•Atto IV•
[Le ultime stelle ]
Mefisto per la prima volta nella sua lunga vita provò la terribile paura, il terrore che qualcuno abbandonasse quel cammino che aveva sempre percorso da solo e in più ci si aggiungeva il timore che fosse tutta colpa della sua disattenzione.
Sapeva che avrebbe dovuto fare qualcosa per salvare il suo contraente, vedeva come il moro era bloccato contro il terreno gelido a causa delle continue convulsioni che impedivano al suo corpo di muoversi come lui avrebbe desiderato, lo vedeva e lo sapeva eppure non riusciva a fare nulla.
Non importa quanto ci provasse a trovare una soluzione, la sua mente non sembrava voler collaborare con lui in quel momento poiché si era completamente svuotata di qualsiasi pensiero se non della paura di vedere quel ragazzo morire.
Riusciva solo a pensare ad un motivo, ad uno solamente per il quale desiderava in modo tanto ardente che questi non abbandonasse la vita ancora una volta, perché non riuscisse a cacciare dalla sua testa il pensiero orribile di non poter più rivedere quelle bellissime iridi smeraldo che lo facevano rabbrividire in modo particolare quando erano illuminate da quella follia omicida.
Poi però, quando una presa salda e forzuta si avvinghiò alla sua caviglia e un paio di occhi furenti si scontrarono con i suoi riuscì a tornare in se, almeno un po'.
Finalmente il suo cervello aveva ripreso a funzionare correttamente e così aveva elaborato lentamente le poche informazioni che aveva nel minor tempo possibile e così ipotizzò che qualcun altro, fuori dalle saette nere, fosse l'artefice di quel malore.
Ipotizzò che trovare chi ne era l'artefice avrebbe potuto porre una soluzione alla terribile situazione del ragazzo e permettergli di muoversi nuovamente ma anche di liberarsi dal dolore che percorreva ogni singola cellula del suo corpo.
«Oddio John, che succede?! » chiese la fastidiosa voce della ragazza dalla chioma rossa cosa che fece accendere una piccola luce nella sua mente che fece collegare tutti i puntini nella mappa mentale del demone.
Si arrabbiò, si arrabbiò terribilmente con se stesso per non aver notato prima l'ovvia presenza di un altro demone che, definire ovvia quanto sospettosa sarebbe stato un eufemismo.
Un sorriso, uno di quello pericolosi e pieni di odio si dipinse sul suo volto, doveva essere ovvio come quella donna era sospettosa, come fosse stagno che fra l'odio di tutti lei provasse uno strano amore verso il suo contraente e come se le prove non fossero già sufficienti lei poteva vedere il dolore del ragazzo.
Si avvicinò a passo lento verso di lei con quel sorriso e gli occhi guizzanti di odio verso la rossa per poi tirarla con violenza nella barriera perché si era già preparato e sapeva che avrebbe tentato di fuggire, ma non glielo avrebbe permesso.
Ella tentò infatti di uscire dalla potente barriera che egli aveva eretto ma questa la respinse con violenza obbligandola ad assumere la sua forma demoniaca per sopravvivere e fu allora che egli mostrò tutta la sua ira.
«Oh, una succube » ammise con orrore avvicinandosi alla ragazza pronto per ucciderla, aveva inizialmente pensato di torturarla e convincerla a sputare fuori la soluzione al problema ma i suoi buoni propositi erano evaporato appena l'aveva valuta sotto le sue mani.
«Sarò anche una succube ma ho baciato il ragazzo e facendolo ho iniettato nel suo corpo il mio veleno e non guarirà anche se mi uccidi » disse ridendo in modo folle forse immaginando che anche in quel modo sarebbe morta comunque sotto le mani di uno dei demoni peggiori mai esistiti.
Lui fece un passo e fu abbastanza perché questa cadesse a terra senza riuscire a respirare a causa della potenza della forza demoniaca che possedeva e questa piangeva dagli occhi scuri senza riuscire a ribellarsi.
«Non ti conviene giocare con me puttanella » disse affilando la lingua come non faceva da millenni a causa di una rabbia pura che quasi mai prima aveva sperimentato nella sua lunga e tortuosa vita.
Ella sorrise in modo malvagio sussurrando che mai e poi mai avrebbe tradito l'imperatore e l'amore che la spingeva ad agire a suo nome per poi morire a causa dell'eccessiva differenza dei poteri che avevano che le aveva ridotto in poltiglia gli organi.
Patetica, stupida ma schifosamente stronza si ripeteva nella mente appannata dalla rabbia Mefisto senza capire quello che gli rimaneva da tentare per liberarlo dall'effetto dal veleno di una succube, mai ne aveva trattato.
Stava davvero per andare nel panico più totale mentre esamiva nella sua mente tutte le strade che ancora poteva tentare e le soluzioni, ma purtroppo nulla lo avrebbe salvato se avesse continuato a tale maniera.
Venne però svegliato dai suoi scenari apocalittici che si stava studiando nella propria immaginazione ma la mano di Ignifero lo svegliò dal suo torpore momentaneo facendolo quasi saltare per la paura.
«Come è morta? » chiese con voce rauca sciogliendo l'articolazione del collo come se fosse stata una cosa da nulla quella che gli era appena successo quando in realtà nessuno era mai sopravvissuto abbastanza a lungo per raccontarlo.
«Troppo debole per me » sibilò a denti stretti ancora amareggiato per quello che era successo proprio sotto il suo sguardo e un nuovo sentimento che si era fatto spazio nel suo cuore aveva contribuito al pungente sapore che aveva a in bocca.
«Ma tu come hai fatto a guarire? » chiese confuso sentendo la voce schiarita come se si fosse appena alzato dal letto «Oh quello, semplicemente impiego al massimo un minuto per assimilare il veleno e abituarmi » ammise come se la cosa non lo riguardasse.
Mefisto era sempre più che certo che quel ragazzo non era una persona normale perché nessuno con un comune organismo umano sarebbe riuscito ad assorbire o a sopportare un veleno demoniaco eppure lui ci era riuscito.
Quando alzarono gli occhi al cielo notarono che questo era ricoperto di stelle e quella visone si impresse nelle iridi oro del ragazzo ma non fu ciò che lo costrinse a spalancare gli occhi bensì fu una scena, un corpo pieno di ferite dalla pelle bianca come la neve quasi privo di vita.
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