•Atto IV •
[Cambiamento ]
Quando gli occhi dorati del ragazzo si chiusero, quando il suo corpo privo di conoscenza stava per cadere al suolo le braccia muscolose e forti di Ignifero lo sorressero per puro istinto.
Notò come fosse qualche centimetri più basso di lui, le sue labbra pronunciate e pescate, i suoi lineamenti netti e provocanti mentre sorreggeva il suo corpo come un principe porterebbe la sua principessa.
Lo portò nella propria abitazione premurandosi di non essere stato visto, ebbe persino la fortuna che il fatto accadde quando ormai la folla di studente si sta già di legata da dove si trovavano.
Lo adagiò sul materasso morbido e lo lasciò riposare per circa un'ora pensando che forse ciò che lo aveva fatto cadere in quel modo fosse solo banale stanchezza, ma si accorse che non era così quando delle piccolo gocce di sudore iniziarono a rendersi visibili sul suo volto facendolo preoccupare.
Ignifero non aveva mai dato valore alla sua vita ma qualcuno lo aveva fatto salvandolo, Mefisto forse lo aveva fatto per orgoglio o qualche motivazione che al moro non veniva neppure in mente ma non gli importava, dopotutto per lui il solo fatto che avesse deciso che meritava di vivere, ancora un po' era un fatto decisamente importante.
Aveva un debito verso di lui e con il tempo aveva deciso, crescendo fin troppo in fretta a causa di quello che gli veniva fatti, che mai e poi mai avrebbe avuto un debito con nessuno perché proprio per un debito era finito in quella orribile situazione o almeno questo era quello che gli era stato detto.
Strappò la camicia nera che gli fasciava il busto senza preoccuparsi di far saltare tutti i bottini che la tenevano chiusa, fece scivolare il tessuto lungo le sue braccia muscolose per poi allontanarlo dal suo corpo ed esaminargli il petto, nulla.
Non c'erano ferite ne lesioni sulla pelle del busto quindi lo liberò anche dai pantaloni rigidi sempre di colore nero notando, per la prima volta, la sua perfetta definizione muscolare e ne dedusse che non fosse forte solo per il fatto di essere una creatura demoniaca ma anche a causa del suo fisico possente.
Esaminò attentamente le sue gambe e scoprì un piccolo serpente bianco come il latte dagli occhi rosso come il sangue avvinghiato alla sue gamba con i denti.
Inizialmente egli pensò ad un comune serpente ma sapeva bene che il veleno di una così piccola creatura non poteva certamente ridurre in quel modo uno fra i più forti dei demoni perciò pensò a tutto quello che aveva letto e che sapeva in materia.
Fu facile dedurre che quella fosse una maledizione, il frutto di un forte desiderio che non può essere staccato facilmente se la persona che lancia il maleficio scopre il punto dove l'energia si concentra maggiormente e se da la sua vita affinché l'efficacia sia garantita e dalla forza con la quale il serpente era avvinghiato al muscolo dedusse che fosse proprio così.
Si morse la lingua non sapendo che cosa fare, doveva trovare un modo di far tornare in se il demone prima che il sole spuntasse per cancellare le tenebre della notte, doveva trovare un modo per svegliare almeno il suo potere demoniaco, abbastanza da bruciare il serpente e poi si sarebbe occupato di aiutarlo con il veleno.
Provò facendogli del male fisico ma non funzionò granché, reagì minimamente, probabilmente la sostanza nociva era entrata completamente in circolo pronto a strapparlo via alla vita che tanto a lungo aveva percorso.
Allora sospirò, non sapeva cosa poter fare e non era uno che amava perdere, anzi, Ignifero non aveva perso una sola volta e non intendeva iniziare proprio quel giorno perché, perché non lo sapeva ma stava pregando la luna di combattere il sole ormai alle porte.
Egli pregava nonostante non credesse fermamente nell'esistenza di qualche entità superiore che aiuta chi invoca il suo nome, ma in quel momento, mentre rifletteva quasi bruciando i suoi processi neurali non poteva fare altro per calmarsi un po'.
Allora ricordò qualche riga di quello che era scritto sul vecchio tomo in latino che non aveva ancora terminato, ricordò che per scuotere l'animo di qualcuno bisognava riportare alla sua mente qualcosa di scioccante per quella persona, eppure lui non sapeva nulla del demone, non sapeva cosa fare se non mostrargli qualcosa del suo passato.
Serrò gli occhi non volendo ricordare ma non voleva allo stesso modo che Mefisto morisse senza avere un particolare motivo, come invece ne aveva avuto per lasciare che quelle persone lo torturassero tanto a lungo.
Appena appoggiò la sua mano su quella incredibilmente fredda del demone ebbe un sussulto, un brivido sconosciuto vagò dalle sue dita fino alla punta dei suoi piedi facendolo contorcere come fosse stato nuovamente colpito da una forte scarica elettrica.
Sentì fare una capriola nel proprio petto ed ipotizzò fosse per la sorpresa ma forse non era per quello, spalancò le proprie iridi smeraldo che riflettevano la timida luce lunare perché non si sarebbe mai aspettato di sentire il suo cuore battere nel suo petto mai nella sua vita, ma quello non era una partito, solo il suo muscolo vitale forse ci stava provando.
Chiuse gli occhi non sapendo bene quello che faceva, desiderò semplicemente di poter arrivare a mostrare a Mefisto qualcosa che non avrebbe mai mostrato e mai avrebbe voluto ricordare ma sentiva che per salvarlo avrebbe fatto qualsiasi cosa fosse stata in suo potere.
Non se lo spiegava, come poteva capire una cosa tanto semplice per le persone comuni qualcuno che mai aveva provato cose simili nella sua mesta via e nel suo orribile passato?
Mostrò a Mefisto una parte vecchia e sepolta di lui, gli mostrò un bambino piccolo e indifesa che si era rannicchiato su se stessi piangendo disperato e urlando che voleva la sua mamma a proteggerlo, che si sentiva solo, che aveva paura e provava dolore.
Lasciò a quello spietato demone vedere che anche lui era stato un bambino come gli altri, che anche lui aveva pianto disperato e non solo a causa del dolore fisico, gli mostrò che anche lui possedeva un cuore.
Quando Ignifero riaprì gli occhi sperando che fosse stato abbastanza da schioccare quel demone, anche se non se lo aspettava davvero, notò le sue lunghe corna, i suoi artigli affilati e i denti leggermente più lunghi di quelli umani e si sentì sollevato eppure non era ancora abbastanza perché fosse salvo.
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