•Atto IX•
[Il gelo dell'anima che non ci dice cura ]
Mefisto chiuse gli occhi, era vero, era curioso riguardo a quell'occhio visto solamente di sfuggita, ma che senso poteva avere mai continuare ad andare aventi se poi lui non era lì, se non poteva avere con se il suo amato.
Decise di lasciarsi andare, decise che poteva farlo, che in fondo se si fosse sacrificato per il bene del suo amato, perché Ignifero vivesse ancora se pur in un altra realtà andava bene, se lui non avesse fatto parte della nuova vita che avrebbe avuto sarebbe andato bene, ma almeno lui sarebbe stato sano e salvo.
Chiuse gli occhi con il cuore pensante, il respiro mozzato e un peso sullo stomaco che non ne voleva sapere di alleggerirsi, la verità poteva vederla, poteva chiaramente spostare quel velo leggero di menzogna che si era posto davanti al cuore per convincersi che mollare poteva essere giustificato anche se in realtà sapeva, il suo amato era morto e non sarebbe tornato mai.
Si abbandonò, gli parve di sentire il corpo pesante affondare in quel liquido scuro e denso dentro di se, le palpebre scese a coprire gli occhi scarlatti ancora mutati a causa della sua furia di sangue, la sua rabbia senza pace che lo avrebbe continuato ad accompagnare.
Era come affogare sotto le acque del gelido oceano notturno, il corpo non si muoveva perché il pensiero non glielo chiedeva e così il cuore; il respiro pareva superfluo mentre si sentiva sparire in quelle acque di disperazione che erano nate e tempestose imperversavano nel suo cuore ormai distrutto dalla morte.
Eppure non moriva, eppure non mollava mai davvero, eppure quel suo corpo già arreso pareva aggrapparsi disperatamente con ogni briciolo di forza rimasta a quella corda luminosa e brillante fatta dell'oro più puro quasi come quello proveniente dal paradiso, quella corda spessa e forte se pur breve erano i suoi sentimenti.
Quel ti amo che aveva permesso alla sue labbra di rilasciare nonostante il suo orgoglio e nonostante il suo cuore prima di quel momento non avesse mai battuto e proprio quell'amore, proprio quel calore dolce e gentile che gli aveva invaso il petto lo teneva lontano dal baratro più totale.
Era come se quel legame unico e puro che c'era fra i loro cuori non fosse destinato a sciogliersi per quanto la morte avesse voluto decidere quel filo rosso che li univa in modo stretto nel modo più crudele e doloroso che possedeva, con quella morte che nessuno dei due era stato capace di evitare.
Non era riuscito a sentire la sua voce calda e maschile prima che la morte glielo portasse via ma, ciononostante, il suo cuore ancora lo chiamava disperatamente, ancora lo pregava di tornare e donargli quel calore vitale che una volta conosciuto non poteva accettare di perdere, nonostante fosse già accaduto.
Non seppe neppure lui come, forse era uno di quei privilegi che la morte portava, ma una calma piatta e priva di increspature si diffuse in ogni cellula del sul corpo cancellando quella rabbia senza fine che gli bruciava nel petto e quel dolore senza pari che lo avrebbe torturato in eterno.
Le sue lacrime di sangue smisero di bagnargli il viso, i capelli da bianco candido tornarono di quel nero peccatore di cui erano sempre stati composti, così le sue gemme da rubino tornarono di quel bellissimo oro simile all'ondeggiare delle mature spighe di grano e così le sue zanne ed i suoi artigli tornarono come sarebbero dovuti essere.
Poi i suoi occhi si aprirono, quasi contro il suo volere puntandosi su quella ragazza, su colei che gli aveva portato via tutto quello che avesse mai ritenuto importante perché nonostante non lo avesse mai smesso a parole Ignifero era la cosa più bella che gli era mai capitata.
La osservava senza pronunciare parole, parole e pensieri che però tagliavano l'anima di quella figura femminile probabilmente fuori di testa che alla fine, portata all'esasperazione gli si avvicinò con fare minaccioso stringendo fra le mani un grosso coltello con la lama rovinata e sporca di sangue di chissà quante persone, magari lui non sarebbe stata la sua prima vittima e sicuramente non l'ultima.
«Smettila, mi dai sui nervi, ahh» la lama sfiorò il suo volto privo di vita, privo di odio e di qualsiasi altra cosa sarebbe dovuta esserci, non c'era il più piccolo briciolo di un emozione.
La ragazza era turbata poiché quello sguardo oro trasmetteva con la più totale trasparenza e sincerità quel puro dolore di cui il suo animo era stracolmo, così tanto ed insostenibile che non riusciva a percepirlo, così tanto e doloroso, così disagevole e sgretolante che la scintilla di vita che aveva quando di aveva varcato la dimensione era sparita, risucchiata in quella nera oscurità che ormai aveva dentro.
I suoi occhi erano come coperti da un velo opaco e fitto di disperazione, come una diga che blocca le lacrime del dolore pronte a devastare quella calma apparente che gli solcata il viso, dai suoi occhi dello stesso colore dell'amata poteva sentire un freddo tale come non lo aveva mai percento sulla sua pelle, quel freddo che n pure a cadere nell'acqua ghiacciata avrebbe potuto provare.
E questo la disturbava, odiava sentire su di se quelle emozioni così forti e accusatore nei suoi confronti, dopotutto lei lo soleva che la colpa di quel volto privo di vita, di quell'anima che non voleva combattere per la sua vita ma che allo stesso tempo non poteva arrendersi era colpa sua, sua e di nessun altro.
Lei odiava sentirsi colpevole, lo aveva fatto per il resto della sua vita e aveva deciso che non sarebbe mai successo e si disse che se il problema erano quegli occhi allora glieli avrebbe portati via e se era la sua faccia allora avrebbe fatto in modo che non ne restasse la più piccola parte così, ancora una volta, quel sentimento orribile l'avrebbe abbandonata.
La lama di quel coltello mal tenuta stava per affondare nelle bianche carni del demone quando venne deviata e una voce calda, profonda e molti, molto arrabbiata le aveva intimato di fermarsi.
«Un parassita come te dovrebbe scomparire » una freddezza in quelle parole ma allo stesso tempo una rabbia forte che parvero superare quelle che il demone in quel momento provava spingendolo a muovere il suo sguardo verso quella direzione.
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