermittenza non appena i veicoli si incrociavano l'un con l'altro, di ragazze che, nonostante tutto il freddo che faceva, si affacciavano ai finestrini urlando auguri a destra e a manca e di giovani incoscienti a bordo strada che barcollavano con una o addirittura due bottiglie in mano.
Ma chi avrebbe mai avuto il coraggio di dir loro qualcosa, alla fine: quelle erano notti che appartenevano solo ai giovani, alle follie, alle avventure e gli amori inesperti, o magari a quelli che sarebbero durati in eterno.
Y/N e Bokuto non erano da meno, non quella sera: dalla macchina sportiva del gufo i bassi di una canzone dall'aria vagamente commerciale rimbombavano e si mescolavano con le corde di una chitarra provenienti dalla radio di un'altra auto, e loro, che cantavano a squarciagola, non erano più neanche sicuri di star pronunciando le parole giuste.
Dopo tutto quel gridare, cantare, suonare...essere nel garage del palazzo dove abitava il capitano della Fukurodani, circondati solo da alcune, ultime, risate, appariva insolitamente strano.
Non c'era bisogno di dirsi che avevano trascorso una serata magnifica e che era stato, sicuramente, il miglior Capodanno che entrambi avessero mai festeggiato.
Perciò non dissero niente, rimasero seduti su quei sedili qualche secondo prima di scendere, fissando nella loro memoria ogni dettaglio di quel che era stato.
«Allora, Bokuto Kōtarō...»
Fu lei a prendere l'iniziativa e, inspirando profondamente, aprì la portiera pronta a mettere una fine ai festeggiamenti.
«...che cosa mi aspetta adesso?»
Quello che Sawamura Y/N non sapeva era che la nottata era appena cominciata.
«Una cascata di rose sul letto?»
Bokuto non la stava minimamente ascoltando, anzi, dal momento in cui aveva spento il motore era riuscito a pensare ad una sola cosa, senza prestare attenzione al resto.
Quando le aveva detto che stavano per tornare a casa ci era rimasta un po' male: insomma, era appena scattata la mezzanotte ed era finito tutto lì?
Non si erano neanche ubriacati, diamine!
Perciò la gatta si era messa a fantasticare provando a entrare nella testa di quell'idiota, cercando di indovinare che cosa avesse in mente di fare di tanto importante da portarlo a trascinarla letteralmente via da quello splendido posto.
Da lui ci si poteva aspettare di tutto.
«Oppure hai organizzato un concerto direttamente-»
No, non le aveva organizzato alcun concerto.
Né aveva preparato una scia di petali che l'avrebbero accompagnata fino alla sua camera da letto.
E neanche aveva cominciato a cantare iniziando una serenata.
Niente di tutto quello che Sawamura Y/N aveva immaginato senza pensare alla cosa più semplice: Bokuto aveva solamente voglia di lei.
L'aveva appena baciata.
Aveva creduto che il loro primo bacio sarebbe stato romantico proprio come lo era lui, dolce e magari un po' impacciato come quello dei ragazzini nei film.
Invece l'aveva sorpresa per l'ennesima volta.
Si era avvicinato silenziosamente e lei, presa dalla sua immancabile parlantina, non aveva notato il suo sguardo rapace.
Aveva realizzato ciò che Bokuto aveva desiderato per tutta la sera solo quando si era sentita afferrare per la vita e spingere contro la portiera della macchina: si era zittita immediatamente, ma prima che potesse di nuovo aprir bocca le labbra di lui erano premute sulle sue.
Quel contatto quasi casto era durato poco, un attimo dopo Y/N aveva sentito la bocca di Bokuto schiudersi e chiedere di più, succhiandole il labbro inferiore mentre con le dita callose stringeva il tessuto del suo abito, facendo aderire i loro corpi.
Lei aveva risposto immediatamente a quella richiesta, anzi, la carne aveva risposto prima della ragione e, senza rendersene conto, le sue mani si erano avvinghiate attorno al collo di lui spingendolo ancora di più contro di sé: l'aveva sognato troppo per poter resistere un minuto di più.
Fu un bacio intenso, in cui le loro lingue che si scontravano tra sospiri e carezze esprimevano una voglia di assaggiarsi che avevano tenuto a bada più del dovuto.
Chissà se era mai successo, prima d'ora, che due che avevano trascorso notti insieme, momenti intimi, condiviso un letto più di una volta, finissero per darsi il primo bacio in un garage la notte di Capodanno, dopo quasi due mesi di flirt.
Quei due mesi, certo, si stavano facendo sentire prepotentemente: per un momento Bokuto pensò sul serio di farla sua lì, sul cofano della macchina.
Per un momento, lei lo sperò.
Y/N si sentì sollevare senza problemi, attorcigliò le gambe dietro la sua schiena e si lasciò trasportare fin dentro l'ascensore senza interrompere quel bacio infuocato.
Non importava a nessuno dei due che qualcuno sarebbe potuto entrare e vederli divorarsi in quel modo, con le mani di lui che ormai vagavano indisturbate sul suo fondoschiena e quelle di lei già impegnate a sbottonargli la camicia, con la cravatta che penzolava su una spalla.
C'erano solo loro, nessun altro.
L'ascensore saliva e la voglia di entrambi aumentava, Bokuto sentiva i pantaloni farsi stretti, la baciava lentamente, con le labbra aperte ad accogliere ogni suo respiro, ogni ansimo che emetteva sottovoce quando le stringeva le cosce più forte, per farle capire quanto la desiderasse.
Il momento più difficile fu quando dovette cercare le chiavi nella tasca per aprire la porta: suo malgrado, dovette lasciar andare la gatta per qualche secondo.
In quella manciata di secondi durante i quali le sue labbra non erano più a stretto contatto con quelle di lui Y/N si rese conto di quanto le bramasse ancora.
Era esasperante avere la consapevolezza che, da quel giorno, non avrebbe più potuto farne a meno.
Il capitano della Fukurodani, comunque, sembrava essere della stessa opinione: non appena varcarono la soglia di casa tornò a fiondarsi su di lei.
«Bokuto-»
L'appartamento era silenzioso, non c'erano luci accese e tutto era illuminato unicamente dai chiarori dei lampioni fuori, dalle case dei palazzi di fronte e dalla luna che splendeva alta nel cielo.
Eppure non le sembrava il caso di continuare quelle effusioni nel bel mezzo dell'ingresso: chissà cosa avrebbe pensato le sue sorelle, o i suoi, se li avessero beccati in quel frangente.
«Non c'è nessuno.»
L'aveva rassicurata immediatamente, ricominciando a baciarla con foga sul collo mentre si toglieva di fretta la giacca, lanciandola con noncuranza a terra: ne aveva abbastanza di quegli strati di troppo.
La riprese tra le braccia come aveva fatto nel garage, le sfilò il soprabito senza difficoltà intanto che la mano destra risaliva la sua schiena in cerca della cerniera del vestito.
Sorrise quando la sentì indaffarata sui bottoni della camicia, con il respiro affannato e frenetico: nelle loro menti c'era lo stesso, identico, desiderio.
Y/N si lasciò adagiare sul grande letto matrimoniale senza opporre alcuna resistenza, gli bastò sentire il calore della sua pelle nuda, liberata dalla camicia, per non sentirsi scoperta ed esposta quando le tolse l'abito.
Bokuto sembrava aver intenzione di baciarle ogni centimetro del corpo, succhiò avidamente il suo collo fino a lasciare dei segni che, ne era sicura, sarebbero stati visibili anche i giorni successivi.
Scese lentamente sul petto, con una mano si reggeva sul letto mentre con l'altra slacciava i lacci del reggiseno, sovrastandola con le sue spalle larghe.
La manager della Nekoma inarcò la schiena per aiutarlo, sporgendosi sul suo viso in una disperata ricerca del sapore delle sue labbra: la accontentò all'istante.
Non c'era più la timidezza della prima volta, anche adesso che i suoi seni erano scoperti Y/N non si preoccupava più di nascondersi, di assicurarsi che la luce fosse spenta o di cosa pensasse di lei: il modo in cui la toccava era più esaustivo di qualsiasi parola.
Il gufo si staccò da lei solo per tornare sul suo corpo: le baciò dolcemente un seno prendendole l'altro nella mano e incurvò le labbra verso l'alto, soddisfatto, quando gemette per quel tocco intimo.
Avvertì il suo bacino premere contro i suoi pantaloni chiedendo di più, affondandogli le dita tra i capelli nel momento in cui lui accolse un capezzolo tra le labbra.
Si divertì a giocare con i suoi seni ancora per qualche istante, prima di continuare a scendere assaggiando anche la pelle del suo addome, fino ad arrivare alle cosce e sfilarle l'ultimo indumento rimasto.
Quando si sollevò per togliersi anche lui il resto dei vestiti di dosso si perse ad osservarla distesa sul suo letto, completamente nuda e con il respiro agitato, il petto che si alzava e abbassava profondamente e gli occhi languidi di lussuria.
Era bellissima.
Il membro di Bokuto era già eretto quando si svestì e tornò a posizionarsi sopra di lei, ponendo le loro intimità a contatto.
«Bokuto...»
L'aveva sentito strusciarsi tra le sue gambe e non aveva potuto fare a meno di gemere il suo nome, pregandolo silenziosamente di porre fine a quella tortura: lo voleva, lo voleva come non aveva mai voluto nessuno prima.
«Kōtarō.»
Lui l'aveva baciata sulle labbra con gli occhi chiusi, sul mento, su una guancia e ancora sulle labbra.
Poi si era fermato e l'aveva guardata dritto negli occhi: lei sembrava confusa, lui le sorrise.
«Credo sia il momento che tu cominci a chiamarmi con il mio nome, Y/N.»
La gatta arrossì: chissà come mai pronunciare il suo nome le sembrava strano, come se fosse più intimo di ciò che stavano per fare.
Eppure capì che se non l'avesse fatto, lui non sarebbe andato avanti.
«Kō...Kōtarō.»
La baciò con più forza di prima, avvinghiò le sue dita nella carne della coscia, allargandola quel che bastava per entrare in lei, fondendo i loro corpi.
Era stato rude, intenso e deciso.
Lei aveva ansimato e lui aveva intrecciato la mano nella sua, cominciando a muoversi con foga fin da subito.
Le sue spinte dentro di lei erano impazienti, vigorose e profonde.
Non si sentivano più i botti di Capodanno fuori dalla grande finestra della camera da letto dell'asso della Fukurodani, solo i loro gemiti che si univano a diventare uno solo.
La penetrava lentamente ma forte, curandosi di baciarla, toccarla, accarezzarla dovunque mentre lei affondava le unghie nella sua schiena.
Tentò di chiedergli di rallentare, di fare più piano o sarebbe venuta subito, ma la lingua di Bokuto si insinuò tra le sue labbra non permettendole di portare a termine quella richiesta.
Non aveva alcuna intenzione di essere delicato o gentile quella notte, né le notti avvenire: voleva sentirla gemere ancora e ancora, pregare il suo nome di darle sempre di più, vederla raggiungere l'orgasmo per lui.
Non ci volle molto affinché la sua richiesta fosse esaudita: dopo l'ennesima spinta Y/N sentì una familiare sensazione avvolgerla e si strinse a lui respirando affannosamente, le dita premute sulle lenzuola attorcigliate e le bocca semiaperta in cerca d'aria, che emetteva al contempo gemiti sensuali.
Bokuto avrebbe tanto voluto trattenersi, continuare a fare l'amore con lei per ore, ma vederla in quel modo lo lasciò letteralmente senza fiato: un attimo dopo, anche lui raggiunse l'orgasmo.
I loro corpi nudi e accaldati erano ancora a contatto, le loro bocche tanto vicine da sfiorarsi quando Y/N notò che c'era qualcosa negli occhi grandi del gufo che le diede la conferma di una cosa che fino a quel momento aveva solo ipotizzato: lui la amava.
Non glielo disse, ma quando la baciò sulla fronte fu come se lo avesse urlato.
Fecero l'amore un'altra volta quella notte, poi la mattina successiva dentro la doccia, con gli aloni delle loro mani lasciati sul vetro appannato e l'acqua calda che scorreva su di loro mischiandosi alla saliva dei loro baci.
Non era sesso, quello: Y/N lo sapeva con certezza, aveva solo paura di dirlo ad alta voce.
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Buon lunedì, miei carissimi lettori.
Finalmente la tanto agognata lemon che aspettavate (me lo sono inventato, ma voi ditemi che sì, la aspettavate).
Non rileggo mai questi capitoli perché ci morirei, perciò se notate qualcosa di poco chiaro, poco coerente, o errori grammaticali vi supplico di dirmelo! ʕʘ‿ʘʔ
Torniamo al capitolo: Bokuto è sempre impacciatissimo, ma anche un romantico di prima categoria.
Però, alla fine, sa come ottenere quello che vuole ◭,◭
Bueno, vi avviso che nella mia testa mancano 5 capitoli alla fine di questa storia.
E' stato un parto, ma piango già.
Kissini kissini ◔◡◉
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro